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I segreti del cuore

Domanda: Lo scopo del nostro lavoro durante il workshop è chiaro: noi apriamo il cuore l’uno all’altro, ci avviciniamo, ci connettiamo.

Risposta: Stiamo imparando a capire cosa significhi il gruppo. Prima che tu stia ad ascoltare cosa sia. Ma qui, spero, comincerai a sentire che quelle proprietà speciali sono incastrate nel gruppo, che non sarai capace di scrutinarle da solo. Ascoltando in maniera attenta il tuo amico – e non importa che cosa stia dicendo potrebbe anche non saper nulla (potrebbe essere nel gruppo da 1-2 mesi), tu ascolterai nelle sue parole cosa hai bisogno di sentire.

Domanda: C’è inoltre un’altra forma di gruppo, quando il testo è semplicemente letto e non é commentato. Qual è la differenza? Quando applichiamo questo tipo di lavoro?

Risposta: E’ una domanda molto seria.

In generale, come discuti qualcosa tra di voi quando stai in un grande cerchio e dici qualcosa? Tu parli anche di te stesso, dal tuo punto di vista, riguardo alla grandezza del gruppo, la grandezza del percorso, della riunione, o riguardo il perché sei venuto al congresso.

La cosa più importante non è parlare di che cosa c’è nel tuo cuore in un dato momento. Non dare sfogo a quello che senti in quel momento. Come nel tuo mondo, non vuoi dire a nessuno dei tuoi sentimenti più profondi, segreti personali, e lo stesso è qui. Questo è, io non parlo della mia relazione con il Creatore se riguarda solo me stesso. Tutto il resto – non fa differenza.

Domanda: Quando lavoriamo indipendenti nel gruppo, chi ci aiuterà a fermarci un momento e parlare dal cuore e non dalla mente?

Risposta: Non ti preoccupare di errare. Non è importante. E’ completamente irrilevante!

Coloro che studiano per un mese o due possono unirsi al gruppo e provare a discutere di qualcosa tra di loro, bofonchiando come i bambini – non é importante. Loro tuttavia cresceranno, se faranno ciò che é necessario. Non é necessaria nessuna conoscenza preliminare della persona, niente. La cosa più importante è agire semplicemente, a cuore aperto, e ingenuamente, e tutto poi funzionerà!
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(Dal congresso di Vilnius del 25.03.2012, Workshop 4)

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Il Congresso non finisce mai

Domanda: Come si mantiene lo stato permanente del congresso da ora in avanti?

Risposta: Un congresso è un balzo attraverso l’unione. Se abbiamo questo tipo di esercizi solamente una volta alla settimana in workshop intensivi chiamati “riunione degli amici”, potremmo non avere bisogno di grandi congressi per poter avanzare. Ci solleveremo da una settimana all’altra preparandoci da un meeting all’altro.

Tutto dipende dalla preparazione, che determina il livello di unione che saremmo capaci di ottenere nel workshop. Abbiamo bisogno di un grande desiderio, il riconoscimento dell’importanza del traguardo e l’unicità di tale meeting come un’azione speciale, come l’unico metodo per mezzo del quale possiamo creare un posto per la rivelazione del Creatore.

Da una settimana all’altra vivremo con il sentimento della riunione degli amici che si avvicina e il desiderio della lezione giorno dopo giorno. Prima della lezione possiamo sentirci come ci sentiamo prima di un workshop. La lezione può essere ugualmente intensa, perché durante la lezione parliamo dello stesso lavoro interiore ma con parole diverse. Nel complesso, stiamo parlando dello stesso tema – la rivelazione del Creatore agli esseri creati, dove ha luogo e sotto quali condizioni.

Tutte le nostre azioni collettive dovrebbero essere viste in questa prospettiva, non importa cosa facciamo. Tutto dipende da quanto una persona apprezzi ogni opportunità che gli viene offerta. Quindi, non dovremmo aspettare i congressi se non ci prepariamo da una lezione all’altra, da una riunione degli amici all’altra e da un congresso all’altro.

