La Luce della fiducia

Domanda: Durante il congresso si è verificata una piacevole sensazione di fiducia nei confronti della nostra appartenenza all’unione. Ora dobbiamo separare la sensazione piacevole dal sentimento di appartenenza, ma in questo caso la fiducia dovrebbe restare?

Risposta: La fiducia è la Luce che dobbiamo garantire per noi stessi. Nessuno può sentire la fiducia per merito solo di se stesso, questo proviene solo dall’esterno. Questa è la fiducia del bambino che riposa tra le braccia della madre. Tutta la sua fiducia è nell’appartenenza al superiore.

La garanzia reciproca, l’inclusione reciproca, la fiducia, e la connessione, tutto questo si unisce in un unico stato comune, un’illuminazione. E allora impareremo a dividere questi sentimenti in tre linee. Nelle diverse fasi, nascita e allattamento, la crescita avviene in modi diversi. La nostra dipendenza dal superiore e il nostro atteggiamento verso il gruppo, cambia, come il grado superiore o quello in cui ti trovi. Se nel gruppo si manifesta la forza superiore, allora l’abbiamo già attribuita a noi stessi, alla nostra anima.

All’interno del gruppo si trova tutto, quindi non abbiamo bisogno di filosofeggiare molto, la cosa più importante per noi ora è fare un passo in avanti che diventerà un cambiamento di vita. Tutto dipende dal fatto che siamo in grado di entrare più profondamente nel livello raggiunto oppure ricadere, e allora avremo bisogno di molto tempo per ritornare allo stesso stato.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.07.2013, Scritti di Rabash)

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Il Lavoro Spirituale con il desiderio chiamato “Schiavo”

La Torà, “Esodo,” 21:20 – 21:21: E se un uomo dovesse colpire il suo schiavo o la sua schiava con un bastone, e (costui o costei) gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta. Ma se sopravvive un giorno o due, non ci sarà vendetta, perché egli è sua proprietà.

Noi comprendiamo cosa viene detto qui sullo sfondo del nostro mondo, da un punto di vista etico, morale, democratico o qual si voglia che sia. Nel lavoro spirituale il desiderio è chiamato lo “schiavo” che è già sotto il mio dominio e con il quale posso già lavorare al fine della dazione. Ma in questo caso vediamo che stiamo avendo a che fare con una situazione nella quale, per ragioni differenti, il desiderio non obbedisce veramente al suo padrone. Allora la qualità di Din appare, il che significa che dobbiamo usare la forza.

Se io uso la forza, se io lo controllo usando la mia intenzione, allora va bene. Ma se uso la misura di Din eccessivamente senza la misura della misericordia per bilanciare i due, allora devo chiarire cosa succede davvero e se provoca la “morte”. In questo caso si tratta di un comportamento improprio.

“La morte” significa che io non posso più usare questo desiderio. Uno “schiavo”, un “uomo”, una “donna”, i “figli” e gli “amici”, sono tutti desideri che accompagnano il mio desiderio originale, Quindi uno “schiavo” è un desiderio sopra il quale ho il Masach (schermo).

Se io riesco ad usare questo desiderio per compiere una certa azione se non lo annullo, esso non scompare dopo il colpo diretto, ma scompare dopo che l’ho usato come conseguenza della mia correzione, significa che non scompare perché l’ho ucciso, e quindi non potrebbe essere più usato, ma perché l’ho già usato, è già morto e scomparso. Ma, se è scomparso come conseguenza diretta dell’utilizzo della misura di Din, significa che non l’ho usato correttamente.

In altre parole, se uso il mio desiderio ricorrendo alla forza e poi scompare, significa che lo uccido. Ciò significa che le mie azioni sono sbagliate perché ho usato troppa forza.

Ma se questo desiderio è comunque soddisfatto almeno in un’ azione e solamente dopo scompare in conseguenza della mia pressione, si tratta allora di un segno che era la cosa giusta da fare. Dobbiamo quindi esaminare il nostro lavoro interiore con i nostri desideri: a che livello sono, e come li usiamo.

Alla fine, tutti i desideri si devono sollevare in me ed io li devo usare completamente con l’intenzione di donare. Non devono scomparire, ma devono comparire nella loro massima misura e agire appieno su di me.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 29.04.2013)

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Lezione quotidiana di Kabbalah – 6.08.2013

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Riassunto della Lezione quotidiana di Kabbalah
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La vita continua nell’orbita del Congresso

Domanda: Durante la preparazione per il congresso ognuno aveva una data precisa in cui avremmo potuto accelerare, una data verso cui concentrare tutti i nostri sforzi. E dopo ciò, ognuno di noi è tornato al suo progetto e a questo sforzo comune, indirizzato verso un punto, e non sente. Come possiamo raggiungere l’accelerazione relativa allo stesso punto?

