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Mentre gustiamo il rinfresco, non dimentichiamoci del Padrone di Casa

Baal HaSulam, Shamati #52, “Una Trasgressione Non Cancella Una Mitzva”: Ho udito un’altra parabola che parlava di due amici, uno dei quali era divenuto re e l’altro era divenuto molto povero ed era venuto a sapere che il suo amico era diventato un re. Il povero andò dal suo amico, il re, e gli parlò del suo cattivo stato.

Il re gli diede una lettera per il ministro del tesoro, nella quale era scritto che per due ore egli avrebbe ricevuto tanto denaro quanto ne voleva. Il povero arrivò alla tesoreria con una piccola scatola ed entrò e riempì la piccola scatola con il denaro.

Quando uscì, il ministro diede un calcio alla scatola e tutto il denaro cadde sul pavimento. Questo continuò per molto tempo ed il pover’uomo gridò “Perché mi stai facendo questo?”. Alla fine il ministro disse, tutto il denaro che hai preso in tutto questo tempo è tuo e lo prenderai. Tu non avevi i contenitori per prendere abbastanza denaro dalla tesoreria ed ecco perché è stato applicato questo stratagemma con te.

Noi dobbiamo essere pronti che nel momento in cui riempiremo la nostra “scatola”, essa sarà immediatamente svuotata. Tuttavia, non è così che continuiamo a riempirla meccanicamente sempre di più dalla tesoreria.

L’ego sente in che modo la scatola viene svuotata ogni volta e comincia ad allenarci a percepirlo come qualcosa di normale; ed allora cominceremo a chiederci perché avviene in questo modo, qual è il suo significato e non siamo d’accordo con questo.

Attraversiamo gli stessi stati ancora ed ancora, mentre la Luce agisce su questa inflessibile ripetizione e cominciamo a capire che non abbiamo bisogno di preoccuparci della scatola piena, ma del lavoro in sé. L’opportunità di trasferire il tesoro del Re da un posto all’altro ci dà riempimento ed allora raggiungiamo la dazione “Lishmà”.

Non dovremmo puntare e focalizzarci sul riempimento che è piacevole ed importante per noi oggi, ma pensare costantemente a cosa sarà importante domani. Dobbiamo farlo immediatamente ed allora saremo simili allo stesso vecchio uomo che cammina chinato e cerca come se avesse perso qualcosa. Egli è costantemente spaventato all’idea di perdere l’importanza dello scopo e cerca di chiarire cos’è esattamente questo scopo.

Lo scopo non riguarda le piacevoli sensazioni. Queste sono necessarie in modo che io possa elevarmici al di sopra e chiedere un diverso riempimento, per sentire l’importanza dell’Essere per cui sto lavorando e restare in occultamento. Io chiedo la rivelazione della grandezza del Creatore solo per fornire a me stesso il carburante per il lavoro. Come è detto: “La saggezza (Hochma) è per l’umile” e “La ricompensa per un comandamento è un comandamento”. È a questo che una persona deve aspirare, in modo tale che le venga permesso di elevarsi al di sopra di un’azione alla prossima azione, la quale non ha relazione alcuna con il piacere che ha ricevuto.

È come se avessi preparato qualche azione da solo, l’avessi eseguita da solo ed avessi ricevuto dei buoni risultati. Adesso ho bisogno di ringraziare il Creatore per aver eseguito tutto dall’inizio alla fine. Dopotutto, adesso capisco che tutto è avvenuto perché Lui mi ha dato il desiderio, il carburante, la direzione, l’intelletto e tutto il resto. Lui è quello che ha sistemato tutto, ed io non ho fatto assolutamente niente.

Dunque ho bisogno di fare un sacrificio (Kurban), per portare un’altra parte di me più vicina (Karov) alla dazione. Devo sacrificare il piacere che ho ricevuto grazie al lavoro di “qualcun altro” e ai soldi (Kesef) che non erano neppure miei, ovvero lo schermo, che ricopre (Kisuf) questo mondo. Il Creatore mi ha dato tutto questo e Lui mi ha dato anche il riempimento, ed io voglio elevarmi al di sopra di tutto questo e lavorare non per questo riempimento, ma per il bene della Sua grandezza.

