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Perché gli adulti dovrebbero giocare

Il gioco è un mezzo molto importante per lo sviluppo. Quando giochiamo sviluppiamo nuove relazioni e connessioni.

Mentre è risaputo che i bambini hanno bisogno di giocare per svilupparsi, che è il motivo per cui compriamo loro i giocattoli e per cui mettiamo molta energia per scegliere quelli più adatti ad ogni fase del loro sviluppo, a noi in realtà non piace giocare. Le nostre relazioni finiscono  deteriorandosi con ognuno di noi che denigra l’altro e questo pone fine al gioco.

Come risultato, perdiamo molto di ciò che la vita può regalarci. Sbagliamo nell’analizzare tutte le opzioni che abbiamo per svilupparci come adulti e così mettiamo un freno al nostro ulteriore sviluppo.

Abbiamo trasformato il nostro quotidiano in una sorta di prigione. Cioè dobbiamo apparire, comportarci e parlare in un certo modo, e solo in quel modo, altrimenti non ci omologhiamo agli altri e non guadagniamo il loro rispetto. Senza il loro rispetto, veniamo trattati in modi che ci fanno male. Soffriamo vivendo in una prigione così, ma è diventata così radicata nelle nostre vite che non possiamo fuggire da essa.

L’essenza del nostro giocare come adulti dovrebbe essere quella di trattare bene l’altro, anche se non ci va, e insegnare all’altro a fare lo stesso. Giocare in questo modo emulerebbe la condizione elevata di connessione positiva attraverso la quale la natura ci sviluppa e attrarremmo così dentro le nostre relazioni le forze positive di connessione, che si trovano in natura, iniziando a sentirci più felici, più fiduciosi e con uno scopo nella vita.

 

Basato sul video “Perché gli adulti dovrebbero giocare” con il cabalista Dr. Michael Laitman e Oren Levi. Foto di Annie Spratt su Unsplash.

 

Contenuti scritti ed editati da studenti, basati sulle loro conversazioni con il Rav dr. M. Laitman.

Come far sì che gli altri si aprano con te

La saggezza della Kabbalah è tutta incentrata sull’unione delle persone.

La connessione umana ha un’importanza primaria nel metodo,  diventare un Kabbalista significa diventare esperto della connessione umana positiva.

Per esempio, capisco ogni persona con cui ho parlato, e ho parlato con migliaia di persone. In ogni persona trovo una parte di essa in me. Può essere un nemico, un antisemita, un nazista, un ubriaco, una persona molto rozza, un ladro o un mafioso. Ritrovo in me le stesse caratteristiche che hanno loro. Non è che io sia un ladro incallito che dedica la sua vita ai furti, ma questa modalità esiste in me.

È necessario che io faccia sentire agli altri che li capisco. E potrebbe anche trattarsi del criminale più terribile: devo dimostrare loro che li capisco, che posso in qualche modo mettermi nei loro panni, capire da dove vengono e giustificare il fatto che sarei diventato come loro, date le situazioni che hanno vissuto. Quando ti metti in relazione con una parte di altre persone in te, puoi parlare facilmente con chiunque.

Mi mostrate una persona al mondo in cui non sono incluso?  Nella saggezza della Kabbalah impariamo, che vi piaccia o no, dall’alto al basso e in tutte le direzioni, che siete parte integrale di tutte le anime. Allo stesso modo, voi includete tutte le opinioni e i discernimenti delle anime. Le altre persone dovrebbero quindi sentire questa inclusione quando parlano con voi.

Come gestire la paura e l’ansia

Uno dei miei studenti mi ha detto che quando parla delle sue ansie con una persona a lui vicina, come la moglie o un caro amico, scopre, in quel momento, di riuscire ad aprirsi, e l’ansia diminuisce, ancora prima di aver ricevuto consigli o aiuto.

La solidarietà sicuramente diminuisce l’ansia.  Esiste un detto nella saggezza della Kabbalah che “un dolore condiviso è un un dolore dimezzato”, ovvero, quando condividiamo una sensazione, la dividiamo, rendendola così più gestibile. 

Poiché è abbastanza facile capire come la condivisione delle nostre esperienze diminuisca i nostri sentimenti negativi, la domanda è: perché non usiamo di più questa capacità? Perché è così difficile per noi condividere le nostre paure e ansie con gli altri?

