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Com’è stato temperato l’acciaio

Dall’articolo di Rabash: “La contradizione dei vecchi, è una costruzione, la costruzione dei giovani è una contradizione”. “I vecchi” sono quelli che sono abituati al lavoro di Dio, “Giovani” sono coloro che stanno iniziando il loro lavoro. Una contradizione è una discesa o caduta, il che significa che prima c’è stata un’ascesa nel lavoro, il quale è considerato una costruzione, cioè che loro hanno considerato le ascese, ma la contradizione è quando loro hanno sentito la caduta, che viene dall’occultamento del Creatore, cioè che il Creatore occulta Se stesso da loro, e questo è chiamato una contradizione. La contradizione del vecchio è quando loro dicono che il Creatore ha inviato loro l’occultamento, e da questo risulta che loro sono già in costruzione, poiché hanno creduto che il Creatore ha cura di loro e per questo loro hanno ricevuto sostentamento.

“I vecchi” sono coloro che sono abituati al lavoro spirituale, e loro sanno come interpretare ogni stato, come raggiungerlo e come far sì che sia di beneficio. Perciò perfino la loro “contradizione” è costruzione.

Questo è dovuto a che loro non dimenticano e si sostengono dell’intenzione che tutto proviene dal Creatore, anche nella discesa. Allora, è durante le discese, rimanendo fedeli, sostenendosi nella loro fede, nell’intenzione di donare perfino durante le discese, che loro costruiscono le ascese. La discesa stessa diventa un’ascesa.

L’ascesa non viene dopo la discesa, ma è la discesa stessa se la persona la attribuisce al Creatore, allo scopo della creazione, e comprende che lei lo sente nei desideri di ricevere e aggiunge l’intenzione adeguata a questo: La discesa stessa viene da un’ascesa.

La persona immediatamente si eleva dalla discesa che sente nel desiderio egoista, per mezzo della rivelazione del vaso corrotto. Allora smette di muoversi verso l’alto e verso il basso in un’onda di ascese e discese. É sempre felice delle discese, perché non è dopo che sono finite, ma durante, che lei aderisce al Creatore. Allora la contradizione che sente il vecchio va verso di loro, dato che per questo loro costruiscono un’adesione ancora più intensa con il Creatore.

I “giovani” sono coloro che ancora non hanno potere, non hanno ancora il supporto necessario dall’ambiente che possa stabilizzarli, che gli permetta di voltarsi dalla discesa verso l’ascesa, in adesione. Sicché loro continuano ancora ad utilizzare le loro ascese in maniera egoista e godendo della buona sensazione, dimenticando cosi l’intenzione. Allora l’ascesa diventa discesa, e la costruzione diventa distruzione. Lo stato è determinato dall’intenzione della persona.
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(Tratto dalla preparazione alla lezione quotidiana di Kabbalah del 08.07.2012)

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Un Kabbalista e il mondo

Domanda: Possiamo dire che solo il mio atteggiamento separa il mio attuale stato dallo stato successivo?

Risposta: L’atteggiamento determina tutto, o in altre parole, l’intenzione. Quando tu cambi la tua intenzione, tu cambi il mondo nella tua percezione. La differenza tra questo mondo e il mondo dell’Ein Sof (infinito) è nell’intenzione. Tutti gli stati differiscono solo secondo il tuo atteggiamento, la tua intenzione. In realtà non c’è niente ma solo lo stato di Ein Sof. Tutto il resto è un immagine che noi dipingiamo con la nostra intenzione.

Domanda: Oggi io odio e non mi piace la gente con cui vengo in contatto durante il giorno. D’altra parte, se io li rispetto, qualsiasi contatto con loro potrebbe portarmi piacere e potrei essere felice aiutandoli tutto il giorno. Questa è la buona connessione di cui ho bisogno oppure è la forza che rivelerà il fattore importante qui?

Risposta: È la cosa principale. Il punto è non di essere “carino”, o “dolce”. Devi unirti con gli altri, perché nell’unità scoprirai il Creatore. Nella Kabbalah, questo è chiamato una Mitzvà (comandamento): tu stai adempiendo un comandamento.

