Dalla Torah (Deuteronomio, Ekev, 10:3-5): “Così feci un’arca di legno d’acacia e tagliai due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte con le due tavole in mano. E l’Eterno scrisse sulle tavole ciò che aveva scritto la prima volta, cioè i dieci comandamenti che l’Eterno aveva proclamato per voi sul monte, di mezzo al fuoco, il giorno dell’assemblea. Quindi l’Eterno me le consegnò.
Allora mi voltai e discesi dal monte; misi le tavole nell’arca che avevo fatto; e là esse rimangono, come l’Eterno mi aveva ordinato”.
Questo parla degli stessi Dieci Comandamenti ma ad un livello completamente differente. È come dire le stesse parole ad un bambino, ad un adolescente e ad un adulto, tutti capiscono in maniera differente, lo accettano e lo mettono in pratica in modi diversi.
Questi comandamenti sono per una generazione differente, pertanto sono differenti. È proprio il modo in cui questo processo deve accadere e così accadde con i due Templi, quando Rabbi Akiva rise della distruzione del Primo Tempio e disse: “Adesso credo che avverrà esattamente ciò che deve avvenire”.
Domanda: Ma cosa sentì la gente che vide la tragedia, vedendo lui, Il capo della generazione, che rideva nel momento in cui tutti piangevano?
Risposta: Sono due livelli di conseguimento. Il problema è che la gente non capisce i kabbalisti; per comprenderli bisogna elevarsi al loro livello. Non c’è altro modo. Si dice “Chi aumenta la conoscenza, aumenta il dolore” (Ecclesiaste 1:18). Di fatto, il kabbalista si preoccupa più degli altri, ma gioisce anche di più.
Domanda: Se una generazione non comprende il kabbalista, cosa si aspettava Baal HaSulam quando scrisse i suoi articoli?
Risposta: Il fatto è che per la generazione deve esserci qualche informazione, ma non ci fu. Il kabbalista lavora solo quando riceve un determinato compito dall’alto.
Baal HaSulam non servì l’ultima generazione, anche se scrisse un po’ riguardo a questa. Visse in un tempo molto difficile, con la creazione dello stato di Israele, la seconda guerra mondiale, l’olocausto e la morte degli ebrei. Lavorò specificamente per accettare e dare forma spirituale alla gente nell’epoca in cui visse nella terra d’Israele e per mettere le basi per l’ultima generazione.
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Quando comincio a lavorare con il gruppo, gradualmente incontro ogni tipo di problema. Il Creatore rivela la mia area di lavoro in questo modo, per farmi risolvere i problemi che si presentano, coprirli con ponti d’amore e creare le condizioni per la Sua rivelazione all’interno del gruppo.
Così mi lego agli altri membri del gruppo, come le dieci Sefirot, e fornisco un posto per la rivelazione del Creatore tra di noi.
Dobbiamo, pertanto, rammentarci sempre questo a vicenda. Dopo tutto, il Creatore ci riporta costantemente al nostro filisteismo terreno e dobbiamo elevarci da questo verso la sintonia spirituale, verso la visione corretta della situazione.
Questo è il nostro lavoro costante. Ci innalziamo al nuovo stato spirituale dal mondo terreno e confusionario che il Creatore crea per noi di proposito.
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Domanda: La correzione spirituale viene testata attraverso la povertà o il benessere?
Risposta: Qui non c’è nessun test! L’uomo deve vivere la propria vita in modo equilibrato e procurarsi tutto in modo ragionevole, direi anche minimalisticamente, in modo che tutto possa essere semplice. Il resto viene investito spiritualmente. In questo modo progredisce senza sprecare la propria energia in nulla di superfluo e, al tempo stesso, conquistando il mondo spirituale.
Domanda: Supponiamo che l’uomo voglia intraprendere lo sviluppo spirituale nella saggezza della Kabbalah, ma non ha i mezzi, è costantemente impegnato a guadagnare denaro. Come ci si dovrebbe porre davanti ad una simile situazione?
Risposta: Non può essere che l’uomo tutto il tempo abbia bisogno di lavorare per fare denaro se stiamo parlando delle necessità normali, minime e ragionevoli per una persona. Supponi che lui abbia cominciato a studiare Kabbalah, vedi come all’improvviso sarà capace di equilibrare lo studio con le entrate che ha.
Domanda: Ci sono persone che vogliono essere coinvolte nella spiritualità perché tutto il mondo fisico, semplicemente, le ripugna. Non hanno motivazioni per lavorare, guadagnare soldi, fare sport o fare i mestieri di casa.
