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Spingere verso la rivelazione dello scopo della creazione

Domanda: Il significato della vita, dal punto di vista della Kabbalah, è la rivelazione del Creatore all’interno di una persona proprio quando essa esiste in questo mondo, in questo corpo, cioè quando conduce una normale vita umana?

Risposta:

Domanda: Questo viene sentito come un grande piacere? Dopotutto, è scritto in tutte le fonti kabbalistiche che lo scopo della creazione è di portare piacere agli esseri creati.

Risposta: Si, ma portare piacere attraverso cosa? Attraverso la rivelazione del Creatore.

Domanda: Quindi, significa che il Creatore, la natura, inizialmente ci sviluppa in modo da portarci dai piaceri di base superficiali ai piaceri sociali?

Risposta: Tuttavia, muovendosi dai piccoli piaceri ai più grandi, una persona attraversa la sofferenza.

Domanda: E’ la sofferenza che diventa una spinta verso la rivelazione dello scopo della creazione?

Risposta: Sì. Il sentimento di mancanza che ha…il bisogno di rivelare di più, di capire di più e di sentire di più, la spinge in avanti.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 14/01/2019

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La Kabbalah non funziona con i numeri

Commento: La Kabbalah, di regola, parla di una sorta di condizione qualitativa. Per esempio gli storici scrivono che tre milioni di persone lasciarono l’Egitto, di queste, 600.000 erano uomini ed il resto erano donne e bambini. Ma la Kabbalah non funziona affatto con i numeri. La Gematria è una quantità qualitativa.

È possibile che non fossero tre milioni le persone che lasciarono l’Egitto, in quanto questo dato rappresenta una certa quantità qualitativa.

La mia risposta: Esiste un certo schema in cui i potenziali stati delle forze spirituali, descritti nelle fonti primarie, devono materializzarsi almeno una volta.

Gli storici e gli archeologi lo cercano attraverso le loro fonti, misurandolo con i loro standard, lo pesano in grammi e chilogrammi, lo trasformano in chilometri e quindi lo fanno in modo leggermente diverso.

Domanda: Come dovremmo usare questo tipo di informazione? Supponiamo che io abbia letto che diverse migliaia di anni fa ci fu un esodo dall’Egitto. Ma non sono uno storico e questa notizia non mi interessa. Come posso utilizzarla per il mio bene?

Risposta: Abbiamo parlato della salita al di sopra dell’egoismo, che fu intrapresa da un gruppo di persone che lottò per questo. Nel nostro tempo, come anche in quei giorni, questo si realizza con le stesse azioni, gli stessi sforzi e attraverso l’unione tra le persone, chiamata garanzia reciproca.

Non fa differenza; che tu sia esistito 3.000 anni fa e quindi sia sorto dall’egoismo, ossia “uscito dall’Egitto”, o che tu lo faccia oggi con un gruppo di persone, nella decina, qui o dall’altra parte del mondo. Dopo tutto, abbiamo molti gruppi che lavorano in differenti paesi e parlano lingue diverse.
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Dalla trasmissione di KabTV “Un’analisi sistematica dello sviluppo del popolo di Israele”, 24/03/2019

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La discesa è una spinta per avanzare

Domanda: Lei ci hai detto che se uno avanza da solo, può evitare le discese. Che cosa significa avanzare da soli?

Risposta: Se ritieni che ogni riempimento sia insufficiente e cerchi immediatamente una nuova fonte di soddisfazione, sentirai il vecchio riempimento come una mancanza, come una specie di discesa.

Supponiamo che io voglia acquisire alcune grandi conoscenze. Salgo continuamente, sforzandomi costantemente per questo, ma non le raggiungo. Quindi, ho bisogno di realizzare quel grande livello prezioso che voglio raggiungere per me stesso.

E poi considererò tutti i gradi intermedi, anche se percepisco qualcosa in essi, incompleti, perché questa realizzazione non mi riempirà ma mi incoraggerà solo ad andare avanti.

Domanda: Ci sono discese dalle quali è impossibile risalire?

