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Attraversare la frontiera egiziana

Domanda: Che cosa posso fare se nonostante io abbia un grande desiderio di unirmi agli amici, anche se provo con tutte le mie forze, sono incapace di rimanere in quello stato più di cinque minuti, dopo i quali sono trascinato da una serie di pensieri irrilevanti?

Risposta: Hai bisogno di trasferirti da un pensiero all’altro, una volta dopo l’altra. Che cosa puoi farci se il nostro lavoro è svolto a piccoli passi, come i bambini che crescono poco a poco, giorno dopo giorno. Ma un bambino lavora, tutto il giorno, per avanzare. Mette in prova l’ambiente e se stesso. Come ci sta e come utilizzarlo, come svilupparsi per ottener il maggio beneficio da esso.

Ma noi non facciamo la stessa cosa. Non esaminiamo ogni secondo come dovremmo utilizzare il nostro ambiente, né quale sia il modo migliore per connetterci a esso. Noi non vogliamo unificarci e metterci alla prova: Siamo in dazione verso il nostro ambiente? Puoi farlo ogni momento come fanno i bambini? Ed è qui che si trova il problema; è il motivo per il quale il nostro progresso è cosi lento.

Niente ci sta bloccando. Abbiamo ricevuto tutti gli strumenti; tutto è già scritto per noi; tutto è già spiegato; e tutto quello che dobbiamo fare e saltarci insieme e farlo! Allora, tutte le persone, anche quelli che abitano negli angoli più remoti della terra, sentiranno che non possono fare altrimenti.

Soltanto la forza interiore comune del gruppo mondiale sveglierà ogni cuore. Nessuno ha altre opportunità per rimanere nel percorso oltre a quella di svegliarsi e andare avanti. Questo è considerato come la garanzia mutua, quando noi garantiamo a tutti che si solleveranno velocemente e raggiungeranno lo stato buono.

Egitto non è cosi necessario se lo attraversiamo insieme. Il Creatore sistema tutto in modo che possiamo sopportare quest’inquietudine che è considerata come “mal d’amore” quando io sogno di incontrarmi con qualcuno che io amo, io mi struggo per Lui, per questo incontro anticipato che ho davanti.

Io naturalmente soffro, poiché ancora non sono arrivato a questo incontro e non ci siamo ancora riuniti, ma io lo sto già aspettando, nell’anticipazione immediata del futuro. L’unica difficoltà in questo percorso è la mancanza di unità tra di noi. Oltre a questo, non c’è nient’altro.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.04.2011, Beit Shaar HaKavanot)

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La nuova Babilonia

Domanda: Qual è il messaggio che dobbiamo far arrivare agli americani?

Risposta: Quello di rivelare la verità al più presto: dove ci troviamo attualmente e come possiamo salvare la situazione. Io ripeto che tutto dipenda da voi. Io auguro agli americani di avere delle buone guide, e queste guide siete voi.

Domanda: L’America ha un posto speciale; è perché è diventata una nuova Babilonia?

Risposta: Si, ma non è lo stesso posto che aveva l’America venti anni fa. Oggigiorno, l’intero globo è Babilonia. Prima, l’America era un punto di ritrovo per una moltitudine di nazioni e culture, e perciò era un posto speciale. Adesso, tutti sono connessi uno con l’altro. Il mondo intero è diventato Babilonia.

È sorprendente sapere che i saggi scrissero migliaia di anni fa quello che sarebbe successo. Io non ci credevo quando Rabash parlava di questo. Tuttavia, sono passati vent’anni e ci siamo trovati all’improvviso connessi e dipendenti uno dall’altro.

Le leggi della natura sono invariabili. Ne trarremo beneficio se riusciremo a spiegare questo alle persone e a fargli capire che non c’è altra scelta.
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Dalla lezione n.7 della Convenzione WE! del 04.03. 2011

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Il desiderio e l’aspirazione

Domanda: Qual è la differenza tra il desiderio (Chissaron) e l’aspirazione (Ishtokekut)?

Risposta: Il desiderio (Chissaron) significa che io semplicemente voglio qualche riempimento, ad esempio sono assetato; mentre l’aspirazione (Ishtokekut) dipende da quanto ne ho davvero bisogno in un certo momento, cioè quanto soffro adesso perché manco di questo riempimento. Ciò significa che un’aspirazione è un’aggiunta ad un desiderio e questa, misura la forza del desiderio in un certo momento, quanto è disposto a soffrire il mio ego per raggiungere la meta desiderata.

In altre parole, quanto sei disposto a pagare per questa? Vediamolo adesso. Vuoi farlo? Non c’è problema. Quanto puoi dare? Possiamo misurare la tua aspirazione in accordo alla tua risposta. Tu dici: “Bene, cento”. “No, devi dare mille”. “Mille?”. Qui vieni messo alla prova secondo la quantità che sei disposto a pagare. Questo è il modo di misurare la tua aspirazione per la meta desiderata.

