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L’Amore degli amici

Una persona nel nostro mondo è simile ad una persona che ha perso la sua strada in un campo. Ai giorni nostri, tutta l’umanità può essere anche comparata ad una grande massa di persone che, avendo perso tutti i punti di riferimento, sta vagando al buio intorno all’enorme campo della vita.

La via d’uscita di questa situazione, che si è presentata come risultato del nostro sviluppo egoistico, giace nel creare una società integrale; ovvero, giace nel cercare delle persone che hanno realizzato che la situazione attuale è ad un punto morto e che la sola soluzione è stabilire una connessione integrale tra le persone.

In questo caso, il campo della vita si trasforma da un campo vuoto e selvaggio in un campo benedetto di vita perché le persone in esso desiderano lavorare sul loro egoismo per raggiungere la qualità della dazione reciproca e quindi, diventare equivalenti alla Natura. In questo caso, il loro cammino viene chiamato “il cammino della dazione”.

Siccome la nostra natura egoistica è completamente contraria a questo cammino, c’è solo un modo per mettersi su questo cammino: essere in un gruppo di educazione integrale che lavora sullo sviluppo “dell’amore per gli amici” laddove ogni persona può aiutare il proprio amico a progredire proprio lungo questo cammino.
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(Sulla base dell’articolo del Rabash “L’amore degli Amici”)

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IL sistema ha bisogno d’intenzione

Domanda: Durante una delle lezioni, lei ha detto che l’intenzione di dare non può essere personale né individuale. Non si tratta della mia personale relazione con la società, con il mio vicino?

Risposta: Siamo in un sistema d’interconnessione reciproca, è anche chiamato il sistema dei mondi (Olamot), cioè occultamenti (Alamot). La forza superiore e la struttura del sistema stesso ci sono occulti. Noi non vediamo che siamo  strettamente connessi.

 

Noi siamo familiarizzati con le relazioni “animate”: qui ci sono i miei genitori, i miei parenti, questi sono quelli che amo, questi sono quelli che odio, questi mi amano, e questi mi odiano. Tuttavia, i livelli superiori più sottili del sistema mi sono occulti. Questo è il mio mondo, il mio occultamento.

Rivelando il più alto sistema, quello altruista, quello della nostra interconnessione, noi comprenderemo, che lo vogliamo o no, di essere fusi strettamente uno con l’altro. Adesso non siamo partecipanti attivi di questo sistema; tuttavia, ha già bisogno della nostra partecipazione attiva. È arrivato il tempo in cui dobbiamo assimilarci in esso, in cui dobbiamo unirci coscienziosamente al suo flusso, in modo che ognuno possa soddisfare la propria funzione in esso.

Tuttavia, da parte nostra, non la vogliamo né la comprendiamo, ed è per questo che sentiamo di essere in una cattiva condizione. Senz’altro, il sistema generale continua a funzionare, ma a causa della nostra inattività, noi sentiamo i difetti del suo lavoro e siamo perplessi. “Che cosa sta succedendo?”, “Che cosa manca qui?” Questa è realtà e noi la chiamiamo crisi.

Inoltre, la differenza tra ciò che è desiderato e ciò che è attuale, tra il nostro stato iniziale nel mondo dell’infinito e il ritorno indietro verso l’infinito da questo mondo, è la sola intenzione. Noi non cambiamo né il sistema né le basi della nostra natura. Ognuno mantiene i propri tratti caratteristici, la propria connessione con la realtà, ognuno rimane al proprio posto.

La struttura della nostra interconnessione non cambia. Per alcuni tu sei uno studente, per altri tu sei un amico, per alcuni sei vicino…Gli amici si connettono con l’insegnante, uno con l’altro e con il mondo. Tutto questo non cambia, ma semplicemente ci è rivelato. È per questo che alcune persone con capacità extrasensoriali sanno quello che accadrà in futuro.

Il libero arbitrio e il nostro lavoro sono accompagnati solamente da una cosciente e sensibile partecipazione nella vita del sistema per poter diventarne una parte attiva con il nostro desiderio, per “fluire” con essa come la Forza (Creatore), che la controlla, che vuole che fluisca. Essenzialmente, in questo consiste il nostro compito, rivelare il flusso generale e fonderci in esso. Lasciamo che il fantino e il cavallo si muovano in sincronia. È cosi che ci muoveremo in avanti.

