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Come usciamo dalla schiavitù?

Domanda: Mi piacerebbe unirmi, però dopo tutto, vedo ancora qualche beneficio personale in questo. Cosa devo fare?

Risposta: Sicuro, continui a vivere in Egitto e non puoi realizzare un tipo diverso di calcolo. Tutto il tempo pensa solo all’unità che ti farà sentire bene.

Continuazione della domanda: Però, si suppone che devo annullare me stesso.

Risposta: la Luce superiore lo farà per te. Tu sei incapace di farlo. Hai davvero qualcosa di buono che di fatto ti farà abbassare la testa ed amare gli altri? Sei veramente interessato a questo?

In ultima istanza, ci rendiamo conto che non c’è niente di buono in noi. Siamo assolutamente incapaci di fare del bene. Ognuno di noi è un bugiardo ed un ladro, ognuno è un criminale perché tutti noi siamo ancora governati dal Faraone; e il Faraone è il padrone di tutti i bugiardi, il re di tutti i ladri, ed il padrino di tutto il malvagio mondo egoista. Questo governa il mio cuore e la mente e tira tutti i fili.

A volte, quando penso alla mia vita precedente, sono molto sorpreso: “Perché ho fatto questo? Cosa mi ha obbligato a farlo?” Questo è il giogo del Faraone, il quale mi controllava in modo tale che non potevo fare niente di buono. Se una persona guardasse la sua vita dal punto di vista della Luce superiore, non troverebbe un solo instante illuminato. Tutto le sembrerebbe assolutamente orribile.

Cosa facciamo allora? Nonostante questo, dobbiamo sforzarci per la nostra unione. Facendo degli sforzi mentre sono nella schiavitù egoistica, evoco gradualmente la Luce che Riforma e pertanto inizio a sentire che il Creatore può correggere la mia situazione.

Però io non posso farlo. Quando mi arriva questo, non voglio creare una connessione con gli altri, né unirmi a loro e mi dimentico di tutto. Non ho nessun vincolo reale che unisca i nostri cuori. Tuttavia, se la Luce superiore discende a me, mi porta questo desiderio , e mi abilita con la capacità dell’unità.

Lascia che la Luce lavori in te, fai i tuoi sforzi, grazie ai quali la Luce ti influenza e ti cambia. Tutti i tuoi pensieri cominceranno a dirigersi verso l’unione.
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(Dalla 4°parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04. 2011, Baal HaSulam lettera 10)

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Preghiera per la Società

Tu ed io non siamo stati creati per caso. Il Creatore ha voluto che la creazione diventasse come Lui e tutto quello che ci succede ci porta verso questa meta. Pertanto, lungo questo cammino, dobbiamo renderci conto che siamo divisi, separati e che ci odiamo reciprocamente. Tuttavia, riceviamo la forza per unirci al di sopra di quest’odio, il quale si incrementa gradualmente sempre di più. È così perché non possiamo imporci ed elevarci al di sopra di tutto l’odio che regna in tutti noi in un sol colpo; però se possiamo superarlo poco a poco, passo dopo passo, allora acquisiremo la qualità della dazione, l’attenzione reciproca, la cura, la qualità di Binà che non ci permettono di fare agli altri ciò che noi odiamo. Dopo di che raggiungiamo l’amore per il prossimo “come per noi stessi”.

È per questo che tutta la scienza della Kabbalah, che è chiamata la scienza della verità, parla solo dell’unità. Questo perché nell’unità, noi, la gente, raggiungiamo la qualità del Creatore.

Se le persone si riuniscono e si uniscono in un desiderio di moltiplicare le forze di ognuna e danno alle altre la garanzia che attraverso i loro sforzi comuni possono arrivare alla meta desiderata ed ottenere una maggiore sicurezza, questa viene chiamata “una società di pagliacci e bugiardi”. È così perché pensano che attraverso la loro unità saranno capaci di ottenere un maggiore beneficio egoista. Pertanto, la preghiera comune agisce in maniera distruttiva e le separa dalla meta.

