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Dove è l’immortalità?

Noi esistiamo in una realtà unitaria, nel mondo dell’infinito, ma da essa noi percepiamo solo la parte, che siamo in grado di realizzare, in quella forma, quel frammento, che è stato creato dalle nostre qualità da tutto il mondo dell’infinito. Tuttavia , in ogni caso, siamo sempre connessi al mondo dell’infinito. Noi riceviamo la forza da lì e tutti i cambiamenti che avvengono dentro di noi avvengono per mezzo della connessione con essa.

In questo modo impariamo che qualsiasi cambiamento avviene per l’innalzamento del MAN (preghiera) da noi attraverso tutti i mondi fino al mondo dell’infinito e discende da lì a noi sotto forma di MAD. Inoltre, qualsiasi cambiamento dà vita a un nuovo Partzuf, uno stato, una connessione tra di loro attraverso il mondo dell’infinito e, seguendo la regola “Malchut del superiore diventa il Keter del inferiore.” Questo è possibile solo a condizione che Malchut ottienga le qualità del mondo dell’infinito e in questo modo diventi la qualità di Keter.

Tale salto nel cambiamento di qualità in materia del nostro mondo è chiamato un cambiamento radicale: porzioni nette e rigorosamente discrete.

Questo è come un elettrone, che ruota attorno al nucleo di un atomo cambiando la sua orbita in un salto, trasformandosi da uno stato stazionario ad un altro. A questo, cambia la sua orbita istantaneamente, scompare dalla vecchia orbita e nello stesso momento appare in una nuova orbita, dove continua il suo movimento, come se non fosse passato attraverso la sua trasformazione, il salto.

I Fisici non possono rilevare né il percorso di trasformazione né la durata della trasformazione da un’orbita all’altra, questo avviene istantaneamente. Questo avviene perché questa azione consiste nell’innalzare la sua forza nel mondo dell’infinito, al di sopra della materia, del tempo, dello spazio e del movimento, che non esistevano lì. Questo è il motivo per cui non siamo in grado di rilevare ciò che sta accadendo in un salto. Il che significa che durante il tempo della trasformazione, che per noi è uno spazio (un vuoto quantistico) una connessione tra il mondo delle conseguenze, il nostro mondo e il mondo superiore.

Oltre a questo, tutta la materia esiste solo a causa di salti quantici simili, ricevendo l’energia della luce superiore (dazione) dal mondo di infinito in esse.

E anche una persona normale in ogni momento della sua esistenza cade fuori dalla realtà del nostro mondo, al fine di cambiare il suo stato per uno nuovo, si connette al mondo dell’infinito e ritorna indietro di nuovo, ma in un nuovo stato già nel nostro mondo, anche se ci sembra che il flusso della realtà è continuo. Con questi continui collegamenti con il mondo dell’infinito dei cambiamenti avvengono e scorrono in tutta la natura su tutti i suoi livelli, dal nostro mondo in tutti i cinque mondi.

L’ascesa al mondo dell’infinito e il ritorno indietro è necessario per il cambio delle Reshimot, i dati, che definiscono i nostri stati specifici. Tuttavia, questi stati specifici, a loro volta, bisogna tenere in continua evoluzione, alimentando dal mondo dell’infinito, e in questo modo, realizzare sempre nuove Reshimot fino alla loro completa realizzazione, la correzione completa di tutta la natura.

Questo accade quando tutte le realtà si fondono in una, la rivelazione completa della Luce, da cui forza tutte le parti dell’universo ricevere Reshimot sempre nuovi da impulsi quantici, nuova energia e qualità. E non è importante come si chiamano questi cambiamenti nella materia: l’intervallo tra le immagini del mondo, un salto quantico (discontinuità), un assenza della realtà, il cambiamento di Reshimot, un cambiamento minimo in uno stato.

Il nostro futuro è padrone di questi stati senza tempo in relazione alla Luce, alla qualità della dazione, al di sopra dell’egoismo: Qui giace la vita sopra la morte. È in assenza di tempo in un salto quantico ed è la nostra immortalità.
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IL sistema ha bisogno d’intenzione

Domanda: Durante una delle lezioni, lei ha detto che l’intenzione di dare non può essere personale né individuale. Non si tratta della mia personale relazione con la società, con il mio vicino?

