Tutti sono uguali nel gruppo

Domanda: A volte, un gruppo forte riesce a bloccare una persona che è un leader e un organizzatore, come si puo’ cercare di farlo diventare uguale a tutti gli altri. Che cosa dovremmo fare in questo caso?

Risposta: In passato, la gente usava dire: “Se c’è una testa che vuole distinguersi, dovrebbe essere emarginata.”

Il gruppo non può e non deve lasciare che la testa di qualcuno sia sopra gli altri. Tutti sono uguali, in tutto! Il gruppo è tutta la comunità, e non ci dovrebbero essere dubbi qui.

Se vedete che c’è una persona con doti speciali nel vostro gruppo, una persona che ha delle abilità speciali, come lavorare sotto pressione, pazienza, desiderio, e così via datele qualcosa da fare al di fuori del gruppo. Testatelo attraverso questo, e poi portatelo fuori dal gruppo. Lasciatelo impegnarsi in qualcosa di esterno che lo stacchi dal gruppo in modo che non creerà alcun pettegolezzo o problemi nel gruppo. Tuttavia, fintanto che una persona è nel gruppo, non deve distinguersi. E’ anche una specie di test per vedere se ha la forza di volontà di frenare continuamente se stesso in modo che il gruppo sia omogeneo.

Parlate con lui separatamente: “Anche se starai fuori, guarda e impara dagli altri. Questa è la tua missione. Bisogna comportarsi come gli altri, e in nessun caso essere superiore a loro. Questo è l’unico modo per esprimere se stessi. Questo non è il posto giusto per rovesciare il tuo cuore. ” Così, egli allena se stesso.

Domanda: Quando dovrebbe essere portato fuori dal gruppo se non si comporta allo stesso modo di tutti, ma prova comunque a farlo?

Risposta: Il gruppo non deve tollerare tali tentativi. Se riesce a controllare se stesso, lasciatelo nel gruppo, ma fateli sviluppare le sue capacità organizzative. Tuttavia, se non ha capacità organizzative, ma le piace solo far rumore, a poco a poco si abituerà a non distinguersi nel gruppo. Ci sono persone che non possono accettare questo e che pensano, come i bambini: “Come potrei sedermi insieme con gli altri?”

Tali persone dovrebbero essere portate fuori dal gruppo.

Da un discorso sull’educazione integrale 4/4/13

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 14.05.2013

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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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Preparazione alla Lezione
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Scritti di Rabash, Shlavey HaSulam (I gradini della Scala) , Articolo 17
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Scritti di Rabash, Shlavey HaSulam (I gradini della Scala), Articolo 18
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Il Gruppo: La somma di sfumature e di volume

Gli Scritti del Rabash, “Cosa cercare nell’Assemblea degli Amici”: Non fa differenza se un amico lo sta calunniando e certamente lo deve odiare. Invece, un uomo che desidera acquisire l’amore degli altri ha bisogno di realizzare la correzione di amare gli altri.

Perciò, quando un uomo si sforza e lo giudica in base alla scala del merito, si ha Segula [rimedio/forza/virtù], dove, attraverso il duro lavoro che una persona compie, che è chiamato “il risveglio dal basso”, gli viene data la forza dall’alto per essere in grado di amare tutti gli amici senza eccezioni.

Domanda: Nella nostra realtà abbiamo sempre bisogno di cooperare, di aiutarci a vicenda. Diciamo che se volete comperare una macchina da una persona, questa persona deve essere d’accordo. Ma qui, ne consegue che se un amico mi odia, non ho bisogno della sua partecipazione, del suo lavoro – io posso comunque raggiungere l’amore degli altri se io stesso lo voglio…

Risposta: E’ tutto corretto, poiché il mio vaso frantumato è totalmente nelle mani del Creatore. Nel nostro mondo facciamo accordi tra di noi. Ma se voglio cambiare me stesso rispetto al Creatore, allora avrò il mio daffare con Lui e non con il mondo. Quindi, per me il mondo è un indicatore, un criterio della situazione e niente oltre a questo. Io dipendo dal Creatore che mi dà un particolare scenario premettendomi di comprendere e percepire che il mondo cambia se io cambio me stesso e che tutto dipende dall’ “osservatore”. Perciò, spetta a me rivolgermi al Creatore: Egli mi aiuta riversando un pochino di più di Luce superiore, e allora io cambio.

