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Salire attraverso i cieli

Il Libro dello Zohar, capitolo “Vayakhel” (E Mosè riunì), articolo 132: “Verso il sud, Chesed, c’è una persona designata, Psagniah, che governa l’Avir in quel lato e diversi altri funzionari nominati ed i ministri sono lì con lui. Le chiavi dell’Avir in quel lato vennero date a lui e tutti quelli che sono nei problemi fanno una preghiera affinché il loro maestro li tiri fuori dalla situazione, dalla rottura del cuore. Se l’enunciato è come deve essere, si eleva all’Avir in quel lato e la persona designata la accetta e la bacia. Quando la bacia, comincia dicendo: “Il Creatore avrà misericordia di voi e vi riempirà con misericordia”.

Certamente, non capiamo quello che è scritto qui. Non abbiamo neppure bisogno di approfondire queste immagini misteriose. Abbiamo solo bisogno di sapere una cosa, qui si parla degli stati che una persona attraversa nello stesso tempo in cui eleva la sua preghiera. Così si sente quando questa ascende a livelli sempre più elevati, salendo attraverso i cieli.

“Salire attraverso i cieli” significa che con l’aiuto di quanto precedentemente menzionato, quando la Luce esercita l’influenza su di lei, la persona vede come la sua intenzione sia perfezionata sempre di più. E così continua fin quando la sua preghiera ascende ai livelli della grande misericordia e la persona riceve la risposta alla sua preghiera. È per questo che dobbiamo cercare semplicemente di fluire insieme al testo, con il desiderio che questo succeda a noi.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 25.08.2011, Il Libro dello Zohar)

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Per favore fate di me un uomo

Oggi ci imbattiamo in una situazione, nella quale scopriamo che non potremo più sopravvivere se non conseguiremo la forza della connessione. Ma con tutto ciò, dobbiamo chiarire: per che cosa ci è neccessaria questa forza? Per continuare ad “arrangiarci” in questo mondo oppure per modificare le forze egoiste da cui siamo dominati, ed equipaggiarci, invece, di forze positive con le quali equilibrare il nostro attuale livello di coscienza? Oppure vogliamo raggiungere un livello ancora superiore per essere dominati dalla forza di cooperazione, connessione, generosità e dalla capacità di dare al prossimo e soprattutto, dare in senso assoluto.

Desideriamo intensamente queste forze positive, semplicemente per equilibrare le nostre forze negative (egoiste). Vogliamo cioè, usare le forze positive per aiutare quelle negative, ciò che si chiama: dare per ricevere. Ma forse in realtà, vogliamo conseguire la condizione di ricevere per dare.

Questo è il dilemma: vogliamo essere dominati dalle forze positive, altruiste, capaci di dare o da forze negative, egoiste, desiderose solo di ricevere. In ciò si riassume la nostra libertà di scelta.

Qui si cela la grande differenza: voglio esistere al livello umano o animale? E’ una differenza qualitativa. Vale a dire, ci eleviamo a livelli superiori di coscienza d’uomo o restiamo impantanati ai livelli inferiori d’esistenza. Il livello d’uomo è quello che comprende cuore e mente, pensiero e volontà.

Questo livello d’uomo, siamo noi stessi che lo costruiamo quando colleghiamo i nostri pensieri con la nostra volontà. E’ cosi che conseguiamo il livello superiore di coscienza. Quando le nostre volontà operano secondo le nostre intenzioni. Quando i nostri cuori, i nostri desideri, i nostri pensieri e le nostre intenzioni operano concordemente, conformemente e allora si potrà dire che abbiamo raggiunto la completa armonia, l’uomo completo.

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La rivoluzione interiore

La rivelazione del metodo Kabbalistico al mondo, presuppone che si compiano quattro condizioni:

Condizione 1: Che il metodo della correzione non sia dato ad una persona, ma a tutta una nazione.

Oggigiorno, sempre più persone si stanno rendendo conto che è necessario cambiare se stesse ed entrare in equilibrio con la natura. In passato pensavamo di essere al di sopra della natura e che il nostro egoismo era destinato a controllarla, ma adesso capiamo quanto distruttivo sia per noi.

