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Nove fasi del cammino verso l’unità, Punto 1

Al fine di capire meglio il processo relativo all’ educazione di una persona, abbiamo deciso di presentare le nove fasi che gli uomini in generale attraversano con l’analogia della radice presente nelle nove fasi di coloro che studiano la saggezza della Kabbalah.

Prendere confidenza con il Concetto del Sostegno Reciproco

Il sentimento del sostegno reciproco appare quando un uomo percepisce il gruppo e non se stesso, quando il concetto di gruppo gli appare grande e lo domina, sostituendo la percezione dell’io. Questo è esattamente il modo in cui la percezione dell’io scompare e compare il concetto del gruppo. Tutto questo non indebolisce l’uomo perché il sentimento del sostegno reciproco è più forte ed è effettivamente al di sopra di noi.

Questa sensazione è conseguita attraverso l’aiuto reciproco, attraverso la dazione reciproca di tutti verso ogni amico. Tutti si vogliono identificare con il gruppo, farne parte, abbracciarlo, ed esserne incorporati, essere come un solo uomo con un solo cuore ed una sola mente. Tutti sentono di essersi dissolti tra gli amici senza lasciare traccia. Tutti vogliono immergersi nel gruppo. E tutti si aiutano in questo.

Ognuno di noi si rivolge a tutti gli amici ed insieme parliamo di una cosa sola: di come connetterci. Come immaginare la connessione reciproca positiva tra di noi, nel modo in cui esisteva prima della frantumazione del vaso: un solo vaso, un solo desiderio, un solo pensiero, una sola intenzione, un solo sentimento, in cui ognuno percepisce gli altri come se si fosse una cosa sola.

Non dovremmo chiarire gli aspetti negativi perché vogliamo costruire quelli positivi, l’Arca di Noè. Vogliamo elevarci da questo mondo, allora perché dovremmo penetrarlo ancora più in profondità e immergerci dentro?! Noi vogliamo solamente il bene. Il Creatore porta un uomo verso il destino buono e dice: “Prendilo”. A cosa ci serve il destino cattivo?! E’ bene che non sappiamo quanto siamo opposti rispetto agli altri. Ci dobbiamo unire per entrare nella spiritualità. Ci uniamo ed è tutto qua, punto.

Raggiungiamo uno stato, come è detto: “come un solo uomo con un solo cuore”, “tutto Israele è fatto di amici”. Allora completeremo quest’ azione. Quindi, la prima fase è la fase del sostegno reciproco: diventiamo una cosa sola.

Ad una prima occhiata non resta niente da fare in seguito, ma è chiaro che parliamo solamente del sostegno reciproco secondo il principio de “la fine di un’azione sta nel pensiero iniziale”. La strada davanti a noi potrebbe essere lunga perché ci dobbiamo dare delle basi. E’ grazie a questa auto-costruzione che arriviamo a conoscere il Creatore.
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Il Libro dello Zohar – è questo il nostro albero della vita

“Lo Zohar doveva essere nascosto nel futuro … sino a quando l’ultima generazione arriverà alla fine dei giorni, quando allora sarà rivelato.” – Rabbi Isaiah HaLevi Horowitz, Il Santo Shlah.

Molti Kabalisti hanno parlato dell’annullamento del divieto di studiare la saggezza della Kabbalah: il grande Kabalista di epoca medievale, Avraham Azulai ed anche lo stesso Ari e tutti i Kabbalisti collegati a lui come il Ramak, il Ramchal, Rabbi Hayim Vital. L’Ari è stato il Kabbalista che ha fatto una breccia nell’intero processo dell’esilio e che lo portato alla sua fine. E da lui in avanti è iniziata l’era del Messiah.

Ma questo doveva essere un periodo completo che si sarebbe sviluppato gradualmente secondo i livelli 0-1-2-3 e che ai nostri giorni sta già entrando nell’ultimo livello 4, che appartiene all’era del Messiah. Quindi l’intero mondo sta cadendo, mentre la Kabbalah sta iniziando ad essere rivelata sempre di più.

Sino ai tempi dell’Ari, il Libro dello Zohar era nascosto. Era stato rivelato un poco da Rabbi Moshe de Leon, ma solo attraverso l’Ari abbiamo meritato di vedere quel che vi è scritto. E quindi contiamo i giorni dell’Era del Messiah dai tempi dell’Ari in poi.

“Messiah” significa che attraverso il nostro lavoro di attirare (Limshoh) la Luce che Riforma possiamo fare un “Itaruta de Letata” (risveglio dal basso), esprimendo il nostro desiderio che ci innalzerà sopra tutti i livelli e che attirerà la Luce verso di noi che correggierà le relazioni tra di noi. Allora sentiremo che non siamo più in questo mondo, invece siamo veramente entrati in un mondo più alto. Tutto questo viene chiarito attraverso la connessione tra di noi. Se la connessione è integrata, trasformando nel modo corretto, allora concordemente inizieremo a sentire noi stessi nel mondo superiore e ci innalzeremo sempre più in alto attraverso i 125 livelli.

 “E visto che nel futuro Israel assaggierà l’Albero della Vita, che è questo Libro dello Zohar, essi lascieranno l’esilio con misericordia” Il Libro dello Zohar, “Naso”, sezione 90.

