Pubblicato nella 'Lezione quotidiana di Kabbalah' Categoria

Lezione quotidiana di Kabbalah – 24.04.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, Dargot HaSulam (I gradini della Scala), Articolo 21
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Zohar per Tutti, Il Nuovo Zohar, Parashat Bereshit (Porzione Genesi), Punto 24, Lezione 5
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 3, Parte 10, Punto 16, Lezione 36
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “La Garanzia Mutua”, Lezione 3
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Lezione quotidiana di Kabbalah – 23.04.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, Shlavey HaSulam, Articolo 2 “Riguardo l’ Amore degli Amici
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Zohar per Tutti, Il Nuovo Zohar, Parashat Bereshit, Punto 17, Lezione 4
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 3, Parte 10, Punto 14, Lezione 35
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “La Garanzia Mutua
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Una vecchia trappola sui percorsi da fare

Domanda: Il 15 aprile, Israele festeggia il Giorno della Memoria per onorare i soldati caduti e le vittime del terrorismo. Come può una persona affrontare il dolore di una perdita? E, in generale, come si rapporta la scienza della Kabbalah ad un argomento così doloroso?

Risposta: Ho avuto di fronte questa inevitabile questione, che in sostanza è il tentativo di trovare il colpevole. “Chi deve essere incolpato per la mia sensazione di sofferenza?”- chiede una madre inconsolabile, ed insieme a lei, in un modo o nell’altro, tutti gli altri lo chiedono. In conclusione, questa domanda ci porta inequivocabilmente a chi è che può fare la differenza.

Ci sono dei momenti quando quello che succede non può essere cambiato. Per esempio, la natura inanimata, vegetativa ed animata obbedisce alle leggi del proprio sviluppo. Fino a quando un uomo non si è separato dal legame con le scimmie e a partire dal tempo di Adamo non ha avuto la possibilità di determinare i suoi stati in qualcosa, si è sviluppato attraverso una sequenza continua di tribolazioni: i nostri progenitori erano mangiati dagli animali, uccisi dalle malattie, dai disastri naturali, ecc.

In generale, possiamo solamente fare riferimento alla legge generale dell’universo, che indica cosa sta succedendo, come richiesto dallo sviluppo graduale. Si dice: “Non mostrare ad uno sciocco un lavoro fatto a metà”. Anche noi passiamo attraverso questo processo.

Tuttavia, quando abbiamo l’opportunità di determinare i nostri stati nel bene o nel male, è allora necessario comprendere cosa sta succedendo. Ora, in aggiunta al “rullo dello sviluppo” messo in moto dalla Natura, l’uomo ha una specie di aggiunta.

Per esempio, guido una macchina che non è completamente a posto per affrontare una strada dissestata. Una gomma è a terra; i freni funzionano appena; in breve, sono nei pasticci.

E così è anche nella vita: parte dei nostri problemi sono causati dalla natura che ha preparato per noi questo percorso e l’altra parte dipende da noi. Questa è la parte di cui solitamente parliamo. Infatti, niente può essere fatto con la natura; essa guida la creazione dal suo stato primitivo ed egoistico verso quello finale, che è altruistico. E’ una forza potente ed irresistibile che spinge tutto in avanti. E, inoltre, ad ogni stato, l’essere creato ha l’opportunità di facilitare il proprio sviluppo, comprendendo che è inevitabile e desiderabile. L’essere creato è capace di guardare al futuro nel suo stato finale e vedere che non c’è alternativa, che ne vale la pena.

Ci comportiamo nello stesso modo quando facciamo un qualunque duro lavoro. Per esempio, essendomi iscritto all’università, mi sono “procurato” del duro lavoro da fare tutti i giorni per quattro o sei anni, sapendo che non ci sono alternative. Inoltre, continuerò a studiare anche in seguito perché non voglio rimanere un ingegnere per tutta la mia vita. Sebbene, lungo la strada, incontrerò delle cose che non mi piaceranno e soffrirò per gli ostacoli che non dipendono da me, che si tratti degli esami o dei compiti che mi sembrano senza senso e che odio, guarderò avanti e capirò che devo passare attraverso tutto questo.

Infatti, tutti gli intelligentoni sopra di me hanno deciso che ho bisogno di tutto questo, se non altro per allargare i miei orizzonti in modo da non avere delle vedute ristrette.

Nella Kabbalah, sappiamo che parliamo di un programma completo e perfetto, che prevede tutte le sfumature. Ci vengono mandati i passi necessari e li compiamo nella via di “mezzo”, senza una serie infinita di terribili sofferenze, e senza passare per una “valle incantata”, sopra la quale suonano le melodie delle sfere celesti.

