Se avessi un miliardo di dollari

Qualche settimana fa, qualcuno ha comprato un biglietto  Mega Millions in una stazione di servizio di Speedway a Des Plaines, Illinois. Quel biglietto si è rivelato essere di un’ unica  vincita  e il proprietario ha vinto un miliardo e 337 milioni di dollari. Uno studente mi ha fatto una domanda al riguardo. Ha detto che questa persona probabilmente aveva  molte persone che gli o le  davano dei  consigli finanziari di ogni genere, e mi ha chiesto cosa avrei consigliato  al vincitore o ai vincitori. Ecco la mia risposta.

Io non consiglio nessuno su alcuna cosa. Quello che posso dire, però, è quello che farei se vincessi il jackpot.

Se lo vincessi, penso che dividerei i soldi tra investire in bambini piccoli e anziani. Questi due segmenti della popolazione hanno bisogno di sostegno e non possono aiutarsi da soli. Il resto della gente può protestare o cercare altri modi per migliorare la propria situazione, ma anziani e bambini piccolissimi sono completamente impotenti e non possono nemmeno lamentarsi.

Userei i soldi per costruire luoghi per bambini e luoghi per anziani, posti diversi per ogni segmento. In questi luoghi si svolgerebbero attività a loro  gradite e che li aiuterebbero. Per i bambini, mi concentrerei su dei programmi d’intrattenimento educativi e, per gli anziani, mi concentrerei sul farli divertire insieme.

I bambini hanno bisogno di imparare e di divertirsi nel farlo. Pertanto, offrirei loro lezioni gratuite di arte, fotografia, sport e scienze, oltre a giochi che sviluppino il loro pensiero e la collaborazione. E’ importante che queste lezioni siano gratuite, come quando ero bambino, in modo che tutti vi abbiano accesso.

Penso che sia molto più gratificante usare i propri soldi per dare agli altri che spenderli per se stessi. Quando dai, il tuo dono continua a vivere  negli altri; non può essere cancellato. Sviluppa la tua anima e la riempie di vitalità.

Al contrario, quando usi i soldi per i piaceri egoistici, ti stai sotterrando da solo. E’ letteralmente una sepoltura spirituale, una morte spirituale. Ecco perché se vincessi il jackpot, userei i soldi in questo modo.

Superare i disaccordi interiori

Il Creatore è la Natura che ci circonda e null’altro. Scrivete “Natura” anziché Creatore, ma sempre con la lettera maiuscola per non attribuirlo a qualcosa di puramente meccanico.

Il Creatore è il gradino superiore, la luce superiore e la qualità della dazione in relazione a noi, che rappresentiamo la qualità della ricezione. Ovvero, ogni cosa è basata su concetti molto semplici che sono vicini a ognuno di noi.

L’unica cosa è che siamo tutti molto confusi. Dopotutto, l’atteggiamento verso la Kabbalah nel corso dei secoli è stato appositamente confuso e ostacolante. Siamo inoltre confusi da ogni tipo di usanza esterna, oggetti e articoli, oltre all’apparenza degli Ebrei religiosi, come se avesse qualcosa a che fare con la Kabbalah. In generale, tutto questo è così esagerato, che,ovviamente, è difficile che le persone capiscano.

Vedo quanto sia difficile per i miei studenti in paesi diversi del mondo che appartengono a diverse religioni e razze. Vedo che c’è un’enorme quantità di lavoro che devono fare internamente e che dovranno fare per molto tempo.

Una persona cresciuta con una religione diversa, che appartiene a una razza diversa e pensa in maniera completamente diversa , con una mentalità opposta e una lingua differente, e bisogna superare tutto questo. La qualità dell’anima è necessaria per la sua correzione e non esiste uno stato più o meno favorevole in confronto agli altri

E’ così che siamo separati e distanti tra di noi. Vedo che tanti dei miei studenti provengono da ogni parte del mondo e vorrebbero veramente essere qui, vicino a noi. Se dicessimo che fosse possibile, mille persone arriverebbero tutte in una volta. Ma devono superare grossi problemi tra di loro, grandi disaccordi interni.
Quando una persona sopprime qualcosa in sé, dato che la verità non è ancora stata totalmente rivelata in lui o in lei, si trova in uno stato semi-compromesso: “quindi, cosa posso fare? Non farò attenzione a questo, come se non lo vedessi, non lo capissi, e non lo osservassi, come se non fosse in me. Lo lascerò da parte”. E’ molto difficile. Ma la vità è così.

