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Nel riflesso della Luce Superiore

Domanda: Se il Creatore non cambia, perché ognuno di noi Lo percepisce in modo diverso?

Risposta: Ognuno di noi percepisce il Creatore in modo diverso in base allo sviluppo della propria anima, e in base ai propri desideri e alle proprie qualità. Questo perché il Creatore in Se Stesso non può essere percepito. Io non Lo percepirò mai; io percepisco solamente me stesso in relazione alla “Luce Superiore semplice”. Ed in rapporto a questa Luce Superiore semplice, io scopro me stesso.

Quindi, dove sono? Noi siamo il mondo intero. Lo senti? Si. Esistiamo con coloro che ci sono intorno? Si. Bene, allora noi siamo questo intero mondo. E’ il nostro desiderio in cui percepiamo ogni cosa.

Ti sembra come se stesse succedendo all’esterno? Ti sbagli. Tutto questo è dentro di noi. Il mondo intero è dentro di noi. Il fatto è che percepiamo semplicemente la realtà in questo modo, in rapporto alla Luce superiore. Noi non percepiamo questa Luce superiore, ma essa esiste, e non al di fuori, ma dentro di noi.

Qualsiasi cosa possiamo mai immaginare è dentro di noi, anche la Luce superiore. Ma che cos’è la Luce superiore? Ne possiamo parlare solamente sulla base della nostra esperienza. Dove si trova? E’ dentro i nostri desideri. Tutto è dentro l’uomo.
Si continua così fino a quando non riveliamo la forza superiore.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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“Egli regge la terra sul niente”

Domanda: Cosa significa “non esiste nessuno tranne Lui”? Ed in che modo Lo raggiungono coloro che hanno il punto nel cuore, coloro che non lo hanno, e le masse religiose?

Riposta: Gli uomini che si trovano nel nostro mondo si possono relazionare alla totalità della realtà proprio come fanno con l’ambiente nel quale vivono, come fanno tutti gli esseri viventi. Oltre a questo, gli uomini possono avere un altro rapporto con la loro vita, che gli animali non hanno. Se ad un uomo fosse insegnato di credere nella forza superiore, questo rapporto potrebbe essere sia buono che cattivo.

Se saremo buoni, la forza superiore sarà buona con noi, e se saremo cattivi, sarà cattiva con noi. Questa forza vuole che siamo buoni e quindi ci manda delle sfide. Ci tratta con gentilezza se ci comportiamo bene. Quindi, vale la pene fare i bravi.

Cosa significa essere “buoni” agli occhi della forza superiore? A questo proposito, gli uomini hanno inventato diversi sistemi, fino al punto di sacrificare i loro stessi figli e sterminare gli infedeli nelle guerre di religione. Basandosi sul loro ego, gli uomini hanno creato per se stessi ogni genere di rapporto con questa forza superiore.

Baal HaSulam spiega l’origine delle religioni e delle credenze nel suo articolo “La Pace”. In sostanza, le religioni sono un sistema che serve allo sviluppo dell’umanità e al suo avanzamento verso la spiritualità. Quelle sfaccettature dei desideri di godere che non sono in grado di aspirare al Creatore si muovono in avanti con l’aiuto delle religioni. Gli uomini sanno una cosa soltanto: c’è la forza superiore, e noi ci troviamo in un certo sistema che ha una relazione con essa: se sono buono, essa è gentile; se sono cattivo, essa è cattiva.

Quindi, il solo problema è di definire i desideri di questa forza superiore. Ogni religione ha la sua posizione su questo argomento, ed ognuna pensa di essere nel giusto. E qui sta tutta la differenza tra le religioni: come adorare questa forza superiore, come appagare i suoi desideri in modo da poter vivere tranquilli in questo mondo e in quello dell’al di là? Sembra che gli uomini si comportino davanti alla forza superiore come se fossero davanti ad un signore o ad un re: “Come Lo possiamo appagare perché sia contento di noi?”

