Perché le grandi dimissioni

Soltanto nella seconda metà del 2021, più di 25 milioni di Americani hanno lasciato il loro lavoro. Questa ondata è stata definita “le grandi dimissioni” o “Il grande licenziamento” ed è la più grande ondata di dimissioni da quando è iniziata la registrazione dei dati all’inizio del secolo. Al momento, questo fenomeno è prevalente nelle occupazioni a basso reddito o in lavori particolarmente difficili e spesso non appaganti, come gli operatori sanitari. Tuttavia, mi aspetto che coinvolgerà tutte le professioni e non solo i lavori meno apprezzati o mal pagati, e che si diffonderà non solo in America ma in ogni parte del mondo.

Posso capire la gente che si licenzia. Che senso ha sgobbare per un lavoro dove si impiega un’ora ad arrivare, un’ora per tornare a casa e che non lascia tempo per se stessi o per stare con la propria famiglia? Oltre a questo, è meglio se lavorano meno persone: ci sarà meno spreco di plastica, meno inquinamento atmosferico e meno di tutto ciò che sta avvelenando il pianeta.  

In passato lavoravano meno persone, principalmente perché le donne stavano a casa, ma anche gli uomini lavoravano meno ore e impiegavano meno tempo per arrivare sul posto di lavoro. Cosa ci ha dato la modernità oltre allo sfinimento e a una salute cagionevole? Pensavamo che questo stile di vita ci avrebbe soddisfatto, ma abbiamo visto che oltre un certo punto, l’inseguimento della carriera e della ricchezza ci rovina soprattutto la vita. 

Quindi credo sia un bene che stiamo diventando meno materialisti e più indifferenti e pigri. Quando le persone smettono di lavorare, scoprono che possono cavarsela con meno soldi e soddisfare comunque i bisogni primari. In cambio ottengono la libertà!

Credo che stiamo assistendo a un processo naturale e che non sia necessariamente negativo. Potrebbe essere scomodo per gli imprenditori o per il governo, ma non credo che sia una cosa negativa o che dobbiamo “curarlo”. La tecnologia può occuparsi dei nostri bisogni, e se la gente trova necessario lavorare, lavorerà. 

 L’attuale stato di sovraconsumo è una distorsione della società, un fardello per il pianeta e non giova a nessuno se non agli azionisti delle imprese che ci vendono ciò di cui non abbiamo bisogno, ovvero la maggior parte di ciò che producono.

Soprattutto ora, in un momento in cui le persone iniziano a porsi domande serie sulla vita, non vogliono essere gravate da bisogni materiali più del necessario. Hanno bisogno di tempo per riflettere e interrogarsi sulla vita, per esplorare dentro di sé ciò che vogliono dalla vita e dalle relazioni.

Siamo nel mezzo di una formidabile trasformazione. Richiede tempo, energia, pazienza e distoglie la mente dalle cose banali.  Più persone accolgono questa nuova mentalità, meglio sarà per tutti.

Al di là delle riflessioni si trova una nuova visione del mondo che incorpora tutte le persone e rifugge dalla brutalità e dal narcisismo. Quindi lasciate che la gente si sdrai al sole e pensi; è meglio per tutti noi.

Il giorno della Vittoria: un triste ricordo

Sabato 7 maggio, ricorreva l’anniversario del giorno in cui la Germania nazista firmò la sua resa ufficiale agli Alleati. Il giorno seguente, l’8 maggio, fu dichiarato Giorno della Vittoria in Europa. L’Unione Sovietica proclamò il giorno successivo, il 9 maggio, Giorno della Vittoria, ma in ogni caso la guerra continuò fino alla resa del Giappone, il 15 agosto 1945, dopo lo sganciamento di due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Se c’è mai stata una vittoria triste, è quella degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. Non solo questa guerra è stata la peggiore di tutte le guerre, ma non abbiamo imparato nulla da essa, se non a costruire la peggiore arma di sempre. Se ne avremo la possibilità, non ho dubbi che scoppierà un’altra guerra mondiale, e sicuramente sarà nucleare.

