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Fede al di sopra della ragione

Abbiamo un Kli (vaso o desiderio) e il piacere che è sopra di esso, non all’interno. Il Kli è composto da pezzi rotti che abbiamo bisogno di incollare insieme. Questi pezzi sono i miei amici, tuttavia non sono i loro corpi ma i desideri che dobbiamo collegare insieme. Ci dobbiamo collegare, e nella misura in cui facciamo il collegamento realizziamo e sentiamo insieme effettivamente la nostra connessione, e in tal modo, otteniamo lo stato corretto.

 

È in questo modo che riceviamo il generale desiderio di godere: noi ci connettiamo e riceviamo il desiderio dell’amico, che significa sentirlo dentro di me, sono impressionato da loro e li afferro come miei. In questo modo ho “comprato” gli amici e acquisito un desiderio più grande. Tutto questo l’ho faccio razionalmente “all’interno della ragione” come dire, “un giudice ha solo ciò che i suoi occhi possono vedere.” Questo Kli diventa mio strumento di lavoro, come un cacciavite, pinza o martello.

Tuttavia, la luce circostante (la luce che riforma) è su un livello più alto di me. Il Reshimo (reminiscenza) della correzione si trova sempre a un livello sopra il Reshimo di Aviut (spessore): Dalet (quattro) /Ghimel (tre), Ghimel/Bet (due) e Bet/Aleph (uno). Questo si trova “sopra la mia ragione” secondo la misura in cui io do più valore alla luce superiore e aderisco ad essa sopra il mio intelletto, dato che è, dopo tutto, un altro livello.

Questo significa che il Kli ha un valore superiore in accordo alla misura in cui abbiamo fatto più spazio all’interno dell’intelletto per costruirlo: siamo collegati insieme, aderiti gli uni agli altri, abbiamo incollato il nostra vaso insieme. Mentre, in relazione al Creatore, è preferibile che egli ci stimoli con ulteriori problemi, domande, paure, pensieri, dubbi dalla sua provvidenza, e io, nonostante tutto provo ad aderirmi a lui. Nella misura in cui la mia fede sopra ragione è maggiore, è più preziosa e mi attrae di più a un livello superiore.

Maggiore sarà il gap, maggiore sarà il delta (∆ – differenza) tra la Luce, il Creatore e il Kli, il desiderio. È più considerevole in questo modo. Dobbiamo mantenere costantemente questa relazione e di vedere gli amici come i più grandi della generazione. Devo sentirli, capirli e vederli solo in questo modo.

Mentre in relazione al creatore, tutto ciò è l’opposto. Meno dubbi ho in relazione agli amici, meglio è. E più dubbi ho in relazione al Creatore (ancora a dispetto del fatto che io sono attratto a lui), meglio è. In relazione alla luce che riforma, non importa quanto elevata sia, io sono pronto ad aderire ad essa, per essere impressionato da essa, per essere assimilati in essa, sopra la ragione. Questo perché vedo che la luce che riforma vuole portarmi alla dazione, vuole controllare ed eseguire le modifiche dentro di me.

Ma con tutto ciò che appartiene al Kli, il che significa tutto tranne il Creatore, io devo accettarlo entro la ragione, nel modo più chiaro, più comprensibile e esaminarlo costantemente.

Così il Creatore sarà rivelato a me, ogni volta più e più chiaramente all’interno del Kli e io sentirò il bisogno di salire e voler essere superiore nella mia relazione con lui, valorizzare Lui ancor più di prima.

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L’universo d’infinita saggezza

Domanda: Io capisco come si sviluppa un bambino. Ma chi sa quali geni esistono nell’umanità? Nessuno ha mai visto come si sviluppa, e nessuno è mai riuscito a ricavare informazioni e assicurare come si svilupperà in futuro. L’umanità è il nostro unico figlio, ed è cosi che si sviluppa.