Questa sensazione sta nascendo nelle masse in virtù del fatto che soddisfiamo la prima condizione della rivelazione della Kabbalah, nella quale 600.000 persone, “600.000 anime” studiano il metodo della correzione spirituale. Questo è un concetto condizionale che simboleggia la riunione di persone che sono capaci di arrivare ad una connessione speciale tra loro, chiamata “garanzia mutua”.

Condizione 2: La nazione deve uscire dalla schiavitù Egizia, cioè deve prendere coscienza della malvagità del proprio egoismo.

Condizione 3: Ognuno dei 600.000 membri deve essere d’accordo nel lavorare per il bene della dazione.

Condizione 4: Ognuno deve essere disposto a compiere qualsiasi azione che lo porti alla connessione con gli altri.

La garanzia mutua è la preoccupazione di riempire i desideri degli altri. Tutti i progetti umani devono aspirare a questo. Dobbiamo realizzare una rivoluzione dentro di noi. Il mondo ha tutto per assicurare un’esistenza favorevole a tutti gli abitanti del pianeta, però manca una cosa, un pensiero comune che punti a questo. Se aspiriamo a questo internamente, allora l’abbondanza diventerà accessibile a tutti.

Tutto dipende dalla nostra interconnessione. Quanto più stretta è l’interconnessione tra di noi, più intensa è l’azione della Luce superiore, la quale ordinerà lo stato dei livelli più bassi dell’universo. Non appena un gruppo di 600.000 persone sarà d’accordo con la condizione della garanzia mutua, dell’interconnessione e dell’amore, immediatamente riceverà un enorme appoggio dall’alto.

L’unica cosa che ci viene richiesta è il desiderio di ristabilire l’interconnessione e l’intenzione di lavorare per la dazione. Proprio l’intenzione e non il progresso tecnologico, causerà una rivoluzione nel mondo. Gradualmente arriveremo ad uno stato nel quale le nuove tecnologie saranno create e controllate dal pensiero, cioè dall’intenzione e da un desiderio corretto dall’intenzione.

L’obbligo di ogni persona è di aver cura di tutta l’umanità. Tutto il mondo è incluso nel sistema della garanzia mutua, però in primo luogo, questo deve essere fatto da coloro che hanno la comprensione e il desiderio di elevarsi al livello più alto e di rivelare il Creatore tra loro. Il desiderio del gruppo scorrerà soavemente verso il desiderio del mondo.

La persona cambierà gradualmente la sua attitudine verso se stessa, verso la società e la natura e riceverà soddisfazione per essere nel sistema dell’interconnessione comune. Lei sarà “alimentata” dalla Luce superiore, la quale la riempie e la diletta.

È così che cambieremo verso l’economia del consumo intelligente, perché saremo soddisfatti solo dalle necessità vitali. Cominciando a lavorare secondo il principio di “tutto è per tutti”, arriveremo allo stato della garanzia mutua; e i cambiamenti interiori dell’uomo causeranno la ricostruzione del mondo intero.
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(Dalla lezione virtuale del 17 Luglio 2011)

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I tuoi sforzi non svaniscono nell’aria

È scritto, “Non esiste nulla tranne Lui”, cioè la Luce superiore è sempre in riposo assoluto e ci influenza sempre con la bontà. Ma d’altra parte è scritto, “ Il mostro lo divorerà e lo sputerà”, in realtà vediamo che non importa quanti sforzi facciamo, tutto scompare. Passiamo dei mesi a lavorare, sforzandoci sull’intenzione il meglio che possiamo, ma tutto finisce con l’essere inutile.

Anche così, è impossibile che esista in natura qualche azione che non porti ad un risultato, che sia buono o cattivo. Certamente, il risultato è sempre lì e non va da nessuna parte. I risultati fanno solo finta di sparire per noi, perché le azioni ed i pensieri del passato si dimenticano ed in ogni momento io sono come una persona nuova.

