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Fissare lo sguardo verso la meta

Domanda: Qual è il significato della frase: “Tutto ciò che c’è da raccogliere è come se fosse già raccolto?”

Risposta: Questo dice che tutto si trova di fronte a te fin dall’inizio. Tutte le cose che stai per scoprire esistono già. Quando una persona nasce, scopre a poco a poco nuove cose per se stesso, e gli sembra che non fossero esistite prima. Questo è come ci si sente. Ma in realtà, tutto ciò esiste già; abbiamo solo bisogno di preparare i nostri Kelim (desideri), e i corrispondenti limiti dell’universo verranno immediatamente rivelati in loro.

In generale, per l’intera realtà che si trova di fronte a noi è necessario solo aggiungere l’intenzione di dare, la Luce di Hassadim, e in quel grado scopriamo la realtà perfetta. Ci manca solo questo.

E quindi non ho intenzione di correggere l’attuale realtà corrotta. Ho intenzione di aggiungere l’attributo della fede, l’attributo della dazione, per il mio rapporto verso il tutto. Questa è la correzione – la fede al di sopra della ragione.

Di conseguenza, non ho bisogno di correggere me stesso dal di dentro, ho semplicemente bisogno di uscire da me stesso verso l’esterno e mettermi in contatto con quello che c’è già lì. Tutto è già di fronte a te, il problema è che non sei là, al di fuori di te stesso. E’ necessario eseguire questa azione, andando al di fuori di te stesso, e poi questa realtà diventerà tua. Oggi, non sei ancora pronto per rivelarlo, ma questo esiste. Hai solo bisogno di “mettere gli occhiali” per vederlo.

Costruiamo il Kli spirituale al di sopra della volontà di ricevere, al di sopra dell’impurità. “Il Faraone” non scompare da nessuna parte, il desiderio di ricevere rimane, e per di più, rimane nella sua forma brutale, e alla fine il “cuore di pietra” si aggiunge ad esso. Ma abbiamo bisogno di elevarci al di sopra di esso.

Io proteggo l’impurità (Klipa) che copre la mia volontà di ricevere, allo stesso modo, la buccia protegge il frutto maturo fino in fondo. In caso contrario, il frutto marcisce, e non raggiungerò la mia correzione completa. Costruisco l’intero mio rapporto con la realtà mentre la buccia protegge il mio desiderio di ricevere: “Non sparire per me. Il mio odio, la gelosia, la crudeltà, la pigrizia, tutte queste cose rimangono, ho bisogno di voi. “E’ come se avvolgessi le mie caratteristiche egoistiche in qualche pacchetto, e uscissi da loro verso l’esterno. E al contrario, se sono scomparse, sarei rimasto senza niente, e non avrei nulla su cui costruire me stesso.

Domanda: Quindi, come fa una persona ad andare al di fuori di se stessa?

Risposta: Per questo è necessario raggiungere la totale impotenza. Poi una specie di buco nel cuore si aprirà per te, in cui senti che si può andare fuori – e chiederai per questo. Ma nel frattempo non avete raggiunto la vera preghiera, non sei stato “spinto” abbastanza per trovare il Creatore.

Domanda: Come fa una persona a raggiungere la vera preghiera al fine di ottenere aiuto?

Risposta: Questo accade solo dopo che ha perso la speranza del tutto, ma lui si trova ancora sul sentiero. E’ necessario per raggiungere uno stato di riconoscimento del male da un lato, la grandezza dello scopo dall’altro, e per mantenere tale divario.

In primo luogo, mi sento male perché sono nello stato egoista. Questo stato è un male insopportabile per me. Ma il problema non è che sia un male per me. Devo cancellare il mio “io” e voglio che questo sia un male per me perché io non sono pronto a dare al Creatore. Così, il male si manifesta opposto all’amore del Creatore. E in secondo luogo, riconosco la grandezza della meta, che per me è la bontà.

Quando ottengo questi due estremi, raggiungo la vera preghiera, una richiesta di correzione.

L’obiettivo è così grande ai miei occhi che non posso abbandonarlo. E per tutto il tempo la mia preoccupazione è che la grandezza potrà solo crescere di più. In definitiva, mi aggrappo ai due estremi: la grandezza dello scopo e il male del mio stato attuale.

Ci deve essere la pressione del gruppo che mi dà la consapevolezza che la grandezza dell’obiettivo è letteralmente quella di portare soddisfazione al Creatore. E poi comincio a pensare a come fuggire dal mio attuale stato cattivo, che è un male proprio perché sono lontano dalla meta.

Queste sono le condizioni che si devono formare dentro di me. Per questo io ho tutto: il gruppo, il Creatore, le fonti … Ma la consapevolezza dell’importanza dello scopo è la chiave di tutto (1), è prioritaria rispetto a tutte le altre condizioni. Ho bisogno di mettere a fuoco l’obiettivo, e all’interno di tutti gli stati guardare solo ad esso, aderire solo ad esso. E poi, di conseguenza, ho veramente bisogno di un gruppo, un insegnante, gli studi e la divulgazione.

