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“Unità – Il Futuro del mondo” – Congresso Mondiale in Mosca – 10.06.11

Lezione nr. 1 “Il mondo come una forza unificata”
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Lezione nr. 2 – Lezione per le donne
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Lezione nr. 3 “ L’ Anima umana e la sua correzione”
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Lezione nr. 4 “ La base interna del Gruppo”
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Lezione nr. 5 “ La Mutua Garanzia nel Gruppo”
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Yeshivat Haverim
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Lezione nr. 6 “ Libertà di scelta”
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Lezione nr. 7
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Yeshivat Haverim
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Cerimonia di chiusura
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Come possiamo essere uguali se siamo così diversi?

L’umanità sta affrontando un grosso problema sociale di natura strutturale. La costituzione di una società corretta si riferisce ad una società di uguali. Tuttavia, la difficoltà sta nel fatto che la natura ci ha fatto tutti diversi. Perciò, non ha senso metterci tutti nelle stesse condizioni: otto ore di lavoro al giorno, uguali stipendi, e così via. Le nostre differenze naturali si manifestano in quelle situazioni in cui per una persona questo è troppo mentre per un’altra è troppo poco. Se sono pigro, sarà molto difficile per me lavorare otto ore al giorno, ma per una persona intraprendente non sarà affatto un problema.

In che modo, allora, dovremmo misurare l’eguaglianza? Come si costruisce una società di eguali? Gli uomini hanno cercato di farlo da sempre e così, quando si è presentata un’opportunità, si è cercato di creare una buona struttura sociale. Ma non sembra che ci siamo riusciti. La natura non ci permette di essere uguali.

Perché allora all’inizio siamo così tanto diversi tra di noi, opposti gli uni agli altri, e non riusciamo ad andare d’accordo? Ognuno di noi, a livello personale, ha la propria forza, i propri gusti, regole, capacità, caratteristiche innate ed un approccio alla vita che è diverso da quello degli altri e questa è la ragione per cui non ci capiamo a vicenda.

Ed è per questo che non saremo in grado di costruire l’eguaglianza. Sembra che una società egualitaria sia la risposta che ci potrebbe salvare dalle guerre e dai problemi, ma non è questo che la natura ha programmato. Il suo programma è di farci rendere conto che non troveremo l’uguaglianza in nessun posto, ed in niente. Non avremo mai la possibilità di dividere qualcosa equamente tra tutti. Se lo facessimo oggi, domani dichiareremmo una guerra.

Una distribuzione egualitaria è stata tentata in Russia, nei Kibbutz (comunità) di Israele, ma tutti questi tentativi sono falliti. La Natura desidera che noi usiamo tutto il nostro potere egoistico per correggerci in modo da eguagliarci alla natura stessa: totale dazione. Allora, non mi importerà di chi prende e quanto prende. La mia sola preoccupazione sarà di dare il massimo di me stesso, al 100%. Questo non significa una distribuzione “equa e giusta”, ma una distribuzione senza alcun controllo.

In questo caso, ognuno prende in base al livello del proprio sviluppo, quel tanto che gli serve. E, di conseguenza, l’uomo si svilupperà fino al livello in cui riceverà solamente quel tanto che gli serve per la sua esistenza, mentre il resto verrà usato per servire gli altri, senza valutare a chi e quanto dare.

Questa è la ragione per cui gli uomini non capiscono quando spieghiamo loro ciò che la Kabbalah dice circa il futuro del genere umano. Sembrano dei concetti troppo fanatici, troppo utopistici. In caso contrario, però, l’umanità non sopravviverà perché ogni altra distribuzione è ingiusta. Io non posso misurare gli sforzi individuali di un altro uomo in modo da stabilire quanto dovrebbe guadagnare. La natura non permetterà mai all’uomo di mettere d’accordo le due forze, positiva e negativa, in questo modo.

