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Dietro i volti si nasconde il Creatore

Rabash, Shlavey HaSulam (Gradini della Scala), articolo “La Torà è chiamata la linea media”: Bisogna avere fede nel fatto che “Non esiste nessuno tranne Lui”, il che significa che solo il Creatore lo obbliga a fare buone azioni. Però, dato che non ha ancora meritato di sapere che è obbligato dal Creatore, il Creatore si investe in altre persone (come se esistesse al di fuori della persona) e realizza queste azioni con il loro aiuto.

Crediamo di essere circondati da molte persone, che ci influenzano in diverse maniere e che dobbiamo reagire davanti a loro; però, se cominciamo a relazionarci con loro (“loro” ovvero il gruppo di persone che studia la Kabbalah e non tutto il mondo esterno) come manifestazione del Creatore, come la Sua presenza tra di noi, come la sua immagine davanti a noi, allora mentre ci uniamo nel gruppo, cominciamo a studiarlo e raggiungerlo.

Bisogna avere fede nel fatto che dietro le immagini umane si trova il Creatore che realizza tutte le azioni delle persone.
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(Dalla lezione 8 del Congresso WE! Del 3.04.2011)

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Fa spazio alla Luce dentro di te

Domanda: Perché è stato necessario che ci allontanassimo dal Creatore fino al punto più lontano, per essere poi corretti e raggiungere l’adesione con Lui?

Risposta: Non è sufficiente discendere attraverso tutti i mondi fino al nostro. Dobbiamo discendere ancora più in basso. Solo quando entriamo in un gruppo, incominciamo a comprendere cosa sia un “uomo finito”. Allora, cadiamo sempre più giù, ancora più in basso di quando abbiamo iniziato a studiare.

Infatti, in precedenza, non avevano confidenza con la nostra inclinazione negativa e questo non ci faceva stare male. In quei momenti, pensavamo ancora che i desideri che avevamo fossero buoni, e più il nostro ego si sviluppava, maggiore era l’energia che ci forniva per progredire.

Allora, incominciamo a volerci unire tra di noi e a rivelare l’essenza interiore del gruppo. Lo facciamo mentre ci teniamo concentrati continuamente su questo pensiero, per trovare la connessione interiore tra di noi, che esiste, ma che ancora è nascosta ai nostri occhi. E’ solo allora che scopriamo di dimenticarcene sempre, di rifiutarla e di odiarla. Dunque, un uomo incomincia lentamente a comprendere la sua natura.

Si tratta ancora una discesa, poiché l’uomo non ha ancora rivelato tutto il suo male, e tutte le ascese e le discese sono definite dal modo in cui la creatura le percepisce. L’uomo non si vede ancora come lontano dal Creatore. Tutto ciò che comprende si basa sulla misura della sua lontananza da Lui, come se si allontanasse sempre di più.

Dunque, egli sente un vuoto anche più grande, più amarezza e frustrazione. Egli non capisce come può essere che, studiando e lavorando tanto, si senta andare indietro e gli sembri che il mondo diventi per lui sempre più oscuro. Tuttavia, alla fine, si rende conto che questo è il modo in cui la creatura si rivela, e che è necessario passarci.

Alla fine, egli si trova d’accordo, e questa condizione è considerata come “l’accettazione incondizionata”. Egli è preparato per qualsiasi cosa gli possa arrivare e pensa che vada tutto bene se si sente al di sotto di coloro che sono più in basso, quello che conta di più è non mollare!

In questo caso, egli riceve un assalto ancora più grande dall’ego mentre, allo stesso tempo, ottiene un’opportunità per correggerlo. In questa condizione l’avanzamento si basa su due opposti poiché, quando egli incomincia a correggersi, eguagliandosi al Creatore ed avvicinandosi a Lui ad ogni nuovo passo, egli deve rivelare la sua natura opposta nella “linea di sinistra”. Allora, in conformità a tutto questo, egli pregherà per ricevere la Luce nella “linea di destra” e correggersi in quella “di mezzo”.