Dunque, ci sono tre categorie di uomini.

  1. Totalmente secolari con un atteggiamento da animali verso la realtà
  2. I religiosi che adorano la forza superiore, cercando di trovare i modi di piacerle.
  3. I Kabbalisti.

I Kabbalisti dicono che questa forza superiore, il Creatore, non ha alcuna relazione personale con noi. Se diciamo che non esiste nessuno tranne Lui, il bene che fa il bene, parliamo di un potere omni-comprensivo.

Tutto dipende da me, ed Egli non ha alcuna relazione personale con me. Tutto è determinato dalla misura della mia trasformazione nella Luce che esiste senza cambiare, semplice e costante, come è detto: “Io non ho cambiato il mio HaVaYaH,” “la legge che è stata data e che non può essere trasgredita.”

Ciò significa che il Creatore non ha alcuna relazione personale con me, nessun calcolo che mi riguardi, niente! Invece, Io credo che Lui lo faccia. Ma io percepisco anche un computer in questo modo. Diciamo che ieri, il computer su cui stavo lavorando mi ha fatto arrabbiare sul serio e che ero pronto a spaccarlo con un martello. Era colpa sua? Si tratta soltanto di un aggeggio fatto di plastica e metallo.

Tuttavia, poiché io lavoro con il computer, gli trasferisco le mie qualità personali, considerando il suo comportamento come buono o cattivo, e vado in collera dicendo: “Guarda cosa mi ha fatto!” Allo stesso modo, mi arrabbio con la macchina se le accade qualcosa.

Si tratta di caratteristiche fondamentali proprie della nostra natura. Non è per niente divertente. La nostra credenza nel potere della natura, che mi tratta gentilmente oppure no, nasce da qui. Cosa diciamo ad un bambino quando va a sbattere contro un tavolo?”

“Colpiscilo; ti ha fatto male!” E se non si tratta di un tavolo ma di qualcosa di più astratto e di grande che comprende tutto, parliamo in un modo diverso: “TrattaLo bene, ed Egli ti farà del bene”. La fede incomincia da qui.

Noi ancora non comprendiamo che se non raggiungiamo il punto della verità, non lavoreremo con niente. Agiremo semplicemente contro la legge della natura, ma “la legge è stata data e non può essere trasgredita.” Il Creatore non cambia. Dunque, sia che io sia buono o cattivo, influenza soltanto me. Io non faccio al Creatore né il bene né il male; non Lo tocco.

Quando io dico che Lui è felice di me o che Lo rendo triste, sono Io a dirlo. Io percepisco questa cosa solamente nei miei sensi. Se è così, cosa o chi mi fa cambiare? Il mio ego? Significa che lo faccio solamente con lo scopo di sentirmi bene. Niente altro mi obbliga! O forse l’ambiente, che mi minaccia di punirmi, mi costringe a cambiare?

Se questo è il nostro atteggiamento verso l’intera e perfetta realtà, nessuno potrà allora costringermi a cambiare. Può succedere solamente per mezzo della fede al di sopra della ragione! Perché esisto in questa realtà falsa e frammentaria? Partendo da essa, voglio costruire un atteggiamento indipendente verso questa forza, “il bene che fa il bene”, colui che è il solo ad esistere. Cosa significa “un atteggiamento indipendente”? Significa che mi relaziono a questa forza senza alcuno scopo personale, ed essa non conosce, non comprende o non percepisce nulla da me. Su che cosa baso il mio lavoro? “Egli regge la Terra sul niente,” che è detto “le dieci Sefirot Blima (che nascondono).”

Gradualmente, arrivo a questa percezione della realtà nella quale non faccio alcun calcolo personale, come invece faccio oggi. Io voglio solo imparare da questa forza le sue proprietà, diventare uguale a Lui. Questa è la mia ricompensa. Non ho bisogno di risultati, né per la forza, né per me stesso; desidero solamente diventare uguale a Lui, come è detto: “La ricompensa per un comandamento è conoscere Colui che comanda.”