Abbiamo, a tutti gli effetti, paura di aprire i nostri cuori, di far vedere a tutti che abbiamo certe paure e preoccupazioni. Oltre a tutte le paure che ci teniamo dentro, abbiamo di solito anche delle apprensioni aggiuntive nel condividerle con gli altri, temendo che possa portare gli altri a percepirci come deboli. Dal momento che la società, in generale, valorizza individui più forti, più intelligenti, più ricchi e più in forma, aprire le nostre ansie a una società tale, ci rende vulnerabili allo sfruttamento. Dobbiamo quindi cercare un ambiente sociale che non ci sfrutti perché ci siamo aperti, ma piuttosto che ci dia un senso di fede e sicurezza che ci possa aiutare a gestire qualsiasi sensazione negativa. 

Un ambiente sociale in grado di garantire la fede e la sicurezza nei propri membri attira attivamente verso il bene superiore e la forza benevole, la forza dell’amore, della dazione  e della connessione. È questa stessa forza che risveglia in noi sentimenti negativi, siano essi paure, ansie o altre sensazioni dolorose, affinché ci avviciniamo a quella forza, e lo facciamo attirandoci l’uno all’altro.

Se vogliamo connetterci con la forza superiore e far sì che le sue qualità perfette dell’amore, della dazione e della connessione, riempiano la nostra vita con una sensazione di fiducia e certezza, allora dobbiamo emulare questa forza tra di noi, dando agli altri una sensazione di fede e sicurezza, e loro devono fare lo stesso nei nostri confronti.

Desiderando connetterci positivamente con gli altri, iniziamo a risvegliare la forza positiva che risiede in natura nelle connessioni che creiamo, e sentiamo un nuovo senso di fede e di fiducia spazzare via le ansie che potremmo avere dentro di noi.

Basato sul video “Come affrontare la paura e l’ansia” con il kabbalista Dr. Michael Laitman e Oren Levi. Scritto/editato dagli studenti del kabbalista Dr. Michael Laitman. Foto di Priscilla Du Preez su Unsplash.

 

”Overview Effect” e turismo spaziale

L’ ”Overview Effect è un cambiamento cognitivo riportato dagli astronauti durante l’osservazione della Terra dallo spazio. I ricercatori hanno descritto l’effetto come “una condizione di stupore con caratteristiche auto trascendentali, accelerata da stimoli visivi particolarmente sorprendenti”. Gli aspetti comuni più diffusi nello sperimentare la Terra dallo spazio sono ammirazione e percezione di bellezza, inaspettata commozione, addirittura sconvolgente, e un maggiore senso di connessione con gli altri e con la Terra nella sua totalità.

Michael Collins, membro dell’equipaggio della navicella Apollo 11 nel 1969, ha detto che “quello che davvero mi sorprese fu che [la Terra] proiettava un’aria di fragilità e non so perché. E ancora non lo so. Avevo la sensazione che fosse minuscola,  splendente, bella e fragile.” Edgar Mitchell, che fu a bordo dell’Apollo 14 nel 1971, ricorda “si sviluppa un’improvvisa coscienza globale, un orientamento verso la gente, un’intensa insoddisfazione per la condizione del mondo e un impulso a fare qualcosa a riguardo. Da là fuori sulla Luna le politiche internazionali appaiono così insignificanti. Viene voglia di  prendere un politico per la collottola, trascinarlo a un quarto di milione di chilometri di distanza e dirgli: ‘Guarda un po’, figlio di…’”

Un mio studente mi ha interpellato a proposito dell’overview effect, ipotizzando che il turismo spaziale potrebbe far sentire la gente più connessa alla Terra e agli altri. 

Io posso comprendere per quale motivo un viaggio nello spazio e la vista del mondo da lì possa renderci consapevoli della fragilità della nostra (non così grande) biglia blu e di quanto dipendiamo tutti gli uni dagli altri. Da lì è facile vedere che respiriamo tutti la stessa aria, che ci nutriamo dalla stessa terra e che beviamo la stessa acqua.

Eppure non credo che i viaggi spaziali possano cambiare molto il modo in cui trattiamo il nostro pianeta, perché a chi ne ha il comando e prende le decisioni, non potrebbe importare di meno. Lo scorso aprile Antonio Guterres, il segretario generale delle Nazioni Unite,  ha espresso, in termini  poco diplomatici, la sua opinione riguardo a queste persone:  “Alcuni governi e imprenditori dicono una cosa e ne fanno un’altra. In poche parole, mentono”.

