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Il tempio sopra la polvere

L’uomo ha ricevuto in eredità dai suoi insegnanti di non lasciare costruire nulla su questa polvere, tranne il Tempio (Rabash, Note 804 “Innalza i poveri dalla polvere – 2”).

La polvere non è terra, pietra o sabbia, ma specificamente polvere, ovvero una parte della terra che non serve a nulla.

Quando una persona vede che sta in piedi sulla polvere, ciò indica che non c’è futuro e che non ha ancora le fondamenta su cui costruire il Tempio, una casa di santità.

Domanda: Per costruire il Tempio, da parte nostra, abbiamo bisogno di accordo con il Creatore, pazienza, umiltà e preghiera. Cosa significa essere d’accordo con il Creatore?

Risposta: Significa essere d’accordo sul fatto che siamo bassi nei nostri desideri e che dobbiamo unirci in preghiera al Creatore per raggiungere la correzione. Questo deve essere chiaramente compreso sia emotivamente che intellettualmente. È un buon livello.

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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 28/08/24, Scritti di Rabash “Risuscita i poveri dalla polvere – 2”

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Massima Unità

Dobbiamo sapere che tutte le anime si estendono dall’anima di Adam HaRishon, poiché dopo aver commesso il peccato dell’Albero della Conoscenza, la sua anima si divise in 600.000 anime (Rabash, “Qual è il grado che si deve raggiungere per non doversi reincarnare?”)

La singola illuminazione superiore si divise in 600.000 anime. Queste particelle sono in tutte le persone, in ciascuna di esse.

Domanda: Incrementiamo le nostre piccole particelle con il desiderio di unirci, e ciascuna decina crea il proprio blocco luminoso. Dobbiamo accendere queste scintille nel resto del mondo occupandoci della divulgazione. I Kabbalisti vedono già questa parte finale, è per questo che hanno la forza di lavorare senza interruzione fino alla fine?

Risposta: In generale non hanno molta forza. Man mano che il mondo spirituale si rivela a una persona, questa ha sempre meno forza. Ha bisogno di fare maggiori sforzi per unire le forze spirituali dentro di sé ed elevarsi al Creatore.

Domanda: Questo è molto evidente prima di un congresso. L’egoismo preme, non vogliamo preoccuparci dei nostri amici, vogliamo pensare meno e unirci meno. Come può ciascuno di noi immaginare il quadro finale in cui siamo tutti uniti? Per cosa ci dovremmo sforzare?

Risposta: Per la massima connessione con gli amici.

Domanda: È possibile risvegliare in ogni persona scintille della luce del Creatore con la nostra preghiera comune?

Risposta: È possibile. Con una preghiera comune e unita possiamo ottenere la correzione completa, ascendere al mondo dell’infinito e a tutto ciò che desideriamo.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 10//9/24, “Diventare più forti nella decina”

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Una casa senza contraddizioni

In questo mondo, una persona costruisce un edificio e un’altra lo rovina. Ma in futuro questa non costruirà e un’altra abiterà.

“Dopo” si chiama “futuro“, ovvero un mondo che si avvicina e viene, come è scritto nello Zohar, e che i saggi chiamano “arrivare a Lishma“. In quel momento, non costruiranno ma si impegneranno nella Torah e nelle Mitzvot, e poi siederanno, tranne lui, poiché il suo obiettivo è Lishma, i segreti della Torah gli vengono rivelati e diventa come un fiume che scorre (Rabash, Note Assortite, 285, “Una persona costruisce un edificio”).

Domanda: Questo significa che la percezione del mondo non è nelle sensazioni di ricompensa e punizione, ma nella fede al di sopra della ragione?

Risposta: Sì, certo. Ma la cosa principale è che insieme siamo impegnati a creare un luogo in cui il Creatore si manifesterà con tutti i Suoi attributi, le leggi della natura. Noi stessi partecipiamo in questo e così ci correggiamo.

Domanda: Quanto è importante che ci sia pace in casa?