Questo è molto simile a come vivono gli Ebrei tra le altre nazioni. Esattamente lo stesso sentimento “siamo opposti a loro, ma vogliamo esserlo. Possiamo o non possiamo? Come ci trattano e come dovremmo trattarli?” Tutta questa omissione, questo atteggiamento speciale, è esattamente ciò che attraversa una persona che arriva allo studio della Kabbalah.

Lo capisco. Ci sono tanti problemi. ll mondo è ancora in uno stato di transizione.
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Da KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Critiche alla Kabbalah” 2o/2/13

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Capire il linguaggio della Natura

Ciò che possiamo e non possiamo scoprire con il nuovo telescopio spaziale

Il mese prossimo il telescopio spaziale James Webb (JWST) sostituirà il telescopio spaziale Hubble, ormai datato, e inizierà a “svelare le prime immagini spaziali di qualità”, secondo space.com. Una notizia di CBS news spiega che Webb è 100 volte più potente di Hubble, e può rilevare le scie di calore di un ape da una distanza lontana quanto la luna.

Per gli scienziati è motivo di festeggiamento. “Webb è stato progettato specificamente per permetterci di vedere le prime galassie formate dopo il Big Bang..è come se avessimo la storia dell’universo di 14 miliardi di anni, ma ci mancasse il primo capitolo” afferma l’astrofisico Amber Straughn in un’intervista per “60 Minutes”.

Non ho dubbi che le immagini saranno stupende e le nuove rivelazioni imminenti. Ma anche se potessimo vedere indietro al momento del Big Bang stesso, non troveremmo le forze che hanno creato l’universo, e di conseguenza, che hanno creato anche noi.

Per quanto siano potenti gli specchi di Webb, non potranno riflettere le forze che hanno creato l’universo. Per scoprire le forze che hanno creato l’universo materiale, abbiamo bisogno di un telescopio di tipo diverso. Proprio come la luce degli specchi viene riflessa al centro del nuovo telescopio, che poi li connette creando un’immagine, le forze che hanno creato l’universo possono essere connesse alla forze che ci uniscono.

Queste forze derivano da una sfera superiore a quella materiale, che è confinata ai limiti dell’auto-interesse. Quando non esiste l’auto-interesse, nulla limita queste forze ed esse possono connettersi in maniera da generare la vita.

Soltanto le forze che sono superiori all’auto-interesse possono creare la vita. Le forze legate da una percezione ego-centrica non possono creare alcuna cosa; possono soltanto assorbire. Proprio come la forza creativa della vita di una mamma è l’amore per suo figlio, che ama ancora prima del concepimento, le forze che creano la vita sono forze di dazione, senza ombra di auto-assorbimento.

Quando formiamo relazioni basate su un approccio che corrisponde alle forze che hanno creato l’universo, le possiamo scoprire. Proprio come un ricevitore di onde radio riceve le onde creando frequenze simili in sé, quando noi creiamo una “frequenza” per trascendere il nostro stesso ego, scopriamo le forze che esistono su quella “lunghezza d’onda” e possiamo studiare la loro natura, comportamento e potere.

Forze tali, che trascendono l’ego, devono avere un oggettivo verso il quale mirare. Questo è il motivo per il quale le scopriamo attraverso il lavoro collaborativo.

Quando riveleremo queste forze, capiremo come correggere gli errori del nostro comportamento e come modificare la nostra vita in accordo con le forze che creano la vita. Allo stesso tempo, saremo in grado di costruire le nostre società in maniera sostenibile, sicura, e soddisfacente per tutti.

Didascalia foto:
Il telescopio Webb della NASA svela il suo specchio gigante
Stati Uniti 08 Gennaio 2022 Credit: NASA GSFC/CIL/Adriana Manrique Gutierrez/immagini di copertina

Mikhail Gorbachev- un’impressione personale

La morte di Mikhail Gorbachev mi ha ricordato una breve conversazione che avuto con lui. Ancora prima di incontrarlo, avevo l’impressione che fosse un politico veramente diverso dagli altri. Non era intrinsecamente negativo, capiva le persone ed era vicino alla gente comune. Nella struttura impossibile in cui operava, credo che avesse fatto del suo meglio e a beneficio di tutti. Se non fosse stato tolto dal suo incarico di leader dell’Unione Sovietica, avrebbe fatto ancora di più per il bene del suo paese e per il mondo.

