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Domande sul gruppo Bnei Baruch e la Kabbalah in inglese

Domanda: Molto spesso nelle lezioni si menziona che ora Bnei Baruch è il più potente gruppo nel mondo. La mia domanda è: Che cosa significa “il gruppo più potente”? Uno studente può scegliere un gruppo? E se può, cosa deve fare?

Risposta: Nel loro impatto sul mondo, il gruppo mondiale Bnei Baruch è una potente organizzazione educativa, sia in termini di quantità dei suoi membri sia sull’influenza dello sviluppo umano.

Domanda: Ho fatto qualche ricerca, quindi sarebbe così gentile da rispondere alle seguenti domande: gli autori principali dei libri di Kabbalah in inglese sono: 1. Eliphas Levi, 2. MacGregor Mathers, 3. H.P. Blavatsky e 4. AE Waite. Questi sono intrinsecamente uomini di sfondi discutibili. Come posso fidarmi di questo materiale?

In secondo luogo vedo che non è mai stata trovata nessuna copia de “Lo Zohar” da prima del Medioevo. Come mai questo?

Risposta: Questi autori non sono Kabbalisti, cioè, non hanno raggiunto la rivelazione del Creatore e descrivono solo le proprie visioni. Le masse scoprirono Lo Zohar nel Medioevo, perché in precedenza si era tramandato solo di Kabbalista in Kabbalista. Lo Zohar è stato rivelato perché la vedova del Kabbalista Moshe de Leon, per mancanza di mezzi, ha cominciato a vendere i suoi libri, tra cui Lo Zohar. Baal HaSulam scrive su questo nel “L’introduzione al libro dello Zohar“.

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Il congresso di Arava è una disconnessione programmata da tutti i disturbi

Domanda: A cosa serve l’isolamento del gruppo al congresso nel deserto di Arava?

Risposta: Ci riuniremo qui per gettare le basi di una nuova società, il cui scopo sia quello di raggiungere l’adesione al Creatore. Al fine di riuscirci, dobbiamo raggiungere l’adesione tra di noi, e per riuscire in questo, dobbiamo unirci, disconnetterci da tutti i disturbi che arrivano dal mondo esterno. Infatti siamo piccoli e ci dobbiamo dare forza a vicenda, e non dobbiamo lasciare che il mondo interferisca con quello che stiamo facendo. Questa è la ragione per cui andremo nel deserto.

In passato certi gruppi di Kabbalisti prendevano delle misure molto più straordinarie per isolarsi dall’ambiente esterno. L’uomo deve concedersi più di libertà da questo mondo confuso e insensato per raccogliersi un po’ di più in se stesso e capire quale sia il suo destino.

Nel turbine della vita, frastornati dal baccano delle radio e delle televisioni, non possiamo far emergere la voce sottile della nostra anima o raggiungere una labile ispirazione interiore. Il fatto è che non abbiamo l’energia per farlo. Anche i Kabbalisti, che hanno vissuto centinaia e migliaia di anni fa in un mondo completamente diverso, che non conoscevano le “meraviglie” dei mezzi di comunicazione, si isolavano, togliendosi dal loro ambiente abituale, addirittura “andavano in esilio”, lasciando le loro case senza portarsi dietro niente; vagavano per anni e tiravano avanti con quel che riuscivano a guadagnarsi per mangiare.

Noi non sappiamo nemmeno cosa stiamo perdendo nel mondo moderno, che ci subissa e ci insudicia con la sua sporcizia. Vogliamo ottenere qualcosa di meraviglioso? Se lo vogliamo, allora quali sforzi stiamo facendo per scappare da queste bassezze?

Varrebbe la pena trovare il tempo per questo genere di isolamento, durante il quale sentiremo solamente le nostre forze, senza i disturbi del mondo esterno. Prendiamoci un giorno nella vita per sentire che siamo noi invece di sentire chi sono loro, questi disturbi.

Ovviamente non costringiamo nessuno a partecipare e non facciamo una lista di chi verrà e di chi no. Non spuntiamo elenchi per il futuro. Chi non vuole o non può venire, non lo faccia. In questo senso, tutto è lasciato alla libertà individuale. Però, se un uomo viene, deve partecipare alle iniziative che il gruppo ha stabilito per aiutarci a staccarci da tutto, per sentire solamente noi stessi.