L’unico Paese che potrebbe aver tratto una buona lezione dalla guerra è il Giappone. L’articolo 9 della Costituzione giapponese vieta la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. È stato promulgato il 3 maggio 1947, dopo la Seconda Guerra Mondiale, e stabilisce che le armi esplicitamente offensive, come i missili balistici e le armi nucleari, sono proibite. Sebbene la costituzione sia stata imposta dagli Stati Uniti occupanti nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha mantenuto il suo esercito come forza difensiva e si è astenuto dall’usare armi offensive come missili balistici o armi nucleari fino ad oggi.

Purtroppo, non vedo l’approccio giapponese alla guerra attecchire al di fuori del Giappone. In realtà, anche la lezione del Giappone è solo parziale, perché evitare non è una correzione. La correzione, che è l’unico modo per prevenire la guerra nel lungo periodo, deve includere un cambiamento radicale nelle nostre relazioni, non solo un impegno ad astenersi dall’uso di armi offensive e di distruzione di massa.

Non è solo la Seconda Guerra Mondiale a rendermi pessimista. Per migliaia di anni, l’umanità ha vissuto di spada. Non appena le nazioni concludono una campagna, iniziano a sviluppare armi più letali e sinistre per i loro conflitti futuri. Non c’è nemmeno un pensiero in direzione della pace, ma solo in direzione di una vittoria più decisa.

Nel secolo precedente, l’umanità ha sperimentato le forme più orrende di uccisione di massa, anzi di sterminio degli esseri umani. Nella Prima Guerra Mondiale è stata introdotta la guerra chimica e nella Seconda Guerra Mondiale la guerra nucleare è diventata uno strumento dell’arsenale degli eserciti. Eppure, nonostante le terribili conseguenze dell’uso di queste armi, non solo non sono state vietate, ma sono state incrementate e la loro potenza è cresciuta di centinaia di volte rispetto al potenziale già mostruoso mostrato in Giappone. Sembra che nessuna agonia, per quanto terribile, possa far desistere l’umanità dalla distruzione reciproca.

Quando arrivai a studiare con il mio maestro, RABASH, egli mi insegnò ciò che suo padre, il grande cabalista e pensatore Baal HaSulam, gli aveva insegnato: la natura spinge l’umanità in avanti “in due modi: il ‘sentiero della luce’ e il ‘sentiero della sofferenza’, in un percorso che garantisce il continuo sviluppo e progresso dell’umanità”.

In realtà, però, il cammino della sofferenza non ci insegna nulla, come è evidente. Ci convince solo a cercare una strada migliore, o almeno meno dolorosa.

Al contrario, il sentiero della luce consiste nello sviluppare i valori fondamentali che rendono una società prospera e forte: solidarietà, coesione e interesse reciproco. Al loro livello più alto, sono chiamati: “Amore per gli altri”. Tuttavia, anche prima che una società raggiunga il grado finale di accudimento, le emozioni positive tra i suoi membri la consolidano e assicurano pace e prosperità a tutti i suoi membri.

Negli anni ’30, molto prima che qualcuno immaginasse la possibilità di una bomba nucleare, Baal HaSulam scrisse queste parole stupefacenti per dimostrare all’umanità che dobbiamo imboccare la via della luce: “Non stupitevi se mischio il benessere di una particolare collettività con il benessere del mondo intero, perché in effetti siamo già arrivati a un punto tale in cui il mondo intero è considerato una collettività e una società. Cioè, … ogni persona nel mondo trae il midollo della sua vita e il suo sostentamento da tutte le persone del mondo”.

Se lo scriveva negli anni Trenta, cosa possiamo dire oggi, che la nostra interdipendenza è aumentata di molte volte? E se siamo davvero così dipendenti gli uni dagli altri, come possiamo osare pensare di usare armi nucleari gli uni contro gli altri?

