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Rettitudine assoluta nella vita dell’anima

Domanda: Se il tempo necessario per il raggiungimento del mondo spirituale è attualmente in fase accelerata, allora in che modo si è raggiunta la rettitudine se tutti stanno facendo la stessa quantità di lavoro per quanto riguarda la propria anima?

Risposta: E’ proprio per questo che ognuno si risveglia alla spiritualità nel proprio tempo, non tutti in una volta. Ogni anima si risveglia quando è particolarmente necessario per quell’anima, dato che tutti noi abbiamo già subito trasformazioni e abbiamo acquisito il “merito passato” descritto come “merito dei padri”.

I nostri antenati sono passati attraverso incarnazioni che noi abbiamo già completato e che ci hanno dato un accumulo di “meriti”, una propensione per la spiritualità che siamo in grado di coltivare ulteriormente. Ma non c’è alcuna relazione con mio nonno sul fatto che mi possa aver lasciato la sua ricchezza spirituale. L’ereditarietà può essere trasmessa solo nel mondo materiale, ma le attività spirituali non hanno una discendenza concreta. “Il merito dei padri” sono i miei risultati raggiunti nelle precedenti incarnazioni (Gilgulim), che ora posso utilizzare per continuare l’evoluzione della mia anima.

Non siamo in grado di arrivare a conclusioni comuni sul processo spirituale che si sta verificando proprio ora, perché non consideriamo le incarnazioni di tutte le anime come una incarnazione collettiva, ma quando tutto si rivela a te, allora vedrai che tutto è assolutamente giusto . Per quanto per ora, è necessario vedere il lavoro e la meta spirituale che ci aspettano con l’intenzione voluta nel posto giusto. Non perdiamo il nostro respiro dietro la filosofia.
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Tutti viviamo per il bene degli altri

Domanda: E’ sufficiente per noi correggerci per correggere il mondo?

Risposta: No, non lo è. Siccome tutte le anime sono connesse, una sola anima (grado) non può completare la sua correzione senza correggere le parti del prossimo grado. Nessuna persona vive per il suo beneficio; tutto il sistema è un sistema di dazione reciproca.

Pertanto, è impossibile per una persona correggersi per il proprio beneficio. Tutti viviamo con il fine di fornire la correzione e la soddisfazione agli altri. È impossibile per un’anima che si corregge non avere una parte che è stata corretta dai predecessori e una parte che deve correggere gli altri.

Sappiamo che la parte superiore di ogni anima, il suo GE (Galgalta ve Eynaim) esiste nella parte inferiore, l’Ahap (Ozen, Chotem, PE) dell’anima più alta, anticipatrice (Partzuf). La parte inferiore dell’anima, il suo Ahap, è situata nel GE dell’anima inferiore.

Così, la nostra libera scelta si trova nel luogo in cui non siamo connessi ad un’anima superiore o inferiore; si trova nella parte media dell’anima, la parte media della Sefirà Tifferet. Lì viene formato uno spazio libero per tutte le anime, è il nostro libero arbitrio. Essenzialmente, rappresenta un’unione speciale nella nostra anima, delle anime superiori ed inferiori. In questa unione, sono uguali, così ci danno la libertà di scelta.

Al di fuori dalla parte media della Sefirà Tifferet, le parti dell’anima non appartengono all’anima stessa. La parte superiore appartiene all’anima più elevata (il Partzuf precedente) e la parte inferiore appartiene all’anima inferiore, il suo “successore”.

Pertanto, viene sempre compiuto un calcolo nella dazione al superiore e all’inferiore. La decisione su questa dazione viene fatta nel mezzo; non c’è altra libertà. Questo punto medio nasce artificialmente attraverso l’unione di Binà e Malchut. È chiamato Klipat Noga, e costituisce il mio punto di scelta. A parte questo punto, tutto il resto non appartiene a me, ma ai Partzufim (plurale di Partzuf) superiori o inferiori in relazione a me. Mi trovo nel mezzo ed ho costantemente bisogno di decidere come sono connesso a loro.

