Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Il codice dei mondi superiori

Domanda: Non capisco ancora l’ ebraico, così, cosa devo fare quando leggiamo lo Zohar? Devo guardare le lettere oppure ascoltare solo il testo?

Risposta: Tutte le lingue eccetto l’ ebraico sono destinate alla comunicazione in questo mondo. L’ ebraico, al contrario, non è una lingua parlata, ma un registro delle azioni spirituali di ZAT de Binà (le sue sette Sefirot inferiori), Zeir Anpin e Malchut sulla materia di Malchut. I simboli descrivono queste azioni spirituali.

Così, guarda il testo davanti a te come una sequenza di comandi di un programma di computer; è semplicemente un registro delle proprietà spirituali, delle forze e delle azioni che si devono realizzare dentro di te. È così che vedo l’ ebraico, non lo tratto come una lingua letterale utilizzata per far scorrere il testo soavemente come in altre lingue.

Quando non guardi in maniera usuale le lettere e le combinazioni, leggendo i testi kabbalistici, continui a vedere all’ interno della parola e del suo significato interiore. Guarda il simbolo, dato che ogni lettera è sempre un simbolo.

L’ ebraico ha tanti dati, informazioni occulte all’ interno del linguaggio che è impossibile rifletterlo in una traduzione. Dopotutto, la sequenza delle lettere del testo descrive le Sefirot, l’ordine delle azioni. Come può questo essere registrato in un’ altra lingua?

In ogni lettera bisogna vedere un simbolo di qualche proprietà spirituale o azione che la rappresenta.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 30.12.2010, “Introduzione al Libro dello Zohar, articolo Itrò”)

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Solo un Saggio può riconoscere un Saggio

Nell’ articolo “La Saggezza della Kabbalah e Filosofia“, Baal HaSulam parla di un racconto del saggio Re Salomone, che era stato ingannato, esiliato da Gerusalemme, e lasciato senza soldi e oggetti personali, andò di porta in porta nel suo regno, ma ovunque andasse, nessuno credeva fosse un re.

La domanda è: Perchè non ha notato nessuno che fosse un saggio, e perché non ha dimostrato la sua saggezza a loro? La risposta è che ci sono “tre ostacoli” nel rilevare la saggezza (della Kabbalah):

  1. Perché la Kabbalah contiene la verità, è impossibile comprendere senza aver raccolto tutte le sue parti e studiarle appieno. Senza aver raggiunto questo obiettivo, non si può scoprire la sua natura universale e integrale. Ma per raggiungere questo obiettivo, la conoscenza della sua verità autentica deve essere diffusa tra tutte le masse.
  2. Il demone Asmodeo (l’ egoista, immagine rovesciata di verità e di connessione), vestiti gli abiti di Re Salomone ne prese il suo trono. Allo stesso modo, la filosofia si è messa sul trono della Kabbalah. Di qui, la difficoltà di rivelare la verità alle masse cresce. Dopo tutto, la saggezza della Kabbalah è profonda e richiede l’ esercizio di uno sforzo, mentre la filosofia è falsa, facile da assorbire e non accetta nozioni di nessuno. Pertanto, l’egoismo, il cuore, gravita nel parere che non vi è alcuna necessità di studiare la Kabbalah e si ha abbastanza per essere soddisfatti con la filosofia.
  3. Asmodeus ha sostenuto che il Re Salomone era pazzo, proprio come la filosofia ridicolizza e tenta di sfidare la saggezza della Kabbalah.

In altre parole, il riconoscere la verità della saggezza della Kabbalah è una sfida. Quando la si vuole presentare alle masse, esse dicono che non ne hanno bisogno perché hanno tutto ciò di cui hanno bisogno. La gente pensa di essere abbastanza saggia, e tutto ciò che la Kabbalah dice, quel mondo di sopra, è una fantasia, non una verità autentica, per l’ uomo che non la vede.

Così, sembra che sia impossibile raggiungere le masse con la Kabbalah in modo da far capire loro che è giusta e che contiene la verità e una soluzione. Dopo tutto, sono in uno stato in cui non sono in grado di vedere e riconoscere che è l’ unico mezzo di salvezza.

E così, fino a quando il re Salomone non raggiunse l’ Assemblea Suprema dei Saggi (il Sinedrio), che erano Kabbalisti loro stessi, e mentre camminava in mezzo al suo popolo, come narra la favola, nessuno era riuscito a riconoscere in lui il re, il più grande e il più saggio di tutti. Dopo tutto, per capirlo, voi stessi dovete avere la stessa saggezza e consapevolezza che ha lui. E se non le si possiedono, non si capisce nulla.

