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Come possiamo essere uguali se siamo così diversi?

L’umanità sta affrontando un grosso problema sociale di natura strutturale. La costituzione di una società corretta si riferisce ad una società di uguali. Tuttavia, la difficoltà sta nel fatto che la natura ci ha fatto tutti diversi. Perciò, non ha senso metterci tutti nelle stesse condizioni: otto ore di lavoro al giorno, uguali stipendi, e così via. Le nostre differenze naturali si manifestano in quelle situazioni in cui per una persona questo è troppo mentre per un’altra è troppo poco. Se sono pigro, sarà molto difficile per me lavorare otto ore al giorno, ma per una persona intraprendente non sarà affatto un problema.

In che modo, allora, dovremmo misurare l’eguaglianza? Come si costruisce una società di eguali? Gli uomini hanno cercato di farlo da sempre e così, quando si è presentata un’opportunità, si è cercato di creare una buona struttura sociale. Ma non sembra che ci siamo riusciti. La natura non ci permette di essere uguali.

Perché allora all’inizio siamo così tanto diversi tra di noi, opposti gli uni agli altri, e non riusciamo ad andare d’accordo? Ognuno di noi, a livello personale, ha la propria forza, i propri gusti, regole, capacità, caratteristiche innate ed un approccio alla vita che è diverso da quello degli altri e questa è la ragione per cui non ci capiamo a vicenda.

Ed è per questo che non saremo in grado di costruire l’eguaglianza. Sembra che una società egualitaria sia la risposta che ci potrebbe salvare dalle guerre e dai problemi, ma non è questo che la natura ha programmato. Il suo programma è di farci rendere conto che non troveremo l’uguaglianza in nessun posto, ed in niente. Non avremo mai la possibilità di dividere qualcosa equamente tra tutti. Se lo facessimo oggi, domani dichiareremmo una guerra.

Una distribuzione egualitaria è stata tentata in Russia, nei Kibbutz (comunità) di Israele, ma tutti questi tentativi sono falliti. La Natura desidera che noi usiamo tutto il nostro potere egoistico per correggerci in modo da eguagliarci alla natura stessa: totale dazione. Allora, non mi importerà di chi prende e quanto prende. La mia sola preoccupazione sarà di dare il massimo di me stesso, al 100%. Questo non significa una distribuzione “equa e giusta”, ma una distribuzione senza alcun controllo.

In questo caso, ognuno prende in base al livello del proprio sviluppo, quel tanto che gli serve. E, di conseguenza, l’uomo si svilupperà fino al livello in cui riceverà solamente quel tanto che gli serve per la sua esistenza, mentre il resto verrà usato per servire gli altri, senza valutare a chi e quanto dare.

Questa è la ragione per cui gli uomini non capiscono quando spieghiamo loro ciò che la Kabbalah dice circa il futuro del genere umano. Sembrano dei concetti troppo fanatici, troppo utopistici. In caso contrario, però, l’umanità non sopravviverà perché ogni altra distribuzione è ingiusta. Io non posso misurare gli sforzi individuali di un altro uomo in modo da stabilire quanto dovrebbe guadagnare. La natura non permetterà mai all’uomo di mettere d’accordo le due forze, positiva e negativa, in questo modo.

Perciò, quando incominciamo a mettere in pratica questa idea, dovremmo divulgare la saggezza della Kabbalah usando un sistema totalmente diverso. Per adesso, dobbiamo unirci nei gruppi che sono fatti di uomini che hanno già ricevuto questo desiderio e questo bisogno e che capiscono che non c’è una via d’uscita, perché questo è ciò che la Natura richiede. Questi uomini hanno due forze: il potere del loro personale egoismo ed il potere del Creatore, la scintilla che li spinge verso lo sviluppo positivo. Quando queste due forze si incontrano in una persona, questa persona incomincia a sentire e attuare ciò che la saggezza della Kabbalah spiega.

