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Perché dobbiamo avere disastri naturali?

Alla fine riceviamo colpi importanti dalla natura per scuoterci dallo stato in cui viviamo secondo un paradigma egoistico, con sfruttamento, manipolazione e odio che dimorano nelle nostre connessioni,  a uno stato in cui ci connettiamo positivamente, come descritto dalle parole, “come un solo uomo con un solo cuore”, cioè come un unico sistema interconnesso e interdipendente ben oliato.

In altre parole, se condividessimo una connessione armoniosa ed equilibrata l’uno con l’altro a livello umano, allora l’equilibrio al nostro livello si diffonderebbe in tutta la natura e sperimenteremmo la natura in modo armonioso e pacifico, e i disastri naturali, come li chiamiamo noi, diventerebbero una cosa del passato.

Sarebbe saggio prestare attenzione agli stati futuri che possiamo ottenere da tali colpi: che i colpi vengono a scuoterci dal nostro attuale stato onirico nei nostri atteggiamenti egoistici reciproci, e ci svegliano in un opposto armonioso e mondo pacifico.

In effetti, viviamo in un mondo che è tutto buono, e solo noi esseri umani diamo al mondo una forma negativa nei nostri atteggiamenti egoistici reciproci. Si avvicina il momento in cui ci risveglieremo alla necessità di smettere di relazionarci l’un l’altro attraverso lenti egoistiche, in cui ognuno di noi dà la priorità all’auto-beneficio a spese degli altri, e invece relazionarci pazientemente l’uno con l’altro con atteggiamenti positivi, gentili e premurosi.

Se facessimo un tale passaggio, saremmo testimoni di una vita buona, come non abbiamo mai sperimentato prima. Dovremmo quindi cercare di raggiungere tali relazioni il più rapidamente possibile.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Come possiamo proteggere l’Ambiente?

Ogni nostro problema deriva dalla percezione di noi stessi in quanto separati dalla natura, dove differenziamo “me” da “tutto e tutti al di fuori di me”.

Questa percezione ci fa considerare il nostro ambiente come subordinato a noi. Anche quando ci prendiamo cura dell’ambiente, lo facciamo unicamente per il nostro beneficio mentale, senza considerare l’intero sistema della natura. 

Il nostro eccessivo interesse personale viola l’equilibrio del sistema di connessione integrale della natura, ed evoca dei riscontri negativi dalla natura. Poi risentiamo  di disastri ecologici, pandemie e di una miriade di altri fenomeni. 

Pertanto, dobbiamo cambiare il nostro approccio da: “come possiamo proteggere l’ambiente?” a una percezione di noi come parte integrante della natura. 

In generale, sottovalutiamo il potere dei nostri pensieri e desideri. Sono le forze più potenti in natura e hanno il potenziale per influenzare grandi cambiamenti in natura.  

Il problema è che l’influenza dei nostri pensieri sulla natura ci è nascosta.

Di conseguenza, ci riferiamo esclusivamente alla nostra influenza esterna sulla natura, come le emissioni di gas e l’inquinamento da rifiuti, mentre l’influenza più potente che abbiamo sulla natura attende di essere trattata al suo punto causale. 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Che cosa deve succedere o cambiare perché l’umanità possa evolversi?

La natura dell’uomo è il desiderio di provare piacere a proprio beneficio. È il nostro punto d’inizio, ma siamo in un processo evolutivo che ci porterà ad uno stato in cui finiremo per invertire la nostra natura e cioè quello di agire a beneficio di altri e della natura stessa.

La Natura in senso generico è all’opposto di quella dell’uomo. Essa opera con la legge dell’altruismo, dell’interconnessione e dell’interdipendenza. Di conseguenza, la Natura evolve le sue parti inanimate, vegetative e animate in modo che queste non operino contro di essa. 

In tutta la natura solo noi umani abbiamo il desiderio di sfruttarla e distruggerla allo scopo di provare sensazioni di potere e rispetto. Ci è stato dato questo ulteriore desiderio egoistico per poterci evolvere attraverso la connessione tra noi, per esempio imparare a implementare relazioni favorevoli e benefiche, invece di usare la tendenza a sfruttarci l’un l’altro e sfruttare la natura solo per gonfiare il nostro ego.

Con questa inversione della nostra intenzione, dal beneficiare solo noi stessi al beneficiare gli altri e la natura, scopriremo un nuovo mondo, con una nuova natura, cioè un mondo eterno e perfetto.