Eppure, noi osiamo e siamo incuranti come se i nostri destini non si influenzassero a vicenda. Pertanto, finché non riconosciamo che la pace è il nostro unico modo di sopravvivere, fisicamente, siamo condannati a vivere di spada o, come ha descritto Baal HaSulam: “Così, l’umanità viene stritolata in una agitazione atroce, e le lotte e le carestie e le loro conseguenze non sono cessate finora”. Peggio ancora: “Possiamo vedere che nella misura in cui l’umanità si sviluppa, si moltiplicano anche i dolori e i tormenti che ci procurano il sostentamento e l’esistenza”. Questa è la prova, dice Baal HaSulam, che la natura “ci ha ordinato di praticare con tutte le nostre forze… l’elargizione agli altri… in modo tale che nessun membro tra noi lavori meno della misura richiesta per assicurare la felicità della società e il suo successo”.

Didascalia della foto: Giorno della Vittoria – Londra – 1946 (Reuters)

Che cos’è in pratica la giustizia?

Domanda: oggigiorno tutti parlano di giustizia: tutti la cercano nelle guerre giuste, in un equo processo. Che cos’è in pratica la giustizia?

Risposta: E’ quando tutti si sentono bene. Assolutamente tutti!
Ovvero, una persona non dovrebbe considerare se stessa, ma piuttosto accettare tutti e creare condizioni tali che siano approvate da tutti.

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Da Kab TV “Notizie con il Dr. Michael Laitman” 7/3/22

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I leader di domani

In considerazione delle crisi che siamo costretti ad affrontare su vari fronti, oggi sembra che la cosa di cui si abbia maggiore bisogno sia una guida competente. I capi di stato in carica sembrano essere principalmente preoccupati per i loro patrimoni e la loro sopravvivenza piuttosto che  per la sopravvivenza delle loro nazioni, già poco prospere. Inoltre, in un mondo globalizzato, i leader non possono occuparsi esclusivamente di ciò che porta vantaggio alla propria nazione in quanto ogni paese è dipendente dall’altro. Anche se questo è compreso da tutti, nessuno agisce di conseguenza. Sembra che ci attenda un duro risveglio.

Man mano che evolviamo, anno dopo anno, di generazione in generazione, anche le nostre aspettative ed aspirazioni cambiano. Un capo deve quindi avere occhi e mente rivolti sia al presente che al futuro. I leader devono vedere dove si sta dirigendo l’umanità e preparare il loro popolo a questo stato. Altrimenti, non sono guide ma semplici seguaci.

Il problema con i leader di oggi è che nonostante il mondo sia diventato completamente interdipendente ed interconnesso, essi dirigono la propria nazione come se l’unica cosa che conti sia il benessere della nazione stessa. Non si rendono conto che le decisioni politiche prese a danno di altri paesi, fondamentalmente danneggiano anche il loro.

Peggio ancora, anche quando se ne rendono conto, raramente agiscono di conseguenza, poiché l’ego umano si è evoluto a un livello tale da non preoccuparsi di nulla che vada oltre le ricompense immediate. Quindi una scelta politica che causa danni futuri non può competere con altre scelte che garantiscono ricompense immediate anche se illusorie.

Detto questo, credo che sia un errore attribuire la colpa ai leader. Non possono elevarsi al di sopra del livello delle loro nazioni, poiché è la nazione che li nomina o li destituisce. Pertanto, più che plasmare lo spirito della nazione, lo riflettono.

Se vogliamo capi che comprendano lo spirito del tempo e sappiano adattare la loro azione di guida ad esso, dobbiamo prima di tutto imparare noi stessi, il popolo, a conoscere il nostro tempo particolare.  A quel punto i leader, che verranno formati dalla nazione, sapranno cosa fare e le loro scelte avranno il sostegno della nazione. 

Ne consegue che i leader non riusciranno a considerare l’interconnessione tra le nazioni prima che questo diventi l’atteggiamento mentale prevalente delle persone. Anche se la maggioranza delle persone non comprende questo o non ci pensa, c’è bisogno che si comprenda che pensare solamente a se stessi è controproduttivo e non serve ai nostri interessi personali.

Quando i leader inizieranno a pensare agli interessi del mondo piuttosto che unicamente agli interessi delle proprie nazioni, oppure come accade oggi, al proprio ritorno personale, sarà possibile costruire sistemi funzionali e sostenibili di cui potrà beneficiare l’intera umanità. Quando le persone inizieranno a capire che dobbiamo prenderci cura dell’intera umanità, i leader faranno delle scelte politiche sostenibili e smetteranno di mettere le nazioni le une contro le altre in modo inutile e distruttivo. La pace nel mondo ed il vivere sostenibile si basano sulla consapevolezza che siamo tutti interdipendenti, che insieme vinceremo o insieme falliremo.

