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Nella Luce del sole e nel buio della notte

La Torà “Esodo,” 22:1 – 22:2: Se un ladro viene sorpreso mentre sta facendo una breccia in un muro e viene colpito e muore, non vi è vendetta di sangue. Ma se il sole si è già alzato su di lui, a suo riguardo vi è vendetta di sangue; il ladro dovrà pagare l’indennizzo.

Il ladro è il nostro ego. Esso tenta continuamente di insidiarsi dentro un uomo e prendersi qualcosa. Se lo fa inconsciamente, di notte, vale a dire quando tutto questo non è compreso e non è chiaro all’uomo, allora l’uomo ha il diritto di uccidere questo ladro, poiché in questo modo viene realizzata la sua correzione.

Ma con il “sole che brilla”, non si ha bisogno di uccidere l’ego, si deve correggerlo. Se ci si rapporta ad esso nel modo non corretto, allora si cade da questo livello, nel senso che si muore. Si viene uccisi. In questo modo non si ha il diritto di uccidere il proprio ego poiché si ha bisogno di correggere il ladro, l’azione egoistica in azione altruistica, non soltanto di ucciderlo.

Ci sono due grandi momenti della correzione o due parti di ogni azione:

  • “Ciò che non volete che sia fatto a voi, non fatelo agli altri” si ha quando un uomo passa dentro di sé dallo stato egoistico ad uno stato neutrale.
  • “Ama il prossimo tuo come te stesso,” si ha quando l’uomo sta già facendo del bene ad un altro uomo, desiderando per lui quello che desidera per se stesso.

In questo modo, se l’uomo agisce “di notte“, quando ancora non è pronto per la vera correzione, quando non ha forza, ma se combatte con l’ego, allora ha il diritto di ucciderlo, che significa semplicemente di neutralizzarlo – Io non ce l’ho. Ma se l’uomo agisce “di giorno” quando la Luce Superiore lo illumina e gli da’ forza, allora egli deve correggere l’ego e non deve ucciderlo. Così facendo, lo uccide. Se invece non compie la stessa azione che potrebbe compiere, in questo modo uccide se stesso, che significa che discende ad un livello inferiore.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 20.05.2013)

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La profondità delle leggi della Torà

Quando studiamo le leggi della Torà, è impossibile chiarire pienamente la loro essenza spirituale in una sola volta. Siamo in grado di entrare in contatto con una certa legge per un po’, ma solo da un angolo a causa di molti percorsi, rivelazioni, e connessioni.

Dietro ogni legge vi si trova una grande e speciale profondità che viene celata in quanto appartengono tutte ad un sistema integrale. Quindi, non importa quale legge prendiamo mentre attiriamo la fine della sequenza e cominciamo a parlarne. In tal caso attiriamo un’ altra estremità, e tutto progredisce in modo diverso secondo un punto di vista completamente diverso.

Domanda: Come viene espressa la loro integralità?

Risposta: È impossibile esprimere l’integralità, dato che non si riflette nella nostra coscienza in una forma piatta, lineare o in una lingua che possiamo raffigurare nella nostra mente. Come ha detto Kozma Prutkov, “È impossibile circondare l’infinito.”

Non ci sono parole per questo. È impossibile, ad esempio, spiegare il termine Ein Sof (Infinito), o interezza. Come? Paragonata a quali attributi? Se tu cominci a prendere tutto questo separatamente, si tratta semplicemente di differenziazione e non d’integrazione. Nel momento in cui inizi a dividere delle parole diverse e a metterle in frasi, dopo non potrai metterle in un integrale.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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Coprire tutta la creazione da solo

Le leggi della Torà sono molto complesse. Possiamo studiarle ed esaminarle in base al Libro dello Zohar o in base agli scritti dell’Ari, ma riguardano tutte dei sistemi molto complessi. Poiché ogni persona è in sostanza un sistema che è “allungato” su tutta la creazione, ognuno di noi è come la pelle che è tirata su tutti i mondi.

Però, a noi mancano questa conoscenza e queste sensazioni. Non viviamo in questa dimensione in modo che possiamo discuterne comprendendola e comprendendo le interruzioni che immettiamo nel sistema generale con le nostre azioni, che siano positive o negative. In qualche modo, questo sistema funziona in reciprocità con noi raccogliendo in noi certi vuoti, desideri, e risvegli, e noi dobbiamo rispondere a tutto questo.

Quindi io devo percepire il sistema nel suo complesso. Deve essere dentro di me, e lo devo controllare, gestire. In questo caso, possiamo parlare di come una persona sia responsabile di tutto questo. Ne consegue che tutte le leggi della Torà sono effettivamente le chiarificazioni del mio stato dentro il sistema. Dove scopro la mia corruzione adesso, la mia incompleta incorporazione nel sistema? Come dovrei completare tutto questo, che significa allontanarmi da una cosa ed avvicinarmi ad un’altra?