Non desiderate delle volte essere soli con voi stessi? Questo è anche il modo in cui il gruppo vuole essere solo con se stesso, per sentirsi. Entriamo in una stanza, chiudiamo la porta e restiamo con i nostri pensieri. Ed è così che vogliamo fare. In realtà, questa è un’idea chiara e comunemente accettata. Ma per noi non è solamente un minuto di riposo, ma un distacco dal “livello delle donne e dei bambini” per ascendere al “livello degli uomini”.

Nell’articolo “L’importanza del gruppo” il Rabash scrive: “Quando un uomo lavora lungo il cammino della verità, ha bisogno di isolarsi dagli altri uomini. Infatti il cammino della verità richiede una certa forza di carattere perché va contro il pensiero comune. Le opinioni del mondo sono costruite sulla conoscenza e la ricezione, mentre le opinioni della Torah sono costruite sulla fede e sulla dazione. Se un uomo è distratto, allora si dimentica subito di tutto il lavoro del cammino della verità e cade nel mondo dell’amore per se stesso. Solamente nel gruppo gli amici si aiutano a vicenda, e perciò ogni uomo riceve dal gruppo la forza per combattere le opinioni comunemente accettate”.

Il mondo superiore è il nostro mondo interiore. Dobbiamo spostare la nostra osservazione dall’esterno all’interno. Perciò, con l’aiuto degli amici, proveremo ad entrare in noi stessi, a guardarci dentro, per acquisire una saggezza profonda, per raggiungere l’intimo significato della Torah. Non c’è altra scelta e ne abbiamo bisogno.

Un uomo deve essere costantemente immerso nella sua interiorità, penetrare nelle sue profondità, ed è proprio qui che rivelerà il vero mondo. Il mondo esterno ci confonde di proposito in mondo che attraverso i conflitti e la resistenza, costruiremo la nostra strada puntando all’esterno. La nostra lotta consiste nel penetrare sempre più nel profondo la realtà del mondo che abbiamo davanti ai nostri occhi, e che ci spinge verso l’esterno.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.11.2011 “Arvut (Garanzia Mutua”)

Una domanda sulla Kabbalah e la religione

Domanda: Qualcuno ha chiesto dov’è Gesù nella Kabbalah, e la risposta è stata: “Lui è assente”. Come può essere assente Gesù? La Kabbalah dice che si occupa di energia fisica, quindi come puoi separarla da Colui che la genera? È come separare la benzina dall’auto. Come può funzionare senza?

Dio è la fonte di tutte le cose. In Genesi Dio disse: “Sia la luce, e la luce fu.” Ma non è l’energia luminosa? Quindi perché dovrebbe Dio separarsi da ciò che ha creato? Perché la Kabbalah non può avere alcuna relazione con la religione? A prescindere da cos’è la religione, Dio è la fonte di tutte le energie, tutte le cose nei cieli, sulla terra e sotto di essa.

Risposta: Stai parlando del Creatore o dell’uomo, di ciò che è rivelato o ciò che la gente crede? Penso che sia una questione di fede, che non ha nulla a che fare con la scienza. Puoi chiedere a un fisico: “Dov’è la forza divina nel vostro acceleratore di particelle?” Kabbalah parla solo di ciò che è rivelato a noi, persone, di come sviluppiamo all’interno la forza della dazione e di amore.
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Per il bene del mondo e per portare piacere al Creatore

Domanda: Per caso il mondo moderno si sta aprendo verso la scienza della Kabbalah?

Risposta: Si, a condizione che noi ci uniamo e formiamo un posto dentro di noi per la qualità di dazione, per la Luce, perché attraverso di noi possa influenzare tutto il mondo. Dobbiamo diventare un vincolo di trasmissione, un “adattatore” che conduca la Luce verso tutte le nazioni.

Se noi facciamo questo, non rimarranno dei problemi e l’onda del risveglio globale ci eleverà nel mondo superiore. Ma questo accadrà soltanto se ci uniamo con lo scopo di trasmettere quest’unità a tutta l’umanità e di portare piacere al Creatore. In questa maniera, Lui, noi e tutto il mondo insieme saremmo saldati in un unico sistema.
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(Dalla quinta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.08.2011, “La Nazione”)

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Lo scopo della Creazione, in breve

Sebbene esistiamo nello spazio del mondo dell’Infinito, non siamo capaci di percepire niente di esso eccetto un minuscolo punto nero che è persino inconsapevole di se stesso. È così che il Creatore ci ha creati e poi ha cominciato a restringere Se stesso. Dal momento in cui restringe Se stesso, noi ci manifestiamo sempre di più.