Didascalia della foto:
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tiene una sessione sull’Ucraina.

La libertà di espressione è in vendita?

Lo spazio sembra essere troppo piccolo per Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo. Dopo aver reso i viaggi spaziali privati una realtà, il suo prossimo obiettivo è quello di conquistare il pianeta informazione. Il magnate del business ha comprato Twitter perché crede nel potenziale della piattaforma globale per “la libertà di espressione”. Renderà veramente il mondo più libero, più aperto?

Se un tempo i social media, e i media in generale, provavano a mantenere apparenze come piattaforme per il pluralismo e la libertà di espressione, adesso è chiaro che la libertà di parola è in vendita e chi controlla le azioni controlla le informazioni.

La gente legge un giornale, gira sulle reti, ascolta ogni tipo di narrazione e poi crede di scegliere la propria visione del mondo. Questo è ridicolo, perché la libera parola e la libera stampa non esistono nella realtà e non sono mai esistite. La narrazione è sempre stata determinata da chi paga, da chi ordina le “notizie”, stabilisce l’agenda e vuole influenzare l’opinione pubblica. Così è stato e così sarà.

Infatti, è merito di Musk e di altri ricchi che lottano per il controllo oggi se capiamo che non c’è libertà di parola. Capiamo con maggiore chiarezza chi sta tirando i fili e prende le decisioni dietro le quinte. Mentre in passato i centri di controllo erano anonimi, ora tutto è trasparente, e sappiamo chiaramente quale giornale e quale rete appartiene a chi.

Il prossimo passo da aspettarsi è che tutti i ricchi si uniscano e abbiano il pieno controllo in una sola mano. Anche se domani il presidente Biden dominasse i media o l’ex presidente Trump, per molto tempo bandito da Twitter, tornasse ad accelerare l’attività sui social media o mille altri leader prendessero il loro posto, non cambierebbe nulla. Sopra di loro ci sono degli interessi consolidati con il capitale che circola nelle stesse mani,  questi sono gli azionisti di controllo. Pertanto, non c’è alcuna speranza realistica per la libertà di espressione.

Anche se ci fosse speranza per la libertà di parola, quale libera verità potrebbero dirci i media? Che ci sono guerre qua e là? E cosa si potrebbe fare a riguardo? Potrebbero dare consigli su come uscire dai guai? Potrebbero raccontare al mondo il suo buon futuro?

Nel frattempo, nessun leader, giornale o rete può riuscire a portare il mondo più vicino alla pace e alla riconciliazione. Al contrario, ognuno cerca solo i propri interessi personali. Perciò non riusciamo ancora ad ammettere la semplice verità: che un buon futuro può essere ottenuto solo quando ci sono legami cordiali tra le persone. Le guerre che si intensificano ora con il crescere dell’egoismo o dell’interesse personale non hanno alcun futuro da offrire; infatti, tutto ciò che possono promettere è la nostra distruzione.
Per uscire dal ciclo delle guerre e dei combattimenti senza fine, Twitter e altri media similari devono diffondere la possibilità di pace e di riconciliazione reciproca tra tutti. Potrebbero giocare un ruolo importante nell’ influenzare positivamente l’opinione pubblica e la percezione della realtà della società attraverso esempi tratti dal passato e dal presente sui benefici del miglioramento delle relazioni umane. Finora, questo obiettivo sembra lontano come lo spazio.

Una nuova forma di potere sull’individuo

Domanda: Oggi, nell’era del neoliberismo, il potere dello Stato sull’individuo sta gradualmente tramontando. È un bene o un male per lo sviluppo dell’umanità?

Risposta: Non penso che il potere stia diminuendo perché lo Stato non rinuncia alle sue posizioni, al suo potere, e non li trasferisce all’individuo.

Commento: Ma l’ uomo si sente più libero rispetto a poche centinaia di anni fa.