Ciò significa che, nel corso dell’intera ascesa in Malchut del mondo dell’Infinito, fino all’ultimo preciso istante, all’adesione considerata come “Rav Paalim UMekabtziel (Colui che La benedice e La adorna), egli continuerà a rivelare una negatività sempre più grande.

Diversamente, non troveremmo dentro di noi il bisogno della Luce. Dobbiamo restare dove possiamo avere il Creatore dentro di noi. Questo luogo sarà opposto alle proprietà innate del Creatore, e allora dipenderà da noi cosa fare in questo spazio.

Questa è la ragione per cui vediamo questo vuoto, tutti i luoghi che sono in esso compresi, e tutte le sue parti considerate come separate, opposte e lontane l’una dall’altra, come i pezzi di un quadro rotto. Noi, invece, dobbiamo rimettere insieme i pezzi, fare in modo che combacino per metterli nella giusta sequenza, nel giusto ordine di causa ed effetto, in modo da allineare tutti i dettagli che sono stati separati.

Di conseguenza, io rivelo cosa il Creatore prova per me, che Egli è buono e che fa il bene, che ha creato il punto dell’ “esistenza dal nulla”, e che io mi devo correggere. Questa consapevolezza di essere stato creato “dal nulla” mi aiuta a capire l’ “esistenza dall’esistenza” (Yesh Mi Yesh) che mi ha creato.

L’intero processo, nel corso del quale comprendo che questo punto è stato creato da Lui, è necessario solamente per farmi conseguire la Luce infinita. Tutte queste fasi sono state prestabilite molto in anticipo, durante il progetto della creazione, prima della creazione di questo punto “dal nulla”, come è detto: “La fine di un’azione è nel suo pensiero iniziale”. Dunque, l’uomo arriva alla comprensione della forza che lo ha creato e alla comprensione di qual è stato il significato di tutto questo processo di correzione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 08.05.2011 “Coloro che soffrono per il mondo”)

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Il bisogno di connettersi

Domanda: Dove si trova la nostra connessione rispetto ai ricordi spirituali (le tracce spirituali che appartengono alle vite passate), i Reshimot?

Risposta: Ciò che ricevo dall’ambiente che mi circonda è un nuovo desiderio con il quale mi rivolgo alla Luce. Questo desiderio è ciò che chiamiamo il bisogno di connettersi.

Più forte è il nostro legame, più in alto saliremo sulla scala dei mondi spirituali, avvicinandoci tra noi, unendoci, e collegandoci reciprocamente fino al mondo dell’Infinito, dove ogni cosa è unita. Qui, diventeremo un’unica anima.

L’anima individuale di ognuno dipende dal livello della connessione con gli altri che la persona in cui l’anima si è rivestita ha raggiunto. Per esempio, io vedo solamente una piccola parte di ciò che mi circonda, e questo è ciò che definisce la mia anima, mentre un altro uomo può aver rivelato qualcosa di più grande che va oltre me e che, probabilmente, include anche me. Ognuno lavora con la propria anima fino a quando tutti i desideri si collegheranno in un’unica anima.

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(Dalla 4.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 07.06.2011, gli Scritti del Rabash)

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Il mio tratto “Io”

Diventando il datore arrivo ad essere come Zeir Anpin che arriva a Malchut e riceve il doppio dal superiore, da Binà: per me e per gli altri. Io mi riempio al di sopra dei desideri degli altri che si stanno rivelando, ricevo le necessità di tutti, un desiderio spirituale infinito. Questo è il mio vaso.

Ma io sono come Zeir Anpin, solo un punto che si connette a Binà con questo desiderio. Io sono il tratto compreso tra loro. Tuttavia, adesso lo vedo solo come una tratto. Ciò è dovuto al fatto che gli inferiori hanno il desiderio ed il superiore ha le Luci. Così, il “tratto” è la mia intenzione. Io espando il mio punto attraverso i loro desideri e le Sue Luci,
“consumando” tutte le Luci e i desideri.

