Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Virus dannosi

Tempo fa, un piccolo gruppo di persone, uscì dall’antica Babilonia. Essi chiamarono se stessi Isra-El, a causa della loro aspirazione “diretti al Creatore”. Poi, 2000 anni fa, questo gruppo si è frammentato e si è mescolato a tutte le altre nazioni, che una volta, anche erano Babilonesi.

Adesso, a causa della conseguente fusione reciproca, oltre 2000 anni di dati spirituali di tutti si sono mescolati. Un nuovo gruppo Isra-El (Yashar El, quelli che aspirano al Creatore) sta apparendo e sta cominciando a formarsi dalla moderna Babilonia.

Adesso, questo gruppo di persone, deve capire la condizione della garanzia mutua (Arvut) tra di loro; e se ci sono delle parti in esso che non adempiono alla mutua garanzia, esse causano un grande quantità di male alla connessione di tutti gli amici.

A causa di queste persone irresponsabili, il gruppo denominato Isra-El (che desidera raggiungere il Creatore, la somiglianza con Lui e la Sua rivelazione) non può riuscirci. Dobbiamo essere sicuri di non avere “virus” del genere in questo gruppo.
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Matematica spirituale

Domanda: Perché ci sono dodici tribu e soltanto dieci Sefirot ?

Risposta: Qualche volta, quando facciamo riferimento alle Sefirot ne contiamo dieci, in altre occasioni, quando facciamo riferimento alle fasi dell’espansione della Luce dall’Alto verso il basso diciamo che ce ne sono cinque, e quando parliamo di Zeir Anpin contiamo sei Sefirot. In verità non c’è altro che cinque fasi. Se stiamo aggiungendo qualcosa, è perché desideriamo enfatizzare che in Zeir Anpin non ci sono più di sei Sefirot e, in questo caso, invece di cinque Sefirot generali, ne contiamo dieci.

Alcune volte desideriamo mettere in rilievo che queste dieci Sefirot sono allineate con le tre linee. In questo caso, noi diciamo che ogni proprietà, fase o Sefira ha la propria relazione individuale con le altre Sefirot, d’accordo alle linee sinistra, destra e centrale. Allora, invece di dieci Sefirot, parliamo di dodici: Il nome a quattro lettere del Creatore HaVaYaH (Hochma, Bina, Zeir Anpin e Malchut) è moltiplicato per le tre linee in ognuna di esse totalizzando dodici. Questo è soltanto un metodo per mettere in rilievo una caratteristica specifica.

Alcune volte parliamo di tredici, altre di sette (Zeir Anpin e Malchut), altre volte di otto Sefirot (Zeir Anpin con il suo Malchut ed un Malchut separato) e cosi via. Uno non deve pensare che cosi facendo si possano eliminare alcune Sefirot, alcune parti del Parzuf. Usiamo diversi calcoli solamente per esprimere lo stato nel quale si trovano a passare le nostre anime: linea destra,linea sinistra, le tre linee, il piccolo stato (Kadnut), o il grande stato (Gadlut).

Per esempio, noi diciamo che nel piccolo stato ci sono solamente Galgata ve Eynaim (GE) e non AHP (Azwen, Hoten, Peh) ma semplicemente non si sta usando dato che non c’è la forza dello schermo su di esso. Tutti i titoli o nomi ci indicano solamente la forza per la quale un desiderio delle dieci Sefirot è impegnata.
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Quando il mondo è compresso in un punto

Domanda: Perché fare il confronto tra la crescita della la garanzia mutua e una stretta apertura che dobbiamo ancora trovare? Se non investo negli amici, cioè propormi di buttare giù tutte le barriere e confini e dare tutto, questo significa cercare di trovare un unico punto?

Risposta: Il passaggio tra due mondi è sempre stretto. È come un parto, come venire fuori dal grembo di una madre nel mondo. È come se andassimo attraverso una gola di disgrazie sotto la pressione della “fatica delle contrazioni.” Questo è, infatti, quel piccolo punto che dobbiamo ampliare, rendendolo un ristretto passaggio.

