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Rimanere al di sopra del rifiuto

Domanda: Come dovrei lavorare con il male che viene rivelato?

Risposta: Il metodo della Kabbalah è inteso per la correzione della nostra inclinazione al male, cioè il desiderio corrotto che è diretto completamente a proprio beneficio, invece di dazione verso un’altra persona. Questa correzione ci aiuta a diventare simile alla Luce, il Creatore. In base alla somiglianza della forma, la Luce si veste in un vaso, e allora sentiamo la realtà Superiore.

Domanda: Cosa succede nel  rapporto tra gli amici se io sento invidia e odio?

Risposta: Nonostante i vizi che vengono rivelati, voi continuate ad andare e a cercare di unirvi con gli amici oltre questa corruzione. C’è la natura, ma noi dobbiamo andare oltre essa. È così che correggiamo noi stessi. Noi non stiamo distruggendo l’egoismo, ma stiamo lavorando su di esso.

Io non sopporto il mio amico, non voglio interagire con lui. Tuttavia, io cerco di connettermi con lui al di sopra di questo rifiuto.

Dopo tutto, questo rifiuto è il risultato del mio desiderio corrotto egoista. Con il proposito della correzione, io cerco di superarlo e tratto il mio amico in maniera diversa, con amore.

Entrambe le forme coesistono dentro di me. Io riconosco il mio rifiuto, e allo stesso tempo, io cerco di esprimere un’attitudine diversa, vedendo il mio amico come una grande persona.

Questo è il nostro lavoro.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.05.2012, Lo studio delle dieci Sefirot)

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Connessione attraverso il controllo centrale

Domanda: Esiste una nostra realtà collettiva, oppure ognuno costruisce la propria realtà individuale?

Risposta: La nostra realtà collettiva esiste analogamente al modo in cui sentiamo noi stessi vivere in un unico mondo, ma ognuno lo sente in modo diverso. Noi non possiamo neanche misurare in che modo le nostre sensazioni di questo mondo sono diverse. Nella nostra superficialità, noi non possiamo essere inclusi nei desideri degli altri, io non riesco ad entrare nel vostro desiderio e voi non potete entrare nel mio desiderio. Ognuno ha il suo punto elementare, che determina l’unicità della sua personalità, e che ha ricevuto da parte del Creatore.

Il Creatore è il nostro comune denominatore, il fattore che ci unifica. Solo attraverso di lui possiamo collegarci. Pertanto, il centro del gruppo è il punto di partenza di quel luogo, che è chiamato il Creatore o un desiderio in cui egli è rivelato.

Solo in questo punto centrale possiamo comprendere uno all’altro, e nello stesso tempo, scopriamo che non saremo mai in grado di sentire ciò che sta realmente accadendo nel desiderio di un amico e che cosa lui sente. Ci colleghiamo con l’altro solo attraverso il Creatore, e anche allora è inconsciamente!
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, Riguardo il Workshop)

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E’ più importante il consenso comune o le impressioni condivise?

Domanda: Dobbiamo preparare specificatamente le persone a tener l’ordine durante i congressi?

Risposta: Chiunque abbia già partecipato ai seminari, che sente e comprende la loro essenza e significato può far questo.

Il gruppo può scegliere un argomento per la discussione in anticipo, e la persona responsabile per l’ordine può sedersi vicino al gruppo e vigilare durante la discussione.

La cosa più importante per noi è raggiungere un’impressione comune alla fine della discussione e non un consenso condiviso. Non dobbiamo condividere un’opinione. Tutti noi, assieme con le nostre impressioni, vogliamo raggiungere l’unità oltre queste opinioni, che possono essere assolutamente differenti, potremmo anche non essere addirittura in grado di capirci l’un l’altro, ma ciascuno di noi ritiene che questo ci aiuterà ad unirci e tanto basta. Questo è tutto.