Allora vivremo liberi dall’ansia e dal dolore. Le nostre sensazioni di una vita corta, transitoria e miserabile saranno rimpiazzate dalla sensazione di un’esistenza libera dalla sofferenza. 

La sofferenza deriva dal nostro desiderio egoistico di sfruttare gli altri e la natura per il nostro guadagno personale. Perciò, sostituendo la nostra tendenza egoistica con una natura altruistica che desidera beneficiare gli altri e la natura stessa, ci scopriremo a vivere su un piano di esistenza paradisiaco.

Il paradiso è uno stato dove la comune forza dell’amore emerge tra le persone e forma la connessione di “ama il tuo vicino come te stesso”. La Natura prima o poi ci condurrà a questo stato paradisiaco e noi non avremo altra scelta che quella d’invertire la nostra attitudine l’uno verso l’altro, dall’egoismo all’altruismo, e facendo questo vivremo in una connessione di armonia ed equilibrio. 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Qual è il futuro dell’umanità?

In futuro le persone arriveranno a vedere la connessione tra gli innumerevoli elementi della natura.

Più specificamente il cambiamento del nostro futuro sarà solo nel modo in cui comprenderemo le connessioni.

Prendiamo ad esempio un alieno che improvvisamente arriva sul nostro pianeta. Ci vedrebbe tutti come un unico fenomeno e non sarebbe in grado di riconoscere le differenze tra noi, che ci sono, ad esempio, poliziotti e ladri, ricchi e poveri, uomini e donne. È lo stesso per noi.

Quando scopriremo il mondo in cui siamo correttamente connessi tra noi e con la natura, con la rivelazione della forza di amore  e dazione tra di noi, allora percepiremo una realtà nuova, spaziosa e straordinaria. Comprenderemo la profondità di tutto ciò che accade nell’universo, presente e futuro, vivo e defunto.

Questo è ciò che possiamo aspettarci dalla nostra condizione futura finale. 

Capiremo la materia inanimata, vegetale, animale e umana in tutti i suoi cicli.

La cosa comunque più importante è che sentiremo di esistere in una rete di connessioni e influenze reciproche tra gli elementi e i livelli della natura, prima della loro esistenza nel nostro mondo, durante e dopo.

Percepire la totale interconnessione delle parti della natura ci darà una visione eterna capace di rispondere a tutte le nostre domande, senza eccezioni. Otterremo chiarezza sul motivo per cui tutto è accaduto, accade e accadrà, e proprio in quel modo. Riceveremo anche chiara comprensione delle leggi attraverso le quali ci sviluppiamo. Come in un ricamo, da una parte vediamo l’immagine bella e dall’altra tutti i punti dove, se  tagliati, l’immagine cadrebbe. Così siamo noi: se non sentiamo le nostre connessioni, cadiamo e ci distanziamo gli uni dagli altri.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.  

La natura canta? E se lo fa, possiamo sentirlo?

Uno dei miei studenti ha recentemente letto del fenomeno delle persone che vivono nella natura e la sentono cantare, così mi ha chiesto a riguardo. Ne era sbalordito, mi ha chiesto come fanno animali, piante, vento e così via, a cantare e cosa cantano?

Poiché siamo stati creati con una natura opposta alla natura stessa, ossia noi siamo un desiderio di ricevere mentre la natura è una forza di amore, dazione e connessione, non possiamo sentire la natura cantare, ma se la sentissimo, ascolteremmo una fantastica canzone di amore, connessione e vita perfetta.

Se sentissimo la natura nella sua forma pura, sentiremmo come alberi, cespugli, erba, uccelli, animali e addirittura il vento cantino il bene del mondo. Purtroppo data la nostra opposizione alla natura, la contaminiamo e non la sentiamo.

Per sentire la meravigliosa bellezza della natura, abbiamo bisogno di capirne il meccanismo generale e invertirlo verso una direzione positiva cambiando noi stessi.

Non è un problema farlo. Possiamo sperimentare molto velocemente un cambiamento simile al nostro livello umano. Se cambiamo adattandoci alla natura, vedremo come questa si calmerà e sentiremo di vivere in un mondo perfetto, armonioso e pacifico.

Allora saremo in grado di ascoltare la forza interiore della natura, una forza che vuole che ci connettiamo con considerazione reciproca, com’è scritto “e il lupo abiterà con l’agnello”.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Possiamo creare energia dal nulla?