Dopo tutto, “la fine di una azione è nel suo pensiero iniziale.” L’obiettivo mi obbliga a tutto. Per aspirare alla meta, ho capito che non posso fare a meno dell’ambiente, perché io raggiungerò l’obiettivo specificamente tra gli amici. So che non posso fare a meno dell’insegnante perché mi tiene insieme con il gruppo sul sentiero e porta la Luce che ci riempie. Capisco che non posso fare a meno dei libri perché con il loro aiuto ho imparato il sistema spirituale e a risvegliare me stesso. Quando studio, è come se fossi in quel sistema, e invoco da lì la Luce che Riforma. E, infine, mi rendo conto che non posso fare a meno della divulgazione in quanto il gruppo è una piccola parte del desiderio collettivo dell’umanità, della quale ho necessità di preoccuparmi.

Tutto deriva dal rendersi conto dell’importanza dello scopo. Io interpreto a me stesso lo stato finale in cui io, il gruppo, e l’insegnante sono riuniti con tutta l’umanità in modo tale che l’intero sistema spirituale prenda vita in mezzo a noi. Le sue Luci riempiranno e ci legheranno l’uno con l’altro in un’unica Malchut del mondo dell’Infinito. E in essa, riveleremo Colui che l’ha formato, la Radice che ha prodotto le quattro fasi della Luce Diretta. E questo è il Creatore.
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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana 13.03.2013 Kabbalah, “Introduzione al Libro dello Zohar”)

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L’obbligo di illuminare tutta la Creazione

Domanda: Come puoi contenerlo se improvvisamente senti l’amore del Creatore per te?

Risposta: È davvero molto difficile, non esiste problema più grande che sentire l’amore del Creatore, esso semplicemente distrugge una persona. Quindi dobbiamo munirci in anticipo con il vaso dell’ottenimento della paura lavorando con gli amici nel gruppo e sviluppando la garanzia reciproca.

È per questo motivo che il vaso è stato frantumato in più parti e dobbiamo metterli di nuovo insieme contro la loro volontà. Resistono e non desiderano connettersi. Allora aderendo l’uno all’altro acquisiamo l’attributo della paura del Creatore. Lavorando con gli amici sulla connessione tra di noi, raggiungiamo la paura del Creatore.

Questo è ciò che dobbiamo aggiungere alla creazione da soli e questo è ciò per cui viviamo. Tutta la creazione esiste già e l’unica cosa che manca nel tesoro del re è la paura del Creatore. Questa missione è registrata nelle nostre Reshimot (geni spirituali), e cominciamo a realizzarla, scopriamo che vale la pena essere nell’attributo della dazione e che dobbiamo vivere nella paura. Devo temere  per iniziare a godere la mia dazione in modo che sia completamente fuori di me e in modo che nulla tornerà a me.

Anche se do e so a chi sto dando e quanto do, facendo un calcolo preciso, non ho bisogno di sentire alcun compenso. Non voglio sentire alcun piacere in esso, ma solo l’azione vera e propria. Poi decido che voglio anche provare piacere nell’azione stessa ma io trasmetto tutto ciò a colui a cui io do. Questo continua fino a raggiungere la quarta fase, che è l’ultima fase – la dazione completa.

Nella creazione è già tutto completo ad eccezione di ciò che una persona deve aggiungere, che è la paura. Immagina di essere in un grande mondo, ora che è completamente buio. È necessario accendere la luce che è fatta della tua paura e che illumina tutta la creazione.

Questo timore non è ricevere piacere dalla mia dazione, dal fatto che io gestisco la realtà al posto del Creatore, della mia vicinanza a Lui, dei piaceri che Egli mi da’, e del fatto che io improvvisamente scopro di essere la persona più importante del mondo.

Il Creatore viene da me e mi dice: “Io, tra tutte le persone, ho scelto te! Non c’è nessuno come te. Tu sei l’unico essere umano in tutta la creazione, in tutta la realtà. “Bisogna essere pronti ad accettare questo atteggiamento che può far esplodere una persona e non devi farti comprare da questo.

Sei riuscito a portare contentezza al Creatore e a sentire la contentezza che Gli stai procurando. Ognuno si sentirà speciale dal suo punto di vista e che non c’è nessuno, tranne lui là fuori. Quindi dobbiamo prepararci a questo per poter ricevere questa rivelazione, l’adesione. Qui diventa chiaro che non riceveremo mai nulla nei vasi di ricezione e che dobbiamo annullarli completamente.