In questo modo non perdiamo il livello che abbiamo ottenuto e non discendiamo. Adesso determiniamo uno scopo persino più elevato per noi stessi, come il vecchio che cerca qualcosa come se avesse perso qualcosa.

Noi in verità abbiamo perso qualcosa. Per un piccolo momento abbiamo sentito quanto è bello e piacevole essere nell’ unione e adesso dobbiamo elevarci al di sopra di questo piacevole sentimento verso l’importanza dello scopo, e questa stessa sensazione piacevole noi la vogliamo passare al Creatore in modo tale da portargli la gioia.

Ne consegue che tutto questo processo che ha attraversato, tutti i rinfreschi che l’ospite ha ricevuto dal padrone di casa, adesso li vuole restituire in modo tale da non riceverli per sé stesso. Questo è già uno stato che in un certo modo diviene pura dazione “Lishmà”, e questa è già la corretta attitudine.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.03.2012, Shamati #52)

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America: Dal sud al nord

Domanda: Sarò collegato al congresso nordamericano virtualmente, insieme ad altri amici. Come possiamo creare una potente unione durante il congresso? Come possiamo alzare la sua importanza anche quando siamo tutti scollegati nella corporalità e sentirci un unico Kli?

Risposta: Prima di tutto, vorrei consigliarvi di partecipare al congresso di New York. Questo è necessario senza alcun dubbio.

In secondo luogo, vi consiglio di leggere tutti gli articoli sul gruppo di Rabash e Baal HaSulam. L’unione, il cambiamento dell’atteggiamento di una persona verso il gruppo è ciò che è importante.

In terzo luogo, nella preparazione anche la divulgazione svolge un ruolo molto importante.

Quindi, dobbiamo cercare di aiutare per il Congresso, preparare e portare sempre più persone ad esso, che siamo in dubbio o meno dobbiamo prepararci ad aspettarli. Noi dobbiamo riunire quante più persone possibile e prendervi parte.

Inoltre, L’America del Nord dovrà prepararsi, con l’aiuto del Sud America, grazie ai nostri incontri in Colombia, Cile e Brasile. Questa sarà la preparazione reale, pratica, comprensiva non solo delle lezioni e conferenze, ma anche dalla partecipazione ai seminari.
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Una Scatola Nera che naviga nelle Onde di Luce

E’ molto difficile spiegare cosa sia la spiritualità, perché è una questione di sensazioni. Se una persona condivide certe sensazioni, capirà ciò che viene descritto. Ma se non è sullo stesso livello e non sente ciò di cui l’autore parla, lui non capirà nulla.

Tutto il nostro lavoro si svolge in “Egitto”, in esilio, quando non si sente ancora il Creatore, la forza superiore che ci può aiutare a superare il nostro desiderio di ricevere. Questo è un momento di scelta, ed è il momento migliore perché impariamo a lavorare contro il nostro desiderio.

Devo pensare costantemente che sono già in dazione, nel mondo spirituale, nella santità, e non creo alcuna partizione, nessuna barriera, nella via della Luce superiore che riempie tutta la realtà. Io annullo la mia personalità, il mio “io”, egoistico e anche se sento diversi stati che passano attraverso di me e provocano reazioni diverse nel mio ego, devo cercare di essere solo nella dazione pura.

E’ come se fossi già nel mondo spirituale, sono immerso in un mare di luce essendo totalmente equivalente ad essa. Questo perché tutto ciò che in realtà mi separa dalla Luce è il mio desiderio di ricevere, il mio ego, che assomiglia ad una scatola che non lascia passare la luce attraverso essa. Ho messo ostacoli per me, io sono l’unico che si distingue per il suo ego nella Luce. Tranne che per me tutto è corretto e pronto.

Vedo solo che questa realtà è distorta, che sono corrotto, e che il Creatore è cattivo e mi tratta male. Inoltre, mi sembra che ci sia un’altra autorità oltre al Creatore.

Tutto il nostro lavoro è quello di immaginare il nostro stato corretto, il modo in cui è realmente, e non ciò che è raffigurato nel nostro ego. Non c’è nulla, tranne il Creatore, ma il mio ego mi dice che ci sono molte forze diverse che prendono decisioni e ci sono anche io.