Risposta: Siamo in un sistema d’interconnessione reciproca, è anche chiamato il sistema dei mondi (Olamot), cioè occultamenti (Alamot). La forza superiore e la struttura del sistema stesso ci sono occulti. Noi non vediamo che siamo  strettamente connessi.

 

Noi siamo familiarizzati con le relazioni “animate”: qui ci sono i miei genitori, i miei parenti, questi sono quelli che amo, questi sono quelli che odio, questi mi amano, e questi mi odiano. Tuttavia, i livelli superiori più sottili del sistema mi sono occulti. Questo è il mio mondo, il mio occultamento.

Rivelando il più alto sistema, quello altruista, quello della nostra interconnessione, noi comprenderemo, che lo vogliamo o no, di essere fusi strettamente uno con l’altro. Adesso non siamo partecipanti attivi di questo sistema; tuttavia, ha già bisogno della nostra partecipazione attiva. È arrivato il tempo in cui dobbiamo assimilarci in esso, in cui dobbiamo unirci coscienziosamente al suo flusso, in modo che ognuno possa soddisfare la propria funzione in esso.

Tuttavia, da parte nostra, non la vogliamo né la comprendiamo, ed è per questo che sentiamo di essere in una cattiva condizione. Senz’altro, il sistema generale continua a funzionare, ma a causa della nostra inattività, noi sentiamo i difetti del suo lavoro e siamo perplessi. “Che cosa sta succedendo?”, “Che cosa manca qui?” Questa è realtà e noi la chiamiamo crisi.

Inoltre, la differenza tra ciò che è desiderato e ciò che è attuale, tra il nostro stato iniziale nel mondo dell’infinito e il ritorno indietro verso l’infinito da questo mondo, è la sola intenzione. Noi non cambiamo né il sistema né le basi della nostra natura. Ognuno mantiene i propri tratti caratteristici, la propria connessione con la realtà, ognuno rimane al proprio posto.

La struttura della nostra interconnessione non cambia. Per alcuni tu sei uno studente, per altri tu sei un amico, per alcuni sei vicino…Gli amici si connettono con l’insegnante, uno con l’altro e con il mondo. Tutto questo non cambia, ma semplicemente ci è rivelato. È per questo che alcune persone con capacità extrasensoriali sanno quello che accadrà in futuro.

Il libero arbitrio e il nostro lavoro sono accompagnati solamente da una cosciente e sensibile partecipazione nella vita del sistema per poter diventarne una parte attiva con il nostro desiderio, per “fluire” con essa come la Forza (Creatore), che la controlla, che vuole che fluisca. Essenzialmente, in questo consiste il nostro compito, rivelare il flusso generale e fonderci in esso. Lasciamo che il fantino e il cavallo si muovano in sincronia. È cosi che ci muoveremo in avanti.

In questa maniera, il nostro lavoro è sempre fatto in intenzione: Fino a che punto io tiro il sistema verso la Forza, quanto lo comprendo in più, quanto in più sto partecipando nella sua attività, quanto in più con il suo aiuto io rivelo la Forza che vi è istillata per poter fluirci, e quindi portare contentezza al Creatore.

Questo è il mio compito. È per questo che partecipo nella vita del gruppo, tra i compagni, gli amici, che mi sono stati dati. Inoltre, io sto portando avanti il compito del mondo, io sto risvegliando tutte le parti del sistema, costruendolo e attivandolo finché si assimilerà completamente alla forza interiore, finche fluiremo insieme con esso.

Allo stesso tempo, senz’altro, io ho la mia stessa intenzione. Tuttavia, non può essere rivelato soltanto dentro di me. Non lo farò diventare vivo se non sono connesso con gli altri, se non lavoro con loro in armonia, se non stiamo cooperando in azione, in comprensione, in realizzazione, nel mantenimento e servizio del sistema. Qualcuno tra di noi è una valvola, un altro è un pistone, qualcun altro è una ruota, e cosi via. Ognuno lavora nella propria maniera; tuttavia, tutti aspiriamo allo stesso traguardo.

È detto: “Israel, la Torà e il Creatore sono Uno”. Il Creatore è il programma generale, il quale aspiriamo d’implementare. Non ci stiamo semplicemente unendo al sistema, ma stiamo mantenendo il corso verso Lui. Non possiamo trovare la connessione senza di esso, dato che si basa in una certa formula, lo scopo del programma. Ha bisogno di essere chiaro per noi, per il bene di cosa e come ci dovremmo unire. Noi scopriamo il sistema dell’aspirazione verso la forza che vi agisce dentro, verso il programma generale. Senza questo, non possiamo fare nemmeno un passo, includendo le interrelazioni tra di noi.

