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Superare un problema

Domanda: Io non capisco: cosa significa “superare” un problema?

Risposta: Superare un problema significa superare le nostre caratteristiche egoistiche, il nostro pensiero precedente. Io accetto il parere a cui tutti siamo arrivati insieme, ma dentro di me, nel mio cuore, nel mio corpo, non lo sento come il mio. Io agisco consapevolmente con un’intelligenza che va oltre la mia emozione.

Ciò è necessario in modo che possiamo unirci e salire al livello successivo. Con questo, io risveglio su di me la potenza unica della natura, la Luce Circostante, e questa caratteristica comune che creiamo tra noi agisce e influenza ciascuno di noi, ci migliora e ci cambia.
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(Da Kab.TV “Attraverso il Tempo” 21.09.2013)

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Una radiografia del Mondo Integrale

Domanda: Non so se ricevo un colpo per via di una qualche mandanza di correzione se vivo in un mondo integrale. Forse mi sono allontanato dalla via ed in questo modo il Creatore mi riporta indietro, o forse sono solo dei problemi esterni che riguardano tutta la generazione. Così, come si può controllare se stessi per assicurarci di lavorare correttamente lungo il cammino?

Risposta: Il mondo integrale è un riflesso del mondo di Ein Sof (Infinito). Siamo già nell’ Ein Sof, ma questo ci è nascosto. Allora, noi ci orientiamo verso l’Ein Sof poiché è detto, “il termine dell’azione risiede nel pensiero iniziale”. Questo significa che devo capire che vedo una realtà frantumata davanti a me siccome questo è il modo con cui la percepiscono i miei sensi. Ma, infatti, è una realtà unica visto che c’è solo un’anima riempita con una sola Luce, ed una forza che sostiene tutto questo nell’unità perfetta.

Allora come posso sentire questo tramite i miei propri sforzi in tutti i momenti della vita?

Ad una persona vengono dati alcuni piccoli problemi con cui cimentarsi per quanto è possibile. Ci sono dei problemi più grandi che non può risolvere al momento.

E’ come se dovessi essere radiografato. Sono di fronte alla macchina, passano i raggi e poi mi mostrano l’immagine. In questa vedo stelle e pianeti e poi la terra e le diverse creature sulla sua superficie: la natura inanimata, vegetale, animale e le persone. Da qualche parte in lontanza ci sono stelle e galassie che stanno esplodendo. La terra sta bruciando al suo interno, e noi stiamo vivendo su questa crosta sottile appena appena coperta di vegetazione, un po’ come i capelli sulla testa. Ci sono animali e gente minuscola che camminano sulla superficie ed io vedo tutto questo nella radiografia.

Comunque mi dicono, non preoccuparti di tutto l’insieme! Mi dicono di lascar perdere tutte le stelle e la terra con la sua vegerazione e di iniziare a concentrarmi su quanto è in mio potere correggiere al momento.

Allora, metto a fuoco la mia vista e smetto di preoccuparmi del mondo intero per via del fatto che comunque non avrei i mezzi per poterlo correggere. Non c’è motivo di sedersi e piangere disperatamente per quanto sta succedendo da qualche parte ad Honolulu.

Allora, all’inizio, mi è dato un gruppo di dieci persone, per via del fatto che non posso percepire più di dieci persone nella mia mente. Devo concentrarmi su questo gruppo di dieci e decidere il mio atteggiamento verso l’intero mondo come se lo vedessi nella radiografia. Comunque, attraverso questo gruppo di dieci, posso rimanere concentrato su di loro. Mi posso relazionare con tutto il resto in modo corretto secondo la mia connessione con loro, intendo con quanto accade fuori dai limiti del gruppo.

Devo credere che, se stabilisco il giusto atteggiamento dentro il gruppo, questo sarà abbastanza per me per stabilire un atteggiamento corresto verso il mondo intero. Se le persone vengono improvvisamente a lamentarsi con me del fatto che non mi occupo di una tribu di Zulu lontana all’altro capo del mondo, Risponderò che non potevo visto che vedevo l’intero mondo attraverso il gruppo. Suggerisco che essi stessi vedano attraverso queste lenti per poter scoprire questa cosa! Dovrebbero venire, osservare e vedere che non potevo veramente far nulla, ed allora dovrebbero dire che non ho alcuna colpa.