Tuttavia, questo punto che prende la decisione è di fatto “l’Io” o “essere umano”, il quale è simile al Creatore. Da una parte c’è Malchut e dall’altra c’è Binà. In questo modo, c’è un contatto speciale tra Binà e Malchut (le qualità del Creatore e la creatura) in questo punto. Questo contatto fornisce una libera scelta per rendere la creatura simile al Creatore; viene chiamata “Adam” o “simile”.

Fino a quando non arriviamo a questa scelta, non siamo “umani”. L’umano comincia da:
1) La consapevolezza della differenza tra Binà e Malchut e
2) La connessione tra di loro.
L’essere umano cresce a partire da questo punto nel grado in cui è capace di servire gli altri con i suoi 613 desideri: i superiori con i suoi 248 desideri e gli inferiori con i suoi 365 desideri.

Se non lo fai, resti solo un punto; ma se lo fai, sviluppi il tuo Galgalta ve Eynaim ed essi si diffondono nell’anima comune: tutte le anime che sono superiori ed inferiori a te.

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La Luce che Riforma

Domanda: Cosa è la Luce che Riforma?

Risposta: La Luce che Riforma (o semplicemente la Luce) è un’impressione, uno stimolo o una reazione speciale nel desiderio. Chiamiamo la Luce, Nefesh, Ruach, Neshamà, Hayà, e Yechidà. Come so che cosa è? Il mio desiderio per l’unione comincia a sentire delle “vibrazioni”, riceve il riempimento, l’ispirazione che io chiamo, Nefesh, Ruach, Neshamà, Hayà e Yechidà. Questa è ciò che chiamiamo “Luce”: un fenomeno particolare nel mio desiderio di correggere la rottura dell’anima comune.

Di per sé, il desiderio non ha forma; non ha niente. Non può nemmeno sentire la mancanza di riempimento senza l’influenza della Luce che agisce da lontano; la sente solo quando il desiderio è stimolato sulla “frequenza” di una Luce particolare, il che vuol dire che il desiderio chiede il riempimento sulla stessa “frequenza”, cioè la Luce.

Di conseguenza, prima la Luce influenza il desiderio in maniera tale da renderlo adatto alla Luce secondo la sua qualità, affinché il desiderio agisca per la dazione. Nella misura in cui la dazione è presente nel desiderio, la Luce si rivela in questo.

Tutto si realizza nel desiderio, tutto comincia e termina in esso. Niente entra o esce al di fuori del desiderio e per tanto, tutto dipende solo dalla nostra sensazione.

In questa maniera, anzitutto ho bisogno di sviluppare il desiderio di un riempimento in particolare. Dopo, investigo su come riceverlo. Compio alcune azioni per avere una corrispondenza con il riempimento, posto che comincio ad accorgermi che tutto dipende dalla misura della somiglianza.

Nella misura in cui comincio ad avere la corrispondenza con il riempimento, ne sento la necessità. Dopo percepisco la mia somiglianza con il riempimento, che si chiama attributo della dazione, lo schermo e la Luce Riflessa (Or Chozer). Solo dopo sento il riempimento stesso, riempie il mio desiderio iniziale di riceverlo, così come il mio desiderio di dare che ho creato; riceve piacere per il fatto che ricevo il riempimento dentro l’equivalenza delle qualità. Per tanto, adesso ho un doppio riempimento.

Ciò viene definito “il giusto eredita due volte”. Assaporo la ricezione nei miei desideri naturali (Kelim), così come la dazione nei miei Kelim corretti al di sopra del mio desiderio naturale. Comunque, tutte sono sensazioni ed impressioni solamente nel desiderio di ricevere piacere e tutte vengono definite come i due tipi di Luce. Anche la mancanza di riempimento è Luce.

Dopotutto, se questa “fame di riempimento” non esistesse, non sentirei mai la necessità del riempimento. Inoltre, se non avessi “fame di dare”, non assaporerei mai l’attributo della dazione o la somiglianza con il Creatore.

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Una stazione con l’energia infinita

Domanda: Da dove traiamo l’energia infinita per il nostro lavoro interiore se dobbiamo sempre mantenere il Creatore nell’occultamento?

