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Ogni persona è davvero unica?

In effetti, ogni persona è assolutamente unica, con un ruolo nella creazione che nessun altro può ricoprire. È così che dobbiamo vedere noi stessi e gli altri.

Quando capiamo questo, comprendiamo che non abbiamo alcun diritto di togliere la vita a un’altra persona, né alcun diritto di forzarla o spezzarla.

Il nostro rapporto con gli altri, quando comprendiamo che ogni persona è insostituibile, deve essere costruito sul presupposto che in ogni momento ci troviamo in circostanze eccezionali e dobbiamo reagire secondo leggi di interazione equilibrata, in armonia con il mondo che ci circonda.

Anche in guerra, soprattutto in guerra, questa comprensione diventa più acuta. La tragedia di innumerevoli vittime risveglia in noi la consapevolezza di quanto preziosa e irripetibile sia ogni vita.

Ogni persona in condizioni così estreme giunge a questa consapevolezza? No, non tutti. Ma se pensiamo alla nostra autentica consapevolezza nel mondo, giungiamo alla conclusione che ogni vita umana è unica, inimitabile e inestimabile.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 7 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La Torre di Babele è una narrazione letterale o simbolica?

La Torre di Babele è un esempio dell’ego umano che cresce a tal punto da tapparci le orecchie, rendendoci incapaci di comprenderci a vicenda. Proprio come accade in quel racconto, una situazione del genere può ancora una volta portare il mondo sull’orlo della guerra. “Metà del mondo là cadde di spada”, afferma il Midrash. Con tutte le armi potenti e sofisticate che abbiamo sviluppato da allora, chissà cosa potrebbe accadere oggi. Ciò che può salvarci da noi stessi è la saggezza della connessione, radicata nel cuore del popolo d’Israele.

Nel puzzle dell’umanità, ogni persona e nazione ha il proprio ruolo. Il popolo di Israele, fin dal momento della sua formazione, porta con sé un metodo per vivere in connessione, al di sopra delle differenze e del rifiuto che emerge tra le persone. Abbiamo compreso questo metodo ai piedi del Monte Sinai, è l’essenza profonda della Torah. La parola ebraica per “monte” (” Har “) significa pensieri (” Hirhurim “) e “Sinai” deriva dalla parola per odio (” Sinah “). “Torah” si collega a due parole, ” Ohr ” (luce) e ” Hora’ah ” (istruzione), ovvero contiene istruzioni provenienti dalla luce, la forza superiore dell’amore, del dono e della connessione, un metodo per elevarsi al di sopra delle differenze e delle divisioni e per ricoprire tali caratteristiche con l’amore.

“Ricevete la Torah”, ci è stato detto, “o questa sarà la vostra sepoltura”. In altre parole, o imparate a connettervi positivamente, attingendo la forza dell’amore e della dazione nelle vostre relazioni, o il vostro ego vi seppellirà. I nostri antenati concordarono di connettersi “come un solo uomo con un solo cuore”, per essere garanti l’uno dell’altro, di conseguenza ricevettero un metodo di connessione che avrebbero dovuto mettere in pratica nelle situazioni che si sarebbero poi rivelate.

Tra queste situazioni c’è quella attuale, in cui vediamo l’umanità avvicinarsi a un punto cruciale e decisivo: o impariamo a connetterci positivamente o affonderemo tutti insieme. Pertanto, la nostra era odierna è matura per l’estensione del metodo di connessione con l’umanità. Man mano che l’umanità diventa sempre più connessa superficialmente, attraverso mezzi tecnologici ed economici, senza migliorare il proprio atteggiamento interiore verso tale connessione, diventa sempre più urgente la nostra connessione interiore positiva con gli altri, soprattutto a causa di tutte le armi sempre più avanzate che sviluppiamo continuamente.

Quando l’odio infondato si impadronì di noi, arrivò la rovina. La Terra d’Israele ci sputò fuori e andammo in esilio tra le nazioni del mondo. Duemila anni dopo, siamo stati riportati qui, nella Terra d’Israele, affinché potessimo costruire una società modello che illuminasse il mondo.

