Pubblicato nella 'Domande e Risposte' Categoria

Il punto da dove si comincia

Domanda: Cosa significa chiedere al Creatore e come dovremmo chiedergli qualcosa? Dovremmo soltanto dire dentro di noi: correggi le mie qualità?

Risposta: Quando un uomo al principio inizia a fare così, si rivolge al Creatore come se Lui fosse una persona, un’autorità esterna che sta al di fuori di lui, come se pregasse un “idolo” o qualche immagine della fantasia. Non si può fare niente a questo proposito. Questo è il modo in cui all’inizio immaginiamo il Creatore.

Tuttavia, andando avanti incominciamo a rivelare che questa forza esiste solamente dentro di noi, in base al divieto “Non ti costruirai altri dei per te stesso,” vale al dire degli dei che siano al di fuori di noi.

Scaviamo sempre più in profondità dentro di noi, dove scopriamo il posto in cui si trova il Creatore che è proprio nel punto più profondo. E’ come la nostra mamma che ci ha dato la vita e quindi noi la percepiamo come la forza interiore più potente che ci ha creati, essendo lei il punto della nostra origine, la nostra fonte. Questo è il modo in cui un uomo percepisce il Creatore.

Incominciamo a percepire il Creatore dentro di noi come la fonte più potente dell’ energia, delle sensazioni e della ragione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 Gli scritti del Rabash)

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A proposito dei congressi virtuali e una vera connessione

Domanda: Alla luce del prossimo congresso di Mosca, lei ha detto che è arrivato il momento di abituarci ai congressi virtuali, e a sentire una maggiore connessione perfino stando davanti ai nostri schermi. Cosa significa?

Risposta: I congressi sono un balzo in avanti. Ma in aggiunta, noi dobbiamo mantenere questa connessione quotidianamente e intensificarla. Grazie ai congressi, noi creiamo degli impulsi per l’unificazione, e durante gli intervalli tra ogni congresso è vitale per noi sostenere una connessione permanente e intensificarla giorno dopo giorno.

Non c’è altra scelta; noi dobbiamo raggiungere un mondo “rotondo”, globale e integrale. Non sono soltanto parole. Non dobbiamo rompere la connessione dopo tre giorni di congresso; la connessione deve essere alla base dell’agenda quotidiana del mondo. Questo è quanto ci è chiesto.

Quindi, dobbiamo coltivare quelle relazioni tra di noi che ci permetteranno di rimanere in connessione perfino virtualmente, senza sentirci ne vederci uno con l’altro. È per questo, prima di tutto, che Internet è emerso: il suo scopo è di aiutare il mondo intero a creare un legame d’interconnessione sano e a muoversi dall’unità virtuale corporea a quella spirituale. E noi dobbiamo utilizzare questo mezzo.

Perciò io suggerisco che i nostri prossimi congressi siano piccoli, di mille o duemila persone che si riuniscano nella stessa regione. E gli altri assisteranno virtualmente, senza che questo rovini niente per loro. Al contrario, tutti vivono in uno stato collettivo, e i partecipanti “virtuali” non sentono la minima debolezza unendosi con i partecipanti nel posto fisico.

Questo ci permetterà di fare diversi congressi all’anno; inoltre, saremo capaci di mantenere un legame giorno dopo giorno. Smettiamola di spendere tanti soldi per due grossi congressi all’anno, dopo i quali ancora sperimentiamo una discesa e un ritorno allo stato precedente. Io voglio trasferire l’ enfasi del congresso fisico a quello interno, e da quest’ultimo all’interconnessione interna quotidiana. È estremamente importante. Altrimenti non saremo capaci di costruire un luogo per la rivelazione del Creatore tra di noi.
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(Dalla quarta parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, Baal HaSulam, lettera n.10)

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Il telecomando di tutte le anime

Domanda: Da quando abbiamo iniziato a studiare l’articolo “Non esiste nulla tranne Lui”, mi sento completamente confuso circa l’intenzione. Se la Luce superiore è sempre in funzione, occupandosi del 100%, allora che cos’è “la Luce che corregge”? E a chi la domando? A chi la domando per gli altri? Cosa agisce qui se tutto è dentro di me?

