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Il mio ruolo nel gruppo

Domanda: Quale dovrebbe essere il mio ruolo nel gruppo: Zeir Anpin o Malchut? O ambedue?

Risposta: Tu hai bisogno di riempire i tuoi amici con tutte le tue forze. Questo è il comandamento principale della Torà: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Io non sono Malchut, sono Zeir Anpin. Il mio unico desiderio è ricevere i desideri di tutti e riempirli.

Allora, chi rappresenta Malchut? Io gioco il ruolo di Malchut davanti ai miei amici, col fine di ricevere da loro la forza di dare. Questo è un canale differente di interconnessione. Ricevo da loro la forza per essere il datore e quindi mi elevo al di sopra di loro per dare loro. Le cellule del corpo interagiscono allo stesso modo: ogni cellula riceve dalle altre e dona loro.
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(Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà))

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La Luce, così insondabile in essenza

Baal HaSulam, Lo Studio Delle Dieci Sefirot, parte 1, “Tabella di domande e risposte sul significato delle parole”: domanda 14. Cos’è Hitpashtut (la dispersione della Luce).

Ohr (Luce) che nasce dal Maatzil (l’Emanatore) verso il Ne’etzal (l’essere emanato) è chiamata Hitpashtut de Ohr. Di fatto, la Ohr Elyon (la luce superiore) non è influenzata in nessun modo da questo. È come accendere una candela con un’altra, in modo tale che la prima non sia sminuita da questo. Il nome indica solo la ricezione del Ne’etzal.

Non ci sono differenti Luci nel Creatore o nella creatura. La Luce non esiste di per sé. La Luce è rappresentata dalle impressioni della creatura sul riempimento che esisteva in questa precedentemente.

Quando la creatura improvvisamente sente questo riempimento in qualche maniera particolare, si considera che la Luce entra in essa. La Luce “brilla” per noi tanto quanto reagiamo ad essa, nella misura della nostra capacità di sentirla; e se non ne siamo capaci, si considera che non abbiamo la Luce e questa esce e se ne va.

Parliamo della Luce come se questa entrasse ed uscisse, delle Luci che “fanno oscillare” i vasi, che realizzano delle azioni. In realtà, la Luce non altera il suo effetto sul desiderio. I desideri sono organizzati in maniera tale da aggiornare continuamente i geni informativi (Reshimot) sul fondo della Luce costante; e pertanto il desiderio (vaso) reagisce in maniera diversa e sente come se la Luce scorresse attraverso si esso, lo cambiasse, lo stimolasse oppure uscisse.

Tutto ciò è una conseguenza della nostra percezione scorretta della realtà che ci accompagnerà fino alla fine della correzione (Gmar Tikkun). Sentiremo sempre che questi cambiamenti avvengono in qualche luogo al di fuori di noi. Allo stesso modo, è così che immaginiamo che questo mondo esiste in qualche luogo al di fuori di noi, anche quando è all’interno.

In relazione alla Luce, diciamo che anche Questa agisce su di noi dall’esterno, invece di dire che i geni informativi lavorano costantemente in noi a turno, l’uno dietro l’altro. Attraverso questi nuovi geni, sento la Luce, cioè reagisco ad essa in maniera nuova.

La Luce in sé non cambia assolutamente, è del tutto invariabile. Non c’è divisione tra cinque o dieci Luci, o che la Luce entri od esca dal desiderio; tutto esiste solo nella percezione del vaso in base al grado della sua impressione di ciò che lo riempie. La sensazione della creatura sul riempimento è chiamata Luce.

Parliamo solo della materia e della forma rivestita nella materia. La materia è il desiderio di ricevere piacere e riguardo alla forme rivestite nella materia, le chiamiamo “Luci”, “proprietà”. Non parliamo di nient’altro che di questi due concetti, non della forma astratta, né dell’essenza. Cioè, la Luce è l’impressione del vaso rispetto ad un determinato riempimento sconosciuto. Come sa il vaso che c’è qualcosa dentro di sé? Lo sa in accordo ai risultati …

Come nel nostro mondo, se all’improvviso mi viene la febbre, vado da un dottore e lui dice che ho un virus, ma come sa cosa mi è successo? Lui esamina i sintomi esterni che indicano alcuni processi interni.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 20.06.2011, Talmud Eser Sefirot)

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Tutto dipende da te

Poiché inizialmente ci manca l’aspirazione alla dazione ed abbiamo bisogno di arrivarci, darle una forma, ed organizzarla noi stessi, ci viene dato il lavoro nel gruppo per aiutarci a farcela. Nel gruppo, lavoriamo con altri uomini che noi, per così dire, vediamo davanti ai nostri occhi come “un aiuto che ci arriva dalla parte opposta”. Ed essenzialmente, invece di lavorare con uomini e desideri che ci sembrano estranei, lavoriamo con il nostro atteggiamento verso di essi. Devo imparare a trattarli come tratto me stesso.

