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Ottenere i Nomi del Creatore


Malchut, la creazione, non potrà mai raggiungere Keter, il Creatore. Lui è rivelato alla creazione in tutte le altre sefirot, che separano il Creatore e Malchut. Come risposta Malchut acquisisce similarità con Lui nella Luce Riflessa in tutte le sefirot. Queste forme di Malchut vengono chiamate raggiungimento o nomi del Creatore.

Tutto quello che succede e tutto quello che sentiamo sono manifestazioni del Creatore che desidera mostrarsi a noi in quella forma. Intorno a me vedo la natura inanimata, natura vegetativa e animali, quelli materiali e quelli spirituali. Tutto questo sono forme della Luce, che sono rivelate in questo modo nel mio desiderio, in Malchut , queste sono le forme del Creatore in me. Queste forme possono essere un riflesso diretto in me, che non chiedono la mia similarità con Lui. Tuttavia, queste forme riflesse non sono vere, ed e per questo che il nostro mondo è cosi limitato ed immaginario.

Comunque, quando inizio a prendere forme che corrispondono a Lui, saranno chiamate come i nomi del Creatore in me, dato che saranno similari alla Sua dazione. Comunque, questa non sarà la Sua dazione, ma la mia. Se io costruisco una forma in me che è simile alla Sua dazione, e la Sua dazione si veste in essa, allora la nostra dazione unita si chiama il mio grado spirituale, la nostra adesione o il raggiungimento del Creatore.

Nel mio percorso in salita attraverso molti nomi o immagini del Creatore. Tutti i miei risultati sono nomi del Creatore.

Lezione quotidiana di Kabbalah – 14.05.2010

Preparazione alla Lezione: Shamati 66 “Il Dono della Torah”
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Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Punto 33, Lezione 3
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Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Punto 50, Lezione 23
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Che cosa viene svelato nello Zohar?

Domanda: Che cosa mi si svela quando leggo lo Zohar?

Risposta: Mi si svela ciò che accade ai gradini superiori. Così come il piccolo bimbo cresce, vede , capisce e sente il mondo. Tu osservi dal suo comportamento, dalle sue reazioni, che lui comincia a capire di più, la vita, interpreta ciò che succede , e reagisce a esso coscientemente.

Nel conseguimento spirituale, dentro di noi, all’improvviso sentimentalmente si scoprono immagini sotto forma di proiezioni delle quali Lo Zohar ci parla.

I racconti “atterrano” sul mio desiderio e si impregnano, ed io incomincio a sentire e poi anche a capire ciò di cui si parla, cosi come nell’infanzia avevo scoperto questo mondo.

Lo scoprire spirituale non è razionale ma sensoriale, attraverso i nuovi organi di senso. Questo si chiama “La Luce che ritorna alla sorgente”. Lui semplicemente mi rende capace di capirlo, ed io divento cosi.

Questo potrebbe sembrare non serio: Dove è qui la scienza? Dov’è la ragione? Dov’è l’uomo?”. Noi non facciamo altro che leggere il libro e desideriamo molto di entrare a far parte di quel quadro, quel disegno, quella realtà della quale ci parla. Queste potrebbero sembrare azioni infantili: “Io voglio!”. Ma a noi non si chiede altro, tranne che di avere questo desiderio.

Nell’Introduzione al Talmud Esser Sefirot, p.155 il Baal HaSulam scrive così: “Anche se noi leggiamo senza capire il significato, chiamiamo su di noi la Luce del gradino superiore con il nostro desiderio di capire. Così come il piccolo vuole sapere in quale tipo di mondo si tratta quello in cui si trova. Anch’io! E così si svela a me all’improvviso!

La preghiera del cuore


Lo Zohar, capitolo Shemot, punto 368: quando il Rabbi Elazar stava seduto a digiunare, stava pregando e diceva “È rivelato ed è saputo di Te, Signore mio Dio, e Dio dei miei padri, che ho sacrificato il mio grasso ed il mio sangue per Te e li ho serviti con il calore e la debolezza del mio corpo …”

C’è una grande differenza tra leggere queste parole dal libro delle preghiere, a che, dentro di me, succeda qualcosa ed esploda in un’aspirazione verso il Creatore, esprimendosi in parole.