Secondo la nostra attuale comprensione della natura, non possiamo creare o estrarre energia dal nulla. Almeno non ancora.

Più in generale, è impossibile che qualcosa emerga dal niente.

Perché?

Perché la natura ha inizialmente creato qualcosa dal nulla. Nel linguaggio della Kabbalah, diciamo che il Bore, che è sinonimo di natura, un puro desiderio di donare bontà e delizia, ha creato il desiderio di ricevere il piacere, dal nulla. Tutto e tutti gli esseri creati, l’intera natura, sono governati dalla provvidenza del Bore, cioè dalla forza superiore dell’amore e della dazione che crea tutta la vita.

Il fatto che non si possa creare qualcosa dal nulla non è affatto un fenomeno negativo. Significa semplicemente che viviamo in un mondo limitato e che, vivendo in un mondo limitato, è impossibile creare qualcosa dal nulla.

Inoltre, è un fenomeno addirittura positivo, perché significa che dal nostro stato limitato possiamo raggiungere uno stato in cui diventeremo illimitati come il Bore, quindi sperimentare l’immensa ricchezza e profondità di sentire due poli opposti della realtà. In altre parole, possiamo raggiungere uno stato in cui sperimentiamo l’eternità e la perfetta realizzazione della stessa qualità di amore e di dazione al di sopra del nostro desiderio di ricevere.

Per questo diciamo che possiamo solo diventare “come” il Bore: rimaniamo desiderio di ricevere, ma possiamo conseguire l’intenzione di amare e donare come il Bore, al di sopra del desiderio di ricevere. Tuttavia, per quanto esaltante sia questo traguardo, c’è ancora molto che non possiamo fare.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

A principio siamo tutti Ebrei per nascita?

Un Ebreo è colui che sviluppa la qualità della dazione e ama l’altro come se stesso, com’è scritto nella Torah, ovvero raggiunge lo stato di “ama il prossimo come te stesso” e “l’amore coprirà ogni crimine”.

La forza positiva che riceviamo è per elevarci al di sopra della forza egoistica negativa che esiste in ognuno di noi. Detto ciò, non dobbiamo odiare la forza negativa, ma ci  rapportiamo a essa con comprensione. 

La forza egoistica negativa è la nostra natura umana con cui siamo nati, e riceviamo inoltre anche il suo opposto, la forza altruistica che poniamo sopra al di sopra dell’ ego. Il controllo della forza altruistica positiva sulla forza egoistica negativa ci porta a un livello unico in cui il desiderio di ricevere (la negativa) si unirà all’intenzione di dare ( la positiva), e con  queste due forze ci faremo del bene a vicenda.

Alla fine, tra queste due forze, inizieremo a ricercare, riconoscere, comprendere e percepire la natura.  Vedremo che queste ci arrivano dalla natura, e, tramite il loro conseguimento, riusciremo a percepire e sentire l’unicità della natura. Il nostro obiettivo è raggiungere l’unione presente in natura, che consiste di entrambe le forze,  positiva e negativa, e di aderire alla loro fonte assoluta. 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Che differenza c’è tra Dio e Natura?

“È meglio per noi incontrarci a metà strada e accettare le parole dei Kabbalisti per i quali HaTeva (la natura) ha lo stesso valore numerico (in ebraico) di Elokim (Dio), ovvero ottantasei. Allora, potrò chiamare le leggi di Dio “Mitzvot (comandamenti) della natura” o viceversa, poiché sono la stessa cosa”. Dal testo: “La Pace” del  Kabbalista Yehuda Ashlag (Baal HaSulam) .

Non c’è nulla al di fuori del sistema della natura, che i Kabbalisti chiamano allo stesso modo “natura” o “Dio”, e noi siamo parte integrante di questo sistema.

Quindi, quando diciamo che esiste un unico Dio, significa che non esiste nulla oltre a un’unica forza che agisce in un singolo sistema di cui siamo parti.

Il desiderio della singola forza che agisce nella realtà è di portarci in connessione con essa, non con la coercizione, ma attraverso la consapevolezza in modo positivo. 

Nella misura in cui comprendiamo, sentiamo e otteniamo questa forza come benevola e buona, allora possiamo aderire ad essa e raggiungere il suo livello di completa consapevolezza.  