Il processo è graduale e combacia con lo sviluppo interiore di un individuo. Noi attraversiamo i livelli inanimato, vegetativo, animato, ed umano di questo processo, e mentre ci sviluppiamo, le due forze si scontrano dentro di noi con intensità sempre crescente, mentre noi creiamo una resistenza tra di esse, un strumento di “resistenza”. Mettendo il nostro cuore e la nostra mente tra queste forze, le manteniamo in posizione opposta: da una parte, domiamo la nostra forza egoistica, mentre dall’altra, mettiamo in moto la forza della dazione. Impiegando queste due forze insieme, lavoriamo nell’ambiente che abbiamo intorno, e allora ci sentiamo come se fossimo “le resistenze di un circuito”, una forza di resistenza che funziona in tutto il sistema nel suo insieme, come una parte di questo sistema che lo fa sviluppare.
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(Dalla 2.a parte della lezione al Congresso di Roma del 21.05.2011)

Imparare a vedere il bene

Domanda: La Kabbalah insegna che il Creatore è il bene e fa il bene, ma come si mette d’accordo questo concetto con una vita piena di problemi e di sofferenza?

Risposta: Il Creatore è il bene e fa il bene, ma l’uomo deve arrivarci raggiungendo la somiglianza con le Sue qualità. Infatti, se sono cattivo, se sono un bambino capriccioso che non vuole ascoltare cosa dice la mamma, prima mi sgriderà poi mi punirà. E allora dirò che mia mamma è arrabbiata, come pensano di solito i bambini quando vengono sgridati.

Le sue urla e le sue sculacciate avevano una ragione perché voleva farmi del bene. Come posso vedere questo bene dietro a tutto quello che mi succede, vedere che c’è una buona predisposizione verso di me, anche se io percepisco tutto come male, come fa un bambino? Come posso capire che proprio qui, dove sento il male, ho bisogno di completare me stesso e il mio atteggiamento verso la natura, il genere umano, ed il gruppo, al fine di correggere il mio ego così da poter sentire che tutto era sempre il bene?

Colui che si sforza di realizzare questo lavoro il prima possibile ed è pronto ad individuare il posto dentro di sé che ha bisogno di essere corretto, incomincia a vedere che il mondo è stato veramente creato per il bene e che il Creatore è il bene. Esattamente nello stesso posto dove adesso noi ci troviamo, in questo mondo, incominciamo a percepire le forze rivelate della natura che attraversano ogni cosa e che collegano ogni parte della creazione: inanimata, vegetativa, animata e parlante.

Improvvisamente iniziamo a vedere il mondo spirituale invece del nostro mondo! Incominciamo a rivelare sempre più forze: le forze eterne che governano la nostra esistenza. Allora, questo mondo sembrerà come se scomparisse: diventerà trasparente, vacillante. Sarà un mondo “virtuale”, anche adesso, ed esisterà nella mia mente ed io lo guarderò come se stessi al di fuori.

Ne consegue che tutti i nostri problemi e tutti i nostri guai sono un’indicazione dei nostri difetti: essi sottolineano dove c’è l’errore, e dicono: “Correggi qui! E anche là!” Se lo faremo velocemente, correggeremo certamente l’imperfezione.

Se non sappiamo a chi rivolgerci, guardiamo al gruppo. Se ci connetteremo con esso e saremo pronti a dare ciò di cui il gruppo ha bisogno per l’unione, e saremo pronti ad esserne influenzati, non faremo più errori.

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Dalla 1.a lezione del Congresso di Roma 21/05/2011

L’uscita dal labirinto della sofferenza

La scienza della Kabbalah si rivela a noi dalla notte dei tempi. In sostanza, si tratta della prima scienza scoperta dall’umanità che, nella forma dell’insegnamento, spiega la struttura del mondo. Proprio come oggi, in tutte le generazioni del passato, la maggioranza degli uomini non ne avevano bisogno, perché il loro ego si stava ancora sviluppando. Abbiamo attraversato tutte queste reincarnazioni, sviluppandoci da una generazione all’altra, e la vita ci sembrava buona. Ci sforzavamo continuamente di raggiungere nuove conquiste, desiderosi di appagarci con piaceri sempre più grandi.