Perciò, quando incominciamo a mettere in pratica questa idea, dovremmo divulgare la saggezza della Kabbalah usando un sistema totalmente diverso. Per adesso, dobbiamo unirci nei gruppi che sono fatti di uomini che hanno già ricevuto questo desiderio e questo bisogno e che capiscono che non c’è una via d’uscita, perché questo è ciò che la Natura richiede. Questi uomini hanno due forze: il potere del loro personale egoismo ed il potere del Creatore, la scintilla che li spinge verso lo sviluppo positivo. Quando queste due forze si incontrano in una persona, questa persona incomincia a sentire e attuare ciò che la saggezza della Kabbalah spiega.

Il processo è graduale e combacia con lo sviluppo interiore di un individuo. Noi attraversiamo i livelli inanimato, vegetativo, animato, ed umano di questo processo, e mentre ci sviluppiamo, le due forze si scontrano dentro di noi con intensità sempre crescente, mentre noi creiamo una resistenza tra di esse, un strumento di “resistenza”. Mettendo il nostro cuore e la nostra mente tra queste forze, le manteniamo in posizione opposta: da una parte, domiamo la nostra forza egoistica, mentre dall’altra, mettiamo in moto la forza della dazione. Impiegando queste due forze insieme, lavoriamo nell’ambiente che abbiamo intorno, e allora ci sentiamo come se fossimo “le resistenze di un circuito”, una forza di resistenza che funziona in tutto il sistema nel suo insieme, come una parte di questo sistema che lo fa sviluppare.
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(Dalla 2.a parte della lezione al Congresso di Roma del 21.05.2011)

Imparare a vedere il bene

Domanda: La Kabbalah insegna che il Creatore è il bene e fa il bene, ma come si mette d’accordo questo concetto con una vita piena di problemi e di sofferenza?

Risposta: Il Creatore è il bene e fa il bene, ma l’uomo deve arrivarci raggiungendo la somiglianza con le Sue qualità. Infatti, se sono cattivo, se sono un bambino capriccioso che non vuole ascoltare cosa dice la mamma, prima mi sgriderà poi mi punirà. E allora dirò che mia mamma è arrabbiata, come pensano di solito i bambini quando vengono sgridati.

Le sue urla e le sue sculacciate avevano una ragione perché voleva farmi del bene. Come posso vedere questo bene dietro a tutto quello che mi succede, vedere che c’è una buona predisposizione verso di me, anche se io percepisco tutto come male, come fa un bambino? Come posso capire che proprio qui, dove sento il male, ho bisogno di completare me stesso e il mio atteggiamento verso la natura, il genere umano, ed il gruppo, al fine di correggere il mio ego così da poter sentire che tutto era sempre il bene?

Colui che si sforza di realizzare questo lavoro il prima possibile ed è pronto ad individuare il posto dentro di sé che ha bisogno di essere corretto, incomincia a vedere che il mondo è stato veramente creato per il bene e che il Creatore è il bene. Esattamente nello stesso posto dove adesso noi ci troviamo, in questo mondo, incominciamo a percepire le forze rivelate della natura che attraversano ogni cosa e che collegano ogni parte della creazione: inanimata, vegetativa, animata e parlante.

Improvvisamente iniziamo a vedere il mondo spirituale invece del nostro mondo! Incominciamo a rivelare sempre più forze: le forze eterne che governano la nostra esistenza. Allora, questo mondo sembrerà come se scomparisse: diventerà trasparente, vacillante. Sarà un mondo “virtuale”, anche adesso, ed esisterà nella mia mente ed io lo guarderò come se stessi al di fuori.

Ne consegue che tutti i nostri problemi e tutti i nostri guai sono un’indicazione dei nostri difetti: essi sottolineano dove c’è l’errore, e dicono: “Correggi qui! E anche là!” Se lo faremo velocemente, correggeremo certamente l’imperfezione.

Se non sappiamo a chi rivolgerci, guardiamo al gruppo. Se ci connetteremo con esso e saremo pronti a dare ciò di cui il gruppo ha bisogno per l’unione, e saremo pronti ad esserne influenzati, non faremo più errori.