La mia risposta: Si sente in questo modo solo perché inventa costantemente ogni genere di macchine meccaniche, giocattoli e strumenti che gli danno l’illusione della libertà, ma nulla di più. Siamo liberi? Oggi io dipendo da tutti: mi ascoltano, ognuno può vedere dove sono, cosa sono, e così via. Dov’è questa libertà?

Commento: Comunque, qualche centinaio di anni fa, qualsiasi governante poteva fare quello che voleva con un individuo senza alcuna punizione. Oggi non esiste una cosa del genere nei paesi democratici.

La mia risposta: Questo non significa nulla. La libertà che avevamo prima ha preso oggi una forma diversa. Ma questo non significa che siamo liberi. Proprio come quando lasciate un bambino dalle vostre braccia, lui corre sul prato e gli sembra di essere libero. Ma voi lo state guardando.

Cioè, la natura dell’uomo non è cambiata, solo il potere sulle persone ha preso altre forme, ancora più definite, rigide e limitanti. Loro ti guardano; vedono attraverso di te!
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Da KabTV “Stati spirituali” 22/3/22

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Anche il bullo è una vittima

Uno dei fenomeni sociali più dolorosi, ma spesso non rilevato, tra i bambini è l’ostracismo. Di solito avviene quando il capo di un gruppo sociale, come una classe o una squadra sportiva, sceglie un ragazzo come obiettivo da escludere e spinge il resto del gruppo contro la vittima.  Per il ragazzo è un’ esperienza orribile che può segnare la sua giovane anima per il resto della vita. Cosa ancora più grave è che il bullo si sente incoraggiato in questo comportamento, che quindi ripeterà nei confronti della vittima o verso altri giovani. Per curare questo disturbo dobbiamo capire perché i bulli si comportano in questa maniera e come possiamo aiutarli ad adottare modelli comportamentali più positivi.

I bulli prendono di mira ragazzi che ritengono deboli, che non riescono a tenere testa a loro oppure che sono socialmente isolati. Lo scopo del bullo non è tanto far star male il ragazzo quanto di sentirsi bene lui stesso o lei stessa.

Spesso i bulli provengono da famiglie nelle quali hanno sviluppato un senso di insicurezza. Spesso patiscono abusi fisici ed emotivi e si sentono calpestati in famiglia. Per compensare il senso di inferiorità in casa hanno bisogno di sentirsi superiori altrove e cioè in un contesto nel quale sono partecipi, come la scuola o una squadra sportiva. Il problema dell’esclusione, rispetto ad altre forme di bullismo, risiede nel fatto che il bullo “recluta” il resto del gruppo e lo porta a  schierarsi contro la vittima, lasciandola così  socialmente isolata, senza supporto di tipo emotivo. Per un ragazzo o una ragazza, una situazione di questo genere può essere devastante.

Per contrastare questo fenomeno non è sufficiente punire il bullo. Una punizione potrebbe impedirgli di continuare a molestare quella specifica vittima ma non gli impedirà di cercare altre vittime; insomma la sua necessità di vessare qualcuno non passerà. Anzi questo potrebbe indurlo a perseverare la molestia in forma più subdola e minacciosa.

Dunque è essenziale comprendere perché il bullo si comporta in questa maniera e provvedere a compensare le sue mancanze in modo più costruttivo. Ossia, la società dovrebbe compensare le mancanze emotive del bullo, impedendo così che lui  provveda da solo, nuocendo ad altri.

Per natura abbiamo la necessità di stare bene con noi stessi. Se si viene a creare una situazione nella quale ci sentiamo inferiori, non avremo pace fino a quando non saremo risarciti in qualche modo. Quindi se una persona si sente amata e supportata, lui o lei non svilupperà una sensazione di inferiorità e dunque non avrà mai l’esigenza di far sentire gli altri esclusi o  non amati.

Dunque la soluzione al problema del bullismo e soprattutto dell’ostracismo risiede nelle mani della società, bisogna creare un ambiente caldo ed amorevole per tutti i ragazzi in modo che essi possano crescere ed esprimere le proprie qualità uniche in modo socievole e costruttivo, a beneficio dell’intera società.