Altrimenti, un grande congresso in sé non sarà di molto aiuto – farà venir fuori un risveglio temporaneo, ma non un’ascesa. Se la persona non arriva con l’impressione previa, non avrà garantita l’ascesa, l’avanzamento e una maggiore connessione. È così perché non ha preparato sé stesso per questo, non ha desiderato questo ardentemente e non ha la mancanza di questo. Sarà impressionato semplicemente da altre cose, ma non otterrà un riempimento specifico.

Ne risulta che ci sentiamo estasiati da un congresso all’altro ma poi cadiamo ancora. Questa esaltazione dovrebbe essere prima del congresso, e durante il congresso ci dovrebbe essere un livello superiore. In questo congresso ci siamo riusciti fino a un certo punto. Dopo essere saliti al livello seguente e aver sentito di essere in uno stato di discesa, di disappunto e di confusione, avremmo dovuto iniziare a prepararci per il prossimo meeting, o per un grande congresso.

Tutto è determinato dalla preparazione. Non ci dovrebbe essere del “tempo morto” nel quale semplicemente ci sediamo ad aspettare. Io devo incrementare la deficienza dentro di me o  riempirla attraverso la connessione.
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(Tratto dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012, “Conversazione dopo il Congresso”)

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Ascendere fino alla cima della piramide

Domanda: Come dovrei sentire il mio gruppo come risultato del workshop?

Risposta: Il gruppo è “uno” perché solo un’anima è stata creata. E maggiormente rivelo la struttura della singola anima, maggiormente rivelo il gruppo.

Un gruppo non è un concetto materiale, non sono dieci corpi seduti in un cerchio. Il gruppo è quello che abbiamo costruito sopra il nostro egoismo attraverso la connessione tra di noi, sottraendo all’ego e aumentando l’importanza della connessione, il Creatore, la Luce. Più avanti, separatamente, noi prenderemo questi due punti opposti, elevando l’importanza della dazione, dell’amore, e della connessione, così cominceremo a sentire di essere uno.

Ognuno sente non sé stesso ma solo quest’uno collettivo, fuori dal corpo, i suoi pensieri e desideri. Noi tutti sentiamo questo desiderio e un pensiero “come un uomo con un solo cuore”. Questo viene chiamato gruppo.

Se ognuno agisce come durante il workshop, noi costruiremo un denominatore comune nel nostro gruppo, che comincerà a prendere tutte le altre “unità” nella sala, formata da ogni cerchio o approcciando quest’ultimo. E allora io comincerò a sentire attraverso questo sensore tutte le anime dell’esistenza legittima nel mondo spirituale. Questo diventa il mio vaso con il quale io lavoro nel mondo spirituale.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.05.2012, “Conversazione dopo i Congressi)

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Provare abiti di Luce

In effetti, tutta la Torà parla delle intenzioni così come la direzione verso cui le persone dovrebbero orientare i propri desideri, lavorando, formando e organizzandoli in una via dove gradualmente raggiungono un livello maggiore di similarità con la Luce. La Luce non discende a noi nella sua forma originale, semplice e astratta. E’ già “pre-formata.” Dopo che la Luce è entrata nel desiderio, si trasforma in accordo con le Sue qualità cosicché si possano combinare tra loro.

Nel nostro mondo, noi vediamo quanto l’acqua facilmente entri nel vaso e ne prenda la forma. Tuttavia, nella spiritualità è differente: la fusione non avviene sino a che la forma del riempitore e i vasi non coincidano completamente. Questo stato è chiamato fusione” o “completa somiglianza delle proprietà” che dovrebbe essere adeguato alle condizioni che sono differenti a ogni particolare livello di avanzamento. A un livello maggiore ci si aspetterà una forte somiglianza con le proprietà; ogni passo susseguente avrà bisogno di un più alto grado di combinazione fino a che non raggiungiamo una fase dove il vaso richiede la forma della Luce e la loro unità finale. Questa è la ragione per cui noi costantemente cerchiamo la forma corretta che ci permetterà di corrispondere alla forma del Creatore.

