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“Il cielo sarà di rame sopra il tuo capo”

Dalla Torah, (Deuteronomio, 28:23): “Il cielo sarà di rame sopra il tuo capo e la terra sotto di te sarà di ferro”.

Il cielo e la terra rappresentano i desideri all’interno della persona. In questo caso stiamo parlando di quei tipi di restrizione all’interno delle quali tu non sarai in grado di fare nulla con i desideri: né con il bronzo né con il ferro.

Il cielo dovrebbe essere la proprietà di Bina, la proprietà di dazione e amore, ma non lo è. Se tu non ti connetti con gli altri, in una corretta interazione, allora tutta la tua vita diverrà molto dura.

Tu non hai né il Creatore e neppure il desiderio egoistico. Tu esisti in mezzo a loro come se fluttuassi nell’aria.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 5/12/16

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“……e tu sarai un popolo consacrato”

Dalla Torah, (Deuteronomio 26:18 – 26:19): “Il Signore ti ha fatto oggi dichiarare che tu sarai per lui un popolo particolare, come egli ti ha detto, ma solo se osserverai tutti i suoi comandamenti; Egli ti metterà per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni che ha fatto e tu sarai un popolo consacrato al Signore tuo Dio come Lui ha promesso”.

“Egli ti metterà per gloria, rinomanza e splendore, sopra tutte le nazioni” significa elevare dentro di sé la qualità che si chiama Yehudi (dalla parola “Yihud”, adesione, connessione con il Creatore) al di sopra di tutti gli altri tuoi desideri che sono chiamati nazioni.

Lo vediamo nella storia. Il popolo di Israele non si è mai impegnato in nessuna conquista, neanche nei migliori anni, quelli in cui ha avuto grande potere.

Solo in tempi antichi, il re Davide aveva dovuto proteggere Israele dai nemici. Allora, egli aveva condotto il cosiddetto “Kibush David”, la conquista dei territori dal Nilo all’Eufrate, per mantenere sotto controllo tutte le tribù che li abitavano, perché altrimenti queste tribù avrebbero attaccato costantemente Israele.

Perciò, quando la Torah parla delle persone scelte, elogiate e grandi, si riferisce al lavoro per annullare se stessi. Quindi, tu elevi dentro te stesso quella parte di Israele che è diretta al Creatore, al di sopra di tutto il resto delle tue parti egoistiche. Questo succede solo nello stato interiore di una persona.

Inoltre, si tratta di servire il mondo, come è scritto nella Torah, per essere la Luce o, in altre parole, un esempio per tutte le nazioni del mondo.

Lo stesso vale per il Tempio. È scritto: “La mia casa sarà chiamata una casa di preghiera per tutti i popoli” (Isaia 56:7). Dopo tutto, fin dai tempi antichi, non solo gli ebrei andavano là, ma assolutamente tutti. Una persona potrebbe andare in qualsiasi luogo, dovunque, per pregare, per chiedere qualcosa o partecipare a dei corsi. Questo è il modo in cui molti studiosi non ebrei sono apparsi fra noi.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 9/11/16

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Non danneggiare la “persona” che è in te

Dalla Torah, (Deuteronomio 27:24): “Maledetto chi uccide il suo prossimo in segreto! Tutto il popolo dirà: Amen.”

“In segreto” significa in tribunale. Si tratta della distruzione egoistica dell’occasione per la prossima azione di correzione. Se ho un desiderio e, invece di correggerlo, lo tolgo dalla mia azione, in pratica lo uccido dentro di me, il che significa “colpire il mio prossimo in segreto”. Mi maledico per questo.

Il male provocato all’anima da parte della persona o il danneggiamento della “persona” dentro di sé è chiamato maledizione.

Domanda: In altre parole, devo occuparmi del mio prossimo, come per educarlo?

Risposta: Naturalmente, questo è il tuo desiderio. La Torah non parla di nient’altro che dei desideri che si trovano all’interno di ognuno di noi. Ci dice come correggerli e come diventare simili al Creatore.

Pertanto, tutte le cose di cui parla la Torah, quali pecore, capre, mucche, piante, e ancor di più, le persone, in tutte le loro manifestazioni esterne, implicano desideri diversi all’interno di ogni persona. La Torah ti indica con estrema precisione cosa puoi e cosa non puoi fare. Quindi ti dice cosa non toccare, che cosa non è tuo e quale è l’esatto sistema che lo correggerà per te.

