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Tempo = Movimento = Spazio

Talmud Eser Sefirot, Volume 3, Parte 8, Domanda 36: “Spazio (inteso come luoghi)”. Tempo, movimento e spazio sono praticamente la stessa nozione che determina il cambiamento ed il rinnovamento relativi alla forma (i desideri). Però, quando si parla dell’ordine della discesa dei livelli, si ha ciò che si chiama il cambiamento “dello spazio” inteso come luogo, mentre quando si parla di causa ed effetto, si ha ciò che si chiama “l’ordine del tempo”.

Perché il tempo, il movimento e lo spazio hanno praticamente lo stesso significato? Perché si tratta di cambiamenti che avvengono nei nostri desideri, i Kelim. Il desiderio di godere passa attraverso dei cambiamenti. Ma perché penso e sento il cambiamento come lo scorrere del tempo? Perché percepisco ogni cosa che succede come se ci fossero dei cambiamenti del tempo, del movimento e dello spazio?

Il movimento non è spazio? Se cambio il luogo in cui mi trovo significa che mi sto muovendo. Però mi viene detto: “No, si tratta di una categoria completamente diversa”, tuttavia tutte le categorie sono dei cambiamenti che avvengono nel desiderio di godere. Rispetto a cosa? Rispetto solamente alla qualità della dazione che ha, cioè del livello della sua inclusione in Binà.

Malchut può essere inclusa in Binà in tre forme, che sono chiamate tempo, movimento e spazio. Queste forme danno a Malchut delle sensazioni diverse. Di che genere? Quando si parla dell’ordine della discesa dei livelli, vale a dire i successivi cambiamenti degli stati, si ha ciò che si chiama il cambiamento dello “spazio”, che si ha quando cambia il livello o lo stato interiore di un uomo. Mentre quando si parla di causa ed effetto, di ciò succede prima e che succede dopo, vale a dire che non è lo spazio/luogo a cambiare, ma il suo ordine, si ha ciò che si chiama “l’ordine del tempo”. E se si parla di quale genere di stato fosse presente in ogni spazio, si ha ciò che si chiama “spazio”.

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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 16.12.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Come mai la gente dimentica il motivo per cui hanno lasciato un posto

Nelle notizie (di Discover Magazine): “La nuova ricerca suggerisce che il semplice atto di camminare attraverso una porta aiuti la gente a dimenticare, il che potrebbe spiegare i milioni di momenti di confusione che accadono ogni giorno in tutto il mondo.

Uno studio pubblicato recentemente nella rivista trimestrale “Journal of Experimental Psychology” ha trovato che i soggetti che abbiano camminato attraverso le porte in un ambiente di realtà virtuale, fossero significativamente più propensi a dimenticare i ricordi formati nell’altra stanza, rispetto a coloro che avessero viaggiato la stessa distanza, ma non attraversato delle soglie.

“Il Ricercatore universitario di Notre Dame Gabriel Radvansky, dice che le porte servono come un tipo di ‘confine’ che il cervello utilizza per separare e immagazzinare la memoria. Quando si entra in una nuova stanza, il cervello aggiorna la sua comprensione su cosa stia succedendo nel nuovo ambiente, il che richiede qualche sforzo mentale. Questa analisi della memoria, seppur sottile, lascia le informazioni codificate in un’altra stanza (cioè ‘adesso vado in camera mia per recuperare delle mutande’) come meno disponibili nella nuova posizione”.

Il mio commento: Nella Kabbalah questo è chiamato: “Cambiare il posto, cambiare la forza, controllarla”. Ci sono tre fattori che determinano uno stato: il tempo, il movimento e lo spazio, che noi possiamo influenzare attraverso la Luce.
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Un’illusione ottica

Domanda: Se non ci sono delle parti separate, allora cosa descrive Il Libro dello Zohar? Il modo in cui  l’anima corregge se stessa?

Risposta: Il Libro dello Zohar descrive solo come connetterci in un’unica anima, non c’è altro di cui parlare. Esiste uno stato perfetto cioè un’anima, ed esiste uno imperfetto cioè quando l’anima è frammentata. Dobbiamo ritornare allo stato perfetto.

La frammentazione esiste essenzialmente ed unicamente nella nostra coscienza, e vedremo che tutto è corretto quando scopriremo cos’è corrotto. Io devo correggere solo la mia percezione, la mia visione, per questo motivo questa saggezza è chiamata “La Saggezza della Kabbalah” (in ebraico la parola Kabbalah significa “ricezione”), è la saggezza su come ricevere, come percepire la realtà. È tutto! La realtà è perfetta e non c’è stata frammentazione, è rivolta a quelli che ricevono,all’uomo che raggiunge la meta.

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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.11.2011, Lo Zohar)

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I Kabbalisti sulla percezione della realtà, Parte 10°

Cari amici, per favore fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

Non abbiamo nessuna cognizione né percezione di alcuna materia.