Non possiamo percorrere il cammino più facile e più corto; però, naturalmente, non siamo interessati al cammino della sofferenza con i suoi incubi ad ogni angolo. Dunque, in qualche modo ci costruiamo la nostra strada nel mezzo, in base a quanto viene detto nella Torà. Ovviamente, a causa della nostra natura, dobbiamo stare in equilibrio tra due forze – negativa e positiva – combinando le proprietà del “giudizio” e della “misericordia”, avendo il timore e, nello stesso tempo, valorizzando ciò che riceviamo.

E, ripeto, ci sono periodi di sviluppo differenti. Talvolta, abbiamo l’opportunità di farcela nel cammino piacevole dell’unione, raggiungendo facilmente e comodamente un risultato intermedio. Ma succede anche che ci troviamo davanti delle difficoltà insormontabili; non riusciamo ad unirci, e allora quello che succede succede. Questo vale per tutte le guerre che abbiamo combattuto dal momento della rinascita dello stato di Israele e anche prima, compreso l’Olocausto.

E, naturalmente, tutto questo lo avremmo potuto correggere ed evitare in anticipo ma, sfortunatamente, non abbiamo realizzato le correzioni. Non solo Baal HaSulam ma anche altri Kabbalisti ne scrivono e ne fanno cenno, ma in un certo senso preferiscono non addentrarsi in questo argomento. Infatti, cosa possono dire agli uomini? Questo argomento è così doloroso che delle spiegazioni dirette non farebbero che provocare del rifiuto. Un uomo dovrebbe giungere da solo alla conclusione che tutto dipende da noi. Degli studi corretti sono necessari, basati sulle scoperte che saranno fatte dallo studente e non dall’insegnante…
[105061]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.04.2013 “La Nazione di Israele” (Il giorno dell’indipendenza in Israele)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 22.04.2013

Scritti di Rabash, Dargot HaSulam (I gradini della Scala), Articolo 821
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Zohar per Tutti, Il Nuovo Zohar, Parashat Bereshit (Porzione Genesi), Punto 17, Lezione 3
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 3, Parte 10, Punto 14, Lezione 34
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “La Garanzia Mutua
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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La scelta tra il calcolo dell’asino e il calcolo dell’uomo

Dobbiamo accettare tutti gli eventi con pazienza e vederli in due modi, dal punto di vista del giudizio e della misericordia, allo scopo di distinguere con precisione tra ciò che influenza il mio “asino” (la mia sostanza egoistica) e ciò che potrebbe influenzare l’umano che c’è in me. Allora sentirò una rottura dentro di me e nella misura in cui ciò sarà possibile, aderirò all’umano che c’è in me.

Se improvvisamente scoprissi di essere stato dalla parte dell’asino per un po’ di tempo, avrò bisogno di essere riconoscente di questo invece che sentirmene rincresciuto. Infatti, è il Creatore che ha predisposto tutto senza che me accorgessi e così mi sono ritrovato ad essermi rivestito del mio “asino” ed in questo modo, di nuovo, ingloberò i desideri dell’asino e scoprirò che ancora ero ritornato ai calcoli dell’asino. Da qui, mi devo elevare ai calcoli dell’umano e sforzarmi sempre di più per restarci aggrappato con l’aiuto del gruppo.

Se mi dimentico del gruppo e non ho alcun posto da cui attingere il suo materiale e i suoi pensieri al fine di attaccare e sviluppare la parte umana che c’è in me, il Creatore mi getta di nuovo sul mio asino. Da qui gradualmente costruisco l’umano che c’è in me con l’aiuto di queste due fonti: il gruppo e l’asino.

Quando improvvisamente ci ritroviamo di sotto, dentro il nostro desiderio di ricevere, e di nuovo facciamo dei materiali calcoli pragmatici come se non ci fosse alcun Creatore e uno scopo superiore, come se non ci fosse alcun cammino spirituale, ma solo la nostra vita ordinaria, non ce ne dobbiamo dispiacere. Un uomo si dovrebbe dispiacere solamente un pochino del fatto che il Creatore lo ha gettato in un “luogo di lerciume”, nell’ego puzzolente, e la cosa principale è trarre le conclusioni, per separarsi da questa discesa ed iniziare a paragonare gli stati per comprenderli e percepirli meglio.