Quando l’ho conosciuto, nel novembre 2015, non era più in carica da quasi quattordici anni. Ciononostante, cercava ancora di rendere il mondo un posto migliore. Ci siamo incontrati a una conferenza a Tokyo, Giappone. In quei tempi ero membro del Consiglio Mondiale di Saggezza (WWC) e lui era un presidente onorario dell’organizzazione, diretta dal Prof. Ervin Laszlo.

Durante l’evento, il Goi Peace Foundation, in Giappone, aveva invitato il WWC a una conferenza a Tokyo, per partecipare all’iniziativa dal titolo “Creare una nuova civiltà”. Il culmine della manifestazione fu una serie di discorsi in una sala nel centro di Tokyo, davanti a un pubblico di 5000 persone, compresi ambasciatori e altri ufficiali provenienti da 46 nazioni.

La sera prima dell’evento, i membri del WWC si riunirono per un incontro sociale con un tono più informale delle discussioni formali. Quella sera scambiai alcune parole con Gorbachev. Era molto amichevole e informale, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe da un ex presidente dell’Unione Sovietica.

Durante il convegno, gli raccontai quanto apprezzassi i suoi sforzi per rendere il mondo un luogo migliore. Mi rispose che apprezzava la mia comprensione del suo intento, e disse di essere ancora attivo nel cercare di essere d’aiuto ovunque fosse possibile.

Penso che, considerate le circostanze in cui operava, provenendo da un contesto sovietico e comunista, le riforme che aveva attuato erano sbalorditive, inconcepibili fino a quando non iniziò a farle. In quel senso, fu veramente un pioniere e merita il rispetto del mondo per il suo contributo all’umanità.

Polarizzazione e reti antisociali

La divisione e la polarizzazione aumentano di giorno in giorno come anche la rabbia e l’odio che vengono adoperati come arma da un flusso inondante di informazioni sui social media. Queste sono le conclusioni di un recente studio dell’università di Yale. Ma siamo davvero sorpresi da questa informazione?

Secondo la ricerca fatta in collaborazione con l’Università della Pennsylvania e l’Università della California del Sud, una quantità maggiore di informazioni non si traduce necessariamente in pluralismo , ma intensifica solo le opinioni già polarizzate. Le persone tendono a leggere e assorbire solamente ciò che conferma le loro idee in una sorta di ” bias di conferma”.

Per me non c’è nulla di nuovo. Dopotutto è scritto e risaputo, “Il cuore dell’uomo ha un’inclinazione al male sin dall’infanzia” (Genesi 8:21). Ciò vuol dire che siamo tutti sotto il controllo di un desiderio egoistico e alla costante ricerca della realizzazione di sé. Questa tendenza non esiste solo nell’essere umano ma anche nella società intera che fonda le sue radici in esso. La famiglia, le relazioni nazionali ed internazionali, tutta la società è fondata sul sistema egoistico. Questo è naturale e logico dal momento che tutto in natura, incluso il livello inanimato vegetale ed animale, lavora per ottenere il massimo piacere dal minimo sforzo.

Gli sviluppatori degli algoritmi dei social network hanno iniziato a bombardarci per farci rimanere più tempo possibile sulle loro piattaforme, al fine di trarre profitto dai contenuti di marketing. Successivamente questa tendenza ha incrementato gli sforzi per tentare di craccare gli algoritmi al fine di capire il motivo della loro efficacia su di noi. Ciò che in realtà va esaminato più a fondo è il nostro comportamento umano.

È molto meglio occuparsi della ricerca di noi stessi. Il nostro istinto malevolo è una bomba ad orologeria con un potenziale negativo terribile; questo lo testimonieremo via via, sempre di più. È importante interiorizzare il concetto che, a seconda dell’ambiente in cui viviamo, non esitiamo a beneficiare noi stessi anche se questo viene fatto alle spese del prossimo. Cerchiamo il nostro personale tornaconto senza alcun rimorso per le persone che potremmo danneggiare.

Vedremo la luce alla fine del tunnel nel momento in cui non saremo più in grado di tollerare il mostro che abbiamo costruito con le nostre stesse mani. Unanimemente decideremo di distruggerlo oppure, al limite, di condurre il mostro in un centro di riabilitazione.