Domanda: Possiamo dire che se non aspiro ad adempiere alla legge “Ama il prossimo tuo come te stesso”, allora è come se uccidessi il mio vicino?

Risposta: Naturalmente perché tua “suocera”, tua “moglie”, tua “madre” e tuo “padre”, non importa chi e cosa sono, sono tutti dentro di te. Se non li correggi nella giusta maniera, li uccidi.

Domanda: Significa che l’umanità è ora in uno stato in cui “sta uccidendo il suo prossimo”?

Risposta: Certamente, e specialmente in noi stessi; noi uccidiamo la nostra anima.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 23/11/16

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“…Tutto il popolo dirà:’Amen!’”

Dalla Torah, (Deuteronomio 27:16): “…Tutto il popolo dirà: Amen”

“Amen” è tradotto come “esattezza”, “verità”, ed esprime il nostro accordo interiore, la decisione interna di mettere in atto qualche azione con tutte le nostre forze.

Pertanto, le persone sono obbligate a dire “Amen” prima dell’ingresso nella terra di Israele. Si tratta di esprimere un accordo con queste condizioni, senza le quali nessuno può entrare, perché entrare significa salire alla correzione di desideri completamente nuovi e di quelle intenzioni egoistiche che vengono di conseguenza rivelate.

In ogni fase il popolo ripete “Amen”, perché ogni volta entra in una correzione completamente nuova.

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Da KabTV “I segreti del Libro Eterno” 11/21/16

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“Maledetto chi maltratta il padre e la madre!”

Dalla Torah, (Deuteronomio 27:16): “Maledetto chi maltratta il padre e la madre! Tutto il popolo dirà: Amen.”

Il padre e la madre rappresentano le due più alte fonti del desiderio, nonché il corretto lavoro con entrambi. Il desiderio di ricevere al fine di dare è la qualità di padre. L’aspirazione a salire al di sopra dei desideri egoistici è la qualità di madre.

Questi sono Hochma e Bina. Una persona deve accettare entrambe le qualità da loro, connetterli correttamente dentro di sé, e andare avanti in questo modo.

Ma colui che non eserciterà la correzione in ogni momento esisterà dentro il desiderio non corretto, e questa è la maledizione.

In altre parole, non ci sono eventuali punizioni materiali e maledizioni. Il fatto stesso che rimaniamo nei nostri desideri egoistici ed esistiamo in essi, rappresenta la punizione e la maledizione.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 21/11/16

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Non gratificare “l’animale” che è in te

Dalla Torah, (Deuteronomio, 27:21): “Maledetto chi si unisce con qualsiasi bestia! Tutto il popolo dirà: Amen.”

Giacere con gli animali è completamente vietato perché durante un atto simile non agisce il lato umano dentro se stessi ma piuttosto il lato animale, e noi, in questo contesto, ci stiamo riferendo allo stato interiore.

Attraverso questa azione ci si abbassa ad un tale livello da diventare animali o anche peggio perché si sta assecondando l’animale dentro di sé, traendone piacere. Ovvero si desidera essere l’animale. In altre parole il comportamento in questo mondo non è per lo scopo di innalzarsi verso il Creatore, ma piuttosto per compiacere l’animale che uno ha dentro di sé.

Una persona che si intrattiene nel compiacere il suo stato animale danneggia se stessa. Questo significa soddisfare qualunque desiderio animale, non solo quelli sessuali. Per esempio quando uno nutre la “propria mucca” solo per il piacere sensoriale, allora affonda più in basso perché la sta compiacendo. Dovrebbe nutrirsi solo allo scopo di innalzarsi al livello umano, ovvero, dovremmo essere sempre occupati con il lavoro su noi stessi.

Domanda: Questo significa che un uomo dovrebbe giacere solo con una donna con il desiderio di nascere nel prossimo livello?

Risposta: Secondo la Torah, è così. L’accoppiamento rappresenta solo il mezzo per avanzare spiritualmente, quando la persona è sempre nell’intenzione di concepire il prossimo grado spirituale. Nel nostro mondo questo è rappresentato dalla nascita di un nuovo bambino.

Domanda: E questo è il motivo per cui ciò è consentito solo nei giorni “puri”?