Allo stesso tempo, un desiderio in sé è semplice. Se qualcosa è gratis, la porterò via. È evidente che una persona viene valutata in accordo alla sua aspirazione. Il desiderio ci arriva dal Creatore, mentre aggiungiamo l’aspirazione tramite l’ambiente. Un’aspirazione è il frutto del nostro lavoro, il risultato dei nostri sforzi.

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Una nuova educazione per tutti

Domanda: Quali sono i nostri piani rispetto all’educazione dei bambini palestinesi?

Risposta: Abbiamo studenti dei paesi arabi e di altre regioni musulmane. Non vedo nessuna differenza tra loro e tutti gli altri. Abbiamo studenti dell’Autorità Palestinese, dell’Iran, durante le lezioni riceviamo domande dalla gente della Siria e da altri luoghi. Una delle riunioni internazionali sui temi educativi nell’ambito dell’UNESCO fu organizzata dal principe Saudita ed abbiamo ricevuto un invito personale da lui.

L’educazione è un problema mondiale e attraverso di essa, possiamo stabilire le connessioni tra i paesi e le loro differenze. Certamente, c’è il discorso della religione e questo continuerà ad essere una fonte di profonda separazione tra le persone fin quando noi, con parole di Baal HaSulam, stabiliamo una sola religione, quella dell’amore e della dazione.

Baal HaSulam scrive nel suo articolo “L’Essenza della Religione ed il Suo Scopo” che non c’è altra religione a parte l’amore. Tutto il resto sono costumi che la gente ha accettato. Speriamo che le diverse crisi, insieme alla nostra divulgazione, facciano si che il mondo capisca che ha bisogno di elevarsi al di sopra delle differenze.

L’educazione che stiamo sviluppando è comune a tutti, non ha nessun tipo di specificità. Così credo che non appena i nostri fratelli arabi vogliano accettarlo e ne siano pronti, ci sarà un metodo ad aspettarli; lo stiamo preparando anche in arabo.

Inoltre, dai tempi di Abramo, l’Islam ha un movimento chiamato Sufismo. Mi sono riunito con i loro rappresentanti in molte occasioni. Naturalmente, loro capiscono di cosa stiamo parlando e possiamo lavorare con loro per diffondere il nuovo metodo educativo.

Il problema è che i circoli radicali islamici non li riconoscono: i sofisti sono stati esiliati dai paesi arabi e vivono negli Stati Uniti ed in Inghilterra. Spero che questa posizione cambi, perché la natura si impone con indipendenza. Dobbiamo attraversare questi stati, lo Zohar descrive questo corso particolare dello sviluppo. Presto il periodo di transizione sarà finito e la gente sentirà che esiste un mondo globale.
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(Dalla Lezione 6 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

Non sperimentare con i bambini

Domanda: Mia figlia di tre anni guarda le sue lezioni insieme a me. Questo materiale può bastarle oppure ha bisogno di altri contenuti?

Risposta: Sto sentendo molte domande similari qui, e questo mi sorprende molto. Cosa vi aspettate da questi piccoli bambini? Chi ti ha detto che potevi trascinare una bambina di tre anni alla lezione? Dove hai visto questo? Perché non impari da quello che stiamo facendo con i bambini?

Noi non facciamo questo. Guarda quello che facciamo e fa la stessa cosa. Gradualmente facciamo cantare con noi i bambini dai sei anni in poi.
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(Dalla lezione n.7 della Convenzione WE! del 04.03.2011)

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Il punto da dove si comincia

Domanda: Cosa significa chiedere al Creatore e come dovremmo chiedergli qualcosa? Dovremmo soltanto dire dentro di noi: correggi le mie qualità?

Risposta: Quando un uomo al principio inizia a fare così, si rivolge al Creatore come se Lui fosse una persona, un’autorità esterna che sta al di fuori di lui, come se pregasse un “idolo” o qualche immagine della fantasia. Non si può fare niente a questo proposito. Questo è il modo in cui all’inizio immaginiamo il Creatore.

Tuttavia, andando avanti incominciamo a rivelare che questa forza esiste solamente dentro di noi, in base al divieto “Non ti costruirai altri dei per te stesso,” vale al dire degli dei che siano al di fuori di noi.

Scaviamo sempre più in profondità dentro di noi, dove scopriamo il posto in cui si trova il Creatore che è proprio nel punto più profondo. E’ come la nostra mamma che ci ha dato la vita e quindi noi la percepiamo come la forza interiore più potente che ci ha creati, essendo lei il punto della nostra origine, la nostra fonte. Questo è il modo in cui un uomo percepisce il Creatore.