La Luce è sempre distinta ed è benevola. E’ sempre la stessa; permanentemente giace in assoluta calma, come è scritto:”Io, HaVaYaH, non cambio Me stessa.” Significa che la Sua intenzione è sempre la stessa. Tutti i cambiamenti avvengono attraverso di noi, e questo perché noi dobbiamo costantemente cercare una forma che dovremmo raggiungere in modo da essere “appropriati” per la Luce, il Creatore.

Similarmente, quando le persone s’innamorano e cercano di migliorare i sentimenti reciproci, loro pensano a come apparire, di che cosa dovrebbero parlare, e come comportarsi affinchè sia corretto e accettato dall’altra parte. Quando arriva dalla Luce, dovremmo agire in maniera simile.

La Luce ci porta dinanzi a certe condizioni che sono denominate “gradini spirituali”. Ognuno di loro è associato con uno specifico tipo di Luce che è “vestita” in una forma particolare e giace all’interno in un vaso adeguato. Il nostro compito è di prendere i nostri “abiti” alla somiglianza con Lui. Allora, il contatto tra la Luce, il Suo “vestito” a un maggior livello, e il desiderio (vestito altruistico della Luce ad un gradino inferiore) dovrà avvenire. Solo mediante determinate circostanze si uniranno.

L’intera Torà è dedicata a questo processo; non c’è niente eccetto questo. A ogni livello, dal peggiore e inferiore fino al maggiore, tutto è definito solamente dalla somiglianza tra il vaso e la Luce. La corrispondenza tra il vaso e la luce è chiamata “intenzione”. Tutto questo tratta il luogo verso dove è orientato il vaso e cosa si sforza di raggiungere. Non esiste nient’altro in questo regno.

A noi appare che si trovino solo oggetti materiali attorno in questo mondo che ci confondano e nascondano la reale essenza dalle nostre attività da noi stessi. Qualsiasi situazione trattiamo all’interno di questo mondo, noi continuiamo a interagire con livelli della nostra adeguatezza alla Luce.

Il linguaggio della Kabbalah parla di questo apertamente e chiaramente. Descrive il tipo di cambiamenti interni che dobbiamo raggiungere al fine di rivelare la Luce generale. Il nostro incarico durante l’apprendimento della Kabbalah è di “provare” tutto quello che impariamo e vedere come “veste” su di noi e a questo punto capire come dovrebbe essere la nostra unità.
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(Dalla 3° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 8.04.2012, Lo studio delle Dieci Sefirot)

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“Amico” significa Uguale

Domanda: Come possiamo essere uguali agli altri? Come possiamo misurarci se siamo uguali? Dopo tutto, in caso contrario non possiamo essere amici e creare le condizioni per la rivelazione del Creatore tra di noi.

Risposta: Puoi sentirti sia al di sopra o al di sotto degli altri, ma solo coloro che ottengono l’ uguaglianza tra di loro diventano amici. In altri tipi di rapporti, quando tu dai o ricevi, non sei amico, ma invece un insegnate o uno studente.

Le persone diventano uguali se simultaneamente:

  1. Danno tutto, come un adulto ad un bambino, che si prende cura di lui,
  2. Loro sono pronti a imparare da ogni amico come uno studente da un insegnante (com’ é scritto, “Mi Kol Talmiday Iskalti” – Ho imparato da tutti i miei studenti”)

Ed è precisamente combinando questi due atteggiamenti l’ uno verso l’ altro che io divento uguale a lui, questo vuol dire diventare il suo amico.
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La battaglia dell’egoismo con i neonati

Giuseppe” è il punto dentro ad una persona che può crescere solo quando è posto nel regno del Faraone (desiderio egoistico); la piccola scintilla di luce è chiamata “ candela sottile” (Ner Dakik). La “candela sottile” si colloca deliberatamente dentro l’ego, cresce insieme all’ego ed eventualmente lo trasforma in dazione. Cosi, Giuseppe andò in Egitto, crebbe (si espanse) là (che significa che i suoi fratelli si unirono a lui). Lui rappresenta la scintilla che si sviluppa solo dentro l’ego umano.