Di conseguenza la mia intenzione è in relazione al lavoro collettivo con gli amici, il cui scopo è quello di rivelare il Creatore.

Alla fine, io solamente aggiungo questa intenzione, e non l’azione. Nella stessa maniera, il sistema di controllo di un governo può essere attivato dal “bastone” di un tiranno che spreme gli ultimi succhi della popolazione, o dalla saggezza di un governante gentile che insegue la felicità dei cittadini. La struttura è la stessa, la connessione resta la stessa, niente ha bisogno di essere cambiato eccetto il programma interno istallato nel sistema. Educazione, tasse, banche, ospedali, ecc., tutto questo rimane al proprio posto. Solamente l’intenzione ricostruisce completamente l’ordine dei “flussi di energia”, cambiando la loro destinazione. Alla fine, l’intenzione cambia tutto.

Questo è quello che stiamo scoprendo oggi. “Il mondo vive com’è stato stipulato”, “Io non ho cambiato Me stesso”, il sistema non cambia, noi solamente vi aggiungiamo l’intenzione, lo schermo e la Luce riflessa. E poi, tutto fluisce in una nuova maniera in base al nostro approccio. Inizialmente abbiamo tirato tutto verso di noi a causa del tiranno che governava dentro di noi, ma adesso stiamo inseguendo il benessere di uno più vicino, ed è già un governante diverso.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.02.2012, “Domande e risposte”)

Dove troviamo la chiave per il cancello delle lacrime?

Non dobbiamo vergognarci della debolezza, pensare che la debolezza possa raffreddare il nostro desiderio di avanzamento. C’è un “cancello di lacrime” in ogni passo, che si apre unicamente dopo la realizzazione della propria impotenza. E come potremmo avere l’abilità? Dopo tutto, l’avanzamento accade attraverso l’addizionale potere di dazione. Noi non l’abbiamo, lo dobbiamo acquisire.

È per questo motivo che è un bene che io scopra che non possiedo l’abilità di avanzare. E va bene anche che io scopra di non avere il desiderio di avanzare. Che cosa accade dopo? Solamente una cosa: L’appello adeguato al Creatore attraverso il gruppo perché Lui corregga la connessione tra di noi. E allora, ogni volta che questo è fatto, viene rivelato un nuovo stato di unione.

Una persona non è capace di fare niente per conto proprio. Non importa quanto si senta forte ogni tanto, non importa quanto si senta sicura di raggiungere qualsiasi cosa; fallirà in tutto. È scritto: “Non credere in te stesso fino al giorno in cui morirai”.

È per questo che avere un gruppo, che risveglia costantemente la persona, è una condizione necessaria. E per questo motivo, quando una persona non sa come avanzare e si dispera, di solito dà la colpa all’orgoglio, e di conseguenza è incapace di ricevere supporto dal gruppo.

Qui non c’è niente di cui vergognarsi, la persona deve unicamente lavorare su questo. Ma essenzialmente questo è l’unico disturbo. C’è una forza enorme nel gruppo. Come nel racconto di Rabbi Yossi Ben Kisma. Lui era un grande Kabbalista nella sua generazione, e i suoi studenti erano persone molto semplici. Ma lui ricevette una grandissima forza da loro poiché lui sapeva come lavorare con loro. E lui era una grande persona! E questo racconto parla di persone semplici.

È per questo che quando una persona dice che il Creatore non la sta aiutando, è il suo orgoglio che parla. Come si manifesta questo? Nella sua inabilità di cancellare se stesso davanti all’ambiente per ricevere il valore della grandezza della spiritualità in esso, e poi percepire il potere del Creatore che aiuta lui e la realizzazione della grandezza della spiritualità.