Se siamo seriamente e diligentemente coinvolti con il Libro dello Zohar, allora sicuramente lascieremo l’esilio in misericordia- E se no, allora succederà come è scritto:”Piazzerò un Re come Haman ed egli contro la tua volontà ti riporterà a riformarti”. In altre parole, abbiamo la possibilità di uscire dall’esilio in un modo buono, secondo la Torà, attraverso la Luce che riforma, che è unicamente concepita per la correzzione dell’inclinazione malvagia-. Se sappiamo come essere coinvolti con il Libro dello Zohar nel modo corretto, allora richiameremo la Luce che Riforma su di noi stessi e lascieremo l’esilio, ovvero l’odio senza causa e il sentimento temporaneo dell’esistenza miserevole di questo mondo. Tutto sarà cambiato secondo la connessione tra di noi.

Possiamo fare lo stesso cambiamento secondo la via della sofferenza, che è veramente una via molto lunga e difficile. Ma attraverso la Luce che noi richiamiamo possiamo avanzare su un cammino molto facile e piacevole.
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(Dalla Lezione 1 della Settimana Mondiale dello Zohar “Congresso Mondiale dello Zohar ,” Giorno 1 4.02.2014)

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Nove passi verso la scoperta della Spiritualità

Il nostro obbiettivo è di raggiungere l’equivalenza e l’armonia con la Luce, in altre parole, raggiungere la completezza delle correzioni, nell’eterno amore e nell’eterna dazione. Questo stato richiede la nostra presa di coscienza e la sensazione di tutte le caratteristiche e l’elevazione verso le stesse. Caratteristiche che servono per comprendere cosa ci manca per assomigliare alla Luce, quali cambiamenti interiori dobbiamo affrontare.

Vale a dire, tutto il nostro lavoro serve per capire cosa sto percependo adesso e cosa percepirei nello stato corretto. In ogni stato devo reagire come la Luce.

In ogni momento della mia vita, devo aspirare ardentemente all’equilibrio con la Luce, cioè, all’equivalenza con essa. Per riuscirci, prima di tutto, è necessario essere consapevoli delle qualità della Luce. Tuttavia, nel frattempo, siamo in una condizione di occultamento e non percepiremo la Luce fintanto che non avremo raggiunto l’equivalenza della forma con essa, e come posso assomigliare alla Luce se non la percepisco?

Qui troviamo una condizione che è stata creata specificamente per noi, al quale salva: questo mondo. E’ una meraviglia che non esiste in nessuno degli altri mondi. Qui, in questo mondo, anche se sono completamente devastato, se sono dalla parte opposta rispetto alla Luce, nonostante tutto questo, ho la possibilità di scoprire i desideri che, come me, stanno cercando l’equivalenza con la Luce. Come me, essi ricevono questa aspirazione dell’Alto, questa goccia di seme, questo “punto nel cuore” senza il quale questa aspirazione non sarebbe risvegliata.

Da questo punto, possiamo già iniziare con delle azioni uguali alla Luce. Cioè, quando interagiamo tra di noi, possiamo fare di noi stessi un esempio di ciò che è chiamata l’azione della Luce: dazione, amore, aiuto reciproco, cooperazione reciproca, e risveglio. Abbiamo l’opportunità di fare queste azioni che la Luce fa con noi per scaldarci a vicenda un po’, per agitare, nel senso per sollevare in ogni amico il desiderio e l’invidia.

Invece della Luce, del Creatore, abbiamo il gruppo. Il Creatore porta una persona verso la buona fortuna e dice “Prendila!”. In altre parole, Egli lo porta ad un laboratorio, lo mette nel modello attraverso il quale possiamo avanzare con l’aiuto degli amici nonostante il nostro stato distrutto, e rovinato. Il Creatore ti porta da loro, e adesso tu incominci ad agire!

Tutto il resto dipende da te, dal modo in cui farai il lavoro e ti relazionerai al gruppo come fa il Creatore che dona a te. Quando inizierai il dialogo, il lavoro reciproco con il gruppo, ti sarà chiaro in che modo il gruppo ti influenza e tu influenzi il gruppo. Allora, sarà possibile elevarsi insieme.

Quindi, dobbiamo raggiungere uno stato che è chiamato Arvut (sostegno reciproco) che rende obbligatorio l’aiuto reciproco e l’influenza reciproca di ognuno per ogni membro del gruppo. Ci presentiamo davanti agli amici come la dazione della Luce, del Creatore su di loro, e gli amici devono comportarsi verso di noi come creature che vogliono correggersi ed assomigliare alla Luce.

In altre parole, ognuno vuole identificarsi con il gruppo, per essere connesso ed aderire ad esso, per diventare un solo uomo con un solo cuore, e una sola mente. Tutto qua, io mi devo amalgamare assolutamente con gli amici in modo che non resti nulla di me. Mi voglio immergere nel gruppo. Questo è ciò che ognuno deve fare, ed in questo modo, tutti aiutano tutti.

In conseguenza di questo, dopo l’ultima goccia di sforzo, diventiamo veramente un solo uomo con un solo cuore. Questa goccia è come l’ultimo morso che diamo al pasto, e dopo arriva la sazietà, e noi sentiamo di esserci riempiti. In questo modo, completiamo in pieno HaVaYaH, le dieci Sefirot. Vedete, solamente l’ultima fase, Malchut de Malchut, sente, capisce, e sa con chi ha a che fare, perché e come si deve comportare, come è costruita, come è fatto il Creatore, e cosa deve essere fatto in risposta se si ottiene tutto da Lui: sia la Luce che il desiderio.