La persona deve capire che si unisce agli altri solo per discernere il modo di ascendere al di sopra della sua natura. Non per ricevere una forza maggiore dalla società o per soddisfare le esigenze del suo egoismo, ma per entrare all’interno di questa società e cominciare a darle. Questa è l’unica forza che dobbiamo cercare.

La forza della dazione alla società proviene dalla Luce, dal Creatore, da ciò che è nascosto all’interno delle relazioni della persona con la società, con il gruppo; vale a dire che il gruppo deve essere composto da persone che si uniscono proprio per raggiungere il Creatore, la qualità comune della dazione.

Il Creatore non esiste separato dalla sua creazione. L’attributo della dazione comune non esiste, a meno che non ci sia una persona che lo riveli. Pertanto, se una persona si include nel gruppo che aspira alla qualità della dazione e lì desidera trovare questa forza, raggiungere questa qualità, comincia a capire, partendo dalla sua unità con gli altri, che questo impegno per la società, all’interno del quale esiste l’attributo della dazione, o l’impegno per il Creatore, che è la stessa cosa, è la preghiera della società.

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Le difficoltà sono un aiuto dall’Alto

Solo una persona che, in base alla radice della sua anima, desidera trovare la forza superiore, unica ed unificata in tutto, che governa la realtà, è “aiutata” dall’Alto e le vengono mandati degli ostacoli. Il Creatore continua a rivelare a questa persona dei nuovi desideri, che la trascinano in diverse direzioni. Quindi, la persona dimentica che non esiste nessun altro tranne il Creatore e si ingarbuglia di nuovo e non è capace di ricomporre l’immagine dell’unica forza superiore dentro la quale ogni persona si dovrebbe dirigere.

Tutte queste difficoltà sono un aiuto dall’Alto mandate sotto forma di ostacoli a colui che possiede un’aspirazione a trovare il Creatore. E l’uomo pensa che gli altri ce la facciano a mantenere fede a questa visione, alla sensazione che non ci sia nessun altro a parte il Creatore. Ma per lui, questa immagine continua a sbiadirsi e a perdersi.

Per il mondo è facile a dirsi, ma egli si sente come il solo per cui è difficile, ed gli si trova in una battaglia continua come se fosse in una nebbia e non comprendesse chi agisce: se stesso, il Creatore o entrambi insieme, e quale relazione dovrebbe essere formata con Lui. Niente è chiaro.

Sembra ingiusto che egli abbia solamente sofferenze dal Creatore invece di aiuto. E’ così che agisce un Creatore amorevole e gentile? Allora perché Egli usa degli stratagemmi così astuti e pone l’uomo in mezzo ad una vita piena di problemi dai quali non sappiamo come scappare?

L’uomo pensa che anche la persona più crudele non farebbe così. Infatti, da dove arriva tutta la crudeltà del mondo se non dalla stessa forza superiore? Tutte le cose più brutali ed orribili derivano dalla sola unica forza, ed inoltre, noi dobbiamo convincerci che questa forza è buona, che ci ama infinitamente, e che lavora solo per il nostro bene, non è così?

Se diamo un’occhiata al mondo, è impossibile riconoscere tutto questo. Ci convinciamo solamente di quanto sia facile confonderci e dubitiamo dell’unicità della forza superiore, quando vediamo il mondo davanti a noi, che strabocca di sofferenza, di problemi, di violenza, di terrore e di odio.

Non è la stessa forza superiore che provoca tutto questo? Sicuramente sì, poiché non c’è nessun altro tranne Lui, e noi non facciamo nulla da soli. I vedo con i miei stessi occhi che il mondo è governato da una forza del male e non del bene. E provo come posso a tenermi stretto al pensiero che non esiste nessun altro tranne il Creatore buono, e mi tengo in equilibrio come se fossi in bilico su di un filo e fossi sempre sul punto di cadere. Infatti, da ogni direzione mi arriva la prova dell’esatto opposto, e mi sembra assolutamente reale.

Non posso nemmeno chiudere gli occhi davanti a quello che sta succedendo e mentire a me stesso. Mi rendo conto che devo semplicemente arrivare a conoscere il Creatore! E allora, un vero bisogno si fa strada in me. Non sono disposto a guardare a Lui come ad una forza negativa! Ma affinché io Lo possa vivere come una forza del bene, ho bisogno del Suo aiuto.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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Vuoi conoscere il Creatore? Affare fatto!