Risposta: No. Il Creatore non si comporta così. Al contrario, aiuta ogni persona a risollevarsi.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 27/03/2019

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Il virus non distingue tra nazionalità e colore della pelle

Il Coronavirus opera senza riconoscere confini e differenze sociali. Non distingue nazionalità o colore della pelle: nero, bianco, giallo, rosso. Il sistema umano nei confronti della natura è come fratelli, diversi l’uno dall’altro, in relazione alla propria madre. La madre ama tutti.

Noi non lo vediamo con i nostri occhi egoistici e dobbiamo correggere la nostra visione. La correzione sta nel cambiare completamente la natura della connessione tra le persone in aiuto reciproco integrale. Se ciò non accade, ci aspetta una serie di continui colpi della natura, che tuttavia ci costringeranno a trarre le giuste conclusioni.
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Dalla conversazione con David Blumenfeld, 25/03/2020

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Perché vediamo un mondo distorto?

Domanda: Ho sentito dire che una persona percepisce la realtà e il mondo come una vera distorsione. È vero?

Risposta: Sì, certo. Noi percepiamo tutto solo nei nostri organi sensoriali e poiché sono distorti, non corretti e frammentati allora, naturalmente, anche il mondo appare così.

Il fatto è che il mondo che ci circonda è perfetto, ma noi non lo percepiamo come perfetto perché lo sentiamo nei nostri organi sensoriali in frantumi e difettosi. Quindi non possiamo dire nulla del mondo stesso, ma solo del modo in cui lo percepiamo.

Il nostro metodo consiste nel correggere la nostra percezione. Quindi vedrò il mondo come perfetto nella misura in cui mi correggerò. Non serve altro. Non ho bisogno di correggere il mondo. Al contrario, nella Kabbalah, è considerata una mossa completamente sbagliata. Guarda, attraverso la storia dell’umanità, come sono esistite le persone in passato, e come invece, attualmente, cercano la correzione del mondo.

Tuttavia, se ci avvicinassimo al mondo come ci viene consigliato dalla saggezza della Kabbalah, correggendoci, vedremmo che, apparentemente, il mondo che ci circonda è ideale, perfetto, infinito ed eterno. Non c’è altro da fare se non correggere noi stessi.

Pertanto, l’intera saggezza si basa sul dare alla persona i consigli su come correggersi. Come rendersi corretti, integri. Altrimenti affonderemo in problemi ancora più grandi e in una percezione errata del mondo.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti di base della saggezza della Kabbalah”, 15/09/2019

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In tempi di problemi su scala globale

Domanda: Il virus influenza solo il livello animato, il nostro corpo biologico, per poter cambiare il nostro atteggiamento a livello “umano”, cioè a livello spirituale, psicologico?

Risposta: Sì. Il fatto è che la più alta connessione tra le persone è emotiva: le loro relazioni reciproche e le intenzioni di una persona con un’altra.

Se queste intenzioni sono buone, mirate alla connessione, la natura si sposta al suo stato integrale assoluto e poi, naturalmente, tutto va bene. Le persone vedono solo l’assistenza della natura, per quanto le loro azioni sono buone.

Tuttavia, se stabiliscono relazioni sempre più egoistiche fra loro al fine di trarre profitto a spese degli altri e persino danneggiare gli altri, allora ovviamente la natura si manifesta in modo opposto nei loro confronti.

È qui che arrivano tutti i tipi di problemi biologici, come questo virus. Possono anche essere problemi ambientali, guerre o qualsiasi cosa a qualsiasi livello: inanimato, vegetale, animato o umano.

La cosa principale è disperdere. Come è scritto, “Disperdere i malvagi; meglio per loro e per il mondo “. Le persone si mantengono a una certa distanza l’una dall’altra per trarre gradualmente la conclusione corretta e ricominciare a connettersi, ma in modo positivo.

Domanda: Quindi la natura ci ha integrato con la forza e ora in qualche modo ci isola gli uni dagli altri attraverso i cataclismi? Stai dicendo che secondo la Kabbalah questo è come la natura ci influenza?