Non abbiamo idea del danno che provoca il virus della polarizzazione alle nostre menti. In base alla nostra evoluzione l’umanità dovrebbe dirigersi verso l’equilibrio, ma prima che questo accada, anziché comportarci e connetterci in un unico sistema globale, noi permettiamo al nostro desiderio egoistico di controllarci e di separarci e tutto questo viene fatto con la collaborazione delle nostre menti, che poi corrispondono alla nostra intenzione. Come risultato litighiamo, ci separiamo, divorziamo e ci dividiamo, causando grandi danni che finiamo per pagare amaramente.

Quando non riusciamo a risolvere le cose con il buon senso razionale, ci riempiamo di rabbia e di collera e scoppiamo sotto pressione. I social network riflettono la nostra natura e infiammano le passioni antagoniste. È sufficiente che nei social prenda piede un’opinione estrema per superare il limite della nostra agitazione e crearci uno squilibrio emozionale.

Non sarà d’aiuto ripulire il contenuto tossico e censurare gli incitanti video e tweet. In realtà non faremo altro che ridurre il male nauseante per un breve periodo per poi riprendere con le nostre abitudini distruttive fino all’eruzione successiva.

Per cambiare direzione e pensiero c’è bisogno che riconosciamo, affrontiamo e prendiamo coscienza della nostra natura nociva e che parliamo dell’egoismo umano che ci governa. Una consapevolezza elevata può portare le persone a eliminare questa nostra imperante natura malevola. Un riconoscimento serio ed adeguato renderà tutti consapevoli che agire e pensare contro gli altri causa una frattura che conduce progressivamente all’auto distruzione.

Questo processo deve avvenire a tutti i livelli della nostra società e da lì si diffonderà nei social network in quanto essi non sono altro che uno specchio. Allora naturalmente approveremo delle leggi condivise dal mondo dei social media, che ci impediranno di essere noncuranti verso il prossimo e questo perché verrà universalmente riconosciuto che il nostro intento malevolo ci si ritorcerà contro.

Se già interagiamo con il mondo dei network, sarebbe bello sviluppare un algoritmo sano che sappia incoraggiare unità e vicinanza e che sia in grado di evocare una sensazione che porti beneficio e dolcezza alle nostre vite. Così come i social network sono entrati con impeto nelle nostre vite, cambiandole nel profondo, anche questo algoritmo potrebbe svilupparsi con grande successo. Solo allora inizieremo a costruire dei veri social network.

Un ascensore per il mondo del domani

Ogni volta che il mondo sperimenta un  grande sconvolgimento, nasce il desiderio di allacciare buone relazioni tra tutte le persone. Ogni volta che un paese attraversa una crisi interna, nasce il desiderio di unire tutte le parti della nazione. Eppure, nonostante ciò, la vita continua a portarci da delusione in delusione. Quindi, cosa ci manca per la via della tranquillità e della soddisfazione?

Il problema è che gli esseri umani sono egoisti per natura. Pensiamo solo a noi stessi, cerchiamo il nostro bene e usiamo gli altri per il nostro piacere. Quindi, anche se pensiamo a cose come costruire un legame reciproco tra le persone e cerchiamo di fondare organizzazioni e processi per promuovere tale obiettivo, i nostri risultati mancano del potere per superare la natura umana, cioè  mettere dentro i nostri cuori l’amore per gli altri prima dell’amore solo di noi stessi. Per questo motivo, i nostri sforzi per costruire legami non durano mai a lungo.

Ciò di cui abbiamo bisogno per avere successo è un potere speciale, qualcosa di ultraterreno, una specie di meccanismo miracoloso che ci possa elevare dalla nostra natura egoistica a una natura molto più avanzata e sublime di amore per gli altri, qualcosa di completamente nuovo.

Siamo al centro di un processo evolutivo. Negli ultimi decenni, il mondo è diventato un sistema olistico in cui tutti i suoi dettagli sono interconnessi, interdipendenti e correlati, Ma noi esseri umani, con la nostra concentrazione interiore egoistica, non siamo ancora integrati nel mondo emergente. Man mano che il mondo diventa più interconnesso, insieme cresce l’ego di ognuno e allo stesso tempo ci allontana. Così cresce anche  l’incompatibilità tra l’umanità e il sistema natura. Se la natura umana non cambia, è solo questione di tempo arrivare a un’esplosione distruttiva.