Mi sembra che sento e decido qualcosa da me, ma anche questo non è vero. Il Creatore è colui che mi manda tutte queste sensazioni in modo che in base alle impressioni che ricevo da lui in ogni istante, sarò in grado di fare il lavoro e annullare me stesso, i miei pensieri che mi sembra di pensare e di sentire in modo indipendente, che ricevo qualcosa per l’ambiente, il gruppo, e tutto il mondo esterno. Invece, devo immaginare che io sono totalmente sotto il controllo della luce superiore che riempie tutta la realtà.
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(Dalla prima parte dell aLezione quotidiana di Kabbalah del 2.04.2012, Shamati 59)

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Dissolversi nel Gruppo

Tutti i nostri molti anni di studio (abbiamo persone che studiano già da 10-15 anni) sono intesi solo per farvi raggiungere uno stato nel quale cominciate a lavorare nel gruppo, siccome capite che non c’è nient’altro. Tutto quello che avete fatto nel corso di molti anni era solo inteso per farvi capire alla fine che la sola cosa che può cambiarvi e rivelarvi quello che volete è di fronte a voi, anche se è nell’ultima fase.

Solitamente ci vuole molto tempo per arrivarci, convincendoci e cercando in qualche modo di evitarlo, di andare da qualche altra parte. Noi studiamo la kabbalah, facciamo tutto quello che abbiamo bisogno di fare riguardo alla divulgazione, di tutto, solo per evitare di lavorare in gruppo.

Persino una volta che abbiamo già capito che non c’è altra soluzione, ancora, all’ultimo momento, scappiamo cercando delle ragioni per non partecipare a questo processo. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi e lanciarci nel gruppo come nell’acqua e scomparire completamente in esso. Passa molto più tempo, dei mesi, qualche volta persino degli anni, finché una persona alla fine entra nel gruppo.

Ma noi possiamo accorciare questo tempo con il nostro sforzo congiunto e cercheremo di farlo.

Non importa da quanto tempo una persona studia, né la sua conoscenza, né se sia intelligente oppure no, forte o debole, persistente, stabile o pigra; quando entrate nel gruppo e vi unite alla sua forza comune, noi “scompariamo” in esso, vi dissolvete nelle qualità comuni dei vostri amici in misura tale che acquisite l’integrazione di tutte le loro abilità ed esse diventano vostre.

Non c’è bisogno che arriviate con delle scuse del tipo io sono ancora giovane, non sono ancora pronto per questo, forse dopo un po’ di tempo, al prossimo congresso. Adesso! Non ci devono essere altri pensieri! Non c’è altro all’infuori di questo posto e quest’azione che noi dobbiamo intraprendere.

L’azione è molto semplice: cercare di compiere quella che viene definita Prima Restrizione (Tzimtzum Aleph), elevarci il più possibile al di sopra del nostro egoismo, senza prendere in considerazione nessuna delle sue persuasioni, ragioni, trappole e sotterfugi. Noi dobbiamo capire che questo punta alle mancanze nella nostra aspirazione, nella nostra intenzione.

Quando la mia intenzione e la mia aspirazione non sono abbastanza forti, sentirò qualcosa che mi distrae e ciascuno di questi disturbi punta a quello che io ho bisogno di aggiungere alla mia intenzione per dirigerla seriamente e renderla forte abbastanza nella sua grandezza e vettore. In altre parole, ho bisogno di essere diretto verso lo scopo e di avere abbastanza forza per dirigermi verso di esso.

Ecco perché percepiamo i disturbi come un dato. Noi non proviamo mai dispiacere per essi, non diventiamo mai pazzi; al contrario, ogni volta che appaiono, ce ne eleviamo al di sopra e ci investiamo anche di più per diventare più vicini agli altri.

La cosa principale è avere pazienza verso i nostri amici, come l’abbiamo con dei piccoli bambini, con il nostro piccolo bambino preferito. Non c’è niente che possiamo fare a riguardo, è anche il nostro egoismo che non ci permette di connetterci con gli altri e ci mostra dove avvicinarci e dove posizionarci.
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(Dal Congresso di Vilnius del 23.03.2012, Lezione 2)

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Solo chi è pronto a tutto sarà quello che scapperà

Rabash, Dargot HaSulam (I gradini della scala) 924: “E il Signore parlò a Mosè”: Realmente non possiamo ricevere niente dall’Alto, dalla natura, prima che una persona arrivi alla decisione che questo non può essere in natura. Solamente dopo che si dispera della natura, lui può chiedere aiuto al Cielo, in maniera che sia aiutato oltre la natura.