Risposta: Assolutamente si. Questo è ciò che è accaduto nel corso della storia a partire dal peccato di Adamo, quando esisteva un unico sistema, che poi si frammentò in molte parti. Ora dobbiamo riconnetterle interagendo correttamente fra noi.

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Dalla trasmissione di KabTV “Il Coronavirus sta cambiando la realtà”, 12/03/2020

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Le ragioni della comparsa de Il Libro dello Zohar

Domanda: Il Libro dello Zohar è un commentario alla Torah, perché è stato necessario scriverlo?

Risposta: Sono cambiate le circostanze. Ci sono state tappe nelle quali i gruppi di kabbalisti, che si trovavano inizialmente in uno stato di realizzazione relativamente completo, vale a dire che si elevavano gradualmente dall’inizio della creazione dell’egoismo al suo sviluppo, durante il Secondo Tempio, caddero. Il Libro dello Zohar fu scritto nel II secolo d.C., quando già era avvenuta la caduta. Non c’erano gruppi, né nazioni, non c’era nulla chiamato santità, cioè, nessuna sensazione, almeno, di un po’ di unità. Tutto era stato distrutto, schiacciato, diviso. Era necessaria una tecnica per completare questo periodo oscuro di sofferenza, chiamato esilio, che deve concludersi con la correzione.

Il Libro dello Zohar è destinato al nostro tempo, un periodo lontano dalla sua scrittura attraverso un esilio di duemila anni, perché da qui in avanti, iniziamo a fare quello che c’è scritto, cioè, correggere noi stessi.

Nella nostra generazione, abbiamo ricevuto il Commentario Sulam su Il Libro dello Zohar. Per questo possiamo rivelare la saggezza della Kabbalah ed iniziare a capire quello che i grandi kabbalisti, Rabbì Shimon e i suoi allievi, hanno detto duemila anni fa.

Domanda: Vuol dire che senza il commentario scritto dall’ultimo kabbalista del XX secolo, Baal HaSulam (Yehuda Ashlag) è impossibile capire lo Zohar?

Risposta: Sì, è impossibile. Per questo è apparso.

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Dalla trasmissione di KabTV “Concetti base di base della saggezza della Kabbalah”, 18/12/2018

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Io e la morte

Domanda: La nostra mente si rifiuta di accettare l’inevitabilità della morte. Quando qualcuno riceve una notizia che lo collega personalmente alla morte, qualcosa gli suggerisce che questa informazione non è affidabile. A volte possiamo prevedere la morte altrui ma quasi sempre ci sbaglieremo nel prevedere la nostra.

Gli esperti dicono che inconsciamente noi ignoriamo i fatti e percepiamo noi stessi come persone che avranno una lunga vita, se non eterna. Perché ci sentiamo così?

Risposta: Questo avviene perché nessun essere vivente può o dovrebbe capire mai che è mortale. Tutto in questo mondo ci dovrebbe spingere in avanti. Noi dobbiamo creare, fare e lasciare qualcosa dopo di noi.

Domanda: Ammettere la propria mortalità, temere la morte, può avere degli effetti su di noi?

Risposta: La paura della morte è la paura di non esistere. Come posso immaginare un mondo in cui non esisto? Questo è un terribile rifiuto dell’egoismo.

Che cos’è il mondo? Sono io che esisto, io conosco il mondo, lo capisco e lo percepisco. Io sono al suo interno, nel suo centro. Ma poi io scompaio all’improvviso.

Cosa resta nel mondo? Io lo posso percepire solo tramite i miei sensi. Se non esiste un “io” allora è la fine di tutto. Il nostro ego non può concepire il fatto che il mondo può esistere senza di lui.

L’unica soluzione è spiegare alla gente che il mondo è eterno, senza limiti e perfetto. È del tutto differente dal modo in cui noi lo percepiamo. Per vederlo diversamente, ci dobbiamo elevare al livello della qualità dell’amore e della dazione.