Inoltre, la garanzia mutua è una concentrazione estremamente potente di pensieri, desideri, passioni, intenzioni e obiettivi di una persona, quando improvvisamente, lui vede che tutti si uniscono, rivelando la sua dipendenza dal prossimo. È proprio il prossimo e non i vicini. Tutto ciò che comprime e contratta in un insieme. Questo punto rivela un’apertura nel mondo dell’infinito per noi, ma abbiamo bisogno di passare attraverso di essa tutti insieme.
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Purificare l’intenzione

Nel nostro lavoro ogni passo è calcolato dalla nostra intenzione. Ogni nuova azione richiede una nuova intenzione più acuta. Le azioni in se possono prendere delle forme diverse, ma la chiave di tutto sta nel sapere quale esito io desideri ottenere come risultato dei miei sforzi.

Qui è dove dobbiamo misurarci: Quanto m’importa della ricompensa, e di che tipo di ricompensa si tratta? Non parliamo di ricompense corporali, ma di valori più esaltanti di natura spirituale anche se possono avere vettori diversi: per il bene della ricezione o per il bene della dazione.

Se una persona chiede la ricompensa per il suo lavoro nel Kli, allora la sua intenzione mira alla ricezione. Vuole sentire, capire raggiungere, scendere e cosi via. In altre parole, non importa quale sia esattamente il mio desiderio. Se il traguardo è in relazione a me e si sta effettuando un’esaminazione nei miei desideri, allora il mio calcolo, anche se spirituale, è ancora egoistico.

Anche se io desidero arrivare all’amore fraterno, amore per gli altri ed amore per il Creatore, io ho ancora bisogno di indagare più a fondo ed esaminare come descrivo questi termini: Qual’è il loro contenuto, impurità o santità? Allora, in essenza, una persona esamina i risultati del proprio lavoro: nel proprio Kli oppure con il Creatore.

Uno potrebbe pensare: “Forse potrei mettere un lettore nel Creatore per vedere se gli piaccio o no? E dopo? Se il risultato è positivo, mi sentirò felice e con l’anima riscaldata? Oppure se il mio scopo è soltanto Lui, senza alcun contatto con me stesso?”

Tutti questi discernimenti possono essere fatti solamente se stiamo facendo un lavoro genuino, cioè rivelando il Creatore dentro il gruppo. L’amore degli amici serve come un tipo di purificatore delle intenzioni e dei desideri, con l’aiuto dei quali io vengo purificato dal calcolo egoistico ed io non sbaglio nell’esaminare chi sono io, cos’è il gruppo, e fino a che punto io sono fedele a questo e non a me stesso.

Come risultato, io realizzo che sono incapace perfino del più piccolo atto di dazione. È sotto le mie capacità. Allora, io vado verso il gruppo perché gli amici mi danno la sensazione dell’Arvut (garanzia mutua) e loro possono fornirmi la forza di dazione.

La grandezza degli amici e del gruppo mi forniscono energia, la quale continua fino ad un certo livello, finché io costruisco il mio Kli. Fatta questa correzione, io desidero usarla, ed è allora quando nel gruppo io scopro il Creatore, a cui io avevo aspirato dall’inizio. Soltanto ora, io vado verso di Lui insieme agli amici, dal nostro comune desiderio, per chiedere la forza della fede. Perciò noi raggiungiamo l’adesione a Lui.
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La formula corretta dell’esistenza

Domanda: Molte persone vedono che questo mondo scivola verso l’oscurità e vogliono salvarlo; però, le sue parole sull’amore verso il prossimo e l’unità sembrano loro irreali. Inoltre, quando lei menziona il Creatore, lo attribuiscono alla religione e non desiderano ascoltare niente sull’argomento. Allora, come spiegare?

Risposta: La Kabbalah è una scienza naturale, non una religione e può essere spiegata ad un livello che sia chiaro a qualunque persona.

Lei accetta il fatto che il mondo sia diventato integrale e globale? Percepisce che esiste una forza generale nel mondo, che lo controlla? Stiamo rivelando come tutto sia inseparabile ed interconnesso e si sviluppi secondo specifiche fasi.