Questo da alla luce un nuovo vaso che prima non esisteva. Tutto quello che avevo era un punto, una base preliminare, la cruna di un ago che utilizziamo per entrare nel nuovo mondo, il vaso dell’infinito.

Di per sé, il desiderio di ricevere non è un vaso e la Luce è solo la Luce. Quando scopro il mondo dell’Infinito, che certamente esisteva prima, o ritorno al terzo stato (anche iniziale), rivelo un nuovo vaso che è 620 volte più grande di quello precedente. Ciò è dovuto al fatto che io stesso ho acquisito tanto le Luci, quanto i desideri. Adesso il mio vaso è 620 volte più grande. Sono io.
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[Dalla 5° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011, “Matan Torà (Il Dono della Torà)”]

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L’inizio della nascita

Io penso che i giorni di Pesach siano andati veramente bene per noi. Essenzialmente abbiamo rivelato un momento molto importante nello sviluppo spirituale di una persona, che segna l’inizio della sua vita spirituale, l’inizio dell’uscita dall’esilio spirituale. Il “posto” dell’unità del gruppo, gli amici, è stato scoperto in ognuno di noi.

Questa sensazione di un unico posto spirituale ha bisogno di espandersi. Questa è la nuova realtà. Quando una persona non abbandona l’interesse per questo “posto”, riesce a progredire velocemente verso la sua realizzazione. Alla fine diventerà il posto della rivelazione del Creatore e si svilupperà più tardi al punto della completa adesione del essere creato con il Creatore: il mondo dell’infinito.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.04.2011, Svelando una parte, coprendone due)

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Il mondo attraverso il prisma dei desideri

Domanda: In che modo gli sforzi che facciamo durante la lettura del Libro dello Zohar influenzano il mondo? Quali cambiamenti infonde?

Risposta: Non c’è alcun mondo di per sé. I nostri sforzi costruiscono la realtà che vediamo. In questo momento, il mondo ci sembra essere quello che vediamo. Nella misura degli sforzi che facciamo, creiamo un’altra realtà, un mondo diverso. Quello che facciamo è quello che otteniamo.

La spiritualità non ha alcuna immagine. Non ha dei lineamenti specifici, a meno che un uomo non li formi dentro di sé, dentro i suoi desideri che raccoglie e riunisce in un solo desiderio.

Dovremmo riflettere su questo più che possiamo, al fine di abituarci a questo modo di vedere la realtà. Non si tratta dei conseguimenti spirituali. Io sto dicendo che ogni uomo nel mondo, che non ha ancora conseguito la spiritualità, può comunque scegliere di guardare alla realtà come suggerito e, così facendo, inizia a sperimentare certe impressioni sensoriali.

Domanda: Ma in che modo i nostri sforzi per unirci influenzano i desideri al livello più grezzo che è dentro di noi, dove non c’è il desiderio di essere uniti? E’ come se, al livello più profondo, non avessi la minima aspirazione o desiderio ad unirmi con gli altri…

Risposta: Io sono fatto di desideri di tutte le forme e di tutti generi, di tutti i livelli di Aviut (grossezza e ruvidezza), inclusi i desideri che non cambiano fino alla fine della correzione. Questi desideri si svelano in me in tutte le possibili combinazioni che io non sono in grado di creare.

Io devo, al meglio delle mie capacità, modellarli in una forma spirituale, cioè condurli ad una unione con i desideri che mi sembrano estranei e che io rifiuto, disprezzo, e con i quali non voglio avere a che fare; “Chi sono questi desideri, in fondo?! Perché dovrei unirmi con loro?”

Io devo superare questo risentimento e provare a riunirli, se in essi vi è un desiderio per la spiritualità uguale al mio. Per adesso, si tratta solo di loro. E se proveremo ad elevarci al di sopra del nostro reciproco risentimento e ad unirci, costruiremo il “luogo” per la rivelazione ad un livello ancora più interiore.

Domanda: A volte, mi sento come se mi trovassi con le spalle al muro, cerco di trovare un modo per muovermi, ma non riesco a fare un passo. Cosa devo fare in questo caso?