Allora io guardo costantemente la realtà attraverso il gruppo. Se mi arrivano dei problemi attraverso l’intero gruppo. Allora forse questi coinvolgono l’intera umanità od il pianeta, ma devo sapere che mi sono stati rivelati perché io posso mantenerli a fuoco per via della mia connessione con il gruppo. Essi sono già incorporati nella figura che vedo, nelle lenti che mettono a fuoco la mia vista. Ovvero che questo evento è già nella mia vista.

Questo è il modo con cui progredisco. Nel frattempo, non posso comprendere l’intero mondo e preoccuparmi di qualunque cosa. So solo una cosa: se mi preoccupo di fare quello che devo sul mio livello, questo avrà un effetto positivo sulla realtà. Questo è tutto quello che posso fare e non mi è richiesto null’altro, proprio come ad un bambino piccolo viene richiesto quello che può secondo la sua età.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 28.10.13, Shamati 70, “Con mano forte e con scatenamento di furore”)

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Un Congresso su un altro pianeta

Domanda: Oggi inizia il Congresso Integrale dell’America Unita. Ci saranno più di 500 studenti nuovi che parteciperanno, studenti dell’Education Centre che entreranno a far parte di diversi gruppi del Nord e del Sud America. Per molti sarà il primo incontro con l’ambiente corretto. Come possiamo accoglierli nella maniera corretta?

Risposta: Dobbiamo innalzarci al di sopra delle differenze di questo mondo; ignorarle. Abbiamo un punto spirituale che dobbiamo raggiungere, è esattamente quello da cui dobbiamo dipendere, quindi facciamo un salto al di sopra di questo mondo, partiamo e dimentichiamo le nostre attività quotidiane e tutte le differenze che esistono fra di noi per i prossimi giorni. Non parliamo o pensiamo alla corporalità affatto, come se fossimo arrivati su un pianeta diverso dove si svolge il congresso.

Dovremo distaccarci da tutto ciò che non è necessario e lasciare tutto dietro di noi. Non devo chiarire ciò che accade nella mia vita ordinaria corporea durante il congresso, e neanche ciò che succede nella mia vita quotidiana spirituale. E come se mi spostassi verso un’altra interfaccia, cancellando tutto ciò che esisteva, entrando in un nuovo atmosfera inter-planetario. Questo è l’unico posto dove voglio essere per i prossimi tre giorni, o almeno per la durata del congresso.

Mi connetto come se non esistesse un domani. Il passato fino a ieri è cancellato. Altrimenti sarò costantemente confuso tra me stesso e gli altri, tra ieri e oggi e non capirò più niente.

Dobbiamo stabilire un nuovo livello di esistenza, totalmente nuovo che non ha niente a che fare con quello che avevamo prima, non personalmente e neanche per quanto concerne il gruppo. La storia delle relazioni tra le persone che una volta erano con noi, e che ci hanno lasciati ecc è irrilevante, non vogliamo ricordare niente. Ora dobbiamo vedere tutti semplicemente su un livello spirituale, e nient’altro.

Le lingue e le culture diverse non sono importanti. Le persone che si sono riunite qui hanno un solo desiderio ardente, di connettersi per rivelare il Creatore. Nient’altro. Non voglio sapere altro su di loro, perché il desiderio e l’impulso di connettersi con gli altri e rivelare il Creatore, è un desiderio che non ha niente a che fare con le differenze al livello di questo mondo. Dobbiamo semplicemente distaccarci ed arrivare a qualcosa di nuovo, nuove relazioni che esistono sul nuovo pianeta. Il mondo vecchio rimane in lontananza per poi scomparire; siamo in un posto nuovo, in nuove emozioni e pensieri, guardando solo in avanti, disconnettendoci da tutto ciò che era ieri. Non esiste ieri. Siamo tutti totalmente distaccati da tutto.

È detto che una persona dovrebbe vedersi come nuovo ogni giorno, facciamolo quindi, almeno una volta.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.11.2013, Una conversazione sul congresso in America)

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Una forza positiva

Creiamo energia con le nostre azioni comuni di unità. Ma dobbiamo anche usarla correttamente per tutti, per unire il gruppo.