Quindi Arvut è la prima fase —la connessione in un solo insieme—e sembra che non ci sia niente di più da fare. Tuttavia, nel frattempo capiamo che queste sono solo parole, come è detto “la fine dell’azione, sta nell’inizio del pensiero”. Nei pensieri, vogliamo già raggiungere il risultato finale, ma si deve attraversare un cammino che può essere lungo. Vedete, io devo costruire me stesso, e solo allora riconoscerò il Creatore.

Tutto è creato dall’Alto in una forma perfetta, ma la creatura deve conseguire questa perfezione, essere consapevole del Creatore, essere come Lui, comprenderLo nella Sua totale profondità, ed assomigliarGli in tutte le sue azione. Vedete, se lo stato della creatura è inferiore alla completa equivalenza con il Creatore, non è considerato che il Creatore sia stato di beneficio alla creatura.

Noi dobbiamo attraversare tutte queste fasi, e fintanto che non abbiamo terminato la fase precedente, non possiamo passare alla fase successiva. Perciò, dal principio, noi stiamo parlando di Arvut, di conseguire l’equivalenza della forma con il Creatore, dell’armonia con la natura: copulazione, abbracciarsi, baciarsi, tutte le espressioni di equivalenza con il Creatore, e nonostante tutto questo, ci sono ancora tutte le parole, ed ora iniziamo a costruire questo stato; cioè, entriamo nel secondo stato e oltre. Nel complesso, è possibile scoprire le nove fasi verso la scoperta spirituale.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.01.2014, Lezione sull’argomento: “Preparazione per il Congresso”)

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Educazione Integrale delle Masse

Siamo stati scelti, nel senso che abbiamo ricevuto dall’Alto il desiderio che ci chiama ad imparare, anelito per la connessione con il Creatore e la rivelazione del Creatore, che deve avvenire per tutta l’umanità.

Già si avvicina il bisogno per lo stato successivo; la natura sospinge tutta l’umanità in avanti. Però le persone non hanno e non avranno i suoi desideri. Migliaia o pochi milioni si uniranno a noi, ma è una frazione minuta dell’umanità intera. Non ci saranno altri.

La testa è sempre così: è piccola, come un microprocessore in un computer, ma definisce e decide tutto. Le parti rimanenti rendono conto a questa micro parte.

Quindi noi siamo questo “frammento”. Dobbiamo connetterci al resto dell’umanità, cominciare a lavorare con la gente, capirli, unirci a loro, trovare il vocabolario adeguato, creare un dizionario appropriato, immagini varie, esempi, e sviluppare i workshops adatti, etc.

Insegniamo ai piccoli bambini tutto ciò che hanno gli adulti, solo su un livello basso di semplici esempi, azioni semplici. Per consentire alle persone di sentire il loro livello prossimo auspicabile, la loro connessione, dobbiamo incoraggiarle costantemente, attirarle con qualcosa.

Noi stessi sperimenteremo discese e salite, e in accordo a questo, abbiamo bisogno di rafforzarci.

Gli altri non passano attraverso questo. Costantemente devono essere attratti, abbracciati, riscaldati, e serviti. Dobbiamo spiegare loro il metodo nella misura in cui hanno bisogno di capirlo in modo da essere connessi a noi e salire con noi. Noi li prendiamo come giovani bambini di strada, li facciamo sedere e li guidiamo. Il bambino è accanto a te, o anche sul tuo grembo, o ti sta correndo accanto sotto la tua supervisione perché lui non conosce la via e non deve neanche saperla. Si consiglia di non chiedere nulla alla gente, tranne una cosa: “Se siete con noi, tutto andrà bene”.

Questa dovrebbe essere la nostra via d’uscita per le masse. Senza di esse, dopo la creazione del nostro Kli collettivo non possiamo avanzare verso l’alto. Raggiungiamo il livello minimo ma non oltre. Infatti, abbiamo ricevuto un risveglio allo scopo di “tirare” l’umanità con noi. Dobbiamo trattarla con molta serietà. Potremo salire solo a seconda del nostro successo con un’audience ampia. Se non ci riusciamo, tutto ciò servirà come zavorra per noi, non permettendoci di salire.
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Congresso Educazione Integrale, Workshop 2: il gruppo ci fornisce i mezzi che ci permettono di anelare costantemente ai sentimenti giusti che tutta la mia vita, i mei pensieri e i miei sentimenti, tutti provengono dal Creatore, e che è organizzato in questo modo affinché tramite la connessione, ci rivolgeremo a Lui.

In generale, il mondo è diviso in due parti.

  • Le persone che hanno ricevuto un risveglio dall’Alto, dal Creatore, in modo che possono avanzare a Lui. Il Creatore porta queste persone al gruppo, “mette la mano di una persona sulla buona sorte e dice, ‘Prendilo’. Poi sta a quella persona se scegliere o meno, il che significa essere incorporato nel gruppo, per diventare parte della corrente generale contro il suo ego o meno. Questa è la nostra scelta.
  • Il resto dell’umanità vive individualmente, ogni persona per il momento sola, in un moto Browniano a caso. L’ego si sviluppa in umanità, ovviamente, ma gradualmente, e non in un flusso di gruppo.