In questa maniera, il nostro lavoro è sempre fatto in intenzione: Fino a che punto io tiro il sistema verso la Forza, quanto lo comprendo in più, quanto in più sto partecipando nella sua attività, quanto in più con il suo aiuto io rivelo la Forza che vi è istillata per poter fluirci, e quindi portare contentezza al Creatore.

Questo è il mio compito. È per questo che partecipo nella vita del gruppo, tra i compagni, gli amici, che mi sono stati dati. Inoltre, io sto portando avanti il compito del mondo, io sto risvegliando tutte le parti del sistema, costruendolo e attivandolo finché si assimilerà completamente alla forza interiore, finche fluiremo insieme con esso.

Allo stesso tempo, senz’altro, io ho la mia stessa intenzione. Tuttavia, non può essere rivelato soltanto dentro di me. Non lo farò diventare vivo se non sono connesso con gli altri, se non lavoro con loro in armonia, se non stiamo cooperando in azione, in comprensione, in realizzazione, nel mantenimento e servizio del sistema. Qualcuno tra di noi è una valvola, un altro è un pistone, qualcun altro è una ruota, e cosi via. Ognuno lavora nella propria maniera; tuttavia, tutti aspiriamo allo stesso traguardo.

È detto: “Israel, la Torà e il Creatore sono Uno”. Il Creatore è il programma generale, il quale aspiriamo d’implementare. Non ci stiamo semplicemente unendo al sistema, ma stiamo mantenendo il corso verso Lui. Non possiamo trovare la connessione senza di esso, dato che si basa in una certa formula, lo scopo del programma. Ha bisogno di essere chiaro per noi, per il bene di cosa e come ci dovremmo unire. Noi scopriamo il sistema dell’aspirazione verso la forza che vi agisce dentro, verso il programma generale. Senza questo, non possiamo fare nemmeno un passo, includendo le interrelazioni tra di noi.

Di conseguenza la mia intenzione è in relazione al lavoro collettivo con gli amici, il cui scopo è quello di rivelare il Creatore.

Alla fine, io solamente aggiungo questa intenzione, e non l’azione. Nella stessa maniera, il sistema di controllo di un governo può essere attivato dal “bastone” di un tiranno che spreme gli ultimi succhi della popolazione, o dalla saggezza di un governante gentile che insegue la felicità dei cittadini. La struttura è la stessa, la connessione resta la stessa, niente ha bisogno di essere cambiato eccetto il programma interno istallato nel sistema. Educazione, tasse, banche, ospedali, ecc., tutto questo rimane al proprio posto. Solamente l’intenzione ricostruisce completamente l’ordine dei “flussi di energia”, cambiando la loro destinazione. Alla fine, l’intenzione cambia tutto.

Questo è quello che stiamo scoprendo oggi. “Il mondo vive com’è stato stipulato”, “Io non ho cambiato Me stesso”, il sistema non cambia, noi solamente vi aggiungiamo l’intenzione, lo schermo e la Luce riflessa. E poi, tutto fluisce in una nuova maniera in base al nostro approccio. Inizialmente abbiamo tirato tutto verso di noi a causa del tiranno che governava dentro di noi, ma adesso stiamo inseguendo il benessere di uno più vicino, ed è già un governante diverso.
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(Dalla seconda parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.02.2012, “Domande e risposte”)

Essere libero nella propria terra

Domanda: Come è possibile prendere decisioni indipendenti e annullare al tempo stesso se stessi davanti alla natura?

Risposta: È la stessa cosa. Annullare te stesso, ossia la tua intenzione egoistica, e adempiere i comandi del Creatore con il cuore e l’anima, significa essere indipendente.

Una persona ha bisogno di riflettere sul perché è così. Questo le consente di definirsi come “una nazione libera nella propria terra”, poiché cessa di essere schiava del suo desiderio (la parola “terra” o “Eretz” deriva dalla parola “desiderio” o “Ratzon“).

Egli vuole essere lo schiavo dell’intenzione altruistica e questo è chiamato essere uno “schiavo del Signore”. Egli vende se stesso per essere uno schiavo per la dazione, poiché nel frattempo, egli non è in grado di dare in modo indipendente. Ma questo è già il suo primo passo verso l’indipendenza, e in seguito egli diventerà completamente indipendente.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.03.2012, Shamati 9)

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Dove troviamo la chiave per il cancello delle lacrime?

