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Come faccio a sapere se sono sulla strada giusta?

Sai di essere sulla strada giusta nella vita quando sei soddisfatto di sapere come agire e cosa fare, di vedere la strada da percorrere, di seguirla e di progredire verso l’obiettivo giusto per te.

La tua unica luce guida è la tua sensazione.

Potresti essere convinto del contrario da ogni tipo di persona, ma non significa nulla. 

È solo la tua convinzione interiore che ti dirà che sei sulla strada giusta nella vita.

Per questo motivo, i kabbalisti affermano che la prima regola per intraprendere un percorso spirituale è che non c’è coercizione nella spiritualità. Non puoi essere costretto a prendere una direzione spirituale nella tua vita. Il tuo desiderio più profondo ti farà sapere se sei diretto o meno verso una meta che gli darà l’appagamento che cerca.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Che cosa significa unirsi “come un solo uomo con un solo cuore”?

“Un solo cuore” significa che all’inizio siamo in un unico desiderio.

Questo desiderio ci ha frammentati  e organizzati in miliardi di individui  separati e distanti l’uno dall’altro. In altre parole, nel nostro stato attuale, abbiamo molti cuori o molti desideri.

Quindi, correggendo noi stessi, cioè avvicinandoci in una comune intenzione di amare, dare e connettere come la forza dell’amore, della dazione e della connessione che i cabalisti chiamano “il Bore”, noi arriviamo a percepire una diversa immagine della realtà: che non ci sono “molti uomini”, ma piuttosto “un uomo”.

Nella misura in cui ci avviciniamo al Bore, aderendo noi stessi alla forza dell’amore, del dare e della connessione, arriviamo a percepire un’unica forma di dazione.

Osserviamo poi lo stato di unità “come un solo uomo con un solo cuore”, in adesione al Bore.

 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Dove dovrei iniziare a studiare la Kabbalah?

La Kabbalah è una saggezza che spiega la singola forza unica e unificata che opera in tutta la natura.

Oggi l’umanità sta giungendo alla conclusione che non sa nulla sullo scopo della vita e che si deve conoscere le risposte a domande fondamentali sul significato e sullo scopo della nostra vita: “Chi siamo?” “Che cosa siamo?” “Da dove veniamo?” e “Dove siamo diretti?”. Abbiamo bisogno di sapere come dovremmo vivere e come possiamo risolvere i nostri problemi e curarci mentre ci muoviamo verso il futuro.

La Kabbalah ci aiuta a raggiungere questa comprensione. Ci aiuta a percepire la natura e la realtà in tutta la sua profondità e ampiezza. In questo modo, arriviamo a sentire che conosciamo il mondo in cui esistiamo e che il mondo non può essere ostile nei nostri confronti.

Il nostro centro educativo  KabU  è molto pratico. È aperto a tutti e può preparare e far progredire qualsiasi persona verso il significato e lo scopo della vita su un percorso semplice, diretto e sicuro.

Vi invito, dal profondo del mio cuore, a venire a studiare la saggezza della Kabbalah. Questa saggezza copre tutta la realtà: i livelli inanimato, vegetale, animato e umano. Copre l’intero universo, dal suo inizio fino alla sua fine eterna: ciò che c’era, ciò che c’è e ciò che sarà.

La saggezza della Kabbalah spiega cosa ci accade prima di nascere, cosa succede durante la nostra vita e dopo aver lasciato questo mondo. Qui imparerete tutto questo e vi aspettiamo per darvi il benvenuto. Venite a provatelo voi stessi in prima persona.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Se la morte è una punizione, in che modo il paradiso è una ricompensa?

Non esiste la morte.

Attraverso lo studio della Kabbalah, possiamo passare dal nostro innato desiderio transitorio, egoistico ed egocentrico, a un desiderio eterno, perfetto e altruistico.

Senza questo studio, il nostro desiderio egoistico svanisce gradualmente fino ad esaurirsi, e questo è ciò che la gente identifica con la morte.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Come possono gli uomini evitare di vergognarsi di se stessi?

Noi ci adattiamo costantemente a vari codici di comportamento per evitare di vergognarci.