Il vaso della paura annulla i vasi di ricezione ed è totalmente concentrato sul Creatore, come un proiettore. Poi tu inizi a lavorare con i vasi di dazione in cui si rivelano Luci enormi, ci si sposta dall’altra parte e si diventa colui che da’ al posto di colui che riceve: tu dai, dai, dai…

È come se il Creatore ti nominasse responsabile del suo tesoro affinché tu possa darlo a tutti. Si scopre che ora tu ti presenti dinanzi alle creature invece che al Creatore. Immagina che piacere c’è  da parte di colui che da’, che ha la possibilità di dare bontà a tutti. Questo è già il vero lavoro, e da questo punto il lavoro con i veri Masachim (schermi) si avvia quando si diventa come il Creatore per quanto riguarda il mondo intero. La paura non scompare mai, ma ti accompagna costantemente proprio come la base del desiderio di ricevere che rimane.
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(Dalla prima parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2013, Shamati 38)

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Non aspettare, agisci!

Domanda: Quando gli uomini si riuniscono, causano un sentimento di ebrezza nelle donne. Noi donne, non vediamo veramente l’ora.

Risposta: Non dovresti aspettare ciò. Devi agire. Altrimenti, non succederà niente. Dovresti creare pressione sugli uomini, aiutarli, questo è, credere come una moglie a casa nei confronti del proprio marito. Questo è come l’intera componente delle donne del gruppo mondiale deve trasmettere alla parte maschile. In principio, l’anima era composta di una parte maschile e una femminile, e il Creatore tra loro.

Non dovresti affidarti solamente agli uomini. Da soli, non avrebbero costruito il mondo. Non possono dare la nascita, crescere figli, e destreggiarsi nelle faccende di casa. Questo è il perché loro hanno bisogno di supporto, aiuto, direzione e pressione. Questo è quello che generalmente fa una donna a casa, aiutando il marito.

L’intero Kli (vaso) è la parte femminile, non quella maschile. L’uomo, sì, attrae la Luce, ma verso il desiderio delle donne, all’aspirazione delle donne. Così, è necessario mettere insieme la parte maschile e femminile correttamente. Comunque, non aspettare! Al contrario, se non causi un bisogno urgente per attrarre la Luce negli uomini, loro non lo faranno. Questo è come siamo organizzati.
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(Dal Congresso Europeo in Germania 23.03.2013, Lezione 4)

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Zona ad alto voltaggio nel centro del gruppo

Possiamo trovare il Creatore solo nel vaso che creiamo da soli. Perciò si dice che la creatura forma il Creatore. Che cosa vuol dire, perché suona come un’eresia? Il fatto che si costruisca il vaso in cui si vogliono scoprire gli attributi della dazione da noi stessi significa che stiamo formando il Creatore.

Lo sentiamo solo nella forma in cui è rivestito nella materia, chiamato Bo-Re (vieni e vedi) che è il Creatore (Bore) e non in ciò che è esterno ad esso. Questo rivestimento esiste in una radice precedente, naturalmente, della quale non parliamo e non raggiungiamo; la nostra realizzazione è possibile solo fino al confine chiamato Bo-Re.

Quindi, nel workshop che abbiamo avuto ieri sera sul tema: “Non c’è nient’altro all’infuori di Lui,” ho cercato di spiegare che questo concetto è raggiunto solo nel centro del gruppo. Non c’è nessun altro posto dove possa essere raggiunto, e non possiamo dimostrarlo a noi stessi in qualsiasi altro modo. Solo se tutti noi, con il nostro ego negativo, anelassimo per la rivelazione del collegamento positivo tra di noi, possiamo creare una tale alta tensione tra le forze opposte che in ciascuno di noi ci sono: un “meno” e un “più”, che può essere raggiunto solo nel gruppo. Allora diventa compatibile con l’altezza del livello spirituale, e possiamo elevarci ad esso.

Il Creatore non ha avuto altra opzione che distruggere il vaso inizialmente, e consentirgli di sviluppare la sensibilità per gli attributi della dazione. E ‘impossibile farlo senza sentire questo e il desiderio di ricevere all’interno del recipiente.

Il Creatore è solo la forza di donare. L’essere creato è inizialmente solo una forza di ricevere. Così per assomigliare al Creatore, deve includere in Lui queste due forze: la forza di donare e la forza di ricevere, una sopra all’altra. Possiamo stabilire questo stato solo nel gruppo. Questo è quello che volevo farvi sentire nel workshop in modo che si capisse che è impossibile adempiere a questo senza un gruppo.

Nel frattempo l’equilibrio della forza è tale che ci siamo lasciati con un meno grande, non siamo entrati nei confini del gruppo ancora. Ognuno è in qualche maniera per la propria strada verso di esso, tutelando se stesso e non volendo entrarci.

Dobbiamo proteggere i nostri meno, e devono essere grandi. Si continuerà a crescere in quanto il negativo viene creato dalle Reshimot (geni spirituali). Nel momento in cui si riesce a gestire, in qualche modo, una nuova Reshimò verrà visualizzata immediatamente. Ma finché non stimolate voi stessi a lavorare e non soddisfate la Reshimò precedente, la nuova Reshimò non apparirà.

Le Reshimot sono rivelate in una catena, una dopo l’altra, secondo il piano. Ma il problema è che non si sviluppano i nostri “più” e così nel frattempo restiamo nel livello della conoscenza potenziale ma non nel suo reale adempimento. Al fine di essere sentito come parte della nostra realtà, dobbiamo creare un gruppo, uno spazio condiviso tra di noi, in cui possiamo formare il Creatore (“vieni e vedi”).

