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Quando il sole non lascia lo Zenith

Domanda: Da alcune ricerche rileviamo che l’80% dell’umanità crede in un potere superiore che controlla tutto. Perché non spieghiamo agli uomini di quale genere di potere si tratta e cosa vuole? E’ molto più interessante che parlare del solito amore.

Risposta: Non abbiamo niente da spiegare. La forza superiore è la Natura, la legge; una forza inarrestabile come la forza di gravità. Si tratta dell’Assoluto che è il Bene, fa il Bene, e non cambia.

Se questa forza è immutabile, è come se non esistesse. L’assenza di cambiamento sembra cancellarla. E’ come vivere sotto il sole, vedendolo sempre bloccato a mezzogiorno. Non ha senso volerne discutere se è e sarà sempre lì. E’ così, e questo è tutto.

Nella nostra vita, facciamo dei calcoli sulla base di ciò che deve essere cambiato, sugli avanzamenti dai quali dipendiamo. E’ un’altra faccenda se parliamo di qualcosa di permanente ed indistruttibile, dalla quale dipendiamo costantemente in misura tale che non può essere chiamata dipendenza.

Il Creatore è questo. E questa è la ragione per cui è così difficile spiegarlo agli uomini. In realtà, noi non preghiamo Lui ma noi stessi. Cerchiamo il modo di cambiare, ed Egli è immutabile. Naturalmente, io cambierò se lo desidero, e per farlo, non serve che Lo prenda di mezzo. Egli è il Bene e fa il Bene, e vicino a Lui, io sono come un bambino viziato a cui i genitori danno un amore assoluto, mentre io faccio tutto quello che voglio e senza riflettere, pensando che niente di brutto mi succederà.

Dunque, il nostro problema è come spiegare agli uomini che il Creatore è come un muro massiccio che semplicemente esiste. Gli possiamo saltare davanti, sbattere le braccia; sono affari nostri, perché il muro starà sempre lì.

Un uomo lo può appena immaginare: “Allora, con chi ho a che fare? Significa che non c’è nessuno a cui chiedere?”. Come possiamo spiegare a coloro che credono in un potere superiore che non ha senso pregare il Creatore “di cambiare”, per farci oggi il bene che non ci ha fatto ieri. Significa che ieri Egli ci ha fatto state male?

In realtà, noi abbiamo a che fare con Colui che è il Bene e che fa il Bene ai malvagi e ai giusti. Ma per un uomo, questo significa che, nonostante sia buono o cattivo, il risultato sarà lo stesso.

L’uomo comune è soggetto a cambiamenti continui. Egli si paragona sempre con il mondo, prova a calcolare i risultati dei cambiamenti interni ed esterni. Egli non comprende cosa sia la Forza universale, generale, grande ed immutabile. Questa Forza sfugge ai nostri organi sensoriali perché essi sono “predisposti” ai cambiamenti piuttosto che ad una condizione statica. Io non vedo quello che non cambia, il che non lo fa scomparire dalla mia vista.

Questa è la ragione per cui non riusciamo a spiegare agli uomini cosa sia il “Creatore”. A volte, io dico che il “Creatore” è la Natura, che Egli è immutabile, e che non c’è nessuno da pregare, e che la preghiera è un auto-giudizio. In risposta, gli uomini sono subito pronti a farmi a pezzi. Questo è il problema: noi ci giudichiamo, mentre altri chiedono al Creatore di cambiare: “Ho messo qualche spicciolo nel tuo salvadanaio, adesso, tirami fuori dai guai.”

Parlare del Creatore come un’inflessibile legge della natura, vuol dire negare ad un uomo la possibilità di rivolgersi a Lui. Un uomo non capisce di dover cambiare. Una nuova forte “dose” di sviluppo è necessaria, in modo che l’uomo inizi a comportarsi in modo diverso.

Di qualsiasi cosa parliamo, inclusa la crisi, essenzialmente spieghiamo agli uomini il cammino della sofferenza: “In alternativa, saranno guai, e non ne vale la pena. Allora, cambiamo:” Non è una bugia, ma non è nemmeno la verità.

