Sete di conoscenza

Domanda: Hai sempre parlato in maniera eloquente?

Risposta: Sono sempre stato in grado di parlare perfettamente. La gente rimaneva persino colpita dal mio russo, anche se non ho studiato nulla di specifico. Ma ho letto decine di migliaia di libri. Sono sempre stato molto curioso. Avevo un abbonamento per riviste tecniche come “Knowledge is Power”, “Science and Life”, “Radio”, riviste sull’arte e altro. A quel tempo giravo per tutti i musei di San Pietroburgo (all’epoca Leningrado) e Mosca.

In generale, ingoiavo tonnellate di informazioni, dato che avevo una sete insaziabile. Ma ho capito subito che non portava a nulla. Mi sono trasferito qui, dalla Russia,  principalmente per via della mia sete incolmabile per la conoscenza. Mi sembrava di non poterla acquisire lì. E infatti tutti i lavori interessanti erano fuori dalla mia portata.

Tuttavia, quando mi sono trasferito qui, è successa la stessa cosa. Inoltre, tutta la mia vita cosciente, dai 18 ai 30 anni, l’ho passata a cercare e allo stesso tempo ho sofferto molto di un’ulcera del duodeno che mi ha provocato una terribile emorragia. Un amico medico mi disse che nulla mi avrebbe aiutato, “Hai una personalità tale, che peggiorerà”.

Non appena ho iniziato a studiare la saggezza della Kabbalah, nel giro di un anno o un anno e mezzo, mi sono reso conto che questa saggezza contiene tutte le risposte, e l’ulcera iniziò a guarire.  Dopotutto ero arrivato alla fonte che gradualmente dovevo scoprire. Ovviamente, avevo ancora una moltitudine di domande, nulla era chiaro, ed ero in un conflitto interiore, ma ero già nel tema.

Non conoscevo la Kabbalah e non la comprendevo, ma ero comunque dentro. Provavo soddisfazione a studiarla e catturarla.

Gradualmente l’ulcera sparì e non rimase nulla. Tutte le radiografie oggi sono totalmente a posto.

Più tardi, quando  iniziai a raggiungere la saggezza della Kabbalah, tutto cominciò ad assemblarsi in una singola immagine, come una canzone, un piacere, o una gioia.  Non c’era null’altro che mi serviva. Ero disposto a sedermi e restare in camera praticamente per tutta la vita, dato che vedevo l’eternità mentre scavavo in essa.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. A Man in Attainment” 7/21/13

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Espansione della Consapevolezza

Domanda: Nel mondo materiale ci sono stati di nascita e morte, infanzia e vecchiaia, e nel mondo spirituale questo viene espresso nell’espansione della percezione. Cosa significa espansione della percezione?

Risposta: Ogni volta non si muore, ma come si suol dire, si cambia “pelle”. Cambiano tutti gli strumenti, i desideri, le percezioni, facendo posto per quelli nuovi.

I cicli non arrivano totalmente ad un punto fermo, come succede nel nostro mondo, dato che li compi tu stesso. Tu stesso passi da uno stato ad un altro, e quindi sono controllati; sono desiderabili.

Una persona fa questo da sola, dentro se stessa, e raggiunge il mondo superiore. Inizia gradualmente ad espandere questi confini, a sentire se stessa in un altro.

 

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From KabTV’s “I Got a Call. Expanded Consciousness” 8/14/13

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Chi è una regina di bellezza?

Per la prima volta dal 1950, non ci sarà alcun concorso di bellezza Miss Israele in Israele e Israele non invierà alcuna concorrente al concorso Miss Universo che si terrà negli Stati Uniti a gennaio. Secondo i24 News, la decisione “ha suscitato molte reazioni, alcune di rammarico per la fine dell’evento, altre di gioia. Negli ultimi anni”, continua la notizia, “il concorso è stato criticato perché le donne vengono giudicate solo in base al loro aspetto fisico”.

Sono d’accordo con i critici. Non credo che la lunghezza delle gambe di una donna sia un metro di misura della sua bellezza.  Inoltre, com’è possibile decidere chi sia la donna più bella del mondo quando ogni razza ed etnia ha un suo aspetto caratteristico?  Come possiamo paragonare lo standard di bellezza giapponese con quello europeo, e chi può dire chi sia la più bella?