Non sappiamo ciò che avverrà nel momento successivo, però tutto in natura, è assolutamente pensato e pianificato e possiamo impiegare le forze che sono connesse alla natura.

Tutta la natura è connessa ad un sistema unico, così dunque, ci uniremo e diventeremo un sistema unico. In questo modo, attrarremo l’influenza positiva della natura. Non sto parlando di qualcosa di artificiale, ma al contrario, se vogliamo usare qualsiasi forza della natura, dobbiamo avvicinarci allo stesso fenomeno, dobbiamo diventare simili e stabilire una connessione con essa. Questa regola si applica a tutto ed a qualsiasi forza della natura, includendo quella elettrostatica e quella magnetica, che possiamo sentire, così come le forze che sono occulte.

Quanto più simili siamo a queste forze, tanto più possiamo usarle e sentire la loro influenza. Se i miei pensieri sono molto simili ai tuoi, ti percepisco di più e mi sento più connesso a te. Allora ci avviciniamo, ci capiamo e ci aiutiamo.

In altre parole, dobbiamo capire quanto segue:

1. Ci troviamo all’interno della Natura e siamo parte integrante di essa, ma non siamo i suoi padroni; non ne siamo al di sopra.

2. Dobbiamo ammettere che siamo connessi e tutta la scienza moderna lo dimostra.

3. Siamo la parte più imperfetta, quella che conduce alla catastrofe, mentre il resto della natura che ci circonda è in armonia. Se lì esistono problemi è per colpa nostra.

Di conseguenza, dobbiamo trovare la formula corretta dell’esistenza. Tutti saranno d’accordo che è la formula della partecipazione mutua e dell’interconnessione, come ci obbliga il sistema integrale generale.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 24 Ottobre 2010. Matan Torà)

Ascolta l’insegnante

Domanda: Come un gruppo, che si sforza di ottenere la garanzia mutua, guarda il suo insegnante? Dopo tutto, l’insegnante è colui che ci collega con il sistema generale delle anime.

Risposta: L’insegnante è un mentore, una guida, è chiamato Rav, il che significa che dal momento che Egli è “grande”. In generale, devo guardare ciascuno degli amici come un Rav e, naturalmente, anche il Creatore è un Rav.

Lo stesso vale con un mentore. In che senso sono grandi? Se una persona non innalza l’importanza del Creatore, un amico e un mentore ai suoi occhi, allora non è possibile connettersi a loro, ricevere qualcosa da loro. Egli è in grado di inchinarsi davanti a loro, e solo un essere piccolo può imparare da uno grande.

Certo, dobbiamo percepire l’insegnante come “grande”. Se lui è più grande di me, vuol dire che tutto ciò che dice è più importante di quello che attualmente sto pensando. E’ importante che il metodo di correzione venga insegnato da un tutore che è giunto alla fine di questo percorso e parla per esperienza. Da chi altro posso imparare se voglio seguire quella stessa strada?

Questo è il motivo. Chino il capo e accetto il metodo da parte dell’insegnante, prendo il suo consiglio sopra la mia ragione. Altrimenti, sarei bloccato ed incapace di trovare la strada. Il cammino spirituale non può essere visto, e quindi bisogna affidarsi all’insegnante più che ai libri, che tutti capiscono in modo diverso, basandosi su una propria logica.

In realtà, ognuno ascolta l’insegnante in modo diverso, ma il lavoro comune del gruppo aumenta le probabilità che le parole del docente filtreranno all’interno. Non vi è alcuna garanzia per nessuno, ma è possibile. Quindi, devo annullare completamente il mio ego prima di sentire l’insegnante, altrimenti non ascolterò nulla, e non c’è nessun’altra fonte reale. La misura di cui è la sua attuazione.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 26/10/10: “Tutto Israele ha una parte nel mondo a venire”)

Unità in tutto

Il principio di amare il tuo prossimo come te stesso, sintetizza e include tutte gli altri . Noi stiamo adempiendo il principio del timore e il principio dell‘ amore attraverso l‘ unità, annullandoci davanti al gruppo, e attraverso la garanzia mutua, rilevando la Luce che riforma. La Luce ci sta portando questi stati di paura e amore.