Non dobbiamo vergognarci della debolezza, pensare che la debolezza possa raffreddare il nostro desiderio di avanzamento. C’è un “cancello di lacrime” in ogni passo, che si apre unicamente dopo la realizzazione della propria impotenza. E come potremmo avere l’abilità? Dopo tutto, l’avanzamento accade attraverso l’addizionale potere di dazione. Noi non l’abbiamo, lo dobbiamo acquisire.

È per questo motivo che è un bene che io scopra che non possiedo l’abilità di avanzare. E va bene anche che io scopra di non avere il desiderio di avanzare. Che cosa accade dopo? Solamente una cosa: L’appello adeguato al Creatore attraverso il gruppo perché Lui corregga la connessione tra di noi. E allora, ogni volta che questo è fatto, viene rivelato un nuovo stato di unione.

Una persona non è capace di fare niente per conto proprio. Non importa quanto si senta forte ogni tanto, non importa quanto si senta sicura di raggiungere qualsiasi cosa; fallirà in tutto. È scritto: “Non credere in te stesso fino al giorno in cui morirai”.

È per questo che avere un gruppo, che risveglia costantemente la persona, è una condizione necessaria. E per questo motivo, quando una persona non sa come avanzare e si dispera, di solito dà la colpa all’orgoglio, e di conseguenza è incapace di ricevere supporto dal gruppo.

Qui non c’è niente di cui vergognarsi, la persona deve unicamente lavorare su questo. Ma essenzialmente questo è l’unico disturbo. C’è una forza enorme nel gruppo. Come nel racconto di Rabbi Yossi Ben Kisma. Lui era un grande Kabbalista nella sua generazione, e i suoi studenti erano persone molto semplici. Ma lui ricevette una grandissima forza da loro poiché lui sapeva come lavorare con loro. E lui era una grande persona! E questo racconto parla di persone semplici.

È per questo che quando una persona dice che il Creatore non la sta aiutando, è il suo orgoglio che parla. Come si manifesta questo? Nella sua inabilità di cancellare se stesso davanti all’ambiente per ricevere il valore della grandezza della spiritualità in esso, e poi percepire il potere del Creatore che aiuta lui e la realizzazione della grandezza della spiritualità.

È per questo motivo che non bisogna piangere sui disturbi. È scritto: “La mia anima dovrà piangere in segreto”, in occultamento, nell’oscurità. Piangere è buono, ma bisogna vedere per che cosa si sta piangendo. Non piangere per non ricevere aiuto; c’è l’aiuto. Devi piangere perché l’orgoglio non ti sta permettendo di abbassarti davanti ai tuoi amici, il Creatore, e ricevere aiuto da loro.
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(Dal Congresso di Arava, 24.02.2012, lezione n.4)

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Una banca per delusioni preziose

Domanda: Durante il congresso ho fatto qualunque sforzo per connettermi agli amici, ma ho fallito. Quando ha incominciato a piovere nel mezzo della notte, ho chiesto al Creatore per quale motivo Egli aprisse il cielo ma non il mio cuore. Forse perché “io non l’ho chiesto”…Quindi, cosa dovremmo fare? Continuare con questi esercizi oppure comprendere che siamo incapaci di connetterci da soli e chiedere aiuto rivolgendoci in alto?

Risposta: Come puoi chiedere aiuto in alto se ancora non sei deluso dei tuoi sforzi? E se invece di deluderti tu riuscissi a connetterti?

Continuerai ad essere deluso in ogni momento; queste delusioni devono prima aprirsi in te nelle forme del tuo vaso rotto. La delusione non ti viene data per torturarti e farti strisciare in ginocchio a piangere il tuo ultimo respiro per ricevere aiuto dal Creatore. Non è questo lo scopo.

È un fatto noto che non puoi farcela da solo, ma devi mettere insieme queste delusioni per scoprire in questa maniera la profondità del tuo desiderio. Esse ti mostrano la profondità del tuo vaso spirituale; per questo non puoi scappare da loro. Il Creatore riunisce tutti i tuoi sforzi e li salva fino al giorno, lo stato speciale, in cui si uniranno in un unico vaso.

È come risparmiare dei soldi in questo mondo, aggiungendo un dollaro alla volta. Nella tua vita spirituale, devi riunire queste delusioni, i tuoi tentativi falliti, e imparare dal modo in cui si aggiungono. Ma devi tenere questo dentro di te, e apparire pieno di forza nel gruppo.