Per far finta che queste ragazze non siano trattate come oggetti, i giudici pongono alle concorrenti domande sciocche, alle quali nessuno si aspetta che rispondano sinceramente. Se dovessimo credere a loro, penseremmo che tutte le ragazze desiderano la pace nel mondo e che sono tutte profondamente preoccupate per il cambiamento climatico.

Un mio studente mi ha raccontato che il concorso sta perdendo popolarità e ha chiesto la mia  opinione a riguardo.  Ero contento di sentirlo; credo che potrebbe essere indicatore del fatto che stiamo maturando e stiamo iniziando a guardare oltre alle apparenze fisiche. 

È ora di iniziare a cercare la bellezza interiore perché, in fin dei conti, è questo che rende felici le persone. Quando si cerca la bellezza interiore di una donna, si scopre che non è possibile misurarla. Questo vale non solo per le donne, ma per tutte le persone. Quando si cerca la loro bellezza, questa è sempre nascosta.

La bellezza di una persona si evolve nel tempo. È definita dai legami con le altre persone e con l’ambiente. Le persone belle sono persone premurose, che comprendono i dolori e le difficoltà degli altri e vogliono aiutarli a stare meglio.

Questi sentimenti sono un dono, ma possiamo anche svilupparli. Una volta riconosciuto il nostro egocentrismo, possiamo imparare a cambiare.

Non si tratta di un processo che si può intraprendere da soli, ma se noi, come società, decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza della cultura dell’Io! Io! Io! potremmo imparare a pensare di più in termini di Noi! e meno in termini di Io! Questo farà un gran bene a tutti. È certamente un modo migliore di promuovere la pace nel mondo rispetto ai concorsi di bellezza di Miss Universo.

Il Sistema della domanda d’oro

Il mio amico e studente Semion mi ha chiesto di una cosa chiamata:  “Il sistema della domanda d’oro”. Mi ha raccontato che nel 1994 Jeff Bezos, fondatore e presidente esecutivo di Amazon, aveva deciso di lasciare il fondo speculativo di cui era vicepresidente per avviare una libreria online. Il suo capo gli chiese di riconsiderare le sue dimissioni e gli diede quarantotto ore per pensarci, dicendogli che gli avrebbe dato un aumento se avesse scelto di restare. Durante quelle quarantotto ore, Bezos rifletté a lungo. Immaginò di avere ottant’anni e di rimpiangere di non aver portato a termine la sua decisione. Si rese anche conto che se non avesse avuto successo, non se ne sarebbe pentito. Decise quindi di procedere con sue dimissioni e di fondare la libreria online che sarebbe poi diventata Amazon.

Questa serie di domande, ha detto Semion, è chiamata: “Il sistema della domanda d’oro”. In sostanza, incorpora cinque domande, che in realtà sono una sola: “Come mi sentirò riguardo alla mia decisione domani, tra una settimana, tra un mese, tra cinque anni e tra vent’anni?”

Le domande sono molto importanti. Quando ci si trova di fronte a un bivio nella vita, è importante porsi la domanda giusta. Secondo me, in questi momenti, la domanda da porsi è: “Con quale risultato voglio arrivare alla fine della mia vita?” o “A quale tipo di conclusione voglio arrivare alla fine?”.

Non è una situazione semplice. Se senti che ti perderesti qualcosa non facendo ora un salto nell’ignoto, allora dovresti seguire l’istinto poiché altrimenti potresti passare il resto della vita pentendoti di non averlo fatto. D’altra parte, se il salto non dovesse avere successo, quale sarebbe il prezzo del fallimento?

Pertanto, non dobbiamo prendere queste decisioni alla leggera e non possiamo stravolgere la nostra vita un giorno sì e l’altro pure. Tuttavia, una o due volte nella vita, dobbiamo fare dei cambiamenti radicali. Se evitiamo di prendere decisioni e rimaniamo esitanti, non otterremo nulla e ce ne pentiremo sempre.

Come tutti, ho avuto i miei momenti critici nella vita, che hanno richiesto decisioni radicali. Una di queste è stata lasciare l’Unione Sovietica e trasferirsi in Israele. Un’altra decisione, ancora più radicale, è stata quella di abbandonare un’attività che stava fruttando milioni di dollari letteralmente per nulla, e di rimanere fedele al mio insegnante RABASH. Non mi sono mai pentito di nessuna delle due decisioni, nemmeno per un minuto.