L’energia che ricevo dal gruppo è la mia ricompensa per essere fedele al gruppo. Divento una parte integrante di un tutto nella misura della mia fedeltà; Io sono pronto per loro a fare qualsiasi cosa che considero necessaria per me.

Questo significa che uso il gruppo in modo corretto e posso continuare a richiedergli energia allo scopo di diventare ancora più vicino ad esso.

Do me stesso senza un pensiero che loro mi riempiranno con i loro valori e quindi senza dubbio questa parte diventa incorporata nella garanzia reciproca.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.10.2010, Scritti di Baal HaSulam)

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Un amaro cammino incompleto

Baal HaSulam: “L’essenza della religione ed il suo scopo”: Più dolce è il frutto alla fine, più amaro e sgradevole è nelle prime fasi del suo sviluppo. E così succede con i generi animati e parlanti: per la bestia, la cui mente è piccola alla fine, che non desidera tanto mentre cresce. Mentre l’uomo, la cui mente è grande alla fine, vuole molto mentre si sviluppa. “Un vitello grande è chiamato bue”; vale a dire, ha la forza di stare sulle sue gambe e camminare, e l’intelligenza di evitare i pericoli sulla sua strada.

Mentre un bambino di un giorno appare come se fosse senza capacità…

In questo modo, abbiamo approfonditamente mostrato le condotte della Sua Provvidenza nel nostro mondo, che è solamente una guida con uno scopo. La qualità della bontà non è assolutamente apparente prima che la Creazione arrivi alla sua completezza, alla sua maturazione finale. Invece, prende sempre la forma della corruzione agli occhi di chi guarda e ascolta. In questo modo vediamo che il Creatore dona alle Sue creature solamente il bene, ma che il bene arriva solamente per mezzo di una Guida che ha uno scopo.

Primo, deve essere chiaro che ci troviamo in un processo evolutivo. Questo è quello che vediamo nel mondo. Inoltre, è chiaro che sebbene la nostra evoluzione ci porti verso stati migliori, il processo per arrivarci può comportare dei guai e dei problemi che di fatto ci spronano a svilupparci. Vediamo tutto questo anche nella natura inanimata, vegetativa ed animata.

Vediamo tutto lungo la strada nella forma di diverse pressioni da tutte le parti – fastidi, delusioni, preoccupazioni – ma questo è il modo in cui il processo evolutivo avviene. Baal HaSulam fa l’esempio del frutto che al principio è amaro ma diventa dolce quando alla fine matura. Lo stesso vale con l’uomo che nasce senza forze e senza capacità di ragionare e poi cresce al di sopra del livello animato.

Questo dimostra che le fasi che attraversiamo lungo il cammino di sviluppo sono opposte da ciò che ci aspetta alla fine quando raggiungiamo l’obbiettivo. Perciò, Baal HaSulam dice che non c’è nessuno di più saggio di colui che ha esperienza. E il saggio che ha esperienza è solamente il Kabbalista che ha già attraversato tutte le fasi dello sviluppo ed ha conseguito la loro forma completa. Solamente queste persone ci possono parlare di ciò che succede lungo il cammino.

In questo modo comprendiamo la risposta alla domanda principale sul nostro sviluppo: come possiamo essere sicuri che il Creatore sia bene assoluto? E’ perché Lui precede tutto e non ha bisogno di nessuno. In questo caso, se Egli controlla e gestisce il mondo e fa tutto, se non c’è nessuno a parte Lui, allora come può essere che soffriamo? Perché tutti gli esseri creati ed il mondo intero soffrono, anche se il Creatore dona tutto ciò che è buono?

La risposta è che noi siamo sotto la guida decisa che ci porta all’obbiettivo attraverso le sofferenze, perché altrimenti non saremmo capaci di muoverci in avanti. Quando raggiungeremo l’obbiettivo, raggiungeremo lo stato del bene che viene di fatto conseguito alla fine e non al principio o a metà del cammino. Ed inoltre, le fasi di questo cammino hanno di fatto lo scopo di confonderci e metterci fuori strada nascondendo il risultato finale.