Incominciamo a percepire il Creatore dentro di noi come la fonte più potente dell’ energia, delle sensazioni e della ragione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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A proposito dei congressi virtuali e una vera connessione

Domanda: Alla luce del prossimo congresso di Mosca, lei ha detto che è arrivato il momento di abituarci ai congressi virtuali, e a sentire una maggiore connessione perfino stando davanti ai nostri schermi. Cosa significa?

Risposta: I congressi sono un balzo in avanti. Ma in aggiunta, noi dobbiamo mantenere questa connessione quotidianamente e intensificarla. Grazie ai congressi, noi creiamo degli impulsi per l’unificazione, e durante gli intervalli tra ogni congresso è vitale per noi sostenere una connessione permanente e intensificarla giorno dopo giorno.

Non c’è altra scelta; noi dobbiamo raggiungere un mondo “rotondo”, globale e integrale. Non sono soltanto parole. Non dobbiamo rompere la connessione dopo tre giorni di congresso; la connessione deve essere alla base dell’agenda quotidiana del mondo. Questo è quanto ci è chiesto.

Quindi, dobbiamo coltivare quelle relazioni tra di noi che ci permetteranno di rimanere in connessione perfino virtualmente, senza sentirci ne vederci uno con l’altro. È per questo, prima di tutto, che Internet è emerso: il suo scopo è di aiutare il mondo intero a creare un legame d’interconnessione sano e a muoversi dall’unità virtuale corporea a quella spirituale. E noi dobbiamo utilizzare questo mezzo.

Perciò io suggerisco che i nostri prossimi congressi siano piccoli, di mille o duemila persone che si riuniscano nella stessa regione. E gli altri assisteranno virtualmente, senza che questo rovini niente per loro. Al contrario, tutti vivono in uno stato collettivo, e i partecipanti “virtuali” non sentono la minima debolezza unendosi con i partecipanti nel posto fisico.

Questo ci permetterà di fare diversi congressi all’anno; inoltre, saremo capaci di mantenere un legame giorno dopo giorno. Smettiamola di spendere tanti soldi per due grossi congressi all’anno, dopo i quali ancora sperimentiamo una discesa e un ritorno allo stato precedente. Io voglio trasferire l’ enfasi del congresso fisico a quello interno, e da quest’ultimo all’interconnessione interna quotidiana. È estremamente importante. Altrimenti non saremo capaci di costruire un luogo per la rivelazione del Creatore tra di noi.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Baal HaSulam, lettera n.10)

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Il telecomando di tutte le anime

Domanda: Da quando abbiamo iniziato a studiare l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui”, mi sento completamente confuso circa l’intenzione. Se la Luce superiore è sempre in funzione, occupandosi del 100%, allora che cos’è “la Luce che corregge”? E a chi la domando? A chi la domando per gli altri? Cosa agisce qui se tutto è dentro di me?

Risposta: Supponiamo che io abbia un telecomando. Schiaccio un bottone e attivo un certo meccanismo. Oggi giorno ci sono molti congegni che funzionano in questo modo. Tuttavia, se li mostrassimo ad un uomo che viveva 100 anni fa, penserebbe che siamo semplicemente degli angeli che fanno dei miracoli: schiacciamo un bottone ed improvvisamente un pezzo di vetro diventa un quadro…

Vale a dire che usando un telecomando posso mettere in moto dei sistemi diversi. Per esempio, schiaccio un bottone e tu, che stai guardando un pezzo di vetro (lo schermo), incominci a ricevere ogni genere di immagine. Inizi a piangere e poi a ridere, provando pena e poi gioia. Ne consegue che, schiacciando semplicemente un bottone, faccio una grandissima impressione su di te. Ho influenzato un amico.

I Kabbalisti dicono che quando leggiamo Il Libro dello Zohar, è come se stessimo tenendo il telecomando di tutte le anime che in quel momento dipendono da noi. Pensate a come le potremmo risvegliare! Questo è ciò che si chiama “schiacciare un bottone”. Se ci riflettiamo, allora “schiacciamo il bottone” e mettiamo in funzione un’influenza che fa sì che inizino a risvegliarsi.

Tutto dipende da quanto desideriamo che questo succeda e anche da quanti altri uomini aspirano a risvegliare gli altri. Tutti gli sforzi devono essere sia qualitativi che quantitativi.

Questo è il modo in cui ci risvegliamo a vicenda. Nessuno si può risvegliare da solo. Ogni uomo può conseguire questa comunità spirituale chiamata “il gruppo” solo per risvegliare gli altri. Altrimenti, egli non entra nemmeno in contatto con il gruppo. Questo perché il gruppo è come Malchut del mondo di Atzilut.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 , Lo Zohar)

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I preziosi rivestimenti dell’amore

Domanda: Che cos’è l’atto della dazione e come lo si raggiunge?