I saggi della Kabbalah del Sinedrio erano gli unici che sono riusciti a scoprire l’ inganno. Ma dove li trovi oggi?
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.01.2011, “La Saggezza della Kabbalah e Filosofia”)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 17.01.2011

Dal Libro Shamati, Articolo 153: “Un pensiero è il risultato del desiderio”
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Dal Libro Shamati, Articolo 187 “La scelta del lavoro”
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 16.01.2011

Lezione da Mosca: Scritti di Rabash, Articolo 15: “La preghiera di molti”
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Combattere l’ ego con una spada di cartone

Domanda: Perché il mondo di Nekudim si è rotto?

Risposta: Il mondo di Nekudim è stato calcolato male. Si pensava che sarebbe riuscito a ricevere tutta la Luce infinita della Correzione Finale “al fine di dare,” ma non c’ è riuscito dal momento che inaspettatamente ha iniziato a sentirsi auto-gratificato. Non aveva mai realizzato che ci sono profondi desideri e, contro di loro, una tale Luce esaltata, simile ai piaceri immensi.

Rabash lo dimostra raccontando la storia di un uomo che arriva ad una festa di matrimonio pensando che possa compiacere la sposa e lo sposo celebrando e danzando insieme agli altri ospiti. Tuttavia, dopo un paio di drink, perde anche il suo senso della realtà e comincia a diventare rumoroso al tavolo. Così, egli è preso, portato a casa dalla moglie, e da allora nessuno ha voglia di invitarlo a nozze.

Ora, ha bisogno di correggere se stesso e iniziare a guardare le sue azioni: in quale forma si arriva alla festa e quanto si può bere, quale sia il giusto per onorare l’ ospite e senza passare il confine. Una storia simile è accaduta al mondo di Nekudim .

Eppure, tutto questo non è stato vano. Il mondo di Nekudim è stato rotto al fine di mostrare il creato e facendo questo viene a confronto con il Creatore. In realtà, tutto quello che è stato rivelato è che prima della frammentazione non era, per così dire, reale. Mai prima di allora la creatura è stata in grado di vedere l’ essenza del suo desiderio egoista di fronte al piacere che trasporta la Luce. E aveva sempre agito con l’ intenzione “di dare” dato dal Creatore.

Il Creatore crea una creatura nel mondo dell’ Infinito, la riempie di tutta la Luce dell’ Infinito in tutti i desideri (Kelim), e gli dà tutte le intenzioni. Poi, la creatura fa una restrizione, vuole ricevere, al fine di dare, grazie alla forza della luce presente in esso.

Questo non è difficile da capire: io sono gestito dalla Luce, e seguo i suoi ordini. Non sono atti, ma le due forze del Creatore: la volontà di ricevere e la volontà di dare. L’ appartenenza alla natura stessa della spiritualità. Gli inanimati e vegetale, animali santi e angeli, sono tutti soggetti a tale meccanismo.

La natura della creatura è rivelata per la prima volta, quando la creatura agisce in modo indipendente, che è durante la rottura dei mondi. La creatura fa calcoli basati sulla Luce che è presente in essa e ritiene di poter (come ha sempre fatto in precedenza), di ricevere tutta la Luce al fine di dare, completando così la correzione.

Tutto d’ un tratto, si scopre che tutto ciò che è stato fatto prima è stato fatto dalla forza della Luce, dalla sua forza di dazione che vi ha riempito. Non è mai stata una vostra decisione, ma vi è stata semplicemente data alla nascita. Ora, per la prima volta, la vostra stessa natura viene in superficie.

Pertanto, dopo la rottura, possiamo già parlare di una creatura che compie atti indipendenti. Raccoglie i suoi desideri vuoti per la mancanza dello schermo e dice: “E ora, lo farò io stesso e ricevere la Luce in loro, al fine di dare.” E ‘come uno sciocco, figlio criminale che, invece di una vera e propria arma ricevuta da suo padre, il re, decide di andare in guerra con lo scudo e la spada giocattolo come descrive la favola.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 12.01.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Ci vediamo a Berlino!

Domanda: Quanto è importante partecipare al prossimo Congresso Europeo di Kabbalah a Berlino?

Risposta: Spero davvero che tutti quelli che studiano con noi capiscano quanto sia vitale questo per noi e per tutta l’ umanità, specialmente nel nostro stato presente, quello in cui l’ Europa si unisca in termini spirituali.

Stiamo aspettando un picco di eventi molto difficili in Europa e penso che tutti stiano cominciando a sentirlo.

Tutte quelle dolci speranze di trovare delle soluzioni attraverso il mercato comune stanno cominciando a sparire. Dietro tutto questo, vediamo la manifestazione di un grande odio, di una separazione reciproca e la crescita del protezionismo.

