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Lezione quotidiana di Kabbalah – 17.07.2011

Scritti di Rabash, Dargot HaSulam, Articolo 824 “Internalità ed Esternalità”
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Il Libro dello Zohar, Trumà (Donazione), “Le Lettere”, Punto 608, Lezione 25
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TES, Parte 1, Tabella di Risposte per Argomento, Punto 75, Lezione 40
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KFS, Prefazione alla Saggezza della Kabbalah, Pagina 578, Punto 26, Lezione 19
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KFS, “L’ Arvut (La Garanzia Mutua)” Pagina 251, Lezione 3
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Riparare la “materia” della tua anima

Domanda: La rivelazione del male è sufficiente per avanzare?

Risposta: La rivelazione del male è uno strumento potente per avanzare poiché è la scoperta di un desiderio non corretto. Se lo correggeremo, avanzeremo. Questa è la ragione per cui è impossibile farlo senza la rivelazione del male.

Per esempio, saliamo in macchina e cerchiamo di raggiungere un certo posto. All’improvviso vediamo che la chiave non entra nel quadro. Iniziamo ad aggiustare la chiave. La aggiustiamo, la inseriamo nel quadro, ma non gira. Dobbiamo aggiustare la serratura.

Aggiustiamo la serratura, giriamo la chiave – la macchina non parte. Scopriamo che i fili non sono collegati con il motorino di avviamento. Dobbiamo collegare i fili. I fili sono a posto. Perché non parte? Manca la batteria.

E si va avanti un passo alla volta fino a quando tutta la macchina è a posto. Ma ogni volta scopriamo cos’è che manca, finché le riparazioni non sono finte e non abbiamo dato l’ultima passata di vernice lucidante. Allora ci sediamo e guidiamo. La macchina non si muoverà fino ad allora.

Domanda: Cosa significa correggere ogni componente?

Risposta: Correggere significa che comprendiamo perché abbiamo bisogno di quel componente, come si connette alle altre parti, che cos’ha di rovinato e come deve essere la sua forma corretta. Ogni componente è una parte del nostro cuore, e della nostra anima. “L’avviamento” e “la chiave”, “i fili” e “la batteria”, fino all’ultimo elemento, tutte queste cose rappresentano i nostri desideri interiori, la “materia” della nostra anima.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, gli Scritti del Rabash)

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Definire i termini è la chiave per lo studio della Kabbalah

Alla fine della “Introduzione allo Studio delle dieci Sefirot”, punto 156, Baal HaSulam scrive che adottare le definizioni è di primaria importanza nello studio della Kabbalah. Devono essere a nostra disposizione, piazzati nelle nostre menti come in uno scaffale di libri in modo che io possa prendere il termine giusto anche senza pensare come io deva comprendere, sentire e immaginare il significato nascosto dietro ogni parola nel testo.

Altrimenti confonderò me stesso e genererò in me un’impressione e percezione sbagliate che non corrispondono alla verità. Questa è una chiave per lo studio della saggezza della Kabbalah. Se non decifri correttamente ciò che è scritto, ti confonderai completamente.

Non stiamo studiando con lo scopo di sapere quanti angeli siano in cielo e quali siano i loro nomi, e non stiamo memorizzando quali oggetti spirituali (Parzufim) esistono da qualche parte la fuori. Dobbiamo apprendere che tutto quello che è stato scritto è all’interno di noi, all’interno della nostra anima e che ancora non abbiamo rivelato.

Lasciamo che questo sistema spirituale sia ancora occulto per noi, ma all’interno di noi e non fuori da qualche parte. Non stiamo parlando sugli angeli in cielo, ma sulle forze interiori dell’uomo. Tutto è all’interno dell’uomo, e non esiste nient’altro oltre lui. Ci sembra che esistono altre persone intorno a noi, ma in realtà, sono tutte parti di me. È per questo motivo che la frase “ama il tuo prossimo come te stesso” sembra di parlare di un’altra persona finché arrivi a comprendere che si tratta di te, te stesso, e tutto appartiene a te.

I termini Kabbalistici devono sapersi a memoria, il che significa che devi essere attaccato al loro significato spirituale vero e non di immaginarlo nella tua attuale percezione. Quando mi trovo con parole come “sole”, “luna”, “su”, “giù”, “entrare” e “uscire” della Luce, tutti i termini più tecnici, e perfino quelli che sono scarsamente relativi a questo mondo, io devo ancora controllare me stesso per sapere se sto rimanendo nelle giuste definizioni. Questo eliminerà il 99% di confusione e sbagli.