Risposta: Possiamo analizzare ed esaminare il passato, studiare gli sviluppi in filosofia, sociologia e psicologia, e questo ci permette di scoprire un persistente processo e le sue cause. Non vediamo chiaramente il panorama futuro, ma giudicando dal nostro stato presente possiamo dedurre dove ci condurrà. Come in tutte le cose, facciamo sempre proiezioni dal passato al futuro.

La Natura ci esige di osservare le sue leggi. La natura è l’organismo generale che comprende i livelli di sviluppo inanimato, vegetativo, animato e umano. Tutti attraversano questo sviluppo. Prima è stata la Terra, seguita dal regno vegetale, seguito da quello degli animali e infine gli umani.

Lo sviluppo iniziò con il Big Bang ed ha continuato incrementando una maggiore unificazione. In ogni caso l’unificazione delle varie parti conduce alla creazione di organismi sempre più complessi e unici, sia in termini di quantità sia in termini di qualità.

All’inizio c’era unicamente materia inanimata, ma dopo le sue parti hanno iniziato a crescere acquistando un tipo di vita, il proprio sviluppo intellettuale. Lo sviluppo raggiunse dopo il livello animale, nel quale gli animali si svilupparono in maniera ancora più individuale. Il livello animale è stato seguito dall’uomo. Questi sono i risultati dello sviluppo della natura.

Ovviamente questo sviluppo ha le proprie leggi, che possiamo vedere guardando il passato. La domanda è se veramente le comprendiamo. Sembra di no, ma ciò non vuol dire che non esistono.

Come scienziato, io studio la natura e la maniera nella quale si sviluppa, sviluppandomi anch’io che ne faccio parte. Infatti, anche con tutte le conquiste scientifiche, l’uomo non sarà mai al di sopra della natura.

Esistiamo in una determinata sfera chiusa che chiamiamo “l’universo”, studiamo dove ci troviamo e il tipo di leggi che agiscono dentro questa sfera. Questa sfera è infinita, sconfinata e piena d’illimitata saggezza. E tutto quello che facciamo è raschiare delle misere briciole della sua saggezza: In questo si basa la nostra intera scienza.

Non studiamo altro che la natura, e dentro questa sfera impariamo anche qualche cosa su noi stessi. Vediamo che non possiamo controllare le nostre vite, e per questo, chiaramente dobbiamo studiare le leggi della natura. È un bene che i problemi sgradevoli ci spingano a raggiungere la Natura, per lo meno questa motivazione è per migliorare le nostre vite.
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(Tratto dal programma di Kab.TV “Una vita nuova”, episodio n.1 del 17.12.2011)

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Lascia a casa il tuo “Io”

Domanda: Vorrei prepararmi al lavoro del Congresso nel deserto di Arava nel miglior modo possibile. Come dovremmo agire dall’interno per raggiungere il successo?

Risposta: Questo è difficile. Devo costantemente condurre un’analisi, porre domande e cercare le relative risposte, scendere e salire, e devo risolvere tutti i problemi solo unendomi agli amici. In questo modo voglio costruire un esempio per tutti.

Il successo è impossibile per una sola persona perché deve essere acquisito da tutti insieme, e ciò significa che mi preoccupo solo del desiderio comune. Ciò che è importante non è quello che sento, ma cosa noi stiamo sentendo. Non sono io ciò che sorge sopra qualcosa e rivela qualcosa, ma siamo noi ad ascendere e a rivelarlo. Esiste sempre il noi, mentre l’io non esiste affatto. Io voglio vivere in questa “zuppa”. La parola “Io” e la sensazione di sé stesso devono essere lasciate a casa.

Per di più, il noi non è solo un raduno di amici o di un’ “unità di forze speciali.” Tutti questi sono giocattoli, in realtà, “noi” è un’anima. Il fatto è che non abbiamo delle parti che si uniscono una con l’altra; ma ognuno in essa è fuso insieme all’interno di uno, e questo non ha alcun rapporto con ciò che siamo oggi ma è una nuova creatura che è stata appena creata.