Il Creatore si forma in noi quando il desiderio di ricevere rimane all’interno, e all’esterno si assume la forma della dazione, che significa “ricevere al fine di dare.” Ricezione sotto e dazione sopra, e insieme sono chiamati il Creatore.

Per fare questo, dobbiamo piegare la testa e annullare il nostro orgoglio, dovremo strisciare al gruppo “a quattro zampe”, come riconosciamo il fatto che siamo un “animale”, la cui testa è meno valorizzata rispetto al proprio corpo giacché si preoccupa costantemente di come servire il corpo. Quando si piega la testa sotto il corpo, vorrà dire che avete raggiunto la consapevolezza che è inutile e quindi sarete in grado di essere Adamo, l’essere umano.
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(Dalla 1° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 17.02.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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Dalla teoria alla pratica

Domanda: Si sa che se un uomo non diventa egli stesso un padre, non può capire cosa significhi esserlo. Anche i numerosi esempi che ha davanti a sé non possono aiutarlo, fino a quando non assumerà le responsabilità di un padre e sentirà i doveri, la cura e l’amore. Anche gli stati futuri vengono studiati teoricamente, senza capire cosa voglia dire in realtà essere responsabili del livello inferiore….

Risposta: Assolutamente. Però, a noi viene data la possibilità di realizzarlo. Prima di tutto, una persona si annulla davanti all’insegnante, al gruppo, agli studi, al mondo e al Creatore. Restando nel vostro ambiente, verificate fino a che punto siete in grado di avanzare in questa direzione. In questo modo, vi preparerete per un auto-annullamento qualitativamente maggiore.

Domanda: Ma questo non è ancora reale – è un auto-annullamento teorico. Proprio come un uomo ascolta dei consigli sul vivere sano fino a quando la malattia non lo costringe a seguire le indicazioni del dottore.

Risposta: Ecco perché il nostro metodo contiene alcune parti. Il mondo ha un’influenza su di voi; vi unite ad un gruppo che studia con un insegnante attraverso dei libri speciali scritti dai saggi. In questo caso siete influenzati da una gamma di fattori e, inoltre, dovete percepire che la forza superiore è dietro a tutto questo, e che non c’è niente a parte questa forza. E allora, in base a queste manifestazioni, vedrete come annullarvi davanti ad esse.

Inoltre, esse vi spiegano che in realtà il “quadro” esterno è intrecciato con le nostre parti interiori della percezione: dovete unirvi ad una di queste parti e rifiutare le altre.

In una parola, vi viene dato un campo dove lavorare e tutto dipende se lo accetterete oppure no. Non vi potete isolare dagli altri, “Che cos’è un insegnante per me? Tutto è chiaro senza un insegnante. Perché ho bisogno degli amici? Ho la mia testa. Posso capire meglio i libri da solo che con gli altri. Non devo niente al mondo, può bruciare…”

Invece, se sentirete di aver bisogno di tutto questo, che questa è la proiezione della vostra anima, vi dovrete avvicinare a queste parti, includerle in voi stessi in base al principio “Io abito in mezzo al mio popolo“, allora il quadro appare in una luce diversa. In questo modo, aumenterete la vostra sensibilità, andrete verso il cambiamento, e risparmierete un sacco di tempo. Inoltre, il vostro atteggiamento verso il cambiamento si trasformerà; adesso lo desidererete.

Questa è la preparazione, un passaggio obbligatorio prima del passaggio dalla teoria alla pratica.
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(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.03.2013, ”Introduzione al Libro dello Zohar”)

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La connessione distrugge il male

Baal HaSulam, “La Pace”: E tu scopri che tutti i semi da cui crescono gli stati buoni sono solo le opere corrotte stesse, il che significa che tutti i mali che vengono esposti da sotto le mani dei malvagi nella generazione si uniscono e si accumulano in una grande somma, fino a che non pesano così tanto che il pubblico non può più sopportarli. Poi, si alzano e lo rovinano e creano uno stato più desiderabile.

Se voglio avanzare correttamente devo partecipare, lungo il cammino, a distruggere il male con azioni concrete. Queste azioni scendono all’atto più efficace, che è la connessione tra gli amici. È la connessione che distrugge il male.

Domanda: Che cosa significa che il male appare durante la connessione?

Risposta: È vero. Il male vero si rivela solo quando voglio entrare in contatto con gli altri e vedere come sono respinto da loro e quanto li odio. Sono attratto da loro e questo mi ripugna e mi sento rifiutato. Questa è l’inclinazione al male e questa è l’unica cosa che dobbiamo correggere. Tutto il resto sono sentimenti animaleschi.

Dopo tutto, l’Adamo, l’essere umano, è solo uno che è attratto dalla connessione con gli altri. La risposta negativa alla connessione è l’inclinazione al male che io correggo e trasformo in buona.