Queste sensazioni si sono create dentro di me e diventano parole e frasi. Può anche essere che non conosca questo linguaggio … Non so come avviene, ma il risultato dei miei sforzi fa si che eguagli i miei desideri alla Luce e li unisca ad essa.

La Luce e i desideri producono questa reazione nell’anima: viene percepita nel mio cervello; questo trasmette l’indicazione agli organi delle articolazioni ed io le pronuncio, ma non so dove sono nate queste parole in me!

Tale deve essere la vera preghiera, quando tutto proviene dall’interno, dall’unione delle luci con i Kelim, dalle stesse basi profonde della creazione. Si crea gradualmente, il riempimento del desiderio con la Luce – tutta TaNTA (il Kli completo: Taamim, Nekudot, Taguin, Otiot) – fino a che essa arriva all’espressione, grazie all’apparato dell’articolazione.

È chiaro che Rabbi Elazar pronunciava questa preghiera non secondo il libro delle preghiere, ma trovandosi in questo stato di connessione con il Creatore.

Prima della distruzione del Secondo Tempio, il popolo di Israele era in connessione con il Creatore, cioè, nelle qualità di dazione ed amore. La sua preghiera era la sensazione nel suo cuore (nel suo desiderio). E’ scritto in questa maniera: “Cos’è una preghiera? È il lavoro nel cuore”;
però i Saggi della Grande Assemblea (Anshei Kneset HaGdola), sapendo che presto si sarebbe avvicinata una caduta nell’egoismo – l’occultamento del Creatore in ognuno – crearono per noi il libro delle preghiere. Questo libro narra degli stati che deve passare l’uomo.

Lo chiamarono Sidur che ci mostra l’ordine degli stati spirituali che dobbiamo passare nel nostro cuore, cioè, nel nostro desiderio;

ma siccome non lo possiamo fare durante il nostro esilio, a causa dell’assenza della connessione con la Luce (con il Creatore) perché la Forza Superiore è occulta, dobbiamo leggere meccanicamente le parole del libro delle preghiere. In qualche modo, proviamo ad immaginare cosa possano significare queste parole nella spiritualità …

Solo la Luce, durante gli studi della Kabbalah, provocherà in noi sensazioni, pensieri, sentimenti, parole e frasi della nostra preghiera, come risultato del lavoro del nostro cuore e non dell’apparato delle articolazioni.

Lezione quotidiana di Kabbalah –13.05.2010

Il Libro dello Zohar, Capitolo “VaYikra”, Punto 17, Lezione 2
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Il libro che conserva il segreto di chi sono io

Domanda: Come distinguere l’influenza che esercita in noi il libro dello Zohar rispetto ad altri libri?

Risposta: Gli altri libri agiscono in maniera più aperta ed influiscono sulle nostre sensazioni e la nostra mente materiale.

Per questo, durante la lettura, in un certo modo, possiamo immaginare come trovarsi in questo stato.

Per esempio il libro dello Shamati si dirige alle nostre sensazioni ed altri articoli di Baal HaSulam si dirigono alla nostra mente;

però, lo Zohar non si dirige alla nostra mente né alla nostra sensazione esterna e mondana. Dobbiamo rivelare in esso il senso interiore, cioè cosa questo libro ci mostra dentro la nostra anima, dentro le nostre qualità e sensazioni interne.

Prima di poterlo fare, sentirai che non ti unisci a questo libro e che esso esiste totalmente a parte te.

I libri di Kabbalah e specialmente il libro dello Zohar sono molto personali ed intimi. Quando entri in questi libri, essi ti rivelano la tua anima.

Cominci a sentire che questo libro ti conosce a fondo, più di quanto tu conosci te stesso!

Il libro ti descrive. Esso ti rivela te stesso ogni volta di più e ti spiega chi sei all’interno …

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“Verrà la madre e laverà il figlio”

Domanda: Baal HaSulam scrive che chiedeva al Creatore che gli diminuisse i gradi spirituali per poter portare alla gente la Kabbalah. Cosa significa questo?

Risposta: Per portare la Kabbalah alla gente bisogna essere proprio nel grado più alto, fin quanto possibile. Inoltre bisogna saper discendere ai gradi più bassi e poter in questo modo, trasmetterle il necessario.