Pertanto, ora è tempo di accelerare la circolazione della saggezza della Kabbalah in Europa attraverso il nostro migliore sforzo. Tutti i nostri amici che vivono lì devono vedere il loro futuro e quello di tutta l’ umanità sotto questa luce.

Al contrario, l’ Europa darà vita ad un nuovo fuoco, una volta e poi un’ altra. È lì che si sono svolte le prime due guerre mondiali e potrebbe essere la stessa cosa per la terza. Penso che la Germania, più di ogni altro paese, senta quanto reale e vicino possa essere questo timore.

Tuttavia, come ci informa la saggezza della Kabbalah, tutto dipende dall’ unità tra la gente e dal raggiungimento dell’ equilibrio con la natura. Tutto questo può essere realizzato con l’ aiuto della Forza Superiore se una persona lo desidera e si sforza di percepire questa forza. Questo è quanto la saggezza della Kabbalah ci aiuta ad ottenere.

La chiave si trova nella circolazione della Kabbalah in tutte le forme possibili affinché questa possa arrivare ad ogni persona in Europa. Noi continueremo ad adattare gli articoli ed a pubblicarli su Internet in tutte le lingue europee nella maniera più intensa. Non ci possono essere altri ritardi poiché il prossimo anno o fra due anni, sarà il punto cruciale per tutta l’umanità.

Il mondo si trova ancora di fronte a grandi prove. Al fine di superarle nella maniera corretta, affinché queste non ci lascino un abisso, ma anzi ci diano una spinta verso l’ alto, verso la meta, abbiamo bisogno di armarci della saggezza della Kabbalah. Questo dipende da te!

Speriamo che tutti i nostri studenti di tutta l’ Europa prendano parte al congresso, anche dai luoghi più remoti; speriamo di vederli tutti. Ho la speranza che la nostra voce alla fine sarà ascoltata.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 4 Gennaio 2011, “La saggezza della Kabbalah e la Filosofia”)

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Non è facile essere d’ accordo con la Luce

Domanda: Come sentiamo che la Luce sta lavorando in noi, classificando le Reshimot in noi?

Risposta: Con il fine di raggiungere uno stato nel quale la Luce seleziona le nostre Reshimot (impressioni spirituali di informazione), una persona deve essere preparata per questo. In realtà, io non discerno le mie Reshimot, la Luce lo fa. Non sono io a decidere, ma la Luce. Sono disposto ad accettare la sua decisione ed a chiedere alla Luce di farlo per me. Questo avviene come conseguenza della rottura più poderosa.

Dobbiamo soffrire la frammentazione al fine di arrivare ad essere d’accordo con tutto quello che il Superiore discerne in noi per il nostro bene.
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(Dalla 2° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 19.12.2010, Talmud Eser Sefirot)

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Il gruppo è il luogo dove ci incontriamo

Domanda: Se si va avanti solo in virtù dell’ ambiente, poi, quando verrà la scelta della nostra volontà altruistica, Lishma?

Risposta: Dobbiamo raggiungere la perfezione, e ciò contiene due parametri:

  1. Da un lato, io sono indipendente e pari al Creatore in ogni modo.
  2. Dall’ altra parte, io sono simile a lui in ogni modo. In tal caso, io sono indipendente e perfetto.

Si scopre che l’ indipendenza e la perfezione devono unirsi e portarmi allo stato finale. Ma come possono l’indipendenza e l’ equivalenza esistere insieme? Come posso raggiungere la perfezione, elevando entrambe queste qualità, che sono di fronte l’una dall’altra?

Per permettere questo, il Creatore ha dovuto aggiungere un terzo fattore ai due già esistenti (Lui e me). Questo terzo fattore sarà il luogo del nostro incontro, il luogo della rivelazione. E’ lì dove rivelerò la mia indipendenza e il Creatore opposto a me.

E’ necessario creare un “territorio” dove saremo in grado di essere partner, opposti ma uguali e uniti. Questo territorio è chiamato la somma delle anime, la Shechina, Malchut. Dopo la rottura, noi come il Creatore siamo al di fuori dei confini della somma delle anime, e ora dobbiamo incontrarci lì. Facciamo questo per il grado, siamo nella condizione di partecipare a questo processo e rivelarci l’ un l’ altro.

Ecco perché la creazione era frantumata. Si è rotta in molte parti diverse, che sono il grado dell’ indipendenza della creazione, cioè la separazione e il distacco dal Creatore.