Risposta: Chiedi aiuto agli amici
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.06.2011 Lo Zohar)

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Un uomo non può diventare un essere umano senza l’amore

La saggezza della Kabbalah è il mezzo che ci permette di innalzarci dal livello animato a quello umano. Se non usiamo questo mezzo per trasformare la nostra natura egoistica, rimaniamo degli animali, come è detto: “Tutti sono come animali”.

A dire il vero, in questo caso, ci sviluppiamo solamente dentro il nostro ego; non abbiamo niente con cui correggerlo e niente con cui innalzarci al di sopra di esso, passando dal desiderio di ricevere a quello di dare. Quindi, percepiamo solamente questo mondo; viviamo e moriamo come animali.

Quando invece mi trovo al livello umano, divento uguale al Creatore (“uomo” o “Adamo” deriva dalla parola “Edome” o “uguale” in Ebraico). Con l’aiuto dello strumento chiamato “la Luce che Corregge”, che io attiro verso di me leggendo i testi Kabbalistici, ed in modo speciale Il Libro dello Zohar, che è la fonte più potente che ci sia della Luce superiore nascosta, io mi posso correggere ed ascendere dalla mia natura egoistica a quella altruistica, alla dazione e all’amore per gli altri esseri umani.

Allora, invece del desiderio di usare l’altro, io gli dono, ed invece dell’odio, sento amore per lui. Nella misura in cui conseguo questa natura, incomincio a scoprire la forza superiore nei miei desideri altruistici, nelle mie proprietà della dazione e dell’amore. Sento ciò che riempie le mie nuove qualità, e questo è ciò che si chiama “la Luce superiore” o “il Creatore”.

Tutto questo è conseguito nella forza della dazione. Come possiamo arrivarci? Per riuscirci, dobbiamo considerare che, prima della creazione del livello più basso del mondo di Assiya, “il nostro mondo”, cioè la creatura creata dal Creatore, chiamata l’anima comune Adamo (l’uomo), fu divisa in moltissime parti. Ora, per attirare la Luce, queste parti si devono unire tra di loro per ricostruire lo stato in cui si trovavano prima della loro divisione, quando la Luce Superiore le colmava.

Sebbene non ci possiamo unire tra di noi da soli, desiderandolo, volendolo con tutte le nostre forze, attraverso i nostri sforzi, attiriamo la Luce dallo stato di unione. Questa Luce non ci arriva e non si riveste in noi, perché ancora non ci siamo uniti. Ma brilla su di noi da molto lontano, nella misura in cui noi aspiriamo ad essa – cioè, alla Luce della dazione e dell’amore per gli altri.

Ma è veramente questo ciò a cui aspiro?…Io immagino di desiderare ardentemente questa Luce, qualcosa di molto carino per il mio ego. Ma se interpreto quello che voglio nel modo corretto – se è la Luce della dazione e dell’amore nella quale godo donando al mio prossimo e agendo solamente per il bene della dazione – allora non lo voglio davvero.

Dunque, prima di tutto, al fine di arrivare alla Luce, alla correzione, per diventare colui che dona e ama l’altro, devo fare mia l’importanza di questo scopo. Posso conseguire l’importanza della correzione dalle due seguenti fonti:

  1. Se soffro e sento il dolore, mi sforzo di cambiare la mia condizione. Sono anche disposto a donare pur di non sentirmi male. Questo è ciò che si dice avanzare lungo il percorso della sofferenza.
  2. Posso ricevere l’importanza della dazione e dell’amore per il prossimo dall’ambiente che incomincerà ad “entrarmi nel cervello”, convincendomi di quanto sia importante donare, quanto possiamo conquistare, quanto bello sia, e quali piaceri la dazione porta con sé.