Dovremmo cercare di connetterci e fare delle azioni di dazione tra di noi per poter evocare la Luce che Riforma. Quando la Luce ci influenzerà sentiremo che siamo sempre meno meritevoli di connessione. È detto: “Vieni dal Faraone, poiché ho indurito il suo cuore”. Desiderando di somigliare al Creatore, ci stiamo avvicinando a Lui e allo stesso tempo sentiamo che ci stiamo allontanando da Lui.

E qui è richiesto alla persona di fare un lavoro speciale: Non scappa dalla battaglia ma comprende che questo indurimento del cuore lo aiuterà a rivelare la necessità del potere della dazione, non importa che cosa, senza condizioni preliminari. Alla fine la persona è pronta a tutto, non importa che cosa, indipendente dalle condizioni, il gruppo, il mondo. In una maniera o nell’altra la cosa principale è acquisire il potere di dazione, il potere di connessione.

-Per cosa? Che ci guadagnerai da questo?

-Niente, eccetto il potere di dazione da se.

Non è sufficiente semplicemente parlarne. Dovremmo cercare di raggiungere quest’attitudine verso gli altri lavorando nel gruppo e nella divulgazione. Non deve essere espresso esternamente, ma se una persona cerca di raggiungere gli altri, allora incontra il re d’Egitto e vede che il suo ego non gli permetterà di fare niente.

Allora la persona attraversa le “Dieci piaghe d’ Egitto” e vede come sotto l’influenza di una forza speciale dall’Alto, il suo ego si arrende gradualmente. Ogni volta che il “Faraone” alza la sua testa e insiste, lui riceve un altro colpo. Questo allontana la persona dall’ego e gli permette  di scappare finalmente da esso.

Scappare dove? La persona scappa dal Faraone, cioè, dal potere che lo separa dagli altri. Prima è solamente scappare, superarlo, e poi la persona inizia a lavorare praticamente nella connessione. In Egitto, nel desiderio di ricevere, non potrebbe fare questo. È cosi che raggiungiamo la “Ricezione della Torà”, che significa mutua garanzia, e inizia il periodo di “Quarant’anni nel deserto”.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 04.04.2012, Gli scritti di Rabash)

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Un’apertura per la Luce

Sentire l’importanza del nostro obiettivo, deriva dalla Luce che Riforma. Non dipende affatto dalla persona. Essa deve solo lasciare che la Luce le si riveli e tutto ciò che le accade sarà fatto dalla Luce.

Tutto questo ti accadrà e sarai grande, se solo aprirai in te un posto per la Luce. Non dobbiamo pensare che questo avvenga grazie a delle abilità speciali che la persona possiede. Dobbiamo solo apprezzare e rispettare l’insegnante, non come una figura reale ma per l’informazione che trasmette, perché attraverso lui si riceve la Luce. Inoltre, dobbiamo apprezzare il gruppo, perché senza, non saresti in grado di percepire la luce, di sentirla, di capirla, e utilizzarla. Non avresti nessun posto in cui lasciarla.

Domanda: Che cosa significa “creare un’apertura per la Luce“?

Risposta: Più si aderisce alla Luce, alla fonte, e si desidera annullare se stessi, più si è inclusi con il Galgata ve Eynaim nel AHP della forza superiore.

L’AHP del superiore pieno della Luce di Hochma è il suo vaso di ricezione. Puoi essere lì se annulli te stesso. Poi, stai nuotando nelle acque di Bina e cresci. Hai tutto, il mondo intero, “da un capo all’altro”, tutto dipende solo da quanto ti annulli. Ma sei già nato con i tuoi vasi indipendenti. È necessario ridurre al minimo sé stessi in relazione allo stato in cui ti trovavi nel mondo di Ein Sof (Infinito). Questo perché il superiore è Infinito rispetto a te. Pertanto, dovresti diminuire te stesso alla tua stessa misura, che dovrebbe avere l’aspetto di un embrione.