Si tratta di concetti molto sottili che sono impossibili da spiegare. L’uomo che non ha il punto nel cuore non ne sarà mai colpito né capirà cosa si nasconde dietro alle parole. “Per chi lavoro allora? Se non c’è nessuno a parte me chi riceverà il mio lavoro e, come conseguenza, mi tratterà in modo diverso, significa che lavoro contro il muro, contro il vuoto. Allora, cosa significano queste parole: “Il libro è aperto, e la mano sta scrivendo,” che giudica se stesso ed il mondo in base ai meriti?

Tutte queste parole hanno lo scopo di avvicinarci all’ideale, che si chiama “la fede al di sopra della ragione”. Qui, non si ha alcun calcolo che si possa immaginare. Non c’è nessuno a cui rivolgersi. Si possono fare dei calcoli solo con colui che ha il desiderio, la forza, e l’azione. “Non esiste nessuno tranne Lui” e “il bene che fa il bene” implica che Egli non agisce al contrario di così. Noi parliamo delle nostre azioni: cambiamenti di stato, reazioni, ma Lui non ha nulla a che fare con tutto questo. Se così fosse, sarebbe come se non agisse. A noi sembra che Lui non viva se non cambia. Ma questo è ciò che sembra a noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011, Shamati No. 1)

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La mente attuante del Creatore

Il Creatore è l’autentica forza che agisce nella realtà. Nel nostro cammino possiamo raggiungere il Creatore, il Suo piano, la Sua opera e pertanto diventiamo i “lavoratori del Creatore”, cioè partecipiamo noi stessi a questo lavoro come suoi Soci.

Affinché questo succeda abbiamo bisogno che ci venga rivelata la Sua mente. Dopotutto, alla fine ci eleviamo al grado più alto di tutta la creazione, al suo programma ed allo scopo che la anticipa.

“Il fine di un’azione sta nel suo pensiero iniziale”. Raggiungiamo il punto nella mente del Creatore dal quale Egli ha iniziato l’opera, nel quale Lui pensò alla creazione. Tutto ha origine a partire da questo piccolo punto, è la mente che agisce, che crea, quella che noi acquisiamo.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011, “La mente che agisce”)

Il telecomando di tutte le anime

Domanda: Da quando abbiamo iniziato a studiare l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui”, mi sento completamente confuso circa l’intenzione. Se la Luce superiore è sempre in funzione, occupandosi del 100%, allora che cos’è “la Luce che corregge”? E a chi la domando? A chi la domando per gli altri? Cosa agisce qui se tutto è dentro di me?

Risposta: Supponiamo che io abbia un telecomando. Schiaccio un bottone e attivo un certo meccanismo. Oggi giorno ci sono molti congegni che funzionano in questo modo. Tuttavia, se li mostrassimo ad un uomo che viveva 100 anni fa, penserebbe che siamo semplicemente degli angeli che fanno dei miracoli: schiacciamo un bottone ed improvvisamente un pezzo di vetro diventa un quadro…

Vale a dire che usando un telecomando posso mettere in moto dei sistemi diversi. Per esempio, schiaccio un bottone e tu, che stai guardando un pezzo di vetro (lo schermo), incominci a ricevere ogni genere di immagine. Inizi a piangere e poi a ridere, provando pena e poi gioia. Ne consegue che, schiacciando semplicemente un bottone, faccio una grandissima impressione su di te. Ho influenzato un amico.

I Kabbalisti dicono che quando leggiamo Il Libro dello Zohar, è come se stessimo tenendo il telecomando di tutte le anime che in quel momento dipendono da noi. Pensate a come le potremmo risvegliare! Questo è ciò che si chiama “schiacciare un bottone”. Se ci riflettiamo, allora “schiacciamo il bottone” e mettiamo in funzione un’influenza che fa sì che inizino a risvegliarsi.