Risposta: Si, nel nostro mondo, seguire queste regole è un riflesso diretto delle forze spirituali secondo la legge del ramo.

Domanda: Affinché questo atto avvenga solo per la nascita nel prossimo livello, chi ha la maggior responsabilità, l’uomo (diciamo interiormente) o la donna? E lei deve essere pura?

Risposta: Entrambi. Ci sono cose che sanno solo le donne e che solo loro possono fare, mentre gli uomini no. In questo l’uomo deve avere fede completa nella donna. Non c’è modo in cui lui possa verificare alcunché. Tutto è basato sull’onesta e sul senso di responsabilità.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 23/11/16

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“Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani”

Dalla Torah, (Deuteronomio 26:3-26:4): “Ti presenterai al sacerdote in carica in quei giorni e gli dirai: ‘Io dichiaro oggi al Signore tuo Dio che sono entrato nel paese che il Signore ha giurato ai nostri padri di darci.’ Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore tuo Dio.”

Cohen (sacerdote) è la qualità della dazione, la qualità superiore di connettere tutto ad un tutto. Se puoi raggiungere tale qualità significa che ti converti in un Cohen.

Dentro ognuno di noi c’è un animale, una semplice persona o comunque qualcuno che comincia a lavorare su se stesso. In altre parole, il mio “IO” inizia a lavorare su se stesso per connettersi con gli altri e, attraverso questa connessione, con il Creatore.

Se lavoro in questa maniera con gli altri, vengo chiamato Levita e, se nella connessione con gli altri inizio a lavorare con il Creatore, allora mi chiamano Cohen. In seguito, per effetto di tutta questa gerarchia, trovo il contatto con il Creatore ed esisto in adesione con Lui.

Significa che porto il mio cestino, cioè tutte le mie intenzioni e gli sforzi, al Cohen.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 9/11/16

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“Gli toglierà il sandalo dal piede”

Dalla Torah, (Deuteronomio 25:07-25:10): “Ma se quell’uomo non ha piacere di prendere la cognata, essa salirà alla porta degli anziani e dirà: ‘Mio cognato rifiuta di assicurare in Israele il nome del fratello; non acconsente a compiere verso di me il dovere del cognato.’ Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno; se egli persiste e dice: ‘Non ho piacere di prenderla’, allora sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli toglierà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e prendendo la parola dirà: ‘Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello.’ La famiglia di lui sarà chiamata in Israele la famiglia dello scalzato.”

“Mio cognato rifiuta di assicurare il nome di suo fratello in Israele” significa che egli non ha la capacità di ripristinare il nome di suo fratello all’interno del sistema dell’anima collettiva. Non può farlo perché sente che il suo schermo non è adeguato a correggere la sposa di suo fratello.

E per questo si nega; deve fare la correzione in maniera diversa. Tutto questo ha a che fare con il fatto che la donna va dagli anziani, cioè si eleva al livello successivo, si connette con gli anziani e loro rispondono per lei. “Gli toglierà il sandalo dal piede”, naal (dalla parola “nael”, che significa chiuso o assicurato), cioè completa quel livello.

Domanda: Perché era richiesto agli ebrei di usare le scarpe?

Risposta: Tutte le parti del corpo dell’uomo devono sempre essere coperte; questo è riferito al fatto che tutto esiste all’interno di un sistema di dieci Sefirot. Così siamo creati ad immagine e somiglianza del sistema superiore e questa è la maniera nella quale dobbiamo mantenerci nel nostro mondo.

Non c’è niente di più qui, né “pro”, né “contro”. La persona deve essere sempre vestita, anche quando dorme. Non c’è niente qui che possa essere interpretato in nessun altro modo. Per questo gli ebrei, di norma, portavano le scarpe, cosa che praticamente non esisteva in altre nazioni, fino ai tempi moderni. Solo negli ultimi 200 o 300 anni l’uso delle scarpe si è generalizzato, ma prima tutti camminavano scalzi e non si sentivano scomodi.

Certamente i piedi dell’uomo sono così peculiari, e camminando costantemente scalzo, sviluppa una pelle così ruvida che non sente neppure quando è fermo su delle pietre affilate. Può correre nel campo ed inciampare su oggetti affilati e non sentirli, come se portasse le scarpe.

