Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah – 14.09.2014

Lezione sul tema “La preparazione per il Congresso”
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “L’ Amore per il Creatore e Amore degli Esseri Creati”, Titolo “Perché la Torà non è stata data ai Patriarchi?
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Scritti di Rabash, Lettere, Lettera 40
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Un varco nel muro

Dr. Michael LaitmanPer entrare nel mondo spirituale, una persona ha bisogno di essere dotato di desiderio, e il desiderio spirituale è il desiderio di unità. La nostra unità è quel luogo stesso in cui si trova il mondo spirituale.

Ci sei tu ed io. Se una persona sente solo se stesso, sperimenta il mondo corporeo e vive nel suo ambiente. Però vogliamo coprire il divario e cominciamo a stabilire la connessione tra di noi. Mi sforzo per i tuoi desideri (1) a riceverli (2) e sentirli come i miei. Per questo motivo, mi volto verso la Luce come qualcosa di esterno anche se, pure, risiede tra di noi. La Luce mi da la forza per unirmi con te, e in quest’unificazione all’improvviso scopro qualcosa di nuovo.

Quando diventiamo vicini e lavoriamo insieme in Arvut (responsabilità reciproca, garanzia reciproca), una dimensione più profonda si rivela in me come se fosse nella nostra unità, apre un’apertura nel mondo superiore.

Baal HaSulam descrive questo come segue: se sentiamo che fra noi ci sono delle mura che non ci permettono di collegarci l’uno nell’altro, se vogliamo rompere questo muro e chiediamo per questo, poi la Luce discende e fa un’apertura in esso. A differenza di una porta, si apre all’improvviso e solo in quel momento si vede ciò che era stato inizialmente “previsto” lì.

Di conseguenza, si entra nel desiderio di un altro che diventa come il tuo. Questa entrata è la stessa uscita sul gradino più alto: il Kli che hai attaccato a te stesso risulta essere il tuo mondo nuovamente guadagnato. In questo modo, si collega sempre di più a nuovi Kelim, o le anime, e così facendo, espandi il tuo mondo. Si continua a salire sui 125 gradini della scala spirituale, significa unirsi con tutti i desideri, nonostante il vostro egoismo e l’odio.

Pertanto, si scopre che si acquisisce la Luce nel desiderio di un altro quando si desidera eseguire dazione a lui. Si soddisfa il desiderio di un altro, e per te, si scopre di essere nella Luce Superiore.
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Dalla seconda parte della Lezione quotidiana della Kabbalah 22.10.2010

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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 6, Parte 16
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “L’ Amore per il Creatore e l’Amore degli Esseri Creati”, Titolo “E a fendere su di lui”
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Anticipare la Creazione

Dr. Michael LaitmanLa Saggezza della Kabbalah dice che il Creatore è buono e fa buone azioni. Al fine di realizzare se stesso, ha creato il desiderio di ricevere, che si chiama”Creatura”. Questo desiderio deve essere sviluppato secondo il disegno del Creatore, secondo il suo programma fino a che essa non realizza, non sente Lui come veramente buono e benefattore, come un grande.

Il desiderio del Creatore è questo. E i kabbalisti ci spiegano: non è perché ci aspetta riconoscere la sua grandezza, la sua onnipotenza e la nostra dipendenza da Lui. Stiamo parlando di istruzione superiore – e quindi è chiaro che sia così. No, il Creatore vuole in tal modo innalzarci al suo livello.

Quindi, dobbiamo passare attraverso una certa consapevolezza della forza superiore nella sua natura e rivelare, come possiamo salire alla sua altezza. Il Creatore gode quando iniziamo a conoscerLo, vale a dire quando iniziamo a raggiungere il suo livello. E secondo la legge dell’uguaglianza, ottenere la fusione con Lui – significa trovare esattamente le sue stesse proprietà.

Durante la nostra auto-correzione – è la via, quelle scale, quei gradini che ci conducono su attraverso cinque mondi. Questa ascensione la creatura può effettuarla solo se è sicura,e sa benissimo che deve farlo. Solo dopo questo ha la forza per realizzarla.

All’ora da dove arrivano quelle forze che permettono alla creatura di poter intraprendere azioni che portano dal ricevere fino al donare, che è contro la sua natura? La creatura ha bisogno di armarsi di comprensione, consapevolezza, e senso di ciò che si trova nel cattivo stato egoistico di ricevere e deve giungere al buono stato di dare, e ciò è il contrario del suo stato attuale.

Ci viene detto che ce la possiamo fare se otteniamo aiuto dal Creatore. La Luce Superiore si riversa su di noi, e poi inizieremo a ragionare in modo diverso: ottenere per noi sarà male, mentre dare sarà bene.
Lasciate che il Creatore lo faccia. Lui ha creato il desiderio di ricevere e ora può “illuminarci” per volgerci al dare.

Ma no, perché così perdiamo l’indipendenza e diventiamo come “angeli”, vale a dire forze, che eseguono solo determinate azioni. Invece, dobbiamo ammettere, e decidere da soli, che ricevere è male, e dare è bene.

Questa affermazione interna viene chiamata “riconoscimento del male”, e non serve altro. È necessario solo rendersi conto della cattiveria del desiderio di ricevere e del bene, insito nel desiderio di dare. Una volta che accade dentro di me, mi farà sicuramente smettere di usare la cattiveria del desiderio egoistico, che si manifesta in questo momento, e inizierò ad usare il desiderio di dare, che si manifesta come una manna.

Effettivamente non sembrerebbe un gioco da ragazzi: se il medico mi ha spiegato che cosa è bene e che cosa è male, che cosa è dannoso e che cosa è utile, a questo punto apprezzo ed eseguo il suo consiglio.