Non dobbiamo mai cercare di convincere qualcun altro! Potremmo stare a discutere riguardo ad un certo problema, ciascuno esprimendo un punto di vista completamente diverso e scollegato, ma alla fine vogliamo star assieme, per il nostro “io” comune, per poterlo ottenere.

Domanda: Abbiamo esaminato diverse sfumature ma tutto questo scompare durante un seminario. Dove possiamo leggere e vedere una lista di queste regole e domande prima di un seminario?

Risposta: Nel tuo cuore. Questo non esiste da nessuna parte; non puoi farne una lista. E se inizi a farla, compariranno altre migliaia di domande, e tutto questo senza che ci sia una fine.

Le domande devono comparire nel cuore, e le risposte devono essere ricevute là senza una discussione.
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(Dalla Lezione Virtuale 20.05.2012, “ Introduzione al Workshop”)

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Cosa chiedere quando siamo nella sofferenza

Domanda: Il nostro compito è quello di trasformare i desideri quotidiani della gente comune in una supplica al Creatore. Come possiamo farlo?

Risposta: Una madre capisce chiaramente perché il suo bambino sta piangendo, anche se il bambino non si rende conto perché piange. Lo stesso principio si applica qui: Dobbiamo trasformare i desideri della gente, altrimenti non corrisponderanno alla Luce. Le persone piangono per i loro problemi nella vita materiale, ma la Luce non risponde alle loro lamentele dal momento che è stato Lui che gliela mandati.

È scritto: “Venite dal Faraone visto che io ho indurito il suo cuore”. È il Creatore che combina i nostri problemi e non possiamo chiedergli di eliminarli, per quale ragione allora Egli li avrebbe mandati? Dobbiamo rivolgerci a Lui con una diversa richiesta – un appello ad innalzarci al di sopra dei nostri problemi e scegliere di passare attraverso le angosce, perché solo facendo così noi Lo percepiamo. Questo è come arriviamo alla dazione attraverso la ricezione.

Ma noi siamo incapaci di raggiungere questo stato! Noi siamo letteralmente immersi nell’egoismo; noi soffriamo, ci sforziamo almeno di liberarci dal dolore poichè siamo incapaci di sentire gioia.

Noi dobbiamo chiedere a Lui: “Dammi la forza di innalzarmi al di sopra del mio dolore.” Noi abbiamo particolarmente bisogno di diventare consapevoli del nostro rifiuto nel provare dolore e del nostro desiderio di inalzarci al di sopra: Lascia che il mio corpo soffra, ma che io possa essere un gradino sopra al mio corpo, la sofferenza mi aiutera’ a scappare dai miei desideri egoistici. Se la sofferenza svanisce, io tornero’ dal Faraone; tuttavia, se la sofferenza continua, io faro’ qualcunque cosa in mio potere per evitarla.

Cosi, la sofferenza è un requisito necessario per farmi scappare dal Faraone, dal mio egoismo. Ma scappare verso dove? Allora prego il Creatore di liberarmi: “dammi una possibilità di fuggire e di salire al di sopra del Faraone”. Anche se mi occupo solo di una piccola parte del male comune, questo è il tipo di lavoro che devo fare consapevolmente. Il mio lavoro non è quello di rimanere come un animale miserabile, ma di elevarmi al livello di un essere umano. Io devo capire che l’uomo è superiore al livello animato e noi dobbiamo tracciare una linea rigida ed evidente della separazione tra questi due stati.

  • L’animale in me soffre. Lascialo soffrire! E’ solo il mio egoismo, è il Faraone, con tutto il suo dolore e oscurità che si inffitisce fino al grado dell’ “oscurità egiziana”.
  • Io mi stò innalzando al di sopra della sofferenza per la dazione.

Ma dove posso trovare l’energia per realizzare tutto questo? Io sono così debole che scappo via al minimo dolore. Più avanzo spiritualmente, più divento sensibile e le cose che erano abbastanza facili in precedenza finiscono per rivelarsi insopportabili. Non posso tollerare nulla, neanche i problemi fisici.

