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Quando una donna si lamenta

Domanda: Che cosa dobbiamo fare con le donne, i cui mariti stanno già lavorando nell’educazione integrale, che si lamentano con loro con delle frasi come: “Tu vai là; tu stai salvando il mondo mentre noi stiamo qui a vegetare”?

Risposta: Significa che la donna non ha ricevuto sufficiente educazione integrale. Lei non sente che attraverso il proprio sacrificio, dato che il marito non è a casa perché è a studiare e tutto rimane sopra le sue spalle, lei da’ comunque un grande contributo per se stessa e per i suoi figli. Lei non comprende l’impatto superiore e spirituale che arriva a loro.

Qui, è importante spiegare alla persona, e darle l’opportunità di sentire in qualche modo che l’eternità, la perfezione nella quale stiamo entrando nel prossimo livello, è insediata nella natura. Tutti ne parlano oggi.

Abbiamo bisogno che le donne sentano che c’è una ricompensa superiore, che siano partecipi di quello che fanno i loro mariti, ma in cerchi diversi, con i ragazzi, tra le donne, e così via. Tutto questo è possibile.

Siamo situati in tale transizione che stiamo sviluppando la metodologia da diverse direzioni. Davanti a noi il mondo è come un’espansione inesplorata. Questo è il nostro secolo, la nostra generazione; è questo che dobbiamo ancora fare.

Gli psicologi, gli ecologisti, gli economisti, gli scienziati e i politici devono svolgere i loro ruoli, tutte le persone che rappresentano la classe media e che comprendono, realizzano, e sentono le ragioni per ciò che sta accadendo; in contrasto, le persone comuni che non sentono ciò che sta accadendo, le cause e le radici, sono quindi incapaci di fare niente. Qui gli intellettuali devono svolgere i loro ruoli.
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(Tratto da “Una conversazione sull’educazione integrale” del 28.05.2012)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 15.08.2012

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Baal HaSulam, Shamati Articolo 69 “Prima sarà la correzione del mondo
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Il Libro dello Zohar, Bereshit Bet (Genesi 2), Lezione 155
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TES, Volume 1, Parte 3, Capitolo 8, Punto 8, Lezione 20
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Scritti di Baal HaSulam, “La Nazione”, Lezione 6
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Il congresso è una grande forza

Domanda: In che modo possiamo dare al congresso di Kharkov la stessa importanza che abbiamo dato al congresso nel nord d’Israele?

Risposta: Prima di tutto durante il congresso, avrete l’opportunità di fare delle domande e di ricevere delle risposte.

In secondo luogo, il congresso è una grande azione di unione, e in quest’unione tra di noi, riveliamo il mondo superiore. Quindi, tutta la nostra intenzione è rivolta verso la correzione dei Kelim (vasi) frammentati e la rivelazione della loro unione. Il mondo superiore è il mondo dell’unione.

Quando qualche migliaio di persone si uniscono in un congresso, questo crea una grande forza. Anche se non tutte le persone sono totalmente pronte, ma ce ne sono tante che lo sono, allora quantità moltiplicata per qualità crea questa grande forza. Io personalmente lo considero molto. Quest’azione ha già un serio effetto sulle persone.

Perciò, dovremmo incoraggiare quante più persone possibili a trovare la maniera di venire. Chi sa quando potremmo organizzare un altro congresso? Dopo tutto, i tempi non stanno migliorando.
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(Tratto dalla lezione virtuale “Nozioni di Base di Kabbalah” del 15.07.2012)

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Il congresso: Preparazione per l’unione universale

Domanda: Come facciamo a combinare gli studi, i corsi di educazione integrale e la vita regolare in vista delle scadenze che premono?

Risposta: La pressione s’intensificherà, il tempo s’intensificherà, gli stati diventeranno più ripidi, più nitidi. Le persone saranno più confuse e perse. Dobbiamo prepararci a questo dal fatto che l’ingresso nel livello integrale eleva le persone al di sopra di tutti questi problemi. Questo significa che la nostra salvezza è unicamente nell’unione. Nell’unione risiede la salvezza del mondo. È per questo che il nostro congresso, che io spero riusciremo a fare con successo a Kharkov, sarà una buona preparazione per questa salvezza.
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(Tratto dalla lezione virtuale “Fondamenti della Kabbalah” del 15.07.2012)

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“Introduzione alla Kabbalah n.2” – 14.08.2012

Kabbalah per tutti
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Le fasi della formazione della mente: risvegliare la vita dalla pietra

La seconda fase, Binà, è caratterizzata dalla sua comprensione. Pertanto, una persona che la raggiunge nel suo sviluppo inizia a relazionarsi in modo diverso con ciò che sente. Anche quando sente che è nel buio, quando si sente male nell’indurimento del cuore, è come se stesse nella nebbia o in una nuvola scura, ma allo stesso tempo inizia ad acquisire dei poteri per staccarsi dai suoi sentimenti e per chiarirli in modo indipendente.

Questo gli permette di essere d’accordo con ciò che il Creatore fa con lui e di giustificare le azioni del Creatore, in quanto il Creatore vuole innalzare la persona al di sopra dei suoi sentimenti e lasciare che li osservi da un altro punto di vista. Ciò avviene perché ora è in una posizione difficile, prova dolore, che può chiarificare con la mente al di sopra dei suoi sentimenti. Così può accettare volentieri questo stato duale, dal momento che alla base di questo doppio atteggiamento può costruire un nuovo stato, più alto dello stato precedente e superiore al suo desiderio.