Leggendo questo, la sensazione è quella di voler portare fuori nello spazio questi politici e farli guardare giù sulla Terra, come suggerito da Edgar Mitchell, e lasciarli lì a fluttuare finché non cambiano. Ma, seriamente, non credo che cambierebbero, anche potendo.

I politici si preoccupano solo di una cosa: il controllo. Non sono in grado di vedere o sentire niente altro. Finché vivranno vorranno stare al vertice e niente altro conterà per loro. 

Cosa possiamo farci?  Non sono così sicuro, tuttavia se  un numero sufficiente di persone cambiasse la percezione della vita e capisse che la solidarietà e la preoccupazione reciproca sono più importanti dell’orgoglio e del potere, magari anche i politici cambierebbero i loro punti di vista. Non credo che cambino da soli, ma potrebbero semplicemente comprendere che per stare al vertice devono sostenere valori come compassione e preoccupazione per gli altri, piuttosto che vanità ed egocentrismo. In conclusione abbiamo bisogno di un processo educativo completo per renderci,  non solo essere umani, ma anche esseri umanitari.

I limiti dello sviluppo tecnologico

L’evidente contrasto tra ciò che è reale e la vita che potremmo vivere, sta diventando sempre più doloroso. E’ doloroso poiché potremmo vivere in paradiso. Invece stiamo trasformando le nostre vite nell’inferno terrestre attraverso le nostre stesse azioni.

Da un lato, alcune parti dell’umanità hanno sperimentato tutti gli stadi di sviluppo dall’età della pietra all’età del bronzo e del ferro, al feudalesimo e alla schiavitù, al socialismo e al capitalismo, all’autocrazia e alla democrazia. Allo stesso tempo, altre parti dell’umanità sono bloccate da qualche parte in questi tre primi periodi. Il divario tra gli stadi di sviluppo nei diversi luoghi del mondo crea lacune in ogni aspetto della vita delle persone e ostacola il progresso dell’umanità.

In uno stato del genere, la tecnologia, per quanto avanzata, non può essere d’aiuto. Anche quando viene introdotta, le persone la usano per maltrattarsi a vicenda piuttosto che per elevare l’umanità alle vette che potrebbe raggiungere. La soluzione ai problemi dell’umanità, quindi, non sta in una maggiore tecnologia, ma in un’educazione adeguata che elevi l’umanità dalla barbarie della prevaricazione e dell’annientamento reciproco.

Ciò che deve cambiare ora non è il modo in cui comunichiamo, ma il modo in cui ci connettiamo gli uni con gli altri. Se ci solleviamo dall’atteggiamento di costante belligeranza e smettiamo di comportarci come clan di cavernicoli in lotta per i territori di caccia, se iniziamo a comportarci come la società umana globale che siamo diventati, saremo in grado di trarre il massimo beneficio dalla tecnologia per il bene di tutta l’umanità.

Credo sia già evidente che oggi l’aggressività non paga. Il mondo non tollera più i prepotenti.

Dobbiamo giungere a capire che l’intera struttura e direzione dell’evoluzione va verso una maggiore collaborazione e cooperazione. Sebbene la natura abbia creato forze contraddittorie, non ci sono guerre in natura; c’è complementarità. Ogni elemento in natura dipende e sostiene il suo opposto. Se lo capissimo, raccoglieremmo i benefici della complementarietà invece di cercare disperatamente di distruggere quelli che consideriamo nemici.

Nella nostra cecità, non vediamo che la nostra sopravvivenza e la nostra prosperità dipendono dalla sopravvivenza e dalla prosperità di questi stessi nemici. Se riuscissimo a vedere questa semplice verità, capiremmo la follia della guerra.

Non abbiamo idea di quali poteri scateneremo quando inizieremo a cooperare invece di annientare. Tutto ciò che attualmente lavora contro di noi inizierà a lavorare a nostro favore perché anche noi lavoreremo a suo favore.

Attualmente, abbiamo l’impressione che tutto cerchi di distruggere o dominare tutto e tutti. Complementarietà significa l’esatto contrario: tutto sostiene e supporta tutto e tutti gli altri. Se l’universo non funzionasse in questo modo, non esisterebbe nemmeno per una frazione di secondo. Quando lo capiremo e inizieremo a operare di conseguenza, scopriremo una nuova realtà fatta di poteri illimitati e di abbondanza, che lavorano tutti a nostro favore.