Migliaia di anni fa, la saggezza della Kabbalah ha detto che questa ricerca del piacere è soltanto una corsa attivata dal motore che funziona dentro di noi e che non ci dà il vero appagamento. Tutto è falso; stiamo semplicemente giocando con i nostri desideri, con questi piaceri effimeri che scompaiono all’istante. Qual è il senso di tutto questo?

Nonostante questo, la gente non presta ascolto. Solamente in pochi si sono domandati qual è il significato della vita: qual è lo scopo della mia vita, di questa corsa tra la vita e la morte? Questi pochissimi uomini svilupparono sempre di più la saggezza della Kabbalah. Essi scoprirono che, infatti, questo gioco che il nostro ego, la nostra natura, gioca con noi è un gioco mortale; essi avevano scoperto che siamo finiti dentro un tritacarne che ci schiaccia, che ci spinge continuamente verso azioni inutili: piaceri che non riusciamo a rifiutare o sofferenze dalle quali proviamo a scappare.

Quindi, sotto l’influenza di queste due forze, il piacere e la sofferenza, io corro in continuazione come un insetto. Queste forze mi colpiscono, ed io scappo via per evitare i colpi. Mi mostrano il piacere, ed io mi ci tuffo. Così concludo la mia vita, riempiendo i miei giorni con questa corsa.

Osservando lo sviluppo dell’umanità, questi uomini cercavano una via d’uscita a questa corsa senza senso, fino a quando non scoprirono che tutto questo processo ha una fine. Essi si resero conto che noi viviamo in un ondeggiare senza fine tra queste due forze, il bene ed il male, tra la rincorsa eterna dei piaceri, e la fuga dalla sofferenza senza fine, cercando un modo di migliorare le nostre vite ed evitare il male. Essi videro che alla fine arriviamo al completamento di questo sviluppo.

Questo completamento si sta realizzando proprio oggi, dopo un lungo processo evolutivo dell’umanità. Noi siamo la prima generazione che, dopo un numero di reincarnazioni ed in conseguenza dello sviluppo di tutte le generazioni del passato, sta incominciando a capire cosa ci sta succedendo.

Abbiamo iniziato a renderci conto di aver raggiunto una certa situazione, e molti uomini sono ormai delusi da questa corsa. Sebbene non si rendano conto di aver passato tutta la loro vita a dare la caccia al piacere e a fuggire dalla sofferenza, si sentono frustrati e cadono in depressione. Molti uomini stanno incominciando a capire che questa è una pazzia, non la vita: arrivare in questo mondo per una specie di corsa e poi lasciarlo come se fossero entrati in un casinò, imbrogliati, e senza aver fatto niente perché costretti a scappare dalla sofferenza e ad inseguire il piacere.

Dunque, questi uomini sono arrivati a capire che, evidentemente, non è così perché niente in natura succede senza una ragione. In natura, ogni cosa è stabilita in modo preciso in base al principio di causa ed effetto e, apparentemente, questo intero processo è spinto dalla legge dello sviluppo che dovrebbe condurci ad un certo obbiettivo.

Sebbene questo processo sia molto lungo e sembri illogico, in verità, in esso si nasconde una logica interiore speciale: noi dobbiamo riconoscere il male che è innato nella nostra natura per ricavarne il bene. La possibilità di raggiungere questo bene oggi si sta manifestando, ma dobbiamo accelerare il riconoscimento del male.

Questa è la ragione per cui la scienza della Kabbalah è stata rivelata, in modo che non avanziamo come in passato per un percorso lungo e casuale, in una scelta senza fine tra il bene ed il male, affrontando ogni volta dei problemi, risolvendoli per scappare verso qualcosa di meglio; ma questa rivelazione ci serve affinché, dopo molte ricerche, dopo essere stati delusi dal precedente percorso, desideriamo vedere che cosa ci aspetta e così avanzare consciamente.