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Dalla 1.a lezione del Congresso di Roma 21/05/2011

L’uscita dal labirinto della sofferenza

La scienza della Kabbalah si rivela a noi dalla notte dei tempi. In sostanza, si tratta della prima scienza scoperta dall’umanità che, nella forma dell’insegnamento, spiega la struttura del mondo. Proprio come oggi, in tutte le generazioni del passato, la maggioranza degli uomini non ne avevano bisogno, perché il loro ego si stava ancora sviluppando. Abbiamo attraversato tutte queste reincarnazioni, sviluppandoci da una generazione all’altra, e la vita ci sembrava buona. Ci sforzavamo continuamente di raggiungere nuove conquiste, desiderosi di appagarci con piaceri sempre più grandi.

Migliaia di anni fa, la saggezza della Kabbalah ha detto che questa ricerca del piacere è soltanto una corsa attivata dal motore che funziona dentro di noi e che non ci dà il vero appagamento. Tutto è falso; stiamo semplicemente giocando con i nostri desideri, con questi piaceri effimeri che scompaiono all’istante. Qual è il senso di tutto questo?

Nonostante questo, la gente non presta ascolto. Solamente in pochi si sono domandati qual è il significato della vita: qual è lo scopo della mia vita, di questa corsa tra la vita e la morte? Questi pochissimi uomini svilupparono sempre di più la saggezza della Kabbalah. Essi scoprirono che, infatti, questo gioco che il nostro ego, la nostra natura, gioca con noi è un gioco mortale; essi avevano scoperto che siamo finiti dentro un tritacarne che ci schiaccia, che ci spinge continuamente verso azioni inutili: piaceri che non riusciamo a rifiutare o sofferenze dalle quali proviamo a scappare.

Quindi, sotto l’influenza di queste due forze, il piacere e la sofferenza, io corro in continuazione come un insetto. Queste forze mi colpiscono, ed io scappo via per evitare i colpi. Mi mostrano il piacere, ed io mi ci tuffo. Così concludo la mia vita, riempiendo i miei giorni con questa corsa.

Osservando lo sviluppo dell’umanità, questi uomini cercavano una via d’uscita a questa corsa senza senso, fino a quando non scoprirono che tutto questo processo ha una fine. Essi si resero conto che noi viviamo in un ondeggiare senza fine tra queste due forze, il bene ed il male, tra la rincorsa eterna dei piaceri, e la fuga dalla sofferenza senza fine, cercando un modo di migliorare le nostre vite ed evitare il male. Essi videro che alla fine arriviamo al completamento di questo sviluppo.

Questo completamento si sta realizzando proprio oggi, dopo un lungo processo evolutivo dell’umanità. Noi siamo la prima generazione che, dopo un numero di reincarnazioni ed in conseguenza dello sviluppo di tutte le generazioni del passato, sta incominciando a capire cosa ci sta succedendo.

Abbiamo iniziato a renderci conto di aver raggiunto una certa situazione, e molti uomini sono ormai delusi da questa corsa. Sebbene non si rendano conto di aver passato tutta la loro vita a dare la caccia al piacere e a fuggire dalla sofferenza, si sentono frustrati e cadono in depressione. Molti uomini stanno incominciando a capire che questa è una pazzia, non la vita: arrivare in questo mondo per una specie di corsa e poi lasciarlo come se fossero entrati in un casinò, imbrogliati, e senza aver fatto niente perché costretti a scappare dalla sofferenza e ad inseguire il piacere.

Dunque, questi uomini sono arrivati a capire che, evidentemente, non è così perché niente in natura succede senza una ragione. In natura, ogni cosa è stabilita in modo preciso in base al principio di causa ed effetto e, apparentemente, questo intero processo è spinto dalla legge dello sviluppo che dovrebbe condurci ad un certo obbiettivo.

Sebbene questo processo sia molto lungo e sembri illogico, in verità, in esso si nasconde una logica interiore speciale: noi dobbiamo riconoscere il male che è innato nella nostra natura per ricavarne il bene. La possibilità di raggiungere questo bene oggi si sta manifestando, ma dobbiamo accelerare il riconoscimento del male.