Dovremmo dire qualcosa d’altro ad un uomo che arriva alla saggezza della Kabbalah desideroso di raggiungere lo scopo della creazione: “Devi essere al di sopra di questo. Non c’entra il buono o il cattivo, ti devi innalzare per mezzo della fede al di sopra della ragione.

Non dovresti condizionare le tue azioni in base alla sofferenza o al piacere. Questa non è dazione. La fede al di sopra della ragione significa che ti innalzi al di sopra della ricompensa. O lavoriamo per sfuggire al male e per conquistare il bene in futuro? Ci aspettiamo un corrispettivo? Vogliamo raggiungere lo scopo della creazione per noi stessi invece che per dare piacere al Creatore?”

D’altra parte, però, chi dovremmo far gioire se il Creatore è la legge? Questo è un punto delicato della nostra spiegazione.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2011, “il richiamo del Messia”)

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Non Gridare “No!” in piedi sulla soglia

Domanda: Quando una persona riceve un colpo dal Creatore, lui o lei deve capire logicamente che le è di beneficio; però viviamo mediante le nostre sensazioni e pertanto dobbiamo passare dalla comprensione mentale ad una sensazione autentica che è veramente per il nostro bene. Come avviene questo passaggio?

Risposta: Scopri che il Creatore non ti manda dei colpi, in realtà non sono colpi; è solo che il Creatore ti sveglia poiché Lui ti ama e desidera portarti allo stato più benefico. Scoprirai che il Creatore lo ha fatto intenzionalmente per elevarti un po’ al di sopra del tuo egoismo in cui ti trovi e che Lui non ha alternativa.

Supponi di essere in stato di incoscienza ed hai bisogno di essere rianimato, di riprenderti. Ovviamente mentre ti risvegli e recuperi la coscienza, ti senti male e soffri a causa delle ferite poiché hai perso la coscienza mentre eri in una condizione critica. Adesso ti stanno rianimando ed i dottori si rallegrano: “Il paziente è ritornato!”; ma perché sono così felici? Adesso stai gridando, ti lamenti e soffri … Non sarebbe stato meglio lasciarti in stato di incoscienza? Certamente no!

Adesso capisci dove ti fa male e perché, adesso devi solo creare in te l’attitudine corretta verso questa sofferenza: “Mi fa male dove non ho la connessione corretta con il Creatore”. Lui mi sta risvegliando, sta desiderando che ci amiamo nel primo gradino di affinità: il mio primo grado spirituale.

Da questo primo grado, Lui irradia la Sua attitudine verso di me, mi illumina con la Sua Luce e sento questo primo gradino spirituale nelle sue diverse manifestazioni come uno stato cattivo, poiché il mio ego non sopporta questo stato di dazione, di amore per gli altri, di connessione al di fuori di me. Sperimento l’oscurità, la malvagità ed il dolore. “Non lo voglio!”.

È vero! Sono conscio del fatto che non lo voglio, che mi sento male. Chi mi sta dando questo stato? Il Creatore? Perché lo fa? Lui mi indica che se adesso faccio uno sforzo per elevarmi al di sopra delle mie sensazioni e cambio la mia attitudine con quella desiderata dal Creatore, che Lui mi sta mostrando, allora entreremo in contatto, e questo deve succedere!

Però tu sembri rifiutarlo: “No, fa male! Allontanati da me! Non ho bisogno di sofferenza né di ricompensa! Non voglio niente! Bene se non vuoi, non vuoi, che possiamo fare …

Cosa può fare il Creatore? A qualsiasi ritmo, Lui ha dei piani per te. Lui capisce che sei uno stupido, così ti “circonda”: ti da ogni tipo di sofferenze e problemi nella vita, al di fuori di qualsiasi connessione con Lui, e non capisci, né senti che è Lui che ti sta risvegliando. Lui ti tira e ti punge da tutte le direzioni e regola i conflitti, le disgrazie ed i problemi per te.