Tutto dipende da quanto desideriamo che questo succeda e anche da quanti altri uomini aspirano a risvegliare gli altri. Tutti gli sforzi devono essere sia qualitativi che quantitativi.

Questo è il modo in cui ci risvegliamo a vicenda. Nessuno si può risvegliare da solo. Ogni uomo può conseguire questa comunità spirituale chiamata “il gruppo” solo per risvegliare gli altri. Altrimenti, egli non entra nemmeno in contatto con il gruppo. Questo perché il gruppo è come Malchut del mondo di Atzilut.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 , Lo Zohar)

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Le basi della Kabbalah

La saggezza della Kabbalah è opposta all’opinione di un profano perché la spiritualità è opposta alla corporalità. La spiritualità è focalizzata esclusivamente nella dazione, mentre la corporalità riguarda solamente la ricezione, in linea con le rispettive intenzioni. Perfino giudicando dalle proprie azioni, non è sempre chiaro.

Nella spiritualità è cruciale non dividere mai la creazione in forze opposte e contraddittorie, ma piuttosto attribuire tutto a una singola forza “Non esiste nessuno tranne Lui”. Queste sono le basi della Kabbalah.

Quindi, dobbiamo attribuire a una singola forza ciò che consideriamo buono o cattivo in ogni livello. Una persona dovrebbe vedersi come se avesse due redini in mano: la forza del bene e la forza del male. Il Creatore tiene queste redini dall’Alto: il bene e il male, e attraverso questi conversa con l’uomo per insegnarlo.

Uno dovrebbe capire che l’attitudine del Creatore viene a lui o lei in queste due forme che indicano che la stessa forza superiore è al lavoro, con la sua parte frontale oppure con quella posteriore: il Creatore o il Faraone. Allora la persona cresce con l’aiuto di queste due forze ed è grato sia per il male sia per il bene. Dopotutto, entrambi vengono con lo scopo di avvicinarlo all’adesione della forza superiore.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.04.2011, scritti di Rabash)

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Catturare serpenti è una professione impegnativa

Lungo tutto il cammino spirituale, il nostro bastone diventa costantemente un serpente e ridiventa un bastone che ci sostiene nel cammino spirituale, cioè camminiamo al di sotto della ragione, nella ragione, oppure nella fede al di sopra della ragione.

Quando ascendi nuovamente, dopo essere caduto ed aver cominciato a giudicare con la tua mente ciò che è buono per te, devi fare attenzione affinché il ritorno alla fede al di sopra della ragione non sia una decisione egoistica che la mente ti obbliga a prendere. Al contrario, come risultato, camminerai nella fede al di sotto della ragione invece che al di sopra di essa e la tua fede, che è all’interno della ragione, scenderà ancora più in basso.

Si tratta di un discernimento molto sottile ed acuto che punge il nostro cuore. Dobbiamo essere capaci di vedere la verità davanti ai nostri occhi, per la qual cosa il Creatore non potrà ingannarci ed obbligarci a cadere. Dopotutto, dobbiamo prendere questo “serpente” per la coda e raccoglierlo da terra affinché ridiventi un bastone, invece di cadere sotto il peso di questi stati, sotto il peso di questo serpente.

Ci vuole tempo affinché una persona formi questi concetti nella sua interiorità e cominci a capire se è in questo lavoro oppure no, se fa questi discernimenti. Lavorare con “il bastone ed il serpente” significa già lavorare con il proprio egoismo, quando una persona si trova tra queste due forze che la influenzano, il Faraone ed il Creatore.

Tutto dipende da quello che farà con il suo bastone, lo butterà a terra oppure lo raccoglierà? Facendo quest’ultima cosa costruirà il proprio vaso spirituale (Kli), il suo “io”.