Nel complesso, lo scopo di tutte le nostre azioni è quello di diventare uguali a lui, come un ospite che diventa uguale al padrone di casa. In altre parole, di portare contentezza al creatore, proprio come lui ci porta a noi. Quindi il giusto atteggiamento verso gli altri dovrebbe essere finalizzato al raggiungimento di un buon atteggiamento verso il Creatore. Senza questo, che bisogno ho di essere in buoni rapporti con tutti quelli intorno a me? Per il mio bene? Questo è assolutamente contrario a quello che si aspetta da me.

Quindi si dice: “il fine dell’azione è nel pensiero iniziale” e “Israele, la Torà e il Creatore sono uno“; ed è su questo principio che noi dovremmo stabilire tutto.

Un Kabbalista utilizza qualsiasi contatto con gli altri solo per avanzare. Egli esegue le azioni fisiche necessarie per vivere la vita, ma egli calcola sempre quale energia, e quale attenzione è richiesta a lui al fine di eseguire azioni spirituali per portare contentezza al Creatore. Quindi un Kabbalista utilizza il mondo al fine di compiacere il Creatore.

Domanda: Egli ne gode facendo questo?

Risposta: Sì, non al fine di godere, ma per poter eseguire le azioni necessarie. Il piacere non è la ragione delle sue azioni.

Un tale atteggiamento cambia tutto, e grazie a questo tu vedi il mondo spirituale. Dopo tutto, le vostre relazioni con gli altri e con il Creatore diventano più chiare e scoprirete la rete delle forze, la rete delle relazioni, la rete dei pensieri, la rete delle intenzioni e la rete del loro funzionamento. Questo è ciò che effettivamente esiste. Quindi il nostro mondo diventa gradualmente meno importante per noi e anche la sua forma, come se si “evaporasse” in questa rete, poiché diventa insignificante.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 01.07.2012, Introduzione al Libro dello Zohar)

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Essere pronti per il Congresso: Primo giro di domande

Domanda: Questo congresso è quasi improvviso, e abbiamo paura che non arriveremo con sufficiente entusiasmo. Come possiamo prepararci nel tempo che ci manca affinché il congresso non si trasformi in un festival?

Risposta: Il congresso non si tramuterà in un festival; faremo sì che non accada. Non aspettiamoci festeggiamenti, ma più come un corteo forzato con i materassi. Quindi possiamo smetterla di preoccuparci, non sarà facile.

Per quanto riguarda la repentinità, le cose migliori e più importanti appariranno immediatamente, l’esodo dall’Egitto, per esempio ciò che avvenne in un attimo. Non c’é niente da lamentarsi, è solo il caso opposto.

D’altronde, noi stiamo parlando di connessione e unità, allora dobbiamo fare confusione su questo e dire: “Amici. ascoltate le ultime notizie, dobbiamo unirci! Prepariamoci e in sei mesi ci riuniremo…”

Stiamo parlando di qualcosa di nuovo che non abbiamo mai sentito? Dobbiamo cominciare a prepararci solo ora? Non dovremmo essere pronti per questo tutta la nostra intera vita e ogni momento della nostra vita?

Per che cosa abbiamo bisogno di un congresso? Potrebbe essere veramente che noi riceveremo quello che vogliamo raggiungere oggi e più avanti non ci sarà bisogno del congresso e altre azioni che sarebbero necessarie altrimenti. Noi dovremmo aspettarci l’arrivo del Messia ogni giorno.

Domanda: Cosa dovrei aspettarmi dal congresso?

Risposta: Dalla connessione e dall’unione con gli altri raggiungerò la forma generale di dazione chiamata “la rivelazione del Creatore,” la rivelazione della “forza superiore.”

Domanda: Questo è il primo congresso che in anticipo non ci sta risvegliando, lasciando la stanza per il nostro sforzo. Come possiamo esaminare noi stessi per osservare se ci stiamo preparando nella maniera che dovremmo?

Risposta: Io agisco in accordo alla situazione. Nello stato attuale, io non sento che posso spronarmi in nessun modo tranne quello che sto facendo. Ascolta la lezione di oggi un’altra volta, e tu vedrai che io ti sto svegliando continuamente. Si riferisce anche alle lezioni recenti e ai workshop.