Così ti stanca e richiama la tua attenzione affinché tu possa ricordarlo: “vedo … esiste il Creatore! Forse i miei problemi sono giustificati, forse è per il mio bene”. A questo punto cambi la tua attitudine. Le sofferenze addolciscono la carne e sei disposto a sopportare di più.

Allora Lui dispone le stesse condizioni del primo grado di adesione a Lui una volta ancora e questa volta la tua attitudine è differente. Francamente, non è molto conveniente e non ci si sente molto bene. È poco piacevole, ma possiamo sopportarlo. Adesso cominci a capire che l’incontro con il Creatore è al di sopra delle sensazioni piacevoli all’interno del tuo ego e devi elevarti al di sopra delle tue sensazioni piacevoli animate.

Possiedi già un certo grado di tolleranza e disposizione a soffrire ed allora cominci a lavorare con l’aiuto del gruppo. Non gridi più: “No”, stando sulla soglia. Sai di avere un gruppo, l’ambiente; vedi che il Creatore non ti ha ancora abbandonato e che sei ancora unito a Lui mediante l’alleanza.

Cominci ad impiegare tutto l’ambiente che Lui ha organizzato nella tua vita, come un mezzo affinché ti elevi al di sopra della tua percezione e cominci a costruire delle relazioni usando la mente, basate sull’analisi del “vero o falso” invece di “amaro o dolce”.

Questo è un discernimento di un umano invece che di un animale: “Come devo costruire la mia relazione con il grado spirituale per potermi elevare al di sopra della mia cattiva sensazione e non percepirla come tale? Non posso evitarlo è necessario per me se voglio restare connesso con il Creatore”.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 1.05.2011, Baal HaSulam, lettera 19)

La rivoluzione della Luce

Domanda: E’ possibile spiegare il metodo Kabbalistico usando i termini della scienza moderna?

Risposta: Si può spiegare la trasformata matematica di Fourier ad una mucca? Si tratta di livelli differenti. Un uomo che non ha il “sesto senso”, il punto nel cuore, non può capire di cosa si sta parlando. Non ne sente il bisogno e, perciò, non ha senso parlargliene. Quindi, nella nostra grande divulgazione, ci dobbiamo adeguare ai desideri delle masse piuttosto che a quelli di coloro che studiano la Kabbalah.

Nel corso di tutte le generazioni, il mondo non ha capito i Kabbalisti. Ed il mondo ha ragione: dal loro livello, gli uomini non sono ancora in grado di capirli. E’ scritto nei Salmi, “Tu salvi gli uomini e gli animi…” –ma quando? Oggi non si può spiegare agli uomini l’intenzione altruistica Lishma. E’ perfino difficile parlare loro di un argomento come la percezione della realtà. E’ un tema affascinante e provocatorio, ma essi non ne capiscono e non ne colgono l’essenza, perché proprio non riescono a farlo.

Perché un uomo possa essere veramente capace di ascoltare le parole sulla correzione dei suoi desideri, egli ha bisogno di un livello di desiderio in più. Ma, fino ad allora, noi possiamo solamente accelerare il suo sviluppo usando dei mezzi esterni. In un modo o nell’altro, fintanto che non sente la puntura nel suo cuore, egli non comprenderà le nostre spiegazioni.

Questo è il modo in cui il mondo è strutturato. Gli uomini si trovano su diversi livelli di sviluppo, e anche alla fine della correzione rimarranno i livelli inanimato, vegetativo, animato ed umano. Pertanto è scritto, “Tutti Mi conosceranno dal più piccolo al più grande tra di loro,” cioè ogni uomo in base al proprio livello.

Verrà il momento in cui vedremo come gli uomini incominceranno ad afferrare le nostre parole: alcuni per mezzo di termini scientifici, altri per mezzo del linguaggio delle sensazioni, altri ancora grazie ai semplici esempi, tutto servirà all’uomo per unirsi agli altri. Alcuni uomini devono conseguire e percepire l’adesione, hanno bisogno di prendervi parte attivamente, mentre per altri non serve. Tutto è determinato dai propri desideri.