Risposta: “Casa” si riferisce alla decina, in cui dovrebbe esserci una comprensione comune di ciò che stiamo facendo, del perché e del come stiamo andando avanti. Tutto questo deve essere coordinato tra noi. Pertanto, non devono esserci contraddizioni in casa.
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Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 23/08/24, Scritti di Rabash “Una persona costruisce un edificio”

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Una Casa Costruita con Mattoni di Desideri Spirituali

Ma in futuro, quando si impegnerà in Lishma, costruirà per se stesso, in modo che egli stesso trarrà beneficio dal suo lavoro.
Dovremmo anche interpretare “questo mondo”. Quando un uomo si impegna nella Torah e nelle Mitzvot per il proprio bene, quando il suo scopo è quello di ricevere, non può trarre beneficio dall’edificio che sta costruendo.
Un’ora di Torah e un’ora di preghiera sono simili a mattone su mattone. In questo modo si costruisce un grande edificio, secondo il valore del proprio lavoro nella Torah e nelle Mitzvot (Rabash, Note Assortite, 285, “Una Persona Costruisce un Edificio”).

Se vogliamo avvicinarci al Creatore, dobbiamo unirci tra di noi. Pertanto, questo avvicinamento e questa reciproca incorporazione nella decina crea un certo campo tra noi, ovvero proprio la casa in cui entriamo.

Quindi, scopriamo che in base a ciò che abbiamo costruito, il Creatore si rivela. Ecco come funziona: noi costruiamo un posto e il Creatore lo riempie.

Si dice che io costruirò e abiterò in questa casa e non in un’altra. “Io” si riferisce a colui che desidera creare una casa di mattoni, dove ogni mattone è un desiderio che io unisco ad altri desideri creando una struttura comune.

Collocare correttamente i mattoni spirituali di lezione in lezione, significa che tutti gli amici pensano a come avvicinarsi al Creatore e a prendere parte a questo processo. Il mattone spirituale comune della decina nella costruzione del Tempio è l’aiuto reciproco e la preghiera comune.

Domanda: Ogni casa è una struttura separata o fa parte del nostro Tempio comune?

Risposta: Se lo desiderate, potete costruire il Tempio insieme; altrimenti, viene costruito solo da colui che esegue le azioni corrette.
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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah 23/08/24, Scritti di Rabash “Una persona costruisce un edificio”

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La Correzione è cambiare l’intenzione

Domanda: Cosa significa lasciare che il Creatore lavori su di me?

Risposta: Per evitare questo genere di domande, è necessario comprendere il linguaggio della Kabbalah. La forza assoluta, positiva e l’unica esistente nella creazione è chiamata Creatore.

Oltre a questa forza, ci sono piccole forze negative create appositamente dal Bore, in cui noi siamo inclusi. Siamo fatti in questo modo esclusivamente per ottenere lo stato positivo, il Creatore, dal nostro stato negativo.

Il Bore è una forza positiva costante. Non ci sono cambiamenti in Lui. Quando diciamo che il Creatore si avvicina o si allontana da una persona, fa qualcosa o crea qualcosa, nulla di tutto questo è vero. Questa forza non cambia, o altrimenti non sarebbe perfetta.

Oltre ad essa, è stata portata all’esistenza una forza malvagia chiamata Adamo, che è opposta al Bore e deve fare tutto il possibile per diventare uguale a Lui, per assomigliargli. Proprio perché la forza della creazione è malvagia, può percepire il Creatore come opposto a sé.

Essa, però, non può cambiare la sua natura da sola. L’unica cosa che può fare è ricevere la forza opposta, positiva del Bore e in un certo senso rivestirla di sé come sua con la propria intenzione. Così facendo, rimane egoista, ricevente, incapace di cambiare qualcosa dentro di sé. Tuttavia, se riceve l’intenzione di donare dal Creatore, può lavorare nel ricevere per il Suo bene. Questo è ciò che deve accadere in noi. È a questo che dobbiamo aspirare.

Allora diventeremo simili al Bore. Ma la somiglianza non sta nell’azione stessa poiché non possiamo emanare o dare qualcosa da noi stessi. Possiamo solo ricevere, ma possiamo farlo per dare.