Parlando in senso generale, la vita intera di un uomo che è correttamente incorporato nel sistema scende alla sua determinazione di come “diffondersi” ancora di più su tutto il sistema ed essere incorporata in esso più pienamente in modo da coprire tutti i cinque mondi con la sua essenza. Poi, io divento una persona totalmente corretta. Quindi, le cinque parti della Torà ci parlano di come io gradualmente copro in cerchi tutta la creazione: tutti i mondi Assiya, Yetzira, Beria, Atzilut, e Adam Kadmon (il primo uomo) perché tutta la creazione è dentro di me.

“Coprire” significa percepire e cooperare totalmente con tutta la creazione. E’ la mia struttura complessiva ed interiore, la mia costituzione interiore. Anche oggi, tutta la creazione è dentro un uomo, ma il fatto è che egli non lo percepisce. Egli sente il mondo al di fuori di sé.

Però, egli deve sentire che tutto è dentro di lui, come un musicista o un pittore che sente nei suoi sensi interiori che tutto quello che vuole trasmettere avviene attraverso la sua creazione, da dentro di sè. Un uomo raggiunge questa sensazione quando desidera percepire che è connesso al mondo intero.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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Non ci sono punizioni, ci sono solamente correzioni

La Torà, “Esodo,” 21:18-21:19: Quando gli uomini litigano e uno colpisce l’altro con una pietra o con un pugno e quest’ultimo non muore ma è costretto a mettersi a letto (nel suo), se poi si alza ed esce con un bastone, chi lo ha colpito sarà ritenuto innocente, ma dovrà offrire solamente (il pagamento) del suo riposo (forzato), e procurargli le cure.

Dal punto di vista corporale, capiamo di cosa si tratta, ma se entriamo più in profondità scopriremo che è molto più complicato. Si tratta di un uomo che può essere inserito nel gruppo dopo il danno che gli è stato causato, per essere normale, una parte integrante di esso, e chiunque gli abbia provocato un danno dovrebbe ripagarlo.

Domanda: Qual è il significato di “e uno colpisce l’altro” nel lavoro interiore?

Risposta: Un uomo include il mondo intero dentro di sé, e quando c’è una guerra dentro di lui, egli dovrebbe diventare il suo solo giudice e considerare chiaramente e attentamente cosa dentro di lui è “a favore” e cose è “contro”, in base al suo livello.

C’è una corte superiore, una locale, e una regionale, e così via, il che significa che ci sono differenti livelli in base alla profondità dei problemi che si sollevano. Ci sono problemi che possono essere risolti con un semplice dialogo tra le persone, e ci sono problemi che richiedono l’intervento di una terza parte. La Torà parla dell’intervento di una terza parte, dove il giudice decide cosa fare in un caso specifico.

Si tratta delle tre linee della nostra condotta. Ci sono azioni che sono risolte dall’intervento di forze superiori speciali, di condizioni e così via.

La Torà non si riferisce alla prigione. Secondo la Torà, non solo è inutile ma anche dannosa per un uomo perché lo taglia fuori dalla società. Non c’è punizione più grande che tagliare un uomo fuori dalla società poiché è nella società che l’uomo realizza se stesso, e se lo si taglia fuori dalla società, egli è considerato morto. Quindi, non può esserci isolamento. Possiamo bandire un uomo da una società e portarlo in un’altra, una inferiore che sia più adatta a lui.

In passato, ci sono state delle città-rifugio nelle quali un uomo poteva scappare se aveva commesso un peccato non intenzionalmente. Però se lasciava questa città, poteva essere catturato e punito. La fuga in una città-rifugio, in un asilo, era la sua correzione.

Ciò significa che la Provvidenza superiore aveva operato sull’uomo in modo tale che egli non intenzionalmente avesse ucciso un altro uomo o provocato un danno ad un altro uomo. Ciò significa che egli non aveva preso parte a questa azione e che inizialmente non era stata intenzionale da parte sua ma, interiormente, in base a tutti i suoi pensieri e alle sue idee, era stata comunque parte della sua natura o della sua connessione con questa persona. Ne consegue che egli aveva provocato un danno o la morte di un altro uomo, anche se era stato non intenzionale. Ora, per correggere questa situazione, egli deve fuggire. La parola “punizione” non esiste affatto nella Torà; c’è solamente la parola “correzione”.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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La Torà è la base di tutte le Leggi

Le leggi della Torà sono diventate la base di tutte le leggi poiché sono le leggi della naturale connessione umana. Se gradualmente ci evolviamo da una scimmia in un essere umano, allora ci avviciniamo gradualmente all’adempimento delle leggi o, almeno, pensiamo che dovremmo fare in questo modo, anche se di fatto non abbiamo successo. Ciò significa che esse sono le leggi del mondo superiore alle quali dobbiamo alla fine diventare uguali, e le leggi della natura superiore sono fisse.