Non dovremmo pensare che ogni uomo riceva il desiderio per la dazione e la rivelazione del Creatore nella stessa misura. Infatti, ogni uomo ne riceverà in base al proprio vaso, che sarà colmato grazie all’inclusione comune con gli altri vasi.

Questa è la ragione per cui i Kabbalisti hanno nascosto la loro conoscenza fino ad oggi. Ma adesso questa conoscenza può essere rivelata, sebbene ogni uomo ne ascolterà solamente una parte insignificante. Nonostante questo, nella sua totalità la Luce ha iniziato a lavorare sulla grande massa del desiderio comune. Questa è la rivoluzione che sta succedendo nel mondo oggi. La crisi moderna è essenzialmente un’ inclusione reciproca dei desideri.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah dello 07.05.2011, Shamati)

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Un momento per la riflessione

Oggi il mondo intero è in crisi e ci stiamo avvicinando lentamente a problemi ancora più grandi in tutti i luoghi e le aree della vita. Tutto quello che abbiamo fatto in questo mondo è stato fatto in maniera deficitaria, perché siamo cresciuti sotto il governo dell’egoismo. Non ci possiamo aspettare niente di buono da nessun posto, perché abbiamo lavorato sempre per il bene del nostro ego.

Adesso, il male viene rivelato gradualmente, goccia a goccia, in diversi posti ed in ogni opportunità per evitare di sprofondare nel nostro stesso dolore. Se il dolore diventa molto forte, non saremo capaci di pensare a nient’altro eccetto a come sbarazzarcene. Non saremo più interessati alla sua causa ed effetto, vorremo solo che questo cessi.

Tuttavia, se il dolore viene ad ondate e tutto il tempo diminuisce o diventa più severo, lasciandomi il tempo sufficiente per riflettere su di esso, allora comincio a cercare da dove, perché viene e come sbarazzarmene. Il Creatore fa questo gioco con noi e come risultato, troviamo una soluzione.

Prima di tutto, dobbiamo studiare la causa e questa si trova in opposizione alla nostra natura. Le nostre proprietà sono opposte a quelle del Creatore e pertanto, quando Lui si avvicina, ci sentiamo male! E quanto più si avvicina, peggio ci sentiamo! È come il caso del ladro che è meglio allontanare dal tesoro e non dargli l’opportunità di commettere un crimine. È la stessa cosa con noi.

Pertanto, specialmente adesso, ai giorni nostri, il Creatore viene rivelato molto lentamente e gradualmente, per darci il tempo di pensare. Viene leggermente rivelato e ci sentiamo male. Per esempio, un paio di anni fa irruppe una crisi e adesso le persone dicono che certamente è terminata; però non è rimasta indietro, ci è stato dato semplicemente il tempo di pensare e di esplorare! Presto, esploderà un nuovo colpo, in molti livelli e di vario genere e dopo, ci sarà un periodo di calma.

Così il Creatore ci insegna e ci da le opportunità di cercare le ragioni, affinché alla fine, lo riveliamo come la fonte di tutto quello che succede. In relazione al nostro egoismo, Lui appare come la fonte di tutti i mali. Allora capiremo perché ci sentiamo male: è per la nostra opposizione al Creatore.

Cosa possiamo fare per sentirci bene? Il Creatore è perfetto, dobbiamo solo cambiare noi stessi. Così, gradualmente, ci renderemo conto di cosa dobbiamo correggere. L’umanità arriverà certamente a questo sotto i colpi metodici e periodici che arriveranno in tutti i modi a qualsiasi nazione, a qualsiasi persona, imparando in questo modo.

Tuttavia, dobbiamo rivelare il metodo alle persone, affinché rivelino più in fretta da dove e perché arrivano i colpi. Mediante questo, faciliteremo lo sviluppo di tutta l’umanità. Questo è chiamato “portare la Luce alle nazioni”, cioè, alle persone che ancora non capiscono perché vengono colpite.