Inoltre, non avrò bisogno di lunghe spiegazioni se io adotto le giuste definizioni. È per questo che è cosi importante studiare le appendici di ogni capitolo di Lo Studio delle Dieci Sefirot: “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”. Questo è perfino più importante che studiare il testo principale del libro.

Anche se ancora non riusciamo a ricordare tutte queste definizioni, a comprenderle o a sentirle, per lo meno dobbiamo vedere come queste definizioni spirituali differiscono da quelle dentro di noi perché generalmente abbiamo già un certo disegno materiale su ognuna di queste parole e concetti.
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(Dalla terza parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Il mondo non vede la soluzione

Domanda: Nonostante la mia intenzione sia egoista, se inizio a pensare per il bene degli altri e il benessere del mondo, questo può già considerarsi un’azione?

Risposta: Senz’altro. Per caso credi che donare il pane ai poveri sia in realtà un’azione? Questo causerà solamente l’esistenza di più persone povere in questo mondo.

La tua azione è quella di attrarre la Luce. Questo  e nient’altro ti riporta alla Fonte. Allora, su quale altra cosa dobbiamo pensare? Soprattutto in tempi in cui il mondo si trova con problemi e pericoli. Abbiamo bisogno soltanto della Luce. La mancanza della Luce è il motivo delle guerre, crisi, catastrofi e altri problemi.

Precisamente la mancanza di buone azioni della Luce evoca problemi nelle quattro fasi dello sviluppo – inanimato, vegetale, animato e umano. Il male che incontriamo è la mancanza della Luce.

Le punizioni non vengono dall’alto. Se devo ottenere una determinata ricompensa, la rivelazione del Creatore, similitudine e adesione a Lui ed io non lo faccio, allora io sperimento la rottura che questo crea come punizione o mancanza di benevolenza. Viceversa, raggiungendo questo, io sentirò una ricompensa.

Quindi, io sento punizione e ricompensa negli stessi desideri. Se io ho corretto e riempito il mio desiderio, questa è una ricompensa, ma se io non riesco a correggerlo e a riempirlo, allora è una punizione. Non ci sono penalità dall’alto. Io non ricevo una briciola oltre a quello che infliggo a me stesso. Io stesso creo la mia punizione.

Perciò, abbiamo solamente un compito – attrarre la Luce. Specialmente oggigiorno, considerando tutto quello che sta succedendo e accumulandosi nel mondo. Non ci sono altri mezzi.

Sono costantemente in contatto con persone che “sanno”, leggo tutti i tipi di articoli, visito diversi siti nella rete e seguo i giornali, ma non vedo offrire delle soluzioni da nessuna parte. Non possono offrire niente e non vogliono nemmeno pensarci perché non hanno la minima connessione con la correzione.

Proprio ieri parlavo di questo con un famoso scrittore e lui non diceva nulla – evitava di rispondere. Questo indica la mancanza di sensibilità, la mancanza di comprensione delle correzioni.

“Il mondo è tondo e dobbiamo unirci” dico io alle persone. “Giusto, ci stiamo muovendo in quella direzione” rispondono. Non si rendono conto di andare nella direzione opposta. Dopo tutto, alla fine, tutte le persone stanno rafforzando le proprie linee e movimenti. Non c’è nessuno con cui parlare.

Quindi, dobbiamo creare le condizioni con i nostri mezzi per far emergere una forza positiva. Soltanto allora le nostre onde si propagheranno attraverso tutto il mondo.

Nient’altro sarà d’aiuto. Noi non dipendiamo dagli altri, ma dobbiamo aiutarli per far sì che più tardi le persone possano cogliere queste onde, comprendere il loro messaggio e sentire che provengono da noi.

I materiali devono essere divulgati prima del tempo, ma nell’ essenza, la fonte di quelle onde è in noi. Perciò, la cosa più importante è quella di unirci, fonderci uno nell’altro sempre di più.

Io nutro grandi speranze nei prossimi congressi. Sono il mezzo con il quale noi dobbiamo portare nella vita unità, consolidamento, e mutuo interesse per il mondo e per la nostra correzione, che aiuterà il mondo.