Questo non significa semplicemente che sei un bravo psicologo o che sai apparentemente in che modo uscire da te stesso, né che ti guardi da un lato per verificare quello che sta succedendo. Questi trucchi sono puramente psicologici, ma non sono lavoro spirituale interiore.

Stiamo parlando di discernimenti che si producono in una persona che ha già stabilito qualche tipo di attitudine verso il Creatore e verso se stessa. A partire da questi due punti, comincia a costruire il Faraone ed il Creatore ed a costruire se stessa nel mezzo.

Allora può lottare contro l’amore per se stessa, che aspira a distruggere fortemente ed in virtù di quest’odio per questa qualità egoistica, può ascendere al di sopra del suo egoismo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati)

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Cosa hai nelle tue mani: Un bastone o un serpente?

Shamati 59, “Riguardo al bastone e al serpente”: “E Mosè rispose e disse: E se non mi crederanno, ecc …”. “Ed il Signore gli disse: Cosa hai nella tua mano? E lui disse: Un bastone. Ed il Signore gli disse: Buttalo a terra … e divenne un serpente, e Mosè scappò da esso” (Esodo 4).

Dobbiamo capire che non ci sono più di due gradi, ossia Kedushà (Santità) o Sitra Achra (Altro lato). Non c’è uno stato intermedio, ma lo stesso bastone diventa un serpente, se è scagliato al suolo.

… Questo è il significato della domanda “Cosa hai nella tua mano?”. Una mano significa realizzazione, dalle parole “e se una mano realizza”. Un bastone (Mate in ebraico) significa che tutte le realizzazioni sono costruite sul discernimento dell’importanza inferiore (Mate in ebraico), che è la fede al di sopra della ragione. Questo perché la fede è considerata come se avesse un’importanza inferiore e come bassezza …

C’è un discernimento molto sottile che viene fatto costantemente e che la persona deve fare in anticipo lungo il cammino della correzione dell’anima; questo viene chiamato “il bastone e il serpente”. Puoi controllarti in questo modo: se ho un forte desiderio di fare qualcosa ed è chiaro che è per il mio bene e mi rendo conto che è in questo modo che il mio egoismo si esprime, il quale brucia dentro di me, allora nel momento stesso in cui lo capisco, devo cercare di elevarmene al di sopra.

Anche se ho un grande desiderio interiore di giudicare il mio amico per decidere se dovrei avvicinarmi a lui oppure allontanarmene, anche al di sopra di tutto questo, devo fare uno sforzo ed elevare tutto il mio odio, la repulsione, la delusione e quello che mi aspetto dagli altri, dagli amici, dal maestro e dal Creatore ed avanzare con la fede al di sopra della ragione.

Al contrario devo capire che proprio le condizioni che mi hanno dato sono il “bastone” che devo raccogliere e tenere nelle mie mani. Allora questo diventerà un simbolo della mia fede e mi aiuterà ad avanzare.

Tuttavia, se scaglio il bastone al suolo in accordo al mio desiderio (“terra”, Aretz, è “desiderio”, Ratzon), allora diventa un serpente.

Devo fare questo discernimento per sentire questi due punti dentro di me, i quali sono costantemente presenti e si contraddicono tra di loro. Il mio ego è ardente e vuole giudicare tutti: gli amici, il maestro ed il Creatore. Le sue lamentele e l’ira sono completamente giustificate. Questo è sinceramente indignato interiormente contro tutti loro; però, al di sopra di questo, lavoro per amarli, giustificarli e dare a loro con tutto il mio cuore aperto per mezzo della fede al di sopra della ragione.

Quando sento questi due punti insieme, significa che io mi equilibrio correttamente nel mio stato attuale. Questi punti sono quelli che compongono il mio cammino verso la meta della creazione.

In questo cammino vedo che sono continuamente superato da nuovi calcoli e critiche, nuovi disaccordi tra l’ambiente e me, e questo avviene per farmi pensare ancora una volta che io sono nel giusto e loro nell’errore. Questo lavoro comincia immediatamente, non appena il gruppo si organizza.