Il Creatore si nasconde dal 100 allo 0%, formando i mondi di Adam Kadmon, Atzilut, Berià, Yetzirà e Assiyà, i 125 gradi della restrizione. In questa misura, la creatura rivela se stessa ed il suo mondo sempre di più, dallo 0 al 100% e questo costituisce i gradi della creatura attraverso i quali si manifesta sempre di più, finché non si trova nel nostro mondo. Nel frattempo il Creatore è nascosto.

Adesso, dobbiamo realizzare la correzione. Io devo gradualmente, passo dopo passo, rivelare il Creatore, cioè scoprirlo dentro di me in modo tale da non essere opposto a Lui, in modo tale che non ci siano barriere che ci separino, in modo tale che io possa avvolgere tutte le Sue qualità finché non entrano in me, grado dopo grado.

Lo possiamo descrivere differentemente: io assorbo dentro di me le proprietà del Creatore ed esse entrano nel mio punto, la mia Reshimò (gene informativo) sempre di più.

Più importante è aderire alle definizioni precise. Noi esistiamo in quello stesso spazio, in quello stesso posto, nelle stesse condizioni. Dalla parte del Creatore, la Luce superiore, non cambia niente. Tutto dipende solo da come incorporiamo dentro di noi le Sue qualità, le qualità dell’amore e della dazione, dell’espansione e della connessione illimitata, in modo tale che tutte le proprietà chiamate amore e dazione che costituiscono la natura della Luce entrino in noi. Poi sentiremo lo stato in cui esistiamo davvero.

Non possiamo cambiare niente: noi esistiamo in quello stesso posto, tra le stesse forze. C’è un programma che ci fa avanzare verso lo sviluppo, sotto l’influenza di grandi pressioni che sentiamo dall’esterno ed all’interno; ma possiamo aggiungere ad essa il nostro stesso sviluppo, decidere che lo desideriamo e poi svilupparci velocemente, piacevolmente e con gioia. Questa è tutta la differenza.

Nessuno ce lo aveva chiesto, né all’inizio, né alla fine del processo, nessuno ci prende in considerazione, eccetto quella forza meccanica che ci sviluppa. In verità, il Creatore non ha sentimenti come i nostri, come ha detto: “La legge è stata data e non può essere trasgredita”; ma noi, come creature sensoriali ed acute, possiamo usare questa legge efficacemente, perché essa ci aiuta a svilupparci velocemente, piacevolmente e facilmente.

Quindi, tutto quello che facciamo è rivelare una realtà perfetta, il mondo dell’Infinito, il Creatore e sta succedendo proprio nella nostra generazione.
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Pensieri rapidi sull’articolo di Shamati “Cosa sono gli altri dei nel Lavoro”

Noi ci troviamo sotto l’autorità di “altri dèi”. Gli “dèi” sono le forze della natura che io adoro. Io adoro varie cose: le forze, i riempimenti, i fenomeni e le situazioni che mi fanno (al mio ego) sentire bene. Questo è chiamato “altri dèi”.

Il mio atteggiamento è sbagliato solo relativamente alla caratteristica della dazione che è opposta a me. Io non ne traggo piacere e non capisco come si possa dare e godere.

Vuol dire che ci troviamo sotto il controllo di altri dèi e ci impegniamo nell’idolatria, che significa adorare gli idoli: tutti i tipi di riempimenti egoistici. Dobbiamo cambiare il nostro sistema di valori e apprezzare la caratteristica della dazione che è opposta a noi.
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(Dalla sesta lezione del Congresso di Toronto del 18 Settembre 2011)

La luce è la musica dell’anima

Domanda: Capisco perché il riempimento ci è nascosto, ma perché le connessioni tra noi ci sono nascoste?

Risposta: La connessione ed il riempimento sono inseparabili.

Cos’è la Luce? Come possiamo spiegare cos’è la sensazione? All’improvviso sento qualche tipo di vibrazione in relazione a qualcuno: l’odio, la paura, l’attenzione. Queste vibrazioni non sono venute dall’esterno, ma sono nate dentro di me, nella mia attitudine verso quella persona.