Oltre a occuparci dell’essenziale della vita, ossia di avere cibo, un riparo, una buona igiene e di poterci dedicare alla famiglia, tutto il resto delle nostre azioni è motivato dal bisogno di evitare la vergogna.

La ragione di questa nostra necessità di evitare la vergogna deriva dalla base stessa della nostra esistenza, nel processo di formazione della nostra realtà.

La saggezza della Kabbalah, che spiega il processo di creazione ed evoluzione della nostra realtà, descrive che il Bore (la volontà di dare) creò la creazione (il desiderio di ricevere) e la riempì con la  luce (piacere, appagamento, godimento). Dopo aver provato il piacere della luce, la creazione si è resa conto che dietro il piacere provato c’era una qualità più grande: un datore del piacere. Il fatto di sentire che c’era un datore del piacere e c’era un ricevente del piacere ha fatto sì che la creazione provasse vergogna. In altre parole, la vergogna è la prima reazione della creazione quando sente il suo Creatore ed è quindi ciò che dobbiamo integrare per raggiungere la somiglianza con il Bore.

Ecco perché nel nostro mondo, che è emerso da questa interazione di dare-ricevere tra il Bore e la creazione, la sensazione della vergogna è alla base del modo in cui pensiamo e agiamo nella società.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman. 

 

Perché la Pasqua ebraica è importante oggi?

I Kabbalisti hanno un legame con la Pasqua importantissimo perché essa rappresenta l’uscita dalla nostra natura egoistica, dal desiderio di trarre vantaggi a spese degli altri e della natura, a causa del quale siamo separati dalla percezione dell’eterna e intera realtà in cui esistiamo.

Abbandonare la nostra ristretta percezione egoistica per passare a una percezione in cui esistiamo in una connessione positiva comune è l’inizio del cammino spirituale. Più ci evolviamo, più sentiamo che la nostra natura egoistica ci soffoca, portandoci a un crescente intrico di problemi e crisi.

Perché? Per far crescere in noi un nuovo desiderio: sottrarci alla nostra chiusura egoistica per andare verso un nuovo stato di connessione umana positiva.

Nel linguaggio della Kabbalah, questo cambiamento è descritto come il ripristino del vaso comune di Adam HaRishon, il nostro ritorno a un’anima comune in cui ci sentiamo tutti, tutta l’umanità, come parti di un unico enorme desiderio ricolmo di un’immensa forza d’amore e di dazione, che ci lega insieme in completa armonia.

È per questo motivo che i Kabbalisti considerano la Pasqua la più importante di tutte le festività. La parola che indica la Pasqua in ebraico, “Pesach“, significa “saltare” (pasach). Fare un salto significa passare da uno stato di ricezione egoistica a una dazione altruistica.

È davvero una festa speciale, in cui usciamo dal nostro egoismo e iniziamo un affascinante viaggio nel mondo spirituale.

Prepararsi alla Pasqua significa predisporre il nostro desiderio di voler includere tutti insieme come uno, che ciascuno esaudisca il proprio anelito più profondo, che i nostri pensieri e le nostre aspirazioni siano rivolti verso una meta puramente spirituale: connetterci tra di noi e con il Bore, la forza d’amore e di dazione che ci unisce.

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

 

Esiste un fato o un destino?

Sì, abbiamo un destino. Cioè, viviamo in una realtà predeterminata.

Ognuno di noi ha un destino diverso che ci fa attraversare i vari stati della vita a ritmi diversi. Per esempio, c’è chi vive una vita semplice, senza fare altro che lavorare per provvedere a se stesso e alla propria famiglia fino alla morte, e poi c’è chi subisce molti più cambiamenti nel corso della vita. Non si capisce perché ad alcuni vada in un modo e ad altri in un altro.

Secondo la saggezza della Kabbalah, il destino di ogni persona dipende dalla struttura interna dell’anima di cui siamo tutti parte.

Contenuti scritti ed editati da studenti basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Comprendere Torah e Mitzvot spirituali

Forse la misura chiave della propria devozione religiosa è il grado di osservanza dei comandamenti della propria confessione. Nell’Ebraismo ortodosso, ciò può significare l’osservanza di determinate regole alimentari o la recita di determinate preghiere di ringraziamento in certi momenti o situazioni della giornata. Per i Musulmani può essere osservare il digiuno del Ramadan e recarsi in pellegrinaggio alla Mecca, mentre per i Cristiani può essere andare in chiesa la domenica o, se si è Cattolici, confessarsi.