Lavorando in questo modo, vedo le relazioni opposte: il rifiuto, l’odio, e l’alienazione. Però, allo stesso tempo, devo anche raggiungere l’attrazione, l’amore, e la vicinanza, e questo mi aiuta ad elevarmi al di sopra del livello animato, verso il livello del Creatore.

Questo avviene perché ci sono solamente due generi di relazioni con gli altri: ricezione e dazione, che sono opposte l’una all’altra. Dunque, io posso mettermi alla prova solamente attraverso la mia relazione verso il mio prossimo e provare a costruire e a dare forma, dentro di me, ad un bisogno di avvicinarmi agli altri, un bisogno d’amore – al di sopra di tutto l’odio e del rifiuto verso gli altri che mi vengono rivelati.

La rivelazione del male può essere scoperta solamente nei propri rapporti verso il proprio prossimo. Tutto questo coinvolge anche molto quello che si impara, il che può succedere sotto la condizione che io voglio avvicinarmi al mio prossimo, e uso tutta la mia forza per riuscirci. E allora scopro che mi sto muovendo in una direzione completamente opposta; mi allontano di più, rifiuto ed odio. Queste sono le qualità alle quali mi riferisco come “inclinazione al male”, poiché capisco che l’unione, la vicinanza, la connessione e l’amore sono “l’inclinazione al bene”, la qualità del Creatore (se la rivelo in me).

Tutto viene conseguito attraverso la propria relazione con il prossimo. E questa è la ragione per cui nel mondo ci sono molti uomini. Se io dovessi considerare il mondo intero e tutto ciò che c’è in esso, cioè l’umanità, la natura animata, vegetativa ed inanimata, la mia vita, i miei rapporti con gli altri uomini, gli affari, la famiglia, i parenti, e gli altri uomini, sia vicini che lontani, come un mezzo per raggiungere la qualità della dazione, allora userei questo mondo in modo corretto. Allora potrei dire che tutto è presente per aiutarmi e per servirmi, e che io sono qui per servire il Creatore. Il mondo intero è stato creato per me.

Se un uomo accetta che il mondo intero sia stato creato dall’Alto in modo corretto, e che ogni cosa si trovi al posto giusto per essergli di aiuto ad avere un’aspirazione, e per permettergli di fare uno sforzo e di usare il mondo stesso per acquisire il desiderio di donare al di sopra del comune desiderio di ricevere piacere (che è stato dato dal Creatore), allora quest’uomo ce la farà. La legge del “ho lavorato duro ed ho trovato” oppure “ho lavorato duro e non ho trovato, e non credo” sostiene che tutto è già davanti ai nostri occhi, tutto è qui, ed il resto dipende da noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.07.2011, Shamati 117)

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Non addormentare la tua vita

Domanda: Lei ha detto che se una persona arriva alla lezione senza una preghiera, trascura la Torà. Generalmente, arrivo alla lezione senza molto desiderio e voglio dormire, a meno che non consegua un’impressione molto forte dagli amici. Cosa devo fare?

Risposta: Cerca di evitare questi stati durante la lezione. In primo luogo, questo indebolisce gli altri; tu sei tra loro, ma non contribuisci né all’azione esterna, né a quella materiale, né a quella interna, nella forza spirituale. Non solo non partecipi con gli altri, ma li derubi tutti, perché nella spiritualità un ladro è colui che non contribuisce. Gli amici devono essere valutati in accordo a questo principio.

Siamo certamente disposti ad accettarti a qualsiasi condizione. Invece di restare a casa, è meglio arrivare alla lezione e dormire. Tu sai che io non sveglio nessuno, anche se vedo che una persona dorme. In ogni caso, devi perseverare; questo è lo sforzo. Prenditi un’altra tazza di caffè o fa qualcosa che ti risvegli.