Sia che le persone avanzino grazie alla fede al di sopra della ragione, oppure che affoghino in questi disaccordi e camminino insieme al serpente, scagliando il loro bastone al suolo, cioè, invece della fede nel cammino al di sopra della conoscenza, loro andranno per mezzo della fede all’interno della conoscenza o al di sotto di essa, l’unica cosa che resterà da fare è sperare che si sveglino e potrà volerci molto tempo; di fatto, nessuno sa quando potrà succedere.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati 59)

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I problemi del Faraone

Domanda: Quando una persona cerca di uscire dall’Egitto, cioè dall’amor proprio, riceve dei colpi che può superare solo chiedendo aiuto al Creatore; però, oltre a questo, esiste anche l’egoismo materiale, terreno, che riceve i colpi nel suo livello, come i problemi con la famiglia, con la salute, con le entrate e così via. Come dobbiamo relazionarci a questi problemi?

Risposta: Non importa che tipo di problemi sorgano nella mia vita, prima di tutto devo vederli come un disturbo che viene dal Creatore. Anche se ho dolore, anche così devo elevarmi al di sopra dei disturbi attraverso la fede al di sopra della ragione. A prescindere da tutto, devo fare dei calcoli al di sopra del disturbo e non sotto il suo peso. Devo essere in contatto con il suo “mittente”, con il Creatore.

Quanto alle azioni responsabili nel regno di questo mondo, devo risolvere tutti i problemi con i metodi comunemente accettati. Quando si tratta della banca, del lavoro, della famiglia e la salute, devo curare tutto come qualsiasi persona di questo mondo.

Pertanto, costruisci un’attitudine di due lati verso i problemi:

-In primo luogo, vengono dal Creatore e negozi solo tu con Lui. Tu vuoi avere questi disturbi perché ti danno l’opportunità di elevarti al di sopra della conoscenza e restare in contatto con il Creatore. Allora tratti i disturbi correttamente e cominci anche ad amarli e rispettarli. Dopotutto, non importa quanto ti disturbino, non importa quanto sale mettano sulle tue ferite e non importa quanto ti distruggano i nervi, questo è esattamente quello che ti aiuta ad elevarti al di sopra di essi.

-In secondo luogo, risolvi i problemi delle entrate nella maniera in cui si risolvono abitualmente nel mondo materiale.

Le due dimensioni devono essere presenti nella tua attitudine. Tu attribuisci i problemi al Creatore e allo stesso tempo desideri lavorare su di essi. Non scacciamo il Faraone dalle nostre vite, ma beneficiamo dei suoi problemi. Dopotutto, solo attraverso di essi, possiamo rifiutarlo, separarci da lui ed ascendere così sempre più in alto.

Il Faraone è la mia carne più pregiata, la mia anima, il mio punto più sensibile, mio figlio, la collana più importante e fine dentro di me.

Domanda: Però il Faraone resiste all’unità degli amici. Cosa hanno a che fare i problemi materiali con lui?

Risposta: Anche essi ti distraggono dal lavoro interiore. Non a caso tanti kabbalisti hanno sperimentato dei problemi materiali. Il Creatore li ha causati deliberatamente affinché fossero malati e disprezzati dalla gente intorno a loro. È stato così per dare loro un modo per superarli.

In fin dei conti, tutto questo è il risultato della durezza del cuore del Faraone. Il desiderio si rivela gradualmente dentro di te ed in conformità ad esso, sperimenti diversi problemi, tanto con gli altri quanto in te stesso.

Domanda: Devo chiedere aiuto in questi casi? Dopotutto, il Creatore ci aiuta in un solo senso, nell’unione.

Risposta: Giusto, i problemi ti ostacolano per questo. Quando sei malato, è difficile che tu possa concentrarti sull’amore per gli amici. La cosa più probabile è che ti dimentichi di tutto. Questo significa che devi chiedere aiuto. Non c’è nessuno a parte Lui. Tutto viene dal Creatore, ma passa attraverso differenti canali.