Nell’Ebraismo, i comandamenti sono chiamati Mitzvot e una persona è considerata religiosa quando osserva ciò che è chiamato Torah e Mitzvot, cioè le Mitzvot che sono scritte nella Torah, i libri dell’Antico Testamento, e le regole che sono state stabilite in seguito e sono state dettagliate in testi successivi.

Molte persone considerano la saggezza della Kabbalah un ramo dell’ Ebraismo, o come una parte esoterica o mistica dell’Ebraismo. Alcuni la considerano addirittura come una religione vera e propria. Come kabbalista che ha ricevuto la sua conoscenza dalla fonte più autorevole,  RABASH, il figlio primogenito e successore di Baal HaSulam, posso dirvi che non è nessuna di queste cose.  La Kabbalah è un approccio scientifico alla vita. Insegna le leggi fondamentali dell’esistenza e dice cosa ci si può aspettare se le si segue. Tuttavia, lascia a voi il compito di sperimentare su voi stessi e scoprire se le leggi che insegna sono corrette o meno.

La Kabbalah quindi non è una religione, e certamente non è misticismo. Si tratta di un metodo rigoroso che si differenzia dalla scienza naturale soltanto nel fatto che il soggetto dell’esperimento è lo sperimentatore.  In altre parole, nella saggezza della Kabbalah, l’osservatore e l’osservato sono la stessa cosa. 

La scienza della Kabbalah precede la religione.  La religione ebraica che conosciamo oggi si è evoluta negli ultimi secoli della presenza di Israele nel Regno di  Giuda, circa 2.000 anni fa. La saggezza della Kabbalah iniziò con il Libro dell’Angelo Raziel, attribuito all’Adamo biblico, ma in maniera ancora più significativa con gli insegnamenti di Abramo. Anche Abramo scrisse libri, ma l’unico giunto fino a noi  è Sefer Yetzira [Il libro della Creazione].

Capire che la Kabbalah è un metodo scientifico è importante perché uno dei suoi concetti chiave è quello di Torah e Mitzvot. Tuttavia, la Torah e le Mitzvot di cui parla la Kabbalah non hanno nulla a che vedere con la Torah e le Mitzvot di cui parla l’Ebraismo.

Nella saggezza della Kabbalah, la Torah è semplicemente una legge generale della realtà.  Tutte le galassie, stelle, pianeti, tutte le persone e tutto ciò che esiste, seguono  un certo codice di leggi.  Il codice di leggi è chiamato Torah.  La parola Torah ha diverse origini, ma una  è hora’a, che significa istruzione.  Quindi, le leggi di comportamento di ogni cosa che esiste sono chiamate Torah. 

Dentro la realtà che rispetta le leggi della Torah ci sono le persone. Le persone conducono le loro vite in certi modi, pensano  pensieri diversi, e hanno ogni tipo di intenzione dietro le loro azioni. Quando conducono le loro vite secondo la legge comune della realtà, ovvero la Torah, si ritiene che seguano l’imperativo della natura [tzivui].  Questa è l’origine della parola Mitzvot   [comandamenti]. 

Ogni religione promette che se si osservano le sue Mitzvot, la vita sarà buona. La Kabbalah dice la stessa cosa, ma per una ragione molto diversa. Nella Kabbalah non c’è alcuna divinità suprema che ci premia per aver obbedito ai suoi comandamenti.  Tutto ciò che esiste sono le leggi della Torah, le leggi della realtà.  Se viviamo secondo queste leggi, la nostra vita diventa confortevole.  È come remare controcorrente o verso valle: verso valle è come obbedire alle leggi della realtà, e controcorrente significa opporsi ad esse, come facciamo attualmente perché non le conosciamo. 

Le leggi della Torah sono molto semplici: tutto è equilibrato. Dazione e ricezione sono bilanciate e mantengono un equilibrio dinamico proprio come un corpo mantiene l’omeostasi.  Se studiamo queste leggi e sappiamo come mantenere l’equilibrio con la realtà, la nostra vita diventa semplice e priva di dolore. Se non conosciamo le regole, avviene l’opposto. 