Risposta: Supponiamo che io abbia un telecomando. Schiaccio un bottone e attivo un certo meccanismo. Oggi giorno ci sono molti congegni che funzionano in questo modo. Tuttavia, se li mostrassimo ad un uomo che viveva 100 anni fa, penserebbe che siamo semplicemente degli angeli che fanno dei miracoli: schiacciamo un bottone ed improvvisamente un pezzo di vetro diventa un quadro…

Vale a dire che usando un telecomando posso mettere in moto dei sistemi diversi. Per esempio, schiaccio un bottone e tu, che stai guardando un pezzo di vetro (lo schermo), incominci a ricevere ogni genere di immagine. Inizi a piangere e poi a ridere, provando pena e poi gioia. Ne consegue che, schiacciando semplicemente un bottone, faccio una grandissima impressione su di te. Ho influenzato un amico.

I Kabbalisti dicono che quando leggiamo Il Libro dello Zohar, è come se stessimo tenendo il telecomando di tutte le anime che in quel momento dipendono da noi. Pensate a come le potremmo risvegliare! Questo è ciò che si chiama “schiacciare un bottone”. Se ci riflettiamo, allora “schiacciamo il bottone” e mettiamo in funzione un’influenza che fa sì che inizino a risvegliarsi.

Tutto dipende da quanto desideriamo che questo succeda e anche da quanti altri uomini aspirano a risvegliare gli altri. Tutti gli sforzi devono essere sia qualitativi che quantitativi.

Questo è il modo in cui ci risvegliamo a vicenda. Nessuno si può risvegliare da solo. Ogni uomo può conseguire questa comunità spirituale chiamata “il gruppo” solo per risvegliare gli altri. Altrimenti, egli non entra nemmeno in contatto con il gruppo. Questo perché il gruppo è come Malchut del mondo di Atzilut.

(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 28.04.2011 , Lo Zohar)

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I preziosi rivestimenti dell’amore

Domanda: Che cos’è l’atto della dazione e come lo si raggiunge?

Risposta: Il Rabash scrive nelle sue lettere che io devo assalire il cuore dell’amico con dei doni, come se gli sparassi addosso delle frecce o delle pallottole. E anche se il mio amico avesse un “cuore di pietra” (Lev HaEven) coperto da un’ impenetrabile armatura (Klipà, guscio), allo stesso modo io, colpendolo ripetutamente, devo a poco a poco aprire una breccia nella sua armatura ed entrare nel suo cuore.
E poi, riempirò il suo cuore con doni e con amore. Questo è il modo in cui posso conquistare il cuore dell’amico ed acquisire così la proprietà della dazione. Lo faccio perché desidero penetrare nel suo cuore e sentirmi come se ci fossi dentro. Non si tratta del nostro solito cuore egoistico, ma piuttosto del preciso spazio spirituale, “il luogo”, dove desidero unirmi con lui. E’ il luogo dove mi sforzo per fami strada. La lettera del Rabash n°40 dice:

Ogni dono…che egli fa al suo amico è come una freccia o una pallottola che apre un varco nel suo cuore…

E anche se egli vede che il cuore del suo amico è come una pietra… (tuttavia) con le pallottole che gli spara ripetutamente, i tanti piccoli fori diventano un varco…dove l’amore di colui che fa il dono cade come una tempesta e lo colma completamente di sé. E il calore dell’amore fa uscire le scintille dell’amore dell’amico, e allora questi due amori formano un solo rivestimento dell’amore che ricopre entrambi.

Ciò significa che un unico amore circonda e avvolge tutti e due e da questo momento in avanti essi diventano un solo uomo. Infatti, essi sono rivestiti sotto un solo rivestimento comune, e si annullano l’uno davanti all’altro.

Possiamo starci su molto tempo, dire delle belle parole, e discutere di infiniti temi, ma dopo tutte le domande e le risposte, c’è soltanto un’azione che molto probabilmente ci farà andare avanti nella giusta direzione. Questo è ciò di cui scrive il Rabash. Il nostro lavoro tra gli amici può sembrare invisibile all’esterno, mentre brucia dentro di noi.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 12.04.2011 Shamati No, 86)

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Colpi in un punto

Domanda: Devo forzare me stesso ad unirmi con gli amici anche se non ho nessun desiderio di farlo?

Risposta: Certamente, devi forzare te stesso. Altrimenti come potremmo rivelare il Faraone se non esprimiamo il nostro desiderio di liberarci da lui?