Devi raggiungere la meta, ma il tuo corpo, il tuo “asino” è malato e non può portarti. Allora cosa devi fare? Lasciarlo morire? Ma ne hai bisogno per il cammino.

Perché consideri questo mondo separato dal lavoro spirituale? Anche i piccoli problemi possono essere utili se lavori correttamente su di essi. Non importa quello che ci succede, è importante ricordare che questo viene da un’unica Fonte, fin quando arriviamo davvero a sentire di essere nell’esilio spirituale.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04. 2011, Shamati)

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La prima innovazione

Scritti del Rabash, “la prima innovazione”: Tutte le innovazioni cominciano solo dopo che la persona esce dall’amor proprio. Pertanto, la Torà non può essere insegnata agli idolatri. Quando una persona è in Egitto, non può essere israeliana perché è schiava del Faraone, il re dell’Egitto. E mentre è schiava del Faraone, non può essere schiava del Creatore.

È scritto riguardo a questo, “I figli di Israele sono per Me”, loro sono Miei schiavi e non schiavi degli schiavi. Quando una persona serve se stessa, non può essere schiava del Creatore, perché è impossibile servire due re allo stesso tempo. Solo dopo che una persona esce dall’Egitto, cioè dall’egoismo, può essere servo del Creatore ed allora può ricevere la Torà. Da questo si deduce che la prima innovazione è l’uscita dall’Egitto.

La persona che si trova dentro il suo desiderio egoista è chiamata un “non Giudeo”. La persona che si eleva al di sopra del suo desiderio egoista, cioè che viene dall’Egitto, è chiamata un “Giudeo” (Iehudì) perché lei raggiunge l’unità (Ichud) con la Luce, il Creatore.

È possibile studiare la Torà, ovvero le forme della dazione, solo ascendendo, uscendo dall’Egitto. Per questo è scritto che la Torà non può essere insegnata agli idolatri, dove “non può” significa “è impossibile”. È così perché, mentre resti nel desiderio egoista, non capisci niente della spiritualità e non hai la minima possibilità di raggiungerla. Nei tuoi desideri e pensieri non puoi aggrapparti al finale di nessun tema che si estenda dal mondo spirituale.

Hai bisogno di mezzi ausiliari e solo per mezzo del loro uso corretto raggiungerai ciò che desideri. Pertanto, tutte le innovazioni ed i cambiamenti spirituali sono possibili solo dopo l’uscita dall’Egitto, cioè dall’egoismo. Fino ad allora, è impossibile capire qualcosa; fino ad allora siamo nell’oscurità totale e possiamo solo avanzare con gli occhi chiusi o seguendo le indicazioni dei kabbalisti.

Questo è tutto quello che ci resta, ovvero capire quanto opposto sia il nostro mondo a quello spirituale. Per uscire dall’oscurità verso la Luce, non ci aiuterà fare un giro di 180 gradi. È così perché la nostra oscurità è l’oscurità dell’Egitto, la quale non ha una direzione verso la Luce. Solo gradualmente, facendo le azioni corrette, possiamo arrivare al desiderio corretto. A prescindere dal fatto che questo sia egoista, tuttavia, in virtù dell’influenza della Luce, possiamo uscire dall’Egitto con l’intenzione altruista di Lishmà.

Questo ci parla di stati che sono assolutamente divisi tra loro. La persona che si trova nel mondo inferiore, cioè nello stato egoista, nell’intenzione “per il bene della ricezione”, è incapace di comprendere i piani e le azioni di coloro che sono mossi dalla dazione. Una non ha nessun contatto con l’altra, sono programmi totalmente differenti che non si incontrano in nessun modo.