Le persone che fluiscono insieme con il gruppo sono necessarie a rafforzarlo e costruirlo consapevolmente. La cosa principale è di capire che nel momento che diventano parte di uno dei nostri gruppi o il gruppo generale, non hanno più nulla di privato o individuale. Ogni cosa che succede a loro è soltanto il risultato di un essere in un movimento comune con noi. Ora tutto ciò che ricevono è tramite il centro del gruppo e non importa se consciamente o no. Poi si diffonde a tutti e ognuno riceve secondo gli sforzi che deve fare nel flusso comune verso la connessione, verso il centro.

E lo stesso quando si tratta del nostro movimento verso il Creatore. Tutto quello che vogliamo mettere a fuoco su di Lui, o dire a Lui, o chiedere da Lui, per evocare la Sua dazione su di noi, l’influenza della Luce che Circonda, e così via, può anche venire solo attraverso il centro del gruppo. Per noi significa che il centro del gruppo è molto importante, come un punto dal quale possiamo far salire il nostro appello al Creatore e mediante questo, come attraverso un cordone ombelicale, riceviamo tutto e diamo tutto.

Immaginiamo il nostro cordone ombelicale attraverso il quale riceviamo e diamo tutto. Soltanto tramite questo cordone siamo connessi alla fonte della vita. Immaginiamo di essere un embrione nell’utero, e che tramite questa corda, tramite il centro del gruppo, riceviamo la nostra vita, tutta la forza spirituale, tutto quello che c’è.

Quando troviamo la connessione al cordone ombelicale, cominciamo a capire in quale modo tutto era costruito, e come effettivamente tutto discende a noi dalla Provvidenza superiore. Il nostro mondo è soltanto il mondo dei risultati, e pertanto nulla è mai nato da esso. Cominciamo a capire come possiamo influenzare la Provvidenza superiore ed evocare la miglior salita.

Così raggiungiamo uno sviluppo consapevole perché troviamo la connessione con la nostra fonte, e cominciamo a connetterci fra noi, ad attirare tutto da Lui e a rispondere ad esso correttamente. Sebbene, “non c’è nessun altro tranne Lui” il Creatore è alla fine una semplice fonte passiva. Tutto ciò che accade è solo attraverso la nostra dazione, secondo la nostra richiesta.

Allora come possiamo dare alla fonte tramite il cordone ombelicale? Attraverso il centro del gruppo, certamente, altrimenti non ci sarebbe contatto con esso. Scopriamo come salire al di sopra delle nostre mancanze, e connetterci in modo da ricevere la risposta dall’Alto, sentendo la cooperazione fra noi e il Creatore attraverso il tubo, attraverso la linea. Studiamo riguardo la linea in Kabbalah che va come un tubo dal mondo dell’Ein Sof (Infinito) fino al nostro mondo.

Noi serviamo come livello superiore per il pubblico e dobbiamo usare questo tubo in modo che la gente sarà nutrita da noi e gradualmente sarà tirata su. Ci sembra di sentiamo il punto di contatto con la Luce, con il Creatore, con il livello superiore, ma per qualche motivo non abbiamo davvero fretta di scoprirlo e usarlo in modo da cominciare a passare l’energia positiva dall’alto verso di noi e l’energia negativa dal basso in su.

La crisi che si sviluppa intorno a noi è per aiutarci con esso. Eventualmente, se non ci svegliamo in tempo, ci raggiungerà non solo spiritualmente, ma anche in senso corporeo ordinario. Dopo tutto, la crisi è destinata solo a svegliarci ad una connessione veloce con la forza immensa, con l’abbondanza, con la Luce superiore che include tutto, in modo da trasmetterla attraverso noi al mondo esteriore.

Se non faremo in tempo il mondo non ci tratterà dolcemente. Questo si riferisce specificamente a noi e alla saggezza della Kabbalah visto che siamo quelli che devono svolgere la correzione. Se faremo tutto in tempo, non vedremo proprio una crisi e non sentiremo nulla di negativo. Potremmo prendere misure preventive costanti.

Però, siamo in ritardo. Al momento siamo un po’ in ritardo. Spero che sia sufficiente, e che più tardi cominceremo a capire la responsabilità che abbiamo verso il mondo e capiremo che la crisi è una mancanza della forza superiore che deve essere trasmessa al mondo attraverso noi.

Come ci organizziamo il più rapidamente possibile in modo da prendere contatto con il Creatore, con il mondo esterno, per essere i conduttori della Luce superiore, dell’abbondanza? Dopo tutto per ogni aspetto della crisi questa è la soluzione. Dobbiamo sentire che siamo i conduttori che collegano il mondo superiore, con il mondo inferiore; questo è ciò che dobbiamo fare.

E’ detto: “Il superiore imparerà dal basso.” Dobbiamo capire meglio come dobbiamo rivolgerci al Creatore, sulla base della nostra divulgazione integrale ed educazione integrale a trasformare il pubblico. E’ proprio come quando siamo diventati genitori e abbiamo finalmente cominciato ad apprezzare il modo in cui i nostri genitori ci hanno trattato.