L’unico modo per fare queste scoperte è cambiare il nostro atteggiamento, come detto sopra, dalla belligeranza alla cooperazione. Tutte le spaccature e le inimicizie che attualmente percepiamo nell’umanità scompariranno e le persone lavoreranno come un’unica unità i cui elementi svolgeranno i rispettivi ruoli in perfetta armonia con tutti gli altri elementi della creazione. Semplicemente cambiando la nostra mentalità, entreremo nell’era dell’abbondanza.

La verità, l’amore e la connessione tra loro

“La verità è negli occhi di chi guarda”, recita una famosa massima. Nell’era delle false notizie, è più difficile che mai distinguere il vero dal falso. Come possiamo decidere a chi credere? Come possiamo sapere qual è la strada giusta quando tutti sembrano essere disonesti? La filosofia, la matematica, la legge e la scienza utilizzano tutte tecniche diverse per determinare la verità e definirla. Anche la saggezza della Kabbalah ha la sua definizione: La verità è prendersi cura degli altri. Il Creatore del mondo lo ha creato con la qualità dell’amore nei confronti di tutte le creazioni, altrimenti non le avrebbe create, e in ebraico Emet [verità] è il nome del Creatore. Pertanto, la verità è il Creatore ed è una relazione gentile con gli altri. Ogni altra relazione con gli altri, quindi, è falsità, o quasi.

Gentilezza, o attenzione per gli altri, significa che mi relaziono con gli altri con gentilezza e attenzione, che penso al loro bene. Non devo sapere cosa è bene per loro e cosa non lo è; non si tratta di ciò che so o non so, ma di come mi sento nei loro confronti. Prendendomi cura degli altri, saprò anche come trattarli in modo da far loro del bene.

Ne consegue che, per diventare sinceri, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri, dato che la nostra natura innata è l’egoismo. Per farlo, dobbiamo inserirci in una società in cui possiamo coltivare questi sentimenti verso gli altri, in cui posso mostrare agli altri che sto agendo verso di loro secondo verità, cioè con gentilezza, e loro ricambiano questa condotta.

La verità, quindi, non è qualcosa di assoluto. La misura della mia veridicità dipende dal livello della mia gentilezza verso gli altri. La verità assoluta è l’obiettivo ultimo dei nostri sforzi, la correzione finale. È il culmine di un processo di correzione delle nostre relazioni.

Si noti che non dobbiamo correggerci o cambiare in alcun modo noi stessi. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è cambiare il nostro modo di relazionarci, il nostro atteggiamento verso gli altri. Se abbiamo buone intenzioni nei confronti degli altri, stiamo agendo verso di loro con sincerità. Se intendiamo danneggiare gli altri, stiamo agendo nei loro confronti con falsità. In realtà è molto semplice.

C’è un altro detto che dice che solo i bambini e gli ubriachi dicono la verità. È vero, perché quando cresciamo e diventiamo più sofisticati, nascondiamo le nostre cattive intenzioni nei confronti degli altri. Sfruttiamo gli altri e ci relazioniamo bene con loro solo quando serve al nostro interesse egoistico. Di conseguenza, dobbiamo nascondere le nostre cattive intenzioni agli altri e anche a noi stessi, perché è molto sgradevole pensare a noi stessi come persone egoiste. In un certo senso, l’unica verità del nostro mondo è l’ipocrisia.

Possiamo cambiare il nostro egoismo innato e diventare persone vere e gentili. Tuttavia, non possiamo farlo da soli. Per cambiare noi stessi, dobbiamo inserirci in un contesto sociale che mi dimostri costantemente che gli altri sono gentili, o almeno più gentili di me. Usare l’invidia in questo modo può elevarmi dalla mia attuale disposizione egocentrica a uno stato di premura per gli altri, e cambiare le mie qualità da premura per me a premura per gli altri è considerato come passare dalla falsità alla verità.

Non possiamo fare a meno di partire dalla falsità: è la nostra natura innata. Tuttavia, dovremmo usarla solo per il tempo necessario a decidere che vogliamo cambiare noi stessi. Una volta stabilito che vogliamo cambiare, dobbiamo elevarci al di sopra della nostra natura, con l’aiuto dell’ambiente, come ho appena detto, e acquisire sempre più gentilezza.