Dobbiamo usare questa situazione, che è il motivo per il quale Baal HaSulam scrive che dobbiamo mantenere l’ unicità di ogni persona. Dopo tutto, nessuno sarà il doppione di qualcun altro. Ogni persona deve essere autonoma e speciale.

Ma d’ altra parte, dobbiamo dare ad ogni persona la possibilità di essere aiutato a raggiungere l’ equivalenza della forma con il Creatore. Per mezzo della propria unicità, avendo una combinazione inimitabile di qualità e desideri, ogni persona li sviluppa in modo da indirizzarli verso la dazione. È così che egli raggiunge l’ equivalenza con il Creatore.

Questa somiglianza si realizza per mezzo dell’ unione con gli altri. Perché non è fatto attraverso l’ unione con il Creatore? Il fine è di preservare l’ indipendenza. Quando si lavora davanti al Creatore, una persona si annulla, mentre in relazione al gruppo, può giocare un ruolo decisivo, simile al Creatore.

Il luogo del nostro incontro è il territorio del gruppo, che è stato creato artificialmente e diviso in parti. Arriviamo lì attraverso la linea mediana e l’ unione. Lì dobbiamo realizzare il Zivug di HaVaYaH ed Elokim, l’ unità di giudizio e di misericordia.

Tuttavia, se una persona non pensa a questi tre elementi: lui e il Creatore, nell’ unità del gruppo, egli immagina in modo errato la realizzazione dell’ obiettivo della creazione che lo attende.

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 12.01.2011 , Scritti di Rabash)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 14.01.2011

Rav Yehuda Ashlag, Introduzione alla Saggezza della Kabbalah
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Rav Yehuda Ashlag, Art. “La Libertà”
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Uno, nel quale si uniscono mente e cuore

Esiste un alto principio, che è il Creatore – Uno, Unico e Unitario

Una unica forza superiore ha edificato tutta la creazione – essa esisteva già da prima, esiste insieme alla creazione ed esisterà dopo di essa, ossia esiste in tutte le condizioni.

Noi possiamo definirla secondo diversi punti di vista, a secondo l’ approccio, il che denuncia la nostra imperfezione, e perciò la definiamo come Una, Unica, Unitaria.

Ma tutte queste diverse definizioni della forza superiore, del Creatore, esistono solamente in relazione a noi stessi.

Uno – significa che non c’ è stata nessun’ altra forza che abbia partecipato alla creazione. Com’è detto: “Nessuno oltre a Lui”.

Unico – significa che Egli si unisce a tutte queste sue azioni e non ha alcun’ altro proposito.

Unitario – significa che, anche se queste azioni ci sembrano non collegate, e talvolta addirittura contraddittorie, questo è solamente perché noi stessi ci veniamo a trovare in posizioni diverse e contraddittorie rispetto alla Sua situazione. Per questo motivo ci sembra così. “Ognuno giudica secondo la propria corruzione”. Tuttavia, a seconda di quanto ci stiamo correggendo, tutte queste differenti condizioni e caratteristiche, che si differenziano in tutti i sensi, poco alla volta si riuniranno in una sola nozione.

Uno” – significa perfezione. Infatti se sono due, risulta che in qualche cosa si differenziano, che a uno mancano delle qualità che l’ altro possiede. In due si completano l’ un l’ altro.

Se non fossero due, ma un milione, allora ognuno sarebbe molto più lacunoso. In ognuno ci sarebbe solamente una milionesima parte di perfezione, e ne mancherebbero le altre 999.999

Se noi diciamo che non ce n’ è più di uno, allora significa che in Lui c’ è tutto!

Ma a me non pare che in Lui ci sia tutto, perché ci sono io opposto a Lui. Allora significa che il problema è in me, non in Lui.

Se Lui è uno e tutto è in Lui, allora non è importante come io Lo percepisco: come buono e cattivo, luce e tenebra, freddo e caldo, io devo capire che in Lui non ci sono tutte queste differenti caratteristiche. In Lui non c’ è né bontà né odio. Queste differenze esistono solo nelle mie sensazioni.

Se io dico che il Creatore è buono, – anche questo non fa parte della definizione: “Uno“. Uno significa che in esso non c’ è niente! Né di male, né di bene.

In questo modo io lo giudico per via delle Sue diverse manifestazioni che riguardano me. Ma Lui stesso, l’ Uno, è qualcosa di assolutamente astratto, che prescinde anche dal bene. E anche questa è solo una mia personale sensazione.

Questo concetto di “Uno“, con la sua perfezione di percezione e di comprensione ispira l’uomo. In questo Uno – e il cuore, e la mente si uniscono.
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(Dalla lezione sull’ articolo “Il carattere della scienza della Kabbalah” 13.01.2011)

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