Nel gruppo c’è una costante circolazione di desiderio. Per me la chiave è essere più attivi nell’analisi e nella correzione, perché la mia attitudine corretta verso gli altri ritorna a me migliore e rinforzata, introducendo così dei cambiamenti nel modo in cui il gruppo mi influenza. In base alla misura in cui valorizzo gli amici, la mia debole spinta evoca una forte retroazione.
Tutto qui dipende da quanta importanza attribuisco loro. Potrebbe essere che il gruppo sia molto grande, ma non lo stimo per niente, o potrebbe essere che sia piccolo, ma lo considero come il miglior ambiente del mondo. Questa è la mia scelta. Cambio il mio destino costruendo con loro l’attitudine corretta. Fino ad ora è avvenuto tutto secondo il piano della natura: sono cresciuto e loro mi hanno riempito di entusiasmo, ma adesso mi è stata data l’opportunità di creare un’attitudine identica verso di loro.
E’ possibile grazie alla frammentazione dei vasi, come risultato della quale oggi vedo i miei desideri come estranei, isolati e indipendenti da me. Ho l’opportunità di correggerli esternamente ed io stesso costituisco solo il punto che il Creatore ha accesso in me.
Tutta la realtà, tutte le anime sono davanti a me ed io sono una scintilla che ha bisogno di costruire l’attitudine corretta verso di loro e di relazionarmi a loro come il Creatore si relaziona agli esseri creati, perché queste anime sono il mio vaso spirituale. Mi è stata data l’opportunità di cominciare a relazionarmi a loro consciamente, intenzionalmente, e loro in risposta mi rinforzano. Scopro così gradualmente di avere una connessione con il Creatore e ne deriva che il mio vaso è Malchut riempito di Luce superiore.
Solo qui c’è la mia sola scelta. Il gruppo, da parte sua, mi darà tutto quello che mi è necessario, ma se non coopero selettivamente e non lo voglio specificamente, il mondo mi porta al cammino della sofferenza, chiamato “a suo tempo”.
Attiva il gruppo se vuoi essere sul cammino veloce e giusto verso lo scopo, perché dall’ambiente corretto riceverai la Luce, la forza dello sviluppo accelerato.
Oggi percepisci Malchut dell’Infinito come “questo mondo”. Questa realtà ti influenza e ti cambia in base al modo in cui ti ci relazioni. Tutto dipende dalla tua attitudine, dalla misura in cui crei ed inviti su di te l’influenza degli amici. Portali nell’angolazione corretta della tua percezione e loro faranno attecchire la Luce su di te, dopotutto hai a che fare con Malchut dell’Infinito data a te per il lavoro.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.11.2011, “Matan Torà [Il Dono della Torà])
Cari amici, per favore fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.
Non abbiamo nessuna cognizione né percezione di alcuna materia.
Così come non c’è nessuna percezione del Creatore, è altresì impossibile raggiungere l’essenza di nessuna delle sue creature, perfino degli oggetti tangibili che sentiamo con le nostre mani.
Tutto quello che sappiamo sui nostri amici e parenti nel mondo dell’azione davanti a noi quindi, non sono altro che la “cognizione con le loro azioni”. Sono dettati e nati dall’associazione dell’incontro con i nostri sensi, che ci danno assoluta soddisfazione, anche se non abbiamo cognizione di nessun tipo dell’essenza del soggetto.
Non abbiamo inoltre percezione né cognizione di nessun tipo della nostra essenza. Tutto quello che sai sulla tua essenza non è nient’altro che una serie di azioni che si estendono dalla tua essenza.
-Baal HaSulam, “L’essenza della saggezza della Kabbalah”
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Esiste un’antica teoria materialista sulla percezione della realtà. Che cosa percepiscono i nostri sensi: quello che sta accadendo fuori di noi o dentro di noi? Questo è il problema: è uno dei due.