L’umanità incomincia a risvegliarsi piano piano e vuole comportarsi in base a queste leggi e vivere in base ad esse. E’ molto difficile dire in che misura ci riusciamo, poiché gli uomini non hanno la forza di osservarle; si tratta di una forza che devono ricevere. Questo è ciò che la saggezza della Kabbalah fa nel dare ad una persona la forza di osservare queste leggi. Noi non possiamo adempierle da soli poiché sono opposte alla nostra natura.

Tuttavia, se una persona usa correttamente il metodo della Kabbalah, riceve la forza e la ragione per farlo, e allora può vivere in base a queste leggi. In sostanza, è tutta una questione di educazione. Noi dobbiamo educare una persona correttamente al fine dal farla passare effettivamente da scimmia in essere umano. Al momento, il comportamento degli uomini è di gran lunga peggiore di quello di una scimmia.

Le scimmie vivono in base a chiare leggi della natura del livello animato ed esse osservano le sue regole istintivamente. Perciò, niente è bene o male perché è la loro natura.

Noi abbiamo l’opzione di agire “per” o “contro”, “in favore”, e così via. Ciò significa che ci viene dato un certo livello di libertà che ci permette di chiarire a favore di cosa dovremmo usare queste leggi, in mio favore o in favore della società, e come diventare parte della società per un essere tutti un unico insieme.

Solitamente, scegliamo in nostro favore e non riflettiamo sul fatto che se ci connettiamo alla società allora tutti i problemi scompariranno e non ci saranno più dilemmi. Questo è il problema del futuro.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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Un uomo che non si impegna nella saggezza della Kabbalah, ma guarda e ascolta soltanto le nostre trasmissioni inizia a percepire automaticamente tutti i termini e tutti i concetti della Torà in modo corretto, poiché la Luce superiore opera su di lui.

Egli non ha bisogno di niente altro che di questo. Se egli farà tutto sistematicamente, allora incomincerà a percepire senza dubbio un mondo opposto e a capire che tutto quello che percepiamo al di fuori, in realtà, è dentro di noi. Sarà più facile e più semplice per lui percepirlo. Egli ha soltanto bisogno di passare attraverso questo cambiamento, è tutto qua.

Nell’insieme, questo è ciò di cui parlano i campi che si occupano delle questioni al limite come la fisica quantistica e la teoria della relatività. Un uomo prova e non capisce perché le cose succedono in una certa maniera, e allora incomincia a rendersi conto e a pensare in base ai termini di un nuovo sistema di coordinate.

Ma prima di ogni nuovo livello, prima della realizzazione, c’è una sensazione di oscurità, di confusione, come se il fango fosse stato mescolato con l’acqua e niente è chiaro.

La cosa principale è che noi siamo parte della natura e non possiamo scappare. Ci impegniamo nella scienza più naturale, la sola che ci chiarisce dove siamo, come viviamo, e come percepiamo la natura.

Ma se un uomo non ha questa inclinazione, non riuscirete a persuaderlo a studiare. Se egli incomincia a sentire il bisogno di farlo, allora non ha bisogno di parole. Lo sente come fa un animale, “questo si riferisce a me”. Si guarderà intorno fino a quando non arriverà alla saggezza della Kabbalah.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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I due livelli della Torà

La Torà ci viene data su due livelli. Uno di questi è il livello dell’uomo comune, il quale determina il quadro della sua comunità e della sua  casa. Dopo tutto, egli deve credere in qualcosa, mantenersi nel quadro, forse anche aspirare a qualcosa quando sviluppa dei desideri più elevati. Ma, in linea di principio, la Torà è stata data al fine di elevare le persone al livello del Creatore dove non esistono la materia, i corpi, o immagini in qualsiasi forma.

Da un lato, questa forza incorporea controlla tutto, compreso la nostra materia, essa porta a un qualche tipo di immagine, ad un qualche scopo. D’altra parte, non viene percepita affatto. Come si può curare? Non c’è modo. Questo è il motivo per cui da migliaia di anni la gente prega, piange, e si tormenta, e non importa quello che fanno, non vi è alcuna reazione.

E giustamente essa è assente. Non raggiungiamo il Creatore. Per entrare in relazione con Lui, abbiamo bisogno di essere al Suo stesso livello o almeno cercare di essere allo stesso livello.

È per questo che la saggezza della Kabbalah è stata rivelata, e spiega come è possibile richiedere questa forza, che non viene percepita, per elevarci al livello di rilevamento di essa, il livello del dialogo, e il livello di integrazione ad essa.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 25.02.2013)

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