Quando cominciamo a legare le mancanze che vengono evocate nel pubblico con la soluzione globale integrale, con l’ascesa spirituale che il Creatore si aspetta che facciamo, è come includere le due estremità:

  • Su un lato, le masse con i loro apparentemente semplici bisogni quotidiani.
  • Sull’altro lato, il valore superiore che il Creatore ha messo davanti a noi, la connessione e il raggiungimento del sistema unico che include tutto nel quale Lui è rivelato come la forza rianimatrice.

Nel complesso questo è il modo in cui ci sviluppiamo, grazie al fatto che siamo tra l’incudine e il martello. Su un lato c’è il pubblico, le masse, e sull’altro il Creatore. Dobbiamo bilanciare le azioni del Creatore che ci spinge a connetterci, azioni che scendono dall’alto e sono soddisfatte nelle masse sotto forma di semplici problemi e bisogni umani, e alziamo la miseria e i problemi semplici attraverso di noi ad un livello più alto di connessione con il Creatore, sopra il tempo e lo spazio, sopra tutto ciò che è già in noi, allo spazio spirituale.

La nostra unicità è questa, come cominciamo a connettere i due mondi in noi per legarli a noi. Questa e la qualità speciale del gruppo che esegue questo lavoro, connettersi, includersi e legare i due mondi opposti al suo interno. Essendo una parte integrale, includiamo tutta l’umanità e abbassiamo il Creatore dall’Alto in esso. Così, attenuiamo la sensazione che c’è fra i due sistemi apposti di creazione. Questa è la nostra unicità e il nostro adempimento finale.

L’obiettivo finale dell’essere creato è effettivamente soddisfatto all’interno del gruppo, che significa nella connessione di umanità, cominciando dal centro, da noi, e diffondendo in cerchi più ampi. Stiamo già tirando coloro che sono dietro di noi, li invitiamo ad unirsi a noi, senza tirarli al nostro livello ma semplicemente agendo secondo il loro livello di desiderio e comprensione della crisi come un’aspirazione alla connessione.

Sentiamo che la crisi attuale è spirituale, mentre loro la sentono sul livello corporeo. Tuttora, nel complesso, la soluzione è una ed è quella di raggiungere un’equivalenza di forma con il Creatore e di sapere come essere in contatto con Lui affinché Egli si connetterà con noi secondo la condizione dell’equivalenza della forma. Questo è il metodo.
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(Dalla Settimana Mondiale dello Zohar “Congresso di Educazione Integrale” Giorno Uno 2.02.2014, Workshop 2)

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La donna ideale al Congresso

Domanda: Come una donna dovrebbe svolgere idealmente il suo ruolo nei tre congressi imminenti?

Risposta: La donna ideale include tutte le donne nel nostro gruppo mondiale al suo interno. Tutte le donne sono connesse insieme; loro annullano il loro ego, il loro desiderio di fare pettegolezzo, di criticare, e il loro reciproco disprezzo.

Non è che loro hanno perdonato l’una all’altra le mancanze reciproche: piuttosto, sentono veramente che stiamo diventando un corpo intero. Il nostro intelletto e i sentimenti ci staccano e ci portano fuori da questo corpo comune collettivo dando a ognuno l’illusione che lui esiste separatamente dagli altri.

Veniamo al congresso con lo scopo di scoprire la verità, di vedere con una visione non distorta che il mondo intero è un sistema unico. C’è solo materia che è stata creata dal Creatore “dal nulla” in cui il potere di “qualcosa” domina. Soltanto amore e connessione risiedono nel mondo. E se a noi sembra altrimenti è soltanto perché non siamo così noi stessi. Se cambio me stesso in modo da connettermi con gli altri, poi sentirò direttamente il mondo superiore, qui e ora. Null’altro è necessario oltre che cambiare la nostra percezione.

La donna ideale di Bnei Baruch sente che questo sistema superiore, è incluso in essa, e guarda il mondo con gli occhi corretti. Sogno di vedere tali donne.

Domanda: Come facciamo il massimo? Come ci focalizziamo sul lavoro interiore in modo da ottenere questa immagine ideale più rapidamente?

Risposta: Cominciamo da qui, che tutti i problemi particolari che esistono nel gruppo cominciano a essere percepiti e corretti come un problema comune in famiglia. E noi siamo ancor più di una famiglia, siamo un corpo. Anche cento anni fa Baal HaSulam ha scritto che il mondo oggi è una famiglia, un sistema. Però noi non abbiamo ancora visto questo fino ad ora.

Speriamo che ora il nostro gruppo Bnei Baruch diventerà una donna unita e un uomo unito. E poi queste due metà sono in grado di connettersi con un’immensa fusione in cui il Creatore viene scoperto. Noi siamo già molto vicini a questa condizione; venite, cerchiamo di affrettare il nostro progresso in questa direzione.

Mi aspetto di vedere tutti grandi come risultato del congresso. E le donne qui svolgeranno un ruolo ancora più importante degli uomini. Sappiamo che le donne determinano silenziosamente l’ordine intero delle nostre vite. Allora, spero tanto che le donne ci aiuteranno a salire durante il corso delle prossime due settimane in modo rilevante. Dopo il congresso ci incontreremo già su un livello successivo. Ci auguriamo successo!
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(Da Kab.TV- Preparazione al Congresso 24.01.2014)

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Il veleno che guarisce

Non c’è altro tranne la Torà e la preghiera, cioè, la scoperta delle mancanze che devo chiarificare, riordinare tramite esse. Devo connettermi con gli amici in modo da creare la mancanza giusta che è imperativa per la connessione che avverrà tramite la nostra vicinanza, la nostra integrazione l’uno con l’altro, la connessione e adesione di tutte le parti frantumate.