Per svilupparci consciamente, le persone devono scoprire la causa e lo scopo dei colpi. Come risultato, tutto il corso dello sviluppo cambia molto. Coloro che possiedono il metodo della correzione devono fare questo per tutto il mondo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Shamati N.241)

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C’è un posto per ogni cosa

Anche nel mondo materiale non abbiamo la possibilità di diventare una nazione che vive in un proprio paese, o in una propria terra, a meno che, prima, non ci correggiamo spiritualmente. Solamente le forze che discendono dall’alto costruiscono le condizioni in cui ci troviamo qui.

In generale, dobbiamo tentare di capire che cos’è il mondo materiale al meglio delle nostre capacità. Non si tratta dell’obbiettivo, ma del mezzo più piccolo e più esteriore per incominciare ad ascendere. In questa realtà materiale estremamente difettosa, che si trova al livello più basso possibile, dobbiamo incominciare a compiere il lavoro dell’unione per entrare nel mondo spirituale.

Dopo di che ci rivolgeremo a tutte le altre nazioni e mostreremo loro questo lavoro in modo che anch’esse si uniranno tra di loro. Di conseguenza, tutti noi, cioè il mondo intero, diventeremo una cosa sola, un’unica famiglia, ed incominceremo allora ad ascendere al suo livello spirituale. Questo è il solo modo in cui ci renderemo conto della nostra predestinazione, della ragione per la quale esistiamo.

Dobbiamo dare ad ogni cosa la sua propria importanza: al nostro mondo rispetto al mondo spirituale, alla nazione materiale di Israele rispetto alla sua analoga spirituale, allo stato materiale di Israele rispetto alla terra spirituale di Israele. Ogni cosa deve avere il proprio posto in base allo scopo finale. E’ precisamente questo che determina l’importanza di un oggetto ed i mezzi per usarlo.
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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 10.05.2011 “ereditare la terra”)

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I due grandi compagni

Fino a quando non raggiungiamo la forza dell’unione, nella quale ci poniamo al centro della sfera di tutti i mondi, nel mondo dell’Infinito, e da dove ci siamo allontanati gli uni dagli altri e siamo discesi nel nostro mondo materiale, la stessa precisa sorgente, il Creatore, ci influenza con il bene e con il male e ci intrappola in tutte le direzioni, come è scritto: “Alle spalle e di fronte mi circondi”.

Cosa significa “alle spalle e di fronte”? Baal HaSulam spiega che “Tu mi circondi alle spalle e di fronte” si riferisce a quando il Creatore è tanto rivelato quanto nascosto. Infatti, Egli è il solo che governa, e tutti se ne renderanno conto. E allora la nozione di tempo e la sensazione del passato, del presente e del futuro scompariranno. Se c’è solamente una forza che lavora, niente cambia e tutto è in posizione di assoluta immobilità.

Il conseguimento giunge gradualmente, in corrispondenza a come ci uniamo a questa unica forza, il Creatore. Inoltre, non perdiamo il controllo della realtà e non ci annulliamo, ma diventiamo come Lui. Noi, insieme a Lui, diventiamo la stessa esatta straordinaria, singola forza che governa. E nessuno dei due cancella l’altro: il Creatore non annulla l’essere creato, e neanche quest’ultimo annulla il Creatore.

Avvicinandomi a Lui, io non mi annullo. Invece, è il mio ego che viene cancellato, mentre io mi elevo verso il Creatore e arrivo all’adesione con Lui in tutta la Sua perfezione.

Allora, scopro di essere stato governato da questa forza per tutto il tempo; una forza che si teneva semplicemente e di proposito nascosta da me, in modo che io la potessi acquisire da solo e diventare autonomo e straordinario come essa, il Creatore. Mentre continuo a creare me stesso in eguaglianza a Lui, il Creatore mi appare come un compagno uguale e straordinario e perciò ci fondiamo insieme.