Su questo noi dobbiamo lavorare con diligenza: Ci sforziamo di innalzarci al di sopra dei nostri desideri attraverso i quali soffriamo sempre di più. Troviamo le tenebre Egiziane nel luogo dove in precedenza c’era la luce, ma in realtà non è cambiato nulla, tranne il nostro giudizio sugli eventi.

Questo è come il Faraone da “buono” diventa “cattivo”, una luminosa giornata di sole si trasforma in buio profondo.

Un tale stato ci sembra estremamente triste e cupo, dobbiamo superare il dolore crescente e considerare la sofferenza come aiuto.

Si dice che “il Faraone porta i figli d’Israele verso la Libertà”, ma a condizione che realmente si sforzino di elevarsi sopra al loro egoismo.

Loro comprendono che la sofferenza li aiuta ad innalzarci al di sopra dei loro problemi e a separare se stesi dall’egoismo, visto che nessuno è in grado di affrontare volontariamente la sofferenza; istintivamente, la gente scappa dai guai il più lontano possibile.

Così il Faraone mi aiuta allontanandomi, mentre il Creatore mi aiuta con l’indurimento del cuore del Faraone. Il mio compito è quello di chiedere al Creatore di concedermi la forza di rimanere al di sopra e di considerare la dazione più importante della ricezione.

Altrimenti,  io mi limiterei a piangere per il dolore come una persona che non si concentra sulla crescita ma che singhiozza sui molteplici problemi della sua vita. Questo è quello che vediamo oggi, mentre l’umanità sta andando verso una crisi. Le persone non hanno un posto dove andare; sono impotenti, e quindi, non vogliono sapere nulla, “Dacci un anti-depressivo, alcool, antidolorifici, sedativi, farmaci” – qualsiasi cosa li aiuti a staccasi dal loro dolore.

Noi chiediamo al Creatore di tenerci sopra al nostro dolore in modo che esso non ci possa assordare, ma piuttosto di assumenre un’altra forma. Il nostro lavoro è implorare: “Dammi una possibilità di dare e di godere di cio. “Non dobbiamo dare per ricevere; dobbiamo imparare come gioire nella dazione. Se lo facciamo, andiamo oltre la conoscenza, e raggiungiamo la dazione per il bene della dazione, acquisendo così la soddisfazione attraverso un grande senso di appartenenza piuttosto che attraverso l’appagamento del nostro egoismo. Non importa se stiamo soffrendo dentro i nostri desideri egoistici; noi godiamo la nostra sensazione di appartenere a Lui. Questi sono due diversi tipi di vasi. Allo stesso modo, le persone in questo mondo sono orgogliose e godono nel servire coloro che essi considerano degni e grandi.

Questo rispecchia il modo in cui noi prepariamo noi stessi; gli altri ci seguiranno. In effetti, un enorme desiderio che vuole essere riempito si nasconde dietro la “facciata” della nostra civilizzazione. Il nostro obiettivo è quello di correggere questo desiderio, altrimenti, le persone continueranno a soffrire inutilmente.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 9.04.2012, “Domande e risposte Per quanto riguarda il Congresso in Brasile”)

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Il sapore di nuove sensazioni

Domanda: Una persona ha bisogno di aprirsi sottilmente per assaggiare il sapore della sua stessa esistenza, il sapore dell’integralità. Com’è possibile fare questo? Da dove cominciamo?

Risposta: All’inizio, noi usiamo giochi nel processo di insegnamento. I giochi mostrano quanto noi perdiamo nella nostra intenzione dall’essere individualisti e quanto ne guadagniamo se partecipiamo assieme.

Quando partecipiamo assieme, noi non connettiamo il nostro impegno o la nostra conoscenza, ma diamo preferibilmente la nascita a qualcosa di nuovo: una nuova forza, una nuova conoscenza, nuove opportunità, e più importante, una nuova sensazione che esiste tra noi. E noi tutti esistiamo in questo assieme.