Devi essere talmente meticoloso e metterci tanto impegno nel riunire queste delusioni, come un bambino che mette le monetine in un salvadanaio a forma di porcellino. Più avanti ti daranno il sapore poiché “il beneficio della Luce si raggiunge nell’oscurità”. Raccogli questi momenti scuri, in modo che alla fine si riuniscano in una tale oscurità di tante forme diverse, da permetterti di distinguere la Luce. La Luce in sé non ha una forma – soltanto il vaso che tu hai costruito per essa.
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(Dalla lezione n.4 del Congresso di Arava, 24.02.2012)

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Il posto per il Lavoro è tra i cuori

Domanda: Noi ci troviamo nello stesso stato di una nascita. Una nascita è un’azione concreta che avviene oppure no. Tuttavia, se adesso ponessi questa domanda ai miei amici, riceverei ogni sorta di risposta, come se qui ci fossero diverse sfumature di grigio. È così che dovrebbe essere, oppure è solo una delle due, bianca o nera?

Risposta: C’è un ottimo esempio per questo, l’esodo dall’Egitto. Esso si può riferire ad una singola persona che include tutte queste qualità dentro di sé, dato che tutto il mondo è dentro di lei, oppure, può anche essere visto come l’esodo di molte persone di tutti i tipi, tra cui ci sono uomini e donne, anziani e bambini, neonati, persone legate alla nazione di Israele,  Egiziani, una cosiddetta “moltitudine mista”.

In questa folla, ci sono quelli che sognavano questa fuga da molti anni ed alcuni che seguono i loro parenti. Ci sono bambini e neonati che vengono portati fuori dai loro genitori. Ci sono anziani di cui nessuno si sarebbe occupato se fossero rimasti. Ci sono quelli che hanno visto la folla fuggire e solo allora hanno deciso di unirsi.

Ma ci sono quelli che vanno a capo della folla, che sono determinati a scappare e davanti a tutti loro Mosè guida il cammino. Ovvero, noi vediamo che tra quelli che arrivano al Monte Sinai ci sono tutti i tipi di persone; ed all’interno di una singola persona che raggiunge questo stato della prima unione al di sopra della montagna dell’odio tra sé ed i suoi amici, ci sono anche una moltitudine di desideri e pensieri, dall’elevato punto nel cuore che la conduce come l’antenato, Mosè, fino ai desideri più approssimativi ed inutili.

Alla fine è necessario che tutti loro, così diversi, ognuno confinato all’interno della propria gamma di desideri, di pensieri e di intenzioni, siano pronti per la connessione reciproca nello stesso modo in cui noi, essendo sotto il Machsom, siamo capaci di farlo. Certamente, tutto questo sta succedendo in un mondo di inganni per il fine egoistico, Lo Lishma, ma non ci è richiesto ancora altro.

Bisogna capire che l’approccio spirituale non è per niente difficile, ma molto semplice. Il problema è che noi non siamo diretti alla spiritualità! Io non sono diretto all’unione! Se io fossi capace di restare nell’aspirazione per l’unione per poche ore, l’avrei raggiunta. Tuttavia, non la voglio e trascorro delle ore in tutte le altre cose possibili eccetto la spiritualità, così alla fine, una vita sola non è abbastanza per raggiungerla.

Il problema è che noi continuiamo a dimenticare dove abbiamo bisogno di applicare gli sforzi. Se applichi lo sforzo nel posto corretto, allora non importa se hai pochissima acqua, ma la stai utilizzando per innaffiare un seme piantato nella terra e questo seme butterà fuori dei germogli. Mentre se tu hai molta acqua, ma la versi sulla sabbia del deserto, allora non viene fuori niente da essa.

Ecco perché tutto il problema risiede nella qualità dell’intenzione. Mentre nella quantità, noi la stiamo più che riempiendo, girandoci intorno, facendo qualcosa e restiamo soddisfatti perché abbiamo usato tutta la nostra forza. Tuttavia, se vedessi come è davvero, capiresti che non hai fatto assolutamente niente nel posto giusto. Questa è tutta la questione. Questo è ciò su cui lavoriamo e tutto dipende da questo.