La Kabbalah ci insegna quali siano queste regole e come essere in equilibrio con tutta la realtà. Più riveliamo le leggi della realtà, più riveliamo ciò che è chiamato il Creatore, la legge che ha creato e sostiene la realtà.  La parola ebraica per Creatore è Boreh, dalle parole bo–re’eh  [vieni e vedi], ovvero vieni e vedi le leggi della creazione. Se le vedi, saprai come vivere una vita equilibrata e felice. È anche questo il motivo per il quale i Kabbalisti aspirano a rivelare il Bore, perché significa conoscere tutta la creazione e come comportarsi in essa. 

Come possiamo vedere, non c’è nulla di mistico o religioso nella saggezza della Kabbalah e nei suoi termini. È  molto importante tenere in mente questi concetti quando leggiamo i testi di Baal HaSulam e degli altri Kabbalisti.  

Buona fortuna nel rivelare la realtà! 

La Turchia in crescita

Mutlu Meydan è un mio studenti da molti anni. Anche se è nato in Turchia, ha scoperto la saggezza della Kabbalah e ha iniziato a studiarla con me mentre viveva a Sydney, in Australia. Questo è successo più di vent’anni fa. Seguendo il suo cuore, si è trasferito in Israele per far parte del gruppo di studio che dirigo in Israele e, mentre era qui, ha iniziato a insegnare la Kabbalah alle persone in Turchia.  Qualche anno fa è tornato a casa e da allora dedica ogni minuto libero ai suoi studenti.

Ho trascorso tutto lo scorso fine settimana con gli studenti che Mutlu ha introdotto alla Kabbalah e sono rimasto sbalordito. Le loro domande, la loro comprensione dei principi della saggezza, e la loro disponibilità a connettersi l’uno con l’altro da cuore a cuore per rivelare gli insegnamenti della Kabbalah, hanno riempito il mio cuore di gioia.  Sono grato a Mutlu e ancora più felice di scoprire che, nel senso spirituale, la Turchia è un paese in crescita. 

La nazione turca è antica, con un passato glorioso e un presente unico. È un crocevia di culture e fedi e la sua popolazione è variegata. Da un lato è membro della NATO, dall’altro è un Paese musulmano, il che gli conferisce una posizione centrale nella politica internazionale.

Gli studenti turchi di Kabbalah sono unici tra i miei studenti in tutto il mondo perché sono giovani, per lo più sotto i trent’anni. In genere, le persone scoprono la saggezza della Kabbalah non prima dei trenta o quarant’anni, quando iniziano a chiedersi il senso della vita. In Turchia, invece, persone di diciotto anni o poco più si pongono già queste serie domande e sono disposte a impegnarsi per trovare le risposte.

Durante il fine settimana abbiamo trascorso ore insieme, conversando e imparando,  le persone erano pienamente coinvolte, attente e replicavano con intelligenza alle mie risposte ai loro quesiti. Ma la cosa più importante è che erano affettuose tra di loro, dimostrando di aver realmente colto il concetto della saggezza: connessione e amore per gli altri.

La saggezza della Kabbalah insegna come collegare i cuori delle persone al di sopra dei divari di cultura, fede ed etnia. Evidentemente l’idea si addice alle meravigliose persone che ho conosciuto in Turchia, e mi sembra che molte altre ne seguiranno. Data la posizione centrale della Turchia nel mondo, credo che se un numero maggiore di persone abbraccerà i principi dell’unità al di sopra delle differenze, il paese avrà un effetto significativo e positivo sul mondo intero.

Il bisogno di uscire: la mia storia personale

Ricordo come mi guardavano tutti, cinquant’anni fa, in Bielorussia, quando dicevo che dovevo andarmene da lì e andare in Israele, che non avevo altra scelta e che non volevo altro nella vita che venire lì, in Israele. La gente mi faceva pressione da tutte le parti: “Non partire!”. “Cosa farai lì?” “Potrebbero metterti in prigione!” e molti altri avvertimenti. Ma non potevo ascoltare; sapevo che dovevo andare, che quella era la mia strada.