Il mio primo istinto è quello di stabilire una connessione con il gruppo e con gli amici. Poi sento che non voglio studiare e non voglio fare più niente. Sento, invece, l’indurimento del cuore, io sono stanco di cercare, “Quanto tempo ancora? Non vedo venir fuori nulla di buono da tutto ciò…” Questa è l’inclinazione al male, il Faraone in me con il quale adesso devo lavorare. Il Suo male è che si oppone alla connessione.

D’altra parte, il risultato del collegamento si chiama “CreatoreBo-Re“, che significa vieni e vedi (in ebraico – Bo – vieni e Re – vedi). Se mi connetto con tutte le anime o con alcune, allora nella connessione tra di loro scopro il Creatore. In altre parole, raggiungo la connessione e lì dentro scopro il risultato.

Ma nel frattempo mi sento male dato che il mio desiderio si spegne e io mi addormento e non vedo il senso in nulla, né in questo mondo né nel mondo a venire. Nulla vale più la pena. Ora, quando sento l’indurimento del cuore, devo trovare la forza di agire, di elevare MAN, una richiesta.

Così come riesco a farlo se io desidero solo ricevere un sonnifero per il resto della mia vita? Qui abbiamo bisogno di un ambiente che ci aiuti a svegliarci. Questo ambiente fa due cose:

In primo luogo “seppellisce” la mia inclinazione al male.

In secondo luogo, quando ci connettiamo, e insieme saliamo verso la Santità, chiediamo con tutte le nostre forze, la forza della dazione dalla preghiera di molti.

Pertanto, la buona inclinazione può essere rivelata soltanto nel gruppo. Poi dall’Alto, ricevo la forza buona, la forza della dazione che mi unisce agli amici e al Creatore.
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Lasciate che il più distante diventi il più vicino

La paura spirituale (AWE) è la paura di usare qualcosa per il mio stesso vantaggio, anche se è la rivelazione del Creatore, in qualsiasi forma, il che significa godere del fatto che sto correggendo il mondo, che sto portando soddisfazione al Creatore, che do come fa Lui, e che raggiungo l’adesione con Lui.

Il Creatore mi mostra che tutto dipende da me e lo fa con tutti. Ognuno percepisce da Lui di essere il più speciale di tutti. Questa è la verità. Egli non mi sta mentendo e non sta cercando di comprarmi! Ma devo superare tutta questa grande Luce, e per farlo ho bisogno di costruire in anticipo uno scudo per proteggermi da questa paura.

Pertanto, il nostro lavoro è in occultamento e dobbiamo eseguire diverse azioni in cui non sentiamo alcuna attrazione nel lavorare sulla connessione tra di noi. Dobbiamo fare degli sforzi nel gruppo in anticipo, anche se non ho il desiderio e la brama di vedere questo e non ci vedo nessuna utilità. Questo non riguarda solo il gruppo locale che è vicino a voi e che vi appartiene direttamente. Vale la pena investire in questo gruppo secondo molti calcoli egoistici consci e inconsci. Ma devo anche provare a connettermi al vaso globale.

Dobbiamo capire che più una persona sembra lontana geograficamente o emotivamente, più essa è importante e più la sua influenza è cruciale per il mio progresso rispetto alle persone che mi sono vicine. È come la differenza tra i livelli spirituali; se accorcio emotivamente o fisicamente la distanza tra noi, essa si trasformerà in un amplificatore per il livello della mia correzione.

Quindi, tutti coloro che sono lontani da noi sono molto importanti per noi: i gruppi distanti che sono lontani e gli studenti singoli che parlano lingue diverse, che si differenziano per la loro mentalità e che vivono in condizioni difficili, in modo che si debbano nascondere dagli altri. Ognuno di noi ha bisogno di fare in modo che le distanze fisiche non ci tengano lontani gli uni dagli altri, affinché quelli che sono più lontani diventino i più vicini.

In questo modo, costruiremo sicuramente il vaso chiamato “paura”, capiremo che cosa significa la paura spirituale, e saremo pronti per il progresso spirituale.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2013, Shamati 38)

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Come l’impasto nelle mani del fornaio

Passiamo continuamente attraverso degli stati opposti tra loro poiché, di base, c’è il desiderio di ricevere con tutto il suo atteggiamento, livello di comprensione e percezione egoistici. Il desiderio del Creatore, invece, è il desiderio di donare, ed è opposto al nostro desiderio.

Noi non sappiamo cosa significhi per noi questa qualità opposta; non la conosciamo. Percepiamo solamente come opera su di noi anche se non sappiamo cosa sia e chi sia. Dobbiamo ancora chiarirci su questo. Questa è la ragione per cui il mondo è stato creato in modo che, invece del Creatore, siamo circondati da diverse forme e diverse creature che all’apparenza ci influenzano invece di Lui.