Pertanto, finché non forniremo un esempio di come vivere in una connessione armoniosa, con l’amore al di sopra di ogni disaccordo e del profondo rifiuto che proviamo l’uno dall’altro, non ci sarà permesso di vivere tranquillamente qui. Il mondo si solleverà contro di noi con sempre maggiore ferocia, desiderando cancellarci dalla mappa. Se riconosciamo il nostro ruolo originale e utilizziamo il metodo di connessione da tempo scomparso, allora possiamo guidare l’umanità a esistere come un tutto unico, come un’unica famiglia, come organi di un unico corpo. È qui che le forze evolutive stanno spingendo, come la realtà interconnessa dimostra giorno dopo giorno.

La saggezza della Kabbalah, che è l’essenza profonda della Torah, descrive questo processo in dettaglio. È stata nascosta per generazioni, tramandata tra pochi individui eletti, ma oggi si sta aprendo a tutti, invitando letteralmente chiunque senta il desiderio di usarla, cioè di scoprire il significato della vita e un rimedio alle forze egoistiche che ci logorano la vita.

Il primo a scoprire pubblicamente la saggezza della Kabbalah fu Abramo, un saggio ricercatore babilonese che cercò di comprendere cosa stesse accadendo agli esseri umani. Nella sua epoca, l’ego subì un’impennata significativa, come suggerisce la storia della Torre di Babele. Gli uomini volevano elevarsi al cielo, per governare tutto il creato.

Quando tra loro sorsero attriti, incomprensioni e rumori di guerra, Abramo cercò di spiegare che questo era un percorso di sviluppo sbagliato. La natura è un meccanismo integrale e unificato, e anche noi dobbiamo imparare a vivere in integrazione, unità e complementarietà. La maggior parte delle persone ignorò Abramo e il suo insegnamento, ma c’era chi percepiva la verità nelle sue parole. Abramo insegnò loro un metodo per elevarsi al di sopra della natura egoistica umana, per costruire se stessi come un unico sistema unificato e, attraverso tale connessione, scoprire la sola, unica e unificata forza della natura.

La sua comunità di studenti contava migliaia di persone, che erano chiamate “il popolo della casa di Abramo”. Da loro si formò in seguito il popolo di Israele, come descrive Maimonide nel  Sefer HaMada  ( Il Libro della Conoscenza ). Pertanto, siamo una nazione diversa dalle altre. Non possediamo radici biologiche, ma condividiamo un fondamento ideologico comune. Inizialmente, eravamo un gruppo di stranieri provenienti da varie nazioni e tribù che vivevano in Mesopotamia, la culla dell’umanità a quei tempi. Ci siamo riuniti come gruppo ideologico, con lo scopo di vivere secondo il principio “ama il prossimo tuo come te stesso”, per connetterci all’unica forza della natura, la cui qualità è amore assoluto e dazione.

Nei nostri tempi attuali, il cerchio si sta avvicinando alla sua conclusione. L’umanità si ritrova di nuovo come confinata in un unico luogo. L’ego dell’umanità è alle stelle, impedendoci di connetterci positivamente gli uni con gli altri, cioè di “comprenderci a vicenda”. L’unica forza che può impedire la distruzione di questo pianeta è proprio quella forza nascosta della natura. A livello inanimato, vegetale e animato della natura, questa forza opera automaticamente, bilanciando più e meno, caldo e freddo, ecc. in modo istintivo e naturale. Tuttavia, nella società umana, deve essere risvegliata attraverso l’azione, l’esame, la consapevolezza e il riconoscimento. Questo è ciò che differenzia gli umani dagli animali.

Il metodo per farlo è descritto dettagliatamente nella saggezza della connessione, ovvero la saggezza della Kabbalah, ed è giunto il momento di metterla in pratica. Israele, un Paese che viene esaminato in ogni momento con un pettine a denti fini, è il posto che deve fornire l’esempio di vita in piena integrazione, in connessione al di sopra dell’ego massiccio, nella forza dell’amore. Da qui si diffonderà rapidamente e aiuterà l’umanità a elevarsi al suo prossimo livello di esistenza, un mondo in cui vivremo nel reciproco sostegno, incoraggiamento, considerazione e amore: un mondo superiore, illuminato e meraviglioso, al di là dei nostri attuali ristretti limiti di percezione.