Se i ragazzi lavorano assieme a progetti che richiedono le capacità di ciascuno, essi impareranno a far affidamento gli uni sugli altri, a fidarsi e a compiacersi dei reciproci talenti. Cosa più importante, impareranno a prendersi cura del gruppo. Anziché sviluppare un senso di invidia, la loro interdipendenza li porterà a sostenersi in quanto riconosceranno che l’abilità di ciascuno giova all’intero gruppo. Quando i ragazzi operano in questa maniera, formano una società armonica dove ciascun individuo è pienamente soddisfatto e capace di prendersi cura di tutti gli altri membri del gruppo.

Evasione totale

Ho già condiviso con voi che ricevo costantemente delle email da persone che pongono domande alle quali non hanno risposta. Un fisico mi ha posto la seguente domanda: “Ultimamente ho notato che le persone sono angosciate. È in aumento la richiesta di prescrizioni per antidepressivi; le persone vivono la vita con un senso di insicurezza e a parte i farmaci, non ho nulla da offrirgli. Si sono rivolti ad istruttori e formatori ma tutto sembra invano. Quindi dottor Laitman,  la domanda che le rivolgo è la seguente: a cosa possono aggrapparsi per procedere nella vita?”

Posso capire perché le persone si sentano così. Per milioni di anni la vita delle persone è cambiata di pochissimo. Vivevano in piccole città o villaggi, avevano un mestiere o un pezzo di terra da coltivare, conoscevano il contesto in cui vivevano e le persone che lo abitavano. Erano vicino alle loro famiglie, si sposavano senza allontanarsi troppo dalla propria città o villaggio e in questo modo tutti avevano lo stesso tipo di vita, di cultura e di tradizioni. Le persone sapevano cosa aspettarsi. Le loro vite erano dure ma  avevano in qualche modo una direzione, avevano dei valori chiari e questo dava loro un senso di tranquillità, esattamente ciò che manca oggi alla gente.

Oggi la vita materiale è molto semplice ma le persone si sentono perse perché non comprendono il mondo che li circonda. Non vivono più in piccoli villaggi perché il mondo è diventato un villaggio globale. Anche gli agricoltori non riescono a lavorare la terra senza i macchinari e semenze provenienti da altri paesi ed il prezzo del loro raccolto dipende dai mercati mondiali delle materie prime. In altre parole un agricoltore deve intendersi anche di sistemi globali di approvvigionamento, dei mercati della domanda e dell’offerta, di clima e di carburanti. C’è bisogno di una connessione a internet, di contratti con società di spedizione e di fornitura, e di contabili per capire il proprio bilancio. C’è da meravigliarsi se la gente si sente persa?

Poiché si sentono così e non trovano risposte, non hanno altra scelta se non provare a dimenticare. Sognano il momento in cui potranno allontanarsi da tutto. Si dedicano a passatempi, giocano con il computer e si sfiniscono nello sport. Viaggiano, vanno in vacanza e meditano. Bevono e fanno uso di sostanze stupefacenti, si convertono e diventano estremisti e fanno tutto ciò che è in loro potere per evitare di confrontarsi con la loro incapacità di gestire il mondo in cui vivono. Nello sforzo che fanno per sopprimere il loro disorientamento, si rifugiano nell’evasione totale.

Tutto ciò che abbiamo costruito, l’industria dell’intrattenimento, gli sport professionali e amatoriali, lo shopping, il turismo e l’arte, l’abbiamo costruito al fine di non pensare alle nostre vite.

Ma abbiamo esaurito il carburante. Abbiamo consumato le energie, sia le nostre che quelle che riusciamo ad estrarre dalla terra, e stiamo anche rimanendo a corto di idee per continuare ad evadere. Presto rimarranno solo due possibilità: una guerra che annichilisce tutto oppure imparare a conoscere il mondo in cui viviamo.

Se assumiamo di scegliere la seconda, dovremmo imparare come tutti noi ci influenziamo l’un l’altro, come siamo collegati nel mondo e come siamo dipendenti l’uno dall’altro. Di conseguenza, ci renderemmo conto che dobbiamo prenderci cura l’uno dell’altro. E se, al quel punto, non lo facessimo, dovremmo riconoscere che tale atteggiamento è dannoso per gli altri e dannoso per noi.