Risposta: L’energia viene dal Creatore attraverso il gruppo. Non esiste un’altra fonte di energia a parte Lui. Il gruppo serve come conduttore. L’energia, la Luce, si rivela attraverso la connessione nel gruppo, o nella somiglianza con il Creatore. Nell’unione degli amici c’è il Creatore.

Se tu organizzi il tuo lavoro correttamente, allora capisci che il Creatore ed il gruppo sono la stessa cosa. Il gruppo è un modello, con l’aiuto del quale, riveli questa forza interiore che si chiama “Creatore”.

È come se esistesse una fonte di energia e tu devi connetterti ad essa. Il consumatore può solo essere un contatto simile o opposto (una presa nel muro e una spina). La forza della corrente di energia dipende dallo spessore del contatto nel gruppo.

Attraverso il gruppo ricevo gli esempi dal Creatore. Comincio a vedere il gruppo, la sua struttura, come un sistema dei mondi. Al suo interno rivelo le connessioni attraverso le quali sono connesse le anime nei Mondi Superiori.

La forza interiore del gruppo, la forza che anima e mantiene questo gruppo è il Creatore, la Luce Superiore.

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Il Gruppo: Virtuale o fisico?

Domanda: C’è un vantaggio a studiare insieme in un luogo fisico durante lo studio virtuale via Internet?

Risposta: Senza dubbio, se una persona ha l’opportunità di essere presente fisicamente alla lezione in uno dei nostri centri, di prendere su di sé l’obbligo di frequentare le lezioni regolarmente, questo è più efficace di una connessione virtuale. Tuttavia, se non ha possibilità di essere fisicamente presente alla lezione insieme ai suoi amici, questo significa che il Governo Superiore non ha predisposto le condizioni per lui, e lui non perde nulla nella connessione alla lezione tramite la televisione o Internet.

Ma questo è vero solo se il Creatore ha disposto questo, cioè per la persona che vive in qualche luogo lontano da tutti i nostri centri di studio. Se una persona vive in Israele, per esempio, non riesco a immaginare una situazione in cui non sia in grado di partecipare ad una lezione almeno una volta alla settimana presso uno dei nostri numerosi centri in tutto il paese.
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Cos’è la linea sinistra?

Domanda: I Kabbalisti proibiscono di impegnare la linea sinistra nel comunicare con gli amici. Cos’è la linea sinistra?

Risposta: La Linea sinistra è il mio desiderio egoistico, mirato solamente a ricevere o al riempimento. Mi stimola in maniera “incorretta”, e allo stesso tempo mi assiste in tal modo. Se so come lavorarci, scopro “l’aiuto contro di me” nella linea sinistra.

La linea sinistra è sempre girevole, serpeggiante e mi sospinge; se continuo ad esaminarla, se percepisco la sua messa a punto e considero ogni suo nuovo “progetto”con sospetto, allora tale auto- esame mi aiuta a mantenermi in adesione con la Luce. E’ come il risultato, grazie alle forze di ricezione e dazione. Mi innalzo sempre al di sopra del desiderio, al di sopra dei pensieri e delle azioni provocatori, al fine di osservarli dal lato.

Perché fino a quando una persona è sommersa nel suo desiderio di ricevere, ella rimane al livello di animale ed è subordinata alla natura. Comunque, stiamo parlando dei passi fatti al di sopra della natura o al di sopra della ragione.
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Mantenere la traiettoria spirituale

Domanda: Come restare costantemente nella traiettoria spirituale, cioè nel momento di prendere una decisione, come promuovere prima lo spazio spirituale e l’unità rispetto ai guadagni materiali?

Risposta: Non appena riusciamo a creare questo tipo di connessione tra noi “uno spazio per la rivelazione del Creatore”, immediatamente scompare. È così affinché possiamo prendere questa decisione una volta e poi un’altra. Ogni momento deve essere “un inizio”. Ciò che aiuta una persona a fare costantemente questa scelta è solo un ambiente forte che le permette di mantenere una connessione (vedere Baal HaSulam, La Libertà).