Dobbiamo dimostrare comprensione verso di esse; e cioè che non sono loro ad operare su di noi, ma che invece lo fa la forza superiore che è dietro a tutto questo e che giunge a noi attraverso differenti uomini o attraverso i diversi eventi della vita. Io devo accettare queste azioni e queste influenze come essenziali, in modo che mi modellino, come un impasto, e che si crei la giusta forma che sia pronta per essere infornata.

Se accetto queste cose e provo a cercare la forza per affrontare il lavoro del Creatore su di me, allora incomincio a conoscerLo attraverso questo lavoro, e a conoscere le Sue mani che mi avvolgono come se fossi un impasto.

In questo modo passo attraverso due passaggi: primo, accetto e sono pronto al fatto che Egli dovrebbe realizzare su di me tutto il lavoro necessario. Percepisco la forte pressione delle Sue mani su di me, come se fossi un pezzetto di impasto, fino a quando Egli non mi modellerà nel modo corretto, mi darà la forma della dazione, il livello di Bina, “donare al fine di donare”.

Sono pronto a tutto, fintanto che il Creatore non mi donerà questa forma. E’ molto difficile per me, perché mentre Egli lavora su di me, Egli applica una forte pressione. Allora voglio andare avanti, anche verso lo stato del ricevere al fine di donare, al fine di ascendere e di elevarmi come un lievito. Tutto questo significa che lo stesso desiderio di ricevere è già entrato in movimento e desidera ardentemente la forma che il Creatore gli sta dando. Così raggiungiamo l’equivalenza della forma con il Creatore. Donare al fine di donare è chiamato “Matza” e ricevere al fine di donare è chiamato “Hametz” (cibo lievitato), il vero pane che nella sua forma corretta si unisce alla forma del Creatore che è impressa nell’essere creato.

Ma, prima di tutto, tutto il nostro lavoro è di accettare tutte le forme che si presentano a noi che imprimono in noi la qualità della dazione ed accettarle come desiderabili. Al fine di riuscirci, dovremmo usare l’aiuto dell’ambiente più che possiamo e tutti i mezzi che ci sono stati dati al fine di prepararci a ricevere la dazione del Creatore, il Suo lavoro su di noi.

Ad un uomo che si comporta così potrebbe sembrare di avanzare, ma se non usa il sostegno esterno che è specificamente inteso a questo scopo, allora è solamente un’illusione il pensiero di stare avanzando verso l’accettazione delle forme superiori mentre, di fatto, non è ancora pronto a diventare un embrione spirituale.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 11.03.2013, Shamati 15)

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Sono abbastanza intelligente per non essere troppo intelligente?

Domanda: Si dice che non è quello più intelligente colui che apprende nella Kabbalah. Allora, perché chiedete sempre anche se non abbiamo capito niente nello studio delle dieci Sefirot? Non è sufficiente Il Libro dello Zohar per coloro che vogliono solo sentire? Le persone in gamba possono davvero studiare?

Risposta: È interessante notare che l’avanzamento spirituale non dipende dalla conoscenza che accumuliamo. Questo è chiaro e certo. Il punto è che l’apprensione e la comprensione, sapendo, vengono quando metto sforzo nell’unità, nel desiderio di connetterci con i nostri vicini, e sempre fuori di noi, quando ci convinciamo che l’immagine visibile intorno a noi è in realtà il mio mondo, parte della mia anima, e i miei nemici e avversari sono i più utili e i più vicini a me.

Si scopre che è vero il contrario. Da un lato, il nostro progresso dipende da esso.

Ma dall’altro, si vede che l’Ari ha iniziato a spiegare Kabbalah come se fosse stata scienza nel significato contemporaneo della parola. E’ stato l’Ari che ha aperto l’era della correzione a noi; è iniziata con lui. Nel 16° secolo, ha aggiunto carattere scientifico alla Kabbalah; ha iniziato a presentare i materiali in modo scientifico e per la prima volta ha descritto con precisione la struttura dei mondi spirituali, Partzufim, Sefirot, Luci, le navi, le leggi, gradi, ecc .

Dopo l’Ari, diversi Kabbalisti hanno scritto questi libri, poi, Baal HaSulam è apparso e ha continuato la stessa tendenza, basandosi sui libri dell’Ari, scrisse Lo studio delle dieci Sefirot. Si tratta di un tutorial completo con definizioni precise e risposte alle numerose domande. Inoltre, ha scritto un commentario al Libro dello Zohar con terminologia scientifica.

Perché abbiamo bisogno di questo? Forse è sufficiente leggere la Torà con tutte quelle storie dell’uscita da Babilonia e dall’Egitto e altri eventi della storia antica? Tuttavia, è ovvio che non abbiamo idea di cosa esattamente è descritto in loro. Quando i materiali sono presentati in modo scientifico, diventa molto chiaro che abbiamo a che fare con il processo di avvicinamento al Creatore e che, durante la lettura della Torà, semplicemente non è possibile individuare il nostro posto in tutte queste storie, né si può percepire il bisogno per le nostre modifiche interne o determinare i mezzi per farlo.