Risposta: È naturale! Consiglio di non trascurare il lavoro. Rabash insisteva che l’uomo lavorasse e guadagnasse. Anche se non ha bisogno di soldi, deve comunque lavorare un certo numero di ore al giorno.
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Dalla Torah (Deuteronomio 9:25-27): “Così rimasi prostrato davanti all’Eterno quaranta giorni e quaranta notti; e feci questo perché l’Eterno aveva detto di volervi distruggere. E pregai l’Eterno e dissi: “O Signore, o Eterno, non distruggere il tuo popolo e la tua eredità, che hai redento con la tua grandezza, che hai fatto uscire dall’Egitto con mano potente. Ricordati dei tuoi servi, Abrahamo, Isacco e Giacobbe; non guardare alla caparbietà di questo popolo, o alla sua malvagità o al suo peccato”.
Mosè protegge il suo popolo per tutto il tempo, perché è la qualità di Bina. Egli è l’unico ad avere la connessione al Creatore. Questa è una qualità che esiste dentro di noi e oggi stiamo cercando di crearla nella connessione fra gli amici del gruppo. Questa qualità ci salverà.
Domanda: In quale momento mi prostro davanti al Creatore?
Risposta: Quando sono d’accordo con il fatto che tutto ciò che esiste, viene creato da Lui per il mio bene e sono pronto ad abbassarmi di fronte a tutte le azioni che Egli pensa di realizzare attraverso me. Sono assolutamente d’accordo con tutto. Questo è considerato un livello molto elevato.
Se non lo faccio, non sarò in grado di correggere nessuno dei miei 613 desideri, vale a dire, non sarò in grado di eseguire i 613 comandamenti (Mitzvot). Questo è ciò che si chiama “distruggere il mio popolo”.
Domanda: E cosa significa l’esclamazione “Ricordati dei tuoi servi, Abrahamo, Isacco e Giacobbe”?
Risposta: I nostri patriarchi non sono gli schiavi del Faraone ma i servi del Creatore. Hanno gettato le basi delle tre linee nella nostra anima. Così, grazie alla loro preparazione dentro di noi, siamo in grado di andare avanti. Essi mantengono costantemente il collegamento fra il popolo e il Creatore.
Domanda: In altre parole, si tratta di una richiesta? Questa ci da l’opportunità di avanzare lungo la linea di mezzo visto che deviamo continuamente verso la linea di sinistra?
Risposta: Dovrebbe essere così. L’uomo deve gioire quando gli accade qualcosa di forte e serio. Questo significa che ora è salito a un tale stato in cui può accettare un onere aggiuntivo e, naturalmente, un ulteriore collegamento con il Creatore.
Domanda: Di solito tali stati arrivano quando non li aspettiamo. Tuttavia, possiamo causarli noi; sentiamo di aver raggiunto un punto morto e iniziamo a lavorare con loro?
Risposta: Io personalmente non vedo stati nei quali l’uomo possa motivarsi o meglio, non motivare ma provocare.
Il Creatore ha il Suo piano, i Suoi termini, e lavora molto con loro, proprio perché tutto è composto da dieci Sefirot, cinque Partzufim, 125 livelli, 613 desideri su ogni livello e così via. Ciò significa che tutto è calibrato e funziona dall’alto verso il basso. E dal basso verso l’alto, si può salire solo in base alle stesse leggi.
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Dalla Torah (Deuteronomio 09:21): “Poi presi l’oggetto del vostro peccato, il vitello che avevate fatto, lo bruciai col fuoco, e lo frantumai e lo macinai in minuscoli frammenti, fino a ridurlo in polvere minuta…”
Ridurlo in polvere significa che tutti i desideri egoistici che erano nel vitello d’oro hanno perso la loro forma essenziale e sono diventati pronti alla correzione e alla miscelazione con la Torah, cioè con la luce che arriva e li corregge.
Fino ad ora i desideri egoistici sembravano una divinità in forma di certi ornamenti, idoli, tutto ciò che tu desideri. Ma ora sono stati tolti dall’egoismo e trasformati in polvere.
Pertanto, la distruzione del vitello d’oro e tutto ciò che viene fatto nella Torah, è fatto correttamente. Tutto questo deve esistere e l’uomo deve attraversarlo, altrimenti non avrà la propria percezione e realizzazione del Creatore; non sarà in grado di diventare come Lui.
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