Vediamo che dipendiamo dagli altri quando si tratta di cambiare noi stessi. Pertanto, se vogliamo avere successo, dobbiamo fare in modo che anche molte altre persone vogliano cambiare se stesse in meglio. Ne consegue che, come dice sempre la saggezza della Kabbalah, l’individuo e la società dipendono l’uno dall’altra, il che implica che se la società non riesce, non ci riuscirà nemmeno il singolo individuo.

 

 

 

Capire l’impatto sociale

Gli esseri umani sono esseri sociali: è così che la natura ci ha creati. In quanto tali, la società in cui viviamo ha un’influenza decisiva su di noi. Conosciamo già i neuroni specchio e altri meccanismi di influenza sociale, ma esistono anche altre forme di influenza sociale.

Per esempio, c’è l’idea che tutte le persone siano a sei o meno connessioni sociali di distanza l’una dall’altra, ovvero sei gradi di separazione. Tuttavia, questo non vale solo per la familiarità, ma per ogni aspetto. Nicholas Christakis e James Fowler scrivono nel loro celebre libro Connected: The Surprising Power of Our Social Networks and How They Shape Our LivesHow Your Friends’ Friends’ Friends Affect Everything You Feel, Think, and Do, che i comportamenti positivi, come smettere di fumare o rimanere snelli o essere felici, passano da un amico all’altro quasi come fossero virus contagiosi.

Ancora più sorprendente è stata la scoperta che queste infezioni possono “saltare” attraverso le connessioni. È emerso che le persone possono influenzarsi a vicenda anche se non si sono mai incontrate o non hanno mai sentito parlare l’una dell’altra. Inoltre, Christakis e Fowler hanno trovato prove di questi effetti anche a tre gradi di distanza (amico di un amico di un amico).

Poiché siamo tutti connessi, ci influenziamo a vicenda. Tutto ciò che facciamo, diciamo o pensiamo si ripercuote inevitabilmente su tutti gli altri.

Inoltre, sappiamo già che l’intero pianeta è un unico ecosistema e qualsiasi cambiamento in una sua parte influenza tutte le altre. Di conseguenza, qualsiasi cambiamento nella società umana si ripercuote non solo su tutta l’umanità, ma sull’intero pianeta. È vero anche il contrario: qualsiasi cambiamento in una parte della natura, a qualsiasi livello, influisce su tutte le altre parti della natura, compresa l’intera umanità.

Anche se non ne siamo consapevoli, sentiamo la nostra connessione. Per questo motivo, ovunque ci troviamo, vogliamo “inserirci”. Per sentirci sicuri, per sentirci appartenenti e per garantire che l’ambiente ci accetti, ci adattiamo alle norme e ai valori sociali che ci circondano. Se vogliamo distinguerci, verifichiamo innanzitutto cosa apprezza la società che ci circonda e poi cerchiamo di distinguerci in queste attività o valori.

Anche i valori più negativi ai nostri occhi oggi possono sembrare perfettamente accettabili e persino desiderabili agli occhi degli altri, o persino ai nostri stessi occhi in tempi e circostanze diverse. I nazisti, che hanno perpetrato lo sterminio degli Ebrei europei, non sono nati genocidi; i loro valori sono cambiati con il mutare del loro ambiente sociale e li hanno plasmati in ciò che sono diventati.

Lo stesso processo ha avuto luogo durante il tristemente famoso esperimento carcerario di Stanford del 1971, in cui i volontari furono scelti dopo una valutazione della loro stabilità psicologica e poi assegnati a caso a essere prigionieri o guardie carcerarie. Il piano prevedeva che l’esperimento durasse due settimane, dopodiché si sarebbero esaminati i risultati. Invece, i volontari scelti come guardie divennero rapidamente così brutali e violenti che l’esperimento dovette essere interrotto al sesto giorno.

Poiché l’ambiente ha un effetto così critico sulle persone, dovremmo dedicare la maggior parte dei nostri sforzi alla creazione di un ambiente sociale positivo, che crei persone socialmente positive. A causa dell’aumento costante del narcisismo e dell’egocentrismo sfrenato delle persone, la società globale si sta dirigendo verso un contesto molto negativo.