Esse emergono perché stabilisco una connessione speciale con lei e lavoro su questo. Poi quando mi connetto con lei, sento delle impressioni speciali, come delle vibrazioni all’interno dei miei desideri, delle sensazioni e delle qualità. Questa è chiamata Luce.

La Luce non viene dall’esterno per vestirsi dentro di me, ma si rivela dentro di me, nella mia attitudine verso qualcuno. Non può essere rivelata “inaspettatamente”. Questo è impossibile; può essere solo sentita nella mia connessione con qualcun altro, come quando io gli do una sensazione e lui la riceve o viceversa.

Ci deve essere una connessione che unisce due persone, all’interno della quale viene sentita qualche tipo di vibrazione o di impressione, chiamata Luce. È come una corda o un tubo che ci connette, che si estende dall’uno all’altro, attraverso il quale scorre una corrente elettrica.

Ne risulta che la Luce è il vaso che sente ogni genere di cambiamento dentro di sé. Non è la Luce reale che cambia, ma i desideri e le impressioni sperimentati nei desideri. Tuttavia, nessuna Luce viene dall’esterno.

È come la vibrazione di una corda che produce il suono di uno strumento musicale. Questa è chiamata Luce. Quindi, noi stessi dobbiamo creare l’amore e la dazione dentro di noi e poi, all’interno di questo amore e della dazione, sentiremo la radice interiore chiamata Creatore.

(Dalla 3° parte della Lezione Quotidiana di Kabbalah del 20.09.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Giorno di commemorazione di Baal HaSulam

Baal HaSulam, Lettera #39: “… So che dal tempo dell’Ari fino e ad oggi non c’era nessuno capace di comprendere il metodo dell’Ari alle sue vere radici. E vidi, per volontà del superiore che io ho meritato la reincarnazione dell’anima dell’Ari, e non è stato per le mie buone azioni, ma per desiderio del superiore.

E’ nascosto persino a me stesso, per quale motivo sono stato scelto per questa meravigliosa anima, che nessun uomo ha meritato fin dai tempi della morte dell’Ari ad oggi. Ma non posso dire niente di più riguardo a ciò perché non e’ mia abitudine parlare di segreti miracolosi….”

Baal HaSulam non rivelò i segreti superiori non perché ciò fosse contro le sue regole, ma perché noi semplicemente non abbiamo quella possibilità….

Nondimeno, dai suoi scritti vediamo quanto era speciale questa persona, che fu inviata a noi dal cielo. Quest’anima era destinata a riunirci dentro il sistema superiore. Io non so perfino come chiamarlo. Questa non è una “persona” e nemmeno una forza umana. Non è il tipo di anima che potrebbe essere presente tra noi e a cui noi potremmo essere capaci di divenire simili o di avvicinarci.

Mi ricordo ciò dal tempo in cui ero vicino al mio insegnante il Rabash durante la sua vita in questo mondo. Tu sei vicino ad un corpo fisico: Lo porti alla sauna, al mare, fai una passeggiata vicino ad esso, te ne prendi cura in ospedale dopo un intervento, ma tutto quello è solo un corpo. Eppure l’anima che vi è dentro è qualcosa di completamente separato da te e non la puoi toccare in nessun modo non importa ciò che fai. E’ in una dimensione differente e non c’è connessione tra essa e il corpo.

Se io percepivo in questo modo vicino al Rabash, allora è impossibile persino immaginare come lui percepiva stando vicino al suo grande padre, l’uomo che scrisse Talmud Eser Sefirot, il Commentario al Libro dello Zohar, e che era capace di spiegare ogni parola scritta nei libri sacri nel linguaggio delle allusioni o delle leggende attraverso il linguaggio del conseguimento spirituale. Questo semplicemente non era una persona!

A noi è stato concesso un grande onore in ciò in cui noi possiamo essere almeno di poco in relazione alle sue rivelazioni e secondo l’estensione della nostra limitata comprensione, desideri non corretti, e mancanza di conseguimento spirituale, per cominciare non di meno a realizzare il suo metodo. Noi dobbiamo essere infinitamente grati per ciò ed essere consapevoli che ci è stato dato uno speciale privilegio che noi persino non comprendiamo ancora – una connessione con una così grande anima.