C’è un solo meccanismo che ci può risparmiare  questo terribile destino ed elevarci a un nuovo livello di interazione, più sicuro e più piacevole. Questo meccanismo salvavita è descritto nella saggezza della Kabbalah ed è un metodo per correggere la natura umana. In generale, il metodo si basa sull’apprendimento e la pratica di tecniche di connessione e comunicazione per piccoli gruppi. Si impara anche in modo approfondito sul sistema integrale della natura e la forza che collega tutte le parti della realtà in un meccanismo integrale e perfettamente modellato.

C’è un sistema completo alla base di tutta la natura dove tutto procede in connessione, perfezione e armonia. Questa legge suprema della natura che richiede amore non può assolutamente essere violata. Nella misura in cui trascendiamo la nostra natura egoistica per l’amore verso gli altri, la distanza tra noi e gli altri si accorcia finché saremo letteralmente in grado di sentire tutti dentro di noi. I nostri calcoli mentali ed emotivi diventano armoniosamente connessi; la mente e il cuore si uniscono in una linea centrata dove tutto diventa integrale e collegato.

Un tale processo di sviluppo può portare ciascuno di noi ad acquisire il vero amore per gli altri e quindi  essere in grado di iniziare a contribuire nel  plasmare l’ambiente circostante per sostenere anche tale obiettivo. Questo passaggio rivoluzionario dall’indipendenza all’interdipendenza eleverà il nostro mondo di guai al mondo di domani, un mondo più vicino e cooperativo in cui tutta l’umanità ascenderà a un futuro prospero.

(Immagine: Reuters)

IA, disegna l’amore tra un’ape e una farfalla

Ultimamente c’è stato un gran parlare sulle macchine con intelligenza artificiale (IA) come Dall-E 2 oppure Imagen di Google che creano immagini dall’aspetto realistico di scene completamente irreali descrivendo l’immagine desiderata a parole. Per esempio, se vuoi l’immagine di un cobra gigante fatto di mais che striscia su Marte, o del palmo d’una mano con foglie che crescono dalle dita, digita semplicemente la frase nella macchina e il gioco è fatto.

Dopo i riconoscimenti arrivano le domande. Sarà una minaccia per la professione degli artisti? Renderà obsoleti i fotografi? I grafici diventeranno un ricordo del passato? È così che operiamo, giudicando tutto in base a ciò che è bene per noi, come se potessimo fermare il progresso del mondo se non fossimo d’accordo con questo.

Abbiamo cercato di fermare molte tecnologie, molto più dannose delle immagini artistiche artificiali. Non ha mai funzionato. Non potremmo fermare la fabbricazione di armi nucleari o la produzione di droni killer, e non saremmo in grado di fermare lo sviluppo delle Intelligenze Artificiali in generale e in particolare  della IA per l’ arte. Non c’è alcun bisogno di fermarla. Al contrario, dovremmo cercare di vedere come le innovazioni possono inserirsi nelle nostre vite e migliorarle.

La tecnologia sta avanzando insieme alle nostre aspirazioni di autorealizzazione. In altri termini, non è la tecnologia stessa ad avanzare, ma l’umanità. A causa di ciò, cercare di ostacolare il progresso della tecnologia significa impedire il progresso dell’umanità. Questo va contro natura e non porterà mai risultati positivi.

La tecnologia è una materia grezza. Proprio come uno scultore potrebbe usare una pietra per ricavarne un’immagine oppure un musicista userebbe uno strumento per creare musica, la IA è lo strumento che realizza la creazione dell’artista. L’unica domanda è che tipo di arte vogliamo creare.

Se dovessi usare questo tipo di arte, proverei a creare un’arte spirituale, che mostri le connessioni nascoste tra i diversi elementi della natura. Se potessimo mostrare come ogni cosa è connessa e dipendente dal benessere di tutto il resto, la nostra relazione con l’ambiente e con le altre persone sarebbe molto diversa da quella di oggi.

Per esempio, chiederei alla macchina di disegnare l’amore tra un fiore e un’ape. Non un fiore e un’ape, ma l’amore che provano l’uno per l’altra. Perché lo fanno, a parte il fatto che non lo sentiamo (per la maggior parte). La relazione tra l’ape, che ha bisogno del nettare del fiore per nutrire se stessa e le nuove generazioni, e il fiore, che ha bisogno dell’ape per impollinarsi e riprodursi, è una relazione simbiotica che coinvolge due livelli della natura molto diversi: quello animato e quello vegetale. Per questo motivo, i due sono profondamente connessi e si sentono vicini l’uno all’altro.