Se io non mi sforzo di unirmi con gli altri, io non mostro il mio desiderio di uscire dal mio egoismo. Di conseguenza, io mi trovo bene in Egitto, cioè io progredisco nel percorso delle sofferenze (Beito) invece di “affrettare i tempi”, il cammino della Luce (Achishena).

“Affrettare i tempi” significa fare degli sforzi sopra il desiderio, cioè, contro il desiderio. Io non ho nessun desiderio di unirmi agli altri, non desidero annullarmi, non ho bisogno del Creatore. Tutto quello che voglio, è una buona vita per me e scoprire il mondo spirituale, nel modo in cui io immagino che sia. Anche questo è allettante, innalzarsi da questo mondo e vedere degli angeli spiccare il volo.

Tuttavia, ovviamente, io ancora non comprendo che il mondo spirituale significhi l’annullamento personale e l’unificazione con gli altri. Se io rimango nel mio desiderio “umano” comune ed io vengo a studiare e a fare divulgazione, ma io non faccio pressione su di me per unirmi con gli altri e annullarmi davanti a miei amici, allora non sono coinvolto nel lavoro spirituale. Quello non è progredire “affrettando i tempi”. Posso fare mille cose con il gruppo, venire alle lezioni tutti i giorni, fare divulgazione e parlare in modo magnifico, ma ciò non significa che io vada avanti, che io studi Kabbalah, e che segua il percorso della Luce (Achishena).

Soltanto se io faccio pressione su di me contro il mio desiderio, forzandomi a collegarmi con il gruppo, perlomeno nella forma di unirmi con tutti in un solo cuore, anche artificialmente, essere insieme con tutti nella misura di pensiero e desideri, questi miei sforzi sono chiamati Achishena o lavoro di gruppo. Tutto il resto non lo é.

Ed è per questo motivo che abbiamo tante persone che hanno studiato nel gruppo per diversi anni, ma ancora non hanno fatto un passo in avanti. Ma se una persona inizia a fare questi passi in avanti, facendo dei grossi sforzi interiori per unirsi agli altri nei desideri interiori, lui porta a termine l’esodo dall’Egitto molto velocemente. La chiave qui è di afferrare questo punto e di avere influenza su di esso.
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Elevarsi con l’aiuto del faraone

Domanda: Non importa quanto mi impegno per elevarmi al di sopra del mio egoismo, dove c’è la garanzia che tutto quello che faccio non finirà dentro la ragione? Come faccio a verificare se mi si sono elevato al di sopra di esso, e cosa mi aiuterà ad elevarmi?

Risposta: La ragione punta sempre verso la conoscenza e la ricezione. E al di sopra della ragione ci sono la fede e la dazione. Ora, mi devo chiarire: mi sto dirigendo verso la dazione perché la mia ragione vuole così o perché è la fede a volerlo?

Se io mi trovo solamente da una parte soltanto, ed in base al mio stato, agirò sicuramente nei limiti o al di sotto della ragione, cioè lavorerò per il mio egoismo.Due posizioni insieme sono sempre necessarie. Immaginiamo di odiare il maestro, di ribollire di rabbia verso di lui, perché pensiamo che non faccia le cose giuste. E contemporaneamente costruiamo una relazione di amore, di dazione, e di totale rifiuto di noi stessi e di adesione a lui. Allora, il nostro desiderio si sviluppa precisamente tra questi due punti, nella loro differenza, grazie al fatto che ci manteniamo in uno dei due che è opposto all’altro.

Altrimenti, a cosa serve il faraone se non costruiamo il nostro amore al di sopra di lui, al di sopra di tutto questo odio e della certezza nelle nostre ragioni, per accettare l’opinione del maestro al posto della nostra conoscenza, delle nostre idee, e della nostra ragione? Tuttavia, se perdiamo uno di questi punti, non ci eleveremo più. Di solito, in questi casi, gli uomini scendono al di sotto della ragione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati No.59)

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Entrare in una nuova terra

Domanda: Quali sono i segni che indicano la vicinanza di un uomo all’uscita dall’Egitto?

Risposta: Un grande desiderio di unirsi agli altri è segno di essere vicini alla fuga dall’Egitto, perché l’uomo capisce che può essere salvato solo unendosi con gli altri. Allo stesso tempo egli vede di non essere in grado di realizzare questa unione, perché non ci sono scintille di dazione dentro di lui.