Ogni momento in cui acquisto l’autonomia, trascendendo il mio ego con l’unione nel gruppo, io trovo il Creatore dentro di noi, e per questo ci uniamo insieme.
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(Dalla 8.a lezione del Congresso WE! del 03.04.2011)

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Una nuova storia su Cappuccetto rosso

Domanda: Cosa succede “dietro le quinte” delle mie azioni quando, durante la lettura del Libro dello Zohar, compio dei ripetuti sforzi per mantenere l’intenzione, ma mi sembra che non servano a niente?

Risposta: Gli sforzi che fai determinano la qualità della tua percezione, della tua sensibilità, e poi arrivi a capire, arrivi alla rivelazione. Tutto è davanti ai tuoi occhi, ma la tua mancanza di sensibilità non ti permette di rivelare il sistema di connessione tra le anime di cui il Libro dello Zohar ti parla. I tuoi sforzi e le tue preghiere costruiscono gli strumenti di percezione dentro di te per farti percepire l’intero quadro.

Domanda: Io provo continuamente a rinnovare la mia intenzione, ma mi sembra di fare gli stessi sforzi e percepire le stesse cose di una settimana fa, è come se niente cambiasse…

Risposta: Supponiamo che io sia in mezzo a dei musicisti. Guardandoli, mi rendo conto di come ascoltino ogni suono e distinguano la combinazione di suoni diversi, e capisco come tutto questo sia per loro importante. Mentre li guardo, imparo a come trattare i suoni. Quindi, come risultato dei miei sforzi, aumento la mia sensibilità ed incomincio a percepirli.

Allora faccio delle domande ai musicisti e loro mi spiegano delle cose, ma io non capisco le loro spiegazioni. “Una quarta” “Una quinta”, “glissando”, “forte” – queste parole non mi dicono niente, proprio come la terminologia del Libro dello Zohar che non riesco a decifrare.

Ma io voglio imparare! E questa è la ragione per cui divento un po’ più sensibile e cerco di percepire queste parole. Allora, poiché siamo in un sistema speciale, in base ai miei sforzi, al mio desiderio e alla mia aspirazione, incomincio a sentire. Anche un bambino si sviluppa in questo modo: vuole diventare grande e corre sempre, non sta mai fermo e continua a cercare qualcosa.

Noi domandiamo: come fanno i bambini a guardare lo stesso cartone animato o ad ascoltare la stessa storia per un milione di volte? E’ a noi che sembra un milione di volte, perché noi non ci sviluppiamo più. Ma un bambino vive in quella storia. Se oggi ascolta la storia di Cappuccetto Rosso, gli sembra una storia completamente nuova, non come quella di ieri. Noi lo guardiamo e pensiamo, “Va bene, gli racconterò una storia. Siediti in silenzio, mettiti tranquillo, e goditi il divertimento…” Ma lui ascolta questa storia come se fosse una nuova storia ogni volta! E anche se la sa a memoria, quando la ripete con noi, rivive tutto daccapo. E’ uguale a come dover mangiare oggi anche se si ha già mangiato ieri. Questo è ciò che succede anche a lui!

Perciò, tutto il nostro lavoro consiste nel sviluppare la nostra sensibilità e nell’acquisire nuove qualità di percezione.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, Lo Zohar)

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Dall’essere un grosso fischietto metallico passi ad essere una corda che vibra

Domanda: Sento che quando ho iniziato a studiare la Kabbalah potevo ascoltare la voce del Creatore più chiaramente. Adesso sento che la mia ricettività è diminuita.

Risposta: Questo perché il Creatore vuole armonizzarti ancora meglio con Lui e ti dimostra che non sei ancora in sufficiente sintonia con Lui. Devi ricercare in maniera tale che il sentimento più elevato che hai sperimentato fino ad ora sia costantemente vivo in te. Devi armonizzarti costantemente con questa sensazione precedente, senza importartene degli ostacoli e ciò nonostante, questa sarà una sensazione nuova.

Al principio della creazione, nel nostro primo stato di esistenza (1), sentivamo solo la Luce di “Nefesh”, la Luce più piccola. Poi siamo discesi in questo mondo, nello stato della frammentazione (2) e adesso stiamo ascendendo dal nostro mondo, di ritorno al terzo stato (3).