Dall’interno di questa nuova partecipazione, non cominceremo ancora a sentire il “noi” fino a che il totale degli individualisti non si accorpi insieme. Quando noi usciamo da noi stessi, gli individualisti, andiamo al prossimo stato di integralità che è chiamato Adam (Uomo o Umano). Noi dobbiamo provare a cominciare a sentirlo. Ma questa è la messa a punto.

Domanda: Qual è il primo gradino per cominciare a sentire questo?

Risposta: Io penso che sia costruito nella conversazione, nella comprensione e nella mutua partecipazione. Un tipo di comunanza viene creata gradualmente, un qualcosa di profondo, un’interna, non verbale mutua comprensione, quando loro cominciano a sentire cosa li tiene insieme, cosa è in comune tra loro.

E’ un obiettivo in comune. Ma non è un obiettivo individuale di ognuno di noi; questo obiettivo è al di sopra di noi: armonia con la natura che noi dobbiamo comprendere, cogliere il suo significato, le sue caratteristiche, la sua relazione con noi, e la via in cui noi entriamo ed esistiamo in esso. Comunque, noi esistiamo in questo grazie alla connessione tra di noi. E’ specificamente la connessione tra noi che crea il “contorno” tra noi. E’ specificamente la connessione tra noi che crea il “contorno”, il “sottofondo”, il nostro sensore integrale. Con il suo aiuto noi possiamo sentire la natura integrale rivelata nella nostra sensazione mutua, come se fosse tra noi.

Allora, noi cominciamo a sentire il pensiero, l’intelligenza, l’obiettivo, il piano, e gradualmente, noi cominciamo a raggiungerlo. Dietro sensazioni che questo esiste, io comincio a raggiungerlo, a scoprirlo, ma io lo scopro all’interno di esso, attraverso la nostra sensazione comune. Tutti insieme, io comincio a scoprire questo sempre più.

Noi cominciamo a condividere le nostre impressioni emozionali e ne discutiamo da un punto di vista logico: Che cosa è questo piano? Cos’è questa forza che opera su di noi e gli altri? Come la nostra percezione del mondo cambia quando cominciamo a sentire la forza interiore della natura, che, apparentemente, esiste qua dentro, e tutto il nostro mondo è come se mentisse alla base, durante il quale costituisce un’interconnessione di forze che tirano su il mondo intero e lo governano. Quindi che forza è? Che cos’è quest’energia?

Quando noi cominciamo a chiarificare questo tra noi, tra gli amici, ognuno di noi arriva, prima di tutto, a questa conoscenza condivisa e riceve da ognuno sentimenti addizionali e l’intelletto. E attraverso queste sensazioni condivise e l’intelligenza noi cominciamo a raggiungere l’armonia e la forza integrale della natura, che mai potrebbe essere scoperta e raggiunta da soli.

Questa discussione dovrebbe avere luogo per un pò di ore in un gruppo di dieci persone e due istruttori, in un ambiente calmo, con materiali specifici di lettura.
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(Da  Una conversazione sull’Educazione integrale” nr.17, 28.02.2012)

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Una nota della massima importanza

Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot”, punto 137: Da quanto detto prima, voi saprete che la Santa Torà, la cui Altezza è senza fine, non è emanata o emersa davanti a Lui come sembra a noi in questo mondo, giacché si sa che “La Torà e il Creatore sono uno” e questo non è per niente apparente nella Torà del nostro mondo.

Domanda: Se il Creatore è completamente occulto, come possiamo parlare della vera Torà? Dopo tutto, la Torà è correzione.

Risposta: È per questo che stiamo parlando della Torà del nostro mondo. La Torà è l’essenza, la connessione con il Creatore. Il Creatore è la Luce generale, ma la Torà sono Luci parziali che rivelano il desiderio, lo correggono e lo riempiono.