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

Quando la natura parla, dovremmo ascoltare

L’uragano Ian ha lasciato una scia di devastazione che richiederà settimane per essere valutata, anni per essere riparata e chissà quali nuove avversità si verificheranno nel frattempo. Secondo gli scienziati, probabilmente non è stato il cambiamento climatico a causare Ian, ma lo ha certamente intensificato.  A meno che non si mettano in atto strumenti di correzione decisamente più efficaci, è meglio prepararsi a molto peggio, perché quando la natura parla, dobbiamo ascoltarla.

La violenza delle tempeste è in aumento, gli incendi selvaggi sono sempre più frequenti e intensi e la siccità sta distruggendo fiumi e laghi. Più interferiamo con la natura e la stravolgiamo attraverso uno sfruttamento sconsiderato, più scateniamo fenomeni aggressivi ed estremi.

Nella saggezza della Kabbalah, “natura” è sinonimo di “Dio”. Questo non significa che dobbiamo inchinarci al vento o al sole come facevano i pagani, ma che dobbiamo capire che abbiamo a che fare con forze superiori, molto più potenti di noi. Pertanto, dovremmo seguire le loro direttive piuttosto che cercare di dominarle come se fossimo superiori a loro.

La loro direttiva è semplice: rimanere in equilibrio.  La natura ci sta dicendo che non possiamo prendere per noi stessi più di quanto ci serve in quanto creiamo dei disequilibri di cui la natura si vendica. Più prendiamo oltre ai nostri bisogni, e più intensa sarà la vendetta della natura. Ecco perché i disastri naturali sono sempre più intensi.

Non dovremmo negarci nulla di ciò di cui abbiamo bisogno. Tuttavia, ci siamo abituati a ottenere non ciò di cui abbiamo bisogno, ma ciò che vogliamo, e c’è una grande differenza tra ciò di cui abbiamo bisogno e ciò che vogliamo.

Credo che l’America come paese, e il popolo americano, siano abbastanza resilienti da superare le avversità e apportare i cambiamenti necessari. La Florida si riprenderà dalle conseguenze di Ian, ma ciò che accadrà oltre alla riparazione dei danni fisici dipende dall’intero paese.

L’America, il campione mondiale del consumismo, dovrebbe cambiare rotta e guidare il mondo verso un nuovo paradigma: più equilibrio e sostenibilità. L’attenzione nel XXI secolo dovrebbe spostarsi dal migliorare la vita materiale a migliorare la vita sociale. I nostri bisogni materiali sono stati soddisfatti: ora è arrivato il momento di soddisfare i nostri bisogni emotivi, e questi saranno soddisfatti quando creeremo una società in cui la gente ama vivere.

L’unico modo per creare una società gradevole è favorire le connessioni tra le persone. Di conseguenza, se l’America si concentra sulla riparazione della crescente estraneità tra le persone, darà a queste ultime un senso di appagamento.  Questo, a sua volta, ridurrà l’attenzione della gente al materialismo, frenando senza sforzo il consumo eccessivo.

Le persone non si sentiranno insoddisfatte perché la loro soddisfazione deriverà dai legami sociali piuttosto che dai beni materiali.

Non c’è limite alla quantità di legami sociali che gli esseri umani possono creare; è la risorsa sostenibile per eccellenza. Attingendo ad essa, troveremo un’abbondanza di potere e di gioia nelle connessioni sociali. Allora, invece di sfruttare la natura per cercare di soddisfare i nostri insaziabili desideri, prenderemo naturalmente solo ciò di cui abbiamo bisogno e dirigeremo le nostre energie positive verso gli altri.

Didascalia foto:
Vedute aeree alle prime luci dell’alba dei quartieri danneggiati dall’uragano Ian, di categoria 4, che ha colpito la costa occidentale della Florida, il 29 settembre 2022 a Fort Myers, Florida Credit: U.S. Coast Guard

Come fraintendiamo la capacità di governare

Di recente mi è stata segnalata un’intervista al primatologo Frans de Waal. De Waal, autore prolifico che ha scritto molto sulle sue ricerche sugli scimpanzé, è famoso per aver promulgato il concetto di “maschio alfa”. Nel suo libro ”Chimpanzee Politics”, ha parlato di questo concetto e l’allora Presidente della Camera dei Rappresentanti, Newt Gingrich, ha raccomandato il libro ai nuovi membri del Congresso e alle donne. Secondo De Waal, però, il concetto è stato mal interpretato e ha finito per significare, come ha spiegato in una conferenza TED, che un maschio alfa “è fondamentalmente un bullo”.