Quando scelgo un professore per i miei figli, non assumo un bambino, ma un maestro qualificato e non mi importa se comincia insegnando loro l’alfabeto;

perché egli è più vicino alla fonte della Luce! Se un cabalista chiede che gli diminuiscano il suo grado spirituale, non significa che lo rifiuti! Poiché rifiutare è sinonimo di non voler dare al Creatore. Al contrario, quanto più elevata è la persona, maggiore è la sua dazione al Creatore!

Per la dazione agli inferiori, egli è disposto a creare in se stesso un addizionale Partzuf Searot (“i capelli”).

Egli stesso non discende. È simile a ciò che avviene quando un adulto gioca con un bambino: in quel momento si comporta come un bambino, ma non scende al livello del “bambino”.

Abbassando il suo grado, egli non perde nulla. Semplicemente, è più vicino agli inferiori e può stabilire un contatto con essi.

Nel Mondo Spirituale, la riduzione del livello è un’azione particolarmente difficile, perché è contraria al movimento verso il Creatore, verso l’alto;

poiché bisogna unirsi ai desideri non corretti e preferire la loro correzione agli studi del superiore.

Ciò esige di essere immerso nel sistema comune della connessione delle anime, per potere in questo modo, ricevere l’importanza della sua correzione congiunta.

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Tutto il giorno per una sola ora


Domanda: Si deve cominciare il lavoro sull’intenzione durante la lettura del libro dello Zohar molto prima della lezione, già di giorno?

Risposta: Direi che bisogna lavorare sull’intenzione tutto il tempo. Nel nostro mondo, tutto è costituito in maniera tale che siamo in contatto con il gruppo e lo studio solo durante un breve periodo di tempo.

Migliaia di persone in tutto il mondo sono presenti alla lezione insieme a noi. Molti ascoltano la lezione con la traduzione simultanea. Ci sono alcuni che capiscono anche con difficoltà la traduzione, poiché questa viene fatta nei linguaggi più comuni;

ma questo non è importante per l’avanzamento spirituale. Rispetto al libro dello Zohar tutti siamo nella stessa posizione. Arriviamo alla lezione come ad una pompa di benzina, per riempirci e vivere dopo con questa tutto il tempo restante.

Il nostro mondo è fatto a proposito in maniera tale che lavoriamo la terza parte della nostra vita, un altro terzo dormiamo ed il resto lo sprechiamo in diverse sciocchezze; e ci resta soltanto un’ora o due che rubiamo al sonno e veniamo a studiare.

Ma quando cominciamo a studiare, dobbiamo capire che tutta la nostra vita si organizza correttamente e non andare a lavorare disperatamente. Il Creatore ha organizzato questo processo specialmente per noi.

Se arrivo alla lezione anche per una sola ora, questo deve essere sufficiente per essere in connessione con la meta, le restanti 23 ore. Durante queste 23 ore, preparo i miei desideri per l’ora in cui arrivo alla lezione.

2000 anni fa viveva nel deserto di Negev un uomo che si chiamava Bar Bi Yoma (l’alunno per un giorno). Egli era un agricoltore, lavorava in campagna.

Quando aveva il riposo nei lavori stagionali e poteva lasciare la sua casa, andava a Gerusalemme. Dopo tutto il cammino, gli restava solo un giorno per lo studio della Torà. Il giorno seguente stava già correndo a casa, al suo lavoro.

In suo onore, oggi esiste il costume che tutti studino un certo giorno dell’anno. Allora i saggi dissero che il suo studio un giorno all’anno era equivalente all’apprendimento continuo durante tutto l’anno, poiché tutto l’anno il suo desiderio era in questo giorno.

Per questo, se durante le 23 ore aspettiamo questa unica ora di studio, significa che contano tutte le 24 ore del giorno.

Da questo capiamo di quante ore abbiamo bisogno per preparare il nostro desiderio per un’ora di studio.

Per questo tutto dipende dalla preparazione. Dobbiamo dedicare tutte le ore del giorno alla preparazione della lezione sullo Zohar.

Tutta la creazione è un gioco del Creatore

Domanda: Cos’è il gioco del Creatore con la persona e quale è il suo obbiettivo?

Risposta: tutta la creazione è un gioco, come è scritto. Il Creatore formò l’universo e la persona in esso affinché la persona si sviluppasse e raggiungesse la somiglianza con il Creatore attraverso la connessione corretta tra la persona e l’universo.