Cosa potrei fare se non prendessi questo in considerazione, se non avessi attenzione in questo? Io sto cercando di svolgere il mio lavoro. D’altra parte, tu dovresti domandarlo! Io sono pronto a dare migliaia di volte di più, ma dove è la tua richiesta? Non hai fame spirituale; è come se fossi completamente matto:”Bene, dicci di più e noi ti ascolteremo…” Cos’altro potrei dire?

Domanda: Come possiamo consolidare le nostre forze al fine di oltrepassare il Machsom (la barriera) durante il congresso?

Risposta: Noi abbiamo bisogno dell’unità che si raggiunge per necessità, il risveglio dei desideri e le impressioni. E’ detto: ”Ogni uomo aiuterà il suo amico.” Da nessuna parte si dice che l’insegnante debba ballare prima del gruppo al fine di evocare gioia o lacrime. L’insegnante guida il gruppo nella giusta direzione, ma gli studenti dovrebbero seguire questa direzione da soli. Dovrebbe esserci un desiderio collettivo tra gli amici. L’insegnante non può fare quello che dovrebbe fare il gruppo, tu stai sprecando il tuo tempo se stai aspettando questo.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 2.07.2012, “Domande riguardo il congresso di consolidamento nel Nord di Israele.”)

La chiave per la felicità

Domanda: Noi possiamo progredire nella felicità?

Risposta: Se una persona è immersa nel suo ego, nel suo desiderio di ricevere, egli certamente non potrà essere felice perché questo gli porterà solo dolore. Ma se egli supera il suo ego non preoccupandosi di ciò che accade dentro di lui, per vivere ad un livello superiore e identificarsi con l’attributo della dazione, con il mondo, con tutto ciò che lo circonda, egli può essere costantemente felice.

Questo può essere esteso fino al punto che egli non sentirà ciò che sta accadendo con il suo corpo per niente. Il corpo può morire, ma la persona non sente che appartiene più al suo corpo.

Ora identifichiamo noi stessi totalmente con il nostro corpo. Ma se riusciamo a svilupparci in modo che gradualmente ci allontaniamo distinguendoci da esso, col tempo fermeremo la sensazione che siamo legati ad esso del tutto. È come se io galleggiassi al di sopra di questo corpo, e infatti è così, perché mi identifico con l’attributo della dazione e vivo in esso, e questa è la chiave per avanzare nella felicità.

Io posso raggiungere questo se sono incorporato nell’ambiente e insieme ad altri costituisco una forza generale di gruppo che non è egoista, ma che è formata da tutte le nostre scintille spirituali che sono collegate sopra il nostro ego. Il nostro ego perde il suo valore e noi ci alziamo nelle scintille e li vediamo come priorità assoluta. Come risultato noi iniziamo a vivere in queste scintille che sono collegate e creano un armoniosa forza di gruppo.

Inoltre, sviluppando la forza della dazione reciproca, che significa che noi possiamo richiedere questa forza di dazione dal campo di forza superiore, dal Creatore, noi possiamo costantemente sentirci felici. Tutto dipende da come una persona dirige se stessa rispetto al gruppo e da come il gruppo si dirige rispetto al Creatore, per quanto riguarda il campo della dazione e dell’amore.

Questo è l’unico fattore che determina tutto. Devo staccarmi dal mio “sé” e innalzarmi al livello di “noi”; e tutto verrà accettato con gioia! Non è semplice, ci sono salite e discese, ma questo è il modo in cui avanziamo. Ogni volta noi riceviamo un ego aggiuntivo, un ulteriore desiderio di godere, in modo che diventiamo sempre più forti e ci colleghiamo di più al campo della dazione. Questo è l’unico modo per avanzare.

Se una persona si identifica con l’obiettivo, egli accetta tutto ciò che le accade nel percorso con gioia perché capisce che è un mezzo per raggiungere l’obiettivo.

