Pubblicato nella '' Categoria

Elevarsi con l’aiuto del faraone

Domanda: Non importa quanto mi impegno per elevarmi al di sopra del mio egoismo, dove c’è la garanzia che tutto quello che faccio non finirà dentro la ragione? Come faccio a verificare se mi si sono elevato al di sopra di esso, e cosa mi aiuterà ad elevarmi?

Risposta: La ragione punta sempre verso la conoscenza e la ricezione. E al di sopra della ragione ci sono la fede e la dazione. Ora, mi devo chiarire: mi sto dirigendo verso la dazione perché la mia ragione vuole così o perché è la fede a volerlo?

Se io mi trovo solamente da una parte soltanto, ed in base al mio stato, agirò sicuramente nei limiti o al di sotto della ragione, cioè lavorerò per il mio egoismo.Due posizioni insieme sono sempre necessarie. Immaginiamo di odiare il maestro, di ribollire di rabbia verso di lui, perché pensiamo che non faccia le cose giuste. E contemporaneamente costruiamo una relazione di amore, di dazione, e di totale rifiuto di noi stessi e di adesione a lui. Allora, il nostro desiderio si sviluppa precisamente tra questi due punti, nella loro differenza, grazie al fatto che ci manteniamo in uno dei due che è opposto all’altro.

Altrimenti, a cosa serve il faraone se non costruiamo il nostro amore al di sopra di lui, al di sopra di tutto questo odio e della certezza nelle nostre ragioni, per accettare l’opinione del maestro al posto della nostra conoscenza, delle nostre idee, e della nostra ragione? Tuttavia, se perdiamo uno di questi punti, non ci eleveremo più. Di solito, in questi casi, gli uomini scendono al di sotto della ragione.
[40632]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati No.59)

Materiale correlato:

Laitman blog: La disputa irreconciliabile tra il Creatore ed il Faraone dentro di me
Laitman blog: Abbiamo scoperto Faraone; il prossimo è il Creatore

Entrare in una nuova terra

Domanda: Quali sono i segni che indicano la vicinanza di un uomo all’uscita dall’Egitto?

Risposta: Un grande desiderio di unirsi agli altri è segno di essere vicini alla fuga dall’Egitto, perché l’uomo capisce che può essere salvato solo unendosi con gli altri. Allo stesso tempo egli vede di non essere in grado di realizzare questa unione, perché non ci sono scintille di dazione dentro di lui.

Ma egli sente anche l’esistenza della forza superiore: “Non esiste nulla tranne Lui”. Questa forza gli dona i due sopracitati stati ed egli è così pronto a tirarsi fuori con questa forza dal suo stato per raggiungere la connessione.

La mia connessione con gli altri si chiama “L’uscita dall’Egitto”. Significa che sto fuggendo via dal mio antagonismo verso gli altri e dal mio stesso male verso la libertà ed il bene. Questa è la libertà dall’angelo del male, dalla separazione, che io percepisco come la morte. Ed in questo modo ottengo la connessione con gli altri, che per me rappresenta la vita.

“Entrare in una nuova terra” vuol dire che mi sono messo in sintonia con la rete nella quale tutti sono connessi, e qui c’è un nuovo desiderio governato dal Creatore, la forza della dazione.
[40708]

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.04.2011, Shamati No. 90)

Materiale correlato:

Laitman blog: Provare diversi abiti di dazione
Laitman blog: Contare sull’uscita dall’Egitto è un comandamento

L’Amore non può diventare un’abitudine

Domanda: Aver cura degli amici diventa in un certo momento la mia natura?

Risposta: No, non sarà così. Solo l’egoismo che regna su di me può essere naturale. Tutti gli stati aggiuntivi giacciono al di sopra di esso e possono essere realizzati secondo la misura dello sforzo.

Uscire verso la spiritualità è la stessa cosa che lievitare al di sopra della terra nel nostro mondo; non puoi solo restare sospeso nell’aria. Questo richiede una forza che ti sostiene, a prescindere dalla forza di gravità. La gravità è la forza del nostro egoismo. Questa mi tira sempre in basso, per la qual cosa, non appena mi dimentico della meta, cado immediatamente al suolo.