L‘ insieme di tutto questo è chiamato “ l‘ adempiere dei 613 comandamenti“. Questo vuol dire parlare della correzione dei desideri. Ogni desiderio neutralizza il proprio egoismo e acquisisce uno schermo, l‘ intenzione della dazione.

Non riesco a vedere i gradini della scala prima del tempo. Li sto costruendo da me, attraverso l‘ auto rinuncia, che mi consente di aggrapparmi al gruppo sempre più forte. Questo è come si forma, dentro di me, il proprio kli, puntando verso l‘ unico Creatore. Questo richiama il principio “ il singolo corrisponde al singolo“.

Tutti i nostri sforzi e correzioni sono diretti a costruire quest‘ unità. Una persona discerne questo aspirando verso di esso e reprimendo tutto il resto. Con chi si dovrà unire ? Con il gruppo, che lo valuterà usando un solo criterio: lo scopo. Egli si unisce solamente a questo punto dello scopo che è presente nel gruppo e a nient’ altro che possa esistere dentro quelli intorno a sé. Egli si sta chinando davanti all ‘ unità, la sta focalizzando.

Allora, egli è singolo e si unisce al singolo gruppo, scartando qualunque altra cosa che desiderasse, per rivelare l‘ unico Creatore, che è Buono e fa Bene: la qualità della dazione. Quindi , attraverso l‘ amore per gli altri, una persona acquisisce l‘amore per il Creatore.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 28/10/2010 , “ Secondo quello che viene spiegato riguardo “Ama il tuo amico come te stesso“)

Vai nel flusso del Congresso nella giusta maniera

Domanda: 7.500 persone si uniranno al Congresso ed io voglio rivelare la connessione tra di noi. Come dovrei lavorare durante i tre giorni del Congresso?

Risposta: E’ molto semplice. Stiamo parlando di un posto che ha un grande potere nel senso spirituale. Quando arriverai lì, sentirai la grande forza della sua influenza su di te ed entrerai in questo flusso involontariamente. Non resterà niente fuori di te, perché tu sarai trascinato naturalmente all’interno dall’influenza di un così grande e potente ambiente.

Ogni persona che arriva al Congresso con una prospettiva positiva si dissolverà nell’aspirazione generale. Questa è la natura umana. Tuttavia, quanto deve lavorare una persona all’interno? Usa la mente ed i sentimenti non solo per restare aggrappato al flusso generale, che è veloce ed anche disorientante? Trae conclusioni e fa valutazioni? Aggiunge la sua ispirazione? “Rema” per conto suo oppure si abbandona del tutto al flusso?

Questo è molto importante ed al riguardo, tutto dipende dalla preparazione.
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 29.10. 2010

Rabash, Dargot HaSulam, “Klalut adam”, Articolo 750, pag. 1986
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Il Libro dello Zohar – Selezioni, Capitolo “BeShalach (Quando il Faraone Mandò),” Articolo 212 , lezione 10
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Rav Yehuda Ashlag, “Prefazione alla Saggezza della Kabbalah”,
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Rav Yehuda Ashlag, “La libertà”
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Stiamo costruendo una nuova realtà

Lo Zohar, Capitolo “Va Yechi (E Giacobbe visse)” punto 26: “E chiamò suo figlio Giuseppe” Giacobbe interrogò i propri figli e gli disse “Io vedo molti grossi problemi venire a vostri figli. È necessario trovare una più grande Rachamim (misericordia).

Tutto quello che è descritto nella Torà, Lo Zohar, e tutti i “testi sacri” (libri scritti dai Kabbalisti, quelli che raggiunsero il Mondo Superiore basandosi nella loro sensazione di quel mondo) si sviluppa solamente dentro di noi. Non esiste niente fuori di noi!

La nostra attuale realtà, tutto quello che noi sentiamo adesso ci serve solamente per tenerci svegli per poter percepire una nuova realtà, o più precisamente, per crearla dentro di noi. Non esiste il tempo ne i cambiamenti esteriori. Ci stanno soltanto svegliando con l’aiuto di stati sgradevoli per poter cambiare e vedere la vera realtà, il Mondo dell’Infinito.

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