Questa è la ragione per cui la scienza della Kabbalah è stata rivelata, in modo che non avanziamo come in passato per un percorso lungo e casuale, in una scelta senza fine tra il bene ed il male, affrontando ogni volta dei problemi, risolvendoli per scappare verso qualcosa di meglio; ma questa rivelazione ci serve affinché, dopo molte ricerche, dopo essere stati delusi dal precedente percorso, desideriamo vedere che cosa ci aspetta e così avanzare consciamente.

La saggezza della Kabbalah viene divulgata per uomini come questi. Il punto nel cuore si risveglia in loro e non li lascia in pace. Essi giungono in un luogo dove possono ottenere la conoscenza su come tracciare il giusto cammino per loro stessi, senza oscillazioni, ma diritti, in base alla legge della natura, diventando come il cammino stesso ed usandolo correttamente.

In sostanza, non ci viene assicurato né garantito un miracolo; conosciamo solamente la legge. Invece che raggiungere lo scopo camminando a zig zag, andiamo diritti seguendo la via di questa legge. Si tratta di un cammino più facile e più vicino, ma allo stesso tempo è anche più complesso. Infatti, dobbiamo studiare e mettere in pratica questa legge noi stessi invece che le forze della natura, che ci impastano dandoci la loro forma. Noi stessi dobbiamo prendere parte a questo processo, per ritagliarci la forma che la natura ci richiede. Se ce la faremo, prenderemo la stessa forma che dovremmo acquisire alla fine, e raggiungeremo lo scopo della creazione.

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(Dalla 1.a lezione al Congresso di Roma del 21.05.2011)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 07.06.2011

Dal Libro di Shamati, Articolo 161 “La materia del Dono della Torah”
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Il Libro dello Zohar, Truma (Donazione), Il Guardiano dice, “Ascolta Israele: Benedetto sia il Nome del Suo Regno per sempre”
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Talmud Eser Sefirot, Parte 1, Punto 35, Histaklut Primit, Lezione 25
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Scritti di Rabash, Dargot HaSulam, Articolo 940
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Non credere ai tuoi occhi

Nella Kabbalah, parliamo del lavoro interiore di un uomo. Ogni uomo deve scendere più in profondità dentro di sé e lì costruire le immagini degli amici, del gruppo, di se stesso, del suo mondo interiore, della sua impressione circa la spiritualità, non facendo attenzione a ciò che gli arriva dall’esterno che può essere anche del tutto opposto.

Le impressioni che un uomo riceve dall’ambiente esterno possono non essere vere, perché queste sono sensazioni che derivano dagli stati (Reshimot, informazioni pre-stabilite legate ai ricordi) che si risvegliano in lui. Un uomo non può basarsi su queste impressioni. Invece, l’uomo deve basarsi sulle immagini che ha costruito dentro di sé degli amici, del gruppo, di se stesso, del Creatore, e della connessione tra di noi.

Io non mi baso molto su quello che oggi vedo e sento intorno a me. Infatti, chi vede tutto questo? Io stesso vedo e sono assolutamente fuori strada. Quindi, non fa differenza cosa vedo adesso. Devo costruire dentro di me un modello di mondo futuro in cui siamo tutti collegati reciprocamente dall’amore e dalla dazione, e dentro questo mondo riveliamo il Creatore, cioè la Divinità (Shechina).
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.05.2011 Gli scritti del Rabash)

Non Essere Un Asino Nel Banchetto Del Re

Domanda: se il Creatore ha creato tutto così perfetto, perché dobbiamo correggere qualcosa?

Risposta: si, ma non siamo ancora nello stato che Lui ha creato; ne siamo al di fuori, dietro ogni genere di veli, di occultamenti. Questi schermi hanno a che fare solo con noi, poiché siamo noi a sentire l’occultamento.

Il Creatore ha creato solo uno stato considerato come il Mondo dell’Infinito. Tuttavia, per sentire di essere in realtà in questo Infinito, dobbiamo accumulare ogni tipo di esperienza.