Anche io ho sperimentato questi stati mentre studiavo con il Rabash nel gruppo. Poi decisi che avrei registrato tutto quello che Rabash diceva, poiché nel mio periodo di studente, ero abituato a prendere nota delle lezioni all’università. Pertanto, io scrivevo sempre oppure organizzavo i testi durante le lezioni. Oltre a questo, preparavo il caffè o il tè per il Rabash e registravo tutte le sue lezioni con un registratore.

In sintesi, mi incaricai di essere sveglio tutto il tempo con l’aiuto di differenti azioni. Al contrario, mi sarei addormentato e anche se mi piace la scienza, in essa uno non connette gli altri. Pertanto, bisogna inventare diversi trucchi.

Tuttavia, devi capire che la tua partecipazione interna influenza il gruppo e che in base alla tua relazione con esso, rivelerai quello che è scritto nello Zohar. Dopotutto, questo ci parla di quello che succede tra di noi, solo che lo fa in diversi livelli.
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(Dalla 2° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.072011, Lo Zohar)

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Lo zero può anche essere infinito

Domanda: Perché dopo tanti anni di studio continuiamo ad interrogarci sullo scopo? Ne risulta quindi che tutto il tempo cominciamo da capo, da zero?

Risposta: No, ogni volta cominciamo da uno “zero” più grande! Poiché il desiderio egoista cresce costantemente, anche la comprensione cresce. I nostri desideri diventano più precisi, più acuti e pertanto il nostro “zero” diventa più profondo e più definitivo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.07. 2011, Scritti del Rabash)

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I tuoi sforzi non svaniscono nell’aria

È scritto, “Non esiste nulla tranne Lui”, cioè la Luce superiore è sempre in riposo assoluto e ci influenza sempre con la bontà. Ma d’altra parte è scritto, “ Il mostro lo divorerà e lo sputerà”, in realtà vediamo che non importa quanti sforzi facciamo, tutto scompare. Passiamo dei mesi a lavorare, sforzandoci sull’intenzione il meglio che possiamo, ma tutto finisce con l’essere inutile.

Anche così, è impossibile che esista in natura qualche azione che non porti ad un risultato, che sia buono o cattivo. Certamente, il risultato è sempre lì e non va da nessuna parte. I risultati fanno solo finta di sparire per noi, perché le azioni ed i pensieri del passato si dimenticano ed in ogni momento io sono come una persona nuova.

Però, dove si conserva tutto questo? Nel nostro desiderio, nel profondo di questo! Se realizziamo qualche azione con il nostro desiderio, l’intenzione o lo sforzo, con tutta la realtà che è descritta per noi mediante questo desiderio, non importa che sia corretto oppure no, alla non scompare più.

Tutto quello che qualsiasi persona o elemento della creazione fa, qualunque parte di questa, che sia inanimata, vegetale, animata o umana, in accordo al suo livello, è ingoiato all’interno di Malchut, il desiderio che esiste nella creazione.

Però, se una persona aspira a raggiungere la dazione, allora le sue azioni diventano qualcosa di speciale. Anche se per il momento agisce per il suo stesso beneficio (Lo Lishmà), dimentica che deve dare piacere al Creatore e non sa quando realizzerà questo.

Tutte le azioni della persona (nel gruppo, nella sua attitudine verso lo studio) per adesso sono completamente egoistiche e vengono divorate dalla “forza impura” (Klipà), cioè dai suoi desideri egoisti, nei quali ha agito in questo momento. I suoi desideri ed i pensieri erano diretti al suo beneficio e l’azione è risultata essere egoista, ma tutto si conserva e niente scompare. Dopotutto, nonostante ciò, una persona fa degli sforzi nello stato che le è stato dato e deve crescere gradualmente.

Quando arriva ad uno stato nel quale la somma degli sforzi che ha fatto, i suoi tentativi ed il gruppo che ha organizzato per se stessa producono un risultato, allora tutte le sue accumulazioni, che sono preservate nei desideri impuri, senza che abbia coscienza di questo, all’improvviso appaiono e nascono sotto forma di desideri corretti. Quindi li riceve e continua ad avanzare con essi.