La saggezza della Kabbalah viene divulgata per uomini come questi. Il punto nel cuore si risveglia in loro e non li lascia in pace. Essi giungono in un luogo dove possono ottenere la conoscenza su come tracciare il giusto cammino per loro stessi, senza oscillazioni, ma diritti, in base alla legge della natura, diventando come il cammino stesso ed usandolo correttamente.

In sostanza, non ci viene assicurato né garantito un miracolo; conosciamo solamente la legge. Invece che raggiungere lo scopo camminando a zig zag, andiamo diritti seguendo la via di questa legge. Si tratta di un cammino più facile e più vicino, ma allo stesso tempo è anche più complesso. Infatti, dobbiamo studiare e mettere in pratica questa legge noi stessi invece che le forze della natura, che ci impastano dandoci la loro forma. Noi stessi dobbiamo prendere parte a questo processo, per ritagliarci la forma che la natura ci richiede. Se ce la faremo, prenderemo la stessa forma che dovremmo acquisire alla fine, e raggiungeremo lo scopo della creazione.

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(Dalla 1.a lezione al Congresso di Roma del 21.05.2011)

Nella morsa degli opposti

Fino ad oggi ci siamo sviluppati sotto l’influenza di due forze opposte. In questo periodo, in cui lo scontro tra queste due forze sta diventando una minaccia, il nostro impegno deve consistere nel portarle in una posizione di reciproca armonia.

Per riuscirci, dobbiamo creare una resistenza tra di loro, una certo “strumento” (R) che crei una resistenza da posizionare tra il segno più ed il segno meno. Quindi, in questo modo, otterremo una specie di “lampadina” o di “motore”. Posizionando una resistenza tra gli opposti, riceveremo una certa rivelazione, che percepiremo dentro di noi come la manifestazione del segno più e del segno meno insieme.

Come possiamo realizzare una simile “resistenza”? Dobbiamo usare entrambe le forze, la positiva e la negativa, come un solo insieme. Questa è la ragione per cui l’uomo è composto da due forze. Fino al momento in cui la forza negativa, il nostro egoismo, non si era sviluppato completamente, non potevamo procedere con questo lavoro; non percepivamo il conflitto, lo scontro.

Ma oggi, abbiamo incominciato a scoprirlo. Il nostro mondo, la nostra vita, la nostra natura sono nella morsa delle due forze, e noi non sappiamo come fare per allontanarci. L’egoismo è da una parte contrassegnato dal segno negativo, ed il potere della natura, il Creatore, è dall’altra parte contrassegnato dal segno positivo.

La forza positiva della natura dona, dà la vita, e si sviluppa, mentre la forza del nostro egoismo vuole assorbire tutto per il proprio piacere, per conquistare e distruggere. Abbiamo sotto gli occhi una quantità immensa di esempi di come agisce l’egoismo nel nostro mondo. Se non fosse per il potere della natura che ci ferma e ci impedisce di fare qualunque cosa ci piaccia, avremmo distrutto il mondo intero ancora nei giorni indietro, quando combattevamo con le pietre e i bastoni.

L’obbiettivo della forza della natura è di guidarci avanti in modo da diventare più intelligenti, più sviluppati, e più pericolosi allo stesso tempo. Il che ci riempie di paura prima di usare le nostre armi senza pensarci.
In questo modo siamo arrivati nello stato in cui ci troviamo oggi e adesso dobbiamo creare una resistenza tra queste due forze.

A dire il vero, questa resistenza è chiamata “umano” (Adamo). E diventerà la nostra proprietà che includerà entrambe le forze. Dobbiamo formarci, modellarci come plastilina, eliminare ogni materiale in eccesso, e lasciare solo la forma necessaria. Avvicineremo questa resistenza al confine tra le due forze opposte, e la saggezza della Kabbalah ci insegnerà come fare.
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(Dalla 2 lezione del Congresso di Roma del 21.05.2011)