Supponiamo che qualcuno voglia allettarmi con un piatto esotico, però per far si che io apprezzi realmente il suo sapore, ho bisogno di desiderarlo. Si suppone che io abbia un’idea di cosa sia e di come si mangi, altrimenti, non lo capirò; allo stesso modo del fattore menzionato nel Libro dello Zohar, che visse tutta la sua vita in una fattoria, seminava il grano e finché non visitò una città, neppure sospettava quante cose deliziose si potevano fare partendo dalla fattoria. Tutto quello che conosceva era il grano non lavorato.

Quindi, anche stando nel Mondo dell’Infinito, lo sentiamo come fa un asino, masticando il grano non lavorato. Eccetto il semplice “grano” e “l’acqua”, non desideriamo altro. Non sentiamo nella Luce dell’Infinito tutte le delicatezze che il Creatore ha preparato per noi.

Allora, come cominciamo a desiderare la Luce che riempie l’Infinito ed a sentirla in tutte le sue manifestazioni, in tutta la sua profondità, con totale chiarezza? Non abbiamo questa necessità. Dobbiamo crearla dentro di noi.

Con il fine di costruire un desiderio di odorare la torta più dolce invece del grano non lavorato, per sentire l’Infinito invece della Luce più piccola Nefesh di Nefesh, rimanendo nello stesso stato e la stessa Luce, abbiamo bisogno di coltivare il desiderio. Questo cresce mediante l’occultamento, quando gli viene mostrata un po’ di Luce, la quale dopo si occulta un’altra volta, è esposta e dopo nascosta. Ciò è considerato “civettare”, è un gioco.

Questo è un gioco molto serio, visto che l’occultamento incrementa il desiderio. È così che la Luce gioca con noi, mostrandosi ed occultandosi. Per questo ci ritiriamo dal Mondo dell’Infinito e ce ne separiamo mediante numerosi occultamenti, fino a quando arriviamo in questo mondo, nel suo occultamento totale.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno è il desiderio e nell’istante in cui lo otteniamo, riceveremo la preziosa “torta”. Non appena cresce un po’ di più, mi sarà data una delizia ancora più grande. Ad ogni nuovo passo, ho bisogno di incrementare il mio desiderio e la Luce superiore comincia ad illuminarmi in tutta la sua forza. Il mio desiderio mi apre per connettermi a Lui, permettendo a Lui di entrare in me.

Il Creatore ha creato tutti questi stati dall’inizio, però, di tutto l’Infinito, in questo momento, puoi sentire solo la più piccola Luce di Nefesh. Questo perché non hai un tuo desiderio di desiderarlo specificamente, affinché tu senta dolore per la sua mancanza.

Il desiderio deve essere totalmente nuovo, a differenza del tuo desiderio istintivo. Lo ricevi forzandoti, dominandoti e lottando contro tutta la tua natura. Quando cominci a volere tanto questa Luce, allora sarà un desiderio autentico. In altre parole, hai bisogno di desiderare la dazione!

In questo momento, sembra qualcosa di completamente stupido, un certo tipo di dazione ed un amore strano. Tuttavia, queste sono semplicemente parole che ci sono familiari, però rappresentano un nuovo tipo di desiderio che non esiste ancora in noi.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4 Maggio 2011, Talmud Eser Sefirot)

Lezione quotidiana di Kabbalah – 07.06.2011

Dal Libro di Shamati, Articolo 161 “La materia del Dono della Torah”
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Il Libro dello Zohar, Truma (Donazione), Il Guardiano dice, “Ascolta Israele: Benedetto sia il Nome del Suo Regno per sempre”
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Che non ci siano i ricchi o i poveri?

L’essenza del metodo è di risvegliarci in modo che ci possiamo muovere il più velocemente possibile, per prendere la forza dello sviluppo nelle nostre mani e controllarla. Questa è la ragione per cui organizzo un ambiente composto da persone come me, in modo che mi influenzi e mi dia un’aggiunta di potere. Vale a dire, tutto dipende dalle impressioni che ricevo dall’ambiente- questa è la misura della mia capacità di avanzare.