Se potessimo mostrare come tutto è connesso in questo modo, saremmo in grado di simpatizzare con tutta la natura e con tutte le persone, di sentirci collegati a loro e sviluppare affetto per tutte le cose e tutte le persone. Se potessimo farlo, non dovremmo preoccuparci di limitare lo sviluppo di innovazioni potenzialmente dannose, dato che l’affetto tra noi garantirebbe che l’uso di ogni cosa sarebbe solo a beneficio di tutti e mai per recare danno.

Scrivere per riparare l’anima


 

Molti studi dimostrano che scrivere fa bene all’anima. Questi studi non parlano di scrittura di prosa o di romanzi, ma di scrittura semplice e intuitiva, in cui un individuo prende carta e penna e scrive tutto ciò che gli viene in mente per diversi minuti senza fermarsi. Non si devono fare correzioni, né cancellazioni, né cambiamenti di alcun tipo. Si tratta semplicemente di scrivere per esprimere i propri sentimenti e pensieri. Questa tecnica fa parte della cosiddetta “terapia della scrittura”, che di per sé è una delle “terapie espressive”. Personalmente, ritengo che sia un ottimo modo per organizzare la propria composizione interiore e migliorarla.

Non si può paragonare l’esprimersi verbalmente con l’esprimersi per iscritto. Quando tu parli, le parole svaniscono appena pronunciate. Ma quando scrivi ciò che  vuoi dire, questo rimane. Di conseguenza, l’intero atto diventa impregnato con l’intenzione, se così si può dire.

Questa auto-organizzazione è molto importante perché è la terapia della tecnica. La scrittura organizza i nostri sistemi interiori e li riorganizza in modo migliore perché non solo ci esprimiamo, ma una volta che i nostri pensieri sono sulla carta, possiamo guardarli, esaminare noi stessi attraverso il testo e fare una specie di autocorrezione.

Quando scriviamo, possiamo esaminare la nostra composizione interiore. La nostra composizione di base è il desiderio di provare gioia e piacere. In sé, non c’è nulla di sbagliato nel voler provare gioia e piacere. Il problema è che, se non viene corretto, il desiderio di ricevere agisce in modi subdoli che danneggiano gli altri. Lo chiamiamo “ego” e i nostri saggi lo definiscono “serpente”.

Non si può uccidere il serpente con un colpo solo. Il modo per affrontarlo è farlo emergere un pezzo alla volta ed esaminarlo. Una volta capito che è il serpente, il desiderio di ricevere che si diverte a fare del male agli altri, è possibile frenarlo o lavorare con lui in modi non dannosi.

Quando scriviamo i nostri pensieri e individuiamo il serpente, non possiamo nasconderlo e far finta che non esista, perché è scritto sulla carta. Non posso fingere di non averlo detto o dimenticare quello che ho detto, perché non è stato detto, è stato scritto. Allo stesso tempo, se qualcosa è troppo difficile per me da affrontare al momento, posso sempre tornarci sopra più tardi. Una volta che è sulla carta, non sparirà.

Per questo motivo, io scrivo molto e consiglio questa pratica a chiunque voglia esaminare la propria struttura interiore e diventare una persona migliore.

Perché la longevità

Gli ingegneri del MIT e dell’Università Tecnica di Monaco hanno progettato un nuovo tipo di cella a combustibile che converte il glucosio (zucchero) in elettricità. Il dispositivo ha un diametro di circa un centesimo di un capello umano. La fonte di energia zuccherina genera la più alta densità di forza di qualsiasi altra cella a combustibile a base di glucosio in condizioni ambientali. Poiché il glucosio è la fonte di energia delle cellule del nostro corpo e scorre liberamente nelle nostre vene, il dispositivo può utilizzare questa stessa fonte di energia ed evitare la necessità di una batteria. “È entusiasmante”, dice uno degli ingegneri della cella a combustibile, “che siamo in grado di ricavare energia e corrente sufficienti per alimentare dispositivi impiantabili”, come i pacemakers per il cuore. “Invece di usare una batteria”, aggiungono, “che può occupare il novanta per cento del volume di un impianto, si può creare una… fonte di energia senza impronta  volumetrica” e senza la necessità di sostituirla, come avviene per le batterie.