Se desidero unirmi agli altri, prima di qualsiasi altra cosa, devo mettere anzitutto lo sforzo costante per “fluttuare nell’aria”, nell’aspirazione per l’unità. Non c’è agio in questo caso, nell’istante in cui lo dimentico, cado.

È per questo che la cura per gli altri non diventerà mai un’abitudine o una seconda natura; e dobbiamo essere grati di questo, dato che lì abbiamo un’opportunità di realizzare il nostro libero arbitrio nel secondo seguente.

Se fosse stata un’abitudine a muovermi, io sarei un angelo. L’angelo obbedisce alla sua natura, ovvero quella della dazione. Questo fluttua nell’aria perché è “più leggero dell’aria” e non viene influenzato dalla forza di gravità egoista terrena; ma un essere umano lo è.
[40998]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18 Aprile 2011, “Questo è per Judah”)

Materiale correlato:

Laitman blog: Fissa nel tuo cuore la preoccupazione per i tuoi amici
Laitman blog: Il Lavoro Interno di un Kabbalista: “Riguardo all’Amore degli Amici” – 23.05.10

Lezione quotidiana di Kabbalah – 02.05.2011

Scritti di Baal HaSulam, Shamati 6, Articolo: “ Che cos’ è il supporto della Torà nel lavoro”
Video / Audio

Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Punto 140, Lezione 5
Video / Audio

Talmud Eser Sefirot. Volume 1, Parte 1, Punto 100. “Ohr Pnimi”, Punto 4, lezione 5
Video / Audio

Argomento della lezione : “Il Giorno della Memoria”,
Video / Audio

Il mistero della notte di Pasqua (Pesach)

Domanda: Nella notte di Pasqua, leggiamo l’Hagadà di Pesach invece di leggere dei frammenti del Tanach come facciamo in tutte le altre festività. Qual è la ragione di questo?

Risposta: Per ogni festività i kabbalisti del passato hanno stabilito un ordine determinato. Se una persona vuole realizzare un certo stato spirituale o un livello spirituale interiore, anche se è solo un’impressione della spiritualità, allora le istruzioni dei kabbalisti le dicono cosa fare in ogni stato.

La radice spirituale toccò il ramo materiale all’interno di un gruppo di kabbalisti che nacque nell’antica Babilonia e attraverso la connessione tra di loro, furono capaci di realizzare tutte le tradizioni materiali all’interno delle azioni spirituali accettate per la redenzione finale, le quali vennero realizzate nel mondo materiale insieme alle azioni spirituali.

La persona avrebbe ucciso un animale e al tempo stesso “avrebbe ucciso” il desiderio di ricevere piacere. Avrebbe arrostito l’animale sull’altare e al tempo stesso corretto il suo desiderio egoista. Poi avrebbe mangiato l’animale e ricevuto il piacere per il bene della dazione nel terzo livello del suo Aviut (spessore del desiderio). Loro realizzarono tutti i costumi nella materialità e simultaneamente realizzarono le azioni (i comandamenti) insieme alle Luci, Circostante ed Interna, ed ai desideri spirituali.

La festività dell’uscita dall’Egitto è un’uscita dal desiderio di ricevere verso il desiderio di dare. Qui ci dedichiamo a realizzare azioni esterne specifiche come un segnale dell’uscita dall’egoismo verso l’amore, dall’odio e la separazione, alla connessione ed all’unità tra di noi.

Per questo, quando leggiamo l’Hagadà, passiamo attraverso tutte le azioni che riflettono le azioni spirituali che ci aiutano ad uscire dall’Egitto: “Kidush” (benedizione), “Urchatz” (lavarsi le mani), “Karpas” (immergere la verdura in acqua salata), “Lachats” (dividere la Matzà a metà), “Maguid” (la storia dell’esodo) e così via. Se realizziamo questo ordine di azioni nella notte di Pesach (dalla parola “Pasach”, passare, saltare al di sopra), saltiamo al di sopra del nostro stato attuale ed entriamo nel nuovo livello che è il primo livello spirituale.