È per questo motivo che non bisogna piangere sui disturbi. È scritto: “La mia anima dovrà piangere in segreto”, in occultamento, nell’oscurità. Piangere è buono, ma bisogna vedere per che cosa si sta piangendo. Non piangere per non ricevere aiuto; c’è l’aiuto. Devi piangere perché l’orgoglio non ti sta permettendo di abbassarti davanti ai tuoi amici, il Creatore, e ricevere aiuto da loro.
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(Dal Congresso di Arava, 24.02.2012, lezione n.4)

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Il posto per il Lavoro è tra i cuori

Domanda: Noi ci troviamo nello stesso stato di una nascita. Una nascita è un’azione concreta che avviene oppure no. Tuttavia, se adesso ponessi questa domanda ai miei amici, riceverei ogni sorta di risposta, come se qui ci fossero diverse sfumature di grigio. È così che dovrebbe essere, oppure è solo una delle due, bianca o nera?

Risposta: C’è un ottimo esempio per questo, l’esodo dall’Egitto. Esso si può riferire ad una singola persona che include tutte queste qualità dentro di sé, dato che tutto il mondo è dentro di lei, oppure, può anche essere visto come l’esodo di molte persone di tutti i tipi, tra cui ci sono uomini e donne, anziani e bambini, neonati, persone legate alla nazione di Israele,  Egiziani, una cosiddetta “moltitudine mista”.

In questa folla, ci sono quelli che sognavano questa fuga da molti anni ed alcuni che seguono i loro parenti. Ci sono bambini e neonati che vengono portati fuori dai loro genitori. Ci sono anziani di cui nessuno si sarebbe occupato se fossero rimasti. Ci sono quelli che hanno visto la folla fuggire e solo allora hanno deciso di unirsi.

Ma ci sono quelli che vanno a capo della folla, che sono determinati a scappare e davanti a tutti loro Mosè guida il cammino. Ovvero, noi vediamo che tra quelli che arrivano al Monte Sinai ci sono tutti i tipi di persone; ed all’interno di una singola persona che raggiunge questo stato della prima unione al di sopra della montagna dell’odio tra sé ed i suoi amici, ci sono anche una moltitudine di desideri e pensieri, dall’elevato punto nel cuore che la conduce come l’antenato, Mosè, fino ai desideri più approssimativi ed inutili.

Alla fine è necessario che tutti loro, così diversi, ognuno confinato all’interno della propria gamma di desideri, di pensieri e di intenzioni, siano pronti per la connessione reciproca nello stesso modo in cui noi, essendo sotto il Machsom, siamo capaci di farlo. Certamente, tutto questo sta succedendo in un mondo di inganni per il fine egoistico, Lo Lishma, ma non ci è richiesto ancora altro.

Bisogna capire che l’approccio spirituale non è per niente difficile, ma molto semplice. Il problema è che noi non siamo diretti alla spiritualità! Io non sono diretto all’unione! Se io fossi capace di restare nell’aspirazione per l’unione per poche ore, l’avrei raggiunta. Tuttavia, non la voglio e trascorro delle ore in tutte le altre cose possibili eccetto la spiritualità, così alla fine, una vita sola non è abbastanza per raggiungerla.

Il problema è che noi continuiamo a dimenticare dove abbiamo bisogno di applicare gli sforzi. Se applichi lo sforzo nel posto corretto, allora non importa se hai pochissima acqua, ma la stai utilizzando per innaffiare un seme piantato nella terra e questo seme butterà fuori dei germogli. Mentre se tu hai molta acqua, ma la versi sulla sabbia del deserto, allora non viene fuori niente da essa.

Ecco perché tutto il problema risiede nella qualità dell’intenzione. Mentre nella quantità, noi la stiamo più che riempiendo, girandoci intorno, facendo qualcosa e restiamo soddisfatti perché abbiamo usato tutta la nostra forza. Tuttavia, se vedessi come è davvero, capiresti che non hai fatto assolutamente niente nel posto giusto. Questa è tutta la questione. Questo è ciò su cui lavoriamo e tutto dipende da questo.

Ognuno è già troppo pieno di conoscenza teorica, di scienza e di articoli. Quello che resta è applicare lo sforzo nel posto giusto, solo tra i cuori ed allora avremo successo. Nel nostro stato oggi, possiamo raggiungere questo nel giro di poche ore in maniera da toccare almeno il vaso spirituale e poi tutto sarà più facile.
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(Dal Congresso di Arava, Lezione 4)

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Una Lettera senza indirizzo

Domanda: Nel congresso di Arava noi dobbiamo ricevere una mancanza per il desiderio di ricevere …

Risposta: Non abbiamo bisogno di nient’altro che questo. Sembra che questa sia solo mezza strada, ma infatti, è metà della moneta, l’altra metà della quale viene fornita dal superiore. È sufficiente per noi desiderare di unirci in modo da raggiungere la dazione reciproca per dare al Creatore.