Non possiamo influenzare ogni persona, ma possiamo influenzare l’ambiente sociale che creiamo intorno a noi. Possiamo controllare i media che consultiamo, le persone che frequentiamo e quelle che frequentano i nostri figli. Possiamo anche scegliere i programmi educativi in cui inserire i nostri figli e i valori che viviamo a casa.

La ragione della crescente frustrazione e depressione in tutti i settori della società è che stiamo cercando di avere successo da soli. Se ci rendessimo conto che dipendiamo tutti gli uni dagli altri e cominciassimo a lavorare per migliorare il nostro ambiente sociale, saremmo in una situazione completamente diversa, sia a livello personale che sociale.

Superare le differenze

Ogni conflitto internazionale che si sta svolgendo attualmente dimostra lo stesso punto: l’aggressività non paga. Siamo diventati così dipendenti l’uno dall’altro che non c’è modo di ribaltare l’equilibrio in un punto senza che si ribalti in tutto il sistema, cioè in tutto il mondo. I prossimi anni dimostreranno due fatti: 1) Non ci sopportiamo a vicenda e non ci importa nulla l’uno dell’altro. 2) Non possiamo vivere senza l’aiuto dell’altro. La collisione tra questi fatti contraddittori ci farà capire che siamo come ruote di una macchina.  Ogni ruota gira in una direzione diversa, ma solo quando tutte le ruote girano nella direzione in cui devono girare, la macchina funziona. Se anche solo una di queste ruote cambia direzione, la macchina smette di funzionare.

Quando ce ne renderemo conto, capiremo che non abbiamo altra scelta che rivolgere la lotta verso l’interno.Dovremo lottare contro il nostro odio per gli altri, piuttosto che lottare gli uni contro gli altri a causa del nostro odio reciproco.

Dovremo renderci conto che sono proprio le differenze tra di noi che ci permettono di ottenere dagli altri ciò di cui abbiamo bisogno, invece di doverlo fare da soli.

Il progresso, l’aumento del tenore di vita, il miglioramento della salute, dell’alimentazione, dell’istruzione, dei trasporti, delle comunicazioni, delle opportunità professionali e di ogni altro beneficio che la civiltà moderna offre, si fondano sul contributo di persone diverse, con competenze e campi di interesse diversi, al sistema globale che il nostro mondo è diventato.

La differenza tra la civiltà moderna e gli antichi cavernicoli è radicata nella maggiore cooperazione e collaborazione. Se fossimo tutti uguali e facessimo le stesse cose, saremmo più arretrati dei nostri più antichi antenati che erano appena scesi dagli alberi e avevano trovato un compagno con cui vivere in una grotta e proteggersi a vicenda dai predatori.

Non potremmo fermare la direzione dell’evoluzione verso una crescente cooperazione nemmeno se ci provassimo. Così come gli organismi si evolvono aumentando la loro dipendenza l’uno dall’altro e la complessità delle loro connessioni, l’umanità si evolve aumentando la connessione, la comunicazione e la complessità dei nostri sistemi.  L’unica ragione per cui gli organismi naturali hanno successo e la società umana sta fallendo è che noi resistiamo alla diversità e ai suoi benefici, mentre la natura la abbraccia.

Se fossimo consapevoli che solo il nostro eccessivo individualismo e narcisismo ci impedisce di raccogliere i benefici della diversità, forse smetteremmo di lottare contro gli altri e inizieremmo a lottare contro l’elemento che ci mette gli uni contro gli altri: il nostro stesso ego. Sono convinto che la semplice consapevolezza che il nostro vero nemico non è fuori di noi, ma dentro di noi, migliorerà drasticamente il mondo e raccoglieremo benefici che oggi non possiamo nemmeno immaginare.

Ci serve un mondo nuovo

Uno studente mi ha scritto dicendo che oggi tante persone credono che serva un mondo nuovo. Ha chiesto “ se tu dovessi costruire il mondo da capo, da dove inizieresti?” Gli ho risposto che inizierei con un Paese, un Paese autosufficiente. Poi chiederei un po’ di tempo per sviluppare il popolo, sviluppare la società.

Il problema è che siamo tutti come bambini che si aspettano che il mondo funzioni come vogliamo noi semplicemente perché lo vogliamo. Non funziona così. Per far sì che le cose funzionino come vogliamo noi, dobbiamo imparare come farlo accadere, come farlo correttamente.