Ma se una persona pensa solo sul suo stomaco — assorbito in se stesso, incapace di elevarsi al di sopra di se stesso, poi certamente camminerà con una faccia acida, soffrirà in vita e avrà sempre lamentele circa l’ambiente, circa il gruppo, gli amici, il Creatore e l’insegnante — tutto dipende da come una persona ha lo scopo di se stesso.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.06.2012, Shamati 30)

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Il giorno del Signore e la notte del Signore

Domanda: Dall’articolo di Baal HaSulam sul libro Shamati. “Qual è il giorno del Signore e la notte del Signore nel lavoro”, per favore può chiarire che cosa sono “il giorno e la notte del Signore in opposizione ai nostri giorni e notti?

Risposta: E’ scritto: Per quale motivo dovresti avere il giorno del Signore? È oscurità e non luce. La domanda è: Qual è il giorno del Signore? Se uno lotta per raggiungere la similitudine con le proprietà del Creatore, allora il giorno del Signore è lo stato nel quale uno è capace di donare. Non è sul riempire i propri desideri, ma piuttosto uno stato contrario a un desiderio soddisfatto quando uno chiede solamente una cosa: ottenere la qualità di dazione, la proprietà di fede al di sopra della ragione.

In altre parole, nei desideri che cambiano costantemente, uno sente l’oscurità e non vuole che la Luce splenda in sé perché potrebbe significare che uno si trovi nello stato chiamato “dentro la ragione”. Il Creatore desidera che noi otteniamo una nuova natura, che ci permetterà di  sentire che solamente quando ci eleviamo oltre la sensazione di oscurità possiamo effettivamente imparare a donare a Lui.

Che cosa possiamo donare? Unicamente la nostra aspirazione! È a questo punto che iniziamo a ringraziare il Creatore per far di noi degli egoisti e garantirci dei grandi desideri individuali con i quali possiamo giocare e, nel farlo, imparare ad andare contro di loro. È come se il Creatore volesse soddisfare tutti i nostri desideri egoistici e noi fossimo spaventati di ricevere da Lui. È così che ci eleviamo oltre i nostri desideri, questo processo ci dà l’opportunità di ricevere un “dono”, un aiuto, dal Creatore, che a sua volta ci permette di realizzare che la nostra opposizione ha il ruolo dell’attuale aiuto. È il nostro tangibile dono al Creatore.

La nostra preghiera non è mai genuina, poiché i desideri che emergono in noi sono completamente egoisti. E quindi, anche se noi preghiamo per acquisire la qualità di dazione, le nostre azioni hanno origine ancora dal desiderio corrotto di ricevere, il desiderio che portiamo dentro di noi, il desiderio di avere “in nostro beneficio”. È per questo che le nostre richieste non sono autentiche e sono chiamate “miskhak”, un gioco.

Dall’altra parte, il Creatore gioca anche con noi, com’è detto: Lui pratica (gioca) con Leviatan. Significa che lo scopo, che è la connessione del Creatore con le creature, è solo in pratica (gioco) non è questione di desiderio e bisogno. Di conseguenza, diventa possibile pregare e chiedere a Lui di garantirci la qualità di dazione in maniera “non seria”, e quindi portando la Sua seriosità e la nostra seriosità in equivalenza. Questo promuove la nostra similitudine con Lui, l’equivalenza della forma.

Tutto quello che dobbiamo chiedere è la Luce costante del Creatore, di fluire oltre le nostre condizioni interne che accadono a causa delle Reshimot. Non c’è altro da chiedere oltre di essere “trasportati” oltre le Reshimot come se fossimo sulle onde, oltre qualsiasi desiderio che emerga in noi e tutte le proprietà che abbiamo. Dovremmo lottare per elevarci sopra di esse per poter essere capaci di donare al Creatore.

Questa è l’unica cosa che possiamo dare a Lui; non c’è altro che possiamo donare. Se non riceviamo il potere di donare a Lui, non saremo capaci di generare da noi questa proprietà.