In questo modo, questi concetti entrano ancora più profondamente nella mente e nelle sensazioni di una persona che compie lo sforzo di analizzarli dentro di sé. Di conseguenza questa persona costruisce un sistema per controllare se stesso e i suoi stati, e da qui avanza.
[104133]

(Dalla 3.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 03.04.2013, TES)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 21.04.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, “ L’ Uomo nel suo complesso”
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Zohar per Tutti, Il Nuovo Zohar, Parashat Bereshit, Punto 2, Lezione 2
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 3, Parte 10, Lezione 33
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Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar”, Lezione
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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Il male dell’Ego ai raggi X dell’Odio

Esaminiamo l’amore rispetto all’odio che si risveglia in un uomo verso la fonte del male: se egli è capace di amare la fonte della sua sofferenza nonostante abbia delle sensazioni negative. In questo modo, egli si deve isolare dal male, dal luogo in cui egli percepisce la sofferenza, come se non fosse la sua natura.

Si tratta di un punto molto delicato. Nella natura egoistica ordinaria io odio colui che mi procura della sofferenza, la fonte del male. E’ come se delle volte confortassimo un bambino che si fa del male picchiandosi la testa contro il tavolo, dicendogli di colpire il tavolo. E’ una risposta naturale, istintiva dell’animale.

Ma il lavoro spirituale è stato previsto per la correzione dell’uomo, e tutte le correzioni sono possibili solamente se sento che qualcuno mi fa stare male e mi rendo conto che ciò che mi arriva è solamente amore e bene. Quindi, tutti i segni di sofferenza mi dovrebbero fare concentrare non sulla fonte di queste sensazioni negative ma sulla fonte del male dentro di me, nel luogo in cui percepisco questo male, sulla mia inclinazione al male. E’ qui che sento la sofferenza, i cattivi rapporti, e questo è ciò che devo staccare da me stesso, per realizzare il Masach (schermo), la restrizione, in modo che alla fine il male si trasformerà nella sua forma opposta.

E’ come se ci fosse un tavolo davanti a me con un pasto di cinque portate e ogni piatto fosse terribile, puzzasse, e sembrasse marcio. Non è che il cibo è soltanto un po’ salato o troppo piccante, ma che è proprio velenoso. Io, invece, devo correggere i miei vasi della percezione in modo da riuscire ad amare questo cibo, il che all’inizio sembrava impossibile. Nella stessa maniera, anche noi raggiungiamo l’amore in cima alla correzione dei nostri vasi nei quali sentiamo l’odio.
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(Dalla Preparazione alla Lezione quotidiana di Kabbalah del 03.04.2013)

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“Uno dovrebbe sempre vendere le travi della sua casa”

Uno dovrebbe vendere sempre le travi della sua casa e mettere le scarpe ai piedi” (Shabbat, 129).

Domanda: In senso spirituale, che cosa significa “vendere le travi della sua casa”?

Risposta: “Le travi della sua casa” sono tutti i pensieri, i desideri, e tutto il mio atteggiamento verso la vita, che mi obbligano a preoccuparmi di me e mi impediscono di unirmi agli amici. Per costruire un’immagine generale, un unico sistema, devo vendere questa “casa” che mi è tanto cara.

Ma neppure questo basta. Devo comprare delle scarpe da mettere ai piedi, il che significa che ho bisogno di una forza difensiva che mi tiene nei suoi settori. Non è sufficiente annullare la mia opinione e abbassare la testa davanti al gruppo, che è chiamato “vendere le travi della sua casa.” Ho anche bisogno di ricevere le forze che mi permettono di restare attaccato agli amici al di sopra di tutti i pensieri che sono evocati in me.

Questo significa che non è sufficiente annullare me stesso, ma che ho bisogno di una forza supplementare che mi leghi al gruppo. Questo è chiamato un “patto” o “scarpe ai suoi piedi (raglan),” in modo da non “spiare” (in ebraico, meragel, ha la stessa radice della parola piedi) a beneficio del mio ego.
[104554]

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.04.2013, Scritti di Rabash)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 19.04.2013

Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, Shlavey HaSulam, Articolo 68 “Connessione dell’ Uomo con le Sefirot”
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Zohar per Tutti, Parashat “Ki Tetze”, Lezione 9
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Scritti di Baal HaSulam, TES, Volume 1, Parte 1, Lezione 10
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Il Libro dello Zohar, Brani Selezionati
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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “La Pace”, Lezione 11
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Preparazione alla Lezione
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Scritti di Baal HaSulam, Introduzione al Pri Chaham “Al HaTorah
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Scritti di Baal HaSulam, “Introduzione alla Saggezza della Kabbalah
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Non siate schiavi degli schiavi, ma siate servitori del Creatore!