Così come non c’è nessuna percezione del Creatore, è altresì impossibile raggiungere l’essenza di nessuna delle sue creature, perfino degli oggetti tangibili che sentiamo con le nostre mani.

Tutto quello che sappiamo sui nostri amici e parenti nel mondo dell’azione davanti a noi quindi, non sono altro che la “cognizione con le loro azioni”. Sono dettati e nati dall’associazione dell’incontro con i nostri sensi, che ci danno assoluta soddisfazione, anche se non abbiamo cognizione di nessun tipo dell’essenza del soggetto.

Non abbiamo inoltre percezione né cognizione di nessun tipo della nostra essenza. Tutto quello che sai sulla tua essenza non è nient’altro che una serie di azioni che si estendono dalla tua essenza.

-Baal HaSulam, “L’essenza della saggezza della Kabbalah

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La percezione della vita: un sogno o una realtà?

Esiste un’antica teoria materialista sulla percezione della realtà. Che cosa percepiscono i nostri sensi: quello che sta accadendo fuori di noi o dentro di noi? Questo è il problema: è uno dei due.
Variando il raggio dei nostri sensori e presumibilmente percependo qualcosa fuori di noi, continuiamo ad osservare solo una piccola parte del disegno. Ci sono certi raggi nei quali siamo incapaci di distinguere le vibrazioni. È probabile che esistano delle vibrazioni completamente diverse, non accessibili agli strumenti di percezione che abbiamo sviluppato.

Gli attrezzi che abbiamo inventato per intensificare i nostri sensi si basano sui nostri organi di percezione. Ad esempio, per poter sentire le fluttuazioni climatiche, abbiamo aggiunto dei sensori adeguati a strumenti già esistenti. Allo stesso tempo, per poter ben differenziare tra alcune immagini visuali, abbiamo creato dei sensori ottici, e così via. Inoltre siamo incapaci di costruire strumenti per percepire qualcosa che non abbiamo mai osservato, dovuto alla mancanza di sensori appropriati. Siamo capaci di creare solamente degli strumenti addizionali che allarghino i nostri sensori esistenti e che ci aiutino a “vedere” meglio molti fenomeni.

Questo significa che, di fatto, noi percepiamo solo una piccola parte del mondo esterno. Oggigiorno è provato che esista una matteria “oscura” e alcuni altri fenomeni poco chiari. È come se sentissimo qualche cosa, ma ci sia inaccessibile.

La seconda teoria afferma che non esiste niente all’infuori di noi e che i nostri sensi di percezione rappresentino un certo tipo di “contatto” tra le nostre similitudini interiori e il mondo esterno. Secondo questa teoria, una persona è una “scatola chiusa” e al suo interno esiste un desiderio che costantemente sente qualche cosa. Noi consideriamo questo come le sensazioni della nostra vita.

In altre parole, io esisto dentro il mio desiderio, che include te, questo studio, tutto quello che c’è dentro, tutto quello che immagino, tutte le mie fantasie, idee e reminiscenze. Tutto esiste soltanto nel mio desiderio, nella mia mente, e da nessun’altra parte. Siamo una “cosa dentro e di se stessa”.

Io sono un seguace della seconda supposizione, anche se ci sono molte altre teorie. Io credo che esistiamo dentro noi stessi, veniamo fuori dai nostri desideri interiori e percepiamo un programma di sviluppo che attraversa il nostro desiderio, e questo programma è di fatto la nostra vita. In questo tempo stiamo acquisendo l’opportunità di far iniziare questo programma e di conseguenza diventare capaci di governare la nostra vita. Possiamo andare avanti e indietro, sopra e sotto, in qualsiasi direzione, seguendo qualsiasi coordinata e asse.

La natura ci consente di saltare al seguente ultimo livello di realizzazione del sistema nel quale viviamo. Questo ci permette di comprendere chi siamo e in che tipo di mondo viviamo, se si tratta di sogno o realtà, e qual è la differenza tra di loro.
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(Da un programma televisivo “Il mondo integrale” del 16.10.2011)

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I Kabbalisti sulla percezione della realtà, Parte 9°

Cari amici, per favore fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra perentesi sono miei.

Non abbiamo né cognizione né percezione di nessuna materia.

È impossibile raggiungere l’essenza con il pensiero, tuttavia, non conosciamo nemmeno la nostra essenza. Io sento e so di occupare uno spazio nel mondo, che sono solido, caldo, che penso e alcune altre operazioni della mia essenza. Ma se mi chiedi della mia essenza, dalla quale scaturiscono tutte queste manifestazioni, io non so cosa risponderti.

Possiamo vedere che la Provvidenza ci impedisce di raggiungere qualsiasi essenza, noi otteniamo solo le manifestazioni e le immagini delle operazioni che scaturiscono dalle essenze.