Variando il raggio dei nostri sensori e presumibilmente percependo qualcosa fuori di noi, continuiamo ad osservare solo una piccola parte del disegno. Ci sono certi raggi nei quali siamo incapaci di distinguere le vibrazioni. È probabile che esistano delle vibrazioni completamente diverse, non accessibili agli strumenti di percezione che abbiamo sviluppato.
Gli attrezzi che abbiamo inventato per intensificare i nostri sensi si basano sui nostri organi di percezione. Ad esempio, per poter sentire le fluttuazioni climatiche, abbiamo aggiunto dei sensori adeguati a strumenti già esistenti. Allo stesso tempo, per poter ben differenziare tra alcune immagini visuali, abbiamo creato dei sensori ottici, e così via. Inoltre siamo incapaci di costruire strumenti per percepire qualcosa che non abbiamo mai osservato, dovuto alla mancanza di sensori appropriati. Siamo capaci di creare solamente degli strumenti addizionali che allarghino i nostri sensori esistenti e che ci aiutino a “vedere” meglio molti fenomeni.
Questo significa che, di fatto, noi percepiamo solo una piccola parte del mondo esterno. Oggigiorno è provato che esista una matteria “oscura” e alcuni altri fenomeni poco chiari. È come se sentissimo qualche cosa, ma ci sia inaccessibile.
La seconda teoria afferma che non esiste niente all’infuori di noi e che i nostri sensi di percezione rappresentino un certo tipo di “contatto” tra le nostre similitudini interiori e il mondo esterno. Secondo questa teoria, una persona è una “scatola chiusa” e al suo interno esiste un desiderio che costantemente sente qualche cosa. Noi consideriamo questo come le sensazioni della nostra vita.
In altre parole, io esisto dentro il mio desiderio, che include te, questo studio, tutto quello che c’è dentro, tutto quello che immagino, tutte le mie fantasie, idee e reminiscenze. Tutto esiste soltanto nel mio desiderio, nella mia mente, e da nessun’altra parte. Siamo una “cosa dentro e di se stessa”.
Io sono un seguace della seconda supposizione, anche se ci sono molte altre teorie. Io credo che esistiamo dentro noi stessi, veniamo fuori dai nostri desideri interiori e percepiamo un programma di sviluppo che attraversa il nostro desiderio, e questo programma è di fatto la nostra vita. In questo tempo stiamo acquisendo l’opportunità di far iniziare questo programma e di conseguenza diventare capaci di governare la nostra vita. Possiamo andare avanti e indietro, sopra e sotto, in qualsiasi direzione, seguendo qualsiasi coordinata e asse.
La natura ci consente di saltare al seguente ultimo livello di realizzazione del sistema nel quale viviamo. Questo ci permette di comprendere chi siamo e in che tipo di mondo viviamo, se si tratta di sogno o realtà, e qual è la differenza tra di loro.
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(Da un programma televisivo “Il mondo integrale” del 16.10.2011)
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Bina di Arich Anpin esce decisamente dalla sua testa e scende verso il basso per aiutare il bambino, ZON. Binà stessa diviene piena di Luce di Hassadim (Misericordia), che non subì la restrizione, ed è per questo che è completamente libera e può essere ovunque. ZON riveste Binà, è poiché quest’ultima è divisa in due parti, anche ZON si divide in due parti: una superiore e una inferiore, GAR e ZAT.
Questa separazione comincia in Binà con le quattro fasi della Luce Diretta, quando Binà è obbligata a separare la sua parte inferiore, per usarla per donare. La parte superiore, che desidera dare, produce la parte inferiore ricevente, ZAT de Binà, così come ZON, dove questa dazione è realizzata.
Quando il Creatore crea la ricezione nella prima fase, la creatura non è d’accordo. E quando la creatura desidera diventare come il Creatore, in GAR de Binà, non ha scelta se non ritornare alla ricezione, ma questa volta per sua propria volontà. Inizia ad utilizzare la sua natura per donare.