E’ come un bambino piccolo che è nato principe per diritto ereditario e a cui non sembra di meritare un tale onore in nessuna misura. Questo è come siamo nati noi ora e abbiamo meritato di appartenere alle anime speciali che furono prescelte tra tutta l’umanità, che sanno almeno cosa sta succedendo loro, che comprendono le cause e gli effetti, l’intero processo, e tutto quel che sta accadendo nel mondo. E grazie a loro, noi non restiamo dei poveri uomini ciechi.
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La sintesi dei pensieri nello Shamati “Non esiste nulla tranne Lui”

Dobbiamo sempre sapere una cosa: c’è una causa, una forza che ci influenza e ci governa. Questa ha un principio ed una fine e c’è un processo per mezzo del quale questa ci fa avanzare. Nessuno la può influenzare, nessuno può confonderla o cambiarla. Questa forza è assoluta.

Possiamo solo cambiare noi stessi per percepire la sua influenza in un modo migliore e più gradevole che sia anche più vicino a questa forza. In base alla misura nella quale ci identifichiamo con essa ed arriviamo ad essere come essa, capiremo, sentiremo ed agiremo di conseguenza, in armonia ed equivalenza della forma, alla qual cosa ci riferiamo come “adesione”.

In questo caso, siamo preparati ad accettare tutto quello che ci viene assegnato ed a riceverlo con il sentimento corretto, in piena collaborazione, agendo ad unisono con essa. C’è solo un governo, non c’è nient’altro che possa essere la nostra radice.
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(Dalla 6 lezione del Congresso di Toronto del 18.09.2011)

Abbiamo bisogno di un nuovo inizio!

Le feste e i giorni speciali descritti nella Kabbalah non sono date del normale calendario, ma il conseguimento di un proprio stato personale, speciale, dove la persona opera un calcolo interiore fondamentale con se stesso. Se una persona raggiunge questo calcolo, ciò significa che ha realmente un nuovo inizio, chiamato il nuovo anno, Rosh HaShana. E di conseguenza acquisisce la preghiera della festa.

Ogni festa è un calcolo spirituale e una preghiera perché non c’è nulla oltre la correzione dei nostri desideri. Ma l’inizio del nuovo anno è speciale perché arriva dopo molti discernimenti. Si verifica solo una volta che una persona ha verificato se stesso completamente, discernendo tutti i desideri che vengono a lui rivelati, perché ogni più alto livello include tutti quelli precedenti come una minuscola parte di esso.

Tuttavia, quando una persona fa un calcolo con ciascuna delle sue azioni e pensieri, vede che non ha successo, che non avanza perché non è stata affatto creata per l’ascesa spirituale. Allora essa è sopraffatta da pensieri gravosi riguardo la spiritualità e da dubbi e invidia verso gli altri. Vuole essere al di sopra di loro e pensa: “Perché loro e non io?”

Dopo molti calcoli come questo, essendo diventata completamente perduta in essi, la persona alla fine sente che ha bisogno di un nuovo inizio. Non c’è via d’uscita perché tutti questi calcoli, discernimenti, critiche, invidie e avversioni non cambiano per anni.

E la sola cosa che gli/le è rimasta è la preghiera, e un grido di aiuto perché solo la forza superiore può aiutare. Questo urlo interiore e’ chiamato preghiera di Rosh HaShana, il nuovo inizio.

Prima che ciò accada una persona percepisce se stessa come completamente perduta. Vede che il mondo intero e’ in disaccordo con tutto quel che sta facendo e anche lui stesso non comprende cosa gli sta succedendo o che cosa e’ questo percorso. Tutte queste critiche arrivano dal suo egoismo.

Questo è il motivo per cui la preghiera parla delle sollecitazioni, il bisogno di analizzare tutti i propri desideri e azioni, e soffiare nel corno (Shofar) perché noi dobbiamo elevare il nostro percorso spirituale nonostante tutto (in Aramaico, Shufra significa bellezza). Ciò avviene quando uno deve rivolgersi alle fonti primarie per poter avanzare.

Ci sono molte opinioni e persone nel mondo che influenzano una persona a che la imbevono con i loro pensieri e la trascinano in direzioni diverse. Tuttavia uno deve porre su di sè un giudice severo e verificare costantemente se stesso rispetto alle fonti superiori nella misura in cui lui comprende ciò che vi è scritto.

Nonostante il proprio ego, il proprio desiderio di innalzarsi, avere profitto e divenire superiore agli altri, uno dovrebbe aspirare all’opposto, desiderando solo acquisire la forza della dazione e dissolversi nella nazione dentro cui dimora il Creatore.
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