Dopo tutto l’essenza spirituale che vogliamo formare prima non esisteva . In precedenza c’era solo una Reshimo rotta che conduceva a questo e oggi, con i nostri sforzi, cerchiamo di formare un’anima dal mondo di Nikudim, che avrebbe dovuto essere corretta in questa fase, ma è stata rotta deliberatamente a causa dell’amore per noi stessi.

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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 08.02.2012, Introduzione allo Studio delle Dieci Sefirot)

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Testa e corpo, pensiero ed azione

Il Partzuf Spirituale consiste di una testa (Rosh) e di un corpo (Guf). Il Guf mette in pratica le decisioni del “Rosh”. E’ chiamata “testa” la parte che tende verso l’uguaglianza della forma con la forza superiore, che mostra la sua intenzione, il potere, il bisogno ed implementa le sue stesse decisioni.

Inizialmente il Creatore creò un solo desiderio, il desiderio di ricevere che non aveva né una testa, né un corpo. Sotto l’influenza della Luce, il desiderio si ricostruì e attraversò le quattro fasi, arrivando ad un punto in cui cominciò a capire di avere bisogno di diventare simile alla forza superiore ed acquisire la caratteristica della dazione. Il sistema che emerge e si costruisce come risultato di questa decisione è chiamato “testa” (Rosh).

Questi processi hanno avuto luogo all’interno di un desiderio; è considerata essere la testa solo a condizione che le sue parti siano connesse nel livello del pensiero, dell’intenzione e con il riconoscimento dell’importanza di una simile connessione. Gli stessi desideri che sono attivati da una simile intenzione sono chiamati corpo. C’è una parte del corpo che è capace di eseguire le decisioni della testa, è la parte interna, il Toch, inoltre c’è una parte che non è capace di farlo, il Sof.

La divisione tra la testa ed il corpo (Rosh e Guf) ha luogo all’interno dello stesso desiderio. Nel nostro corpo fisico è manifestata dal fatto che la testa è collocata al di sopra del corpo. Questa posizione riflette un processo spirituale: prima la testa prende una decisione e poi comincia ad essere attivata attraverso il corpo.

Tutto avviene all’interno di un desiderio, ma le connessioni tra i desideri che sono di una natura più sofisticata (come i pensieri, le intenzioni ed i chiarimenti) sono riferiti alla testa. Una sostanziale rudezza (che è chiamata Aviut) viene aggiunta alla rete che noi chiamiamo testa, a tutti quei legami e fili che sono responsabili dei calcoli e dei chiarimenti, e nell’insieme tutta la cosa viene chiamata corpo.

Precedentemente il desiderio era solo un corpo. Tuttavia, proprio dopo la prima restrizione (Tzimtzum Aleph), ha deciso di volersi ricostruire da capo; per questo aveva bisogno di una testa. Il corpo si è ristretto perché non poteva essere d’accordo di sentirsi opposto al Creatore, e a questo punto ha scelto di avere una nuova testa.

I pensieri, le aspirazioni, le intenzioni ed i piani che conducono il desiderio verso la Luce sono chiamati testa. A questo punto comincia a ricevere il potere della Luce per il bene della dazione e quindi diventa simile alla Luce.

Se noi guardassimo la scala spirituale vedremmo solo la testa. I corpi si trovano solo all’interno. Vediamo solo le teste dei Partzufim, l’uno più in basso dell’altra. I corpi sono necessari solo per attivare le decisioni che vengono prese dalla testa ed anche per dar vita ad un’altra testa!
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 16.01.2012, “Lo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Equilibrare, non distruggere

Domanda: Parliamo del bisogno di equilibrio. Esattamente, come possiamo raggiungere l’equilibrio?

Risposta: Che cosa c’è in me oltre ai pensieri, desideri e deviazioni? Posso far smettere tutto questo in me? No. Posso soffocarli tutti? Non è una buona idea; impiegherei troppi sforzi e tempo e alla fine vedrei solo che questi attributi insiti in me non sparirebbero, neanche dopo cinquanta anni.