Con imparare, non intendo dire che dovremmo apprendere il mondo, ma noi stessi. Dobbiamo cambiare noi per poter costruire un mondo dove otterremo ciò che vogliamo, senza inquinare l’aria, la terra e l’acqua, senza eliminare specie intere di piante e animali, e alla fine distruggere noi stessi.

Il cambiamento che dobbiamo apportare in noi riguarda il nostro rapporto con la società, l’importanza che attribuiamo alla società in cui viviamo, non a noi stessi. In altre parole, le connessioni tra noi dovrebbero essere la nostra priorità, in opposizione alla nostra tendenza attuale di concentrarci su di noi.

Solo una volta cambiati noi, i prodotti che creiamo contribuiranno al mondo intero. Dato che la nostra mentalità cambierà dal narcisismo alla considerazione reciproca, tutto ciò che facciamo avrà come obiettivo servire gli altri piuttosto che soltanto noi.

Questo non vuol dire che non avremo più oggetti personali o che non avremo bisogno di cose personali, ma il modo in cui li creeremo e useremo includerà intrinsecamente il pensiero del bene comune. Di conseguenza, non dovremo più preoccuparci di creare prodotti sostenibili o usare prodotti che rispettino l’ambiente poiché sarà la nostra natura lavorare per il beneficio di tutti.

In altre parole, il livello al quale eleviamo l’umanità corrisponde al livello al quale si innalzerà la società. Il successo di un paese non dipende dagli avanzamenti tecnologici, dai governi o dai paradigmi educativi. Il successo di un paese dipende da quanto le persone tengono a mente il bene comune. La coesione sociale e la responsabilità reciproca sono gli unici fattori che determinano il destino di una nazione.

Una volta che avremo costruito un paese modello per l’umanità, sarà possibile riprodurlo in tutto il resto del mondo. Questa è stata la mia risposta allo studente che ha chiesto come costruire un nuovo mondo.

Possiamo ancora risollevare il mondo

Ci sono sempre stati scontri nell’umanità. Ci sono stati scontri tra paesi, tra Nord e Sud, o tra regimi e ideologie. Ma lo scontro attuale è più profondo. È uno scontro di nazioni che non sono disposte ad accettarsi l’un l’altra così come sono e vogliono opprimersi a vicenda. Eppure non è troppo tardi per risollevare il mondo dal suo declino e noi, il popolo che comprende il valore della diversità, siamo gli unici in grado di farlo.

Per costruire una società pacifica mondiale, abbiamo bisogno che le persone apprezzino la diversità. Solo le persone che cercano la connessione al di sopra delle differenze possono costruire una società che diventa tanto più forte quanto più si diversifica.

Tutto ciò che è sopravvissuto alla prova dell’evoluzione include opposti che si complementano tra di loro. Dal livello atomico alle strutture più complesse dell’universo, ogni cosa consiste di opposti che collaborano per creare una struttura più forte dove un elemento compensa per ciò che l’elemento opposto non ha. Quindi, se distruggi il tuo avversario, distruggerai anche te stesso.

Fin quando manterremo l’atteggiamento di “solo io ho ragione”, il mondo continuerà a peggiorare. Non importa chi abbia ragione. Un approccio che non include tutte le parti, che rivendica il diritto esclusivo alla verità, che nega il suo opposto, la sua controparte, annulla la sua stessa esistenza.

Pensate al “giorno” senza la “notte, “l’amore” senza “l’odio”, “la primavera” senza “l’autunno” o la “gentilezza” senza la “crudeltà”. Nessuno di questi termini “positivi” esisterebbe se non esistesse il suo opposto “negativo”. Allo stesso modo, il nostro mondo intero non esisterebbe se non fosse per l’equilibrio tra gli opposti che si complementano a vicenda e compensano le rispettive “mancanze”.

La situazione in tutto il mondo, per quanto precaria, è anche un’opportunità. Ora possiamo far circolare l’idea che soltanto accettando e persino abbracciando i nostri avversari, possiamo svilupparci. Le tensioni politiche crescenti ci rendono attenti a qualsiasi segno di ragione, e il suono della ragione oggi deve dichiarare che la guerra alla fine significa la fine di tutti.

Spero e prego che in questa guerra vinca la ragione.

Reuters: foto del file di un soldato ucraino