Però, dove si conserva tutto questo? Nel nostro desiderio, nel profondo di questo! Se realizziamo qualche azione con il nostro desiderio, l’intenzione o lo sforzo, con tutta la realtà che è descritta per noi mediante questo desiderio, non importa che sia corretto oppure no, alla non scompare più.

Tutto quello che qualsiasi persona o elemento della creazione fa, qualunque parte di questa, che sia inanimata, vegetale, animata o umana, in accordo al suo livello, è ingoiato all’interno di Malchut, il desiderio che esiste nella creazione.

Però, se una persona aspira a raggiungere la dazione, allora le sue azioni diventano qualcosa di speciale. Anche se per il momento agisce per il suo stesso beneficio (Lo Lishmà), dimentica che deve dare piacere al Creatore e non sa quando realizzerà questo.

Tutte le azioni della persona (nel gruppo, nella sua attitudine verso lo studio) per adesso sono completamente egoistiche e vengono divorate dalla “forza impura” (Klipà), cioè dai suoi desideri egoisti, nei quali ha agito in questo momento. I suoi desideri ed i pensieri erano diretti al suo beneficio e l’azione è risultata essere egoista, ma tutto si conserva e niente scompare. Dopotutto, nonostante ciò, una persona fa degli sforzi nello stato che le è stato dato e deve crescere gradualmente.

Quando arriva ad uno stato nel quale la somma degli sforzi che ha fatto, i suoi tentativi ed il gruppo che ha organizzato per se stessa producono un risultato, allora tutte le sue accumulazioni, che sono preservate nei desideri impuri, senza che abbia coscienza di questo, all’improvviso appaiono e nascono sotto forma di desideri corretti. Quindi li riceve e continua ad avanzare con essi.

Questo succede sempre ed è un principio molto importante. Dobbiamo capire che ogni azione è benefica, anche se è egoista; e tutte le nostre azioni che realizziamo nel corso di molti mesi, eventualmente si riuniscono per rivelarsi all’improvviso.

Quando a volte una persona li dispone per raggiungere un’aspirazione per la dazione leggermente più grande, anche una che sia ancora “Lo Lishmà”, ma che sia già vicina a “Lishmà”, allora comincia ad ottenere una migliore comprensione e sensazione del passato. Si rende conto di quello che è successo e di cos’è quello che le è successo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.07.2011, Shamati)

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Un attacco dentro il cuore

Domanda: Ultimamente è come se il Kli mondiale stesse funzionando come un unico desiderio. Una volta, il Rabash aveva consigliato di far partire un attacco da questo stato. Che cosa esattamente staremmo attaccando?

Risposta: Noi stessi, il nostro cuore, la nostra pigrizia, il nostro orgoglio, le nostre abitudini del passato. Devo innalzarmi al di sopra di tutti questi calcoli.

La cosa più importante è di diventare una cosa sola con gli amici, di spingerci intenzionalmente nel gruppo. Voglio esserci sempre. Voglio perdere il controllo su di me ed acquisire e percepire il pensiero e le sensazioni degli amici. E’ come se mi perdessi in loro per mio stesso desiderio.

Questo significa acquisire il vaso della  garanzia mutua.

(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 06.07.2011, Matan Torà).

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E’ meglio essere diligenti che intelligenti

Domanda: Perché i progressi più grandi avvengono proprio mentre si legge il Libro dello Zohar, senza capirci niente, ma mantenendo ferma l’intenzione?

Risposta: Lo studio della Kabbalah non richiede delle speciali capacità mentali, perché non si impara con la testa. Al contrario, gli uomini che si considerano intelligenti, che riescono nello studio, che assimilano i concetti velocemente ed hanno una mente acuta, di solito non vanno avanti molto bene nella Kabbalah.

Questo succede perché la mente e le impressioni delle loro capacità mentali li fermano, facendoli deviare verso uno studio razionale di questa scienza, invece di conseguirla essendo leali con il gruppo. Questo è un problema.