Ognuno è già troppo pieno di conoscenza teorica, di scienza e di articoli. Quello che resta è applicare lo sforzo nel posto giusto, solo tra i cuori ed allora avremo successo. Nel nostro stato oggi, possiamo raggiungere questo nel giro di poche ore in maniera da toccare almeno il vaso spirituale e poi tutto sarà più facile.
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(Dal Congresso di Arava, Lezione 4)

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Prontezza per amare

Comandamento” nel linguaggio della Kabbalah significa correzione del desiderio creato dal Creatore. Il desiderio si sviluppa con l’aiuto della Luce che lo influenza durante le quattro fasi di espansione della Luce. Alla fine, il desiderio si “gonfia” in misura enorme e ottiene tutto ciò che la Luce desidera dargli: amore, riempimento e abbondanza.

All’inizio il desiderio era piccolo quanto una goccia di seme. Dopo, con l’aiuto dell’amore si “gonfia” in una grossa palla. Poi, a un certo punto, quando il desiderio sente l’amore, all’improvviso inizia a realizzare che la propria natura è opposta a esso. E allora immediatamente si “sgonfia” e torna al punto d’inizio.

Che cosa succede con l’amore sentito dal desiderio? Diventa trepidazione e paura, cioè, dentro il proprio mondo limitato. Il desiderio non può far fronte a quello che ha ricevuto dalla radice attraverso le quattro fasi di espansione della Luce e quindi restringe se stesso.

Fa uno sforzo per controllare la situazione, ottenendo similitudine, e si fonde con la precedente sensazione. Dopo tutto, questa sensazione è il raggiungimento e la rivelazione del Creatore e la Sua essenza. E allora, il desiderio cerca di “gonfiarsi” ancora e diventa similare a Lui, sempre di più. All’inizio esegue la correzione nei cinque Partzufim nel mondo di Adam Kadmon (AK); più tardi procede con NHY di AK per poter ottenere la Luce di Hassadim (Misericordia) nel mondo di Nekudim, il posto del mondo di Azilut.

E allora diventa incapace di procedere in questo processo, e accade la frammentazione: Il desiderio inizia a realizzare che le proprie proprietà non gli permettono di raggiungere l’amore perfetto. Tuttavia, dall’altra parte, il desiderio acquista una certa sensazione e comprensione e costruisce i mondi di Azilut e BYA.

Quindi raggiungiamo la relazione che avevamo nel mondo dell’Infinito, in altre parole, raggiungiamo l’amore. È per questo che lottiamo, controllando e misurando costantemente il livello di amore che siamo riusciti a raggiungere.

È per questo che il Creatore ha creato il gruppo: io ho degli amici; ho qualcuno da amare. “Pratica con i tuoi amici e controlla i risultati che hai ricevuto”, Lui dice “Quando ottenete la giusta interconnessione tra di voi, Io mi rivelerò dentro di voi”.

Il Creatore ha rotto il vaso collettivo, e adesso siamo un gruppo rotto. Facendolo, Lui ci da l’opportunità di sentire e rivelare Lui attraverso la correzione che effettuiamo tra di noi. Da parte nostra, la nostra prontezza per l’amore è chiamata il “vaso”, e da parte Sua, la Sua prontezza per l’amore è chiamata “la Luce”. Alla fine s’incontrano: Il nostro vaso corretto è la “ divina Shechinà”, “l’assemblea d’Israele”, e il Creatore vi si stabilisce.
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(Dalla quarta parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 09.02.2012, “Introduzione a TES“)

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Segare il tronco del mio egoismo

Una persona dovrebbe raggiungere uno stato nel quale sente di essere il partner del Creatore: io faccio la metà del lavoro e Lui fa l’altra metà. Metà per me e metà per Lui. È come una sega a due manici che due persone tengono, ognuno a turno tira dalla sua parte, una volta la prima persona e poi l’altra e così segano il tronco.

Una persona dovrebbe anche sentire che agiscono alternativamente: una volta agisce lei ed una volta il Creatore. Certamente non faccio il lavoro con le mie forze, il potere viene dall’Alto. Il Creatore realizza l’azione e la richiesta proviene da me, quindi ancora un’azione da parte Sua ed una richiesta da parte mia. Così ci completiamo ogni volta a vicenda.

