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La somministrazione per il cammino che ancora resta


Domanda: Può avanzare il gruppo che resta senza maestro?

Risposta: Tutto il necessario si trova nelle decine di migliaia di lezioni che si trovano nel nostro archivio. Quanto più si uniscono, più gradini scopriranno in esse.

Tutto dipende dal Kli, dal vaso e non da chi lo sta riempiendo. Nelle lezioni di dieci anni fa scoprirete cose nuove in altri di dieci (anni). Tutto dipende dal “utente”, dalla sua sensibilità e dalla sua apertura.

Negli stessi materiali scoprirete nuovi livelli. I cambiamenti interiori vi permetteranno di fare scoperte sempre più profonde. Grazie all’unione scoprirete nelle lezioni precedenti tutti gli stati posteriori.

La scomparsa del maestro non è una fine. La vita continua, dall’alto arriva la nuova forma di direzione ed il gruppo avanza. Così deve essere il processo di crescita.

Seguiamo lo stesso principio rispetto alla nostra attitudine verso il bambino, man mano che va crescendo. Con il tempo, lui stesso comincia a sentire la necessità della separazione.

Durante un periodo, all’uomo viene dato un maestro, però dopo gli viene tolto. Il maestro riceve un altro compito ed anche l’alunno. Bisogna trattare questo argomento come una corrente infinita delle connessioni tra i Kelim

L’intenzione che da la forza

La scienza della Kabbalah parla molto delle intenzioni: a cosa dobbiamo pensare, verso cosa dobbiamo dirigerci, che dobbiamo desiderare.

In realtà, lo scopo è la correzione della rottura nella nostra radice, la sua divisione in molte parti (anime). Per questo, la correzione consiste nell’unione delle anime.

Questa è l’intenzione principale che deve manifestarsi in tutte le nostre azioni.

Come risultato, cambierà la nostra percezione della realtà, l’attitudine verso la vita, verso questo mondo, il mondo spirituale, il Creatore, verso se stessi e l’ambiente.

La cosa importante è desiderare l’unione, la connessione dell’uno con l’altro, correggere la connessione tra noi e cambiarla dal rifiuto e dall’odio, all’unione e all’amore, affinché all’interno di questa unione, si riveli il Creatore.

Questa deve essere l’intenzione più importante durante lo studio del Libro dello Zohar, perché questo libro ci da la forza, con la quale possiamo davvero correggere la rottura dentro di noi.

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Gruppo, salvami!


Domanda: che significa, in Kabbalah, dirigersi al gruppo?

Risposta: dirigersi ad un gruppo kabalistico significa che una persona è totalmente indifesa, sta annegando in un oceano, si trova in una situazione terribile, sta morendo di fame, e all’improvviso, scopre che esistono persone buone intorno a lei, che desiderano aiutarla. Deve soltanto chiederglielo e mostrare che desidera il loro aiuto.

Deve essere convinta che la aiuteranno. Non ha neppure bisogno di ascoltarle, di dire che sono d’accordo. Tutto dipende dalla persona, come la sua prospettiva sull’attitudine del Creatore verso di noi. In realtà, il Creatore è sempre disposto ad aiutare, ed il gruppo è la stessa cosa del Creatore. Se mi annullo davanti al gruppo e spero di ricevere il loro aiuto, lo riceverò. Succederà automaticamente. Non dipende da certe persone nel gruppo, poiché mi dirigo allo stato interno, corretto, che sta nel Mondo dell’Infinito e che anche loro ancora non sentono.

Per riuscirci, devo averne realmente bisogno. Deve essere disperato a causa della mia mancanza di forza e credere che potrò riuscirci solo con il loro aiuto, se ricevo il loro appoggio, la loro garanzia mutua, la loro energia e tutto il resto. Se mi annullo davanti a loro in questo modo, trionferò in maniera definitiva.

Tuttavia, devo annullarmi completamente. Affinché cresca un seme che piantiamo nella terra, in primo luogo deve imputridirsi. Allo stesso modo, una persona deve anzitutto rifiutare tutto ciò che è suo, affinché il gruppo la influenzi in grande misura. Entrerà in una nuova vita; germoglierà una nuova pianta dal seme che si è imputridito; però non accadrà fino a che il seme non si sarà imputridito.

Pensiamo che ci siamo uniti ad altri e stiamo costruendo qualcosa insieme, però non è così. Il seme deve annullarsi ed allora l’ambiente lo influenzerà. Una persona deve comprendere che ha bisogno di ricevere dal gruppo i minerali, l’umidità, il calore e l’ossigeno. Deve disintegrarsi per poter assorbire l’influenza dell’ambiente.

Tuttavia, pensiamo che tutta questa umidità, i minerali e l’ossigeno sono in noi; per tutto ciò che abbiamo sono Reshimot e nient’altro. Il resto viene dall’ambiente, posto che tutto il sistema spirituale è costruito sulla nostra connessione.

Se una nuova cellula è trapiantata nel corpo, allora tutto il corpo comincia a lavorare su di essa; però dobbiamo annullare le forze protettrici del nostro ego, che rifiutano il corpo estraneo e non lo lasciano connettere. Questo è qualcosa che dobbiamo fare da soli.