Però gli ebrei, nell’antica Israele e attraverso i millenni, hanno camminato con le scarpe, questo rappresenta il loro distacco dalla terra (dal desiderio di ricevere).

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 2/11/16

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“I parenti” nella spiritualità

Dalla Torah, (Deuteronomio 27:20): “Maledetto chi si unisce con la moglie del padre, perché solleva il lembo del mantello del padre! Tutto il popolo dirà: Amen.”

“Padre e madre” rappresentano il grado del prossimo livello spirituale. Ecco perché quando parliamo di loro, quello a cui viene fatto riferimento qui è l’annullamento totale del livello più basso, l’annullamento dell’anima inferiore rispetto a quella superiore, e l’impegno con la parte superiore.

E qui è scritto del padre e di sua moglie che non è tua madre. Apparentemente lei è una donna estranea a te. Ma dato che lei appartiene al padre ed esiste nel suo livello, non hai il diritto di impegnarla, è la sbagliata Nukva per te, non è il giusto aspetto femminile che puoi correggere.

“La moglie del padre” è un desiderio di un grado superiore. Ecco perché una persona che lavora con un desiderio che non riesce a correggere maledice se stessa. Si eleva su un livello ma, facendo questo, distrugge in sé la capacità di avanzare.

Ciò che si intende per “padre”, “madre”, “zia”, “zio”, ecc., è il grado successivo in cui si diventa padre rispetto al precedente gradino. Ma non hai il diritto di lavorare con un desiderio di livello superiore al tuo, perché così “scopri l’angolo del mantello di tuo padre”. Ma quando ti innalzerai su quel gradino, allora andrà bene per te.

Domanda: Quando nasce un figlio, diciamo sempre che è il prossimo livello spirituale. E ora è invece chiaro che il padre è il prossimo livello spirituale. Com’è possibile?

Risposta: Il livello spirituale successivo non è più alto di quello del padre perché il padre continua a salire e il figlio si eleva dopo di lui. Qui c’è una severa subordinazione. Il rapporto viene sempre mantenuto: il figlio si eleva al gradino del padre e, al tempo stesso, il padre sale ancora di più.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 23/11/16

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“…..non prenderai in pegno la veste della vedova….”

Dalla Torah, (Deuteronomio 24:17 – 24:18): “Non lederai il diritto dello straniero e dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova, ma ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore tuo Dio; perciò ti comando di fare questa cosa.”

Gli indumenti della vedova rimangono a lei dopo la morte del marito. Questo è ciò a cui lei è attaccata, anche se è già uscita fuori da quell’anima, dal Partzuf al quale apparteneva come parte femminile di una parte maschile. Ciò significa che gli indumenti che vengono lasciati a lei sono parte dello schermo (Masach) che una volta era suo marito.

Dopo tutto, l’anima è costituita da una parte maschile e da una femminile. La parte femminile è il desiderio e la parte maschile è l’intenzione di dare. Se questa intenzione di dare scompare o muore, allora rimane solo la parte femminile che viene chiamata vedova.

Tuttavia, dal momento che è appartenuta ad una parte maschile, v’è un certo schermo residuo in lei e quindi nessuno ha il diritto di prenderglielo. Solo se arrivasse un altro marito, lui le cambierebbe i vestiti. Questo è l’intero sistema di interazioni fra la vecchia e la nuova intenzione sul vecchio e sul nuovo desiderio. Tutto questo è il ciclo delle anime.

Commento: Una volta hai detto che se una donna avesse avuto diversi uomini, allora i geni degli uomini precedenti verrebbero incorporati nel suo bambino.

La mia risposta: In effetti, se una donna avesse avuto diversi uomini, allora i geni di tutti quegli uomini si manifesterebbero nel suo bambino. Per questo è così importante che lei sia vergine.

Questo è stato avvalorato in tutti i tempi, ma oggi quel valore è già diminuito, non a causa della perversione e del grande egoismo, ma perché il mondo intero arriva in questo modo alla sua convergenza ed equilibrio.

Non è che l’egoismo interiore ci forzi ad essere così vaghi, ma è a causa dello scopo della creazione. Una delle ragioni di questo è che dobbiamo diventare pienamente uniti e inclusi l’uno nell’altro.

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Dalla trasmissione di KabTV “I Segreti del Libro Eterno” 31/10/16

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