Dopo aver presentato la mia domanda alle autorità sovietiche per emigrare in Israele, sono diventato un “refusenik” per diversi anni. I “refusenik” erano uomini che richiedevano un permesso di emigrazione dall’ex Unione Sovietica in Israele, ma le autorità respingevano la loro richiesta. Alla fine, tuttavia, ho ricevuto il permesso e ho fatto “Aliyah” (lett. “ascesa”, un termine che designa l’emigrazione in Israele).

Ma quando sono arrivato in Israele, la storia si è ripetuta. Ho iniziato a fare domande, cercando qualcuno che mi spiegasse perché viviamo, qual è lo scopo della vita. Di nuovo, le persone mi guardavano con imbarazzo. “Perché? Di cosa hai bisogno?”, mi chiedevano. Dovevo trovare risposte alle domande sull’universo e sull’esistenza, e sapevo che qui, in Israele, la risposta doveva essere trovata.

In questo modo, sono stato guidato  dall’alto nella terra d’Israele, dove, dopo una lunga ricerca, in una piovosa notte d’inverno, sono stato accompagnato dal mio saggio e gentile maestro, RABASH. Egli mi ha aperto i libri della Kabbalah e mi ha mostrato il significato spirituale degli insegnamenti di Israele. Egli ha risposto alle mie domande una alla volta, con una logica scientifica e in perfetto ordine, domande che mi avevano ossessionato fin dall’infanzia.‎

Come il padre di RABASH, il grande cabalista Baal HaSulam, il mio maestro viveva e insegnava all’interno della comunità ebraica ortodossa. La mia vocazione era quella di essere una pietra miliare nel portare la saggezza della Kabbalah al grande pubblico, alle persone laiche. Quando ho iniziato a insegnare, la gente non ne aveva bisogno. “Cos’è, filosofia?”, mi chiedevano, “È una specie di psicologia?”. “Perché ne ho bisogno? Non è una religione?”. “Devo pregare tre volte al giorno?”. Molto gradualmente, ho imparato a spiegare la saggezza e le persone hanno cominciato a capire di cosa si tratta veramente.

In parte, i miei sforzi hanno contribuito a questo processo. Ero disposto a fare letteralmente di tutto per far capire agli Israeliani il tesoro che hanno. Col tempo, la natura ha fatto il suo corso e nelle persone ha cominciato a emergere un impulso interiore a conoscere la saggezza, un desiderio di capire da dove veniamo e dove stiamo andando.

Oggi ci stiamo avvicinando allo stesso stato che ho provato in Russia e in Israele, uno stato che fino ad oggi è arrivato solo a pochi. Diventerà un torrente che ci spingerà nello stretto, perché se prima potevamo accontentarci di un appartamento comprato con grandi sforzi, di un buon stipendio, di una pensione garantita e persino di viaggi occasionali all’estero, presto queste soddisfazioni non ci spingeranno più ad alzarci al mattino. Sentiremo che non possiamo continuare a vivere così; le soddisfazioni materiali non ci appagheranno più.

Il peggioramento della situazione in Israele aumenterà la pesantezza e sentiremo che stiamo soffocando, che siamo messi all’angolo e non abbiamo dove scappare, che dobbiamo evadere, uscire dalla prigione buia e stretta e andare alla luce del giorno, in un luogo dove c’è spirito!

Questo luogo angusto è la nostra vita, dove ci sentiamo soli e i nostri occhi sono sempre alla ricerca di fugaci piaceri corporei. Sentiamo lo spirito della vita solo quando usciamo dalle ristrettezze per entrare nel sentimento degli altri, quando includiamo i nostri fratelli in noi, ci prendiamo cura di loro e ci uniamo a loro come una cosa sola.

Questo compito è nascosto negli insegnamenti di Israele, nella saggezza della Kabbalah. È il metodo per uscire dai nostri confini per entrare nel cuore dei nostri amici e da lì includere il mondo intero, tutte le persone e persino gli animali, le piante e i minerali. La Kabbalah è l’insegnamento che ci porta alla connessione con la forza superiore che crea tutto, sostiene tutto e include tutto e tutti al suo interno.