E’ necessario comprendere che siamo davanti al Creatore, la forza che è il bene e che fa il bene, e che nessun altro esiste a parte Lui. Cosa gli chiedereste? Egli vi tratta bene al 100% e non cambia. Cosa chiedereste, che vi trattasse bene al 101%?

La nostra supplica al Creatore è considerata come lo sviluppo dei nostri organi sensoriali. Allora, lavorando sul nostro desiderio, cercando di dargli costantemente una forma corretta, raggiungiamo uno stato in cui dobbiamo conoscere il Creatore in tutta la Sua completezza, nella Sua autentica forma. E ci si riferisce a tutto ciò come alla preghiera, dopo la quale arriviamo a conoscere il Creatore.

Noi non comandiamo nessuna azione al Creatore. Infatti, Egli è “il solo, l’unico, e l’unito” e “ non c’è nessun altro a parte Lui”. Si può dire che Egli agisce di continuo o per niente affatto, mentre noi siamo in Lui e questo è tutto; Egli non cambia. Tutto dipende da come noi vediamo il Creatore.

Dunque, pregare, in Ebraico, significa “giudicare se stessi”. Noi giudichiamo noi stessi e cambiamo, e grazie alle nostre trasformazioni interiori, sentiamo un’altra realtà del tutto nuova.

Per questo, noi parliamo sempre per conto dei nostri desideri (Kelim), mentre la Luce, o il Creatore, è nella totale immobilità.

Perciò, la preghiera al Creatore riflette solamente la misura in cui mi sono corretto ed ho acquisito dei nuovi organi di percezione, nei quali raggiungo la rivelazione di “Non esiste nessuno tranne Lui, il bene che fa il bene”. E nessuna azione arriva dal Creatore che non sia così.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.2011 Shamati No.1)

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125 Gradi di attrazione della Luce

La nostra percezione di tutta la realtà è molto instabile, poiché non sappiamo come relazionarci con noi stessi e con il mondo nel quale esistiamo. Dove esistiamo e cosa sentiamo adesso? È un sogno o la realtà? Questo mondo è una realtà oggettiva o semplicemente la nostra percezione temporale negli organi di percezione distorti? È possibile che quando correggeremo le nostre qualità dalla ricezione alla dazione, percepiremo un mondo completamente diverso.

Ciò non significa semplicemente che lo capiremo o lo sentiremo meglio con gli stessi sensi più sviluppati. Al posto di questo, posso cambiare completamente le mie sensazioni e le percezioni che sono sintonizzate con la ricezione e smetto di accettare la realtà in maniera egoistica; posso cominciare a percepirla nella dazione e nell’aspirazione verso il mio prossimo.

Ne risulta che al posto del mio desiderio, acquisisco i desideri degli altri e comincio a sentire davvero attraverso di loro e allora sentirò un mondo completamente diverso, un’altra realtà!

Chi descrive questa realtà? I kabbalisti dicono che descrive la forza superiore, una, unica e unificata, oltre la quale non c’è niente, la quale è buona e fa del bene a tutti, ai malvagi ed ai giusti allo stesso modo. È la Luce superiore che esiste in assoluto riposo e che possiamo rivelare solo se diventiamo uguali ad essa nelle nostre qualità.

Ci sono 125 gradi che corrispondono alla Luce ed io sentirò la Luce superiore in me nella misura in cui ricevo l’attributo della dazione, in funzione della misura in cui posso correggermi e diventare simile alla Luce superiore che da bontà e tutto ciò che è buono. Se io acquisisco le stesse qualità, esisterò semplicemente in questo attributo di dazione e pertanto lo sentirò.

In altre parole, c’è una forza di dazione chiamata “Luce superiore”, ed una forza di ricezione chiamata “la creatura”. Se la creatura acquisisce la forza della dazione al di sopra della forza della ricezione, questa forza che comincia a governare su di essa viene percepita come riempimento: uno schermo e la Luce riflessa, il grado di dazione che da alla creatura una sensazione di riempimento.