Però quest’ordine non corrisponde all’ordine naturale delle fasi dello sviluppo (“concepimento”, “allattamento” e “maturità”) che studiamo nella Parte 12 dello Studio delle Dieci Sefirot: i tre giorni nei quali si attacca lo sperma, i quaranta giorni della formazione del feto, i nove mesi dello sviluppo fetale, il feto si gira di testa, le contrazioni e la nascita, il sangue che si eleva dal ventre al petto e crea il latte, due anni di nutrimento del bambino e le successive tappe fino all’età adulta (Gadlut), 3 anni, 6, 9, 12, 13, 20 e 70.

L’uscita dall’Egitto non ha un modello nel suo ordine di sviluppo. La Luce dello stato di grandezza (Gadlut) viene prima della Luce dello stato di piccolezza (Katnut). In primo luogo entri in un nuovo mondo con l’aiuto delle Luci della grandezza e dopo cominci a svilupparti in esso.

Non capiamo l’essenza della “nascita” anche nel nostro mondo. Semplicemente lo percepiamo come un processo naturale. Il feto si è sviluppato all’interno di un organismo animale e poi continua a crescere al di fuori di esso. Non ci chiediamo neanche: perché questi tre kilogrammi di carne che erano all’interno della madre adesso stanno uscendo? Perché il feto esce completo? Dopotutto, nello stato successivo dello sviluppo dovrebbe aver cominciato come una specie di goccia e dopo comincia a crescere partendo da essa. Lo stato precedente di sviluppo è al di sopra dei tre kilogrammi e adesso, nella tappa successiva, questi tre kili sono diventati una goccia …

Dove hai visto che tutto quello che è stato acquisito nel livello precedente, il desiderio (Kli), con tutto il suo riempimento è avanzato completo come è al livello successivo? Come è possibile?

Se termino lo sviluppo del livello di NRNHY (NaRaNCHaI) di Nefesh, raggiungo il livello di Nefesh de Ruach; però qui non raggiungo il livello di Nefesh de Ruach e invece di questo, esco con i miei tre kili di carne al di fuori del ventre della madre e continuo a crescere. In teoria, avrei dovuto cominciare il mio sviluppo all’esterno, come una sola cellula, partendo da una goccia di seme, allo stesso modo in cui ho cominciato all’interno della madre, ma solo nel grado successivo.

Tutto questo sottolinea l’ordine unico della Pasqua (Pesach), l’uscita dall’Egitto, che è possibile solo perché le Luci dello stato di grandezza vengono prima delle Luci dello stato di piccolezza e pertanto, facciamo un salto.
[41016]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Judah”).

Laitman blog: Baal HaSulam, “Questo è per Judah”
Laitman blog: In Egitto dove scorre il latte ed il miele

Global Yeshivat Haverim – 01.05.2011

Global Yeshivat Haverim
Video / Audio

Lezione virtuale – Nozioni di base di Kabbalah – 01.05.2011

Lezione virtuale – Nozioni di base di Kabbalah
Video / Audio

Lezione quotidiana di Kabbalah – 01.05.2011

Scritti di Baal HaSulam, Lettera 19
Video / Audio

Il Libro dello Zohar, Mishpatim (Ordinanze), Punto 80, Lezione 4
Video / Audio

Talmud Eser Sefirot. Volume 1, Parte 1, Punto 3 “Ohr Pnimi”, Punto 50, inizia con “Questa Behina Dalet è chiamata“Il Punto centrale”, Lezione 4
Video / Audio

Rav Yehuda Ashlag, KFS Pagina 83, Articolo “Pace nel mondo”, Lezione 1
Video / Audio

Un cuore fuso

Una persona deve inviare frecciate d’amore al cuore degli amici nelle loro intenzioni interiori. All’esterno deve mostrare a tutti quanto sia ispirata dalla spiritualità e cercare di motivare gli amici a sentire la stessa cosa; però internamente, una persona deve pensare sempre al modo in cui penetrare nel cuore dell’amico.

Dei regali materiali non li danneggeranno, ma non devono sostituire i loro sforzi interiori ed il loro vero desiderio di connettersi. Dopotutto, il nostro lavoro, risiede nel risvegliare le forze interne, la rete di forze o la realizzazione della sola forza del Creatore. Questa è la forza alla quale ci connettiamo, col fine di penetrare in tutti i cuori e le anime.