La medicina può davvero aumentare la longevità. In effetti, lo sta facendo da circa centocinquant’anni. Con i progressi tecnologici e le scoperte scientifiche, sembra davvero che non ci siano limiti a ciò che possiamo ottenere quando si tratta di medicina.

La domanda non è se possiamo vivere più a lungo, ma per quale motivo? Perché la longevità? Cosa faremo con i nostri anni in più? Oggi trascorriamo i primi due o tre decenni della nostra vita crescendo, altri due o tre decenni lavorando sodo e cercando di divertirci, e i restanti due o tre decenni svaniscono a causa di malattie e vecchiaia. Perché allungare tutto questo su tre secoli?

Penso che prima di prolungare la nostra vita, dovremmo pianificarla meglio. Non credo che sia giustificato vivere più a lungo, a meno che non usiamo il nostro tempo qui per giovare agli altri piuttosto che indulgere in piaceri egoistici per un altro secolo o giù di lì. Il numero di anni che viviamo deve essere determinato dalla quantità di bene che possiamo apportare.

Tutto ciò che facciamo deve avere uno scopo. Questo vale soprattutto per la totalità della nostra vita. Lo scopo della vita è di  trovare la forza ultima della vita, la forza motrice dell’esistenza, e di dirlo al mondo in modo che  tutti possano raggiungere questo obiettivo.

Attualmente siamo in guerra con la vita stessa; ecco perché il nostro paradigma è la “sopravvivenza del più forte”. Siamo in costante lotta per la sopravvivenza e i nostri momenti migliori sono quelli in cui riusciamo a prenderci una pausa dalla guerra. Ma non lottare per rimanere in vita non significa godersi la vita; non è nemmeno godere, ma solo un sollievo temporaneo dalle lotte per la sopravvivenza.

Lo scopo della vita è di essere completi, per capire tutto, giustificare tutto, essere felici di tutto e sentire la forza della Creazione che opera dietro tutte le cose. Sappiamo che c’è una forza che opera su tutte le cose, perché, se non ci fosse, esse non esisterebbero. Tuttavia, non sentiamo questa forza. Se la sentissimo, sentiremmo che la stessa forza opera su tutto, su tutto ciò che esiste, compresi noi stessi. E poiché sentiremmo la stessa forza che sta dietro a tutto, sentiremmo che tutto è uno, diverse facce della stessa forza.

Quando tu senti quell’unica forza, senti la Creazione stessa, capisci cosa sta succedendo, dove ti trovi, e che questa forza è dentro di noi e ci avvolge. La sintonia con la Creazione apre tutti i tuoi sensi; senti il mondo direttamente, come se non fossi avvolto nella tua pelle e nulla si frapponesse tra te e tutta la Creazione. 

Poiché ora sai che tutto è uno, tu giustifichi  la Creazione, giustifichi il suo creatore e giustifichi lo scopo della Creazione. E poiché ti senti connesso a tutto e a ogni individuo, e senti che sono tutti te e tu sei  loro, non puoi che fare del bene a tutte le cose e sentire che fare del bene agli altri è fare del bene a te stesso.

Se riesci a raggiungere questo obiettivo, allora la vita ha un senso e la longevità è un valore. In effetti, se raggiungi questo obiettivo, hai  raggiunto l’eternità. 

 

Didascalia della foto:

Chip di silicio con trenta microcelle a combustibile di glucosio individuali, viste come piccoli quadrati d’argento all’interno di ogni rettangolo grigio. Credito: Kent Dayton

 

Sulla rettitudine e l’essere giusti

Sadio Mané, uno dei giocatori più validi del Liverpool Football Club e anche tra quelli che guadagnano di più, con uno stipendio di centocinquantamila  sterline a settimana, è stato notato prima di una partita con un iPhone con lo schermo rotto. Quando gli hanno fatto una domanda a riguardo ha detto: ” Perché dovrei desiderare dieci Ferrari, venti orologi con diamanti o due aeroplani? Cosa farebbero a me ed al pianeta questi oggetti? Ho sofferto la fame e ho dovuto lavorare nei campi; sono sopravvissuto a tempi duri, giocavo a calcio a piedi nudi, non avevo un’istruzione e molte altre cose, ma oggi con quello che guadagno grazie al calcio posso aiutare la mia gente. Ho costruito scuole, uno stadio, ho provveduto a fornire abbigliamento, scarpe e cibo a persone che sono in estrema necessità. In aggiunta contribuisco con settanta euro mensili a tutte le persone che vivono in una regione molto povera del Senegal, aiutandoli nella loro economia familiare. Non ho bisogno di mostrare macchine, case  o aerei lussuosi e tantomeno viaggi. Preferisco che la mia gente riceva un po’ di quello che la vita mi ha dato.”

