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Lezione quotidiana di Kabbalah – 16.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 140
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Articolo 51, Lezione 4
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Rav Yehuda Ashlag, Prefazione al Commentario del Sulam, Punto 1, Lezione 1
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Scritti di Rabash,Shlavei HaSulam, Articolo “Lo Scopo della Società”
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Correggendo idee sbagliate sulla Kabbalah


È risaputo il fatto che quanto più facciamo ricerche sulla letteratura Biblica più scopriamo che la sua datazione tradizionale è corretta. I filosofi che fecero rivendicazioni infondate sul fatto che Il Libro dello Zohar fosse stato scritto in Spagna nel undicesimo secolo, o addirittura più tardi nel Medio Evo, hanno dovuto cambiare idea e accettare a denti stretti quello che è scritto nello stesso Zohar , cioè, che l’autore è stato Shimon Bar Yochai nel secondo secolo.

Un argomento comune sostenendo la più recente scrittura dello Zohar era che il vocabolario usato nello Zohar non appariva nel lessico prima del secondo secolo. Comunque, recenti ricerche su testi antichi facilitati dalle nuove tecnologie hanno fatto luce su una ricchezza di documenti scritti nell’antica lingua Aramaica.

In una relazione su questi ritrovamenti nelle Notizie dell’Università di Chicago, uno dei ricercatori del Progetto Archivio della Fondazione Persepolis nell’Istituto Orientale, una studentessa di Aramaico, Annalisa Azzoni, assistente della Divinità School, dell’Università di Vanderbilt afferma: “Non abbiamo tanti archivi di queste dimensioni. Molto di quello che c’è in questi testi è completamente fresco, ma anche cosi cambia quello che già sapevamo. Ci sono delle parole che io sapevo venivano usate in dialetti in tempi posteriori, per esempio, ma non sapevo fossero usate in quel tempo ed in quel posti, La Persia del 500 D.C. Per uno studiosa di Aramaico è una scoperta molto importante”.

Io voglio credere che nel prossimo futuro tutte le miscredenze sulla Kabbalah svaniranno e noi saremmo capaci di usarla per migliorare il mondo.

Il potere nascosto dello Zohar


Domanda: Quale beneficio si trae oggi dallo studio dello Zohar? Devo studiarlo per raggiungere la spiritualità?

Risposta: Sì, ora è il momento di studiare lo Zohar. Ho aspettato parecchio tempo per fare questo, perché avevamo bisogno di formazione. Ora abbiamo raggiunto uno stato in cui una grande massa di persone nel mondo è già in grado di salire la scala spirituale (Commento allo Zohar che si chiama HaSulam – La scala). Quindi noi tutti cominciamo a studiare lo Zohar. E tutti coloro che si uniscono a noi per l’apprendimento e per essere in grado di sollevare se stessi come dei bambini devono unirsi a noi per imparare ad essere in grado di penetrare il senso di ciò che lo Zohar dice.

Lo Zohar non esaminerà la causa, ma farà appello al cuore dell’uomo e lo porterà a sviluppare i suoi sentimenti, a cominciare a pensare alle due caratteristiche: dare e ricevere. Non è un caso che Yehuda Ashlag abbia chiamato “HaSulam” (La Scala) il suo commento allo Zohar.

È impossibile studiare lo Zohar da soli, bisogna farlo solo nel gruppo. È stato scritto così da un gruppo di kabbalisti in cui c’era piena comunione tra le loro dieci anime. I 10 kabbalisti che hanno scritto lo Zohar, costituiscono la parte principale della nave spirituale.

Ciascuno di essi rappresenta una Sefira, gli effetti speciali di una sola nave (Kli), creata dal Creatore. Pertanto, se si aspira a divenire una tale nave solida, possiamo ottenere da loro il messaggio che avrà un impatto su di noi.

Se vogliamo studiare lo Zohar dobbiamo farlo in un gruppo e in questo modo sentiremo rapidamente nel libro una forza nascosta che si unirà a noi, e soltanto con l’unione saremo in grado di prendere il loro messaggio e capire i desideri che si organizzano per comprendere il messaggio spirituale.

La mente non può comprendere lo Zohar. È necessario che il gruppo abbia compiuto un grande percorso di preparazione in cui le persone abbiano già cercato di raggiungere la spiritualità in altri modi, libere da errori, che abbiano fatto un sacco di chiarimenti, che siano pronte ad elevarsi, sapendo che da sole, non potrebbero fare nulla.

Siamo pronti ad iniziare lo studio dello Zohar e ad impegnarci nel farlo.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 14.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 66 “Il Dono della Torah”
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Punto 33, Lezione 3
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Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 50, Lezione 23
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Che cosa viene svelato nello Zohar?

Domanda: Che cosa mi si svela quando leggo lo Zohar?

Risposta: Mi si svela ciò che accade ai gradini superiori. Così come il piccolo bimbo cresce, vede , capisce e sente il mondo. Tu osservi dal suo comportamento, dalle sue reazioni, che lui comincia a capire di più, la vita, interpreta ciò che succede , e reagisce a esso coscientemente.