I regali materiali possono aiutare nel nostro cammino, ma l’obbiettivo principale è cercare di sintonizzarsi a questo sistema connettivo che ci unisce agli altri. In esso, si rivela la nostra connessione e la penetriamo. Questo è conosciuto come penetrare nel cuore dell’amico.

Quanto più profondo è il mio desiderio di penetrare nel cuore di un amico, più fondo il mio cuore. Nella misura in cui il mio cuore diventa più tenero, comincio a vedere che il cuore dell’amico si rivela sempre di più e sono capace di entrare in lui ed unirmi in un solo cuore.

Quando comincio a lavorare con il cuore dell’amico, penso a lui come ad un estraneo. Tuttavia col tempo, comincio a vedere che lui non è un estraneo ma al contrario un crogiuolo nel quale posso fondere il mio cuore. Relazionandomi a lui e desiderando unirmi, realizzo il lavoro nel mio cuore. In questa connessione non dipendo dall’amico o dal grado della sua apertura verso di me, piuttosto dipendo dal mio cuore, nella misura in cui sono stato capace di intenerirlo per poter entrare nel “cuore estraneo”.

Alla fine di questo lavoro, rivelo che né il mio cuore, né il suo cuore esistono, che c’è un solo cuore ed un solo desiderio e che è stato sempre così; solo che mi sembrava che si trattasse di cuori separati, di cuori che erano estranei e differenti, distanti gli uni dagli altri.
[40448]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Shamati 86)

Materiale correlato:

Laitman blog: Le basi della Kabbalah
Laitman blog: Uniamoci e diventiamo un cuore spirituale

Imparare a volare

Un principio cruciale del lavoro spirituale è che tutto è fatto contro il tuo desiderio, diversamente dal lavoro egoista nel nostro mondo. Quando sono forzato a lavorare nel nostro mondo, in primo luogo valuto se ne vale davvero la pena. Oppure, quando il lavoro mi piace in sé, quando beneficio del processo stesso, allora questo non può essere chiamato lavoro, ma un’avventura, un viaggio. O meglio, potrebbe essere un arduo lavoro, ma io beneficio del suo risultato quando ottengo una ricompensa, una paga per averlo fatto.

Devo sempre vedere il beneficio del mio lavoro, che la mia mente ed il mio cuore possono afferrare. Tutto dipende solo da quanto valorizzo la ricompensa in anticipo ed in accordo a questo desiderio, esercito uno sforzo.

Però, nel cammino spirituale, noi lavoriamo contro la nostra natura e non ci sostiene niente. Per questo, non abbiamo nessuna motivazione, il “combustibile” per compiere un’azione che sembra senza senso.

È ovvio che avanziamo poco a poco, da “Lo Lishmà” (per se stessi) a “Lishmà” (per dare). Nelle parole di Rambam, per le “donne, i bambini e gli schiavi”, cioè noi che per il momento siamo in questi livelli, i segreti (il vero scopo) vengono rivelati gradualmente. Questi sono considerati segreti perché fino a qui la persona non può immaginare come ottenere l’energia e il movimento per lavorare.

È impossibile come il fatto che io cominci a volare! È al di sopra della mia natura! Così attraversiamo un lungo cammino di sviluppo, passando da uno stato all’altro ed acquisendo naturalmente una certa comprensione, una sensazione che viene a noi per il cammino della Luce che Riforma.

Questo non avviene in maniera naturale, in maniera razionale; al contrario, quanto più mi sforzo, più mi allontano dallo scopo, è così che lo valuto nella mia percezione! Solo in certi rari momenti scopro occasionalmente che solo nella mia percezione egoista avevo l’impressione di camminare all’indietro, mentre dal punto di vista dei desideri di dazione, di fatto stavo avanzando. È così che avanziamo.
[40430]

(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04. 2011, Shamati 86)

Materiale correlato:

Il passaggio graduale da Lo Lishma a Lishma
Shamati 5: Lishmà è un risveglio dall’Alto, e perchè occorre un risveglio dal basso?