Questo senza dubbio colpisce molto. È difficile trovare persone con un tale desiderio di aiutare. 

Qualche giorno fa qualcuno mi ha chiesto se Mané è un uomo retto. Devo a questo punto spiegare il significato del termine “rettitudine” e del termine “essere giusti”.

In ebraico la parola tzadik (essere giusto) proviene dalla parola matzdik (pensare che qualcuno o qualcosa siano giusti). In altre parole è qualcosa che riguarda una persona che, tra due opzioni, sceglie quella che ritiene essere giusta.

La maggioranza delle persone non nasce spontaneamente generosa come il Sig. Mané. Per lui si tratta semplicemente di logica: cresce povero, sa come ci si sente a non avere ciò di cui si ha bisogno, ama la sua gente e quindi vuole evitare che quanti più possibile di loro possano evitare quella condizione. Mané non sta scegliendo tra due opzioni: sa cosa vuole fare e segue il suo desiderio. Questo è molto buono ma non vuol dire “essere giusti”.

Il termine “essere giusti” prevede che si debba scegliere tra due opzioni; una non buona che ci tenta e una buona che non desideriamo scegliere. Precisamente si tratta di scegliere tra quello che è buono solo per me e quello che è buono anche per gli altri. La scelta quindi non è tra due opzioni che mi fanno star bene ma tra ciò che penso mi faccia star bene e ciò che penso sia giusto.

Ne deriva che, dal momento che Mane si sente bene quando dà, non può essere considerato un “giusto”. Senza dubbio è una persona generosa nei riguardi della sua gente ma non un “giusto” in quanto non ha dibattuto tra due opzioni, scegliendo quella giusta rispetto a quella piacevole.  Lui stesso ha detto: ” Non ho bisogno di mostrare macchine o case lussuose” eccetera, come a dire che non le desidera o le desidera meno che aiutare la sua gente.

C’è un detto nella saggezza della kabbalah: ” Sulla terra non c’è un uomo giusto che faccia il bene e che non abbia peccato”. Un altro afferma: “Un uomo giusto cadrà mille volte e mille volte si rialzerà”. In altre parole le persone  “giuste” sono persone con un desiderio egoistico molto potente, che sono cadute in quel desiderio e che si sono elevate sopra di esso avendo compreso che hanno bisogno di fare ciò che è giusto e non ciò che appaga il loro ego.

Forse, più rilevante ancora è il fatto che essere giusti o ingiusti non è un tema della nostra società attuale. Non abbiamo la necessità di cercare persone rette o benefattori generosi; dobbiamo creare una società giusta ed equa di modo che non vi siano bisognosi costretti a dipendere dalla generosità altrui.

Per riuscire in questo intento dobbiamo creare un sistema educativo in grado di trasmettere valori e non informazioni. L’umanità potrebbe vivere molto bene senza deprivazione e scarsezza se solo le persone si sentissero connesse e si prendessero cura le une delle altre. Il nostro problema, dunque, non è che non ci siano sufficienti persone come il generoso signor Mané, ma che tutti noi, quasi senza eccezioni, siamo assorbiti da noi stessi. Abbiamo bisogno di un sistema educativo globale che ci insegni come siamo tutti connessi e dipendenti gli uni agli altri. Poiché la dipendenza è reciproca, siamo obbligati a prenderci cura gli uni degli altri. Solo un sistema educativo globale impostato in questa maniera ci potrà formare al pensiero comune e metterci nelle condizioni di costruire assieme un mondo migliore.

Auguro a tutti noi di essere ricchi, non di denaro, ma ricchi d’amore per il prossimo. Questo è l’unico benessere di cui abbiamo bisogno.

 

Didascalia foto:
Sadio Mané, neo acquisto del Bayern Monaco, festeggia con il trofeo in occasione della partita di calcio di Supercoppa tedesca tra RB Lipsia e Bayern Monaco il 30 luglio 2022 alla Red Bull Arena di Lipsia, Germania (Foto di Max Ellerbrake/DPPI/LiveMedia/NurPhoto)