Quindi di che tipo di educazione parliamo? Cosa vuol dire “umano”? Come posso trascendere me stesso?
Noi dobbiamo portare tutti i nostri attributi ad un equilibrio e non devo rammaricarmi di qualcosa di cattivo che si trova in me. Devo solo bilanciarlo con qualcosa di buono.

Non devo cancellare nulla, e questo già mi calma. Dopotutto non devo sentirmi in colpa per come sono. Se cancellassi tutto ciò che sono, cosa rimarrebbe di me? Mi resterebbe solo mettere fine alla mia vita, proprio ciò che spinge la gente a commettere il suicidio, perché scopre che in loro non c’è niente di buono. Ci possono essere anche altre ragioni esterne, ma la conclusione è la stessa.

Però noi affrontiamo la questione in maniera completamente diversa. L’uomo deve conservare tutto quello che esiste in lui e avanzare tramite le sue caratteristiche aggiungendo i discernimenti positivi, le buone qualità a quelle cattive. Equilibrare, non distruggere. Distruggendo diventiamo  i “riformatori del mondo”, e in effetti sarebbe negativo, poiché diventeremmo i danneggiatori del mondo.

Dobbiamo bilanciare ogni nostro fenomeno, non cancellarlo, altrimenti disturberemmo l’equilibrio generale. Nella stessa maniera in cui proviamo ad equilibrare la pressione sanguigna e altre funzioni fisiologiche, così vale per i problemi della società e della famiglia.

Non dobbiamo sopprimere nulla, in fondo non è un caso che il desiderio di ricevere sia stato creato così. Sorge dall’interno e si rivela nelle nostre Reshimot (geni informativi), che non possiamo cancellare. La loro catena continua ad evolversi e l’unica cosa che possiamo fare è quella di equilibrarli, correggere il fenomeno usandoli correttamente, rivelando il loro lato positivo.

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(Dalla 4° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 13.01.2012, “La Pace”)

Costruire l’impianto che produrrà me stesso

Tutto il nostro lavoro sta nel costruire l’ambiente. Dopo tutto non puoi creare te stesso da solo. Questo è quello che dobbiamo costruire per l’umanità in questi giorni. Se dovessi correggere me stesso, cosa dovrei fare? Avrei semplicemente bisogno di creare intorno a me un ambiente, dei media ed un sistema di istruzione, così che io potrei essere il prodotto di questo ambiente.

Ma creandolo, io correggo me stesso. Questo perché attraverso il processo di creazione io ho già cominciato a sentire come dovrebbe essere costruito e come io dovrei esistere in esso, e di conseguenza, in che forma l’ambiente dovrebbe esistere così che interesserà me. Io sento ora come dovrei costruirlo e quindi lui prenderà la forma che dovrà poi influenzarmi.

Nel processo della costruzione di se stessi,noi ci uniamo nella mente operativa e capiamo quello che il Creatore ha voluto fare con la frammentazione, perché lui preparò certi blocchi per le costruzioni, legno e materiali di costruzione per noi, e perché noi dovremmo costruire questa casa. Grazie a questo noi cominciamo a scoprirlo. Sembra che fossimo noi a costruire l’ambiente affinché questo ci corregga, e affinché l’io corretto sia incorporato in esso … ma questo non è proprio così. Con la costruzione dell’ambiente noi otteniamo la conoscenza del Creatore.
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(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 20.01.2012, Lo Zohar)

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Non giudichiamo secondo le sensazioni

Baal HaSulam, “Introduzione allo studio delle dieci Sefirot,” (50): Tuttavia, prima di questo, quando la scrittura parla solo dal punto di vista dell’occultamento, il testo finisce con, “e diranno in quel giorno: non sono questi i mali arrivati dall’alto su di noi perché il nostro Dio non è tra noi?”

In altre parole, una persona sente che non ha alcuna relazione con il Creatore, perché gli manca l’equivalenza della forma con il Creatore, e di conseguenza si sente male. Potrebbe essere che ha fatto un sacco di soldi in borsa e che tutto è andato bene, ma si sente male, perché non ha alcun contatto con il Creatore, il che significa che gli manca l’equivalenza del forma con l’attributo della dazione generale chiamato “il Creatore”.