Come ci relazioniamo a questa forza superiore? Saremo capaci di sentirla o la immaginiamo soltanto in qualche modo in accordo alle qualità nelle quali la percepiamo ed alle sensazioni, i pensieri ed i desideri che si risvegliano in noi? I kabbalisti dicono che la forza superiore è la stessa Atzmutò, l’essenza del Creatore, la quale non viene sentita, né realizzata da noi. Lui non ha una forma che possiamo percepire. Tuttavia, nella misura in cui cerchiamo di avvicinarci a Lui ed essere come Lui, saremo capaci di capire le diverse qualità che appartengono alla dazione.

Lui per te è come un “datore”, ma Lui stesso non ha qualità di dazione, né di ricezione, Lui è al di sopra di tutto questo. Solo la Sua attitudine verso gli esseri creati è chiamata “dazione”, “amore”, “dare”.

Tuttavia, se è scritto che Lui è “il bene e fa il bene”, “non esiste nessuno a parte Lui”, “ Io non ho cambiato il mio nome (HaVaYaH)”, “la legge viene data e non può essere infranta”, il che significa che Lui è invariabile, buono e perfetto, allora come possiamo chiedergli qualcosa? Come possiamo chiedergli di cambiare e di aver pietà di noi?

Questo appartiene solo all’attitudine della creatura che percepisce il Creatore in questo modo e ci viene detto al riguardo quanto è scritto: “La Torà ha parlato il linguaggio della gente”. Pertanto, tutte le nostre preghiere e la nostra attitudine verso il Creatore sono essenzialmente la nostra attitudine verso noi stessi, la maniera nella quale giudico me stesso ed il desiderio di cambiare a favore della dazione. Comunque, tutti i cambiamenti avvengono solo negli esseri creati, i quali a causa di questi, sentono che l’immagine del Creatore cambia.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 27.04.2011, Shamati 1)

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Rendi il tuo desiderio uguale al Suo

Quando leggiamo Il Libro dello Zohar, dobbiamo vedere in esso la Luce che ci corregge e che ci riporta alla fonte. Ma cos’è che deve ritornare alla fonte? Devo mettere qualcosa “al di sotto” della Luce. La Luce splende, ma abbiamo il desiderio di voler essere corretti? Questo è ciò che dobbiamo avere a cuore.

Il desiderio deve essere adatto alla correzione operata dalla Luce. Se il desiderio non ha questa caratteristica, la Luce lo influenza comunque, ma in questo caso non ci sentiamo a posto in base a quanto grande è la differenza dalla Luce. Tutto questo rimane così fino a quando non rendiamo il nostro desiderio adatto alla correzione.

Questa è la ragione per cui c’è la regola, “Rendi il tuo desiderio uguale al Suo” e poi “Egli renderà il tuo desiderio uguale al Suo,” come il desiderio di donare e di amare.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 08.05.2011, Lo Zohar)

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Il telecomando di tutte le anime

Domanda: Da quando abbiamo iniziato a studiare l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui”, mi sento completamente confuso circa l’intenzione. Se la Luce superiore è sempre in funzione, occupandosi del 100%, allora che cos’è “la Luce che corregge”? E a chi la domando? A chi la domando per gli altri? Cosa agisce qui se tutto è dentro di me?

Risposta: Supponiamo che io abbia un telecomando. Schiaccio un bottone e attivo un certo meccanismo. Oggi giorno ci sono molti congegni che funzionano in questo modo. Tuttavia, se li mostrassimo ad un uomo che viveva 100 anni fa, penserebbe che siamo semplicemente degli angeli che fanno dei miracoli: schiacciamo un bottone ed improvvisamente un pezzo di vetro diventa un quadro…

Vale a dire che usando un telecomando posso mettere in moto dei sistemi diversi. Per esempio, schiaccio un bottone e tu, che stai guardando un pezzo di vetro (lo schermo), incominci a ricevere ogni genere di immagine. Inizi a piangere e poi a ridere, provando pena e poi gioia. Ne consegue che, schiacciando semplicemente un bottone, faccio una grandissima impressione su di te. Ho influenzato un amico.