Domanda: Significa che ci libereremo e ci innalzeremo al di sopra del nostro egoismo?

Risposta: Sì. Noi lo vedremo nella qualità opposta all’egoismo.

Il fatto che siamo stati creati in una particolare qualità non ci dovrebbe limitare. Dobbiamo vedere il mondo in modo diverso, multilaterale. Allora saremo in grado di vedere il mondo e noi stessi in una qualche forma di connessione.

Domanda: Sta dicendo che se mi elevo al di sopra del mio egoismo, io raggiungerò la qualità dell’amore e della dazione e che vedrò il mondo come eterno? Dunque diventerò eterno pure io?

Risposta: Sì.

Domanda: Dunque ne consegue che la morte non esiste?

Risposta: La morte non esiste nella qualità della dazione.

Domanda: Le persone giungeranno a percepirsi come eterne?

Risposta: Sì, la scienza della Kabbalah ci spiega questo. Possiamo realizzare tutto questo solo se ne abbiamo il desiderio.
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Dal programma di Kab TV “Le notizie con Michael Laitman”, 24/10/2019

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New Life n.1155 – Un modo di vivere sano

New Life n.1155 – Un modo di vivere sano
Il Dott. Michael Laitman in una conversazione con Oren Levi e Nitzah Mazoz

Riepilogo:

In accordo alla saggezza della Kabbalah, una persona deve esistere nella linea di mezzo, perché l’equilibrio porta alla salute. Capiamo perché viviamo e raggiungiamo la linea di mezzo chiarendo i nostri pensieri, i desideri e le intenzioni. È possibile riconoscerci nella linea di mezzo, tra la gente, la società e la natura, evitando problemi e difficoltà. Una maniera di vivere sana richiede che raggiungiamo il centro del sistema generale della natura e che vi restiamo.

Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1155 – Un modo di vivere sano”, 15/08/2019

Anticorpi contro l’egoismo

Il Coronavirus è la conseguenza della connessione interrotta tra le persone. In natura tutto è armoniosamente connesso, sia a livello di particelle elementari, cioè di materia inanimata, che ai livelli vegetale e animato.

A questi livelli ognuno usa il prossimo solo nella misura in cui il suo istinto naturale lo obbliga. Un lupo caccia e mangia la pecora non perché desidera farle del male, il lupo ha necessità di mangiarla per sopravvivere. Ma dopo che il lupo sarà sazio non toccherà altre pecore. Non avrà altro desiderio di ucciderle.

Se al posto del lupo ci fosse una persona, questa ucciderebbe tutte le pecore, venderebbe la carne al negozio, farebbe soldi e troverebbe il modo di spenderli per il suo piacere.

L’egoismo dell’individuo non conosce confini. Il suo desiderio di godere non rientra nel piacere animale per il cibo, il sesso e la famiglia. Egli tenta di usare il prossimo a suo vantaggio, per conquistare il mondo intero, per essere al di sopra degli altri con l’aiuto del denaro. E questo desiderio distrugge le nostre vite, rendendoci nemici gli uni degli altri.

Ricchezza, fama e conoscenza sono appagamenti egoistici che prevedono che un individuo sia al di sopra degli altri. Per cui l’individuo mette in atto ogni sorta di stratagemma per guadagnare denaro dagli altri. Ciò comporta già la competizione.

Non dobbiamo competere tra noi per il cibo, il sesso e la famiglia; semplicemente ne godiamo come farebbe qualsiasi animale. Tuttavia, il livello umano è caratterizzato dal fatto che richiede soldi, onore e conoscenza. Questi desideri egoistici non possono essere soddisfatti; chiedono sempre di più.

Ma la natura, che è un sistema integrale e globale, non è d’accordo con questo, proprio come un albero non è d’accordo con l’essere abbattuto. La natura resiste e produce anticorpi per prevenire l’invasione e la distruzione del sistema naturale da parte dell’uomo.

