Cosa c’è scritto nei libri kabbalistici

Domanda: Perché non viene affermato in modo chiaro e categorico che il nostro unico obbligo, in quanto esseri creati, è quello di raggiungere la connessione completa attraverso il principio “Ama il tuo prossimo come te stesso”?

Risposta: Tutti i libri kabbalistici parlano o dello sviluppo dei mondi, dei Partzufim, e delle Sefirot dall’alto verso il basso, oppure della correzione individuale di una persona dal basso verso l’alto, in cui si deve arrivare a odiare il proprio desiderio di ricevere per sé stessi, aspirare alla dazione, rendersi conto che è impossibile raggiungere la dazione da soli, e poi rivolgersi al Creatore affinché Egli ci aiuti a elevarci al di sopra della ricezione per raggiungere la dazione e così facendo trovare il proprio scopo, la propria missione e il proprio appagamento nel dare a Lui.

Questo è descritto in modo molto dettagliato. Ciò che non viene tuttavia precisato è che questa correzione si compie attraverso la connessione all’interno del gruppo, attraverso il lavoro nel gruppo, la dazione al prossimo e la sensazione di avere sostegno e garanzia reciproca. Nella Torah vi sono solo accenni isolati a questo proposito: «Ama il tuo prossimo come te stesso». Ma in che modo ciò è collegato all’amore per il Creatore? «Non fare ad altri ciò che è odioso per te». Perché esistiamo in un mondo così vasto invece di sentirci semplicemente collegati direttamente al Creatore? Perché abbiamo bisogno di tutto questo mondo?

Tutto ciò non è chiarito nei libri; vale a dire, non viene chiarito il nesso tra l’opera di una persona in relazione al Creatore e il suo operato all’interno del gruppo. È scritto: «Dall’amore per gli esseri creati all’amore per il Creatore», ma ciò non è affermato in modo sufficientemente chiaro e categorico affinché tutti, religiosi e laici, possano comprendere che il problema risiede proprio nel «Ama il tuo prossimo».

Oggi ci troviamo di fronte alla necessità di risolvere proprio questo problema verso cui la crisi globale ci sta spingendo. Si tratta di una crisi sociale e non economica, una crisi derivante dal fatto che viviamo tutti in una società egoista che sta divorando se stessa. La sua soluzione è possibile solo se comprendiamo che siamo obbligati a raggiungere l’unità. Tuttavia, non saremo in grado di raggiungere l’unità a meno che non scopriamo che esiste una sola forza in grado di aiutarci a farlo.

Qui ci troviamo tra la vita e la morte. Avremo bisogno del Creatore per essere salvati dalla morte. È proprio così che Egli si rivela. Pertanto, il nostro tempo è veramente il tempo della venuta del Messia (Mashiach), ovvero la rivelazione del Creatore agli esseri creati, affinché, da un lato, possiamo essere salvati dalla morte, ma in verità, affinché possiamo raggiungere un mondo pieno di bontà e benevolenza, un mondo che esiste interamente nel dono dall’alto, nella rivelazione del Creatore all’unico essere creato in cui tutti si uniscono. Allora il Creatore si rivela a loro.

Pertanto, ciò che è particolarmente importante è proprio questo legame tra lo stato attuale del mondo e l’urgente necessità che il Creatore si riveli nel rapporto che ci unisce.
Sebbene le fonti della Kabbalah non lo descrivano in modo esplicito (offrendo solo riferimenti sparsi), dobbiamo produrre articoli e materiali esplicativi e descrivere il processo di transizione dall’“io” al gruppo, dal gruppo al mondo e dal mondo alla spiritualità, al Creatore e alla forza della dazione, che collegherà ogni cosa e riempirà l’intera realtà, tutti gli esseri creati e l’intero immenso desiderio.

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