Ma egli sente anche l’esistenza della forza superiore: “Non esiste nulla tranne Lui”. Questa forza gli dona i due sopracitati stati ed egli è così pronto a tirarsi fuori con questa forza dal suo stato per raggiungere la connessione.

La mia connessione con gli altri si chiama “L’uscita dall’Egitto”. Significa che sto fuggendo via dal mio antagonismo verso gli altri e dal mio stesso male verso la libertà ed il bene. Questa è la libertà dall’angelo del male, dalla separazione, che io percepisco come la morte. Ed in questo modo ottengo la connessione con gli altri, che per me rappresenta la vita.

“Entrare in una nuova terra” vuol dire che mi sono messo in sintonia con la rete nella quale tutti sono connessi, e qui c’è un nuovo desiderio governato dal Creatore, la forza della dazione.
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(Dalla 1.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 14.04.2011, Shamati No. 90)

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Il mistero della notte di Pasqua (Pesach)

Domanda: Nella notte di Pasqua, leggiamo l’Hagadà di Pesach invece di leggere dei frammenti del Tanach come facciamo in tutte le altre festività. Qual è la ragione di questo?

Risposta: Per ogni festività i kabbalisti del passato hanno stabilito un ordine determinato. Se una persona vuole realizzare un certo stato spirituale o un livello spirituale interiore, anche se è solo un’impressione della spiritualità, allora le istruzioni dei kabbalisti le dicono cosa fare in ogni stato.

La radice spirituale toccò il ramo materiale all’interno di un gruppo di kabbalisti che nacque nell’antica Babilonia e attraverso la connessione tra di loro, furono capaci di realizzare tutte le tradizioni materiali all’interno delle azioni spirituali accettate per la redenzione finale, le quali vennero realizzate nel mondo materiale insieme alle azioni spirituali.

La persona avrebbe ucciso un animale e al tempo stesso “avrebbe ucciso” il desiderio di ricevere piacere. Avrebbe arrostito l’animale sull’altare e al tempo stesso corretto il suo desiderio egoista. Poi avrebbe mangiato l’animale e ricevuto il piacere per il bene della dazione nel terzo livello del suo Aviut (spessore del desiderio). Loro realizzarono tutti i costumi nella materialità e simultaneamente realizzarono le azioni (i comandamenti) insieme alle Luci, Circostante ed Interna, ed ai desideri spirituali.

La festività dell’uscita dall’Egitto è un’uscita dal desiderio di ricevere verso il desiderio di dare. Qui ci dedichiamo a realizzare azioni esterne specifiche come un segnale dell’uscita dall’egoismo verso l’amore, dall’odio e la separazione, alla connessione ed all’unità tra di noi.

Per questo, quando leggiamo l’Hagadà, passiamo attraverso tutte le azioni che riflettono le azioni spirituali che ci aiutano ad uscire dall’Egitto: “Kidush” (benedizione), “Urchatz” (lavarsi le mani), “Karpas” (immergere la verdura in acqua salata), “Lachats” (dividere la Matzà a metà), “Maguid” (la storia dell’esodo) e così via. Se realizziamo questo ordine di azioni nella notte di Pesach (dalla parola “Pasach”, passare, saltare al di sopra), saltiamo al di sopra del nostro stato attuale ed entriamo nel nuovo livello che è il primo livello spirituale.

Però quest’ordine non corrisponde all’ordine naturale delle fasi dello sviluppo (“concepimento”, “allattamento” e “maturità”) che studiamo nella Parte 12 dello Studio delle Dieci Sefirot: i tre giorni nei quali si attacca lo sperma, i quaranta giorni della formazione del feto, i nove mesi dello sviluppo fetale, il feto si gira di testa, le contrazioni e la nascita, il sangue che si eleva dal ventre al petto e crea il latte, due anni di nutrimento del bambino e le successive tappe fino all’età adulta (Gadlut), 3 anni, 6, 9, 12, 13, 20 e 70.

L’uscita dall’Egitto non ha un modello nel suo ordine di sviluppo. La Luce dello stato di grandezza (Gadlut) viene prima della Luce dello stato di piccolezza (Katnut). In primo luogo entri in un nuovo mondo con l’aiuto delle Luci della grandezza e dopo cominci a svilupparti in esso.