(Dalla 3.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.10.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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L’indice della felicità

Nelle notizie (da Pravda): “L’indicatore del livello del PIL è sempre più criticato. Secondo gli esperti, questo non è un buon indicatore di benessere sociale. Il PIL non può stimare il flusso internazionale del reddito, della produzione di servizi da parte delle famiglie, della distruzione dell’ambiente, della qualità delle relazioni sociali, sicurezza economica e personale, la salute e la speranza di vita.

“Il PIL aumenta quando cresce la criminalità, l’inquinamento, i disastri e le minacce per la salute pubblica comportano costi per le azioni di protezione o di risanamento. Gli economisti suggeriscono di utilizzare l’indice della felicità’ invece del PIL. L’ONU ha adottato una risoluzione per cui la felicità debba essere inserita tra gli indicatori di sviluppo.

“Nonostante l’ampio interesse del pubblico per l’indice della felicità, questo indicatore è puramente soggettivo. Dal punto di vista di ciascun individuo, lo stato di felicità è considerato la più alta realizzazione, che comprende tutte le altre acquisizioni desiderate: l’intelletto, la ricchezza, la salute, la fama, l’amore, la pace, i bambini, la gioia, e così via.”

“Otto von Bismarck ha detto riguardo alla felicità: ‘Per essere felice una persona ha bisogno di essere in buona salute, ricco e essere pazzo. Senza quest’ultima, le prime due qualità non contano! ‘”

Il mio commento: Il metodo di sviluppo integrale dell’uomo crea una sensazione di felicità esterna, collettiva, e la qualità di essere pazzo, non è più necessaria per la felicità.
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Compassione indifferente

Oggi, non mi piace la vita che ho davanti agli occhi. Cosa può farmi cambiare questa impressione?

Commento: La Luce.

Risposta: Ma se la Luce mi riempie, allora una piacevole sensazione nasconderà i problemi di tutti, “Perché dovrei occuparmene? A quel paese tutto il mondo. Sì, sta soffrendo. Sì, è in agonia; non importa; e allora?”

Infatti, io sono indifferente e non vedo la connessione tra la sofferenza del mondo ed il mio stesso stato. Se sto bene, allora il Creatore è buono e fa il bene secondo me. Per quanto riguarda i dolori degli altri, la loro importanza dipende da quanto sono in grado di percepire il mondo.

Per esempio, se coloro che mi odiano soffrono, allora il Creatore è per me il massimo della perfezione. In altre parole, io valuto la sua gentilezza non in base alle loro sensazioni ma in base alle mie. Allora, ne consegue che i problemi dei miei nemici mi danno piacere, “Gli sta bene! Ancora un po’!” Questo è il mio criterio del bene del Creatore, non quello assoluto, ma quello che passa attraverso le sensazioni che ho creato con il quadro che mi appare davanti agli occhi.

Ma perché l’uomo medio soffre al vedere il dolore degli altri?

Commento: Perché ha paura che il loro dolore si allarghi a lui.

Risposta: Vero. Egli ha paura per se stesso.

Se io non avessi un desiderio egoistico, allora non sentirei compassione per gli altri perché non temerei lo stesso destino. In questo modo, il desiderio egoistico mi aiuta a condividere il dolore degli altri; agisce contro la sua stessa natura. Io non ho niente a che fare con questi uomini, ma le loro disgrazie minacciano di influenzarmi, e allora mi dispiace per loro.

Da una parte è chiaro che se io mi libero dei rapporti che ho con loro, se mi innalzo al di sopra dell’umanità, allora sarò indifferente alle loro sofferenze. “In conclusione, il Creatore è mio padre, quindi mi elevo a Lui. Qui, saremo insieme a Lui, e perché mi dovrei preoccupare del resto?” Perdendo il desiderio egoistico, avrò perso la minaccia di una possibile sofferenza.

Allora, potrebbe essere possibile fare un accordo con il Creatore, “Se io adempio a tutti i Tuoi comandamenti, a tutto ciò che Tu dici, saremo costantemente connessi”. In questo caso, la sofferenza del mondo non mi toccherà affatto.

Ne consegue che più forte sarà il mio desiderio ed il mio rapporto con il Creatore, più mi allontanerò dal mondo. Non sento proprio cosa succede alle persone. Soffrono, ed io sono come una pietra, indifferente, tutto qua.