Nel nostro mondo c’è un mezzo che ci permette di raggiungere la Luce, il Creatore. Non siamo bloccati in desideri; siamo attivati da una tenue illuminazione. Diciamo che sto bevendo del the e me lo sto godendo; in altre parole c’è una luce, che corrisponde al mio desiderio, e lavora con esso: Io voglio o non voglio, accetto o rifiuto. Stiamo parlando di micro porzioni della Luce che può ottenersi nei desideri egoisti di questo mondo.

Oltre a questo, c’è un grado che precede il mondo spirituale. È una cosa completamente diversa, lo stato di Lishma, quando nella disperazione, io inizio ad usare i miei desideri egoisti per ottenere dazione. E anche se i miei motivi sono opinabili, è già connessione, una possibilità di applicare i miei sforzi nel cammino.

Quindi, mi è stata data la fine del filo. Come se i Kabbalisti mi avessero lasciato una “nota”, e se io l’ adopero com’è inteso, se io seguo i loro consigli, allora stabilisco una connessione con loro, e loro mi aiutano come gli adulti aiutano i bambini.

Mi è stato dato il desiderio iniziale, il punto nel cuore o i problemi, dai quali ho bisogno di scappare. Sono stato risvegliato e non sono solo un “animale”: la mente e desiderio, Reshimot, stati interiori e situazione esterna, paura per il futuro del mondo, e il mio futuro risveglio in me. Le fondamenta sono state fatte.

E più avanti, non importa cosa, ad un certo punto avrò bisogno del così chiamato aiuto dall’Alto. E ricercandolo mi aiuterà a trovare la verità—la Luce che Riforma.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012, “Lo studio delle dieci Sefirot”)

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I segreti del cuore

Domanda: Lo scopo del nostro lavoro durante il workshop è chiaro: noi apriamo il cuore l’uno all’altro, ci avviciniamo, ci connettiamo.

Risposta: Stiamo imparando a capire cosa significhi il gruppo. Prima che tu stia ad ascoltare cosa sia. Ma qui, spero, comincerai a sentire che quelle proprietà speciali sono incastrate nel gruppo, che non sarai capace di scrutinarle da solo. Ascoltando in maniera attenta il tuo amico – e non importa che cosa stia dicendo potrebbe anche non saper nulla (potrebbe essere nel gruppo da 1-2 mesi), tu ascolterai nelle sue parole cosa hai bisogno di sentire.

Domanda: C’è inoltre un’altra forma di gruppo, quando il testo è semplicemente letto e non é commentato. Qual è la differenza? Quando applichiamo questo tipo di lavoro?

Risposta: E’ una domanda molto seria.

In generale, come discuti qualcosa tra di voi quando stai in un grande cerchio e dici qualcosa? Tu parli anche di te stesso, dal tuo punto di vista, riguardo alla grandezza del gruppo, la grandezza del percorso, della riunione, o riguardo il perché sei venuto al congresso.

La cosa più importante non è parlare di che cosa c’è nel tuo cuore in un dato momento. Non dare sfogo a quello che senti in quel momento. Come nel tuo mondo, non vuoi dire a nessuno dei tuoi sentimenti più profondi, segreti personali, e lo stesso è qui. Questo è, io non parlo della mia relazione con il Creatore se riguarda solo me stesso. Tutto il resto – non fa differenza.

Domanda: Quando lavoriamo indipendenti nel gruppo, chi ci aiuterà a fermarci un momento e parlare dal cuore e non dalla mente?

Risposta: Non ti preoccupare di errare. Non è importante. E’ completamente irrilevante!

Coloro che studiano per un mese o due possono unirsi al gruppo e provare a discutere di qualcosa tra di loro, bofonchiando come i bambini – non é importante. Loro tuttavia cresceranno, se faranno ciò che é necessario. Non é necessaria nessuna conoscenza preliminare della persona, niente. La cosa più importante è agire semplicemente, a cuore aperto, e ingenuamente, e tutto poi funzionerà!
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(Dal congresso di Vilnius del 25.03.2012, Workshop 4)

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Il Congresso non finisce mai

Domanda: Come si mantiene lo stato permanente del congresso da ora in avanti?