Il terzo stato è lo stesso del primo, anche quando sentiamo in questo la Luce di “Yechidà”, la quale è 620 volte più grande di quella iniziale che eravamo soliti avere nel primo stato. È la Luce di NRNHY (NaRaNChaI – Nefesh, Ruach, Neshamà, Chayà, Yechidà).

Perché è così? È dovuto al fatto che ci siamo armonizzati a prescindere dagli ostacoli! Nel cammino dal primo al terzo stato, ci vengono inviati numerosi ostacoli di ogni genere, ma non importandocene, ci siamo armonizzati con la stessa Luce di “Nefesh” che esisteva al principio. La Luce non cambia.

Ho aumentato la mia ricettività e sono diventato una corda che vibra al posto del grosso fischietto di metallo che ero solito essere al principio. Sono diventato più sottile, sensibile, percettivo e ricettivo.

Come risultato, nel mio primo stato nel quale ero solito esistere, sperimento non la Luce di “Nefesh” che era solita riempirmi nel primo livello, nel quale non sentivo niente, ma mi scopro uguale al Creatore, cioè rivelo la grande Luce di “Yechidà”. Perché è così? Solo perché mi sono armonizzato con essa. Questo è il processo che sperimentiamo.
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(Dalla lezione virtuale in russo, Fondamenti della Kabbalah del 21.04.2011)

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L’amore è una strada a due corsie

Domanda: Come si spiega agli uomini la necessità dell’amore?

Risposta: Si può amare il pesce da mangiare a pranzo, si possono amare i nostri figlioletti, e si può amare il prossimo e il Creatore. La stessa parola indica delle nozioni completamente diverse.

Vale la pena esaltare l’amore per il prossimo ad una persona che ama il pesce? Come si può descrivergli il piacere della dazione? Cosa capirebbe? Che deve dare il suo pesce a qualcun altro? Questo è amore?

Che cosa significa amare il prossimo? Questo amore ha un significato completamente diverso. Amare il prossimo, cioè un altro uomo, significa unire il suo desiderio al nostro e usare il nostro desiderio per appagare il suo. Allora ci uniamo in un unico insieme, dove io appago l’altro e l’altro è appagato. In cosa l’altro si appaga? Nel suo desiderio. Nel suo desiderio in relazione al mio, che è come Malchut in relazione a Zeir Anpin. Io sono come il Creatore, e l’altro è come la creazione. Questo è ciò in cui consiste il mio lavoro.

Dunque, “amore” è la relazione tra il Creatore e la creazione. Solamente questo è amore, cioè l’atteggiamento della creazione verso il Creatore. Se io riesco a costruire questo genere di atteggiamento verso gli altri o, in altre parole, se acquisisco la qualità del Creatore, la qualità della dazione, e per mezzo di questa qualità mi rapporto al desiderio del mio prossimo proprio come fa il Creatore, ne consegue che il Creatore è dentro di me, ed io compio l’azione necessaria rispetto al mio prossimo. Questo significa che io amo il mio prossimo.

Noi non abbiamo il diritto di usare la parola “amore” in nessun altro significato, contesto, o situazione. Altrimenti lo confonderemmo con il nostro “amore per il pesce”.

Stiamo parlano dell’intensità con la quale il Creatore, la qualità della dazione, si riveste in me. Prima di tutto dobbiamo mettere in pratica il principio “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te“. In questo modo divento neutrale. Dopo di che, devo acquisire il desiderio dell’altro invece del mio. Il desiderio dell’altro uomo deve diventare più importante del mio e quindi innalzo l’altro al di sopra di me. In questa caso, sono pronto a fare di tutto per l’altro, proprio come lo farei per mio figlio se fosse ammalato. Sono completamente “assorbito” nel suo desiderio; ed è questo che mi spinge ad agire.