Noi lo chiamiamo “un bisogno per la mancanza”, ma non sentiamo ancora un desiderio di raggiungere l’unità poiché per mezzo di questo noi potremmo dare al Creatore. Quindi, costruiamo una mancanza composta, fatta di un doppio amalgama. Non abbiamo intenzione di accontentarci di un bisogno per una mancanza in modo da sentire questa mancanza durante il prossimo congresso.

Il bisogno per la connessione ci porterà alla dazione nel gruppo, e c’è un altro bisogno, quello di dare al Creatore. Entrambi hanno relazione con la stessa intenzione.

Domanda: Noi dobbiamo desiderare la perfezione e questo ci fornirà il giusto desiderio. Come possiamo essere sicuri che l’immagine della perfezione non ci nasconda il bisogno di una mancanza?

Risposta: Noi vogliamo raggiungere il desiderio di dare per unirci, quindi possiamo portare il nostro desiderio di dare al Creatore e raggiungere l’adesione con Lui. In un modo o nell’altro, è tutto allineato su un solo “spiedo” ed è su una sola linea. Non dovresti trovare nessuna differenza qui. Pensa un po’ a questo e vedrai che qui non c’è nessun problema.

Se menzioni la parola “dazione” tu continui a tracciare la linea verso il Creatore, senza fermarti sulla strada. La dazione richiede la connessione con gli amici perché solo questo richiamerà la Luce circostante che porta l’attributo della dazione. Perché abbiamo tutti bisogno di questo attributo? Ne abbiamo bisogno per avere una piacevole vita bestiale? No, è per raggiungere la dazione verso il Creatore. Perché abbiamo bisogno di dare al Creatore? Forse lui non ne ha bisogno per niente? No, Lui non ha una simile mancanza.

Il nostro scopo è di raggiungere l’adesione con Lui perché attraverso questo gli portiamo l’appagamento. Noi soddisfiamo il Creatore non attraverso la dazione, ma piuttosto attraverso l’adesione.

Domanda: Come possiamo legare un bisogno per una mancanza ad un bisogno per l’adesione?

Risposta: Noi abbiamo bisogno dell’influenza della Luce Circostante, in modo tale che capiremo che la dazione è la soluzione per tutti i problemi. Essa ci porta a tutto quello che vogliamo raggiungere. Io voglio desiderare di connettermi e questo è ciò che chiedo al Creatore, la Luce che Riforma. Ma a che scopo?

Io voglio desiderare di connettermi per raggiungere l’adesione con il Creatore. Quest’adesione è parte del mio cammino, parte del calcolo. Quindi, la richiesta non può essere completa se i tre elementi non sono uniti in essa: Israele, la Torà ed il Creatore. Questa è la natura dei nostri desideri e noi abbiamo solo bisogno di capirlo. Poi vedrai, tu hai bisogno di aggiungere il Creatore alla tua richiesta, altrimenti non c’è ragione di connetterci nel nostro mondo. Tu non lo vuoi, non sei venuto a studiare la Kabbalah per connetterti con gli altri in una protesta sociale.

Quindi, quando scopri il tuo desiderio pienamente, pervieni alla formula: “Israele, la Torà ed il Creatore sono uno”. Solo una parte della frase, una parte del chiarimento non è abbastanza. Quando usciamo nel deserto, esso deve finire con la parola il Creatore perché è da Lui che riceviamo il potere di realizzare i cambiamenti, il potere della ragione, la consapevolezza e la comprensione. Tutto proviene solo da questa fonte e così le nostre richieste devono finire con essa.

Altrimenti, è come mandare una lettera senza indirizzo. Se lo fai, non importa cosa scrivi, chiaramente non avrai risposta e la lettera si perderà a metà strada.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 14.02.2012, “Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Stiamo aspettando il Congresso di Arava?

Domanda: Ci sono migliaia di studenti nel mondo che leggono con noi Lo Zohar durante la lezione del mattino. Questa è una forza molto potente e di alta qualità. Perché non sentiamo il risultato dei nostri studi? Perché non arriva ora la correzione? Perché dobbiamo aspettare il congresso di Arava?