Questo succede sempre ed è un principio molto importante. Dobbiamo capire che ogni azione è benefica, anche se è egoista; e tutte le nostre azioni che realizziamo nel corso di molti mesi, eventualmente si riuniscono per rivelarsi all’improvviso.

Quando a volte una persona li dispone per raggiungere un’aspirazione per la dazione leggermente più grande, anche una che sia ancora “Lo Lishmà”, ma che sia già vicina a “Lishmà”, allora comincia ad ottenere una migliore comprensione e sensazione del passato. Si rende conto di quello che è successo e di cos’è quello che le è successo.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 19.07.2011, Shamati)

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Perché non sono il principe William?

Nel cammino spirituale, ci confrontiamo con una domanda: cosa facciamo con le nostre qualità innate? Qualcuno ha un buon carattere, ha un buon giudizio, è intelligente, non è ostinato ed è d’accordo quando l’occasione lo richiede, si inserisce rapidamente nel gruppo, attrae la Luce ed avanza. Un altro odia tutti, non vuole far niente, rimanda le cose, in poche parole, agisce come un cattivo ragazzo; ma è davvero colpa sua se è nato così?

Cosa deve fare? Esistono diversi tipi: di mente semplice ed ingegnosi, poco fortunati e talentuosi, veloci e lenti, arroganti, ambiziosi e così via. Le caratteristiche sono molte ed ognuno ha la sua combinazione. Il Creatore mi ha dotato di un pacchetto specifico di proprietà e non ho potere su questo. Non è dipeso da me, io non ho scelto la lista.

Allora, dove è il mio libero arbitrio? Dove è l’uguaglianza nel cammino spirituale? Dove è il grado di scelta che tutti condividiamo? Dove è l’ipotetica opportunità che tutti abbiamo? Non solo siamo diversi, ma inoltre, il destino è buono con alcuni e duro con altri. A volte le persone devono affrontare problemi che non auguriamo nemmeno ai nostri nemici.

Tuttavia, si suppone che il libero arbitrio si basi inizialmente sull’uguaglianza delle opportunità, non è così? Dov’è questa opportunità, uguale nella linea iniziale, più avanti nel cammino? Non è uguale per tutti.

In risposta a questo, Baal HaSulam spiega perché l’essere creato deve svilupparsi specificamente in questa maniera. La verità è che abbiamo la nostra origine nello stato dell’esistenza finale, nello stato perfetto. È detto: “La fine di un’azione è nel suo pensiero iniziale”. È come se il Creatore stesse dicendo: “Desidero vedervi tutti in questo stato specifico”. Lui ha creato inizialmente questa condizione finale, nella quale esistiamo in tutta la nostra gloria e perfezione.

Come possiamo andare verso di esso volontariamente? Per farlo, dalla perfezione finale si espande un cammino inverso verso di noi, verso questo mondo. Sia che abbiamo molti “difetti” e “mancanze”, che siamo tutti differenti, che abbiamo destini individuali e combinazioni di qualità, tutto questo ha la sua radice e si “estende” dallo stato finale e completo.

Qualcuno può chiedersi: “Perché la situazione si è ordinata in questa maniera? Perché non sono il principe William, il cui matrimonio è stato visto in tutto il mondo? Ed infine, perché lo stato perfetto da vita a degli stati imperfetti, distorti e con diverse mancanze?

Baal HaSulam risponde a queste ed altre domande nel suo articolo “La Libertà”.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

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Riconoscere l’oscurità nel punto nero

Il Dono della Torà, il metodo della correzione, è impossibile senza la garanzia mutua, che rappresenta il modello, la messa in pratica di questo metodo. Si rivela la Torà, si lavora con Essa, e si mette in pratica questo insegnamento solo nella garanzia mutua.

Oggi, leggendo l’articolo di Baal HaSulam “La garanzia mutua”, cerchiamo di trovare sempre più vie per realizzare lo scopo della creazione. Noi ci troviamo nel desiderio egoistico e dobbiamo convertirlo nella forma della dazione che assume l’aspetto di un accresciuto desiderio di ricevere; dobbiamo arrivare a comprendere la negatività di questa forma.

La realizzazione del male può giungere attraverso dei problemi o attraverso la mente. E’ possibile anche una combinazione variata delle due possibilità. Questo dipende da quanto riusciamo ad impegnare la nostra mente ad aumentare la consapevolezza del male, senza aspettare che siano i problemi a farlo per noi. I problemi non fanno che allungare il tempo e ci spingono alle guerre e alle casualità attraverso il cammino della sofferenza, attraverso cioè delle condizioni veramente tragiche.