Quindi, c’è speranza, lavoro e un metodo. Che tutti possiamo avere successo.

Basato su “New Life 85 – A Talk On Emergency Situations, Part 2” con il Kabbalista Dr. Michael Laitman.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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È difficile staccarsi dai ricordi del passato, soprattutto da quelli brutti? Perché?

Dobbiamo imparare a rapportarci al passato come a qualcosa che non ci appartiene più. Non è una forza con cui dobbiamo combattere, ma semplicemente dobbiamo tagliarla fuori, lasciarla svanire come una foschia passeggera. È una convinzione interiore, una silenziosa determinazione: non abbiamo alcun legame con il passato.

In breve, ciò che era… era. È già scomparso. Non esiste più.

Da questo momento in poi, tutto il nostro lavoro consiste nel padroneggiare il presente: rimanere saldamente nel momento in cui ci troviamo ora, non in ciò che è stato ieri. Il presente è dove la vita scorre, dove il cambiamento è possibile, dove la forza superiore della natura ci incontra.

Quando viviamo pienamente nel presente, il passato si dissolve da solo.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 19 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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La psicologia in un vicolo cieco

Domanda: Perché Baal HaSulam aveva un rispetto speciale per la psicologia materialistica?

Risposta: Perché a livello del nostro mondo essa spiega tutto correttamente, solo che, insieme al resto dei problemi del nostro mondo, arriva in un vicolo cieco.

Cosa possiamo fare nel mondo con la nostra attuale psicologia? Studiamo l’essere umano con tutti i mezzi possibili, siamo pronti a investire miliardi di risorse e sforzi, e, comunque, non otteniamo alcunché,  perché non ci immaginiamo il mondo interiore di una persona.

La psicologia è come uno strumento che mi permette di aprire una persona, guardarla dentro, scavare, come in un computer o in un motore, e scoprire come funziona, come posso correggerla, modificarla, adattarla a me stesso, capire quali sono i suoi problemi, e così via.

Ma in realtà, la psicologia non mi aiuta in questo. È come cercare di usare un cacciavite e un martello per entrare in un meccanismo moderno composto da ogni sorta di circuiti elettronici per capirne il funzionamento. È impossibile lavorare in questo modo.

Tuttavia, non possiamo agire diversamente perché il nostro egoismo, attraverso cui osserviamo una persona e la studiamo, è molto unilaterale e meschino. Non ci permette di comprendere le loro motivazioni, risorse, cause e problemi. Vediamo che la psicologia non è adatta ai bambini, agli adulti, alle coppie sposate, a nessuno. Non comprendiamo le persone e non riusciamo a capirle.

Questo è il problema principale della nostra società: non sappiamo di cosa abbiamo bisogno.

Naturalmente, la Kabbalah sostituisce completamente la psicologia. La utilizza dove possibile e poi la sviluppa ulteriormente, dato che la psicologia non può svilupparsi da sola. Pertanto accogliamo la psicologia materialistica, ma da lì dobbiamo già avanzare verso il l’area della Kabbalah.

Commento: A proposito, molte persone che hanno studiato psicologia o continuano a studiarla sono interessate alla Kabbalah.

La mia risposta: Naturalmente, sono sicuro che in futuro tutti gli psicologi e i filosofi arriveranno allo studio della Kabbalah perché qui troveranno risposte a domande a cui la psicologia non può rispondere.

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Da “Fondamenti della Kabbalah” di KabTV, * 13/12/18

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Perché le cose peggiorano notevolmente prima di una svolta nella vita?

Quando ci troviamo di fronte a qualcosa di assoluto, a un destino che non possiamo modificare, a una situazione da cui non possiamo sfuggire, scopriamo improvvisamente il posto in cui il cambiamento è possibile.