E’ possibile che io chieda qualcosa agli amici, ma solamente se capisco che anche loro sono sotto il controllo del Creatore. In questo caso, quando mi rivolgo a loro, mi rivelo anche a Lui.

Infatti, rivolgersi direttamente al Creatore è per me ancora un’astrazione, alla quale non posso restare attaccato, anche se quando lavoro con gli amici ho bisogno di aggrapparmi a Lui anche dentro di me, dentro il mio cuore. Al tempo stesso, all’interno del gruppo sono sopraffatto da pensieri, desideri, ed emozioni. Qui passo attraverso un’infinita catena di stati; sento la rabbia, l’odio, la gelosia, la bramosia, l’onore, il controllo, e l’estasi…Relativamente a questa diversità, il rapporto con il Creatore sembra essere senza senso, fiacco, e scolorito, e ancora non risveglia alcuna sensazione.

E’ logico che grazie al gruppo io acquisisca la possibilità di lavorare al livello corporale di questo mondo, dove ho una moltitudine di sensazioni e sfumature di percezioni, che si assemblano in forme ed immagini differenti. Il “mondo fisico” è solo un concetto, mentre, in sostanza, stiamo parlano di precise forze spirituali, è solo che qui acquisiscono ai miei occhi volume ed intensità, essendo predisposte su una scala che va dal mostruoso al meraviglioso.

Tutto questo mi influenza al posto della influenza spirituale diretta, e per questa ragione sono in grado di lavorare con gli amici reciprocamente, comprendendo che queste sono effettivamente le forze del Creatore. I Kabbalisti ci insegnano di vedere il Creatore dietro ad ogni amico e anche dietro al mondo intero. In conseguenza alla collaborazione io verifico e correggo me stesso, chiedendo aiuto. Ci sarà qualcuno che amo e qualcuno che odio, qualcuno che vedo in un modo o in un altro. Perché? Perché è un bene per il mio ego? Oppure che cambiando il mio rapporto con gli amici posso donare a loro e attraverso di loro al Creatore, perché veramente non c’è niente altro tranne Lui (?).

Perciò qui, sullo sfondo di questo scenario, io ho la possibilità di utilizzare me stesso correttamente – in modo da trovarmi sempre nel processo della correzione. Così facendo, io correggo me stesso, e agli altri posso solamente fornire delle spiegazioni come maestro o delle raccomandazioni come amico, niente più di questo. Il nostro lavoro principale è la correzione di noi stessi.
[104791]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 07.04.2013, Gli Scritti del Rabash)

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Come un giglio tra le spine

Domanda: Perché il Creatore mi manda pensieri “spinosi”?

Risposta: Dall’ articolo di Rabash “Cos’è il giglio tra le spine nel lavoro”:
Lo Zohar dice: “Come un giglio tra le spine, così è la mia amata tra le ragazze.” Il Creatore ha voluto fare Israele come la sua forma in alto, così che ci sarà un giglio sulla terra come il giglio in alto che è Malchut, e il giglio profumato scelto tra tutti gli altri gigli del mondo è quello che cresce tra le spine.

Un giglio può crescere e fiorire solo se cresce tra le spine. E’ impossibile crescere senza le spine. Le spine sono le forze che ci aiutano ad avanzare. Altrimenti potremmo tranquillamente dormire nel nostro desiderio di ricevere e non avere mai la voglia di elevarci al di sopra di esso.