Questo modo di presentare i materiali era molto buono per il periodo in cui la gente cercava il Creatore attraverso l’afflizione. Dobbiamo tenere a mente che nell’era della Torà, i Profeti e le Sacre Scritture, il Creatore potrebbe essere raggiunto a seguito di sforzi piuttosto semplici, com’è detto: “Mangia pane e sale, bevi acqua, dormi per terra, soffri, e di impegnati nella Torah. “Se si leggesse la fonte, il Tanach, a seguito delle condizioni di cui sopra, che vogliono venire al Creatore attraverso la lettura, lo si raggiunge.

Ma poi il desiderio egoistico “salta” al livello successivo, e da questo punto in poi, il primo metodo di rivelare il Creatore è diventato impossibile. Ecco perché i Kabbalisti hanno iniziato a cercare una diversa forma di presentazione dei materiali – in forma di Mishnah e nel Talmud. Questi libri parlano delle stesse cose che sono descritte nel Tanach, ma questa volta nel contesto delle leggi. Cose che la Torà spiega in forma di moralità sono state formate nel Talmud come una struttura rigida: Prendiamo e diamo, se prendiamo qualcosa, si deve la stessa cosa indietro, quindi, sia passiamo attraverso afflizioni sia abbiamo il diritto a una ricompensa .

In linea di principio, la saggezza della Kabbalah parla delle leggi di interconnessione tra i vasi e le luci. Il potere della Luce dell’Infinito (Ein Sof – ES) è immutabile, anche se ci sono cinque passaggi spirituali. Nella prima fase, la luce passa attraverso senza filtri (direttamente) e si chiama Yechidà. Al secondo livello, la luce passa attraverso uno specifico “filtro” che si abbassa al livello di Haya. Nella terza fase, due filtri diminuiscono la luce al livello di Neshamà, e così via fino a raggiungere il livello della luce di Nefesh.

Molte altre leggi agiscono in questo sistema, ma la cosa principale è il rapporto tra le luci e i vasi. Questo è ciò che tratta l’intera saggezza della Kabbalah; non c’è niente altro. Può essere descritto in vari modi. Gli autori de Il Libro dello Zohar utilizzano un proprio metodo di presentazione del materiale, il linguaggio della morale. Dal tempo di Ari, sono iniziati un rapido sviluppo della scienza e della tecnologia; le nuove generazioni richiedono diversi linguaggi scientifici. Ma, in realtà, l’Ari ha scritto la stessa cosa, circa il rapporto tra le luci e i vasi, sulle leggi che agiscono in questo sistema. Studiamo anche i mondi, Partzufim, i passi, in altre parole, i desideri che hanno gli schermi e le luci corrispondenti. Non c’è nulla oltre a loro in ogni caso.

Così, sul nostro modo di correzione, diventiamo più meticolosi con le leggi. Ad esempio, se il mio televisore non funziona, spiego che cosa c’è che non va con le mie sensazioni. Io dico, i colori sono sbagliati: C’è troppo rosso, non abbastanza verde e non c’è per niente blu. Eppure, quando uno specializzato incappa in questo, dice: Abbiamo bisogno di una lampada speciale che ha alcune caratteristiche in watt e lumen, dobbiamo anche saldare questo relè a quella parte.Quando andiamo più in profondità, cominciamo a “giocare con i numeri”, con le specifiche tecniche. Se si vuole parlare di passi spirituali, si deve spiegare in dettaglio di che stato si sta parlando, quale livello, quale desiderio, quale schermo, quale luce. Si devono utilizzare i numeri che ci mostrano quello di cui si sta parlando.

Definizioni vaghe non funzionano. Lo stesso vale per le tecnologie moderne, ma richiede una precisione sempre maggiore nelle impostazioni. Quindi, che ci piaccia o no, il linguaggio scientifico della Kabbalah è più vicino a noi, anche se non possiamo ancora dire che cosa c’è dietro.

Diciamo che, ieri eri in uno stato, e oggi in un altro.

– “Qual è la differenza tra questi stati?” Chiedo.

– “Ieri mi sono sentito un po’ meglio, anche se non molto bene.”

– “Non capisco. Dammi maggiori dettagli, le cifre esatte e più caratteristiche precise, la codifica che posso tradurre dentro di me e sentire lo stesso. Dammi i dati esatti invece di vaghe impressioni.”

Dobbiamo unirci con il sistema generale, ma come? Come possiamo unirci se non esiste un canale di connessione che funziona alla frequenza finale e che fornisce un ideale scambio d’informazioni?

Di conseguenza, dobbiamo diventare esperti e conoscere i nostri “televisori” correttamente, allora iniziamo a comprendere l’intero sistema. Il sistema è il nostro. E siamo noi!

La domanda è: Quali sono i metodi di acquisizione di questa conoscenza?
Il modo di raggiungere è quello di annullare la nostra comprensione personale. Questo si chiama “fede al di sopra della ragione.”

Domanda: L’insegnante di scuola mi ha detto che uno più uno fa due. Io gli credo, ma poi inizio a verificarlo. Non si applica lo stesso metodo qui?