L’egoismo è costruito in modo tale da considerare solo le cose che egli considera “lucrative” (benefiche). Lui identifica “profitti” solo in base all’appagamento, chiamato “lavoro femminile”, che è opposto all’appagamento prepotente, chiamato “lavoro maschile”. Questo è il motivo per cui il Faraone ordina di ammazzare ogni singolo ragazzo Giudeo e lasciare vivere le ragazze.

Noi diamo vita ai “figli” e poi li ammazziamo perché non abbiamo idea di come lavorare con l’intenzione che ha per scopo il dare. Poi, loro ri-nascono attraverso i nostri tentativi di dazione anche se minimi, ma di nuovo l’ego uccide i nostri sforzi. Il nostro intelletto riconosce allora che dobbiamo dare e accrescere le nostre intenzioni, che sono annullate di nuovo dall’ego.

Il nostro lavoro è di riconoscere, attraverso i nostri desideri, che noi diamo vita ai nostri “figli” e poi li distruggiamo. Noi siamo terrorizzati da ciò che abbiamo fatto, e dal fato che non abbiamo via d’uscita. Dopo aver attraversato questa tortura e compreso che siamo incapaci di fare qualcosa a riguardo, passo dopo passo, noi acquisiamo un nuovo desiderio: una nuova Reshimo informativa che è chiamata “Moshe” (Mosè).

Moshe” comincia a crescere e svilupparsi nella casa del Faraone. Sembra che stia dalla parte del Faraone. Il Faraone lo sviluppa e lo eleva, insegnandoli la sua saggezza. Dopo 40 anni spesi nel palazzo del Faraone, Moshe ha tutto eccetto la conoscenza del Creatore.

Moshe continua a crescere dentro i suoi desideri, che sono sottoposti alla correzione e sente che nonostante tutto, lui non riesce a convertirli in dazione. A questo punto gradualmente i suoi desideri acquisiscono il “punto di Moshe”, la scintilla che all’inizio era nascosta e che era totalmente elusiva. Comunque, la scintilla continua a crescere. A causa di ciò, noi cominciamo a dare vita ai nostri “figli” che significa l’intenzione di dare. Noi crediamo che siamo capaci di dare e di volta in volta “ammazziamo” i nostri sforzi.

Una persona continua a sterminare i suoi “figli” fino a quando con grande rammarico si rende conto che tutti i tentativi di dare non portano da nessuna parte. Noi diamo vita a un figlio (intenzione di dare), che è il nostro prossimo livello che ci dirige all’”uscita”dall’Egitto. Questo gradino è il risultato del nostro impegno nel lavoro di gruppo, ciò deriva dalle nostre attuali azioni. Ad un certo punto, noi acquisiamo realmente il desiderio di dare, ma dopo siamo in caduta e ci comportiamo egoisticamente un’altra volta. Questo significa che il Faraone “inghiotte” i nostri neonati.
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(Dalla 1a. parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 09.04.2012, Scritti di Rabash)

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Il matrimonio in accordo ai calcoli spirituali

Se io potessi sbirciare fuori dal mio piccolo involucro e osservare dove mi trovo in questo mondo globale, come tratto tutta l’umanità, che come una sola anima attraversa stati differenti, per avvicinarsi al suo stadio perfetto, io percepirei la mia vita in maniera diversa. Non potrei osservare la mia vita personale, una vita che è tanto piccola come la vita di una formica, di cui non si dovrebbe tener conto in assoluto.

Se ti includessi nel grande processo globale assieme agli altri, sentiresti che stai nel fluido infinito della vita. Intanto dovremmo apprendere cosa fare al fine di percepire l’eternità della natura ed esserne inclusi. Allora da quest’altezza sarai in grado di risolvere tutti i tuoi problemi personali.