GAR de Binà è un punto indipendente che dice al Creatore: “Io non utilizzo i desideri che Tu mi hai dato!” E poi ritorna e dice: “Bene, li utilizzerò, ma perché io ho scelto di farlo.” Questo è il luogo del punto in cui viene presa questa decisione: un limite, una sezione. Questo punto nel mezzo di Bina è chiamato il punto della libertà di scelta: il terzo medio di Tifferet.
E’ il motivo per cui anche noi ci dividiamo sempre in due, GAR (Israele) e ZAT (le nazioni del mondo), con la divisione tra loro. Sotto sono i desideri di ricevere, sopra sono i desideri di dare. Questa scala non cambia mai.
Nei nostri giorni, quando AHP, il cosiddetto 99%, sta cominciando a rivelare se stesso, abbiamo bisogno di sapere come lavorarci. Questa è la prima volta che si sta rivelando la struttura completa di tutte le Dieci Sefirot (Galgalta ve Eynaim e AHP insieme), ed è il motivo per cui sta arrivando il tempo della correzione. Ora Galgalta ve Eynaim può veramente agire perché prima d’ora era solo il periodo della preparazione, senza l’opportunità di comprenderla veramente in azione.
Galgalta ve Eynaim esiste solamente per correggere AHP. Questi desideri appartengono a Binà fin dall’inizio, che è invitata a prendersi cura di AHP.
Noi dovremmo conoscere questa separazione poiché la utilizziamo per attrarre la Luce Superiore, così come per avere una migliore comprensione di ciò che sta accadendo intorno a noi. Vedremo presto, con i nostri stessi occhi, come tutte queste cose si materializzeranno perché questa struttura superiore ha cominciato a rivelare se stessa nel nostro mondo in modo pratico. Chi sa quanto tempo ci vorrà, se saranno mesi o anni, ma noi siamo su questo percorso perché la prima rivelazione si è già verificata.
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(Dalla parte 3° della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.10.2011, TES)
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Domanda: Questo fine settimana si terrà un congresso nel deserto di Arava al quale assisteranno per unirsi centinaia di uomini d’Israele, per cristallizzare la forza interiore della garanzia mutua tra di noi e per diventare il nucleo nell’unificazione nel congresso di dicembre. Come possiamo farlo?
Risposta: C’è bisogno di un nucleo speciale nel quale tutti i punti si possano unire come uno. Questo punto è circondato da una parte più passiva, le donne di Bnei Baruch, e il mondo esteriore è il cerchio più ampio.
All’interno tutti i nostri amici del mondo intero si fondono insieme. Perché gli uomini? Perché questa è la natura della creazione: sono loro ad aver bisogno di correzione per raggiungere l’amore e l’unità, mentre le donne raggiungono questo in maniera differente. Poi, quando raggiungiamo lo stato desiderato, saremo capaci di passarlo agli altri.
Domanda: Come possono le donne essere di supporto agli uomini in questo congresso?
Risposta: Loro devono pensare al nostro successo. Noi abbiamo bisogno di questo supporto senza il quale avremmo dei tempi molto duri. È esattamente come: “I figli d’Israele sono usciti dall’Egitto in virtù delle donne giuste”.
Le donne sono una parte molto potente del sistema comune e il loro supporto è semplicemente indispensabile. Quando una donna si preoccupa di un uomo, questo trasmette a lui molta forza, un grande impeto per realizzare i desideri agognati da lei. Senza il supporto delle donne non avremmo successo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “L’Arvut (La Garanzia Mutua)“)
Domanda: A cosa serve l’isolamento del gruppo al congresso nel deserto di Arava?
Risposta: Ci riuniremo qui per gettare le basi di una nuova società, il cui scopo sia quello di raggiungere l’adesione al Creatore. Al fine di riuscirci, dobbiamo raggiungere l’adesione tra di noi, e per riuscire in questo, dobbiamo unirci, disconnetterci da tutti i disturbi che arrivano dal mondo esterno. Infatti siamo piccoli e ci dobbiamo dare forza a vicenda, e non dobbiamo lasciare che il mondo interferisca con quello che stiamo facendo. Questa è la ragione per cui andremo nel deserto.