Un punto sembra contraddire l’altro:”Dona e riceverai il piacere! Dona e percepirai il Mondo superiore!” Questo è ciò che si chiama “Lo Lishma (per se stesso)”, si tratta comunque di una fase intermedia nell’avanzamento. In questo caso, io mi sforzo di avanzare lungo il cammino di“Lo Lishma,” il cammino della Luce. Siamo tutti degli egoisti e dobbiamo immaginare un guadagno comprensibile davanti ai nostri occhi; altrimenti, non saremmo in grado di fare nulla.

Per questo sono in un gruppo, insieme ad altri uomini che vogliono conseguire la spiritualità come me. Non è importante che tutti noi immaginiamo il mondo spirituale come un buon premio: vogliamo elevarci al di sopra degli altri, guadagnare di più, innalzarci al di sopra di questa breve vita piena di sofferenza per conseguire qualcosa di valore e di grande.

Promuovendo l’importanza di questo scopo tra di noi, allora qualcosa di elevato, grande, eterno, perfetto e di valore sarà rivelato nella nostra connessione, e noi avremo la forza per avanzare verso la connessione interiore reciproca, almeno un pochino. Se nella nostra connessione reciproca, scopriremo la comune forza interiore chiamata vaso spirituale, il desiderio di donare, allora in questo vaso, nella misura in cui avremo il desiderio di donare, riveleremo la Luce: la Luce della dazione, la Luce superiore, o il Creatore.

Quindi, prima di iniziare a leggere Il Libro dello Zohar e di attirare la Luce, dobbiamo immaginarci nello sforzo di essere in questa intima connessione reciproca, nella quale ognuno annulla se stesso e sente solamente gli altri: tutti insieme, tutto il gruppo interiore, nel quale siamo connessi reciprocamente con le nostre anime. Ed in questa connessione tra le anime, riveliamo la Luce, la forza comune della dazione e dell’amore – ed il Creatore dentro di essa. Se questa sarà la nostra linea di pensiero mentre leggiamo lo Zohar, questo Libro ci influenzerà nel modo più efficace.

Non importa quanto comprendiamo il testo e le parole. E’ importante pensare soltanto ad una cosa per tutto il tempo: “Ora, sto prendendo la medicina. Mi voglio connettere con gli altri, e allora, nell’unione tra di noi, conquisterò tutto: l’intero mondo spirituale superiore. Non vedo l’ora che succeda!”
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(Dalla 3.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 24.06.2011, Lo Zohar)

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Il luogo nel quale siamo uniti

Domanda: Cosa significa fare il lavoro interiore?

Risposta: La persona deve fare il lavoro interiore 24 ore al giorno. Può essere che una persona sia così assorta in esso che arrivando alla lezione, non veda una sola delle parole scritte nel libro, ma questo non importa. La chiave è quello che succede dentro di lei.

Non devi incolparti. Il lavoro interiore è quando continui a cercare di mantenerti in adesione con l’essenza interna del gruppo. Come risultato, aprendo il libro, quello che vedi non è una conoscenza esterna, ma l’informazione che descrive i tipi di unione con gli amici del gruppo e più di questo, con l’anima integrale.

Cominci ad accorgerti che lo Studio delle Dieci Sefirot, il Libro dello Zohar e gli scritti di altri kabbalisti descrivono solo i diversi tipi di connessione tra te e gli altri; e se desideri onestamente avere chiara questa connessione, di fatto stai studiando la Torà (la parola “Torà” in ebraico deriva dalle parole “Ohr”, Luce, e “Oraa”, istruzione).

Domanda: Allora, il mio lavoro risiede nella ricerca di questa rete interna tra di noi, vero? Tuttavia, come posso utilizzare il mondo fisico per questa?

Risposta: Tutto il nostro mondo è lo stesso tipo di rete tra le persone, ma è la sua manifestazione più esterna. È per questo che lo sperimentiamo come corrotto.

In quanto alla nostra rete interna di connessione, sperimentiamo 125 gradi consecutivi di unione maggiore ed integrale tra di noi. Comunque, il nostro stato attuale nel mondo esterno è obbligatorio; è qui che cominciamo ad esistere affinché possiamo approfondire questa connessione sempre di più.