Quel posto è dentro di noi.

Da quel momento in poi, intraprendiamo un viaggio interiore per cambiare noi stessi da un momento all’altro, passo dopo passo e respiro dopo respiro. È così che possiamo realizzare la miglior vita possibile in questo mondo.

Dovremmo quindi accogliere con favore i vicoli ciechi. Come potrebbe essere altrimenti? I vicoli ciechi sono punti di svolta, il meccanismo stesso attraverso il quale prendiamo forma come esseri umani.

È una dinamica simile a quella di una macchinina che urta un muro, gira, urta di nuovo e gira ancora finché non trova finalmente una strada libera. Quando ci imbattiamo in situazioni senza speranza, esse ci costringono a ricalibrarci e a cambiare direzione.

Passando da un vicolo cieco all’altro, troveremo davvero una via d’uscita. Tutto è programmato dall’alto. Ogni vicolo cieco è un’istruzione precisa: “Gira qui”.

Pertanto dovremmo elogiare i vicoli ciechi, poiché sono una forza che ci costruisce.

Inoltre, non potremo mai raggiungere la decisione giusta che dobbiamo prendere come umanità senza trovarci in un vicolo cieco. Qual è questa decisione? È quella di annullare noi stessi.

Cosa significa annullarsi? Significa che l’individuo non decide l’obiettivo, non definisce il percorso, non si pone al centro e non impone le proprie idee agli altri.

Al contrario, annulliamo noi stessi di fronte agli altri affinché  possano  raggiungere il loro obiettivo. Se perseguiamo qualsiasi altra cosa, ci poniamo di ostacolo. Se annulliamo noi stessi, li aiutiamo ad avanzare. In uno stato ideale, tutti fanno questo per gli altri. Ognuno di noi aiuta gli altri a raggiungere il proprio obiettivo e questo crea un sistema perfetto e completo.

Cosa succede allora al mio “io”? Questa è la parte più bella. Quando annulliamo il nostro “io” egoistico, scopriamo il nostro vero “io”,  il sé collettivo, comune, l’anima unificata, all’interno della quale scopriamo la forza superiore, il Creatore.

È qui che conduce il cammino. Attraverso vicoli ciechi, separazioni e situazioni senza speranza, giungiamo alla rivelazione dell’unica forza d’amore e di dazione che guida ogni cosa. Ecco perché ogni vicolo cieco non è la fine, ma l’inizio del nostro vero sé.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 15 ottobre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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Sei esempi di antica saggezza cinese e perché sono rilevanti oggi

Uno dei miei studenti mi ha portato vari detti e proverbi dell’antica saggezza cinese, desiderando ricevere una risposta dal punto di vista della saggezza della Kabbalah. Ecco alcuni esempi:

“Guarda sempre il lato positivo delle cose. E se non ce n’è, lucida quelle oscure finché non brillano.”

La luce superiore, una qualità suprema e costante di amore e dazione, è dietro ogni cosa nel mondo. Dove sembra esserci oscurità, dobbiamo “lucidarci” finché quel fenomeno non inizia a brillare. Questo perché la luce superiore è presente in ogni fenomeno.

“Lucidare noi stessi” significa quindi vedere che non esiste oscurità, ma solo luce. Se eliminiamo la nostra qualità egoistica che agisce in contrasto con la luce superiore, in una direzione di auto-accoglienza, allora vedremo che il mondo che ci circonda è costituito esclusivamente da semplice luce superiore.

“Il trucco della vita è morire giovani, ma il più tardi possibile.”

Esatto, perché essere giovani significa sempre guardare avanti. La giovinezza non è questione di anni. Possiamo vivere 200 anni e rimanere giovani, oppure essere vecchi e decrepiti già a 20 anni.

Dipende da ciò a cui aspiriamo. Se desideriamo ardentemente raggiungere il senso della vita, allora siamo sempre giovani. Questo è di fondamentale importanza. Dipende dalla persona, dalla società che ci circonda, dall’ambiente in cui viviamo. Tuttavia, non dovremmo mai lasciarci inaridire.