La natura è una legge integrale che unisce tutti gli elementi e non consente a nessuno di governare ma solo di mantenere una connessione reciproca con il resto degli elementi. Tuttavia, non appena ci spingiamo troppo in là con il nostro interesse personale, subito sentiamo la resistenza delle altre persone, della società o di una certa parte della natura.

Un ulteriore avanzamento è possibile solo a condizione che un individuo osservi la legge integrale della natura, senza dimenticare che tutti noi siamo all’interno della stessa sfera connessi da un’unica rete.

L’universo e la Terra, con tutto ciò che c’è in essa: natura inanimata, piante, animali e persone, sono inclusi in un unico meccanismo e dipendono l’uno dall’altro. In questo unico sistema c’è solo una legge che richiede a tutti di completarsi a vicenda.

L’egoismo umano è l’unico componente che odia tutti e vuole usare chiunque per il proprio beneficio. Non solo noi umani vogliamo usare la natura ma inoltre lottiamo tra noi.

L’egoismo ci ha condotti ad un mondo globale nel quale cercavamo di guadagnare sempre di più gli uni dagli altri. Ma non aspiravamo ad una buona connessione tra noi, che avrebbe contribuito ad ogni parte della natura. Al contrario, ovunque l’uomo sia intervenuto sulla natura, ha cercato di soggiogarla, distruggendo intere specie per capriccio, senza pensare alle generazioni future e neppure al suo domani.

Si dice: “Vai e guadagnati da vivere”. Cioè, ognuno produce ciò che sa fare da sé: uno coltiva cetrioli, l’altro fa il pane, poi ci si scambia i prodotti a vicenda. Ma gradualmente questo fenomeno positivo diventa negativo perché ogni egoista vuole essere un monopolista e sconfiggere gli altri.

Qualcuno apre una panetteria, poi un altro, poi un terzo e cominciamo a competere tra noi, ad aggiungere additivi chimici al pane, a drenare la terra senza pensare al futuro. La cosa più importante è avere successo agli occhi degli altri, guadagnare soldi, onore e potere. Siamo pronti ad agire persino a nostro svantaggio, come gli Stati Uniti e la Russia, che stanno gettando enormi quantità di soldi nelle armi, senza riuscire a fermare il loro conflitto.

Gli esseri umani sono diventati degli egoisti sempre più grandi e vogliono schiavizzarsi e rovinarsi a vicenda; era inevitabile che una reazione sarebbe arrivata dal livello biologico sotto forma di virus. Qual è esattamente il livello umano associato ad un virus primitivo? Il fatto è che tutti i livelli sono connessi tra loro. La natura inanimata, vegetale, animata e gli essere umani sono connessi in un unico sistema.

Quindi, in risposta ad una disputa tra le persone avviene un terremoto. Tutto in natura cominciò con una piccola particella che si unì gradualmente con altre particelle. E così si formarono gli atomi e poi le molecole viventi, che iniziarono a trasmettere energia e informazioni fra loro fino a che non apparvero organismi più complessi.

Non esiste una singola minuscola particella nell’universo che non sia connessa attraverso questo campo con l’intero universo, con ognuno dei suoi elementi a tutti i livelli: inanimato, vegetale, animato e umano. E la connessione più importante è a livello umano, al livello del pensiero, cioè delle relazioni: essa determina e controlla tutto.

La velocità del pensiero è infinita; non è limitata dalla velocità della luce, pertanto tutto è chiaro nel pensiero. E chi non capisce che tutte le parti della natura sono connesse in un unico sistema è come un bambino che dice che la tazza è caduta e si è rotta da sola.

Per cui, la conclusione più importante derivante dall’epidemia globale di Coronavirus sarà che le relazioni tra gli individui, la rete che ci connette, sono il fenomeno più importante al mondo che definisce le nostre intere vite. Se le riequilibriamo, ripristineremo l’armonia a tutti i livelli e vivremo come se fossimo in paradiso.

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Dalla trasmissione di KabTV “New Life n.1211 – Anticorpi contro l’egoismo”, 10/03/2020

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