In passato certi gruppi di Kabbalisti prendevano delle misure molto più straordinarie per isolarsi dall’ambiente esterno. L’uomo deve concedersi più di libertà da questo mondo confuso e insensato per raccogliersi un po’ di più in se stesso e capire quale sia il suo destino.
Nel turbine della vita, frastornati dal baccano delle radio e delle televisioni, non possiamo far emergere la voce sottile della nostra anima o raggiungere una labile ispirazione interiore. Il fatto è che non abbiamo l’energia per farlo. Anche i Kabbalisti, che hanno vissuto centinaia e migliaia di anni fa in un mondo completamente diverso, che non conoscevano le “meraviglie” dei mezzi di comunicazione, si isolavano, togliendosi dal loro ambiente abituale, addirittura “andavano in esilio”, lasciando le loro case senza portarsi dietro niente; vagavano per anni e tiravano avanti con quel che riuscivano a guadagnarsi per mangiare.
Noi non sappiamo nemmeno cosa stiamo perdendo nel mondo moderno, che ci subissa e ci insudicia con la sua sporcizia. Vogliamo ottenere qualcosa di meraviglioso? Se lo vogliamo, allora quali sforzi stiamo facendo per scappare da queste bassezze?
Varrebbe la pena trovare il tempo per questo genere di isolamento, durante il quale sentiremo solamente le nostre forze, senza i disturbi del mondo esterno. Prendiamoci un giorno nella vita per sentire che siamo noi invece di sentire chi sono loro, questi disturbi.
Ovviamente non costringiamo nessuno a partecipare e non facciamo una lista di chi verrà e di chi no. Non spuntiamo elenchi per il futuro. Chi non vuole o non può venire, non lo faccia. In questo senso, tutto è lasciato alla libertà individuale. Però, se un uomo viene, deve partecipare alle iniziative che il gruppo ha stabilito per aiutarci a staccarci da tutto, per sentire solamente noi stessi.
Non desiderate delle volte essere soli con voi stessi? Questo è anche il modo in cui il gruppo vuole essere solo con se stesso, per sentirsi. Entriamo in una stanza, chiudiamo la porta e restiamo con i nostri pensieri. Ed è così che vogliamo fare. In realtà, questa è un’idea chiara e comunemente accettata. Ma per noi non è solamente un minuto di riposo, ma un distacco dal “livello delle donne e dei bambini” per ascendere al “livello degli uomini”.
Nell’articolo “L’importanza del gruppo” il Rabash scrive: “Quando un uomo lavora lungo il cammino della verità, ha bisogno di isolarsi dagli altri uomini. Infatti il cammino della verità richiede una certa forza di carattere perché va contro il pensiero comune. Le opinioni del mondo sono costruite sulla conoscenza e la ricezione, mentre le opinioni della Torah sono costruite sulla fede e sulla dazione. Se un uomo è distratto, allora si dimentica subito di tutto il lavoro del cammino della verità e cade nel mondo dell’amore per se stesso. Solamente nel gruppo gli amici si aiutano a vicenda, e perciò ogni uomo riceve dal gruppo la forza per combattere le opinioni comunemente accettate”.
Il mondo superiore è il nostro mondo interiore. Dobbiamo spostare la nostra osservazione dall’esterno all’interno. Perciò, con l’aiuto degli amici, proveremo ad entrare in noi stessi, a guardarci dentro, per acquisire una saggezza profonda, per raggiungere l’intimo significato della Torah. Non c’è altra scelta e ne abbiamo bisogno.
Un uomo deve essere costantemente immerso nella sua interiorità, penetrare nelle sue profondità, ed è proprio qui che rivelerà il vero mondo. Il mondo esterno ci confonde di proposito in mondo che attraverso i conflitti e la resistenza, costruiremo la nostra strada puntando all’esterno. La nostra lotta consiste nel penetrare sempre più nel profondo la realtà del mondo che abbiamo davanti ai nostri occhi, e che ci spinge verso l’esterno.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “Arvut (Garanzia Mutua”)
Opinione (David Rosenberg, economista principale e stratega del controllo dei capitali della compagnia Gluskin Sheff): L’economia americana si trova in una depressione simile a quella che, dagli ultimi dieci anni, vive il Giappone. Abbiamo vissuto soltanto quattro anni in depressione, che si prolungherà fino a dieci anni. L’economia inizia di nuovo a restringersi nel 2012 e peggiorerà la situazione con l’occupazione nel lavoro.