In questo modo una persona raggiunge la seconda fase (Behina Bet) anziché la prima fase (Behina Aleph). Si innalza dal livello vegetativo e inizia a muoversi in modo indipendente. Non si limita a sentire soltanto il bene e il male che arriva come fosse una pietra senza vita che non può reagire, bensì inizia a determinare da sé stesso lo stato in cui si trova.

Lui giustifica le azioni che lo possono aiutare ad avanzare e stabilire una relazione con il Creatore, e determina il trattamento del Creatore come “buono e benefattore” in ogni stato, inclusi gli stati in cui ci sentiamo bene o male nella nostra percezione egoistica. Ora è in contatto con il Creatore al di sopra di tutti questi stati.

Però voglio svilupparmi ancora di più e ottenere un tale stato per “fare restrizione” su me stesso sopra l’oscurità. Questo significa che non mi interessa ciò che sento nel mio desiderio di ricevere; non influisce su ciò che provo verso il Creatore, la sorgente. Non mi relaziono alla Luce come ad un piacere, come nella prima fase dove si sente solo il piacere o la mancanza del piacere. Io presto attenzione alla Luce come nella fase due, innalzo la Luce che ritorna sempre più in alto, non per via di un buon sentimento, bensì per aderire al Creatore al di sopra di questo sentimento.

Questo vuol dire che mi unisco al processo che la Luce mi provoca, con il quale mi insegna ad essere costantemente connesso ad essa, ai suoi piani, al di sopra di tutto il bene e di tutto il male. Poi aderisco a Lui al di sopra della mia sensazione.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah 12.06.2012, Shamati #121)

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Nel vortice delle sensazioni

Domanda: Come possiamo arrivare, durante il congresso, dalla conoscenza alle sensazioni?

Risposta: Quando le persone si riuniscono, perdono la coscienza di se stesse  e immediatamente  si sintonizzano dentro alle sensazioni perché il tema delle conversazioni, l’inclusione di uno nell’altro, la dipendenza reciproca che si manifesta immediatamente spinge la persona a cercare sensazioni reciproche, che lo voglia o no. Se parla con alcuni cliché o estratti di articoli che ricorda, significa che non è in connessione con gli altri.

Dovrebbe parlare da sé, senza curarsi delle parole. Dovrebbe esprimere le proprie sensazioni riguardanti la connessione reciproca e ciò che viene  manifestato in essa.
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(Tratto dalla lezione virtuale del 29.07.2012)

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All’epicentro della correzione del mondo

Domanda: Qual è la connessione tra il centro del gruppo e la divulgazione per il mondo intero?

Risposta: Prima di tutto dobbiamo tutti ambire al centro del gruppo per realizzare la grande regola della Torà: Ama il tuo prossimo. Altrimenti non sarà il centro.

Ed attraverso questo punto centrale che determina l’inizio e che finisce alla fine della correzione, attraverso queste definizioni, mi collego con l’intera realtà e con il mondo (il 99%). Dopo tutto, voglio vedere tutta l’umanità in questo punto centrale. E la vedrò là di certo!

Nella misura secondo la quale correggo me stesso al centro del gruppo, in relazione al resto del mondo (verso il 99%), con tutte le qualità positive e negative che vi trovo, con tutte le opinioni e percezioni che si sono già formate dentro di me, in quella misura vedrò l’umanità al centro del gruppo, già collegata e pronta per la mia realizzazione. In questo modo agirò dall’interno del mondo verso l’esterno.

Con questi mezzi stabilirò la divulgazione spirituale. E poi vedrò come aiutare effettivamente il mondo e come questo avanzi e cambi.

Mentre la forma esterna rimane, allo stesso modo, questo mondo è obbligato ad esistere sino alla fine della correzione, fino a che questa realtà immaginaria scompare dalla nostra percezione. Ecco perché dobbiamo praticare degli sforzi anche nella divulgazione esterna.

Allora, comunque,  saremo capaci di definire le giuste relazioni tra l’interno e l’esterno e distribuire la nostra forza. Le nostre valutazioni cambieranno.

Così il centro del gruppo è un punto a cui aspiriamo più di qualunque altra cosa, come se stessimo partendo da tutti i mondi di BYA verso Malchut del mondo di Atzilut e poi dalla Malchut del mondo di Atzilut, con il desiderio di unirci ai desideri dell’intera realtà ed innalzarli ancora di più; conosciamo delle qualità ancora più elevate dette Zeir Anpin, Yeshsut, Binà e così via. Con queste nuove qualità e comprensioni correggiamo e costruiamo la Shechinà, la correzione di tutte le anime.

Questo per via del fatto che quando me ne occupo con le mie qualità non corrette, succede come se la stessimo costruendo; mi collego come una parte benefica ed attiva. La Shechinà esulta per il fatto di non dover più separare un suo organo da se stessa, ma può farlo ritornare e collegarlo a sé.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 22.05 2012, “Discorso riguardo il Seminario”)

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TES, Volume 1, Parte 3, Capitolo 7, Punto 8, Lezione 18
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Scritti di Baal HaSulam, “La Nazione”, Lezione 4
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