È impossibile che riusciate a mantenere questa decisione per conto vostro per più di un momento. Abbiamo bisogno di integrarci nella società corretta, come piantare un seme nel suolo e ricevere lì l’impressione dell’importanza dello scopo. Allora, potrete unire i punti delle decisioni, modellandoli in una linea destra verso la meta.

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La preparazione è la chiave del successo nello studio

Domanda: Come si prepara uno studente per ogni lezione?

Risposta: Ogni studio inizia con la preparazione, e abbiamo bisogno di capirne l’importanza. La preparazione allo studio significa chiarire che cosa voglio ottenere da essa. Poi, lo studio diventa un mezzo per raggiungere l’obiettivo. La preparazione, precisamente, determina la direzione in cui io vado avanti nello studio. Per questo motivo, la preparazione è più importante dello studio, e questo è ciò che lo studente deve imparare.

La saggezza della Kabbalah differisce dalle scienze concrete in cui la direzione è chiara fin dall’inizio: io voglio sapere e nient’altro. Mentre, nella Kabbalah non voglio sapere. Piuttosto, voglio cambiare me stesso allo scopo di impegnare me stesso verso gli altri. L’intero studio è un mezzo per realizzare questa connessione con gli altri e, attraverso di loro, con il Creatore.

Se ho imparato ogni tipo di informazione durante lo studio, ma non ho fatto il minimo passo verso la mia correzione interiore, significa che lo studio è stato inutile. Ciò che è mancato allo studio sono stati la dovuta preparazione, l’intenzione e obiettivo. Questo è l’unico modo per valutare se l’intenzione era corretta. La conoscenza in sé per sé è irrilevante.

Alcune persone sono attratte dalla struttura dei mondi superiori e le loro azioni. Altri sono più interessati agli aspetti psicologici, la storia, e le tendenze di sviluppo. Mentre, i Kabbalisti non prestano alcuna attenzione alla quantità della conoscenza, dato che “non è il saggio che apprende” (Lo HaHacham Lomed). Ogni cosa dipende dall’utilizzo della saggezza per la correzione dell’anima.
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(Dalla parte quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah 10/1/10, “L’approccio allo studio della Kabbalah”)

La via verso il palazzo del Creatore

Domanda: Cosa significa “apprezzare lo stato di ascesa spirituale”?

Risposta: L’ascesa è uno stato nel quale posso giustificare ciò che succede dentro di me, giustificare gli amici ed il gruppo, vedendoli come angeli che mi aiutano a realizzare il mio libero arbitrio per raggiungere lo scopo. Con gli elementi di questa condizione posso formare me stesso e la mia relazione con il Creatore, che si rivela all’interno di questo stato.

Il gruppo, la casa, il lavoro, gli studi, la salute ecc … comprendono i componenti del mio stato. Devo determinare che tutti loro sono secondari in relazione al gruppo. Devo “riunirli” tutti, salvo il gruppo ed entrare al gruppo con questo, a prescindere dal fatto che il gruppo sia solo un elemento tra gli altri. Nel gruppo, devo anche discernere i molteplici componenti fin quando seleziono solo l’unico: il desiderio di raggiungere il Creatore.

Mi addentro sempre più profondamente in questo lavoro ed in questi discernimenti, verso il centro. È come se mi stessi dirigendo al palazzo del re da molto lontano fino a che finalmente arrivo. Sto riducendo tutto e mi sto focalizzando, verificando il cammino fino a quando arrivo alla meta.

All’inizio sento che c’è tutto un mondo intorno a me. Presto, vedo che esiste solo il gruppo e le diverse situazioni al suo interno. Resta così fino a quando prendo coscienza di uno schema molto semplice: tutto ciò che mi circonda sono solamente angeli, forze che mi dirigono al Creatore e mi aiutano ad arrivare a Lui.

Cosa è questo gruppo? È un gruppo locale vicino a me o il gruppo mondiale? Il gruppo sono tutte le anime. Cominciamo con tutto il mondo e gradualmente restringiamo il cerchio.