Il risultato, aggiungiamo, le abilita a connettersi, e chiariamo che esiste qualche tipo d’ostacolo fra noi che ci disturba. Può essere che il Creatore che non ci permette di fare questo o è la nostra natura egoistica stessa, che è stata creata dal Creatore.

In altre parole, scopriamo i disturbi sul camino verso la connessione, la correzione, e il ristoro dell’intero vaso, l’unica anima collettiva in cui scopriamo il Creatore come un potere unico, e in questa maniera ci rendiamo conto dello scopo della creazione, essendo anche il nostro obiettivo personale.

Se lavoriamo su tutto questo, poi aggiungiamo le nostre vere mancanze: la nostra incapacità di ottenere la connessione. E di questo è detto: “L’Uno che fa pace in alto farà pace fra noi”, completerà la nostra unificazione, e ci connetterà. Una preghiera come questa sarà accettata immediatamente e noi meriteremo una risposta alla nostra preghiera.

La risposta alla preghiera arriva nella forma della Luce che Riforma che ci connette. Questa Luce si chiama la Torà. Pertanto è detto, “Creo l’inclinazione al male”, il desiderio che ci separa e non ci permette di connetterci. Nel momento in cui vogliamo connetterci, siamo inclusi l’uno con l’altro, per fondersi l’uno nell’altro, scopriamo che l’inclinazione al male si è svegliata in noi. E prima di ciò non mostra se stessa.

E’ nascosta in noi come un serpente e non la sentiamo. Però nel momento in cui cominciamo ad avvicinare l’una all’altra con l’intenzione di connessione, allora il serpente fa vedere la sua testa e non ce lo permette. Egli secerne il suo veleno, e poi capiamo, sentiamo, e scopriamo che cos’è “l’inclinazione al male”.

Però contro quest’inclinazione al male, la Luce che Riforma viene e la trasforma in inclinazione al bene. Cioè, senza questo ego non poteva succedere di raggiungere la connessione; è specificamente l’inclinazione maligna che diventa l’inclinazione buona. E come veleno di serpente, che da un lato è velenoso ma dall’altro viene usato come rimedio. Ogni rimedio è un veleno, ma un veleno preso in una dose molto piccola che può essere usato per trattare il malessere.

Il veleno è la base di ogni rimedio, ma ogni veleno non è un rimedio. Se abbiniamo il veleno del serpente al veleno dentro di noi, poi, la Luce di correzione, si rivela all’interno. Cioè come raggiungiamo la Torà; ovvero, abbiamo già la Torà (La Luce che Riforma) e la preghiera.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del  21.01.2014, Scritti di Baal HaSulam)

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Il vetro non se ne stà lì ad aspettare il proiettile

Baal HaSulam, “Introduzione al Libro dello Zohar” Punto 33: E devi sapere che tutta la soddisfazione del nostro Creatore per aver dato alle Sue creature dipende dalla misura in cui le creature Lo percepiscono – sentono che Lui è colui che dà, e che è Lui colui che le diletta. Allora Egli trae un grande piacere da loro, come un padre che gioca con il suo amato figlio, sino al punto che il figlio sente e riconosce la grandezza e l’elevatezza di suo padre e suo padre gli mostra tutti i tesori che aveva preparato per lui…

Domanda: Come si accorda questo “giocare” con la sofferenza lungo la via?

Risposta: Quando una persona inizia a lavorare con la spiritualità divide se stesso in due parti. Da una parte, egli desidera acquisire il desiderio di dare e dall’altra parte, desidera correggiere il suo dediderio di ricevere sul quale costruisce la dazione. Quindi egli soffre entro il desiderio di ricevere ed ha piacere entro il desiderio di dare.

Domanda: E’ possibile sentire il “giocare” prima di attraversare il “Machsom”?

Risposta: No. Il “gioco” è una relazione con il Creatore dove io sono collegato con Lui, dove siamo assieme in un abbraccio, innamorati, ed egli mi riempie. Come sarebbe possibile sentire questo entro i vasi rotti? Se il Creatore doveva essere rivelato prima del “Machsom,” rimarrei per sempre dentro i vasi della ricezione e non potrei più riuscire a scappare dalla “Klipa”. Anche al tempo dello “Shevirat ha Kelim” il piacere non entra nel desiderio di ricevere per lo scopo di ricevere, è per questo che il “Masach” è stato precedentemente rotto. Così anche il vetro inizia a frantumarsi prima che il proiettile lo colpisca.

Un piacere spirituale ricevuto per lo scopo della ricezione mi inghittirebbe per sempre. Le droghe e molte altre dipendenze in questo mondo sono solo un piccolo assaggio di questo. Dopo la restrizione (Tzimtzum) la luce non può più entrare nel vaso senza il “Masach.” Nel momento stesso in cui si avvicina, anche prima del suo ingresso, il vaso è immediatamente frantumato, visto che non è pronto per ricevere, per sentirla. E così rimane solo una “Ner Dakik” piccola candela il cui fine è la correzione della frantumazione.