I Kabbalisti dicono che quando leggiamo Il Libro dello Zohar, è come se stessimo tenendo il telecomando di tutte le anime che in quel momento dipendono da noi. Pensate a come le potremmo risvegliare! Questo è ciò che si chiama “schiacciare un bottone”. Se ci riflettiamo, allora “schiacciamo il bottone” e mettiamo in funzione un’influenza che fa sì che inizino a risvegliarsi.

Tutto dipende da quanto desideriamo che questo succeda e anche da quanti altri uomini aspirano a risvegliare gli altri. Tutti gli sforzi devono essere sia qualitativi che quantitativi.

Questo è il modo in cui ci risvegliamo a vicenda. Nessuno si può risvegliare da solo. Ogni uomo può conseguire questa comunità spirituale chiamata “il gruppo” solo per risvegliare gli altri. Altrimenti, egli non entra nemmeno in contatto con il gruppo. Questo perché il gruppo è come Malchut del mondo di Atzilut.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 , Lo Zohar)

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Il bene deve essere rivelato

La Luce Superiore conduce l’uomo attraverso molte ascese e discese, dandogli continuamente la sensazione che soltanto il Creatore lo può aiutare. Infatti, Egli è colui che mi ha mandato tutti i problemi per insegnarmi alla fine a pregare per la redenzione.

La redenzione è la rivelazione del Creatore, io chiedo proprio di vivere sotto il Suo solo potere, che è la sola cosa che esiste. Non voglio più confondermi o sentire delle altre forze. Anche se capisco che tutte le forze vengono da Lui, tuttavia io voglio essere controllato solamente da questa unica forza – la forza della dazione e dell’amore per il prossimo.

Io voglio rivelare Lui perché questa è la verità! Tutti gli altri miei stati sono una menzogna. Solo allora nasce nell’uomo la richiesta e la supplica che sono il punto dove la forza superiore lo conduce. Questa forza aveva sempre giocato con lui, confondendolo per aumentare la sua sicurezza in se stesso, creandogli delle difficoltà in modo da farlo diventare più forte.

Questo è il modo in cui l’uomo raggiunge la preghiera e rivela il Creatore. Adesso egli non cerca il Creatore per liberarsi di tutti i suoi guai e delle sue ricerche, ma perché vuole essere sotto il potere di “Non esiste nulla tranne Lui”. Questo significa uscire dalla schiavitù del faraone per diventare schiavi del Creatore.
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(Dalla 1.a parte delle lezione quotidiana di Kabbalah del 26.04.11, Shamati #1)

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La schiavitù d’Egitto vuol dire che non hai il diritto di Dare

Scritti del Rabash, “Fino a che il governante d’Egitto cadde”: Una persona deve lavorare per il bene dei cieli, cioè per il bene della dazione. In esilio, questa valutazione si realizzò sotto il potere del Faraone, il re d’Egitto.

Non so cosa sia la vera dazione o come si possa dare qualcosa ad una persona che è completamente separata da me, quando non c’è una “base comune” per la bontà, come la morale comunemente accettata, il rispetto per gli altri intorno a me o qualsiasi altra cosa.

Alcune persone condividono dei soldi o sprecano delle fortune, e sentono piacere in questo. Esse ricevono un sufficiente compenso per la loro “donazione”. Una persona è soddisfatta con una parola gentile, un’altra per essere ricordata bene dalle generazioni future ed una terza per il rispetto verso se stessa.

In Occidente c’è una nuova tendenza chiamata “un dollaro al giorno”. Una persona contribuisce con un dollaro al giorno ad alimentare un bambino africano affamato che non arriverà mai ad individuare. Tuttavia, i contributi come questo, portano anche soddisfazione, perché sto dando la vita a qualcuno. Cos’è un dollaro in confronto ai sentimenti che questo provoca in me?

Tuttavia, stiamo parlando di una separazione totale dall’auto gratificazione. Non possiamo immaginare o sentire una cosa simile nella nostra vita. Non capiamo come sia possibile dare a qualcuno senza nessun tipo di risposta nel pensiero o nella sensazione. Questo ci è sconosciuto.