“Questo significa che essi credono ancora nella Provvidenza di ricompensa e punizione e dicono che i problemi e la sofferenza sono venuti a loro perché non sono aderiti al Creatore…”

Questo significa che io ho capito che sono maligno, che non porto me stesso alla correzione, e quindi vengo “punito.” Sto affondando nell’occultamento. Ma d’altra parte, siamo capaci di vedere anche la ricompensa perché sentiamo la risposta negativa e grazie a ciò possiamo correggere noi stessi. Questo significa che devo “baciare” il bastone che mi aiuta ad essere consapevole di quanto io sia disceso in un cattivo stato. Altrimenti potrei degenerare senza nemmeno sentirlo.

Quindi la differenza è in come mi giudico: in base a come sento il mio stato attuale, o in accordo allo stato stesso, così com’è. Devo determinare il mio stato come maligno in relazione alla richiesta per la correzione dei desideri in cui io non sono ancora aderito al Creatore. Questi vasi sono rotti, e il male può essere sentito in loro in modo diverso. Posso stare male perché mi sento vuoto, e posso stare male perché sono staccato dal Creatore. Posso anche sentire il vuoto e sentirmi bene in questo, perché sento la rottura in quel modo. Ed infine, posso sentirmi male perché sento un distacco. In ogni caso, io sento che sono distaccato dal Creatore.

Quindi tutto è determinato in accordo allo stato presente. Esso non dipende da te e tu non puoi saltare casualmente da uno stato all’altro (come le frecce nel disegno). Piuttosto, è necessario esaminare quello che abbiamo: “mi sento buono o cattivo? Suppongo che mi sento bene, che cosa sento: distacco dal Creatore o una connessione con Lui? Distacco: mi preoccupa? No, mi sento bene. Ma posso ancora vedere il male in questa situazione? Non in questo momento.”

È necessario determinare la tua sensazione precisa e il tuo atteggiamento allo stato reale. Questo è il chiarimento interno dello stato che ti è stato fornito. Poi sentirai la domanda: “in che modo il gruppo e la luce che riforma e tutti gli altri mezzi possono aiutarmi a correggere il mio atteggiamento?” È impossibile correggere un sentimento buono o uno cattivo oppure lo stato del distacco. Il gruppo è in grado di correggere solo il mio atteggiamento verso questa situazione.
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(Dalla prima parte dell aLezione quotidiana di Kabbalah del 22.01.2012, Shamati 1)

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Amici inseparabili con i denti affilati

Domanda: Quale desiderio dovremmo rivelare quando ci connettiamo? Perché devo osservare i desideri di ricevere (AHP) se non sono in grado di usarli?

Risposta: Ognuno di noi è come una ruota dentellata e seghettata. I miei desideri di dazione, Galgalta ve Eynaim, sono dentro la ruota e i denti esterni sono i miei desideri di ricevere, AHP. Io mi connetto agli altri tramite questi desideri di ricevere.

Io desidero solo la dazione, Hafetz Hesed dentro il mio Galgalta ve Eynaim. In altre parole, non ho bisogno di nulla e non c’è nulla che io posso farci.

Il Galgalta ve Eynaim è la condizione della mia presenza nel sistema senza causare alcun danno. Io posseggo questa forza di resistenza contro il mio desiderio egoistico.

Il Galgalta ve Eynaim non sono solo piccoli desideri di una piccola forza (Aviut 0, 1, 2), ma sono i desideri che mostrano come posso provvedere a tutti i miei 620 desideri con un’intenzione con lo scopo di dazione, come Bina. Non lavoro con questi desideri e non desidero usarli per il mio bene.

Quando faccio un calcolo per il mio vaso intero, il desiderio, senza desiderare di ricevere per il mio bene, metto uno schermo di fronte a me, il Masach, e questo si riferisce all’essere all’interno del desiderio di dare, Galgalta ve Eynaim.