Direi che sono proprio gli uomini comuni, quelli che appartengono alla “media”, ad avere maggior successo nell’avanzamento spirituale. Gli intelligentoni ed i saccenti, che arrivano per studiare la Kabbalah, di solito cascano subito. E’ come se si tuffassero di testa in un mare profondo, e “risalissero” dopo molti anni, una volta che l’acqua ha lavato via tutto il loro orgoglio, i sentimenti di superiorità e di potere.

Speriamo di fare parte di coloro che ce la fanno ad entrare in questa materia, piuttosto che fare parte di coloro che hanno una mente brillante.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.05.2011 Lo Zohar)

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Il mondo non vede la soluzione

Domanda: Nonostante la mia intenzione sia egoista, se inizio a pensare per il bene degli altri e il benessere del mondo, questo può già considerarsi un’azione?

Risposta: Senz’altro. Per caso credi che donare il pane ai poveri sia in realtà un’azione? Questo causerà solamente l’esistenza di più persone povere in questo mondo.

La tua azione è quella di attrarre la Luce. Questo  e nient’altro ti riporta alla Fonte. Allora, su quale altra cosa dobbiamo pensare? Soprattutto in tempi in cui il mondo si trova con problemi e pericoli. Abbiamo bisogno soltanto della Luce. La mancanza della Luce è il motivo delle guerre, crisi, catastrofi e altri problemi.

Precisamente la mancanza di buone azioni della Luce evoca problemi nelle quattro fasi dello sviluppo – inanimato, vegetale, animato e umano. Il male che incontriamo è la mancanza della Luce.

Le punizioni non vengono dall’alto. Se devo ottenere una determinata ricompensa, la rivelazione del Creatore, similitudine e adesione a Lui ed io non lo faccio, allora io sperimento la rottura che questo crea come punizione o mancanza di benevolenza. Viceversa, raggiungendo questo, io sentirò una ricompensa.

Quindi, io sento punizione e ricompensa negli stessi desideri. Se io ho corretto e riempito il mio desiderio, questa è una ricompensa, ma se io non riesco a correggerlo e a riempirlo, allora è una punizione. Non ci sono penalità dall’alto. Io non ricevo una briciola oltre a quello che infliggo a me stesso. Io stesso creo la mia punizione.

Perciò, abbiamo solamente un compito – attrarre la Luce. Specialmente oggigiorno, considerando tutto quello che sta succedendo e accumulandosi nel mondo. Non ci sono altri mezzi.

Sono costantemente in contatto con persone che “sanno”, leggo tutti i tipi di articoli, visito diversi siti nella rete e seguo i giornali, ma non vedo offrire delle soluzioni da nessuna parte. Non possono offrire niente e non vogliono nemmeno pensarci perché non hanno la minima connessione con la correzione.

Proprio ieri parlavo di questo con un famoso scrittore e lui non diceva nulla – evitava di rispondere. Questo indica la mancanza di sensibilità, la mancanza di comprensione delle correzioni.

“Il mondo è tondo e dobbiamo unirci” dico io alle persone. “Giusto, ci stiamo muovendo in quella direzione” rispondono. Non si rendono conto di andare nella direzione opposta. Dopo tutto, alla fine, tutte le persone stanno rafforzando le proprie linee e movimenti. Non c’è nessuno con cui parlare.

Quindi, dobbiamo creare le condizioni con i nostri mezzi per far emergere una forza positiva. Soltanto allora le nostre onde si propagheranno attraverso tutto il mondo.

Nient’altro sarà d’aiuto. Noi non dipendiamo dagli altri, ma dobbiamo aiutarli per far sì che più tardi le persone possano cogliere queste onde, comprendere il loro messaggio e sentire che provengono da noi.

I materiali devono essere divulgati prima del tempo, ma nell’ essenza, la fonte di quelle onde è in noi. Perciò, la cosa più importante è quella di unirci, fonderci uno nell’altro sempre di più.

Io nutro grandi speranze nei prossimi congressi. Sono il mezzo con il quale noi dobbiamo portare nella vita unità, consolidamento, e mutuo interesse per il mondo e per la nostra correzione, che aiuterà il mondo.