Se ci venisse detto che la conoscenza formale sarebbe il nostro profitto nel coinvolgerci nella Torà e Mizvot, (invece dell’autogratificazione) uno potrebbe dire: “Io la considero oscurità e non Luce”, poiché questa conoscenza ci porta all’oscurità.
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Il Creatore governa con amore

Domanda: Nel cammino spirituale il mio desiderio egoistico si affronta con sensazioni spiacevoli.

Risposta: Fino al punto in cui finalmente ti alzi e senti quanto buono é realmente. Proprio ora sei orgoglioso di te stesso come un gallo pomposo, quindi per forza che non è piacevole. Ma dopo, tu comincerai a valorizzare l’attitudine del Creatore e vedrai che Lui sta veramente mostrando umiltà. E’ detto che là dove rivelerai la grandezza del Creatore, rivelerai la Sua modestia.

Non c’è nulla che sia più grande della modestia, benché l’egoismo non sia d’accordo. La modestia è il risultato di una reazione alla Luce Circostante del Creatore, che è il livello maggiore. Non appare alla prima volta, è preceduto dalla realizzazione del fatto che l’Uno superiore governa con amore. Per noi, potenza significa tirannia e oppressione, mentre in spiritualità è l’opposto: L’Uno Superiore ti mostra l’estensione alla quale Lui si china prima di te. E cominci ad avvalorarLo per questo.

Domanda: In questo caso, chi lavora con chi: Lui con me, o io con Lui?

Risposta: E’ un lavoro mutuo. E’ detto “Io sono il primo.” In altre parole, il superiore ti porta tutti i tuoi stati; tu sempre esisti all’interno delle circostanze create da Lui. Quindi, prima di tutto, devi ricordarti che vivi in un mondo che Lui ha formato. E dopo, devi guardare te stesso di lato: ”Come sto reagendo a questo? Sono capace di fare qualcosa o sono completamente debole? Sono arrabbiato? Ho ceduto? Come rispondo al mio stato attuale? Posso cambiare a uno stato desiderato? E che cos’è esattamente?

Nella ricerca per i significati per permettere questa transizione, scopri che è possibile cambiare solo il tuo stato verso il superiore. Questo significa che devi chiedere a Lui di farlo.

In quanto al superiore, Lui ha costruito un ordine ristretto, una catena di stati attraverso la quale Lui ha bisogno di guidarti. Se sei in accordo con il Suo piano, se chiedi di andare al prossimo stato, allora puoi rivelarLo come buono e propizio. Dopo di questo, tu lo desideri e questo ti riempie. Comunque, se tu non chiedi per il prossimo stato, allora si manifesterà attraverso qualità cattive e brutte sensazioni.

Così è impostata la catena, e tutto dipende dalla tua preparazione. Forzando lo stato successivo, lo ricevi come un regalo, e viceversa, rigettando il nuovo stato lo sentirai come una forma di sofferenza, che tuttavia continua a insegnarti qualcosa.

Domanda: Questo significa che la mia richiesta determina le sensazioni lungo il cammino?

Risposta: Si. Tu hai bisogno di innalzare MAN, una richiesta per la correzione.

Domanda: Comunque, l’umiltà mi priva della forza. E’ impossibile avanzare in questa maniera finché lo sviluppo non sia costruito in un forte desiderio egoistico. Che cosa rimarrà dopo la rinuncia a me stesso? Forse otterrò una nuova mente, ma essenzialmente io, me stesso, non esisterò a lungo.

Risposta: La rinuncia a se stessi è realizzata attraverso il potere della mente, per mezzo di conoscenza vicina con il Creatore, quando chino la mia testa, quando lavoro completamente al mio desiderio. La rinuncia a se stessi è una transizione attraverso un’azione di dazione, io comincio precisamente con la rinuncia, io accetto un nuovo ordine di lavoro in accordo con ciò che ho bisogno di unire con coloro che mi circondano maggiormente, penetrare i loro desideri, e formare un nuovo vaso. Questo richiede tante diverse e interdipendenti azioni fino a che non riesco a mettere insieme delle parti tra loro dipendenti.