Nel conseguimento spirituale, dentro di noi, all’improvviso sentimentalmente si scoprono immagini sotto forma di proiezioni delle quali Lo Zohar ci parla.

I racconti “atterrano” sul mio desiderio e si impregnano, ed io incomincio a sentire e poi anche a capire ciò di cui si parla, cosi come nell’infanzia avevo scoperto questo mondo.

Lo scoprire spirituale non è razionale ma sensoriale, attraverso i nuovi organi di senso. Questo si chiama “La Luce che ritorna alla sorgente”. Lui semplicemente mi rende capace di capirlo, ed io divento cosi.

Questo potrebbe sembrare non serio: Dove è qui la scienza? Dov’è la ragione? Dov’è l’uomo?”. Noi non facciamo altro che leggere il libro e desideriamo molto di entrare a far parte di quel quadro, quel disegno, quella realtà della quale ci parla. Queste potrebbero sembrare azioni infantili: “Io voglio!”. Ma a noi non si chiede altro, tranne che di avere questo desiderio.

Nell’Introduzione al Talmud Esser Sefirot, p.155 il Baal HaSulam scrive così: “Anche se noi leggiamo senza capire il significato, chiamiamo su di noi la Luce del gradino superiore con il nostro desiderio di capire. Così come il piccolo vuole sapere in quale tipo di mondo si tratta quello in cui si trova. Anch’io! E così si svela a me all’improvviso!

La preghiera del cuore


Lo Zohar, capitolo Shemot, punto 368: quando il Rabbi Elazar stava seduto a digiunare, stava pregando e diceva “È rivelato ed è saputo di Te, Signore mio Dio, e Dio dei miei padri, che ho sacrificato il mio grasso ed il mio sangue per Te e li ho serviti con il calore e la debolezza del mio corpo …”

C’è una grande differenza tra leggere queste parole dal libro delle preghiere, a che, dentro di me, succeda qualcosa ed esploda in un’aspirazione verso il Creatore, esprimendosi in parole.

Queste sensazioni si sono create dentro di me e diventano parole e frasi. Può anche essere che non conosca questo linguaggio … Non so come avviene, ma il risultato dei miei sforzi fa si che eguagli i miei desideri alla Luce e li unisca ad essa.

La Luce e i desideri producono questa reazione nell’anima: viene percepita nel mio cervello; questo trasmette l’indicazione agli organi delle articolazioni ed io le pronuncio, ma non so dove sono nate queste parole in me!

Tale deve essere la vera preghiera, quando tutto proviene dall’interno, dall’unione delle luci con i Kelim, dalle stesse basi profonde della creazione. Si crea gradualmente, il riempimento del desiderio con la Luce – tutta TaNTA (il Kli completo: Taamim, Nekudot, Taguin, Otiot) – fino a che essa arriva all’espressione, grazie all’apparato dell’articolazione.

È chiaro che Rabbi Elazar pronunciava questa preghiera non secondo il libro delle preghiere, ma trovandosi in questo stato di connessione con il Creatore.

Prima della distruzione del Secondo Tempio, il popolo di Israele era in connessione con il Creatore, cioè, nelle qualità di dazione ed amore. La sua preghiera era la sensazione nel suo cuore (nel suo desiderio). E’ scritto in questa maniera: “Cos’è una preghiera? È il lavoro nel cuore”;
però i Saggi della Grande Assemblea (Anshei Kneset HaGdola), sapendo che presto si sarebbe avvicinata una caduta nell’egoismo – l’occultamento del Creatore in ognuno – crearono per noi il libro delle preghiere. Questo libro narra degli stati che deve passare l’uomo.

Lo chiamarono Sidur che ci mostra l’ordine degli stati spirituali che dobbiamo passare nel nostro cuore, cioè, nel nostro desiderio;

ma siccome non lo possiamo fare durante il nostro esilio, a causa dell’assenza della connessione con la Luce (con il Creatore) perché la Forza Superiore è occulta, dobbiamo leggere meccanicamente le parole del libro delle preghiere. In qualche modo, proviamo ad immaginare cosa possano significare queste parole nella spiritualità …

Solo la Luce, durante gli studi della Kabbalah, provocherà in noi sensazioni, pensieri, sentimenti, parole e frasi della nostra preghiera, come risultato del lavoro del nostro cuore e non dell’apparato delle articolazioni.

Lezione quotidiana di Kabbalah –13.05.2010

Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Punto 17, Lezione 2
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Il libro che conserva il segreto di chi sono io

Domanda: Come distinguere l’influenza che esercita in noi il libro dello Zohar rispetto ad altri libri?

Risposta: Gli altri libri agiscono in maniera più aperta ed influiscono sulle nostre sensazioni e la nostra mente materiale.

Per questo, durante la lettura, in un certo modo, possiamo immaginare come trovarsi in questo stato.

Per esempio il libro dello Shamati si dirige alle nostre sensazioni ed altri articoli di Baal HaSulam si dirigono alla nostra mente;

però, lo Zohar non si dirige alla nostra mente né alla nostra sensazione esterna e mondana. Dobbiamo rivelare in esso il senso interiore, cioè cosa questo libro ci mostra dentro la nostra anima, dentro le nostre qualità e sensazioni interne.