È arrivato il tempo per la rivelazione del Creatore nelle creature. Questo mezzo è semplice e nelle nostre mani. Tutto quello che dobbiamo fare è di usarlo. Chiediamo al mondo di svegliarsi, ma, ci stiamo svegliando noi stessi?
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2011, “Pace nel mondo”)

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La preghiera delle diciotto Sefirot

La vera preghiera è “la preghiera delle diciotto benedizioni”. Si tratta delle nove Sefirot della Luce Diretta e delle nove Sefirot della Luce che viene Riflessa non in Malchut, che è il desiderio di ricevere piacere, ma in Yesod, che è al di sopra del desiderio egoistico. In altre parole, prevede l’intenzione di utilizzare Malchut per donare. Da qui derivano 18 tipi di relazione che abbiamo con il Creatore: nove dalla Luce Diretta e nove dalla Luce Riflessa..

Usare Yesod al posto di Malchut, significa agire dal lato della “misericordia” poiché stiamo cercando di trovare la proprietà della dazione, ci stiamo sforzando di diventare uguali alle “prime nove Sefirot” (Tet Rishonot), che discendono dal Creatore all’essere creato, Malchut, la 10.a Sefira. Ed il nostro unico desiderio è di rivelare queste nove Sefirot, le proprietà del Creatore, vale a dire, farle nostre, assorbirle, e diventare uguali ad esse nelle nostre nove Sefirot della Luce Riflessa.

Perciò, una vera preghiera si forma dentro di noi. Infatti, a causa del mio desiderio di diventare uguale alle prime nove Sefirot, mi impegno nelle nove Sefirot della Luce Riflessa e chiedo di utilizzarle affinché Malchut diventi totalmente uguale alle nove proprietà del Creatore che entra in essa. Dunque, le mie nove Sefirot della Luce Riflessa diventano il vaso (Kli) che accetta le nove Sefirot della Luce Diretta, ed io ricevo la Luce nella mia preghiera immediatamente.

Se sapessimo pregare così, allora impiegheremmo la Luce superiore nel modo giusto, cercando di capire come fare per ricevere la misericordia e la forza della dazione da essa e, da qui in poi, rivestiremmo la preghiera della nostra Luce Riflessa che sale dal basso verso l’alto. Dunque, la preghiera sarà un atto che contiene assolutamente tutto in sé, che rivela le prime nove Sefirot in Malchut; esse si percepiranno come le nove proprietà superiori in essa e come l’ascesa della Luce Riflessa da Malchut che sale dal basso verso l’alto, diventando “il rivestimento” per la Luce Diretta, mentre viene calcolata e ricevuta dalla Luce Riflessa. Tutto questo si compie attraverso la preghiera delle “diciotto benedizioni”. Dunque, “la preghiera delle 18 Sefirot” è la preghiera base nel lavoro spirituale.

Se “l’ascesa dei mondi” avviene durante il lavoro spirituale, negli stati come lo “Shabbat” (il Sabato), una “festività” speciale, allora si presenta come “la preghiera delle 18 Sefirot” che viene modificata perché una Luce più potente scende dall’Alto e fa sì che il lavoro al di sotto di essa, nella nove Sefirot della Luce Riflessa, cambi per contenere tutta la Luce ci arriva durante le feste. Questo è il modo in cui organizziamo il nostro lavoro spirituale.

Questa è la ragione per cui è scritto che “tutto è fatto con il potere della preghiera” e “ContemplateLo giorno e notte”, poiché la preghiera è un atto che contiene tutte le fasi che costruiscono il Partzuf spirituale: l’ingresso della Luce superiore, seguita dal calcolo nella testa del Partzuf, la sua interazione attraverso il contatto la Luce (Zivug de Hakaa Be Rosh), e l’espansione della Luce verso il basso. Tutto questo riguarda l’intero processo che il Partzuf affronta nel suo sviluppo: concepimento, nutrimento, maturità (Ibur, Yenika, Mochin). Tutto questo è contenuto nella preghiera delle 18 Sefirot: le nove Sefirot della Luce Diretta che si rivestono delle nove Sefirot della Luce Riflessa.