Risposta: Penso che siamo abbastanza vecchi e non abbiamo bisogno di fissare una data come guida per noi stessi. È un livello infantile, se possiamo concentrarci ogni singolo giorno.

Giorno significa uno stato. E quando noi avanziamo ulteriormente dobbiamo mantenere questo stato ad un’altezza maggiore e con sempre maggiore fermezza, fino all’eternità. Per il momento, ci vengono date delle piacevoli sensazioni di essere in questi stati in modo che la nostra forza egoistica materiale ci aiuti a tenere noi stessi in loro. Il nostro egoismo supporta ancora questa unione perché siamo all’inizio del nostro sviluppo.

La cosa principale ora è rendere questo stato permanente e sentire la nostra appartenenza all’intero Kli mondiale. Provate a separarvi da questa sensazione e ad associare questa condizione a tutti gli eventi della vostra vita, in ogni situazione, avete solo bisogno di rimanere all’interno della nostra unione. Abbiamo bisogno di rimanere nello stesso stato in cui eravamo durante il congresso insieme con tutti, e portare tutta la vita al suo interno. Tutte le attività quotidiane: Lezioni, lavoro, casa, famiglia, tutte le situazioni che si verificano hanno bisogno di essere portate nel luogo del congresso e continuare sulla sua orbita.
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(Dalla prima parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 17.07.2013, Scritti di Rabash)

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Un ghigno malvagio dietro la maschera gentile del Faraone

Domanda: Come si usa l’odio come strumento per tenersi lontani dal male?

Risposta: E’ l’odio che ci separa da coloro che odiamo. Non abbiamo bisogno di altro tranne che di odiare l’ego. Ci sono due fasi: purezza e santità. La prima fase della correzione è la purificazione dal male. Questo comprende l’intero processo che attraversiamo dal principio del nostro lavoro fino alla rivelazione del male, e poi dalla rivelazione del male fino al livello di Binà, dare con lo scopo di dare, non fare agli altri ciò che tu stesso disprezzi

Questa parte della correzione è chiamata il riconoscimento del male e non ne usciamo fino a quando non fuggiamo dall’Egitto. Allora entriamo nella fase della correzione di dare con lo scopo di dare, che è chiamato il lavoro nel deserto. Allora entriamo nella terra di Israele purificando il nostro desiderio mentre lo indirizziamo verso Yashar-El (diritto al Creatore); lo trasformiamo in Israele, il che è chiamato la conquista della terra di Israele. Allora raggiungiamo la fase di ama il tuo prossimo come te stesso.

Tutto questo avviene per fasi: io mi stacco dall’ego, dal male, mi purifico, e nel momento in cui scopro che il mio ego è il mio nemico, incomincio ad odiarlo, e così devo allontanarmene e fuggire. Sono pronto a gettarmi nel Mar Rosso, ovunque posso, per essere in grado di fuggire e di mettermi in salvo dall’ego che mi insegue. Ricevo dieci colpi (le piaghe) dall’ego che mi spingono ad arrivare alla decisione finale e che non mi lasciano alcuna possibilità di restare dentro il mio ego.

Non posso sopportalo più, perché vedo che mi procura solo guai e sofferenze. Tutto questo è la conseguenza della Luce Circostante che brilla su di me e che mi dona. Io mi sento così malvagio rispetto ad essa, rispetto alla qualità della dazione, rispetto alla rivelazione del Creatore in una nuvola, in una scintilla di fuoco, in un cespuglio che arde…Solamente quando il Creatore mi porta dal Creatore, mi rendo conto che è un tiranno ed è malvagio. Il Faraone viene rivelato in contrapposizione al Creatore, e quando io mi trovo nel mezzo, vedo chi è l’amico e chi è il nemico.

Non posso più sopportare il dominio del Faraone perché, dall’altra parte, il Creatore è accanto a me. Già incomincio a vedere la differenza tra la dazione e la ricezione, e questo solleva in me l’odio verso il male. E’ impossibile arrivare al Faraone senza il Creatore! Altrimenti io non vedrei che il Faraone è il male, perché prima sembrava così buono mentre allevava Mosè come un suo nipotino. Anche prima di questo, all’inizio del periodo dell’esilio, il buon Faraone dominava fino a quando non è morto e si è levato allora un nuovo re sull’Egitto che non aveva conosciuto Giuseppe. In questo modo attraversiamo gradualmente le fasi del riconoscimento del male.
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(Dalla 1.a parte della Lezione quotidiana di Kabbalah del 25.06/2013, Shamati 54 “Lo Scopo del Lavoro”)

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Ci sono molti gruppi che parlano di amore e di connessione. I rapporti tra la persona e la società o tra una persona e il Creatore determinano il carattere della società, il movimento, il partito, la religione, o la tendenza.