Risposta: Non c’è alcun bisogno di aspettare il congresso! La correzione può arrivare proprio ora. Lo può veramente! Tutto dipende dai nostri sforzi non dal tempo e dal posto.

Comunque visto che esistiamo in uno scenario spirituale che è chiamato mondo, possiamo essere impressionati non dai cambiamenti nei desideri e nelle intenzioni ma dalle azioni esteriori.

Dopo tutto cosa sono i nostri corpi, mani, gambe e tutta la materia che vediamo attorno a noi? Sono i nostri desideri. Solamente questi sono desideri di livello inanimato che ci permettono di lavorare con loro anche senza intenzioni. Noi li prepariamo e riceviamo delle impressioni da loro.

Comunque sia questi sono dei desideri! E noi li usiamo perché ci esistiamo dentro. Quando avanziamo ad un grado superiore non sarà importante essere ad un congresso di Arava o nel mezzo della confusione di un mercato.
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(Dalla seconda parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 16.02.12, Lo Zohar)

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Basta con le distanze

Domanda: Sto realizzando improvvisamente che siamo in un Congresso ogni giorno. E’ questa la luce circostante? Come possiamo trasmetterla agli amici sparsi per il mondo?.

Risposta: Ognuno è mutualmente collegato e lo sente. Sono in collegamento con molte persone e loro mi dicono riguardo alle loro forti impressioni, speranze, preoccupazioni, ed intenzioni… e questo è bene.

Sono felice del fatto che prendiamo molto seriamente quello che verrà. Questo E’ diverso da ogni altro Congresso. Oggi assume una forma completamente differente. E’ lavoro duro, tenendo anche conto del tempo necessario alla preparazione. Dobbiamo fare sforzi grandi e seri, consapevoli della responsabilità speciale che abbiamo. Il congresso sta diventando più un posto dove esercitare noi stessi che non un momento di intrattenimento, ed io sono molto felice di questo.

Tutti lo sentono. Centinaia di amici stanno venendo dall’estero per i tre giorni del Congresso di Arava. Quello che importa non sono il numero dei giorni ma la qualità e l’essenza delle azioni che si faranno. Sono molto impressionato e motivato da questa risposta. C’è ancora una settimana, e dobbiamo usarla per prepararci. Dobbiamo radunare tutte le speranze, quanto più chiaramente ci sia possibile.

Veramente non conta la partecipazione fisica. Non importa dove siano gli amici, essi proveranno a percepire la frequenza generale e non dovranno comprare biglietti aerei.Sentiremo comunque di esserci radunati in un posto, visto che il “posto” è un desiderio. Se è un desiderio vero, non senti per nulla la distanza fisica. Ti dimenticherai del tuo corpo proprio come in quei rari momenti di stupore, quando rimane solo lo spirito.

Spero veramente che ci connetteremo e che fermeremo la dipendenza dai chilometri che separano i nostri corpi. In ogni posto nel mondo puoi danzare con noi nel deserto ed essere con noi nel tuo cuore e nella tua anima. E’ veramente così. Non ci sono distanze ogni cosa è determinata dal desiderio.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah  15.02.12, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot”)

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Io cerco i miei fratelli

“La preghiera del povero” è esattamente quello di cui abbiamo bisogno se vogliamo andare a un’azione tale come un congresso nel deserto, a cercare la giusta carenza, la necessità. Dopo tutto, non abbiamo bisogno di altro oltre la carenza. Esistiamo nella Luce di Ein Sof, nel desiderio di donare del Creatore. Ma non abbiamo un vaso che possa ricevere questa dazione.

Ma è questo di cui abbiamo bisogno. Come possiamo essere sicuri che il Creatore desidera donare a noi? La Torà parla dell’inizio del percorso spirituale: “E un certo uomo lo trovò, e si trattenne, stava vagando nei campi. E l’uomo gli chiese: “Chi cerchi?” e lui disse “I miei fratelli” – la connessione con gli altri. Come possiamo raggiungere questa connessione se tutti sentono odio verso gli altri e non sanno dove sono, non comprendono di mantenere la loro bestialità, andando nei campi a caccia o con il gregge, mentre colui che vuole somigliare al Creatore sta cercando un umano (che somiglia al Creatore) e vuole vedere la parte “umana” in un altro?

Come risultato la persona inizia a scoprire l’esilio, il Faraone, e il bisogno di lasciare il suo controllo. Tutto questo è rivelato nella connessione tra le persone.