Solo quando accetteremo che il mondo è definitivamente cambiato e che noi dobbiamo accettare i cambiamenti ed accogliere la connessione con l’intera umanità, saremo in grado di raccogliere i benefici del progresso e sentirci a nostro agio sia fisicamente che dal punto di vista emozionale.

Perdere fiducia negli scienziati

Secondo un recente sondaggio del Pew Research Center, la fiducia negli scienziati e nei medici è diminuita. Il sondaggio ha scoperto che solo il 29% degli adulti statunitensi ha una grande fiducia sia negli scienziati che nei medici in merito al fatto che agiscano nell’interesse del pubblico, in calo rispetto al 40% rilevato nel Novembre 2020.

Non solo le professioni scientifiche e mediche stanno vedendo un declino della fiducia del pubblico. La percentuale di Americani con molta fiducia che i militari agiscano nell’interesse del pubblico è scesa di 14 punti, dal 39% del novembre 2020 al 25% del sondaggio attuale, e anche la percentuale di Americani con molta fiducia nei presidi delle scuole pubbliche K-12 e negli agenti di polizia è diminuita.

Dal mio punto di vista, ci sono diversi livelli di questo fenomeno. A livello più superficiale, il pubblico semplicemente non vuole continuare a finanziare studi vuoti e inutili che non hanno alcun beneficio per nessuno se non per coloro che li portano avanti. Abbiamo fondato istituzioni, centri di ricerca e laboratori che non portano niente di buono a nessuno. È meglio tenersi alla larga da queste “scoperte” che servono solo a confonderci e non sprecare i soldi dei contribuenti in questi studi.

Ad un livello più profondo, i funzionari pubblici, o chiunque abbia il compito di servire il pubblico e lavorare per il pubblico beneficio, sono intrinsecamente inetti per il loro lavoro. La loro stessa natura impedisce loro di svolgere il proprio compito.

Il problema non è con loro, ma con tutta la società. Non è che qualcun altro sarebbe più affidabile se fosse nei loro panni.  Quando tutta la società è piena di sfiducia e malafede, i rappresentanti del pubblico non possono essere migliori del pubblico che li ha posti nel loro ruolo. 

L’unico modo per cambiare il pubblico dal quale provengono i suoi funzionari è attraverso l’educazione. È qui che dobbiamo investire il nostro denaro, il nostro tempo e i nostri sforzi. I valori alla base della società determinano la sua struttura e definiscono il livello di fiducia tra il pubblico e i suoi funzionari.

I funzionari pubblici vogliono veramente servire la società e capiscono cosa significa farlo? Sanno dove vogliono condurre la società? Sanno in cosa possono contribuire? Se possono fare tutto questo allora sono degni di fiducia. Ma quale funzionario pubblico è così? 

Per poter riformare i funzionari pubblici e gli scienziati in modo che lavorino per il bene del pubblico e non per se stessi, dobbiamo trasformare il nostro intero sistema educativo. Fin dai primi anni e per tutta la vita, le persone devono essere occupate in un processo di educazione continua.  

Quando nasciamo, siamo semplicemente degli animali a due zampe. L’educazione deve fornire alle persone non solo la conoscenza, ma come prima cosa i valori umani, con etiche che pongono l’unione e l’amicizia al di sopra dell’egoismo e del narcisismo. 

Se alla gente non viene insegnato che la società consiste di molte persone che lavorano insieme per creare una vita migliore per tutti, come possiamo aspettarci che credano che lavorare per il bene comune li aiuti personalmente? E se le persone in una certa società non si sentono collegate e non danno valore alla responsabilità reciproca e alla preoccupazione per gli altri, possono aspettarsi che i loro rappresentanti si prendano cura di loro? Può un rappresentante del pubblico possedere ciò che il pubblico che lo ha incaricato non ha?

Se il cibo e gli altri beni di prima necessità fossero distribuiti equamente, nel mondo non ci sarebbe una sola persona a soffrire la fame . Tutti i nostri bisogni di base e i beni di prima necessità sono abbondanti ed economici. Le sole ragioni per cui non sono accessibili a tutti sono l’avidità e la crudeltà. Se il mondo producesse il doppio di quanto produce oggi, chi non ha continuerebbe a non avere.  