È arrivato il tempo per la rivelazione del Creatore nelle creature. Questo mezzo è semplice e nelle nostre mani. Tutto quello che dobbiamo fare è di usarlo. Chiediamo al mondo di svegliarsi, ma, ci stiamo svegliando noi stessi?
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2011, “Pace nel mondo”)

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Una questione di proporzioni

Domanda: La vita nel nostro mondo si manifesta come un malanno senza fine, con poche pause per dare ad un uomo il tempo di rimettersi in piedi dopo un colpo, solo per poi riceverne un altro. Questa è la storia dell’umanità e la vita di ogni singola persona. Che genere di progresso è questo e dove sono i doni che il Creatore dona alla creazione?

Risposta: Immaginiamo che io sia una galassia lontanissima e che guardi alle infinite distanze dello spazio, cercando qualcosa in questo infinito. Accelero alla velocità della luce e, lentamente, attraversando miliardi di anni luce, mi avvicino alla nostra galassia, al nostro sistema solare, e alla nostra terra. Atterro sulla superficie della terra, e qui scopro gli uomini.

E’ difficile immaginare un raffronto in base al quale paragonare queste differenti proporzioni. Allo stesso modo, noi non comprendiamo in che genere di sistema ci troviamo. Sappiamo come effettuare le misurazioni e fare le ricerche in base ai nostri parametri e secondo le nostre proporzioni. Consideriamo il peso in base a quanto possiamo sollevare, la distanza in base a quanto riusciamo a vedere lontano, il bene ed il male – ciò che è bene e ciò che è male per noi. Tutto il nostro quadro di riferimento è un minuscolo frammento rispetto all’intera sovrastruttura e le nostre distinzioni sono poca cosa.

Però, ora noi stiamo parlando del sistema spirituale nel quale il nostro intero universo è impercettibilmente piccolo. Stiamo parlando di meccanismi che sono enormi a causa delle loro caratteristiche qualitative. Paragonato ad essi, tutto il nostro mondo si trova in una sola unica qualità – un piccolo desiderio egoistico che è tenuto in vita da una piccola scintilla di Luce. La materia di questo desiderio è creata come “qualcosa dal niente” attraverso la Luce che si è aperta una strada in essa, delineando un’esatta proiezione della creazione spirituale.

Ed ora, da questo stato, speculiamo sulla sofferenza di tutta l’umanità. Esatto, è così che ci sentiamo. Ogni uomo nega le cose in base alla propria imperfezione e giudica in base a quello che i suoi occhi vedono. Ma cosa si può fare? Questo è il modo in cui dobbiamo avanzare, ed in questo preciso momento non siamo in grado di percepire niente di più. C’è una tela gigantesca davanti a noi, ma non riusciamo a distinguerla.

Siamo soltanto in grado di comprendere leggermente il semplice fatto che c’è una mancanza di desiderio, ed una mancanza di vaso. Le domande dilagano: “Può il Creatore che non cambia cambiare? Può Egli creare una pietra che non può sollevare? Perché all’inizio ci ha fatti così imperfetti?” Ma tutti questi enigmi sono inutili.

Dobbiamo capire un principio basilare dalle nostre vite: dobbiamo attraversare degli stati opposti. Soltanto da questi opposti, riconoscendo il vantaggio della Luce dall’oscurità, formiamo il vaso per delle sensazioni più elevate. Quando acquisisco il vaso che è pronto per questo, il mondo si spalancherà davanti a me. Niente si nasconderà ai miei occhi dietro ad un muro di pietra. Devo semplicemente costruire il vaso dentro di me per vedere la realtà.

Questo sviluppo è necessario ed il Creatore non può realizzarlo prima del tempo. Perché? Per adesso, io non so il perché. Posso fare delle congetture, ma non arriverò a niente. Ignorerò ogni cosa, dicendo, “Non ci credo! Egli potrebbe farlo!” E non c’è niente altro davanti ai nostri occhi.

C’è però una regola: Il vantaggio della Luce si ottiene dall’oscurità. Ogni cosa viene valutata solamente dal suo opposto. Questa è la ragione per cui dobbiamo attraversare queste fasi passo per passo, formando i vasi che rivelano la realtà in cui ci troviamo.