Il gruppo per me comincia con i corpi fisici, le persone che conosco in tutto il mondo, che sento essere connesse a me attraverso lo scopo comune. Queste sono le persone che mi capiscono e mi percepiscono, a prescindere dal fatto che non le conosco di persona. Tuttavia, nel mondo spirituale, siamo in un sistema collettivo. In questo mondo, è possibile che non ci siamo mai incontrati, ma in quello spirituale siamo uniti.

È indubitabilmente un’opportunità di salvezza perché siamo connessi, ci sosteniamo e dipendiamo gli uni dagli altri. Non sono soltanto le persone della mia generazione che esistono oggi in uni stato simile in relazione al Creatore, ma tutti i cabalisti del passato, cominciando da Adamo, che fu il primo a scoprire il Creatore 5770 anni fa ed a sancire il suo libero arbitrio.

Da quel momento l’essere creato, un punto del desiderio, cominciò il suo viaggio per raggiungere la somiglianza con il Creatore. Da allora fino ad oggi, tutti i kabbalisti connessi per questo scopo, appartengono ad un sistema, non importa il loro grado nella scala spirituale. Riguardo a coloro che ancora non lavorano in questo sistema, anche essi vi appartengono, ma noi dobbiamo risvegliarli.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6 Settembre 2010 sull’articolo, E Giacobbe uscì).

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Una discesa è allegria

Domanda: Come devo reagire una volta che mi trovo in uno stato di discesa?

Risposta: Devo relazionarlo ad una chiamata dall’Alto e chiedermi: “Chi me lo ha inviato? Perché? Un nuovo stato mi è stato rivelato. Come scrive Baal HaSulam: “mi rallegro nella rivelazione dei malvagi”, cioè le “nuove” qualità egoistiche che mi vengono mostrate. Sicuramente, sono sempre state nascoste in me, ma adesso, diventando più forte, diventano visibili affinché mi elevi al di sopra di esse, e a prescindere da esse, resti connesso al Creatore come in uno stato di ascesa.

Questa è una sensazione scomoda in un desiderio vuoto. Tuttavia, una persona può rallegrarsi istantaneamente nella rivelazione di questo desiderio perché con il suo aiuto scoprirà in maniera rapida e sicura una connessione più forte con il gruppo ed il Creatore. Allora, sentendo una discesa, una persona deve immediatamente connettersi al gruppo e cominciare a compiere tutte le azioni possibili per trasformare il desiderio in una forza di unione.

Una discesa è la scoperta di una precisione più sottile nella nostra connessione, nella quale non sono ancora connesso al gruppo, ma adesso devo farlo. Avevo l’impressione di essere legato al gruppo attraverso una “corda spessa”, ma adesso vedo che questa corda è composta da centinaia di piccoli fili mediante i quali non sono connesso al gruppo in assoluto.

Così io ascendo, affinando e rinforzando la mia connessione con il gruppo sempre di più. Per questo do il benvenuto a questa rivelazione perché ha luogo sulla base del mio precedente stato.

Presto sentirai che una discesa è allegria. Tutto dipende da come una persona la prende: semplicemente come uno stato o come il mezzo per ottenere la meta.

Il lavoro porta allegria. Un vero professionista è felice di trovarsi con i problemi del suo lavoro. Ciò gli da l’opportunità di applicare la sua professionalità, trovare una soluzione, creare qualcosa di nuovo e dimostrare la sua abilità.

Perché tutte le personalità creative hanno bisogno di “ispirazione”? Perché sono costantemente alla ricerca? Perché si sentono confuse e perse fino a che non nasce la loro creazione? Può essere una persona di qualsiasi professione, anche un idraulico, ma se è un maestro, sente la sua professione.

Allora, le difficoltà o le circostanze speciali che nascono sono qualcosa di desiderabile, senza le quali non possiamo vivere.

Noi non capiamo o apprezziamo fino a che grado la rivelazione delle mancanze dentro di noi esponga la Luce.

(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 6 Settembre 2010, E Giacobbe Uscì).

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