Questa non è una restrizione. Durante una restrizione, semplicemente rifiuto di ricevere e qui sento i miei 620 desideri e rispondo “no” ad ognuno, poiché preferisco unirmi al superiore. La connessione ed il gruppo, attraverso i quali raggiungerò il Creatore, sono più importanti per me. Comunque sento tutti questi desideri, e questo significa essere all’interno di Galgalta ve Eynaim.

Inoltre se posso lavorare con questi desideri e connettermi al superiore più fermamente, impiegare questi desideri per ricevere l’AHP, i denti, e usarli per aggrapparmi e connettermi a qualcuno, invece di  non intralciare semplicemente nessuno, significa che sto lavorando con i Kelim di ricevimento, l’AHP.

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(Da una Lezione del 23.12.2011, “Lo Studio delle Dieci Sefirot”)

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Non torturarti

Non dovete torturarvi a causa delle vostre qualità o per le cose cattive che avete fatto o fate. Dopo tutto è il Creatore che “vi tira su” e organizza tutti gli stati differenti per voi. Questo è il modo in cui Egli ti porta al riconoscimento del male ed Lui a fare tutto il lavoro. E voi, invece di rivelare la verità, biasimate voi stessi per le vostre azioni.

Domanda: Ma se non si presta attenzione a queste cose, non è come scappare dalla lotta?

Risposta: Non è una lotta per niente, tu sei come un asino davanti a cui è stato messo un ostacolo che non capisce come può aggirare e cerca di romperlo per passarci attraverso. Non c’è senso in questo.

Dobbiamo salire al di sopra delle azioni e dei sentimenti, al di sopra dei calcoli immaginari e attraverso il gruppo, connettendoci al Creatore. È l’unico modo per raggiungere la giusta decisione. Tutto il resto è un gioco, lo spettacolo della vita. Ci costa grande dolore e sofferenza, ma questa è la nostra evoluzione: è impossibile evitare gli errori prima di scoprire che questa è l’opportunità per crescere. Un giorno accadrà.
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(Dalla 3° parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.01.2012, Lo Studio delle dieci Sefirot)

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Un uomo del mondo

Dato che la nostra relazione con il mondo cambierà completamente, allora tutte le risorse dell’uomo (la mente ed il cuore, desideri e pensieri) oltre la semplice necessità per l’esistenza del corpo fisico si butteranno via per poter raggiungere l’armonia con la natura. E allora comprenderemo completamente il suo piano iniziale, il suo flusso, il suo pensiero più elevato, e di conseguenza ci innalzeremo allo stesso livello, cioè un livello più alto della nascita e della morte.

Dobbiamo solo immaginare quello di cui stiamo parlando, perché se arrivo a conoscere tutta la natura, allora arrivo a conoscerne tale livello in cui vedrò me stesso come un piccolo elemento temporaneo. Tuttavia sto già cercando un altro livello, poiché diciamo, mi elevo più alto di me stesso. Qui l’uomo trova risposte assolutamente chiare sul significato della vita, sull’esistenza.

Naturalmente questo influenza la sua mentalità, comportamento e relazioni culturali, sociali e pubbliche, perché vede se stesso ed il mondo in maniera diversa. Inizia ad avere punti di vista non basati né nella temporaneità, né nell’imperfezione: oggi sono qui e domani no, quindi se non sarò più qui, che cosa farò?

Non possiamo nemmeno immaginare il grosso cambiamento che accade dentro di noi, quando iniziamo a vedere noi stessi esistere in un lasso di tempo infinito, e allora percepiamo il nostro corpo come un animale che ci accompagna.

Dentro di noi inizia a svilupparsi un tale sistema psicologico che cambia alla radice il modo di relazionarci con gli altri, con noi stessi e verso il mondo, e quindi inizio a relazionarmi con me stesso e con gli altri da una posizione eterna, e questo mi cambia completamente, mi eleva e fa di me un serio uomo del mondo.
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(Da un “Discorso sull’educazione integrale” del 12.12.2011)

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