Ci sono molte connessioni così, ma noi le dividiamo in due: in base al bisogno e in base al desiderio che una persona ha di raggiungere il Creatore, che non lo lascia riposare, e lo costringe a cercare un solo scopo nella vita, per la forza superiore, per la ragione di vivere, per il senso della vita, per “a chi io procuro piacere.” Tale persona deve raggiungere la radice, la fonte della sua esistenza.

Questa è la prima condizione in base a cui una persona è inclusa in un gruppo di Kabbalisti. Noi non controlliamo per mezzo di uno strumento particolare questo attributo a chiunque si unisca al gruppo, ma se una persona non possiede la scintilla per la ricerca del Creatore, l’inclinazione, la passione, la fame interiore, allora non appartiene a quel gruppo e alla fine lo lascerà. Ciò potrebbe verificarsi anche dopo 10-15 anni di studio.

Questi anni di studio certo non vengono cancellati in modo semplice dalla sua vita perché in questo periodo ha fatto un lavoro che è parte della correzione della sua anima, ma noi rimaniamo solo con le persone in cui vi è una scintilla che le obbliga a raggiungere la rivelazione della forza superiore in quanto questa è l’unica cosa che vogliono.

Questo è l’unico e il principale motivo per stare in un gruppo, tutto il resto sono solamente dei mezzi per raggiungere questo obiettivo. A poco a poco essi accettano questi mezzi, ma non subito; questo viene fatto passo dopo passo come parte di una lotta interiore e certamente non sono pronti ad accettarlo in una volta. Ciò avviene perché tutti i mezzi per rivelare il Creatore operano contro la nostra volontà, contro i nostri attributi naturali, contro le nostre abitudini, e contro la nostra educazione, dal momento che sono tutti anti egoistici.

Quindi, ci vuole tempo affinché una persona capisca e senta finalmente che il primo raggiungimento del Creatore ha luogo nel vaso spirituale collettivo, nella connessione tra di noi, che ci obbliga a connetterci con tutta la realtà.

Nella persona, nella connessione tra le persone, e in particolare nella connessione tra gli amici nel gruppo esistono tutti i livelli della natura: inanimato, vegetale, animato e parlante. Solo all’interno del gruppo una persona viene premiata con il libero arbitrio e con la scelta di renderlo più forte o meno, al fine di connettersi ad esso. Attraverso di esso crea un luogo per la rivelazione del Creatore.

Funziona solo in questo modo: Una persona sale dal suo piano terra, che è sulla “terra” (sul suo desiderio di ricevere) al primo piano, per la correzione dei suoi desideri. Da lì, insieme agli amici, corregge la connessione tra di loro, e sale al secondo piano, alla rivelazione del Creatore che si rivela come Colui che dimora nel vaso collettivo chiamato Shechina.

Una persona, in questo modo, raggiunge l’obiettivo per cui bramava fin dall’inizio, senza sapere esattamente da cosa fosse attirato e come soddisfare questo desiderio poco chiaro. Egli attraversa questo lungo cammino per raggiungere questo obiettivo che inconsciamente sente come l’unica cosa di cui ha bisogno nella vita.
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(Dalla prima pate della Lezione quotidiana di Kabbalah del 6.06.2013, Scritti di Rabash)

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La condizione per il progresso spirituale

Domanda: Come la Torà che sta per la somma collettiva di tutti noi è differente dal Creatore, che sta per la connessione generale? Questi due concetti sembrano uguali per me.

Risposta: In una delle sue lettere Baal HaSulam dice che dobbiamo avanzare secondo la regola “Israele, la Torà, e il Creatore”. Cosa c’è di più, in ogni stato, il primo deve essere uguale al secondo e al terzo. E solo a questa condizione che una persona può avanzare correttamente.

1 = 2 = 3, questa è la condizione per il progresso spirituale.

Il primo termine “Israele”, Yashar-El (dritto al Creatore) è ogni amico che anela al Creatore. Il secondo termine è già il gruppo, lavorando in unione. Il terzo termine è la rivelazione del Creatore nella nostra unione.
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(Dalla 1 ° parte della lezione quotidiana di Kabbalah del 21.07.2013 , “Fede al di sopra della ragione”)

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Scritti di Baal HaSulam, Articolo “Esilio e Redenzione”, Lezione 3
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Nella Luce del sole e nel buio della notte

La Torà “Esodo,” 22:1 – 22:2: Se un ladro viene sorpreso mentre sta facendo una breccia in un muro e viene colpito e muore, non vi è vendetta di sangue. Ma se il sole si è già alzato su di lui, a suo riguardo vi è vendetta di sangue; il ladro dovrà pagare l’indennizzo.