-Baal HaSulam, “Prefazione al Libro dello Zohar”, articolo 12°

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I Kabbalisti sulla percezione della realtà, Parte 8°

Cari amici, per favore fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

Non abbiamo né cognizione né percezione di alcuna materia

Nell’essenza dell’uomo non vi è alcuna percezione senza la materia, perché i nostri cinque sensi e le nostre immaginazioni ci offrono solamente manifestazioni delle azioni dell’essenza, ma non dell’essenza stessa.

Per esempio, il senso della vista ci offre solo le ombre dell’essenza visibile, perché formate dall’essere opposte alla luce.

In maniera simile, il senso dell’udito è la forza battente di un’essenza nell’aria, la quale viene respinta e batte nel tamburo del nostro orecchio, e noi sentiamo che in prossimità c’è un’essenza.

Il senso dell’olfatto è aria che esce dall’essenza e batte i nostri sensi dell’olfatto, e noi percepiamo l’odore. Anche il senso del gusto è il risultato del contatto di qualche sostanza con i nostri nervi del gusto.

Quello che questi quattro sensi ci offrono sono manifestazioni delle operazioni che scaturiscono da qualche essenza, e nulla dell’essenza stessa.

Perfino il senso del tatto, il più forte di tutti, separando il caldo dal freddo, il solido dal soffice, tutte queste sono manifestazioni di operazioni nell’essenza; sono incidenti dell’essenza, perché il caldo può essere raffreddato, il freddo può essere riscaldato, il solido può essere convertito in liquido attraverso operazioni chimiche, e il liquido in aria, cioè gas, dove ogni discernimento dei nostri cinque sensi è già spirato. Tuttavia, in esso esiste ancora l’essenza, poiché si può ancora trasformare  il gas in liquido e il liquido in solido.

Evidentemente i cinque sensi non ci rivelano alcuna essenza, ma solo gli incidenti e le manifestazioni delle operazioni dall’essenza. È risaputo che non possiamo immaginare ciò che non sentiamo; e quello che non immaginiamo non può apparire nei nostri pensieri, e non abbiamo modo di percepirlo.

-Baal Ha Sulam, “Prefazione al Libro dello Zohar”,  Articolo 12°

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I Kabbalisti sulla percezione della realtà, parte 7°

Cari amici, per favore fate delle domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

L’ottenimento è il risultato dell’interazione tra l’Essenza esteriore e i nostri sensi

Se tutti i nostri cinque sensi non sono conformi a qualsiasi sostanza, non possiamo averne percezione di nessun tipo. La vista, il suono, l’odorato, il sapore e il tatto offrono alla mente scrutinante delle forme astratte di “incidenti”, che si formulano attraverso la collaborazione dei nostri sensi.

-Baal HaSulam, Lo studio delle dieci Sefirot, parte 1°, “La Riflessione Interiore”, capitolo 10°

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Cari Amici, prego fate domande su questi passaggi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono i miei.

L’uomo contiene tutta la realtà

Il Creatore ha costruito nei nostri cervelli un tipo di specchio lucido che inverte ogni cosa se vista da lì, che ce la fa vedere fuori dal nostro cervello, di fronte alla nostra faccia, eppure non è una cosa reale ciò che vediamo all’infuori di noi. Nondimeno dovremmo essere molto grati alla Sua Provvidenza per aver creato nei nostri cervelli questo specchio splendente, perché ci rendendo possibile vedere e percepire tutto ciò che è fuori di noi.

Questo accade perché tramite questo Egli ci ha dato il potere di percepire ogni cosa con conoscenza e acquisizione chiara, d misurare ogni cosa dall’interno e dall’esterno.

-Baal HaSulam “Prefazione a Il Libro dello Zohar”, Articolo 34

Tutte le  persone ragionevoli sanno per certo che tutto ciò che vediamo si trova solamente dentro il nostro cervello, anche se la percepiamo come se fosse veramente di fronte a noi. Le anime sono così: anche se vedono tutte le immagini nel Donatore, tuttavia non hanno dubbi che tutte queste siano solo al loro interno, e non nel Donatore.

-Baal HaSulam “Prefazione a Il Libro dello Zohar”, Articolo 34

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Cari Amici, prego fate domande su questi passi dei grandi Kabbalisti. I commenti tra parentesi sono miei.

Nell’Uomo si trova tutta la Realtà

Ne Lo Zohar (Vayikra, Parashat Tazria, p 40) è scritto che tutti i mondi, superiori e inferiori, sono inclusi nell’uomo. E anche che l’intera realtà dentro quei mondi è solo per l’uomo.

– Baal HaSulam “Introduzione alla Prefazione alla Saggezza della Kabbalah”, Articolo 1

Quando davanti a noi vediamo un mondo vasto, questa visione non avviene nella realtà ma solo dentro di noi. In altre parole, nel nostro rombencefalo c’è una sorta di macchina fotografica che raffigura tutto quello che ci appare e nulla di ciò che si trova fuori di noi.

– Baal HaSulam “Prefazione al Libro dello Zohar”, Articolo 34

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