Noi siamo nel mondo dell’Infinito, ma non ce ne rendiamo conto. Così sviluppiamo i nostri vasi. Ci è stata data l’opportunità di svilupparli o, detta in modo diverso, di correggerli. Ci sono stati dati di proposito dei desideri imperfetti che sono opposti a quelli corretti. A che scopo? Per farci crescere e riunirli, per comprendere e rivelare il mondo.

Non c’è altra strada da prendere. Ed inseguito giustificheremo la creazione. Il lungo processo, che dura parecchie migliaia di anni nel corso dei quali soffriamo, è la verità in base al nostro riferimento. Tuttavia, nella realtà non ci rendiamo conto in quale genere di proporzioni ci troviamo. Oltre a questo minuscolo “spazio”, c’è un mondo intero là fuori che non abbiamo mai visto. Siamo come dei vermi che vivono nei ravanelli – questo è l’esempio che fa Baal HaSulam.

Domanda: Ma perché si parla a questo verme di Colui che dona e del Suo amore?

Risposta: Per farlo aspirare a tutto questo, per fargli comprendere che c’è uno scopo per il quale vale la pena cercare di uscire dal ravanello. Inoltre, non si arriva soltanto a comprendere tutto questo, ma si ricevono anche i mezzi per farlo. Noi tutti siamo come i vermi dentro i ravanelli, ma se ognuno di noi iniziasse a spingere gli altri verso l’esterno, ce la faremmo ad uscire fuori.

Perciò, c’è una soluzione. Fintanto che ci sentiremo sazi di questo mondo, nessuno ci offrirà una spinta. Ma adesso ci stiamo trovando in un nuovo sistema globale e ci è stata data la soluzione.

(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 23.06.2011, “Matan Torà [Il Dono della Torà]”)

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Cos’è un desiderio brillante, fine?

Baal HaSulam, Lo Studio delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: articolo 15. Cos’è Zakh. Bechina Alef (la prima fase) del desiderio di ricevere si definisce come più brillante (Zakh) delle tre Bechinot (fasi) che la seguono.

“Fine” e “ruvido” si definiscono in relazione al desiderio di ricevere. Nella fase radice, Keter, non c’è assolutamente spessore (Aviut) del desiderio di ricevere, ma viene solamente dato il desiderio di dare, inculcato dal Creatore in ogni creatura. Pertanto, la prima fase (Alef) è l’inizio della creatura, del suo desiderio di ricevere ed è più brillante e più fine delle altre tre fasi che seguono.

Questo è dovuto al fatto che ancora non ha sperimentato molte impressioni dell’influenza del Creatore, della Luce, che la rende più brillante. La Luce non l’ha ancora sviluppato ad una profondità di desiderio adeguato al suo uso. È ancora l’inizio, l’embrione del desiderio ed in questo senso, è il più vicino alla Luce.

Non ha ancora nessun’azione indipendente, né una sua reazione. Tuttavia, quando comincia a reagire alla fine della prima fase, provoca l’apparizione della seconda fase, Bet.
[46417]

(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

L’inizio della nascita

Io penso che i giorni di Pesach siano andati veramente bene per noi. Essenzialmente abbiamo rivelato un momento molto importante nello sviluppo spirituale di una persona, che segna l’inizio della sua vita spirituale, l’inizio dell’uscita dall’esilio spirituale. Il “posto” dell’unità del gruppo, gli amici, è stato scoperto in ognuno di noi.

Questa sensazione di un unico posto spirituale ha bisogno di espandersi. Questa è la nuova realtà. Quando una persona non abbandona l’interesse per questo “posto”, riesce a progredire velocemente verso la sua realizzazione. Alla fine diventerà il posto della rivelazione del Creatore e si svilupperà più tardi al punto della completa adesione del essere creato con il Creatore: il mondo dell’infinito.
[41531]

(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011, Svelando una parte, coprendone due)

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La preghiera delle diciotto Sefirot

La vera preghiera è “la preghiera delle diciotto benedizioni”. Si tratta delle nove Sefirot della Luce Diretta e delle nove Sefirot della Luce che viene Riflessa non in Malchut, che è il desiderio di ricevere piacere, ma in Yesod, che è al di sopra del desiderio egoistico. In altre parole, prevede l’intenzione di utilizzare Malchut per donare. Da qui derivano 18 tipi di relazione che abbiamo con il Creatore: nove dalla Luce Diretta e nove dalla Luce Riflessa..