In altre parole, non c’è una mancanza di scorte, ma c’è una grande mancanza di volontà di fornirle. Nella nostra era globale, il mondo intero deve funzionare come una singola unità. Arrivarci è un processo graduale, ma succederà, che ci piaccia o no. Se impariamo come utilizzarlo per il bene di tutti e accettiamo di lavorare come una sola unità globale, tutti beneficeremo dell’abbondanza che esiste in questo mondo e non ci saranno più fame o guerre.

Se rifiutiamo di accettare che siamo tutti un’unica umanità, allora l’attuale conflitto nell’Est Europa non sarà altro che il precursore di tante altre afflizioni a venire, che arriveranno per mano nostra. 

Il nostro futuro è oggi

Il tempo che trascorriamo con noi stessi è di solito l’occasione per una profonda introspezione. Cosa pensiamo quando siamo soli è la questione che un nuovo studio ha cercato di indagare. Un recente lavoro approfondito su questo argomento ha scoperto che quando una persona è sola, pensa al passato o al futuro, mentre con un amico o anche con un gruppo di persone, si concentra sul presente.

Una nuova ricerca condotta dal Dipartimento di Psicologia della Bar-Ilan University in Israele ha scoperto che  quando siamo soli tendiamo a rifugiarci nel passato o a fantasticare sul futuro. La ragione è semplice: non abbiamo controllo sul nostro ambiente. Pertanto, possiamo viaggiare in qualsiasi momento e saltare avanti e indietro tra pensieri sul passato e fantasie sul futuro.

Invece, quando abbiamo delle persone intorno, ma anche se solamente avvertiamo la loro influenza, ci connettiamo immediatamente con il presente, con il qui ed ora. Anche senza dire una parola, le persone che ci stanno intorno sollevano in noi delle domande fondamentali.

Il momento presente porta con sé un importante potenziale di introspezione riguardo al sapore della vita. Devi confrontarti con te stesso sul momento, su cosa ti serve per cambiare la tua vita.  È il tempo in cui operiamo il libero arbitrio. È per questo che il tempo presente è il più complesso da affrontare e preferiamo piuttosto viaggiare nel passato o fare speculazioni sul futuro.

Vivere il presente e perseverare nella sua presenza è un problema complesso. Possiamo riuscirci se teniamo a mente lo scopo della creazione, che è quello di scoprire e aggrapparsi al datore della vita. Scoprire il Creatore, il potere supremo della natura, e assorbire le Sue qualità buone e benefiche.

Il presente si rinnova ogni istante. Abbiamo quindi bisogno di un ambiente capace di guidarci, che ci aiuti ad affinare le domande giuste riguardo all’esistenza e che non ci faccia perdere un minuto in digressioni nel regno del passato o evasioni in un ipotetico futuro.

Se scegliamo il giusto ambiente che sia consapevole dello scopo della Creazione, ci imbattiamo costantemente in domande come: Qual è lo scopo della nostra vita? Dove vogliamo andare? E come possiamo usare in un modo appropriato il momento presente?

Se rinunciamo a padroneggiare il momento presente, continueremo ad essere immersi in ciò che era e ciò che sarà. Ma se ci dedichiamo con ogni nostra forza, alla ricerca del vero significato della vita e se adoperiamo il libero arbitrio per aggrapparci alla Forza Superiore, useremo sia il passato che il futuro in modo saggio. Sapremo giustificare e legittimare le azioni della Forza della Natura in ogni esperienza passata, acquisendo fiducia nel futuro. Quindi perché dovremmo preoccuparci del domani se possiamo fare affidamento sulla Forza Superiore nel momento presente?

Quando sviluppiamo un punto di vista spirituale riguardo alla realtà, non percepiamo più la nostra vita come un fenomeno temporaneo di passaggio sulla terra ma ci innalziamo oltre il rumore del tempo; si è scoperto che il tempo esiste solo affinché noi possiamo sintonizzare correttamente le nostre manopole percettive.