E tutto questo avviene mentre mantengo l’intenzione di essere trasformato invece che tentare di modificare la Luce superiore, che si trova in assoluta immobilità e brilla sempre al suo massimo splendore e al massimo della sua potenza nella testa (Rosh) di ogni livello spirituale. Un uomo, che è solamente al principio del suo lavoro spirituale, deve prendersi del tempo per esaminare il proprio atteggiamento rispetto alla forza superiore che è non si modifica. Questa forza colma l’intera creazione e non cambia.

Infatti, colui che è superiore è totalmente aperto verso di noi ed irradia tutta la sua Luce, mentre i cambiamenti avvengono solamente in colui che riceve. Perciò, la mia preghiera non è una supplica rivolta a colui che è superiore perché cambi, ma è invece la ricerca dentro di me dei desideri giusti che mi permetteranno di connettermi con la forza superiore e, piano piano, nutrire me stesso nel cammino che mi porta ad essere identico a Lui.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.05.2011, Shamati #113)

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Il mio obbiettivo è desiderare

Domanda: Com’è possible ricordarsi del Creatore per tutto il giorno? Com’è possible inserirLo in ogni momento della nostra giornata?

Risposta: Noi siamo in Malchut del mondo dell’infinito, che è completamente colmato dalla Luce. Però, invece di questo stato eterno e perfetto, noi vediamo e percepiamo le nostre qualità che ci dipingono il mondo che è davanti a noi. Perciò, se ci vogliamo dirigere verso il traguardo, verso la percezione del mondo dell’infinito, allora abbiamo bisogno della garanzia mutua del nostro ambiente. Gli amici ci devono dare la forza, il desiderio, la perseveranza, la diligenza, e la comprensione dell’importanza dello scopo.

Infatti, io ho solamente uno scopo – ottenere il giusto desiderio, e niente altro. Devo fare in modo di avere costantemente la percezione di non essere abbastanza impegnato a fare del bene al Creatore nel modo in cui Lui lo fa a me.

Si potrebbe obbiettare, “Ma io non so cosa Lui mi sta dando. A giudicare dalla mia vita, a volte potrei dire che sarebbe meglio che non mi desse niente.” Questo è vero. Ovviamente, ogni uomo rifiuta le cose in base ai propri difetti. Perciò, il mio atteggiamento verso il Creatore può essere definito in questo modo: io voglio raggiungere uno stato in cui avrò il desiderio di donare a Lui.

Ed il risultato arriverà grazie all’influenza della Luce, grazie agli sforzi che facciamo volta per volta. La Luce si spande su di noi ancora di più e, improvvisamente, queste illuminazioni creano il desiderio nell’uomo.

Non sappiamo cosa sia Lishma, il risveglio dall’Alto. Ma quando arriva, un uomo è in grado di dire, “Adesso so, adesso comprendo”. Un uomo deve fare degli sforzi, come un bambino piccolino, e da questi sforzi emergerà la percezione. Ma non prima di allora.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 07.05.2011, Shamati)

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Quando il sole non lascia lo Zenith

Domanda: Da alcune ricerche rileviamo che l’80% dell’umanità crede in un potere superiore che controlla tutto. Perché non spieghiamo agli uomini di quale genere di potere si tratta e cosa vuole? E’ molto più interessante che parlare del solito amore.

Risposta: Non abbiamo niente da spiegare. La forza superiore è la Natura, la legge; una forza inarrestabile come la forza di gravità. Si tratta dell’Assoluto che è il Bene, fa il Bene, e non cambia.

Se questa forza è immutabile, è come se non esistesse. L’assenza di cambiamento sembra cancellarla. E’ come vivere sotto il sole, vedendolo sempre bloccato a mezzogiorno. Non ha senso volerne discutere se è e sarà sempre lì. E’ così, e questo è tutto.