Perciò, se vogliamo andare fuori, a “un campo benedetto dal Creatore”, per poter fare questo lavoro e per sentire che siamo nel deserto e raggiungere la connessione, allora, in quella connessione possiamo rivelare che ci odiamo l’uno con l’altro e che il Faraone, quel serpente, è tra di noi.

E questo evocherà in noi la richiesta di aiuto al Creatore. Speriamo che questo accada.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 02.02.2012, Lo Zohar)

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Avere una piccola carenza

Domanda: Che posso fare se gran parte dei miei pensieri è rivolta ai beni materiali: come guadagnare soldi, la mia famiglia e la mia posizione agli occhi degli altri, pensando scarsamente alla spiritualità.

Risposta: Questo va benissimo se sai già che tutti i tuoi pensieri sono riguardo a te e di non essere d’accordo su questo, ma non riesci a farci niente. A questo punto hai già l’opportunità di scoprire che c’è una forza addizionale oltre a te stesso, l’insegnante, il gruppo, e il mondo intero.

C’è una forza occulta che crea questa relazione egoista tra di te e gli altri, e solamente essa può cambiare la relazione in una corretta.

Ti manca solamente un pensiero, uno scrutinio: È necessario cambiare questa relazione? Perché ne hai bisogno? Non hai abbastanza consapevolezza di quanto tu hai la voglia di vincere e non riesci fare altro che pensare a te stesso, e non sopporti di non poter superare questi pensieri. Dopo, da questo sentimento interiore che ha raggiunto un’alta pressione, è nato un urlo, al quale risponde la Luce che riforma.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.01.2012, Shamati n.153)

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Il potere del silenzio

Domanda: Questo fine settimana trascorreremo un “Sabato Silenzioso”. Che cosa dovrebbe essere questo silenzio?

Risposta: Questa usanza di stare in silenzio è venuta al mondo proprio dai kabbalisti. E’ usata come un esercizio in varie pratiche che non hanno a che fare con il nostro sentiero e che sono generalmente nel campo della psicologia.

Quando una persona vuole capire qualcosa di nuovo, concentrarsi su qualcosa di nuovo, ha bisogno di stare in solitudine. Egli può correre via da tutti in qualche posto dove è solo fisicamente. Oppure può trovare la solitudine interiore ovvero un certo spazio dentro di me dove nascondermi dagli occhi degli altri, anche se fisicamente circondato da molte persone. Questo ha a che fare con tutti i livelli di una persona.

Così, noi vogliamo fare un esercizio simile, facciamo un “impegno del silenzio” per questo ci tratteniamo dal parlare. Ci sono periodi speciali in cui le persone studiano maggiormente la Torà , scavano più profondamente nel materiale, osservano vari digiuni. Questi metodi tirano fuori una persona dalla consuetudine, dalla routine, e la aiutano a vedere se stessa ed il mondo in un modo un po’ differente. Gli permettono di concentrarsi ed a mettere a fuoco l’interiorità.

“Un Sabato Silenzioso” non significa che nessuno apre bocca. Ma che quando parliamo – parliamo solo dello studio e su quanto ne pertiene. E parliamo solo quanto necessario e se non ce né bisogno, pensiamo riguardo a qualche domanda piuttosto che parlarne. Dopo tutto, le parole mettono a nudo l’ anima di una persona rivelando i più reconditi segreti del suo cuore. E quindi, non dovremmo parlare salvo che per il bene della correzione.

Ecco come trascorriamo questo Sabato. Tutte le lezioni ed i pasti saranno tenuti secondo la pianificazione consueta e ogni persona cercherà di limitasi al massimo delle sue possibilità, tentando di non parlare ma solo di pensare.

La concentrazione nel pensiero, la messa a fuoco interiore, hanno un effetto molto maggiore nel mondo che non le parole. Dopo tutto, il pensiero è una forza decisamente più elevata della parola. Questa è la forza più grande in una persona e quindi è la più efficace nel sistema generale della realtà. Precisamente è l’inizio della catena “Pensiero, Parola, Azione”.

Quindi speriamo che tagliando le conversazioni al minimo, ci innalzeremo ad un livello più alto di dazione.
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(Dalla quarta parte dalla Lezione quotidiana di Kabbalah 11.01.2012, “La Libertà”)

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