In un modo o nell’altro, dobbiamo comprendere il male in tutto il suo significato per arrivare a renderci conto che siamo nell’egoismo, nel desiderio di ricevere, e che tutti cerchiamo solamente il nostro vantaggio a danno degli altri uomini. Se non lo capiamo adesso, immaginiamo quanto più dovremo lavorare nella realizzazione del male soltanto.

Quanti altri colpi devo provare per vedere e comprendere che tutti i miei desideri sono egoistici? Sono talmente egoistici che io non considero nessuno, compresi i miei parenti, coloro che mi sono vicini, e i miei figli.

Si tratta di una condizione spaventosa. E’ scritto nelle Scritture: “Le mani delle donne misericordiose hanno bollito i loro stessi figli.” Questo è ciò a cui arriva il riconoscimento del male. Ma noi non sappiamo cosa sia.

Per non spingerci fino agli estremi, per risparmiare tempo, e salvarci da grandi sofferenze, possiamo usare la scienza della Kabbalah, la Luce che Corregge, ed il lavoro nel gruppo. Questa è la ragione per cui ci sono stati dati questi strumenti. E allora, nell’unione combinata della sofferenza con la Luce che Corregge, comprenderemo più in fretta il male.

Non abbiamo bisogno di altro tranne che di questa consapevolezza. Baal HaSulam ne scrive nel suo articolo “L’essenza della Kabbalah ed il suo scopo”. Perché abbiamo ricevuto questo articolo? Lo abbiamo ricevuto per accelerare la nostra realizzazione del male. Se useremo il suo potere correttamente in ogni possibile occasione, saremo in grado di fare questa analisi e di trarre le conclusioni, anche se dovremo affrontare delle sofferenze per avanzare verso lo stato che ci renderà capaci di compiere questa analisi.

Baal HaSulam scrive che stiamo vivendo l’epoca del Messia e perciò, considerando le opportunità che abbiamo, dobbiamo andare avanti, ed iniziare ad agire. Tutto dipende da noi, nella misura in cui attiriamo la Luce che Corregge.

Tuttavia, per prima cosa, questa analisi ci deve condurre al riconoscimento del male. E fare la conoscenza del nostro stesso ego non è piacevole. Abbiamo bisogno del sostegno dell’ambiente e dobbiamo studiare; dobbiamo diventare più forti internamente per rivelare a noi stessi questo ego. La chiave è nella rivelazione e attraverso di essa, senza alcun dubbio mi muoverò in avanti verso lo scopo. Se rifiuterò la rivelazione dell’ego perché mi risulterà spiacevole, allora questa consapevolezza ritornerà dalla “porta sul retro”, portandomi a vivere in condizioni veramente tragiche.

L’umanità può avanzare percorrendo un meraviglioso cammino, sperimentando soltanto pochissimo male. Da una goccia di veleno, da un piccolo quantitativo del male, potrò costruire un’enorme struttura per la mia analisi. Vedrò come questo male mi impedisce di connettermi con gli amici nel gruppo. Se userò completamente una piccola porzione del male, non avrò bisogno di altro. Un unico punto nero è sufficiente, ed io sono già in grado di comprenderne il significato.

Possiamo arrivare a tutto questo solamente con la forza della garanzia mutua, quando vorremo costruire insieme un sistema di garanzia mutua, per unirci come un solo uomo con un solo cuore, e così aiutarci a vicenda.

Adesso, immaginiamo che il mondo riconosca un poco di male oggi. Guardiamo agli sviluppi: rivoluzioni, dimostrazioni e rivolte. Giorno dopo giorno, la situazione sta peggiorando e ci avvicina ad Israele. Nessun altro paese si trova sotto una tale pressione esterna. Tuttavia, anche la pressione interna diventerà presto nota.

Perciò, dobbiamo capire che la garanzia mutua, l’unione, e l’analisi che ci portano al riconoscimento del male sono una questione di vita e di morte per noi. Non abbiamo bisogno di altro tranne che del riconoscimento del male perché, tanto grande sarà il nostro riconoscimento del male, tanto grande sarà la nostra volontà di liberarcene e non ci dimenticheremo più della Luce che corregge. Siamo come delle persone che hanno una malattia seria e pensano ad un rimedio che possa salvarle. La realizzazione del male ci eviterà di usarlo e ci spinge a trovare il giusto utilizzo.