Le spine sono le forze dei movimenti che ci spingono in avanti e ci aiutano ad avanzare mentre aspiriamo verso il riposo, riempimento e piacere. Essi appaiono quando non c’è scelta, quando una persona disprezza la possibilità di avanzare con le proprie iniziative e cerca di riposare per tutto il tempo, giustificando se stesso, sentendo che egli fa abbastanza e che tutto va bene.

Allora la sua testardaggine e la sua pigrizia gradualmente si accumulano fino a quando compare una grave spina. Poi lui inizia a gridare e ad avanzare. Ognuno sarà d’accordo nel giudicare dall’ esperienza personale e dire che questo è esattamente ciò che succede, a volte di più e a volte di meno. In questo modo ad una persona viene insegnato che egli deve trovare la forza per avanzare da solo e non aspettare le spine. Comunque ci saranno ancora le spine dal momento che è impossibile gestire tutto senza di loro.

Dal 1 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah 5/3/13 , Gli scritti di Rabash

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Un processo difficile di piacere

Nel corso della storia, lo sviluppo umano si è verificato con una persona che ha paura di godere per se stessa. Aveva paura, non solo di godere della luce, ma anche di disturbare la restrizione, la rottura si è verificata una sola volta, e può trattenersi dal fare ciò perché ha paura di sé o non è in grado di sopportare i piaceri che gli saranno rivelati attraverso la dazione verso il Creatore.

Dopo tutto, il sentimento della propria somiglianza al Creatore procura grande piacere. Ed è anche un grande piacere sentire come il Creatore gode, come siete uniti in uno solo. È simile al piacere che un bambino prova attraverso la vicinanza con la madre, quanto la madre gode, e lui gode, e da’ piacere all’altro.

La persona prova una grande paura, perché gli si rivelano piaceri immensi: NRNHY de NRNHY invece di Nefesh de Nefesh. Si tratta di una Luce immensa che è rivelata dalla sensazione che si prova nel dare qualcosa al Maestro, perché NRNHY è nata dal conferimento al Creatore che si rivela alla persona. Ed è qui che si concentra tutto il lavoro.

Lavoro spirituale non riguarda il pasto che è disposto sulla tavola del re, ma la sensazione del Maestro, la propria somiglianza con Lui, è con questo godimento. Cercando di essere come il Maestro, come Lui in qualcosa. Mi piace non solo il fatto che gli procuro piacere, il Suo amore per me e il mio amore per Lui, ma io comincio a godere di questa posizione, del mio stato.

Questo rivela una Luce enorme e il piacere che prima non esisteva nella creatura nelle sue decisioni, sentimenti e reazioni. Ed è per questo che io dovrei prima munirmi dei vasi, che si chiamano “timore reverenziale”. Altrimenti, non sarò in grado di affrontare qualsiasi azione correttamente, e tutto ciò che si rivela immediatamente scompare senza alcun uso. Sarebbe come versare del vino in sacchetti, esso fuoriuscirebbe subito, o versare della farina nelle botti solo per farla marcire lì. Nulla può essere fatto, tutto deve corrispondere completamente all’altro, tutti i contenuti devono essere conservati nel proprio specifico contenitore.

Questo è il motivo per cui una persona ha paura di cominciare a godere della grandezza del Creatore, del Suo amore e della reciprocità che si sente in due unita HaVaYahH: HaVaYaH della Luce Diretta e HaVaYaH della Luce Riflessa vestite di loro. La Luce che si rivela in loro in realtà non è mai esistita. Se una persona si prepara per questa prova, allora sarà in grado di rivelare lo stato del Creatore correttamente e resistere nella dazione.
[102883]

(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 15.03.2013, Shamati 38)

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Portogallo: Panico silenzioso

Nelle notizie (da predateli.com): “La situazione sociale nell’Unione europea rimane critica. Residenti in panico abbandonano il proprio paese in cerca di una vita migliore, per lo più i giovani e i professionisti istruiti. L’anno scorso, 80 portoghesi hanno lasciato il paese per andare a vivere in Angola. […]