Abbiamo bisogno di una base che non ha a che vedere col muoversi verso l’interno e questa è la rete esterna di connessione tra di noi, nella quale esistiamo nel mondo fisico. Solo adesso si rivela quanto sia corrotta davvero questa connessione, mentre prima, semplicemente, non ci pensavamo. Questo è ciò che ci obbliga a fare le correzioni.
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(Dalla lezione quotidiana di Kabbalah del 25.03.2011, Scritti del Rabash)

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Non psicoanalizzatevi

I Kabbalisi di ogni tempo hanno studiato i problemi dell’umanità e hanno studiato cosa ci separa dal quadro globale, preciso, cosmico ed armonioso: “Cos’è che rende la natura umana così singolare? Quali sono le sue specifiche qualità? Come possono essere rinnovate queste qualità? Cosa spinge questa trasformazione?.

La Kabbalah ci spiega come dovremmo attraversare internamente questi cambiamenti ciclici, stando vicini gli uni agli altri secondo un preciso principio, un particolare algoritmo, al fine di avvicinarci gradualmente ad una maggiore equivalenza con la natura, scendendo in profondità per distinguere le qualità che le si oppongono, e correggerle seguendo una specifica sequenza.

Inoltre, non è previsto che una persona compia queste correzioni da sola. Abbiamo bisogno di correggere la connessione tra di noi, e solo allora raggiungeremo l’armonia.

A questo punto, si presenta un altro dettaglio singolare: in linea di principio, io mi devo accettare esattamente come sono. Moltissime persone passano la loro vita a psicoanalizzarsi: “Sono un buono a nulla, sono pigro, avido, geloso, e così via.”

Lasciamo perdere le vostre caratteristiche; non ci danno fastidio. Tutto questo comincerà ad avere un senso se incominceremo a puntare verso una giusta connessione con gli altri: relazioni interiori, reciproca comprensione, ed interdipendenza.

Se io inizio ad analizzare, vivere e costruire le nostre relazioni correttamente, scoprirò immediatamente (il che è veramente da sottolineare) tutte le qualità che esistono dentro di me: le più disgustose e terribili, quelle che mi vergogno di riconoscere perfino a me stesso. E, improvvisamente, capirò di aver bisogno di queste qualità, per ricevere e per dare agli altri ed in questo modo essere una parte integrante di questo enorme organismo completo.

Ne consegue che tutti i nostri desideri, come quello di rubare, o l’invidia, l’odio, il rifiuto e la falsità, si stanno avvantaggiando sugli altri, tutti questi impulsi interiori con i quali siamo nati ci sono assolutamente necessari. Perciò, non pensateci nemmeno a iniziare un percorso di auto-correzione! E’ un grosso errore ed io vedo il nostro gruppo mondiale farlo abbastanza spesso.

Tutto ciò su cui dobbiamo lavorare è la nostra interconnessione. Non critichiamo i difetti di una persona: di fatto non ha nessuno! Il difetto si trova solamente nella connessione tra di noi e in nessun altro posto!
Questo è ciò che chiamiamo “garanzia”, una proprietà sulla quale la saggezza della Kabbalah si concentra con grande attenzione. Quando iniziamo a studiare, incominciamo a stabilire una connessione tra di noi, e questa intenzione deve precedere ogni azione in cui ci impegniamo: contatto reciproco, reciproca responsabilità di essere connessi gli uni con gli altri, e la necessità di scoprire la connessione interiore tra di noi.

Parallelamente a tutto questo, studiamo i testi Kabbalistici. Non sappiamo cosa ci sta succedendo mentre li studiamo, e non sappiamo nemmeno cosa descrivono. Leggiamo solamente dei nostri futuri stati corretti, così come vengono descritti dai Kabbalisti. Nello stesso modo, un bambino piccolino prende un giocattolo perché la natura lo spinge a giocare e a crescere. Quindi, noi giochiamo reciprocamente nel gruppo, ed in questo modo costruiamo un modello corretto di connessione.