In realtà, dice De Waal, i maschi alfa non sono necessariamente i più aggressivi o i più forti. Per la maggior parte, salgono al vertice formando coalizioni con altri maschi e continuano a coltivare le loro relazioni con loro una volta raggiunta la posizione di vertice. La coalizione li aiuta a mantenere il loro status e a scoraggiare potenziali sfidanti.

Tuttavia, una coalizione di maschi non è sufficiente per mantenere la posizione di vertice. Nonostante la loro inferiorità fisica, le femmine hanno un ruolo decisivo nel branco. Per ottenere il loro sostegno, il maschio alfa coccola le femmine con cibo e altre leccornie e solletica i loro piccoli.

È interessante notare che sia il maschio alfa che la femmina alfa svolgono il ruolo di pacificatori: il maschio tra i maschi e la femmina tra le femmine. Quando il maschio alfa interviene per riappacificare le scimmie belligeranti, trascende la logica della coalizione e agisce come un pacificatore oggettivo. I membri del branco lo riconoscono e lo rispettano per questo.

Ancora più interessante è il fatto che un maschio alfa spesso assiste un membro malato del branco senza alcun motivo apparente. Anche se non è un membro della sua coalizione e non sembra esserci alcun vantaggio personale nell’aiutare una scimmia più debole o malata, maschio o femmina, il maschio alfa spesso condividerà il cibo, offrirà conforto e assisterà in molti altri modi.

Di norma, più il maschio alfa è gentile, più il suo regno è lungo. E quando sarà il momento di essere sostituito, non sarà maltrattato. Al contrario, il branco continuerà a rispettarlo e ad assisterlo nella vecchiaia, in omaggio alla sua gentilezza quando era sul trono.

Se un bullo diventa il maschio alfa, come a volte accade, dominerà finché la sua forza fisica resisterà. Quando verrà sfidato, il branco non solo non lo sosterrà, ma sosterrà il suo sfidante. La fine di un maschio alfa prepotente sarà invariabilmente amara e dolorosa.

Sto descrivendo tutto questo per dimostrare quanto siamo simili. In altri termini, se la nostra società fosse giusta ed etica come quella degli scimpanzé, probabilmente avrebbe un aspetto simile a questo. 

Alla fine, i desideri degli esseri umani e quelli dei primati sono gli stessi desideri, gli stessi pensieri e calcoli. La differenza sta nell’intensità e nella sofisticazione, ma i desideri sono tutti uguali. L’invidia, la passione e la fame di potere esistono nell’uomo come nei primati, anche se in questi ultimi sono meno sviluppati e meno sofisticati.

Se ci esaminiamo onestamente, vedremo che a livello sociale non ci siamo evoluti più di loro. Mentre noi abbiamo sviluppato la tecnologia, loro hanno sviluppato caratteristiche sociali positive che noi non abbiamo sviluppato. Di conseguenza, abbiamo una società tecnologicamente avanzata che usa la tecnologia contro i suoi stessi membri.

C’è una ragione per cui questo accade, una differenza fondamentale che rende impossibile per la nostra società diventare come quella dei primati. La differenza è che ciò che loro fanno istintivamente, noi dobbiamo farlo consapevolmente, altrimenti non saremo affatto in grado di farlo, come è evidente.

Se fossimo destinati a rimanere al livello dei primati, non avrebbe senso diventare umani. Ci è stato negato l’istinto di costruire una società positiva e solidale, in modo che la sviluppassimo di nostra iniziativa. Così facendo, coglieremo i meriti di una società di questo tipo rispetto al suo opposto, che è il nostro stato attuale. Questo, a sua volta, renderebbe la nostra comprensione della natura umana, e della natura nel suo complesso, molto più profonda di quella di qualsiasi altro essere creato.

Alcuni possono pensare che cercare di prendersi cura l’uno dell’altro sia ingenuo o irrealistico, ma non capiscono che, così facendo, stiamo costruendo al nostro interno la struttura che esiste al di fuori di noi. Studiamo la natura simulando il suo modus operandi e, poiché la natura funziona in maniera reciproca e assistita, come dimostra la società degli scimpanzé, l’unico modo per capire la natura è costruire una società simile, di nostra iniziativa e con i nostri sforzi.

La natura, in un certo senso, ci ha resi ciechi perché sviluppassimo la nostra visione da soli. Noi, per la nostra cecità ed egoismo, pensiamo che tutto il mondo sia cieco ed egoista come noi. Ma se ci sforziamo di agire come gli animali agiscono naturalmente, scopriremo la vera disposizione premurosa della natura.