Cosa può essere fatto se, al contrario, io entro in empatia con la sofferenza degli altri? Per farlo ho bisogno di sentirmi distante dal Creatore, tagliato fuori da Lui, e come gli altri, dipendo da varie circostanze sulle quali non ho alcun controllo.

Ecco perché siamo così afflitti dalla crisi, per sentire la nostra dipendenza da qualche forza sconosciuta. C’è un allontanamento dalla religione per la stessa ragione. Altrimenti, un uomo non sentirebbe compassione per gli altri, non si sentirebbe dipendente da loro. L’atteggiamento egoistico verso il Creatore che non passa attraverso l’amore per gli altri come se stessi non ha come obbiettivo l’amore per gli esseri creati che hanno amore per Lui, questo è ciò che mantiene la fiducia in me che tutto vada bene, che sto facendo tutto correttamente, e che gli altri non mi riguardano.

Se perdo la sensazione della mia connessione con il Creatore, allora mi ritrovo sempre più dipendente dagli altri, sono costretto a stabilire una connessione con loro e attraverso loro una connessione con Lui. A dire il vero siamo tutti in pericolo e viviamo delle minacce da qualunque parte arrivino, che si tratti dell’ambiente, del sistema finanziario, o mancanze spirituali. Un uomo scopre l’instabilità del suo stato attuale, del suo rapporto, ma non la sua personale dipendenza dal Creatore, ma la mancanza della collettività totale,

Ecco perché lo stato attuale della nostra situazione ci incoraggia ad essere corretti.
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(Dalla 4.a parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 28.10.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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“Come ridurre il tasso della povertà a metà”

Nelle notizie (da The Atlantic): “Con l’invio ad ogni adulto e bambino di 3.000 dollari l’anno, il governo potrebbe ottenere una riduzione storica di povertà. Pensate a come si potrebbe garantire la sicurezza sociale per tutti, non solo per gli anziani.[…]

“Il vantaggio di dare a ognuno circa 3.000 dollari è che è una politica molto facile da eseguire, e potrebbe essere un modo sicuro per ridurre la povertà a metà. Ma è un grande programma: che richiederebbe circa 907 miliardi dollari nel 2012, pari al 5,6 per cento del PIL della nazione. […]

“Ma possiamo permettercelo? Certo. Per cominciare, potremmo aumentare le tasse, in primo luogo per i ricchi, che sarebbero disposti a pagare di più in nuove tasse di quanto avrebbero ricevuto dagli introiti di base, e quindi dalla classe medio-bassa e dalle famiglie povere, e che sarebbero arrivati in anticipo. Ci sarebbe anche un sacco di spazio per tagliare le spese fiscali sui proprietari di case, conti pensione personali, plusvalenze escluse quelle scomparse, e le esclusioni sui rendimenti degli investimenti sulle rendite. Questo sommerso stato di welfare di abbondanti costi di centinaia di miliardi di dollari ogni anno. C’è anche la questione del bilancio militare di 700 miliardi dollari, che potrebbe richiedere qualche rifilatura. […]

“L’attrazione verso un tale programma è immenso. Potete ottenere un assegno dal governo ogni mese, non importa quanto producete o quanto lavorate. Forse questo convincerà che il lavoro di pochi americani in più non vale la pena, rispetto alla stragrande maggioranza che probabilmente continuerà a lavorare senza dover preoccuparsi di perdere il loro assegno, quindi si potranno muovere lungo la scala del reddito. Questa sicurezza potrebbe non solo tenere le persone fuori dalla povertà. Ma potrebbe anche far chiedere ai lavoratori migliori salari e condizioni di lavoro, perché sapranno di avere sempre qualcosa su cui contare. In altre parole, questo potrebbe livellare il campo di gioco per il 99 per cento in basso alla scala sociale “.

Il mio commento: Quindi, vediamo come sta nascendo l’idea della equa divisione razionale delle provviste per la popolazione. Ci sarà sempre meno e meno lavoro. Ma è necessario occupare le persone, e con che cosa se non con il metodo dell’educazione integrale e di istruzione, che guarirà completamente la società.
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