Questa transizione è molto vicina, queste sono le doglie del parto in cui si ottiene i propri “indumenti”, invece di stare in quella superiore senza alcuna forma di te stesso e annullare solo te stesso, adesso stai acquistando la tua forma. Noi non vediamo questo nel nostro mondo, perché un embrione ha già una forma anche quando è nel grembo di sua madre. Ma nella spiritualità non è così.
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Per ricevere il Pagamento, spostati verso la Spiritualità

Baal HaSulam, Lettera 12: Ma è sciocco pensare che il Creatore sia obbligato a benedire esattamente il posto dove l’azione avrà luogo.  Al contrario, abitualmente l’azione avviene in un posto e la benedizione in un altro, in un posto dove la persona non fa niente, perché nemmeno lo sapeva e non poteva fare niente.

Noi ci esercitiamo in un posto e il risultato è rivelato in un altro posto, per cui noi non comprendiamo dove vada a finire tutto il nostro lavoro. Infatti, noi non sappiamo che tipo di lavoro stiamo facendo. Le nostre azioni sono buone o cattive? Conducono verso il traguardo oppure no? Chi le porta avanti, noi o il Creatore? Noi non comprendiamo questo perché ci troviamo in uno stato molto confuso.

Perché siamo in occultamento? Noi non sappiamo esattamente ciò che dovremmo fare con questo, non sappiamo se agiamo correttamente oppure no…Perché c’è questa nebbia, la confusione, la mancanza di comprensione, la mancanza di orientamento, o la mancanza di responsabilità reca qualche risultato in base al principio: “Ho lavorato ma non ho trovato” Perché è chiamato sforzo? Non sarebbe meglio se trovassimo scritto ciò che dovremmo fare?

No, non avviene in questa maniera. Anche se non possiamo essere d’accordo con quest’approccio, esso è descritto in spazi senza fine negli scritti Kabbalistici, in migliaia di estratti.

Il nostro lavoro è sottratto dai risultati, ed è veramente duro accettarlo. Io devo lavorare come un “muto”, come una bestia, come un folle. Mi viene offerta una bugia: abbracciarmi con gli amici, mentre io non lo voglio, di parlare dell’amore mentre io non lo sento…In breve, io devo fare quello che non comprendo.

È necessario questo dualismo in modo che possiamo elevarci da questo mondo a quello spirituale. Il mondo spirituale è opposto a questo mondo, non è familiare ed è impercettibile. Quindi, attraverso queste azioni incomprensibili acquisiamo i vasi che ci guidano verso il posto che ancora non abbiamo raggiunto.

Abbiamo bisogno degli ordini dall’Alto per soddisfare queste azioni. Vogliamo entrare nella dimensione che non va insieme ai nostri attributi in nessun modo, e, infatti, non c’è niente che ci porti in quella direzione. Noi dobbiamo agire “automaticamente”. I Kabbalisti lo dicono e noi lo facciamo.

Se una persona capisce che non c’è scelta, se vuole veramente salire ad un livello più alto, allora è consapevole del fatto che questo è un livello totalmente diverso e non è per niente un’addizione aggiuntiva.

I non sarò più intelligente né capirò di più, non riceverò più benedizioni terrene. Io agisco assumendo che questo mondo è esausto e finito. Non c’è niente che io possa aggiungere qui.

Io mi sto preparando per aggiungere qualche cosa a me stesso: un grado spirituale. Perciò, io devo essere equipaggiato con i vasi, le Luci, i discernimenti, e le Reshimot (geni di informazione) – con tutto ciò che appartiene al mondo spirituale.
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(Tratto dalla lezione n.7 del Congresso di Arava, 25.02.2012)

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All’Egitto come un gruppo, dall’Egitto come una nazione

Durante la preparazione per la correzione, l’ordine del lavoro interiore è il seguente: Volendo connettermi con gli amici, faccio pressione su me stesso e faccio grandi sforzi. In risposta, la Luce, la forza che mi aiuta a connettermi, brilla su di me. Infine, completare la connessione e subito la AHP del grado superiore, il cui desiderio di ricevere è ancora più basso e più spesso del mio, si rivela. Come risultato, sento che mi trovo in un esilio ancora maggiore.