Ma se noi trattiamo di risolverli al livello corporale ordinario, non saremo capaci di risolvere niente. L’evidenza di ciò sono tutti i vani tentativi di correggere l’attuale situazione che hanno i governi in carica. Non ci sono altre vie per correggere il nostro stato personale, con l’eccezione dell’educazione e della formazione integrale.

Inoltre, una donna che si sente molto male perché non riesce a trovare un partner con cui costruire una famiglia ed avere figli, dovrebbe capire che è così che la natura vuole obbligarla a restare inclusa nell’intero mondo come una donna.

Come risultato di essere inclusa nel mondo, che è il risultato dell’educazione integrale, lei comincia a capire la connessione che dovrebbe tenere con gli altri. Comincia a sentire quanto buona è questa connessione reciproca con il mondo.

Allora lei conoscerà l’uomo adeguato e loro cominceranno a capire come possono sostenersi tra loro, l’uno con l’altro, al fine di elevarsi al livello spirituale e cominciare ad essere uno, nonostante il fatto che possano rimanere differenti e restare ognuno con il proprio ego.

La percezione personale cambia all’istante, tutto funzionerà nell’immediato. Loro vorrebbero essere maggiormente connessi e avere figli in modo che la connessione mutua possa essere implementata spiritualmente. Questo spirito li obbligherà a formare una famiglia.
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(Tratto da una conversazione del programma “Una nuova vita” n.19, 02.02.2012)

Uno stato corretto

Domanda: Lei ha detto che dobbiamo costantemente ritornare allo stato corretto e tenerlo a mente. Qual è questo stato?

Risposta: Il punto è che quando una persona raggiunge la connessione integrale con altre persone in un gruppo che non è troppo grande, egli ricorda questo, lui ha un’impressione chiamata Reshimo, (reminiscenza). Questa impressione è emotiva e viene memorizzata in lui come un ricordo, ma è una memoria attiva.

Questo significa che con l’aiuto di qualsiasi stato che le assomiglia noi possiamo sempre soddisfare le Reshimot e cominciare a sperimentarlo di nuovo, per viverlo e percepirsi immediatamente in esso con facilità, mancanza di restrizioni, il calore, la sicurezza e l’uscita da qualsiasi crisi, ecc.

Quando una persona comincia a uscire da sé stessa e a connettersi con gli altri, vede che tutti i problemi che sentiva prima, erano sentiti perché aveva una diversa percezione della realtà, “per sé stesso” e non “da sé stesso.”

Quindi la cosa principale è lasciare un’impressione molto accurata di reciproca collaborazione con il mondo intorno a lui, con l’ambiente, e insegnare ad una persona l’abitudine di come fosse possibile ritornare dai diversi stati a questo stato di base. Dopo noi torneremo ad esso su livelli diversi, più alti, nonostante le possibili interruzioni, con l’aiuto di ambienti diversi, in ogni ambiente.

Domanda: Quante volte una persona può avere un ritorno allo stato corretto durante il giorno?

Risposta: Deve essere costantemente in esso. Io cerco di trasformare qualsiasi stato in cui sono in uno stato corretto.

Domanda: Come può essere intensificato, come può essere rafforzato e più potente?

Risposta: E’ possibile intensificarlo tramite la resistenza che provo nel volerci tornare. Alla fine, quando supero la resistenza che sento, diventa un coefficiente di intensità. Dalle mie esperienze di cooperazione, l’opposizione a questi stati “a me” e “da me” saranno di conseguenza più chiari, più lontani e più forti.

Domanda: Quando descrivi questo fenomeno io lo vedo come un processo individualistico, ma noi diciamo sempre che esso è un processo di gruppo.

Risposta: È un processo di gruppo, ma noi stiamo parlando di uno sforzo individuale nell’ambito del processo di gruppo. Più tardi, quando il processo si stabilizzerà come un processo di gruppo, tutti cominceranno a sentire un’associazione unita. Questo è lo stato in cui gli individui diventano un tutt’uno, proprio come tante gocce si uniscono in uno in cui nessuna divisione si fa sentire, ma piuttosto è la sensazione di una grande goccia unificata.