Quindi non c’é fine in questo modo. Il Creatore semplicemente vuole che diventi “un bravo e intelligente ragazzo”. Quando ti chini prima del Creatore, ti stai veramente inchinando prima della proprietà della dazione, elevandola al di sopra del tuo egoismo, e continuando a lavorare con questa proprietà. Allora cominci ad attribuire al tuo ego la dazione.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 29.05.2012, Baal HaSulam “600,000 Anime”)

Cosa rivelerebbe un cardiogramma dei desideri del cuore?

Domanda: Cos’è la Shechina?

Risposta: La Shechina è l’insieme di tutti i desideri creati dal Creatore uniti in un unico desiderio equivalente che si fonde con il Creatore nello stesso tipo di dazione come Egli è. Cioè, il desiderio di godere è pienamente corretto alla dazione.

Ma in relazione a noi, la Shechina è “nella polvere.” Il Creatore ha creato il desiderio di godere, e lo portò alla correzione finale: la finale, e la terza, esistono già nello stato corretto. Tuttavia, ci sentiamo come se fossimo al di fuori della Shechina, a tal punto che siamo nascosti dall’occultamento,dalla nebbia, e dall’inganno

Pertanto, ci sentiamo come se non apparteniamo a quel comune e corretto desiderio, e dobbiamo lavorare sodo per unirci con esso. Immaginate che ognuno è completamente corretto, ma voi, vedete il mondo completamente danneggiato. Pertanto, è necessario correggere la percezione e unirsi al resto del mondo, la Shechina.

Dovreste chiedere al Creatore per farvi divenire equivalenti a Lui, che è ciò che significa appartenere alla Shechina. Ma come si fa a chiedere perché non si può fare artificialmente? La richiesta viene dalla profondità del cuore in un modo che non può essere fermato.

Immaginate che tutti i desideri del vostro cuore erano visibili a tutti su un grande schermo, come se i sensori di un cardiogramma fossero collegati al cuore, mostrando a tutti i vostri desideri, i vostri pensieri, quelli degli altri, e i vostri sogni per il futuro. E voi eravate in grado di fermare questa trasmissione, e non avevate il controllo del vostro cuore. Ovviamente, ci si dovrebbe vergognare se questi desideri fossero relativi a voi stessi. Ma se si collegano questi desideri al Creatore, sapendo che Egli li manda a voi, allora non si ha niente di cui vergognarsi, allora non ci si deve vergognare dei desideri che si svegliano nel vostro cuore. Devi solo provare vergogna per qualcosa che avresti potuto fare per correggere il tuo cuore, ma che non hai fatto.

E poi si inizia cercandolo. Si vede che il Creatore ci invia desideri differenti, ci fa pensare a falsificazioni, furti, omicidi, violenze, sui modi per ingannare e usare tutti. Si potrebbero vedere queste immagini se il cuore fosse stato visualizzato su uno schermo. Ma tutti questi pensieri si stanno risvegliando in te dall’Alto, e tu non sei padrone di loro.

E con questo, si vedrebbe che hai avuto l’opportunità di fare ogni immagine come il Creatore, ma non lo hai fatto. E ora ti vergogni del fatto che non ti sai correggere o chiedere la correzione. Forse, non hai nemmeno fatto uno sforzo per correggere qualcosa, o forse hai provato e hai capito che non si può fare, ma non chiedere al Creatore per l’aiuto.

Tutti questi stati che avresti potuto correggere, ma non hai fatto, è perchè hai ora un sentimento di vergogna. Questo è ciò di cui ti vergogni , ma non ti vergogni delle immagini più terribili che si svolte nel tuo cuore e che sono venute dall’Alto.

Se provassi a portare tutto quello che hai in tuo possesso in equivalenza con il Creatore, allora inizieresti a rivelarne tutti i dettagli : da dove viene, perché, per che cosa, come chiedere aiuto, e come farlo funzionare. Ma se non avete intenzione di correggere voi stessi, allora non dovreste nemmeno aprire il pacchetto inviatovi o realizzare cio che vi arriva.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.05.2012, Shamati 50)

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La lettera e lo spirito

Domanda: Baal HaSulam dice nella “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot,” Articolo 155, che anche se non capiamo i testi kabbalistici, noi attingiamo il potere della correzione, la luce circostante, leggendolo. Allora, perché le persone che conoscono questi testi a memoria non hanno mai raggiunto la realizzazione?