Questo sviluppo si chiama gioco perché, sviluppandomi, cresco e mi elevo ad un gradino più elevato dello sviluppo, e non accumulo semplicemente conoscenze. Adesso noi dobbiamo elevarci al primo gradino spirituale. Non lo vediamo. È come un gioco: non sai cosa succede, la fine del gioco è sconosciuta.

Lo stesso processo avviene nello sviluppo delle piante e degli animali. Tutto si sviluppa nella forma del gioco. Ciò significa che mi trovo in un certo gradino e non posso discernere il gradino seguente; però applico sforzi di ogni tipo per raggiungerlo.

Lo stesso avviene con i bambini che giocano tutto il tempo. A causa di questi giochi, all’improvviso diventano più intelligenti, cominciano a parlare e comprendere. Essi non studiano le lingue, né le scienze, come noi. Essi assorbono in loro il mondo circostante attraverso il desiderio di comprenderlo.

Così siamo noi rispetto al mondo materiale. Abbiamo bisogno soltanto del desiderio di sentirlo e dopo la sensazione, dobbiamo comprenderlo e percepirlo dentro.

All’improvviso il mondo spirituale si manifesta dentro e lo sento, poiché rappresentiamo il vaso della sensazione, il desiderio. La comprensione e la ragione arrivano dopo il desiderio.

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Siamo responsabili di tutto il mondo!

Domanda: Rispetto all’articolo Prefazione al libro dello Zohar di Baal HaSulam, cosa significa in pratica “valorizzare la sua parte interiore rispetto a quella esteriore”?

Risposta: Valorizzare la mia parte interiore significa rispettare la mia missione, l’obbligo di raggiungere la dazione reciproca ed unirsi “come un solo uomo con un solo cuore”. Unirsi nell’amore fraterno per scoprire il Creatore, cioè, la forza comune della dazione e dell’amore che governa in natura.

Questa deve essere la cosa più importante per l’uomo. Esiste la forza superiore della dazione. Questa forza riempie tutto, ma non la percepiamo perché la annulliamo con il nostro egoismo. La nostra intenzione corretta risiede nel fatto che la scopriamo in tutto il suo potere.

Sto facendo un calcolo: è l’unica cosa che mi importa in questa vita, per questo sono nato e vivo. Ho bisogno di riuscirci mentre vivo in questo mondo. Da questo mio lavoro dipende tutta l’umanità, perché siamo uniti tutti in una sola rete.

Baal HaSulam scrive che “l’uomo del popolo di Israele” – coloro nei quali esiste il punto nel cuore (Isra-El significa “il desiderio dell’unione con il Creatore”)-determina la direzione e lo stato di tutto il mondo, in funzione della sua direzione.

Quest’uomo non può dire: “Adesso non voglio niente, sono in una caduta, lasciatemi stare con il vostro lavoro spirituale, vado a riposare!”

Dov’è la tua responsabilità e la comprensione che dietro di te ci sono milioni e milioni di persone che dipendono da te?

Adesso tu decidi il loro destino rispetto a come avanzeranno verso la correzione: sotto i colpi o consciamente, attraverso il cammino del bene. Se dipendono da te, sono nel diritto di chiederti, con tutta severità, qual è la tua scelta: portarli dietro di te nel lato buono e nel lato cattivo?

Non hai scelta. In questo modo è costruita la rete mondiale e questo posto ti è stato dato al suo interno. Per questo tu, devi trovarti sempre nel timore superiore, ricordando che determini ciò che succederà in tutto il mondo.

Dopo scoprirai che risulta che tutte le persone sono tuoi figli, i più vicini a te; ma anche adesso, con la fede al di sopra della ragione, devi pensare così. Tutto ciò che fai, non lo fai a te, ma a tutto il mondo!

Il grado della nostra valorizzazione della spiritualità determina inequivocabilmente il destino di tutti gli altri. Tutto ciò che è importante per noi, sarà importante per tutti.

Così è organizzato tutto questo sistema, nel quale siamo connessi attraverso rigide unioni. Colui che non ha il punto nel cuore non può cambiare niente. Solo tu, chiamato “Isra-El” o “Li-rosh” (Io sono la testa), puoi farlo.

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