Il migliore stato si ha quando una persona sente che può realizzare questa rotazione senza fermarsi. Questo significa che stiamo davvero lavorando “faccia a faccia” e che un “cavallo ed il suo fantino” stanno lavorando assieme come un tutt’uno nella misura in cui una persona comincia a sentire sempre di più cosa sarà il potere che sta per ricevere e cosa esattamente dovrebbe dare da parte sua.

Dopotutto, noi eleviamo una preghiera, MAN, fino al Mondo di Ein Sof (Infinito), fino all’ultimo accoppiamento prima del Gmar Tikkun (la fine della correzione), che è l’accoppiamento di “Rav Pealim Mekabtziel” nel quale tutte le precedenti preghiere si riconciliano. In ogni gradino della scala spirituale la preghiera diviene più chiara ed accurata, più dettagliata e chiara perché una persona capisce e sente di più. Questa è tutta la realizzazione.

Non sente alcuna vergogna perché dà la sua parte e così è il partner del Creatore, in adesione. Così supera “i giudici e le guardie” che lo respingono e lo seducono e li rende suoi assistenti. Egli sente già le loro azioni come un aiuto.

Possiamo descrivere questo come se una persona ed il Creatore lavorassero assieme sul desiderio di ricevere. Una persona sente di essere insieme al Creatore al di sopra di questo desiderio o che il desiderio è tra loro, che la persona è da un lato ed il Creatore dall’altro e tra loro c’è il desiderio di ricevere che li separa. Una persona non vede il desiderio come proprio. La prima cosa è di disconnettersi dal desiderio egoistico e di ricevere al di sopra di esso, di esserne separato.

Allora vedremo già l’ego che ci separa, che è tra gli amici e la persona ed il Creatore, come il nostro ostacolo comune. Quindi lavoriamo su questo insieme quando ci connettiamo con il Creatore o gli amici per lavorare insieme contro l’ego che ci disturba, senza cercare di cancellarlo perché non possiamo farlo senza di esso, ma desideriamo elevarci al di sopra di esso.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 21.02.2012, Scritti del Rabash)

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L’ombra scolorita del mondo dei desideri egoistici

La cosa più importante è di cominciare a sentire che non c’è un mondo separato da noi e che l’intero mondo è un solo gruppo. Il gruppo consiste di molte parti: desideri e pensieri che abbiamo bisogno di avvicinare e lavorare con ciascuno di essi.

Tutta la natura, come le persone, dipende dal nostro stato, dal grado della frammentazione e confusione dei nostri pensieri e desideri umani, da quanto lontani siamo dal partecipare al lavoro del sistema comune come suoi partner. Tutto il mondo, eccetto l’uomo, è la sua impronta, la sua conseguenza. Le parti che esistono intorno al desiderio interiore chiamato “uomo” o Adamo, sono semplicemente sue copie, un’aggiunta che ascende e discende insieme ai movimenti della persona che lavora per connettere se stessa al singolo sistema.

Noi siamo già capaci di vedere che lo sviluppo dell’umanità, insieme a tutto quello che le succede, è diretto in questa direzione. Il mondo sta avanzando verso questo scopo, sta compiendo sub consciamente il programma della creazione. Proprio adesso, siamo nella sua fase molto avanzata, in una speciale transizione tra la realizzazione subconscia e quella conscia.

Ecco perché stiamo sperimentando una crisi nel mondo su tutti i livelli. Nel nostro stato, noi la sentiamo nel livello umano. Il resto del mondo sta sperimentando la crisi sui livelli animato, vegetale ed inanimato. Lo scopo di questa crisi è di portarci verso la realizzazione di tutto il processo che ci sta succedendo.

Nella stessa maniera, il mondo che percepiamo è la proiezione della nostra coscienza. Non esiste di per sé, è immaginario, illusorio. La nostra coscienza continuerà ad elevarsi e cominceremo a sentirci come parti di un desiderio diviso, frammentato, connessi insieme, questa è la misura in cui percepiremo il mondo attraverso questo desiderio in particolare. Noi sentiremo tutte le altre parti che circondano la sua materia solo come ombre di questo desiderio che esiste temporaneamente nella nostra percezione e gradualmente continua a scomparire.

Questo processo che sperimentiamo è unico ed incredibilmente importante. Più significativamente, ci guida a scoprire il motore che muove tutto il processo dello sviluppo, il suo programma. Dopo di che, noi scopriremo la forza superiore, il Creatore, il quale sistema tutto questo in modo tale che cominceremo a conoscerlo alla fine del processo, come se Lui stesse venendo attraverso una nebbia, una nuvola.