Il mio maestro, il Kabbalista Baruch Shalom HaLevi Ashlag (RABASH), era soprannominato “Il Corridore”. Nonostante ci fossero quarant’anni di differenza, lui era nato nel 1906 e io nel 1946, al suo confronto sembravo molto vecchio. Era incredibilmente forte, potente, energico e costantemente in movimento, motivo per cui in realtà era sempre molto giovane.

“La tentazione di arrendersi sarà particolarmente forte proprio prima della vittoria.”

In effetti, è sempre così. Quando stiamo per raggiungere un certo obiettivo, stranamente, emerge in noi la debolezza. Iniziamo a chiederci perché ci stiamo impegnando così tanto e a cosa serva tutto questo, e iniziamo a sentirci stanchi e a non vedere il valore di ciò per cui ci siamo impegnati tanto.

In quel momento, dobbiamo comprendere che il nostro desiderio di conseguire l’obiettivo sta subendo una prova. Di conseguenza, per raggiungerlo, dobbiamo aggiungere qualcosa di nuovo, un’aspirazione ancora più grande, ovvero infondere più grinta, passione e importanza ad esso. Così facendo, finiremo per ottenerlo.

È come se fossimo vicini a raggiungerlo nella pratica, ma davanti a noi appare una montagna illusoria. Ecco perché dobbiamo aumentare l’importanza dell’obiettivo nel momento presente, scalare e riprendere la carica sulla cima di quella montagna.

Come è possibile una tale spinta quando sentiamo di voler gettare la spugna? È possibile mobilitando la forza interiore e aumentando l’importanza dell’obiettivo.

Nella nostra logica, potrebbe sembrare che dovremmo acquisire sempre più forza man mano che ci avviciniamo all’obiettivo. Ma non è così. Se pensiamo ai corridori, nell’ultima fase di una gara, le loro forze sembrano svanire, è allora che hanno bisogno di attivare una nuova riserva, una seconda energia. Possiamo imparare a farlo, il principio di questo apprendimento è l’analisi approfondita di ciò che desideriamo veramente. Se superiamo questo ostacolo, allora abbiamo successo.

“Non esiste un amico senza difetti. Se cerchi difetti, finirai per non avere un amico.”

Esatto. Dobbiamo capirlo e amare un amico con i suoi difetti. Anche se questi difetti sono nel nostro amico, in realtà sono nostri.

Quando guardiamo un amico, in realtà stiamo guardando noi stessi. Pertanto, dobbiamo capire che i difetti che vediamo in lui sono dentro di noi.

Tuttavia, come vediamo nella vita, facciamo esattamente il contrario. Generalmente critichiamo il mondo che ci circonda. Ma in realtà, dovremmo percepire tutto dentro di noi. È un duro lavoro interiore, ma ci porta a un’immagine molto più accurata della realtà.

Oggi, inoltre, c’è un fenomeno sempre più noto: molte aziende create da amici finiscono per fallire e coloro che hanno iniziato l’attività come amici finiscono per odiarsi a vicenda. Ciò è dovuto alla mancanza di informazione su questo argomento, che è il vero problema. All’umanità non viene insegnato come interagire in modo ottimale con gli altri,  senza tale apprendimento non possiamo fare nulla per risolvere queste situazioni.

Per natura, siamo egoisti e continuiamo a essere educati come tali di generazione in generazione. Più egoismo abbiamo, più presumibilmente abbiamo possibilità di avere successo sugli altri. Ma ciò che non riusciamo a capire è che il vero successo significa essere in rapporti positivi, armoniosi, pacifici e felici con gli altri.

La nostra epoca è indicativa di uno stato in cui l’egoismo umano sta bruciando il mondo. Non può più progredire egoisticamente. I nostri grandi sogni di successo individualistico nella competizione con gli altri stanno svanendo.

Quanto più sentiamo che ci stiamo dirigendo verso un vicolo cieco, tanto più inizieremo ad apprezzare la nostra connessione reciproca. All’interno di questa connessione scopriremo il nostro scopo più grande, dimensioni superiori e un mondo completamente diverso.