Risposta: Non attingiamo il potere di correzione, perché la Luce circostante deve diventare la luce interiore, quando si acquista un Masach (schermo), il che significa l’intenzione di dare. La domanda è: hai la voglia di raggiungere il Masach? Siete attratti dalla correzione? Vuoi rivelare l’inclinazione al male? Siete pronti a passare attraverso questo, anche se è spiacevole? Voi vedete questo come un obbligo e una necessità? Investite tutte le vostre energie nella società, al fine di essere sotto l’influenza degli amici? Solo allora ti solleva dai tuoi desideri e ti tirerà fuori da questa palude.

Quando odiate qualcuno dovete fare uno sforzo in modo da amarlo. E ‘come se hai sbagliato e ti alzi al di sopra, anche se il sentimento di odio rimane, si lavora solo per l’amore volendo dargliene più di quello che dai al tuo bimbo.

Ma voi fate e mantenete questa inclinazione per quanto riguarda queste correzioni? Se è così, si sta attirando la Luce Circostante che opera su di voi e vi offre i necessari attributi.

Il momento stesso in cui vengono deviate dal percorso, e si sono ostacolate da più interruzioni, ma si deve ancora avanzare e soggiogarsi prima degli amici chiedendo il loro aiuto. Così si evoca la Luce Circostante su di voi, che il desiderio dell’attributo per la dazione e l’amore-odio e di rifiuto al di sopra. Anche se siete assolutamente nella ragione in tutte le vostre richieste per quanto riguarda gli amici, bisogna comunque cercare di progredire “la ragione al di sopra.”

Quanto a coloro che stanno chiedendo, hanno a che fare con la saggezza e non con la Torà, non con il metodo della correzione nella Luce che riforma che è nascosta. Leggono i testi, senza alcun collegamento con l’inclinazione al male che si rivelerà o che è già rivelata. Essi non vengono a lezione, al fine di correggere se stessi, e non studiano la Torà, ma la saggezza. Quindi dice: “la sapienza tra le nazioni, credo.” Le “nazioni” si riferisce a coloro che non vogliono correggere se stessi. Tuttavia, coloro che vogliono raggiungere l’unità sono chiamati “ebrei”, e questa è la differenza.

Abraham ha dato i “doni” ai figli delle concubine, vale a dire i metodi intermedi. Hanno studiato per piacere, hanno ricevuto una illuminazione leggera, ma non soddisfano la correzione e non saliranno la scala dei gradi spirituali. Queste persone studiano il materiale a memoria, discutono, discutono….

Noi non discutiamo e non discuteremo di qualsiasi cosa, per noi solo la Luce che Riforma è importante. Non importa quanto una persona sa, ciò che è importante è quello che tiene in contatto con il testo che porta la potenza della correzione.

Eventualmente, tuttavia, la correzione è la quota di tutti, e io non sottovaluto nessuno. Se una persona apre libri di Kabbalah, anche se cammina al buio, sta ancora andando avanti.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 23.05.2012, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot)

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Il mio amico è il rappresentante del Creatore

Domanda: Come dobbiamo lavorare durante un seminario? Come dobbiamo ascoltarci uno con l’altro?

Risposta: Un amico può dire delle cose che io comprendo oppure no. Può dire delle cose che considero grandiose o che considero delle sciocchezze. In ogni caso, io lo percepisco come un rappresentante del Creatore. Il Creatore mi sta influenzando attraverso lui.

Se provo repulsione dalle apparenze del mio amico, dall’espressione, dal significato delle sue parole, o qualsiasi altra cosa, potrei non percepirlo ne volerlo. E questo è un meraviglioso esercizio! Io voglio sollevarmi sopra di questo! Se lui è il rappresentante del Creatore, poiché, “Non esiste nessuno tranne Lui”, specialmente in ogni evento come questo al quale stiamo partecipando, allora io devo innalzare il mio amico e cercare di penetrare nell’essenza spirituale attraverso di lui, che sta presentando tutto questo a me e si presenta anche in questa maniera. Io devo sollevarmi a uno stato, dove percepirò tutto nella sua assoluta benevolenza, dazione assoluta, e assoluta qualità spirituale-malgrado tutto quello che sto sentendo dentro di me, nonostante il fatto di non averlo.