Prima di poterlo fare, sentirai che non ti unisci a questo libro e che esso esiste totalmente a parte te.

I libri di Kabbalah e specialmente il libro dello Zohar sono molto personali ed intimi. Quando entri in questi libri, essi ti rivelano la tua anima.

Cominci a sentire che questo libro ti conosce a fondo, più di quanto tu conosci te stesso!

Il libro ti descrive. Esso ti rivela te stesso ogni volta di più e ti spiega chi sei all’interno …

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Tutto il giorno per una sola ora


Domanda: Si deve cominciare il lavoro sull’intenzione durante la lettura del libro dello Zohar molto prima della lezione, già di giorno?

Risposta: Direi che bisogna lavorare sull’intenzione tutto il tempo. Nel nostro mondo, tutto è costituito in maniera tale che siamo in contatto con il gruppo e lo studio solo durante un breve periodo di tempo.

Migliaia di persone in tutto il mondo sono presenti alla lezione insieme a noi. Molti ascoltano la lezione con la traduzione simultanea. Ci sono alcuni che capiscono anche con difficoltà la traduzione, poiché questa viene fatta nei linguaggi più comuni;

ma questo non è importante per l’avanzamento spirituale. Rispetto al libro dello Zohar tutti siamo nella stessa posizione. Arriviamo alla lezione come ad una pompa di benzina, per riempirci e vivere dopo con questa tutto il tempo restante.

Il nostro mondo è fatto a proposito in maniera tale che lavoriamo la terza parte della nostra vita, un altro terzo dormiamo ed il resto lo sprechiamo in diverse sciocchezze; e ci resta soltanto un’ora o due che rubiamo al sonno e veniamo a studiare.

Ma quando cominciamo a studiare, dobbiamo capire che tutta la nostra vita si organizza correttamente e non andare a lavorare disperatamente. Il Creatore ha organizzato questo processo specialmente per noi.

Se arrivo alla lezione anche per una sola ora, questo deve essere sufficiente per essere in connessione con la meta, le restanti 23 ore. Durante queste 23 ore, preparo i miei desideri per l’ora in cui arrivo alla lezione.

2000 anni fa viveva nel deserto di Negev un uomo che si chiamava Bar Bi Yoma (l’alunno per un giorno). Egli era un agricoltore, lavorava in campagna.

Quando aveva il riposo nei lavori stagionali e poteva lasciare la sua casa, andava a Gerusalemme. Dopo tutto il cammino, gli restava solo un giorno per lo studio della Torà. Il giorno seguente stava già correndo a casa, al suo lavoro.

In suo onore, oggi esiste il costume che tutti studino un certo giorno dell’anno. Allora i saggi dissero che il suo studio un giorno all’anno era equivalente all’apprendimento continuo durante tutto l’anno, poiché tutto l’anno il suo desiderio era in questo giorno.

Per questo, se durante le 23 ore aspettiamo questa unica ora di studio, significa che contano tutte le 24 ore del giorno.

Da questo capiamo di quante ore abbiamo bisogno per preparare il nostro desiderio per un’ora di studio.

Per questo tutto dipende dalla preparazione. Dobbiamo dedicare tutte le ore del giorno alla preparazione della lezione sullo Zohar.

Tutta la creazione è un gioco del Creatore

Domanda: Cos’è il gioco del Creatore con la persona e quale è il suo obbiettivo?

Risposta: tutta la creazione è un gioco, come è scritto. Il Creatore formò l’universo e la persona in esso affinché la persona si sviluppasse e raggiungesse la somiglianza con il Creatore attraverso la connessione corretta tra la persona e l’universo.

Questo sviluppo si chiama gioco perché, sviluppandomi, cresco e mi elevo ad un gradino più elevato dello sviluppo, e non accumulo semplicemente conoscenze. Adesso noi dobbiamo elevarci al primo gradino spirituale. Non lo vediamo. È come un gioco: non sai cosa succede, la fine del gioco è sconosciuta.

Lo stesso processo avviene nello sviluppo delle piante e degli animali. Tutto si sviluppa nella forma del gioco. Ciò significa che mi trovo in un certo gradino e non posso discernere il gradino seguente; però applico sforzi di ogni tipo per raggiungerlo.

Lo stesso avviene con i bambini che giocano tutto il tempo. A causa di questi giochi, all’improvviso diventano più intelligenti, cominciano a parlare e comprendere. Essi non studiano le lingue, né le scienze, come noi. Essi assorbono in loro il mondo circostante attraverso il desiderio di comprenderlo.

Così siamo noi rispetto al mondo materiale. Abbiamo bisogno soltanto del desiderio di sentirlo e dopo la sensazione, dobbiamo comprenderlo e percepirlo dentro.

All’improvviso il mondo spirituale si manifesta dentro e lo sento, poiché rappresentiamo il vaso della sensazione, il desiderio. La comprensione e la ragione arrivano dopo il desiderio.

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