Così si scopre che più cerco di raggiungere il bene, dazione, più profondamente sprofondavo nel male. Tuttavia, questa immersione nel male è costituita da due parti: da un lato, mi ricordo ancora la connessione che è stata raggiunta, la vicinanza agli amici, e, dall’altro, si rivela ora in me un nuovo desiderio corrotto, anche peggio di prima.

Così, durante il periodo dell’ esilio, non cresco in modo lineare, ma passo dopo passo. Con il raggiungimento della connessione cado, e non di un grado, ma di due. E’ perché all’inizio mi alzai all’unificazione (+), poi sono caduto al distacco (-), e così ora sento una discesa doppia (x2). Poi tutto si ripete ancora e ancora: mi alzo e cado ancora più basso.

Non cado mai al livello precedente dell’ego, ma dal livello mi alzo. Pertanto, a causa di ogni salita, la prossima caduta è due volte peggio. Quando mi alzo, salgo in dazione, e quando cado, scendo nella ricezione e nella sporcizia.

Pertanto una persona espande i suoi vasi costruendo la giusta relazione del bene secondo il male, e grazie a ciò che avanza durante i 400 anni di esilio.

L’esilio comincia quando ci avviciniamo all’unificazione del gruppo. Si conclude quando, dopo aver dato tutti i nostri poteri per l’unificazione, si arriva ad un punto in cui non riusciamo a connetterci.

Durante questo processo ci uniamo per diventare il popolo di Israele. Non è lo stesso piccolo gruppo che, una volta sceso in Egitto a causa di conflitti interni, come il conflitto di Giuseppe e i suoi fratelli, per esempio. Una nazione unita esce dall’Egitto, anche se è ancora impossibile raggiungere la Divinità da questa unificazione. Allo stato attuale la forma di unione si rivela come il controllo del desiderio di ricevere. Solo dal nostro ultimo sforzo si intraprende la fuga, l’uscita dall’ ego, accade.

Nella spiritualità camminiamo anche su “due gambe”: dall’unione, alla separazione e poi di nuovo all’unione. Il Faraone cresce, così Mosè, di fronte a lui, e il Creatore si rivela …. Tutti questi discernimenti diventano sempre più grandi, e noi non fuggiamo da essi, ma portiamo avanti il nostro lavoro.
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Il meglio – Per gli amici

Baal HaSulamL’Arvut (Garanzia Mutua)”: Con questa responsabilità collettiva, ogni membro della nazione è stato liberato dalla preoccupazione dei bisogni del proprio corpo e può mantenere il comandamento “Ama il tuo prossimo come te stesso” nella misura più ampia, e dare tutto quello che ha a una persona bisognosa, dato che non si preoccupa più dell’esistenza del proprio corpo, perché è certo che ci sono seicentomila amanti leali che sono pronti a provvedere per lui.

Questa è la condizione: La forza superiore si rivela solo se realmente ne abbiamo bisogno per l’unificazione.

Domanda: Da dove arriva quest’accordo?

Risposta: Viene dal desiderio generale. Uno non è capace di correggere se stesso senza l’altro. La correzione si fa attraverso l’unione universale. La forza che corregge deve essere comune a tutti quanti.
La forza e la mente, lo sforzo e l’approccio, tutto deve scendere dall’Alto. Tutto si accumula in uno come se io fossi “cucito” agli altri.

È questo  ciò a cui dobbiamo pensare. Se vogliamo che questo accada, allora, prima di tutto, abbiamo bisogno della mutua garanzia. Dopo tutto, nell’inclusione mutua generale, ogni singolo punto che è saldato agli altri contiene tutto il resto.

Domanda: Il nostro pianto al Creatore è il nostro accordo a questo?

Risposta: Direi di sì. Anche se adesso non è un pianto forzato. Noi arriviamo all’accordo sul nostro stato, sulla nostra impotenza, e il bisogno di raggiungere la dazione reciproca, la mutua garanzia, la mutua connessione, la mutua assistenza e il mutuo supporto. Quando inizi a collegare tutte queste cose, scopri di non avere la forza superiore. E allora ne hai veramente bisogno, mentre precedentemente i tuoi bisogni erano di natura personale.

Tu scopri di avere bisogno della forza superiore per poter realmente soddisfare le condizioni della connessione in dazione mutua tra tutti quanti. Ma non è più un idealismo ingenuo poiché il traguardo è scoprire il vero attributo della dazione che risiede oltre ai bisogni di tutti.