Per preservare le amicizie e non cadere vittime di rotture egoistiche, dobbiamo capire che il male che vediamo negli altri è dentro di noi. Non c’è nulla di male intorno a noi, solo il nostro egoismo. Dovremmo quindi sforzarci di correggerci fino a testimoniare un mondo meraviglioso in tutto ciò che ci circonda. Ci troveremo allora nel mondo spirituale, nientemeno che in paradiso. Trasformando l’inferno dentro di noi in paradiso, vedremo che tu sei in paradiso.

Tuttavia, se non riusciamo a cambiare l’inferno dentro di noi, allora sembrerà di essere all’inferno. Se vediamo l’inferno negli altri, in realtà è dentro di noi. Cambiando noi stessi, scopriremo di vivere in un mondo meraviglioso.

“Quando parlano delle mie virtù, mi derubano. Quando parlano dei miei difetti, mi insegnano.”

In effetti, è vero. Nella Kabbalah si dice che un amico è qualcuno attraverso il quale scopriamo i nostri difetti. In questo modo, ci aiuta a progredire. Chi ci loda non ci aiuta affatto. Indebolisce il nostro cammino, riempiendoci di un inutile senso di superiorità, perfezione e ostentazione di grandezza.

È tra coloro di fronte ai quali percepiamo le nostre qualità negative che ci sviluppiamo veramente. Un amico non è quindi qualcuno con cui ci sentiamo a nostro agio, ma al contrario, un amico è qualcuno che sembra allontanarci e per avvicinarci al quale sentiamo il bisogno di fare uno sforzo. Coloro che ci spingono a elevarci al di sopra di noi stessi sono i nostri veri amici.

“Un filo rosso invisibile collega coloro che sono destinati a incontrarsi, indipendentemente dal tempo, dal luogo o dalle circostanze. Il filo può allungarsi o aggrovigliarsi, ma non si spezzerà mai.”

Esatto. Perché, fin dall’inizio, siamo tutti connessi. Ognuno esiste già nel proprio stato. Se, come risultato della correzione dell’anima comune, dobbiamo in qualche modo incontrarci, ciò è già predeterminato dai nostri geni spirituali.

Non c’è quindi nulla di casuale nei nostri incontri o separazioni. Soprattutto, in ogni fase del nostro sviluppo, quando incontriamo gli altri, dovremmo essere il più gentili, amichevoli e accoglienti possibile. In questo modo non commetteremo mai errori e procederemo sempre nella direzione della correzione della nostra anima.

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Quali strategie possiamo adottare per affrontare con maggiore facilità gli alti e bassi del nostro percorso?

Dobbiamo percepire i colpi di scena della vita con un certo livello di entusiasmo, come in un gioco.

Simile a quando giochiamo a scacchi: il nostro avversario fa una mossa sulla scacchiera e noi iniziamo a vedere la nostra mossa successiva. Dovremmo rallegrarci di avere una connessione con un tale “giocatore”. Desideriamo, attraverso questa connessione con questo giocatore, scoprire il Creatore, la forza superiore di amore e dazione che è alla base di tutto questo gioco.

Allora, ogni nostra risposta, ogni nostro pensiero, ogni nostra decisione, ogni nostro cambiamento interiore, diventa parte dell’avventura. Questo lavoro interiore è il nostro vero viaggio.

Anche se non sentiamo ancora che dietro queste svolte del destino c’è il Creatore, il desiderio di percepirLo, di comprenderLo attraverso questi movimenti, ci conduce già sulla via più efficace e ottimale.

Questo è esattamente ciò che desideriamo raggiungere: scoprire che dietro ogni mossa della nostra vita c’è Colui che gioca con noi, amorevolmente, saggiamente e con l’unico scopo di avvicinarci a Lui.

Basato sul programma “News with Dr. Michael Laitman” di KabTV con il Kabbalista Dr. Michael Laitman del 7 novembre 2025.

Scritto/curato dagli studenti del Kabbalista Dr. Michael Laitman.

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