“La disoccupazione ha raggiunto il livello record del 16,5%, che rappresenta 1,5 milioni di persone in età lavorativa, il 40% di loro sono giovani di età inferiore ai 25 anni. Questo è il peggior indicatore nella UE dopo la Spagna e la Grecia. Anche la polizia e i militari sono andati in strada a manifestare. … Il rappresentante della Commissione europea Jonathan Todd ha confermato: ‘In Europa, la crisi sociale continua diffondersi. Nessun miglioramento significativo è previsto negli Stati membri dell’UE, tra cui anche il Portogallo. ‘”

Il mio commento: La gente mi chiede perché ho smesso di descrivere lo stato dell’UE. Perché tutti vediamo che non c’è nessuna novità, il che significa nessun cambiamento! Tutto nel mondo continua a muoversi in forte discesa, e per il momento, nessuno vuole sentir parlare di “Educazione integrale” della popolazione. Provate a fare tutto il possibile per portare questa idea all’elite. La buona notizia può essere solo in questo.
[105796]

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I tre giorni di Test per la lealtà

Essere in Katnut (piccolezza) su di un certo livello è già come avere un piede sul livello dopo. Ci sarà un tempo in cui crescerai e sarai in uno stato di grandezza. Ovvero, sei già chiamato col nome di quel grande livello. C’è una gran differenza tra essere un ragazzino ed un infante, un piccolo essere umano.

In uno stato di piccolezza c’è l’auto annullamento e la concessione – Tu limiti consapevolmente te stesso. Nel nostro mondo, un bambino piccolo non conosce i vasi che avrà da adulto. Nel frattempo, gioca con i giocattoli, con un modellino di macchina. Il sogno del mio nipotino è guidare un camion della spazzatura per via del fatto che vede questo mezzo bello grosso e così rumoroso, non sa quale sarà il prossimo livello o quel che vorrà quando sarà cresciuto.

Nella spiritualità, quando sei in uno stato di piccolezza non conosci il livello di per se stesso, ma conosci già i tuoi vasi visto che devi fare una restrizione su di essi. Questo per via del fatto che uno stato di piccolezza è parte dell’intero livello, e tu devi restringere il tuo AHP. Non sai ancora cosa vuol dire essere grandi su di questo livello visto che non l’hai ottenuto, ma già ti immagini come sarà, capisci i suoi vasi e questo di da la forza di fare una restrizione e limitare te stesso.

Tu annulli te stesso di fronte a colui che superiore, il che significa che sei pronto ad abbandonare tutto quello che hai ora e di rimanere nella “fede sopra la ragione”, per poter assomigliare ad il superiore nel futuro. Lo fai in via del futuro! In questo si forma una connessione tra i due livelli: Mentre sei in uno stato di piccolezza, rivesti i tuoi GE sull’AHP del superiore. Vuoi essere come l’AHP del superiore e così restringi il tuo proprio AHP, i tuoi vasi della ricezione e per far questo sorpasso hai bisogno di una grande potenza.

Uno stato di piccolezza non è solamente un’infanzia priva di preoccupazioni, quando non hai bisogno di “sbattere la testa” su tutte le cose, ma in realtà è uno stato che richiede un grande coraggio e capacità di evolversi. Devi sentirti intero in tutti gli stati: non usi i tuoi AHP, ma conosci bene questi vasi e sai dove stai andando. Altrimenti il tuo lavoro non sarebbe intero e non saresti in grado di annullare te stesso.

Vedi quel che superiore e capisci che al momento non è possibile aderire a Lui, come un bambino nei confronti di un adulto, all’inizio anche in un piccolo punto da cui poter iniziare l’adesione. Lasci perdere tutto quello che avevi. L’ibur (il concepimento) inizia dai tre giorni dell’assorbimento del seme, che simbolizza il tuo annullarti in te stesso su tutte le tre linee.