Congresso di Madrid 3 – 4 – 5 Giugno 2011

Congresso di Madrid: Cerimonia di Apertura 03.06.01
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Congresso di Madrid: Lezione 1 (03.06.11)
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Congresso di Madrid: Lezione 2 (04.06.11)
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Congresso di Madrid: Lezione 3 (04.06.11)
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Congresso di Madrid: Yeshivat Haverim nr. 1 (04.06.11)
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Congresso di Madrid: Yeshivat Haverim nr. 2 (04.06.11)
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Congresso di Madrid: Lezione 4 (05.06.11)
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Congresso di Madrid: Yeshivat Haverim nr. 3 (05.06.11)
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Congresso di Madrid: Evento Culturale (05.06.11)
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Global Yeshivat Haverim (05.06.11)
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Il mosaico dell’universo dove manchi tu

L’obbiettivo del nostro sviluppo è di diventare uguali alla forza della natura, la sola grande forza completa che influenza tutto. Questa forza comprende tutte le forze della natura che noi scopriamo nelle nostre scienze: fisica, chimica, biologia, zoologia, botanica, geologia ed astronomia. Ognuna di essa è inclusa in questa singola legge.

Questa legge totalizzante, che noi riveliamo come una connessione benevola e reciproca, unisce tutte le parti della realtà, che sono collegate tra di loro dall’amore e dalla dazione reciproci. Tutto questo sistema è completo, analogico, ed in esso tutto, tranne gli esseri umani, esiste in completa armonia. In tutto questo sistema, come in una enorme sfera, c’è una parte chiamata “umano” o “umanità”, che è imperfetta. Questa è la parte più importante, la più sviluppata e, allo stesso tempo, la più imperfetta perché deve realizzare la sua natura consciamente.

La natura inanimata, il mondo vegetativo ed animato esistono dentro questa sfera ed obbediscono istintivamente a questa legge perché non riflettono su come dovrebbero vivere. Essi sono messi in moto dalle forze della natura che non lasciano loro alcuna scelta, nessuna libertà interiore. Le forze funzionano su di loro completamente, ed essi eseguono gli ordini della natura al 100%.

Invece gli esseri umani hanno la libertà. All’uomo viene lasciata una parte vuota dentro questa sfera, in modo che egli possa riempire questo vuoto con se stesso. Come se lavorasse un impasto d’argilla, egli deve scolpire una forma da dentro di sé, una forma che possa combaciare esattamente nel mosaico della natura, unendosi con tutte le sue parti attraverso migliaia di connessioni.

Questo mosaico non è piatto e non è nemmeno tridimensionale, ma è multi-dimensionale e multi-sfaccettato in base ai livelli psicologico, psicosomatico, spirituale e materiale; è collegato a tutte le forme della natura in una miriade di modi. Nelle nostre scienze, noi scopriamo solamente una piccola parte dell’intero sistema di leggi che ci sono in questa sfera. Ma dobbiamo arrivare a conoscere tutto.
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(Dalla 1.a lezione del Congresso di Roma del 21.05.2011)

Noi siamo cambiati

Domanda: Qual è la differenza tra la necessità di preparare la lezione prima del Congresso e ora?

Risposta: È ormai chiaro a tutti noi che siamo sotto la regola del desiderio egoistico che non ci lascerà mai a rivelare il Creatore da soli, senza l’aiuto dall’alto. Noi abbiamo rivelato la nostra impotenza un po’ di più, l’incapacità di andare avanti con le proprie forze, e, contrariamente a ciò, siamo giunti a renderci conto che c’è una Forza Superiore che può fare questo se lo vogliamo davvero.

È diventato un po’ più chiaro, ma che “un po’” davvero tanto! È una rivelazione dall’ alto. In realtà è “l’ illuminazione del giorno,” come “illuminazione della luce,” e la luce ci rende visibile l’ egoismo, qualcosa che Baal HaSulam chiamava “la rivelazione del malvagio”. Il Congresso ha fatto il suo lavoro.
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Padri e Figli: Chi manca di comprensione?

L’educazione è un tema speciale. È interessante che la gente, nel corso della storia umana, quasi non abbia pensato all’educazione. Un piccolo cresceva tra i grandi ed imparava da loro. I padri non prendevano lezioni speciali per imparare ad allevare i propri figli.

Come gli animali, noi pratichiamo l’educazione comune e naturale.