In relazione al mondo spirituale, il nostro mondo non esiste. Questo si esprime solo nell’immaginazione della persona come una realtà precedente, immaginaria, necessaria per entrare nella realtà spirituale, che è l’unica che esiste. Tutto quello che vediamo ed immaginiamo qui è simile alle visioni di una persona che è in stato di incoscienza.

Pertanto, tutte le innovazioni, le realizzazioni ed i veri calcoli, cominciano con l’uscita dall’Egitto.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011, Scritti del Rabash)

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La schiavitù d’Egitto vuol dire che non hai il diritto di Dare

Scritti del Rabash, “Fino a che il governante d’Egitto cadde”: Una persona deve lavorare per il bene dei cieli, cioè per il bene della dazione. In esilio, questa valutazione si realizzò sotto il potere del Faraone, il re d’Egitto.

Non so cosa sia la vera dazione o come si possa dare qualcosa ad una persona che è completamente separata da me, quando non c’è una “base comune” per la bontà, come la morale comunemente accettata, il rispetto per gli altri intorno a me o qualsiasi altra cosa.

Alcune persone condividono dei soldi o sprecano delle fortune, e sentono piacere in questo. Esse ricevono un sufficiente compenso per la loro “donazione”. Una persona è soddisfatta con una parola gentile, un’altra per essere ricordata bene dalle generazioni future ed una terza per il rispetto verso se stessa.

In Occidente c’è una nuova tendenza chiamata “un dollaro al giorno”. Una persona contribuisce con un dollaro al giorno ad alimentare un bambino africano affamato che non arriverà mai ad individuare. Tuttavia, i contributi come questo, portano anche soddisfazione, perché sto dando la vita a qualcuno. Cos’è un dollaro in confronto ai sentimenti che questo provoca in me?

Tuttavia, stiamo parlando di una separazione totale dall’auto gratificazione. Non possiamo immaginare o sentire una cosa simile nella nostra vita. Non capiamo come sia possibile dare a qualcuno senza nessun tipo di risposta nel pensiero o nella sensazione. Questo ci è sconosciuto.

Questo è il significato dell’esilio quando lo incontriamo per la prima volta. Ne risulta che io non so cosa sia la dazione pura. Sono separato dalla spiritualità, proprio in questo senso.

Egitto (Mitzraim) significa una spaccatura (Metzer), ed una spaccatura significa un’insufficienza di misericordia, quando una persona sa solo ricevere senza dare niente.

Dobbiamo ancora scoprire di essere privi del principio della dazione e sappiamo solo ricevere. Se io ricevo allora do, ma in generale non si tratta di dazione. La chiamo in questo modo perché nel nostro mondo giudichiamo una persona per le sue azioni invece di farlo per le sue intenzioni. Le intenzioni appartengono alla scienza della Kabbalah, mentre che le azioni appartengono all’opinione di questo mondo.

“L’Ampiezza” è generosità, una grande dazione. Una “spaccatura” è il contrario, la carenza della dazione. Pertanto, il potere dell’Egitto fu che ogni persona poteva fare delle azioni solo in cambio di una ricompensa.

Questo siamo noi, ma in verità non ce ne rendiamo conto ed è per questo che il nostro stato ancora non viene considerato esilio. Sono le nostre vite e va bene così. È sicuro che siamo egiziani e con ciò?
Anche Lui, non ci permette di realizzare una sola azione senza una ricompensa, solo per il bene della dazione.

Questo è il nostro Faraone e non ci rendiamo neanche conto che lui ci controlla. Il potere del Faraone si rivela solo quando tu vuoi fare qualcosa per il bene della dazione e scopri che non puoi. È allora che il Faraone, il re d’Egitto si rivela; però, fino ad allora, tu stesso sei seduto sul trono e fai quello che vuoi.

Questo significa che l’Egitto fu una spaccatura per Israele.

In altre parole, questa ostruì la direzione giusta verso il Creatore. (Iashar El)

(Dalla 4°parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’ 11.04.2011, preparazione per l’uscita dall’Egitto)

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