Risposta: Un congresso è un balzo attraverso l’unione. Se abbiamo questo tipo di esercizi solamente una volta alla settimana in workshop intensivi chiamati “riunione degli amici”, potremmo non avere bisogno di grandi congressi per poter avanzare. Ci solleveremo da una settimana all’altra preparandoci da un meeting all’altro.

Tutto dipende dalla preparazione, che determina il livello di unione che saremmo capaci di ottenere nel workshop. Abbiamo bisogno di un grande desiderio, il riconoscimento dell’importanza del traguardo e l’unicità di tale meeting come un’azione speciale, come l’unico metodo per mezzo del quale possiamo creare un posto per la rivelazione del Creatore.

Da una settimana all’altra vivremo con il sentimento della riunione degli amici che si avvicina e il desiderio della lezione giorno dopo giorno. Prima della lezione possiamo sentirci come ci sentiamo prima di un workshop. La lezione può essere ugualmente intensa, perché durante la lezione parliamo dello stesso lavoro interiore ma con parole diverse. Nel complesso, stiamo parlando dello stesso tema – la rivelazione del Creatore agli esseri creati, dove ha luogo e sotto quali condizioni.

Tutte le nostre azioni collettive dovrebbero essere viste in questa prospettiva, non importa cosa facciamo. Tutto dipende da quanto una persona apprezzi ogni opportunità che gli viene offerta. Quindi, non dovremmo aspettare i congressi se non ci prepariamo da una lezione all’altra, da una riunione degli amici all’altra e da un congresso all’altro.

Altrimenti, un grande congresso in sé non sarà di molto aiuto – farà venir fuori un risveglio temporaneo, ma non un’ascesa. Se la persona non arriva con l’impressione previa, non avrà garantita l’ascesa, l’avanzamento e una maggiore connessione. È così perché non ha preparato sé stesso per questo, non ha desiderato questo ardentemente e non ha la mancanza di questo. Sarà impressionato semplicemente da altre cose, ma non otterrà un riempimento specifico.

Ne risulta che ci sentiamo estasiati da un congresso all’altro ma poi cadiamo ancora. Questa esaltazione dovrebbe essere prima del congresso, e durante il congresso ci dovrebbe essere un livello superiore. In questo congresso ci siamo riusciti fino a un certo punto. Dopo essere saliti al livello seguente e aver sentito di essere in uno stato di discesa, di disappunto e di confusione, avremmo dovuto iniziare a prepararci per il prossimo meeting, o per un grande congresso.

Tutto è determinato dalla preparazione. Non ci dovrebbe essere del “tempo morto” nel quale semplicemente ci sediamo ad aspettare. Io devo incrementare la deficienza dentro di me o  riempirla attraverso la connessione.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012, “Conversazione dopo il Congresso”)

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Ascendere fino alla cima della piramide

Domanda: Come dovrei sentire il mio gruppo come risultato del workshop?

Risposta: Il gruppo è “uno” perché solo un’anima è stata creata. E maggiormente rivelo la struttura della singola anima, maggiormente rivelo il gruppo.

Un gruppo non è un concetto materiale, non sono dieci corpi seduti in un cerchio. Il gruppo è quello che abbiamo costruito sopra il nostro egoismo attraverso la connessione tra di noi, sottraendo all’ego e aumentando l’importanza della connessione, il Creatore, la Luce. Più avanti, separatamente, noi prenderemo questi due punti opposti, elevando l’importanza della dazione, dell’amore, e della connessione, così cominceremo a sentire di essere uno.

Ognuno sente non sé stesso ma solo quest’uno collettivo, fuori dal corpo, i suoi pensieri e desideri. Noi tutti sentiamo questo desiderio e un pensiero “come un uomo con un solo cuore”. Questo viene chiamato gruppo.