Gli asili e le scuole apparvero durante il periodo dell’industrializzazione, quando la gente cominciò a lavorare nelle fabbriche ed anche le madri dovevano iniziare a lavorare. Fino ad allora, la maggioranza dei bambini cresceva in casa in maniera naturale.

In realtà, niente è più importante dell’educazione. Non mi meraviglia che stiamo sperimentando una crisi in quest’area. La gente non ha mai pensato che sarebbe stato necessario seguire un certo sistema educativo e che la generazione che sta crescendo avrebbe richiesto un avvicinamento sensibile. Diciamo: “Chi ci insegna? Quale criterio seguire? Quale metodo? Quale programma?”. Invece di ricevere l’educazione nelle nostre scuole, noi riceviamo la conoscenza.

In generale, le scuole apparvero quando nacque la necessità di portare i contadini alle città, perché avevano bisogno che venissero insegnate loro la grammatica elementare e l’aritmetica per poter lavorare con delle macchine industriali semplici. La gente aveva bisogno che gli venisse insegnato a leggere ed a capire i manuali. Questo fu il principio dell’istituzione scolare per le masse di duecento anni fa.

Noi prevediamo l’educazione generale come la continuazione dell’antica saggezza umana. Nonostante ciò, essenzialmente, la gente cominciò ad elevarsi al di sopra del livello animato solo nel diciannovesimo e nel ventesimo secolo.

La gente non ha mai pensato seriamente ad un’educazione appropriata. Cosa dovrà essere una persona quando crescerà? La faremo diventare umana? Queste domande restano ignorate anche al giorno d’oggi. Mandiamo i bambini nelle scuole specializzate nella matematica, la fisica e l’informatica, senza pensare all’individuo che diventerà questa persona. A chi importa dell’individuo? Ciò che importa è trovare un buon lavoro nella nostra vita di “borghesi”.

Inoltre, questo sta succedendo perché l’umanità non è arrivata ad un consenso, ad un’opinione comune di ciò che significa “essere un umano”. Noi diciamo al bambino: “Sii buono con gli altri, in modo tale che traggano beneficio nel relazionarsi con te”. A questo si riduce spesso la nostra educazione.

Il problema è che la società non richiede una connessione tra le persone, ed oggi che siamo arrivati ad una crisi generale, risalta specialmente la crisi nell’educazione. È così perché la generazione giovane è composta da anime nuove con domande nuove del mondo nuovo. Li chiamano “bambini indaco”, li riempiono di Ritalin e pensano che loro non ci capiscono. In realtà siamo noi a non capirli, siamo noi quelli arretrati nella vita. Non ci hanno insegnato a capire questi bambini.

Loro chiedono uno sviluppo ad un nuovo livello. Allo stesso modo, la persona nella quale si risveglia il punto nel cuore, smette di capire le altre persone che vivono una comune vita “materiale”. Anche i nostri bambini ci guardano e non ci capiscono: “Perché vivi? Noi non vogliamo la tua vita, noi non siamo disposti a vivere come te e siamo incapaci di farlo”.

Se vogliamo trovare una connessione con loro, abbiamo bisogno di introdurre un nuovo tipo di educazione e anche se non realizziamo questo ruolo, che è lo scenario di passaggio per la prossima generazione, abbiamo ancora bisogno di completare questa tappa fino alla fine.

(40961 – Dalla 6° lezione del Congresso WE! Del 3 Aprile 2011)

Un paraurti contro i colpi della Natura

Tutta la nostra crisi attuale ha origine dal fatto che il mondo si connette in modo egoistico e che la proprietà totalizzante della natura si scontra con l’odio reciproco che c’è tra i paesi e le nazioni. Dunque, se noi ci troviamo in mezzo a tutto questo come una forza che crea un paraurti e ammorbidisce il colpo, riduciamo la crisi. E quando questi due opposti crollano, attenuati dal paraurti che assorbe l’impatto, essi non hanno più forza per colpirsi.