Il ladro è il nostro ego. Esso tenta continuamente di insidiarsi dentro un uomo e prendersi qualcosa. Se lo fa inconsciamente, di notte, vale a dire quando tutto questo non è compreso e non è chiaro all’uomo, allora l’uomo ha il diritto di uccidere questo ladro, poiché in questo modo viene realizzata la sua correzione.

Ma con il “sole che brilla”, non si ha bisogno di uccidere l’ego, si deve correggerlo. Se ci si rapporta ad esso nel modo non corretto, allora si cade da questo livello, nel senso che si muore. Si viene uccisi. In questo modo non si ha il diritto di uccidere il proprio ego poiché si ha bisogno di correggere il ladro, l’azione egoistica in azione altruistica, non soltanto di ucciderlo.

Ci sono due grandi momenti della correzione o due parti di ogni azione:

  • “Ciò che non volete che sia fatto a voi, non fatelo agli altri” si ha quando un uomo passa dentro di sé dallo stato egoistico ad uno stato neutrale.
  • “Ama il prossimo tuo come te stesso,” si ha quando l’uomo sta già facendo del bene ad un altro uomo, desiderando per lui quello che desidera per se stesso.

In questo modo, se l’uomo agisce “di notte“, quando ancora non è pronto per la vera correzione, quando non ha forza, ma se combatte con l’ego, allora ha il diritto di ucciderlo, che significa semplicemente di neutralizzarlo – Io non ce l’ho. Ma se l’uomo agisce “di giorno” quando la Luce Superiore lo illumina e gli da’ forza, allora egli deve correggere l’ego e non deve ucciderlo. Così facendo, lo uccide. Se invece non compie la stessa azione che potrebbe compiere, in questo modo uccide se stesso, che significa che discende ad un livello inferiore.
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(Da Kab.TV “I Segreti del Libro Eterno” 20.05.2013)

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La fragilità insostenibile della vita

Baal HaSulam, “La Pace nel mondo”: In primo luogo tutti devono capire completamente e spiegare all’ambiente circostante che il benessere della società che è il benessere dello Stato, e il benessere del mondo, sono completamente interdipendenti.
Finché le regole della società non sono soddisfacenti per ogni singolo individuo e lo Stato, e lasciano una minoranza che è insoddisfatta con il governo dello Stato, questa minoranza cospira sotto il governo e lo Stato, e cerca di rovesciarlo.

Una volta, era diverso, ma oggi, a causa del liberalismo, la corsa agli armamenti, e la particolare struttura della società, anche un piccolo gruppo di persone è in grado di minare le fondamenta di interi paesi. Il mondo è fragile, come non mai. La minima distorsione, qualsiasi disordine, qualsiasi dissenso, anche una cosa piccola, alla fine diventerà un problema grande che potrebbe distruggere l’intero edificio. La tecnologia e i mezzi di distruzione sono andati troppo lontano, la politica è troppo ipocrita, l’ordine sociale è troppo vulnerabile.

Lo stesso accade in famiglia: una discussione banale può disperdere le sue parti l’una dall’ altra. Internet, in generale, offre possibilità inimmaginabili: alcuni “marmocchi”, seduti davanti allo schermo, possono fare milioni in “spazio virtuale”, ma possono anche scalzare le fondamenta di società, banche, paesi, qualsiasi cosa.

Si scopre che oggi una manciata di persone può causare danni considerabili a tutto il paese. Inoltre, più è sviluppato il paese, più è vulnerabile e sensibile all’ attacco di singoli gruppi.

Il mondo è diventato molto sensibile al minimo attrito e alle differenze. Questa tensione fra le sue parti crescerà finché ci porterà alla comprensione, che ci piaccia o no, abbiamo bisogno di trovare un terreno comune per tutti, il comune denominatore, libero da qualsiasi tipo di disaccordo, permeato da integrità e unanimità. Sembra essere qualcosa di assolutamente irreale, eppure, la legge dell’unità integrale globale, perfetta, si manifesta davanti a noi con più chiarezza.

E’ per questo che il mondo ha bisogno di completo, totale benessere. Non sarà in grado di vivere frammentato in parti, settori, e frazioni di potere; non sarà più in grado di lottare nel proprio disaccordo. Ad ogni modo, noi abbiamo già visto che la natura ci spinge verso la completezza. Ciò che non è unificato non ha il diritto di esistere.
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(Dalla 3a. parte della Lezione di quotidiana di Kabbalah del 17.07.2013, Scritti di Baal HaSulam)

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