Ed è molto buono che queste due qualità si manifestino in me: l’attitudine egoista verso il mio amico, quando tutto quello che vedo in lui non prende nessuna critica, e dall’altra parte, per il contrario, quando io lo tratto con fede oltre la ragione, come un rappresentante del Creatore, perché niente può venire da nessuno al mondo che sia negativo, male imperfetto. E se esiste in me, allora è mio; io lo sto guardando con i miei occhi.

È per questo che, se io sono capace di notare questi due stati, io ho già fatto un certo lavoro spirituale. Dobbiamo mettere insieme tutti gli stati critici superiori e inferiori in relazione uno con l’altro, e avremo un vaso comune- Malchut che è alla base e consta solamente di cose sgradevoli- e continuerà a diventare più brillante e peggiore in noi, e noi saremo capaci di continuare a salire verso Keter oltre questo. E poi creeremo una tale distanza tra di loro, tale tensione, che saranno uguali allo stato quando la Luce Circostante diverrà la Luce Interiore e brillerà lì. Allora acquisteremo il primo livello spirituale.

Che cosa fa questo? Noi innalziamo MAN verso Malchut del mondo di Azilut, che ci connette insieme, e lì stabilieremo noi stessi per la prima volta come neonati. E una persona non può nascere da sola, ma perlomeno in dieci persone.
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Una Vita e una preghiera comune per tutti

Il centro del gruppo è il punto in cui ci liberiamo da tutti i frammenti della rottura e vogliamo concentrarci solo sulle nostre scintille e unirle insieme. E più si cerca di unire queste scintille, più saliamo sulla scala spirituale.

A causa di questi sforzi, riveliamo una nuova profondità del desiderio in noi, e una Luce più grande si rivela nell’unità delle scintille. Il collegamento delle scintille è la “Reshimo de Hitlabshut“, e la profondità del desiderio, sopra la quale vogliamo collegarci, è il “Reshimo de Aviut,” e quindi cominciamo a collegarci al nostro primo Partzuf spirituale comune in cui ci sentiremo una sola anima.

La prima volta che noi ci sentiamo nella realtà integrale in cui tutti siamo collegati l’uno all’altro, e al suo interno sentiremo la vita spirituale-uno per tutti. Come si dice: “Non c’è nessun altro oltre il Creatore,” uno per tutti: un solo pensiero, una luce, un sistema unificato. Noi sentiremo noi stessi vivere all’interno di una forza superiore.

E poi, inizieremo a riconoscerla sempre di più, distinguendo più funzioni in esso, atteggiamenti diversi verso di noi in rapporto alle dimensioni del Partzuf. Ma il primo punto da cui dobbiamo partire è il punto della nostra unità, chiamato il centro del gruppo. Si compone di due elementi: Il primo è il superamento del nostro egoismo, la Reshimo de Aviut, e la seconda è il nostro desiderio di unire le nostre scintille, che determina il Reshimo de Hitlabshut.

Se Io installo correttamente l’uno rispetto all’altro, è chiamata fede al di sopra della ragione. Tutto si riduce ad una realtà, ad un singolo stato. La fede è la connessione delle scintille, e la conoscenza è la forza del desiderio egoistico, sopra il quale vogliamo costruire la nostra connessione.

Non importa se non riusciamo a raggiungere il desiderio e a collegarlo al centro del gruppo. La cosa principale è quanto impegno vi abbiamo messo dentro. L’entità degli sforzi determina lo stato di successo.

Non riusciremo mai a raggiungere il successo direttamente attraverso le nostre azioni, ma solo attireremo la Luce a noi stessi, in modo che il Creatore terminerà questo lavoro per noi! Dopo tutto, “un prigioniero non può liberarsi dal carcere,” tutto accade per l’aiuto dall’Alto, attraverso la preghiera e la risposta ad essa.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.05.2012, conversazione sul Workshop)

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