La Luce non entra mai nel desiderio di ricevere. Questo per via della legge di equivalenza della forma che è precedente alla creazione, e che è latente in tutta la creazione, ed è il desiderio del Creatore che la creatura sia come Lui, ovvero, perfetto.

E’ proprio dalla frantumazione, dalla distanza, che raggiungiamo il “giocare”. La via inizia da una grande desiderio, dalla sete. Visto che il “giocare” non è solo piacere. E’ come essere costantemente in contatto con Lui, io Lo “Gusto”, provo una grande varietà di sensazioni su tutti i lati e di tutti i tipi. Il “giocare” non è un piacere “leggero e scadente”, è qualcosa per cui non finiamo più di gioire, troviamo sempre più possibilità. Ma nel frattempo non sappiamo cosa sia il vero piacere che deriva dalla dazione.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 20.01.2014, Scritti di Baal HaSulam)

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Baal HaSulam, “Introduzione al “Libro dello Zohar“: Per capire queste domande e queste indagini, il solo approccio è di esaminare il fine dell’azione, cioè, lo scopo della Creazione. Per cui niente può essere capito a metà del processo, ma solamente alla sua fine. Ed è chiaro che non c’è nessuna azione senza uno scopo, perché solamente gli sciocchi possono agire senza uno scopo.

Un uomo non agisce mai senza uno scopo. Se un uomo non riflette, non c’è ragione per cui si dovrebbe sforzare; sarebbe un segno di disordine mentale o che è come un bambino che si muove in base al piano del suo naturale sviluppo, sebbene non lo si possa vedere nelle sue azioni del momento. Quando un uomo costruisce una casa per viverci, a noi è tutto chiaro. Ma dobbiamo capire che non possiamo sempre vedere il risultato preciso di un’azione. Se non vediamo il risultato, significa che c’è un certo disordine che non esiste in natura.

Parleremo del perché ci sono tali difetti nel mondo, ma per adesso accettiamo il fatto che provocano delle azioni non programmate.

Io so che ci sono coloro che si gettano alle spalle il peso della Torà e delle Mitzvot (plurale di Mitzva), dicendo che il Creatore ha creato l’intera realtà per poi lasciarla da sola, che a causa della indegnità delle creature non è possibile che l’Eccelso Creatore si prenda cura dei loro piccoli comportamenti meschini.

In altre parole, ci sono delle persone che non pensano che dobbiamo correggere il nostro desiderio di ricevere attraverso le Mitzvot, come è detto ” Io ho creato l’inclinazione negativa, Io ho creato la Torah come una spezia per essa”. Quindi la Torà è la Luce che Corregge, il mezzo di correzione nel quale c’è una forza speciale.

Il nostro desiderio è diviso in 613 parti e sono tutte corrotte “l’inclinazione di un uomo è negativa dalla sua gioventù”. Noi dobbiamo correggere l’inclinazione al male con l’aiuto della Luce che Corregge chiamata la Torà. Quindi, gli uomini che sostengono che questo non sia vero sono chiamati coloro che si gettano dietro le spalle il peso della Torà e delle Mitzvot. Essi vogliono vivere la loro vita normale e non correggere la loro natura e raggiungere l’equivalenza della forza con il Creatore ed aderire a Lui. Essi non comprendono lo scopo della creazione e non comprendono per quale ragione l’inclinazione negativa sia stata in primo luogo creata.

A dire il vero, essi parlano senza avere la conoscenza, perché è impossibile commentare la nostra bassezza e la nostra nullità, prima di aver deciso che ci siamo creati da noi stessi con tutta la nostra natura corrotta e sudicia.

Lo scopo della creazione è di dare il bene agli esseri creati. “Beneficiare” significa che l’essere creato diventa uguale al Creatore, poiché Egli è il bene e la bontà in una misura così totale che non può essere valutata. Io non posso fare qualcosa di buono ad un livello inferiore perché significherebbe che non sono generoso. Quindi, l’essere creato deve raggiungere il livello del Creatore, ma per sentire il Creatore, deve rimanere un essere creato. Quindi, quando l’essere creato si avvicina al Creatore, egli sente quanto opposto egli è rispetto a Lui. E’ solamente attraverso il contrasto tra la Luce e l’oscurità in un uomo che l’uomo sente la massima elevazione del livello di uguaglianza della forma con il Creatore.

Questa è la ragione della corruzione del mondo, e questa è la ragione per cui non capiamo o percepiamo il Creatore e così non possiamo giustificare questo stato.

Tutto questo è vero, ma dobbiamo studiarne la ragione. Il mondo è costruito apposta in questo modo, così che lo correggeremo da noi. Il mondo è in sostanza il desiderio generale e corrotto di ricevere. Per questo ci è stata data la Torà, non il libro della Torà ma la forza spirituale Superiore, la Luce che Corregge, a cui possiamo ricorrere per il nostro ego, per tutte le corruzioni che sono in noi, ed in questo modo realizzare la correzione fino a quando non saremo “coloro che si gettano dietro le spalle il peso della Torà e delle Mitzvot.”

“Ma mentre decidiamo che il Creatore, che è totalmente perfetto, è Colui che ha creato e progettato i nostri corpi con tutte le qualità ammirevoli e spregevoli, è sicuro che non potrà mai manifestarsi un’azione imperfetta dalle mani di un creatore perfetto, poiché ogni azione è testimonianza del suo creatore. E qual è la colpa di un brutto vestito, se qualche sarto non bravo lo ha creato?