Perciò, qui è richiesto l’accordo generale: Noi portiamo avanti l’unificazione ma non per il beneficio del profitto corporale. Quindi, esso arriva come risultato della nostra ricerca, il nostro lavoro nell’analizzare lo stato.

Domanda: Ma in che cosa mi completa il mio amico?

Risposta: Uno senza l’altro non siamo capaci di comprendere che quello che abbiamo bisogno di ricevere è la Luce che Riforma. Non possiamo rivelare la nostra propria mancanza se io non aiuto lui e lui non aiuta me.

Domanda: Io chiedo per gli amici?

Risposta: Io cerco di pregare per gli amici, io mi preoccupo che loro ricevano rivelazione spirituale, comprensione e sentire quello che è il mondo spirituale. Quando tutti supportano tutti, ognuno mostra il desiderio corretto.

Tu vuoi qualche cosa che per te sembra spiritualità. E non importa quanto correttamente tu la dipinga per te. Lascia che tutto sia artificiale, finché riceviamo la Luce che Riforma. E ancora, cerca di pensare agli amici: “Io desidero che loro ottengano questo prima di me”. Se fin dall’inizio tu desideri le cose più grandi per gli amici, questo è già spiritualità.
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(Tratto dalla lezione n.6 del Congresso di Arava, 24.02.2012)

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In Brasile con il mondo intero

Domanda: Come dovremmo prepararci per il Congresso in Brasile nel miglior modo possibile?

Risposta: Prima, vorrei dire che all’inizio dovremmo avere degli incontri corti con i gruppi di Colombia e Cile. Ma questo non rimpiazza assolutamente il congresso. Perciò, io invito tutti i nostri amici nel Sud America, e in generale, da tutto il mondo a questo congresso. Io raccomando fortemente che veniate in Brasile. Penso che avremmo un meraviglioso “carnevale” là.

È molto importante partecipare almeno una volta ad un congresso. Non so quando potrò visitare di nuovo il Sud America, perciò incontriamoci. Non è soltanto un incontro, ma un altro tipo di contatto, non come attraverso internet. Se non è possibile, venite in Colombia o Cile, ma se potete, venite in Brasile.

Questo congresso sarà multi-linguistico. Forse sarà più facile che vengano quelli che abitano in Australia e nel lontano oriente venire in Brasile che in altri nostri congressi, e ne vale la pena. È un problema se una persona non ha mai assistito a un congresso “fisicamente”. Dopo tutto, nel nostro mondo esistiamo in un corpo e abbiamo bisogno di questa interazione. Ancora non possiamo formare una connessione virtuale che lasci una così grande impressione.

Non è un caso che le persone si spostino nel mondo per degli incontri di affari, anche se potrebbero chiamarsi o collegarsi attraverso Skype. Ci si potrebbe chiedere perché le persone perdano così tanto tempo in voli. Sarebbe meglio stare seduti in un ufficio; si porterebbe avanti più lavoro. Ma le persone hanno ancora bisogno del contatto diretto, anche se talvolta mancano di sentimento e tepore. Aridi, astuti, e lontani dall’essere onesti, questi contatti richiedono degli incontri faccia a faccia.

Allora credetemi che per noi è molto importante. Questo è un congresso collettivo, e così dovremmo sentirlo. Ignorarlo potrebbe causare un gran danno a tutti noi. Non dovremmo sederci ad aspettare che qualcuno organizzi le cose per noi. Se questo succede, non potrai trarre profitto dal congresso in nessun modo. Senza la preparazione non ha nessun valore connettersi attraverso internet perché sarebbe come rubare, proprio come rubare. Devi fare degli sforzi e trarrai beneficio di conseguenza. Se nessuno ci pensa, se nessuno se ne preoccupa, il congresso porterà solo danno.

Tutti devono prendere parte attiva, per lo meno in qualche cosa in base alle proprie abilità. Uno dovrebbe esserne coinvolto per lo meno nel cuore: “Per quale motivo lo faccio?” Senza partecipare non avrai un vaso. E allora che cosa potrai ricevere? In quale desiderio lo ricevi? Chiaramente è solamente attraverso il nostro lavoro congiunto che stiamo creando questo vaso.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 02.04.2012, “Introduzione a TES”)

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