In altre parole, se siamo davanti al Creatore e Lui vuole elargirci un dono, dobbiamo aggiungere alla nostra caratteristica di ricevere solo l’intenzione di dare, in modo da ricevere per il Suo bene. Allora diventiamo simili a Lui, equivalenti, perché nella spiritualità non conta l’azione in sé, ma il suo significato.
Ricevere l’intenzione di dare è la nostra correzione.

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 19/2/20, “Preparazione al Congresso”

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Nuova percezione – Coscienza collettiva

La percezione collettiva porta una persona su un piano differente, si dice che devi sganciarti da te stesso ed entrare nel gruppo, prendere tutto ciò che esiste nel gruppo come tuo proprio, provare a pensare, agire e risolvere questioni basate sull’opinione di qualcun altro, sul desiderio e sugli scopi di qualcun altro.

Abituati a questa immagine e dopo un po’ osserva se puoi ritornare a te stesso e in che misura sarà un “te stesso” differente.

Quindi, nella Kabbalah, la così chiamata “decina” è praticata, quando dieci persone si uniscono tra loro e organizzano una base comune per un desiderio, per uno scopo, per un pensiero, al fine di trasformarsi in un tutt’uno. Per fare questo ognuno deve annullarsi di fronte a tutti gli altri e poi, come risultato di questo lavoro congiunto—non è facile, richiede tempo—essi si trasformano in un tutt’uno, com’era.

E’ molto interessante osservare come iniziano a pensare, festeggiare e risolvere i problemi. Ognuno ha una capacità completamente differente di vedere il mondo nello stesso momento. Questa è una percezione della realtà integrale. Questo è ciò che pratica la Kabbalah.

Ci consiglia ad interagire in modo tale da capire gradualmente ciò che realmente esiste nella nostra coscienza, come funziona, come possiamo guardare a questo in maniera un po’ differente e non da se stesso.

 

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Dalla trasmissione di KabTV “Together about important Things” 2/9/18

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Un microscopio per rilevare il Bore

E’ scritto: “Non c’è nulla al di fuori di Lui” e rispetto alla decina, vuole dire che noi dieci ci connettiamo con l’unica forza superiore che si deve rivelare. Stabiliamo la nostra relazione perché questa unica forza superiore, possa rivelarsi in noi.

Tutta la decina si aiuta reciprocamente, ognuno sostiene gli altri ed esiste solo per far progredire la decina.

Tutta la mia vita spirituale è nella decina e il mio dovere è connetterli tutti fino a che, in quella connessione, il Bore si riveli tra di noi. E’ come se prendessimo un microscopio o una macchina fotografica che si mette a fuoco girando la rotella per sistemare la lente dell’obiettivo. Se la sistemiamo correttamente, tutta la nostra attenzione sarà connessa e potremo vedere un’immagine chiara e nitida.

Questo è il nostro compito nella decina: girare ogni lente del gruppo perché possiamo vedere il Creatore che è dentro di noi. Ovviamente, appena riusciamo a metterLo a fuoco, Lui sparisce e dobbiamo cercarLo nuovamente per metterLo a fuoco un’altra volta. E così di volta in volta, ma ogni volta avanziamo aumentando la risoluzione e saliamo ad un livello più alto di revisione e implementazione.

Questo è il lavoro che dobbiamo fare tutti i giorni in ogni momento. Tutto il lavoro consiste nel portare la decina ad uno stato nel quale non vedo dieci persone ma dieci qualità e connettendole, ogni volta con maggiore precisione, sento il Bore ogni volta ad un grado più alto di NaRaNHaY.

Cominciamo a percepire lo studio delle dieci Sefirot nei nostri sentimenti, come qualcosa che succede nel cuore e nella mente dell’uomo. Capiremo che sono lo schema e il Kli nei nostri sensi. Cominceremo a vivere nel mondo spirituale, anche solo per il momento, come bambini che non capiscono del tutto, ma che già percepiscono e sentono i cambiamenti che stanno avvenendo in loro.