Se oggi, i paesi e tutte le forme di organizzazioni riconoscessero il male, trasformerebbero il mondo nel Giardino dell’Eden in questo preciso istante. Perché gli uomini si sono inventati quelle sciocchezze che fanno oggi? Gli eventi del mondo di oggi ci fanno capire chiaramente che ci stiamo avvicinando ad una fase critica.
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(Dalla 5.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.07.2011, “L’ Arvut (la garanzia mutua)

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Non mi piacerebbe ripetere un anno di scuola

Ci sono due cammini: uno lungo ed uno corto, il cammino della sofferenza e quello della Torà. Di fatto, lungo il cammino della sofferenza non avanzo. Tuttavia, ogni volta che resto a braccia incrociate, la sofferenza mi arriva attraverso i colpi e mi riporta al cammino della Torà.

Allo stesso modo, un bambino al quale non importa studiare si trova “sotto i colpi del destino”: non gli viene permesso di giocare all’aria aperta fin quando non ha fatto i suoi compiti e resta nello stesso grado per ripetere l’anno. Dopo aver sofferto per un certo periodo, sente la necessità di sedersi a studiare. Francamente, i genitori di oggi non dispongono del necessario per questo, ma il Creatore ne ha il potere ed i mezzi. Lui ci obbliga a fare i compiti ed a continuare ad avanzare verso lo scopo.

Pertanto, lo scopo della sofferenza è che ci dirigiamo verso il cammino della Torà, poiché la correzione si produce solo in virtù della Luce che Riforma. Tuttavia, nel corso degli avvenimenti, nella misura in cui non desidero ricorrere alla Torà, vengo bombardato dai colpi che mi obbligano a farlo.

Dopotutto, io sono solo desiderio di ricevere. Tutto quello di cui ho bisogno è che mi isolino lontano dai “giochi” che mi privano dei piaceri, che mi tormentano con le sofferenze, ed io, come un piccolo tesoro, sono disposto a fare ciò che è necessario. Cosa possiamo fare se siamo piccoli e deboli ed abbiamo solo una soluzione? Ricorrere noi stessi alla Luce che Riforma.
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(Dalla 4° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 29.04.2011, “La Libertà”)

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Lo sviluppo perfeziona le connessioni

I testi kabbalistici sono scritti in ebraico ed aramaico, come se usassero il lato destro e quello sinistro dello stesso linguaggio; però, in realtà, la lingua non importa. Tutto può essere scritto in inglese, greco o tedesco, non fa nessuna differenza quale lingua utilizziamo.

Non importa quali simboli scegliamo. La chiave è che siano adeguati per esprimere le proprietà che esistono nel livello della ricezione, affinché con il loro aiuto, possiamo elevare il nostro desiderio al livello della dazione.

Il linguaggio dei rami non è come le lingue di questo mondo. Questo articola il desiderio con tutte le sue proprietà, dato che attrae la Luce che Riforma e ci cambia, affinché possiamo arrivare al passo successivo. Linguaggio significa connessione, esso ha un uso simile in questo mondo, ma si utilizza in maniera semplice, tridimensionale.

Quando dico qualcosa, esprimo la mia connessione con questa idea in base alla misura nella quale io la capisco, la sento o mi preoccupo di essa. Il linguaggio dei rami non è una spiegazione comune della mia attitudine, ma una spiegazione dell’elevazione, dell’azione stessa dell’ascesa. Il linguaggio ci insegna a connetterci al livello superiore partendo da quello inferiore.

Qualsiasi linguaggio esprime connessione, non c’è nient’altro eccetto le connessioni. L’universo è composto di vari elementi e quello principale per noi è la connessione tra tutti loro. Il nostro sviluppo cerca di perfezionare le connessioni. È così che si definisce l’avanzamento.

Ogni volta riveliamo una connessione più autentica tra le parti della realtà, fin quando riveliamo il Mondo dell’Infinito, nel quale tutte le connessioni sono aperte. Questa connessione si chiama “Creatore”, l’attributo della dazione che governa tutte le parti.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 11.07.2011, Talmud Eser Sefirot)

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