Non capiamo l’essenza della “nascita” anche nel nostro mondo. Semplicemente lo percepiamo come un processo naturale. Il feto si è sviluppato all’interno di un organismo animale e poi continua a crescere al di fuori di esso. Non ci chiediamo neanche: perché questi tre kilogrammi di carne che erano all’interno della madre adesso stanno uscendo? Perché il feto esce completo? Dopotutto, nello stato successivo dello sviluppo dovrebbe aver cominciato come una specie di goccia e dopo comincia a crescere partendo da essa. Lo stato precedente di sviluppo è al di sopra dei tre kilogrammi e adesso, nella tappa successiva, questi tre kili sono diventati una goccia …

Dove hai visto che tutto quello che è stato acquisito nel livello precedente, il desiderio (Kli), con tutto il suo riempimento è avanzato completo come è al livello successivo? Come è possibile?

Se termino lo sviluppo del livello di NRNHY (NaRaNCHaI) di Nefesh, raggiungo il livello di Nefesh de Ruach; però qui non raggiungo il livello di Nefesh de Ruach e invece di questo, esco con i miei tre kili di carne al di fuori del ventre della madre e continuo a crescere. In teoria, avrei dovuto cominciare il mio sviluppo all’esterno, come una sola cellula, partendo da una goccia di seme, allo stesso modo in cui ho cominciato all’interno della madre, ma solo nel grado successivo.

Tutto questo sottolinea l’ordine unico della Pasqua (Pesach), l’uscita dall’Egitto, che è possibile solo perché le Luci dello stato di grandezza vengono prima delle Luci dello stato di piccolezza e pertanto, facciamo un salto.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2011, “Questo è per Judah”).

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“Vestirsi” In qualcun’altro

Domanda: Perché il cammino verso l’amore è così difficile e confuso?

Risposta: Siamo noi ad essere confusi.

Io sono diretto dal desiderio egoista e tutto quello che sento e penso dentro è per il mio beneficio. Allora, come posso fare un calcolo diverso, non per il mio bene?

Immagina di “vestirti” in qualcun’altro e comincia a fare un calcolo dalla sua prospettiva. Solo 100 anni fa la gente cominciò ad afferrare questi concetti. Non a caso questo periodo fu riassunto da Freud e Einstein, i quali non solo fecero delle scoperte di grande influenza, ma ebbero anche connessioni amichevoli tra loro.

Dopo centinaia di migliaia di anni di sviluppo, fu solo un secolo fa che le grandi menti dell’umanità inventarono finalmente la psicoanalisi, o in altre parole, cominciarono ad analizzare l’uomo internamente, nel livello materiale. Solo allora cominciarono ad investigare la percezione umana, “Il mondo che mi circonda e me, il prossimo e me”.

Questo non è semplice. Ci è voluto un lungo periodo di tempo per avvicinarsi all’anima animata dell’uomo e questo non si avvicina neppure alla spiritualità. Tutto il problema è che non possiamo e non vogliamo vestirci negli altri. La società deve assicurarsi che ogni persona lo faccia, che ogni persona provi a farlo e cominci a riconoscere come lei appaia agli occhi del prossimo e cosa vuole il prossimo.

Questo è molto difficile anche se implica solo degli esercizi psicologici sul piano del nostro mondo, il quale non si relaziona ancora con la spiritualità. Vuoi di più? Avanti, organizza un ambiente che cominci finalmente ad influenzarti.

Il cammino è lungo proprio perché nessuno ti influenza. Non c’è progresso senza l’influenza della società. Una persona dove può ottenere i dettagli spirituali della percezione? Solo dall’ambiente.
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(Dalla 1° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 13.04.2011, Shamati)

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Il segreto più grande

Domanda: Ho capito che devo pregare perché i miei amici appaghino i loro desideri. Però, come faccio a conoscere i loro desideri?

Risposta: E’ necessario che vediamo i nostri amici come i più grandi della nostra generazione, che sono collegati tra di loro in una rete corretta e senza difetti. Io sono il solo che vive ancora al di fuori di questa meravigliosa connessione e che si deve unire con loro, per sostenere la loro connessione il più possibile.

Perciò, devi vedere il desiderio dei tuoi amici come il desiderio di connettersi con te e con chiunque altro. Questo è ciò che viene chiamato entrare nella rete della connessione tra di loro, come una cellula che si unisce ad un unico organismo. Le altre parti dell’organismo sono già connesse tra di loro in armonia e unità.
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(Dalla 2.a parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 15.04.2011, Il Libro dello Zohar)

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