Tuttavia, devo riconoscere il male da solo. Qui non aiuteranno i consiglieri, i quali raccontano che cosa è bene e che cosa è male. Devo capire e chiarire da solo, che solo il desiderio di ricevere è male e che il dare è una manna.

Qui è tesa una corda cosi sottile, che non può essere espressa a parole. Ho bisogno interamente di rimanere neutrale, dominando sulla creazione. Dopo tutto, in realtà, è già stato determinato che il desiderio di ricevere è il male, e il desiderio di dare è il bene, perché il primo si riferisce alla creatura, e il secondo – al Creatore. Tuttavia, ho bisogno di anticipare, di precedere la creazione, stare d’avanti ad essa – e dare un’occhiata a questi due desideri. E poi, in base a questo punto completamente indipendente, definire i desideri di ricevere come il male.

Questa sarà una vera rivelazione del male. Si realizza non sul “tutto pronto”, non sulla base del piacere e del dolore che determinano la mia decisione, quando io ancora e ancora faccio il “gioco contrattuale”, scegliendo secondo i criteri del mio egoismo.

No, l’ “esperto”, il “giudice”, il “tester” dentro di me deve stare da parte, non dalla parte del Creatore, e non dalla parte della creazione – ma a un passo d’avanti.

Questa è – la condizione obbligatoria. È impossibile che il Creatore sia ai miei occhi buono a priori. Perché Lui è buono? Perché ha creato il mio desiderio, che sta godendo dei suoi doni? No, è solo un dato di fatto, la creazione in cui ci troviamo. E il Creatore vuole, che preveniamo la creazione, che siamo d’accordo con Lui, che lo ha fatto in questo modo.

Il vantaggio di questo è grande: non siamo più dipendenti da cosa e come ha creato. Saliamo al di sopra del bene e del male, indipendentemente dall’intenzione che è collegata ad essa, – ad un altro livello sdraiato sopra di loro, all’inizio del piano della creazione che esisteva anche prima che Lui creasse, prima decidesse di aprirsi alla creazione come il Donatore, e creasse la creatura come colei che riceve. Ci sembra di ritrovarci prima di quel tempo e anche prima della sua causa. Ed è solo in questo modo che troviamo noi stessi.

E per questo la rivelazione del male deve andare più all’interno – e in profondità. Non si tratta di quanto sia terribile il mio egoismo senza il fondo e quanto è bello il desiderio di dare. Ciò che è importante – è la qualità, l’essenza: perché uno lo definisco male, e l’altro una manna? Questa scelta dovrebbe essere attuata nel proprio sentimento. Essa misura soltanto i dettagli della mia percezione “statistica,” e su di esso io apro un principio superiore, situato d’avanti alla creazione, prima di essa.

Così, il riconoscimento del male abbraccia tutta la realtà e ci eleva al di sopra di essa.
[142785]

Dalla Lezione quotidiana di Kabbalah  dell’articolo “L’Essenza della Religione ed il suo Scopo“, 03.09.2014

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Una piaga spirituale

Dr. Michael LaitmanDomanda: Ogni giorno portiamo il nostro desiderio alla lezione del mattino e soprattutto allo studio dello Zohar. Come possiamo riunirci ed innalzare la nostra domanda, la nostra richiesta al Creatore, durante la lezione, in modo da non concentrarci sul quadro descritto ma per vedere al di sopra di esso?

Risposta: Naturalmente, non ci dovremmo concentrare sulle storie descritte, ma dovremmo arrivare alla lezione con le impressioni che abbiamo raccolto durante il giorno:

• In quale misura ho fatto in modo di superare il mio attaccamento alla mia rigida percezione pensando che dono alle persone e loro donano a me;
• In quale misura ho provato a percepire il Creatore in tutto questo, e a sentire che tutto deriva da Lui;
• In quale misura ho provato a vedere solamente il lato positivo in tutto in modo da potere avanzare spiritualmente, nonostante le diverse sensazioni negative, l’impazienza, le rotture, e la rabbia;
• In quale misura ho provato a dirigere tutto verso l’importanza della connessione con il gruppo per trovare la connessione con il Creatore.

Devo portare tutte le impressioni e le esperienze che ho accumulato agli incontri con il gruppo e durante la lezione devo cercare di concentrare tutti i miei sforzi sull’unione con il Creatore attraverso gli amici, il che significa percepire il corpo spirituale che è tra di noi, tra me e gli amici.

Se non ho accumulato del potenziale negativo, non ho niente da portare alla lezione. Devo arrivare alla lezione come se andassi ad un evento speciale nel quale correggo ciò che non sono riuscito a fare da solo senza la connessione con gli amici, senza aver aperto Il Libro dello Zohar con loro, il che mi avrebbe permesso di ricevere attraverso di esso la Luce che incolla e ci salda insieme.

E’ perché ho provato a farlo senza la connessione fisica con gli amici, senza leggere lo Zohar insieme a loro, non ce l’ho fatta! O avrei potuto farcela un pochino, ma solo per imparare che mi manca ancora la loro partecipazione e così devo andare alle lezioni. Ci vado non perché sono costretto e obbligato a farlo, ma perché desidero ardentemente andarci. Mi sono preparato per questa cosa.

Potrebbe sembrare che parlo di uno stato ideale, ma è a questo che dobbiamo aspirare. Naturalmente se vado alle lezioni in questo modo, mi aspetterò molto; tremerò e avrò paura di perdere questa opportunità. Questo è ciò che dobbiamo conseguire e possiamo farlo solamente come se fosse un virus, infettandoci a vicenda. Se questo sarà lo spirito tra gli amici, un uomo vedrà come tutto funziona per lui e come riuscirà in tutto quello che farà.
[141352]

Da una conversazione ad un Pasto al Congresso di Toronto del 08.04.2014

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