È come se stessimo riconquistando la coscienza, prendendo certe azioni dopo essere stati inconsci. È come se stessimo uscendo dalla nebbia e adesso siamo capaci di connettere dei pezzi separati e frammentati della percezione tra noi, trasformandoli in una singola immagine e formando quindi la nostra comprensione e percezione del Creatore. L’immagine del Creatore si manifesta in noi, come è detto: “Chiama te stesso attraverso il Suo nome”.

In questo modo, acquisiamo la qualità della connessione, della dazione reciproca, una connessione ed una comprensione molto forte, come essendo una sola persona. Questo è chiamato amore. Le parti separate che siamo, laddove ogni parte ha la sua propria funzione nel sistema comune, si fondono in un insieme che esiste per un singolo scopo: rivelare la forza superiore e lasciare che si manifesti in noi.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 26.02.2012, Scritti del Rabash)

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Trasformare la fantasia in realtà

Gli autori dello Zohar hanno conseguito i livelli spirituali e ce li descrivono, presentandoceli in modo che il flusso dell’impatto della Luce che ci arriva dalla descrizione del nostro stato ci sarà il più possibile di giovamento e ci aiuterà a renderci conto dello stato in cui ci troviamo.

Questi livelli sono in un sistema chiamato il mondo dell’Infinito, un sistema corretto e funzionante. Però, questo mondo per noi è nascosto, e non sappiamo dove siamo. Siamo come dei bambini che non conoscono lo stato in cui si trovano, in quale mondo, cosa sta succedendo, chi si prende cura di loro e come. E’ come se ricevessero tutto all’istante, ma non sanno da dove arriva. Essi hanno un loro proprio mondo che possono percepire, ed in cui vivono.

Anche noi siamo ancora staccati dall’effettiva realtà; siamo dentro una specie di nebbia, di occultamento, come in un sogno. Immaginando in qualche maniera lo stato spirituale, non conta con quanta precisione, ed il tentativo di esserci dentro, richiamiamo la Luce che Riforma da questo stato.

Ma non è sufficiente immaginare soltanto uno stato spirituale, anche se questa visione è particolarmente autentica: cioè che l’umanità sia unita insieme, nel desiderio di donarsi a vicenda, nel sostegno reciproco, in diverse forme corrette di connessione, ed anche nel desiderio di raggiungere la qualità completa della dazione, il Creatore. Non è sufficiente perché tutte le descrizioni che proviamo ad immaginare non sono niente di più che la nostra immaginazione, non sono diverse dalla fantasie terrene.

Se vogliamo che queste immagini si realizzino e si concretizzino in una forma più realistica e pratica, abbiamo bisogno di una forza che possa influenzare questa visione immaginaria del livello superiore e che trasformi la fantasia nella precisa realtà spirituale, cioè di una forza che la concretizzi nella pratica. Questa forza è chiamata la “Luce che Riforma”.

Questa è la ragione per cui leggiamo Il Libro dello Zohar, poiché leggendolo, richiamiamo su noi stessi la Luce che Riforma nel modo più vantaggioso e forte che ci sia. Non importa cosa leggiamo. Ciò che conta in che misura vogliamo calarci in quella sensazione, in quell’intenzione, in quello stato, come gli autori dello Zohar che ce ne parlano con parole che vanno al di là della nostra comprensione. Ma se vogliamo essere nello stesso spazio con loro, la Luce che Riforma si mette in movimento e ci influenza. Questo è il modo in cui conseguiamo il potere dello sviluppo.

Nel nostro mondo, un bambino che fa degli sforzi richiama la forza della natura nel modo in cui è stabilita dal sistema in cui il bambino si trova. Sia che si tratti di un poppante o di un bambino piccolino – la stessa legge si applica a tutti. Sia uno che l’altro sono come delle bestioline, degli animali.

Nel mondo spirituale, invece, tutto segue l’intenzione. Qui dobbiamo fare dei grossi sforzi per richiamare la Luce che Riforma. Questo è ciò che si chiama “l’impegno nella Torà“. Incominciamo con il leggere Il Libro dello Zohar per nostra libera scelta, con l’aiuto degli amici, del gruppo, con un grande lavoro interiore e di preparazione, desiderando di ricevere da tutto questo la Luce che Riforma.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.02.2012, Lo Zohar)

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