Risposta: No. In Kabbalah, una persona acquisisce nuove proprietà e “pesa” tutto su una nuova “scala”; dobbiamo usare un diverso tipo d’intelligenza rispetto al passato. Cambiando internamente, si transita verso un’altra sfera, in uno spazio diverso, una nuova dimensione, dobbiamo usare un’aritmetica spirituale. Ora, si misura e si confronta tutto per la sua qualità, piuttosto che sulla quantità, uno più uno non fa sempre uguale a due. È un mondo opposto con un totalmente diverso “sistema di calcolo.”

Cominciamo agendo su un piano completamente diverso della realtà che è ancora celato. Perché è nascosto? Questo perché non corrisponde alle nostre sensazioni attuali o all’intelletto. E’ impossibile applicare la matematica convenzionale al mondo spirituale.

Ciò significa che chi è incline a cambiare le sue proprietà è in grado di studiare, al contrario di quello che è intelligente. Di conseguenza, le nostre qualità modificate “vestono” in un nuovo tipo di intelligenza. Una persona cambia il suo desiderio e riceve la “rivelazione” in esso. Questo è un intelletto di un livello superiore.

Uno non dovrebbe essere “intelligente”. Al contrario, una persona deve cancellare la sua comprensione corrente e andare contro di esso per ricevere un nuovo tipo di coscienza. Si deve essere abbastanza intelligenti per annullare la propria comprensione presente.

Come lo facciamo? Dobbiamo capire solo una cosa: abbiamo bisogno di dipendere dall’ambiente corretto e più e più volte continuare a ricevere la sua mente integrale invece di avere una mente di nostra proprietà.

In questo mondo, questo approccio sembra del tutto inaccettabile, mentre nella spiritualità, tutto è esattamente come è descritto sopra: Noi ci uniamo con il nostro gruppo molto speciale. Il Creatore ci ha portato qui e ci ha detto: “Unisciti con i tuoi amici.” Abbiamo neutralizzato la nostra mente e le sensazioni, e abbiamo iniziato a unirci. Come possiamo essere d’accordo con questo? E’ così difficile chinare il capo e “perderci” nel gruppo.

Siamo portati a questo stato dall’Alto, anche se siamo ancora interessati al fatto di conseguire l’auto-annullamento. Questa è la domanda. Dobbiamo accettare il destino che ci viene offerto dal Creatore?

Dobbiamo scappare da esso? Dobbiamo continuare a utilizzare la nostra energia a dispetto di tutto quello che succede con noi e riuscire a mettere da parte la nostra mente?

La Kabbalah è un lavoro difficile. E’ uno sforzo che influenza i nostri nervi, le abitudini e i desideri. Non ha nulla a che fare con la quantità di conoscenza.
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 22.01.2013, Lo Studio delle Dieci Sefirot)

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Domanda: Come posso verificare se il mio lavoro è reale?

Risposta: Il lavoro reale è quando uso l’ambiente, il gruppo, più che posso, volendo scoprire il nostro forte legame reciproco. Devo scoprire un buon atteggiamento onesto da parte del gruppo verso di me e accettarlo come l’atteggiamento del Creatore verso di me, che si è rivestito nel gruppo. Da parte mia, devo esprimere lo stesso atteggiamento verso il gruppo: onesto, caldo, e buono in perfetta connessione secondo il mio livello.

Non vi è nessun altro luogo in cui possiamo incontrare e soddisfare le relazioni tra di noi, tranne che il gruppo. Un gruppo non significa stabilire connessioni personali con tutti, ma trattare tutti allo stesso modo, al fine di voler scoprire il Creatore nella connessione tra di noi.

Siamo tutti diversi e ognuno porta con sé la sua unicità e le sue differenze, tutte le sue lamentele e i suoi problemi, e tutti gli stati negativi che attraversa. Arriviamo al gruppo con tutte queste differenze, con i nostri aspetti negativi (-), ma lavoriamo in modo opposto al fine che tutto si trasformerà in un segno più (+). Tutti i nostri più si collegano in un unico grande “più”, e così costruiamo il Creatore dal momento che questo più è stato creato sopra i nostri aspetti negativi.

Nel meno raggiungo la mia indipendenza e rimango me stesso, il “sé” non viene cancellato. Nel nostro più si arriva ad un “vuoto” in quanto è lì che una persona vuole dissolversi e scomparire nel gruppo. Così passiamo attraverso un cambiamento completo: da un capo all’altro e includiamo le due forze dentro di noi. Quello che abbiamo si chiama “ragione”, ma sopra questo vi è “la fede”, che è “l’al di sopra della ragione.” Questo significa che abbiamo sempre preferito la dazione ponendola al di sopra della ricezione.

Questo è tutto il nostro lavoro che può essere adempiuto solo nel gruppo. La distanza (Δ) tra il “sé” e il “vuoto” determina sempre l’altezza del mio livello in cui sento la mia Luce di NRNHY.
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(Dalla 1 ° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.02.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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