Prima sulla linea di sinistra, rimani aderito a quello che è superiore nella misura in cui il tuo ego ti viene rivelato, nonostante scopri che non sei per nulla in accordo ad esso in nessun modo! Dopo aver fatto questo ed essere aderito al superiore, le cose divengono più difficili: La luce arriva e desidera riempirti con tutti i piaceri e di darti tutto il mondo da un capo all’altro. Ma tu ti rifiuti di accettare tutto e vuoi solo essere in adesione con colui che superiore! Questa è la via di destra.

Poi viene la linea di mezzo, e così tutto questo periodo è detto i “tre giorni di assimilazione del seme.” Ovvero hai sia la realizzazione del Creatore ed il Suo riconoscimento, tutto quello che desideri da Lui. Comunque, non vuoi ricevere nulla: nemmeno la realizzazione e la comprensione. Vuoi solo aderire al superiore e non desideri ottenere alcun beneficio personale da questa adesione, nulla del tutto, mai! Questa è detto il terzo giorno dell’assimilazione del seme, da cui poi l’embrione inizia a svilupparsi.
[105957]

(Dalla terza parte della Lezione quotidiana di Kabbalah 23.04.2013, TES)

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La spiritualità ha la propria Matematica

Domanda: Sappiamo che non c’è nessun “quasi” nella spiritualità ma, allo stesso tempo, il cammino spirituale è diviso in livelli, ed ognuno di essi ci avvicina alla perfezione. Come si mette d’accordo l’assoluto con il graduale avanzamento?

Risposta: Ad ogni livello, ad ogni grado della spiritualità, ognuno di noi ha le proprie misurazioni, in base all’ordine della realizzazione dei Reshimot (memorie spirituali). Il grande vaso generale è stato frantumato in pezzetti, ed ogni pezzetto ha i propri limiti, le proprie misure di congiunzione con gli altri, le proprie misure di correzione, e le proprie “misurazioni degli sforzi”, sia come valore assoluto che individualmente.

Infatti, non c’è alcun “quasi” nella spiritualità. Se, ad un dato livello, si correggono nove parti su dieci, allora non si è ancora riusciti a correggerlo. Solamente dopo aver corretto la decima parte si completa il lavoro.

Nella stessa maniera l’elettrone non può esistere separatamente dall’atomo. L’atomo è fatto di molte particelle e devono essere tutte al posto giusto. In seguito altre forme più grandi e più complesse vengono create: molecole, cellule e corpi, e tutte devono essere nella loro totale misurazione. Anche la misura più piccola deve essere completa, fino alla particella più piccola in assoluto.

Domanda: Da una parte, tutti devono essere come un solo uomo con un solo cuore, e dall’altra, si dice che ogni uomo può giudicare il mondo intero o con la scala del merito o sfavorevolmente. Come lo spieghiamo?

Risposta: E’ impossibile spiegarlo al nostro livello. E’ impossibile percepirlo con la nostra mente. Non sono le leggi della matematica ordinaria che sono all’opera qui, in base alle quali uno più uno fa due. La spiritualità ha la sua matematica.

Domanda: Che cos’è la “misurazione completa”? Qual è il criterio della completezza?

Risposta: Una misura completa è segno di cambiamento di ogni livello, in base al principio di “Mi sono sforzato ed ho trovato”. Mi impegno sempre di più e all’improvviso “salto” in un nuovo stato. E’ solamente in base a questa reazione che so per certo di essermi impegnato abbastanza. E’ impossibile prevederlo. Non c’è un “contatore”, nessuna indicazione precedente, con cui poter giudicare il mio successo.

E’ perché lavoriamo “al di sopra della ragione”, nella dazione, e la dazione non può essere misurata. Le misure sono sempre nel desiderio di ricevere. Nella dazione, la misurazione può essere fatta solamente rispetto alla rivelazione, e quindi è sempre in base a “Mi sono sforzato ed ho trovato”. Questo “trovare” è il controllo definitivo.
[105446]

(Dalla 4.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 18.04.2013 “Introduzione al Libro dello Zohar“)

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