Questa è la ragione per cui il nostro posto è di tutto rispetto e si trova proprio nella linea di mezzo tra le forze positive e negative della natura. Essendo nel mezzo, dobbiamo connetterci a tutta la forza negativa dell’umanità e legarla alla natura positiva del sistema della creazione. Il nostro gruppo mondiale è proprio questo paraurti, cioè la forza che unisce.

La gente parla di una imminente fine del mondo, ma noi dobbiamo portare a termine il nostro compito. Da una parte, dobbiamo stabilire una connessione con la natura, l’intero sistema della creazione, attraverso l’ unione tra di noi. Dall’altra parte, dobbiamo andare in giro per il mondo per divulgare la saggezza della Kabbalah a tutti. Dobbiamo collegare queste due parti.

Il nostro gruppo è nel mezzo; il resto dell’umanità è alla nostra sinistra, e la natura, che è in equilibrio, è alla nostra destra. Dunque, da una parte, dobbiamo unirci insieme, e questo ci connetterà alla natura, al sistema della creazione. Dall’altra parte, dobbiamo divulgare la Kabbalah nel mondo.

Questo è ciò a cui siamo stati predestinati, e senza di questo, il mondo non raggiungerà la correzione. Le forze perfette della natura non riusciranno ad arrivare in questo “mondo opposto”, al mondo dell’umanità non corretta, se non riusciamo a stare in mezzo a loro come dei paraurti.

La parte che usiamo per unirci tra di noi e che vuole connetterci alla perfezione della natura è chiamata Galgalta ve Eynaim (GE), GAR de Binà. La parte che usiamo per connetterci con tutta l’umanità è chiamata AHP, ZAT de Binà. Dunque, siamo noi che ci uniamo con ogni cosa in un solo sistema e diamo vita ad ogni cosa.

Le parti della natura che sono in equilibrio sono Keter e Hochma. Noi siamo nel mezzo, nel mezzo di un terzo delle Tifferet. AHP, Netzah, Hod, Yesod, e Malchut sono al di sotto di noi. Solamente noi, la parte di mezzo delle Tifferet, abbiamo libertà di scelta. In questo modo, colleghiamo tutte le parti della creazione nelle dieci Sefirot.

Dunque, tutto dipende da noi. Non è necessario aspettare fino a quando il mondo sentirà e comprenderà quello che sentiamo e comprendiamo noi.

Attraverso l’amore, dobbiamo aiutarlo a rendersene conto il più possibile. Ed il nostro aiuto non deve riguardare solamente un’ampia divulgazione attraverso i mezzi di comunicazione, ma attraverso la nostra sempre più profonda comprensione dei sistemi interiori del mondo e della connessione tra tutte le anime. Non dipende dai presidenti o dai primi ministri, ma solamente da noi.
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(Dalla 1.a lezione al Congresso di Roma del 21.05.2011)

Quando finalmente si apre il cancello delle lacrime

Domanda: Quali forze impediscono alla mia preghiera di innalzarsi al Cancello delle Lacrime?

Risposta: Prima di tutto non abbiamo nessun altro posto dove recarci se non alla forza collettiva del gruppo, dato che è lì dove si trova il Creatore. Il “Cancello delle Lacrime” significa che rompiamo il nostro egoismo e ci uniamo come uno.

Questo stato è chiamato il “Cancello delle Lacrime” perché quando arriviamo lì non sentiamo né desiderio né forza né abilità per unirci. Ed è allora quando (se abbiamo raggiunto tale stato) riceviamo il potere di chiedere e piangere poiché siamo unificati in un vaso con un desiderio. La nostra debolezza e disperazione porta a un urlo chiamato “lacrime”, e allora, il “Cancello” finalmente si apre.

Questo succede unicamente quando è stata raggiunta l’unità, e l’unificazione inizia al centro del gruppo. Quindi, non importa dove ti trovi, se a Detroit o in qualsiasi altro luogo. Lo stato quando desideri legarti agli altri per amare senza poterlo fare si chiama il “Cancello delle Lacrime”.
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(Dalla lezione n.8 della Convenzione WE del 04/03/2011)