Usare Yesod al posto di Malchut, significa agire dal lato della “misericordia” poiché stiamo cercando di trovare la proprietà della dazione, ci stiamo sforzando di diventare uguali alle “prime nove Sefirot” (Tet Rishonot), che discendono dal Creatore all’essere creato, Malchut, la 10.a Sefira. Ed il nostro unico desiderio è di rivelare queste nove Sefirot, le proprietà del Creatore, vale a dire, farle nostre, assorbirle, e diventare uguali ad esse nelle nostre nove Sefirot della Luce Riflessa.

Perciò, una vera preghiera si forma dentro di noi. Infatti, a causa del mio desiderio di diventare uguale alle prime nove Sefirot, mi impegno nelle nove Sefirot della Luce Riflessa e chiedo di utilizzarle affinché Malchut diventi totalmente uguale alle nove proprietà del Creatore che entra in essa. Dunque, le mie nove Sefirot della Luce Riflessa diventano il vaso (Kli) che accetta le nove Sefirot della Luce Diretta, ed io ricevo la Luce nella mia preghiera immediatamente.

Se sapessimo pregare così, allora impiegheremmo la Luce superiore nel modo giusto, cercando di capire come fare per ricevere la misericordia e la forza della dazione da essa e, da qui in poi, rivestiremmo la preghiera della nostra Luce Riflessa che sale dal basso verso l’alto. Dunque, la preghiera sarà un atto che contiene assolutamente tutto in sé, che rivela le prime nove Sefirot in Malchut; esse si percepiranno come le nove proprietà superiori in essa e come l’ascesa della Luce Riflessa da Malchut che sale dal basso verso l’alto, diventando “il rivestimento” per la Luce Diretta, mentre viene calcolata e ricevuta dalla Luce Riflessa. Tutto questo si compie attraverso la preghiera delle “diciotto benedizioni”. Dunque, “la preghiera delle 18 Sefirot” è la preghiera base nel lavoro spirituale.

Se “l’ascesa dei mondi” avviene durante il lavoro spirituale, negli stati come lo “Shabbat” (il Sabato), una “festività” speciale, allora si presenta come “la preghiera delle 18 Sefirot” che viene modificata perché una Luce più potente scende dall’Alto e fa sì che il lavoro al di sotto di essa, nella nove Sefirot della Luce Riflessa, cambi per contenere tutta la Luce ci arriva durante le feste. Questo è il modo in cui organizziamo il nostro lavoro spirituale.

Questa è la ragione per cui è scritto che “tutto è fatto con il potere della preghiera” e “ContemplateLo giorno e notte”, poiché la preghiera è un atto che contiene tutte le fasi che costruiscono il Partzuf spirituale: l’ingresso della Luce superiore, seguita dal calcolo nella testa del Partzuf, la sua interazione attraverso il contatto la Luce (Zivug de Hakaa Be Rosh), e l’espansione della Luce verso il basso. Tutto questo riguarda l’intero processo che il Partzuf affronta nel suo sviluppo: concepimento, nutrimento, maturità (Ibur, Yenika, Mochin). Tutto questo è contenuto nella preghiera delle 18 Sefirot: le nove Sefirot della Luce Diretta che si rivestono delle nove Sefirot della Luce Riflessa.

E tutto questo avviene mentre mantengo l’intenzione di essere trasformato invece che tentare di modificare la Luce superiore, che si trova in assoluta immobilità e brilla sempre al suo massimo splendore e al massimo della sua potenza nella testa (Rosh) di ogni livello spirituale. Un uomo, che è solamente al principio del suo lavoro spirituale, deve prendersi del tempo per esaminare il proprio atteggiamento rispetto alla forza superiore che è non si modifica. Questa forza colma l’intera creazione e non cambia.

Infatti, colui che è superiore è totalmente aperto verso di noi ed irradia tutta la sua Luce, mentre i cambiamenti avvengono solamente in colui che riceve. Perciò, la mia preghiera non è una supplica rivolta a colui che è superiore perché cambi, ma è invece la ricerca dentro di me dei desideri giusti che mi permetteranno di connettermi con la forza superiore e, piano piano, nutrire me stesso nel cammino che mi porta ad essere identico a Lui.

(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 09.05.2011, Shamati #113)

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