In questo modo sono esattamente uguale al Creatore, come Zeir Anpin che riceve una richiesta da Malchut. Più il desiderio dell’altro è in grado di spingermi a donare, di più io mi elevo rispetto a lui. Questo è amore. Lo capite come è diverso questo amore dalle nostre nozioni attuali?

Più sono capace di donare ad un altro uomo, di più gli fornisco la Luce della correzione. Infatti, c’è una garanzia mutua tra di noi. Io non colmo il suo desiderio egoistico, ma rivelo dentro di lui il desiderio di essere in un unico sistema con me, in modo che la Shechina possa regnare tra di noi. Quindi, che cosa dovrei fornirgli? Devo dargli il mio appoggio nel sostegno reciproco, che è lo stesso che fa lui per me rivelandolo nel suo desiderio. Questo è amore.

Nessuno deve indugiare nell’egoismo dell’altro. Io non rivelo il desiderio egoistico nell’altro uomo, ma il desiderio della garanzia mutua al fine di rivelare il Creatore nella relazione che c’è tra noi due. Il Creatore non può essere rivelato in un uomo o nel suo atteggiamento verso un altro uomo, a meno che questo atteggiamento non sia fortificato dalla reciprocità.

L’amore non funziona a senso unico. E’ una strada a doppia corsia. Richiede una rete di collegamento attraverso la quale gli impulsi della dazione possano scorrere, una rete attraversata da sentimenti di amore, di relazioni di sostegno reciproco attraverso le quali ci rafforziamo a vicenda.

In questo contesto, l’egoismo viene messo da parte, senza alcun calcolo di appagamento. Infatti, noi ci innalziamo al di sopra dell’egoismo, in quanto ci connettiamo tra di noi con l’intenzione reciproca di farlo per il bene della dazione. E quando la nostra unione raggiungerà uno specifico livello di intensità, creando una rete al di sopra di noi, allora riveleremo il Creatore, la reciproca qualità della dazione e dell’amore che esiste tra di noi.

(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011 “Matan Torà -La dazione della Torà”)

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Non fatevi abbindolare quando cercate la verità

Domanda: Come possiamo trattenerci dal domandare la verità in modo da non finire a raccontarci delle bugie?

Riposta: Se una persona è in grado di restare aggrappata alla verità, allora si tratta di una persona molto fortunata. Vediamo che nel mondo ci sono molti uomini che non hanno bisogno della verità e che non si domandano per che cosa stanno vivendo.

In altri uomini questa domanda si è già presentata, ma dal punto di vista del “Per che cosa sto soffrendo?”. Questa non è una domanda che riguarda il significato della vota, ma riguarda solo come si può trovare il piacere di vivere la vita, adesso che sentiamo soltanto l’amarezza invece della dolcezza.

Poi ci sono altri uomini che non chiedono di avere una vita piacevole, ma di trovare la verità nella loro vita. E ci sono altri uomini ancora che non chiedono di conoscere la verità della vita, ma vogliono conoscere chi ci ha dato la vita, il Creatore. E questa domanda non riguarda più me stesso, perché non mi preoccupo più di chi sono io e di cosa succederà alla mia vita, in un modo o nell’altro. Io voglio arrivare a conoscere Lui, voglio conseguire il Creatore, ed esistere in Lui – nella vera sorgente, nella radice.

Ci sono molti livelli in questo modo di sentire che dipendono da cosa chiede l’uomo, dalle sue sensazioni e dai suoi conseguimenti. Qui, tutto dipende dalla radice dell’uomo e dal ciclo della vita di quel momento, cioè, dipende da quale livello di sviluppo l’uomo si trova.

Ma anche nel nostro stato attuale può essere che non ci venga ancora concessa l’occasione di chiedere di conoscere la verità, in questo caso possiamo sviluppare il desiderio dentro di noi per mezzo dell’ambiente, “il maestro, il gruppo, e i libri”, e progredire in questo modo. Si tratta comunque di un percorso non facile e che ci richiede di rivelare cosa si trova nella nostra più vera profondità, dentro le nostre informazioni genetiche, i Reshimot.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Gli scritti del Rabash)

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