Se ognuno agisce come durante il workshop, noi costruiremo un denominatore comune nel nostro gruppo, che comincerà a prendere tutte le altre “unità” nella sala, formata da ogni cerchio o approcciando quest’ultimo. E allora io comincerò a sentire attraverso questo sensore tutte le anime dell’esistenza legittima nel mondo spirituale. Questo diventa il mio vaso con il quale io lavoro nel mondo spirituale.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012, “Conversazione dopo i Congressi)

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Gruppi di fusione

Domanda: Diciamo che ci sono decine di gruppi di studio integrale in un determinato quartiere. Come potranno unirsi più tardi in uno solo?

Risposta: Adesso, avendo a disposizione dei media cosi potenti e altri modi che permettono alle persone di connettersi, dobbiamo semplicemente inventare molti giochi, forme in modo che le persone siano incluse, come programmi televisivi o altre attrazioni come giochi a panello, dove si possono incontrare diversi gruppi e interagire insieme. Iniziano a mostrarci maniere di cambiare uno all’altro, come una persona si posizioni per poter influire sugli altri in una maniera specifica.

Più tardi, generalmente i gruppi si diffondono. Non rimangono sempre statici come un’organizzazione congelata, una comunità, una città, o una dimora o unione del medioevo. Loro no. Alla fine questa sarà una società dove molte persone, forse perfino tutti, (mi riferisco al futuro), comprenderanno come fare per far sì che ogni situazione funzioni per loro, ma sia anche a beneficio degli altri allo stesso tempo.

Una volta che avranno compreso questo, vedranno chiaramente come interagire e comunicare uno con l’altro. In altre parole, ogni volta che interagiranno aiuteranno se stesse e gli altri ad avere la migliore interconnessione integrale. Lavoreranno sull’essere integrati con gli altri ogni singolo momento, e quindi sentiranno sempre una certa unità, che loro già sentiranno e percepiranno come uno stato completamente diverso, di loro e del mondo.

Si sentiranno oltre questo mondo in quest’unità, come se stessero galleggiando in un concentrato umano dove esistono leggi diverse di comportamento, le cosi chiamate “leggi di commutazione”, leggi di unità e integrazione. Supportandosi uno con l’altro in questo, ed essendo costantemente oltre il nostro egoismo, loro iniziano a percepire un diverso tipo di realtà.

Quando una persona è circondata costantemente da persone che sono d’accordo a giocare questo tipo di gioco, dopo questo gioco diventa un nuovo tipo di comunicazione, e poi la percezione di uno spazio diverso dove, invece di ricevere dagli altri, noi doniamo agli altri. Noi lavoriamo in una direzione che è contraria alla nostra attuale direzione.

Questa nuova direzione ci permette di diventare liberi dalle nostre limitazioni. Invece di vedere ogni stato come uno stato che mi costringe e mi offre l’opportunità di prendere dall’esterno, per il contrario, io li vedo come stati che mi offrono l’opportunità di uscire da me stesso, diventare più libero, e smettere di essere limitato e confinato in me stesso.

Inoltre, tutti mi supportano in questo. Alla fine arriverò a uno stato confortevole e senza restrizioni. Non mi costringe a niente. Per il contrario, mi offre l’opportunità di sentirmi libero.

Io mi riferisco alle relazioni tra persone che ancora non vediamo da nessuna parte adesso, ma se noi insegniamo questo tipo di relazioni alle persone, allora alla fine aspireranno a questo stato. Una volta che ci saranno molte persone cosi, supereranno le loro resistenze egoiste e comunicheranno uno con l’altro oltre il loro egoismo in un altro modo. Loro percepiranno una realtà superiore in esso. Dobbiamo portarli a questo.
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(Tratto da “Una conversazione sull’ educazione integrale”, 27.02.2012)

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