Non possiamo dunque fare alcuna lamentela all’essere creato poiché se c’è il Creatore, tutte le lamentele dovrebbero essere per Lui.

Questa è la ragione per cui abbiamo detto che la creazione era inizialmente corrotta, in modo che la correggeremo da noi e nel corso della correzione raccoglieremo tutte le parti del puzzle così che percepiremo che Egli è il bene e la bontà che ci guida verso l’eternità e la completezza.

Una cosa del genere la troviamo in “Masechet Taanit,” 20: “Una storia su Rabbi Elazar che si imbatté in un uomo molto ripugnante.”

Rabbi Elazar, il figlio di Rabbi Shimon Bar Yochai, sentì dentro di sé la rivelazione dell’uomo più terribilmente ripugnante. Egli sentì che era pieno di tutte le possibili qualità negative che una persona potrebbe avere. E’ un livello molto alto. Poiché “il Creatore le ha create in contrasto tra loro” e “colui che è più grande del suo amico, anche il suo desiderio è più grande”. Ciò significa che Rabbi Shimon era pronto ad accettare la rivelazione di tutta la negatività in lui nelle forme più ripugnanti possibili.

Egli gli disse: “Quanto è ripugnante quest’uomo”. L’uomo replicò: “Va a dire all’artigiano che mi ha creato ‘Quanto è ripugnante questo vaso che hai fatto'”. Dunque, coloro che lamentano che a causa della nostra bassezza e della nostra nullità, per cui Egli non può tenerci d’occhio, e perciò Egli ci ha lasciato, non fanno nulla se non mostrare la loro ignoranza. Provate ad immaginare, se voi doveste incontrare un uomo che crea delle creature, precisamente in modo che soffrano e agonizzino tutta la loro vita come facciamo noi, e non solo questo, e che si getta le sue creature alle spalle, non volendo nemmeno occuparsi di loro, per aiutarle un pochino. Quanto spregevole ed indegno lo considerereste! Una cosa del genere può essere pensata di Lui?

Il Creatore ha creato tutto solamente affinché l’essere creato soffra? Naturalmente no. Le azioni imperfette non possono derivare dalle azioni di Colui che è perfetto.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 27.12.2013, Gli Scritti di Baal HaSulam)

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La zona neutrale

Domanda: La connessione viene raggiunta dall’annullamento totale di ogni individuo fino allo zero. Però qual è la differenza fra questo e la psicologia ordinaria?

Risposta: La differenza è molto semplice: davanti a chi annulliamo noi stessi? Annullo me stesso davanti agli altri e loro annullano loro stessi davanti a me, qual è il prossimo? Il prossimo è solo la condizione di rivelare la forza della Luce.

L’auto-annullamento di ognuno davanti tutti gli altri crea un punto neutrale al centro del cerchio nel quale non opera nessuna forza egoistica. E il punto del nostro desiderio reciproco generale, poiché ci connettiamo e neutralizziamo il nostro ego. In questo punto stabiliamo la nuova realtà, uno spazio nuovo nel quale scopriamo la forza superiore.

Tutti i nostri desideri sono focalizzati al centro del cerchio in cui c’è la forza del desiderio, la connessione, l’auto-annullamento, l’unità, e la garanzia reciproca. Da una parte, è detto che non c’è spazio vuoto e che c’è sempre una qualità determinata, una forza precisa. Però qui al centro non c’è nulla.

Il posto si chiama desiderio. Qui c’è concentrato il nostro desiderio collettivo, ma è come se fosse annullato, dato che nessuno di noi vuole usare il suo desiderio, e vuole solo dare agli altri. In questo modo creiamo un posto speciale nuovo in una dimensione diversa, su un’altezza diversa.

Cominciamo da Malchut, e poi Zeir Anpin, Bina, Hochma, fino a quando raggiungiamo Keter, il punto della Yod. Significa che fra dieci sforzi che abbiamo fatto (Yod significa il numero 10 in ebreo) raggiungiamo il punto della Yod, nel quale è rivelato il Creatore. Questa è l’essenza del centro del gruppo, nella quale costruiremo uno spazio nuovo, una dimensione nuova con attributi speciali e il nostro annullamento. E’ qui, dove la forza superiore può essere rivelata.

Così, soltanto dopo la frantumazione e la correzione riceviamo un mezzo, un vaso, nel quale il Creatore viene rivelato. Altrimenti sarà impossibile rivelarLo perché non abbiamo un sensore per questo, nessun senso naturale può sentirlo. Appare soltanto quanto Lo abbiamo stabilizzato in questo modo: siamo tutti egoisti, ma vogliamo salire sopra il nostro ego e annullare noi stessi davanti a tutti gli altri. Vogliamo tutto questo in modo da somigliare al Creatore; vogliamo acquisire La sua forma e i Suoi attributi in modo da assomigliare a Lui.

Così creiamo uno stato nuovo al centro del gruppo che si chiama utero, Shechina. Soltanto con il nostro annullamento reciproco possiamo creare uno spazio nuovo con degli attributi nuovi in una dimensione nuova che non esisteva prima in Malchut di Ein Sof (Infinito). Questo posto per la rivelazione del Creatore appare soltanto grazie ai nostri sforzi.
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(Dalla Prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 02.01.2014, Lezione sul tema: “9 Passi”)

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