E così, mentre leggiamo questi testi, è come se fossimo attirati verso uno stato più elevato al di sopra di noi stessi, come un bambino che gioca con una macchinina, con un puzzle, o con una scatola di costruzioni. Intenzionalmente diamo al bambino tutti i compiti possibili sotto forma di gioco, e ne consegue che lui, con autentico zelo, cerca di eseguirli come la sua natura gli impone.

Allo stesso modo noi ci dovremmo motivare e ci dovremmo ispirare a vicenda, essendo un esempio gli uni per gli altri e parlando di quanto importante sia tutto questo. In conclusione, ognuno dovrebbe essere stimolato dagli altri, dal loro entusiasmo, dalla loro intenzione di avvicinarsi, unirsi ed essere in una bella condizione di armonia interiore.
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(Dalla 5.a lezione del Congresso di Mosca del 11.06.2011)

Nascere e crescere in un gruppo

Lavorare in un gruppo è estremamente importante. Senza il gruppo, una persona non può fare passi in avanti. Studiare la teoria dalle fonti autentiche non è di aiuto in nessun modo ad una persona, perché non si possono ottenere dei cambiamenti solamente con la teoria.

Una persona si deve inserire in un “laboratorio”: lavorare in un gruppo, esserne influenzata, volta per volta abbassare la testa davanti al gruppo, ed esaltarlo ai suoi occhi in modo che gli amici possano avere un impatto sul suo animo. Ed in altre circostanze, sarà il contrario: una persona dovrà esaltarsi attraverso la dazione al gruppo e guardare agli amici come se fossero più piccoli. Questo è il modo in cui il lavoro viene fatto, reciprocamente e, ne consegue, che dipende da quale delle due forze vengono impiegate in un preciso momento.

La mia anima futura è la “resistenza” nella catena spirituale completa, posta tra il “più” ed il “meno”. A volte, lavoro nel gruppo usando la mia forza positiva e altre volte usando quella negativa. Dunque, ci sono delle volte in cui ricevo un ulteriore potere positivo dal gruppo, e delle volte in cui ne ricevo di negativo. Questo è il modo in cui la mia “resistenza” si sviluppa e si avvicina ancora di più al gruppo, impegnandosi in esso fino a quando non ne divento una sua parte interiore.

Dopo essere entrato in un gruppo, divento come una goccia del seme deposto dentro un utero ed incomincio a crescere. Se, con tutto il mio egoismo iniziale, sono in grado di annullarmi nel gruppo come sua parte integrante, vengo considerato come un “embrione”. Immediatamente dopo, il mio desiderio egoistico incomincia a crescere progressivamente. Così incomincio ad attraversare le fasi dello sviluppo avendo rinunciato a me stesso davanti al gruppo.

  1. La fase iniziale è considerata come “i nove mesi del concepimento”, che è la prima fase dello sviluppo. Dopo averla completata, sono nato
  2. Poi inizia la seconda fase: il mio egoismo diventa sempre più grande, ed io mi annullo davanti al gruppo ancora di più. Ma questa volta, lo faccio più proattivamente – lavoro nella dazione verso gli altri. Questo periodo di “infanzia”, di piccolo stato, è chiamato “i due anni del nutrimento”.
  3. Poi, mi dirigo verso la terza fase dello sviluppo egoistico e raggiungo i “13 anni di età”.
  4. Al di là di questo punto, posso gradualmente iniziare ad impiegare tutto il mio egoismo al fine di donare, fino a quando non divento un essere umano completo (Adamo) a vent’anni di età ed oltre.

Percorro tutto questo processo utilizzando il mio egoismo, il quale si sviluppa insieme alle mie azioni, come è mostrato dalla linea temporale (t) nel grafico qui sopra.

Dunque, un utilizzo pratico della saggezza della Kabbalah prevede l’inclusione in un gruppo e poi nel mondo intero, che segue il nostro esempio ed incomincia a svilupparsi allo stesso modo.
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(Dalla 2.a lezione del congresso di Roma del 21.05.2011)

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