Questo è il significato dell’esilio quando lo incontriamo per la prima volta. Ne risulta che io non so cosa sia la dazione pura. Sono separato dalla spiritualità, proprio in questo senso.

Egitto (Mitzraim) significa una spaccatura (Metzer), ed una spaccatura significa un’insufficienza di misericordia, quando una persona sa solo ricevere senza dare niente.

Dobbiamo ancora scoprire di essere privi del principio della dazione e sappiamo solo ricevere. Se io ricevo allora do, ma in generale non si tratta di dazione. La chiamo in questo modo perché nel nostro mondo giudichiamo una persona per le sue azioni invece di farlo per le sue intenzioni. Le intenzioni appartengono alla scienza della Kabbalah, mentre che le azioni appartengono all’opinione di questo mondo.

“L’Ampiezza” è generosità, una grande dazione. Una “spaccatura” è il contrario, la carenza della dazione. Pertanto, il potere dell’Egitto fu che ogni persona poteva fare delle azioni solo in cambio di una ricompensa.

Questo siamo noi, ma in verità non ce ne rendiamo conto ed è per questo che il nostro stato ancora non viene considerato esilio. Sono le nostre vite e va bene così. È sicuro che siamo egiziani e con ciò?
Anche Lui, non ci permette di realizzare una sola azione senza una ricompensa, solo per il bene della dazione.

Questo è il nostro Faraone e non ci rendiamo neanche conto che lui ci controlla. Il potere del Faraone si rivela solo quando tu vuoi fare qualcosa per il bene della dazione e scopri che non puoi. È allora che il Faraone, il re d’Egitto si rivela; però, fino ad allora, tu stesso sei seduto sul trono e fai quello che vuoi.

Questo significa che l’Egitto fu una spaccatura per Israele.

In altre parole, questa ostruì la direzione giusta verso il Creatore. (Iashar El)

(Dalla 4°parte della lezione quotidiana di Kabbalah dell’ 11.04.2011, preparazione per l’uscita dall’Egitto)

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L’esteriorità serve all’interiorità

Domanda: Noi compiamo molte azioni esteriori, ma qual è il giusto modo di comportarsi a livello interiore?

Risposta: Esteriormente dobbiamo fare solamente tutte quelle cose ci sono di aiuto per il nostro lavoro interiore.

Devo garantirmi una vita normale in questo mondo. Questo è un dovere per ogni uomo! Tuttavia, tutte le mie altre azioni, i desideri, ed i pensieri devono essere diretti al punto di contatto con la spiritualità. In base a ciò, devo tenermi sotto controllo nel gruppo, a casa, al lavoro, e con me stesso. Cosa sto facendo della mia vita?

La scienza della Kabbalah non pretende che gli uomini siano degli angeli. Ma un uomo che vuole avanzare deve cercare i mezzi per aumentare i suoi sforzi e rafforzare le connessioni al fine di procedere più velocemente e con più efficienza.

In sostanza, non ci sono circostanze, azioni o eventi nella vita di un uomo che non possano essere usati a beneficio del suo sviluppo spirituale. Egli deve solamente conoscere come fare, perché non c’è niente di casuale. Ogni cosa ha una ragione: tutto arriva dall’alto per una ragione e per uno scopo. Bisogna essere solamente attenti al gioco che il Creatore sta giocando con noi. Se non riflettiamo attentamente su quello che ci sta succedendo, allora finiremo con l’ignorare cosa il Creatore sta cercando di dirci!

In altre parole, la natura (o il Creatore, che è la stessa cosa, una sola legge ed un solo programma) risveglia in noi nuove informazioni – Reshimot in ogni momento. Questi Reshimot non hanno funzioni autonome e noi dobbiamo riportarli – dalla parte di sinistra e di destra – al punto di unione. Devo continuamente verificare se la mia intenzione è corretta, e in questo sta tutto il mio lavoro.

Se rimango concentrato in questo modo con il desiderio e con la mente, allora posso fare qualunque lavoro per tutte le ore che voglio, e compiere qualunque azione. Niente mi stancherà!
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(Dalla 3.a lezione al congresso WE! Del 01.04.2011)

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