Risposta: Il Rabash scrive nelle sue lettere che io devo assalire il cuore dell’amico con dei doni, come se gli sparassi addosso delle frecce o delle pallottole. E anche se il mio amico avesse un “cuore di pietra” (Lev HaEven) coperto da un’ impenetrabile armatura (Klipà, guscio), allo stesso modo io, colpendolo ripetutamente, devo a poco a poco aprire una breccia nella sua armatura ed entrare nel suo cuore.
E poi, riempirò il suo cuore con doni e con amore. Questo è il modo in cui posso conquistare il cuore dell’amico ed acquisire così la proprietà della dazione. Lo faccio perché desidero penetrare nel suo cuore e sentirmi come se ci fossi dentro. Non si tratta del nostro solito cuore egoistico, ma piuttosto del preciso spazio spirituale, “il luogo”, dove desidero unirmi con lui. E’ il luogo dove mi sforzo per fami strada. La lettera del Rabash n°40 dice:

Ogni dono…che egli fa al suo amico è come una freccia o una pallottola che apre un varco nel suo cuore…

E anche se egli vede che il cuore del suo amico è come una pietra… (tuttavia) con le pallottole che gli spara ripetutamente, i tanti piccoli fori diventano un varco…dove l’amore di colui che fa il dono cade come una tempesta e lo colma completamente di sé. E il calore dell’amore fa uscire le scintille dell’amore dell’amico, e allora questi due amori formano un solo rivestimento dell’amore che ricopre entrambi.

Ciò significa che un unico amore circonda e avvolge tutti e due e da questo momento in avanti essi diventano un solo uomo. Infatti, essi sono rivestiti sotto un solo rivestimento comune, e si annullano l’uno davanti all’altro.

Possiamo starci su molto tempo, dire delle belle parole, e discutere di infiniti temi, ma dopo tutte le domande e le risposte, c’è soltanto un’azione che molto probabilmente ci farà andare avanti nella giusta direzione. Questo è ciò di cui scrive il Rabash. Il nostro lavoro tra gli amici può sembrare invisibile all’esterno, mentre brucia dentro di noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011 Shamati No, 86)

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Colpi in un punto

Domanda: Devo forzare me stesso ad unirmi con gli amici anche se non ho nessun desiderio di farlo?

Risposta: Certamente, devi forzare te stesso. Altrimenti come potremmo rivelare il Faraone se non esprimiamo il nostro desiderio di liberarci da lui?

Se io non mi sforzo di unirmi con gli altri, io non mostro il mio desiderio di uscire dal mio egoismo. Di conseguenza, io mi trovo bene in Egitto, cioè io progredisco nel percorso delle sofferenze (Beito) invece di “affrettare i tempi”, il cammino della Luce (Achishena).

“Affrettare i tempi” significa fare degli sforzi sopra il desiderio, cioè, contro il desiderio. Io non ho nessun desiderio di unirmi agli altri, non desidero annullarmi, non ho bisogno del Creatore. Tutto quello che voglio, è una buona vita per me e scoprire il mondo spirituale, nel modo in cui io immagino che sia. Anche questo è allettante, innalzarsi da questo mondo e vedere degli angeli spiccare il volo.

Tuttavia, ovviamente, io ancora non comprendo che il mondo spirituale significhi l’annullamento personale e l’unificazione con gli altri. Se io rimango nel mio desiderio “umano” comune ed io vengo a studiare e a fare divulgazione, ma io non faccio pressione su di me per unirmi con gli altri e annullarmi davanti a miei amici, allora non sono coinvolto nel lavoro spirituale. Quello non è progredire “affrettando i tempi”. Posso fare mille cose con il gruppo, venire alle lezioni tutti i giorni, fare divulgazione e parlare in modo magnifico, ma ciò non significa che io vada avanti, che io studi Kabbalah, e che segua il percorso della Luce (Achishena).

Soltanto se io faccio pressione su di me contro il mio desiderio, forzandomi a collegarmi con il gruppo, perlomeno nella forma di unirmi con tutti in un solo cuore, anche artificialmente, essere insieme con tutti nella misura di pensiero e desideri, questi miei sforzi sono chiamati Achishena o lavoro di gruppo. Tutto il resto non lo é.

Ed è per questo motivo che abbiamo tante persone che hanno studiato nel gruppo per diversi anni, ma ancora non hanno fatto un passo in avanti. Ma se una persona inizia a fare questi passi in avanti, facendo dei grossi sforzi interiori per unirsi agli altri nei desideri interiori, lui porta a termine l’esodo dall’Egitto molto velocemente. La chiave qui è di afferrare questo punto e di avere influenza su di esso.
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