Sarà il vero studio della saggezza della Kabbalah. Capiremo il linguaggio dei rami, il linguaggio con cui scrivono i kabbalisti per trasmettere le informazioni spirituali di generazione in generazione usando le parole di questo mondo.

La cosa più importante è mantenere l’atteggiamento corretto verso la spiritualità, la nostra connessione, nella quale il Bore si rivela come attraverso una lente messa a fuoco correttamente. La regoliamo, mettiamo a fuoco i nostri amici ogni volta con più precisione nel punto comune: tutte le nostre intenzioni, i sentimenti e i pensieri devono focalizzarsi per arrivare ad essere come un solo uomo con un solo cuore. Questo significa che troviamo un punto focale comune nel quale riveliamo il Bore.

 

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Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 10/04/2021 “Un microscopio per rilevare il Creatore”

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Il vantaggio dei libri stampati

Domanda: Nonostante le sue conferenze siano registrate in video e audio, comunque si pubblicano i libri. Quale importanza hanno i libri stampati?

Risposta: Il libro non scomparirà. La forma elettronica può essere più conveniente. Se volo in qualche posto, apro il mio laptop e posso trovare un libro di Kabbalah scritto varie migliaia di anni fa. Non devo portarmi appresso un sacco di libri.

Tuttavia, la reale presentazione del materiale attraverso le lettere, è eterna. Non può scomparire perché ha la sua propria radice spirituale.

Nel mondo dell’informazione dal quale discendono su di noi tutte le influenze, le lettere rappresentano alcuni segni, alcune forze. La loro forma, la loro immagine è dettata dalla struttura e dalla connessione con il mondo superiore, con il mondo dell’informazione superiore. Per tale motivo non scomparirà.

 

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Dalla trasmissione di KabTV «Domande sui libri di Kabbalah», 28/10/2019

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Il movimento verso la spiritualità

Domanda: In linea di principio, lavoriamo costantemente in decine. Cosa ci manca adesso, una specie di sforzo impulsivo, un attacco attraverso il nostro lavoro interno nell’unità esterna? Cosa dobbiamo aggiungere nel nostro lavoro sulle decine per avere successo?

Risposta: Stiamo gradualmente cambiando. Lo vedo dal materiale che vi presento e da come scorre. Questo non è materiale casuale. Lo prepariamo prima di ogni lezione mentre passiamo da una fase all’altra. Quindi formatto i miei pensieri su Twitter.

Vedo che stiamo avanzando, le decine sono ben strutturate e gli amici partecipano con entusiasmo. All’inizio erano costretti a lavorare in decine, poi si sono resi conto che non avevano scelta perché doveva davvero essere così.

Ora, non sono nelle decine solo perché devono esserlo, ma anche in senso egoistico sentono che iniziano a percepire qualcosa attraverso la decina. Capiscono che attraverso la decina riveleranno la forza della redenzione, la forza della rivelazione, dell’ispirazione, tutti i desideri, tutta la luce e tutta la spiritualità. Vedo che si riferiscono alla spiritualità come qualcosa di prezioso, almeno come qualcosa di essenziale.
Almeno nessuno può essere indifferente alla decina, e questo è il motivo per cui sentiamo questo movimento, ed è molto buono.
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Dalla trasmissione di KabTV “Fundamentals of Kabbalah”, 5/02/2019

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Uscire dalla prigione dell’egoismo

Domanda: In che modo il gruppo aiuta un individuo a superare il proprio egoismo?

Risposta: Non possiamo superare il nostro egoismo da soli. Se ci provassimo, cadremmo nella depressione e nell’autocritica e proveremmo differenti stati prima di capire che solo attraverso la connessione con gli altri possiamo salire al di sopra dell’egoismo, della separazione, del vuoto e dell’assenza di significato che ci opprimono.

Un individuo dovrebbe scappare da se stesso verso il gruppo. Solo allora egli sarà in grado di uscire dalla prigione dell’egoismo.

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Dalla trasmissione di KabTV “Fundamentals of Kabbalah”, 7/10/2018

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