Il mio commento: Il paragone non è corretto: se il Giappone ha vissuto la propria depressione, allora adesso noi viviamo la depressione mondiale che è globale non solo in scala, larghezza e profondità, ma anche perché investe tutti in ogni parte della nostra vita, che necessita riformare tutti i rapporti sociali, cioè il passaggio verso una nuova formazione sociale. L’uscita dalla crisi non è aspettare che non sia reale e nemmeno considerare che noi ritorneremo al vecchio modo di vita e di controllo.
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Domanda: Qual è il peso spirituale del congresso di dicembre? A quanti anni di studio equivale?
Risposta: Penso che nel prossimo anno non ci sia niente di simile. In quest’anno così importante, e direi decisivo, vedremo come il mondo si girerà verso l’unità e la connessione. Questi saranno solamente i passi preliminari, ma dobbiamo essere forti e ben preparati e il congresso dovrebbe fornirci questo.
Non si tratta solamente di fare un balzo in avanti, che altrimenti ci prenderebbe diciamo sei mesi. Se non ci connettiamo durante il congresso, non saremo capaci di svolgere il nostro compito. Il sistema di connessione che creiamo durante questi tre giorni dell’evento sono di estrema importanza per noi.
L’uomo può anche non studiare con noi quotidianamente, ma se perde il congresso e la sua preparazione si perderà i “mattoni di costruzione” di cui il vaso spirituale è costruito. Non si tratta della “saggezza” che sentiamo durante le lezioni, ma che adesso stiamo costantemente lavorando con la Luce che riforma.
Quindi vi avverto: non permettetevi di perdere le lezioni. Non è solamente lo studio. Sono momenti veramente preziosi durante i quali la Luce ci influenza effettivamente, in maniera molto più realista e intensa di prima.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.10.2011, “La Pace nel mondo”)
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Domanda: Studio la Kabbalah da alcuni anni e per me è diventato chiaro che quello che importa di più è il mio lavoro interiore. Tuttavia mi sembra ancora di non capire realmente di cosa si tratti. Potrebbe spiegare più dettagliatamente che cos’è il lavoro interiore?
Risposta: Il mio lavoro interiore è cercare il più possibile di unirmi al lavoro interiore collettivo, di creare un vaso per la ricezione della Luce. La fine di un’azione è nel suo pensiero iniziale. Prima anelo allo stato nel quale io rivelo il Creatore. Che cos’è questo stato? È lo stato nel quale si uniscono diversi punti nel cuore. Se con questi punti nel cuore creo il giusto sistema unificato in cui risiede il potere della dazione, vi scoprirò la forza chiamata il “Creatore”. Scoprirò Lui in base al livello della nostra unione.
Il nostro lavoro interiore quindi è basato sull’unità, sulla garanzia mutua. È detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso, è la vera regola della Torah”. Una regola (Klal) che contiene tutta la Luce. Questa è l’unica cosa di cui ho bisogno, ed è per questo che vi sono concentrato.
Cerco di fare diverse cose che portino all’unione dei punti nel cuore. Cerco delle opportunità per unirmi e per risvegliare gli amici verso questo obiettivo. Mi interesso affinché tutti siano nella stessa intenzione, pensiero, sull’essere ispirati e connessi in modo che questo fuoco tra di noi possa ardere. Allora lì riveleremo il Creatore.
La Sua rivelazione è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno. L’essenza dell’intera saggezza della Kabbalah è la rivelazione del Creatore agli esseri creati in questo mondo.
[59066]
(Dalla 2° lezione del congresso in Arava del 28.10.2011)
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