Nella nostra vita, facciamo dei calcoli sulla base di ciò che deve essere cambiato, sugli avanzamenti dai quali dipendiamo. E’ un’altra faccenda se parliamo di qualcosa di permanente ed indistruttibile, dalla quale dipendiamo costantemente in misura tale che non può essere chiamata dipendenza.

Il Creatore è questo. E questa è la ragione per cui è così difficile spiegarlo agli uomini. In realtà, noi non preghiamo Lui ma noi stessi. Cerchiamo il modo di cambiare, ed Egli è immutabile. Naturalmente, io cambierò se lo desidero, e per farlo, non serve che Lo prenda di mezzo. Egli è il Bene e fa il Bene, e vicino a Lui, io sono come un bambino viziato a cui i genitori danno un amore assoluto, mentre io faccio tutto quello che voglio e senza riflettere, pensando che niente di brutto mi succederà.

Dunque, il nostro problema è come spiegare agli uomini che il Creatore è come un muro massiccio che semplicemente esiste. Gli possiamo saltare davanti, sbattere le braccia; sono affari nostri, perché il muro starà sempre lì.

Un uomo lo può appena immaginare: “Allora, con chi ho a che fare? Significa che non c’è nessuno a cui chiedere?”. Come possiamo spiegare a coloro che credono in un potere superiore che non ha senso pregare il Creatore “di cambiare”, per farci oggi il bene che non ci ha fatto ieri. Significa che ieri Egli ci ha fatto state male?

In realtà, noi abbiamo a che fare con Colui che è il Bene e che fa il Bene ai malvagi e ai giusti. Ma per un uomo, questo significa che, nonostante sia buono o cattivo, il risultato sarà lo stesso.

L’uomo comune è soggetto a cambiamenti continui. Egli si paragona sempre con il mondo, prova a calcolare i risultati dei cambiamenti interni ed esterni. Egli non comprende cosa sia la Forza universale, generale, grande ed immutabile. Questa Forza sfugge ai nostri organi sensoriali perché essi sono “predisposti” ai cambiamenti piuttosto che ad una condizione statica. Io non vedo quello che non cambia, il che non lo fa scomparire dalla mia vista.

Questa è la ragione per cui non riusciamo a spiegare agli uomini cosa sia il “Creatore”. A volte, io dico che il “Creatore” è la Natura, che Egli è immutabile, e che non c’è nessuno da pregare, e che la preghiera è un auto-giudizio. In risposta, gli uomini sono subito pronti a farmi a pezzi. Questo è il problema: noi ci giudichiamo, mentre altri chiedono al Creatore di cambiare: “Ho messo qualche spicciolo nel tuo salvadanaio, adesso, tirami fuori dai guai.”

Parlare del Creatore come un’inflessibile legge della natura, vuol dire negare ad un uomo la possibilità di rivolgersi a Lui. Un uomo non capisce di dover cambiare. Una nuova forte “dose” di sviluppo è necessaria, in modo che l’uomo inizi a comportarsi in modo diverso.

Di qualsiasi cosa parliamo, inclusa la crisi, essenzialmente spieghiamo agli uomini il cammino della sofferenza: “In alternativa, saranno guai, e non ne vale la pena. Allora, cambiamo:” Non è una bugia, ma non è nemmeno la verità.

Dovremmo dire qualcosa d’altro ad un uomo che arriva alla saggezza della Kabbalah desideroso di raggiungere lo scopo della creazione: “Devi essere al di sopra di questo. Non c’entra il buono o il cattivo, ti devi innalzare per mezzo della fede al di sopra della ragione.

Non dovresti condizionare le tue azioni in base alla sofferenza o al piacere. Questa non è dazione. La fede al di sopra della ragione significa che ti innalzi al di sopra della ricompensa. O lavoriamo per sfuggire al male e per conquistare il bene in futuro? Ci aspettiamo un corrispettivo? Vogliamo raggiungere lo scopo della creazione per noi stessi invece che per dare piacere al Creatore?”

D’altra parte, però, chi dovremmo far gioire se il Creatore è la legge? Questo è un punto delicato della nostra spiegazione.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 17.06.2011, “il richiamo del Messia”)

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