Ma io esisto in un sistema di forze e devo sapere come ottenere da questo sistema il meglio e la massima influenza, così da non danneggiare me stesso e l’ambiente. In verità, il male causato all’ambiente mi ritornerà. In questa influenza c’è una forza che si chiama “l’occhio malvagio-il malocchio”, cioè l’egoismo umano non corretto e non coperto da uno schermo, che un uomo può mettere in moto senza saperlo. Oppure l’uomo può essere anche consapevole di queste azioni, ma non può farci niente.

Se un uomo vede che qualcuno ha più successo di lui, diventa geloso, sia che lo voglia oppure no. Il che può essere anche una cosa positiva, una gelosia produttiva, che spinge l’uomo verso lo sviluppo. Cioè, si potrebbe trattare di “un occhio positivo”, che si ha quando invidio qualcuno e provo a progredire. Oppure può essere “l’occhio malvagio-il malocchio”, quando sono così geloso che voglio uccidere l’altro uomo, perché è più grande di me e questo avvelena il mio spirito.

C’è una barzelletta a questo proposito: “Stai facendo una rivoluzione che cancellerà i ricchi dal mondo? Noi stavamo sognando un mondo senza i poveri…” Lo stato che desideriamo fa tutta la differenza: che non ci siano i ricchi o i poveri? Con quale occhio guardiamo?
E lo stesso vale nel lavoro spirituale: quando guardiamo ad un amico che è più grande di noi, vogliamo farlo cadere o vogliamo avanzare?
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Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26/05/2011, Gli scritti del Rabash

Nella morsa degli opposti

Fino ad oggi ci siamo sviluppati sotto l’influenza di due forze opposte. In questo periodo, in cui lo scontro tra queste due forze sta diventando una minaccia, il nostro impegno deve consistere nel portarle in una posizione di reciproca armonia.

Per riuscirci, dobbiamo creare una resistenza tra di loro, una certo “strumento” (R) che crei una resistenza da posizionare tra il segno più ed il segno meno. Quindi, in questo modo, otterremo una specie di “lampadina” o di “motore”. Posizionando una resistenza tra gli opposti, riceveremo una certa rivelazione, che percepiremo dentro di noi come la manifestazione del segno più e del segno meno insieme.

Come possiamo realizzare una simile “resistenza”? Dobbiamo usare entrambe le forze, la positiva e la negativa, come un solo insieme. Questa è la ragione per cui l’uomo è composto da due forze. Fino al momento in cui la forza negativa, il nostro egoismo, non si era sviluppato completamente, non potevamo procedere con questo lavoro; non percepivamo il conflitto, lo scontro.

Ma oggi, abbiamo incominciato a scoprirlo. Il nostro mondo, la nostra vita, la nostra natura sono nella morsa delle due forze, e noi non sappiamo come fare per allontanarci. L’egoismo è da una parte contrassegnato dal segno negativo, ed il potere della natura, il Creatore, è dall’altra parte contrassegnato dal segno positivo.

La forza positiva della natura dona, dà la vita, e si sviluppa, mentre la forza del nostro egoismo vuole assorbire tutto per il proprio piacere, per conquistare e distruggere. Abbiamo sotto gli occhi una quantità immensa di esempi di come agisce l’egoismo nel nostro mondo. Se non fosse per il potere della natura che ci ferma e ci impedisce di fare qualunque cosa ci piaccia, avremmo distrutto il mondo intero ancora nei giorni indietro, quando combattevamo con le pietre e i bastoni.

L’obbiettivo della forza della natura è di guidarci avanti in modo da diventare più intelligenti, più sviluppati, e più pericolosi allo stesso tempo. Il che ci riempie di paura prima di usare le nostre armi senza pensarci.
In questo modo siamo arrivati nello stato in cui ci troviamo oggi e adesso dobbiamo creare una resistenza tra queste due forze.

A dire il vero, questa resistenza è chiamata “umano” (Adamo). E diventerà la nostra proprietà che includerà entrambe le forze. Dobbiamo formarci, modellarci come plastilina, eliminare ogni materiale in eccesso, e lasciare solo la forma necessaria. Avvicineremo questa resistenza al confine tra le due forze opposte, e la saggezza della Kabbalah ci insegnerà come fare.
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(Dalla 2 lezione del Congresso di Roma del 21.05.2011)