Ma stiamo dicendo che questi Stati sono in continua evoluzione — i gruppi si disperdono e si riconnettono. Non stiamo parlando di un gruppo o del fatto che l’umanità è diventata un gruppo tale. Quindi, qui la cosa principale diventa il singolo componente del mio lavoro con tutto l’ambiente.
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(Tratto da una conversazione sull’educazione integrale, 27.02.2012)

Guardare il gruppo nella luce dell’amore

Domanda: Quali sforzi dovrebbe fare il gruppo al fine di conseguire la correzione nello stesso lasso di tempo in cui i suoi membri scoprono la saggezza della Kabbalah?

Risposta: Gli sforzi dovrebbero essere di non giudicare qualsiasi membro del gruppo secondo lo stato in cui ognuno si trova. Siamo tutti “stracci”, come usava dire Rabash; siamo tutti non corretti. Tutti i peccati e gli attributi negativi sono in ciascuno di noi.

La persona che raggiunge i livelli elevati spirituali scopre il disgusto e i desideri di repulsione che egli ha ed è sconvolto dal fatto che egli può avere tali desideri. Gli è anche impossibile immaginarli! Come risultato della frantumazione, ognuno ha tutti i tipi di desideri dentro di lui. Pertanto, non dobbiamo vedere nessun altro come corrotto.

“Dobbiamo prenderli uno per uno e conoscerli.” Se vedo un difetto in qualcuno, è solo perché io sono corrotto. Se io fossi corretto, avrei potuto vedere l’altro secondo il mio livello di correzione, come totalmente corretto, perché tutti questi gradi esistono già. Quello che vedo ora è il riflesso del mio ego. È il mio ego che raffigura questa immagine per me.

Quindi il lavoro principale del gruppo è di accettare ogni membro come il suo bambino amato. Non importa quello che fa: se egli non vi dà tregua, e fa un pasticcio, se vi rompe tutto, voi dovete sapere che è il vostro bambino. Questo è il modo in cui si dovrebbe trattare l’amico. Questo è un segno di amore.

Io parlo qui di un amico e questo significa che una persona può trattare gli altri in questo modo, e non di qualcuno che è appena entrato per unirsi al gruppo. L’aiuto reciproco significa considerare gli stati personali di ciascun individuo.
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(Dalla lezione 2 del Congresso di New Jersey, 12.05.2012)

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Come possiamo raggiungere Atzmuto

Domanda: Il Creatore ci da tutto: ci fornisce traduttori, aule di studio, Learning Center, ecc. Perché Lui non può concederci la correzione?

Risposta: Il Creatore può darci tutto, ma non può fare che la creazione raggiunga Lui, e diventi simile a Lui.

Che cosa significa che il Creatore ci garantisce le assemblee e ci fornisce la terra? Perché Lui ha creato i nostri congressi e le nazioni nelle quali viviamo? Perché ne abbiamo bisogno? Potevamo benissimo rimanere nel mondo dell’Infinito. Perché siamo scesi da cinque mondi in questo regno? Per sentire i problemi e sperimentare gli stati che attraversiamo? Chi ha bisogno di questo? Se domandi a qualsiasi persona nel mondo, ti dirà che nessuno li vuole.

Il Creatore ha fatto solamente una cosa – un punto!- nient’altro. La Luce è entrata nel punto e ha iniziato a interagire con esso. La qualità della Luce è la dazione; la qualità del punto è ricevere. Costituiscono due stati opposti: il più e il meno, un microscopico potere della Luce (dazione) e una piccola parte forza di ricezione contraria a essa. Queste due forze si evolvono costantemente.

Il Creatore non ha fatto altro che questo. Il Creatore è qualcosa di intermedio, esterno che è chiamato Atzmuto (Da Se). Per poter raggiungere le proprietà di Atzmuto ed essere capaci di percepire Lui, noi dobbiamo combinare le due proprietà in modo che diventino uguali, simili una all’altra; la proprietà di ricevere dovrebbe diventare identica alla proprietà di dazione. In altre parole, la proprietà di ricezione dovrebbe imparare a donare nella maniera in cui il potere di donare lo fa.