Rabash, “Dargot HaSulam,” Articolo 932, “Il Primo Cambiamento”: Tutti i cambiamenti incominciano solamente dopo che l’uomo merita di lasciare le acquisizioni che ha per se stesso. E prima di allora, egli è del tutto immerso nel suo desiderio per il piacere, e questo desiderio lo domina. Perciò, nessun cambiamento può realizzarsi da lui, tutto arriva solamente dal suo ego. Un cambiamento può arrivare solamente attraverso la forza di un’altra natura, che un uomo ancora non ha. Per questa ragione, tutti i cambiamenti iniziano dopo che un uomo ha abbandonato il suo ego, il desiderio di ricevere per se stesso, vale a dire, dopo che ha lasciato l’Egitto.

E questa è l’idea secondo la quale è proibito insegnare la Torà a coloro che adorano gli idoli.

Colui che serve gli altri dei è un uomo che ancora non ha un contatto con il Creatore, che non è uscito dall’Egitto. Questo è il nome di un livello spirituale, quindi, un uomo comune di questo mondo non deve essere chiamato in questo modo. Coloro che adorano gli idoli sono uomini come noi che sono attirati verso il Creatore, ma che ancora riconoscono una particolare importanza ai valori materiali, alla ricezione per loro stessi.

Per questa ragione sono chiamati AKUMA (un acronimo che sta per “Servitori delle stelle e delle costellazioni,” e anche intorno a (Akum), “indiretto”). Vedete che essi non puntano “diritti al Creatore” (Yashar-Kel), come Israele, invece essi adorano le stesse ed il destino il che, vale a dire, essi sono dominati da varie forze e valori egoistici.

E’ proibito insegnare la Torà a coloro che adorano gli idoli. “Proibito” significa impossibile. Sappiamo cha la Torà è la Luce, l’intero sistema superiore, tutti i mondi spirituali, i rapporti tra un uomo ed il Creatore. E’ impossibile insegnare tutto questo a colui che adora gli idoli, che si trova in una ricettività egoistica e che non ha alcuna connessione con il sistema della dazione.

E, a dire il vero, quando un uomo è in Egitto, il che, vale a dire, si trova nella ricettività egoistica, egli non può essere uno Yehudi, (dalla parola “Yichud” – unità, cioè unire se stesso a tutta la creazione e al Creatore), perché egli è schiavo del Faraone, il re dell’Egitto. L’uomo è schiavo del suo ego, il re del mondo materiale.

E quando egli è schiavo del Faraone, egli non può essere un servitore del Creatore. O è il Faraone oppure è il Creatore, perché tutto dipende dall’intenzione, con cosa l’uomo identifica se stesso e cosa egli vuole servire: il vantaggio personale o la dazione.

“E questa è l’idea, ‘Perché i figli di Israele sono miei’ essi sono i miei servitori,” dice il Creatore, “e non siate schiavi degli schiavi.” Vedete,che anche il Faraone è un servitore del Creatore, egli è un angelo, egli è il sistema che realizza il pensiero della creazione con spinta compulsiva, senza alcuna libera scelta. Il Faraone è un angelo; lo vedete da ciò che è scritto: “Io ho creato l’inclinazione negativa”. L’intera creazione, tutto l’ego si trovano nelle mani del Creatore. E se un uomo serve nel nome del Faraone, egli è chiamato lo “schiavo degli schiavi”, perché egli serve lo schiavo e non il Maestro.

Quando un uomo serve se stesso, egli non può essere un servitore del Creatore, perché è impossibile servire due re allo stesso tempo. E solamente dopo che l’uomo lascia l’Egitto – dopo che ha ricevuto una sufficiente Luce che Corregge, elevandosi al di sopra del proprio desiderio per il piacere—che deriva dalla ricezione per se stesso, allora egli può essere un servitore del Creatore. Ma per rimanere un servitore del Creatore, egli deve scegliere di esserlo sempre: in ogni singolo momento, in ogni desiderio. E allora egli sarà pronto per meritare la Torà. Ciò che segue da qui è che il primo cambiamento sarà la separazione dall’Egitto.

La Torà inizia con l’uscita dall’Egitto  in avanti; perciò, dopo di questo si ha la dazione della Torà. La Torà comprende tutta la Luce dell’Infinito, tutta la Luce superiore, che colma i mondi superiori ed è destinata alla graduale correzione del desiderio di ricevere della creatura fino a quando non raggiunge l’equivalenza della forma con il Creatore.
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(Dalla preparazione della Lezione quotidiana di Kabbalah del 31.03.2013)

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