Quando diventiamo uguali alla proprietà di dazione (la Luce), iniziamo a bilanciarci tra queste due forze, e perciò sperimentando la forza Atzmuto, che ha creato sia la Luce sia il desiderio. La Luce si origina direttamente da Atzmuto ed è infatti la Sua proprietà chiamata “qualcosa da qualcosa”, mentre il desiderio egoista rappresenta “qualcosa da niente”. Tuttavia, entrambi derivano dal Creatore.

Perciò, appena acquisiamo la similitudine tra il desiderio e la Luce, facendoli paralleli uno con l’altro, iniziamo a sentire una terza forza.

Nella Kabbalah questa nozione è espressa con l’idea delle tre linee. La linea sinistra sta per il potere del desiderio (egoismo); la linea destra simboleggia il potere della Luce (dazione), mentre la linea centrale è la terza forza che emerge dal confronto tra le prime due.

Quando riceviamo una parte che appartiene al desiderio e allo stesso tempo prendiamo una parte dalla Luce, noi confrontiamo entrambe dentro di noi in maniera che siano in equilibrio e uguali; ed è cosi che riveliamo il Creatore utilizzando la linea di mezzo.

Qui stiamo parlando di leggi fisiche; non c’è nient’altro. È così in qualsiasi altra scienza; usiamo il metodo del confronto per trovare un terzo parametro, il valore iniziale. In che altro modo potremmo definirlo?
Per essere riconosciuti, abbiamo bisogno di dimostrare almeno due delle nostre proprietà opposte, in modo che confrontandole un’altra persona possa riconoscere e comprendere chi siamo. Solamente confrontando diverse qualità sarà possibile comprendere, misurare e pesare qualche cosa.

Questo è il motivo per il quale il Creatore ci da la possibilità di esistere tra “un più e un meno”. Ricevendo da Lui e confrontando quello che abbiamo ricevuto, noi raggiungiamo Lui. Questo si applica a tutte le sfere della nostra vita. In tecnologia, noi identifichiamo il tipo di energia conoscendo il consumatore. Senza l’egoismo e la Luce che fluisce attraverso il nostro ego, non possiamo realizzare con chi abbiamo da fare.

Dopo che il Creatore ebbe creato il punto oscuro opposto alla Luce, due qualità (il più e il meno) continuano a evolvere da se. Non succede nient’altro. L’atto di creazione si è fermato a questo punto, inoltre, noi vediamo che l’avanzamento va da se e si origina dai due opposti. Non c’è interferenza da parte Sua da Atzmuto (Lui, Lui stesso).

La nostra natura si evolve di continuo: ciò significa che possiamo dire: “Il Creatore non esiste!” Vediamo che tutto intorno a noi accade secondo alcune norme; la vita è definita da leggi rigide che esistono universalmente.

Tuttavia, se lottiamo per trovare Lui (raggiungere il livello superiore) dobbiamo iniziare a metterci sullo stesso piano. Come? – Solamente mettendoci tra un “più” e un “meno”. Come possiamo metterci in tale condizione? – Solamente se associamo il nostro “meno” al nostro ego e riusciamo a collegare il “più” con il gruppo.

Sotto il “nostro ego” non significa feste, bevute, mangiate, intrattenimento o molto tempo di oziosità. No. Significa la nostra resistenza a essere in connessione con i ragazzi del nostro gruppo. Questo è l’unico fattore che fa la differenza. Se continuiamo a cercare di unirci con i nostri amici oltre il nostro ego, avremmo eventualmente tale dipolo, tale forza di campo magnetico che saremmo capaci di rivelare il Creatore in esso. A questo livello di unione con il gruppo, emerge la proprietà di Atzmuto.

Io sto parlando di condizioni fisiche elementari. Non possiamo ignorarle. Il problema è che ci dobbiamo situare dentro questo schema. Ci proveremo!
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(Tratto dalla lezione n.1 del Congresso di Vilnius, 23.03.2012)

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