Avevo un obiettivo nella vita, c’era una reale opportunità di raggiungerlo e avrei rinunciato a qualsiasi cosa per ottenerlo. Ne è valsa la pena. Ora ho quello che volevo davvero nella vita e non ho bisogno di oro, denaro, auto o altro.

Per me, il modo di gestire le svolte della vita non è stato quello di guardare indietro, ma di guardare avanti, all’ultimo giorno della mia vita, e chiedermi: Quale sarà la conclusione della mia vita, il risultato finale?

Dovevo essere consapevole che, indipendentemente dal successo o meno, e anche se avessi commesso degli errori, mi ero impegnato. Questo è ciò che conta: che mi sono impegnato, che ho fatto del mio meglio per riuscirci.

La vita ha uno scopo; dobbiamo essere pronti ad affrontarlo e quando arriva l’opportunità di realizzarlo, dobbiamo essere pronti a saltare verso l’ignoto.

Didascalia della foto:
L’amministratore delegato di Amazon.com Jeff Bezos parla con i giornalisti durante la conferenza stampa a New York, in cui è stato annunciato il raggiungimento di un accordo per il rilancio di Borders.com come sito Web di marca supportato dalla piattaforma di e-commerce di Amazon.com, l’11 aprile 2001.

Il nostro futuro è l’eternità?

Uno studente mi ha detto di aver letto che il famoso futurologo Ray Kurzweil sta per pubblicare un nuovo libro intitolato: “The Singularity is Nearer”. A quanto pare, si tratta di uno sviluppo o di un’elaborazione delle idee che Kurzweil aveva presentato nel suo libro precedente: “The Singularity is Near”. Secondo l’articolo che ha letto il mio studente, Kurzweil prevede che entro il 2032, tra dieci anni, le tecnologie mediche saranno così avanzate che potremo vivere per sempre. Il mio studente ha chiesto la mia opinione sulla prospettiva della vita eterna.

Ebbene, per quanto mi riguarda, non riesco a capire cosa ci sia di buono nel vivere per sempre. A parte il clamore che suscita la morte, quali vantaggi mi dà il fatto di non morire mai e poi mai?

So che i libri sacri ci narrano che nel Giardino dell’Eden c’è la vita eterna, quindi se possiamo vivere per sempre, sarà il paradiso in terra. Tuttavia, se nessuno muore, questo pianeta sarà il paradiso in terra? A me sembra un modo sicuro per creare l’inferno sulla terra.

Inoltre se viviamo per sempre, quali sogni e speranze avremo?  Che senso ha vivere qui se non c’è alcuna pressione per realizzare qualcosa?

La vita ci viene data per un periodo di tempo limitato al fine di utilizzarla per ottenere qualcosa, per fare qualcosa. La vita ci viene data perché usiamo il nostro tempo qui per raggiungere la spiritualità, non per rimanere per sempre confinati nell’esistenza fisica.

Spiritualità significa estendere me stesso, andare oltre l’io e connettersi con la radice comune di tutti noi. In parole più semplici, spiritualità significa sentire tutta l’umanità, e in definitiva tutta la realtà, come un unico corpo, o meglio, come un’unica entità che non ha né inizio né fine. È l’opposto della vita fisica eterna, dove il tempo si dilata all’infinito. Vita spirituale significa vivere senza tempo.

Una vita tale non avviene quando perpetuiamo il corpo, ma quando ci innalziamo al di sopra di esso e anziché pensare solo a noi stessi, pensiamo a tutti gli altri. Attualmente, siamo assorti in noi, dato che vogliamo servire solo noi stessi. Se volessimo servire gli altri, li sentiremmo proprio come attualmente sentiamo noi stessi. Quando si sentono gli altri in maniera tangibile come si sente il proprio corpo, non si è più confinati nel proprio corpo. Di conseguenza, non siete confinati a nessuna delle limitazioni del corpo, tra cui la vita, la morte o qualsiasi concetto di tempo.

Il glorioso futuro non è pia illusione; è il futuro dell’umanità. Avverrà non appena smettiamo di pensare solo a noi e iniziamo veramente a pensare agli altri. Quanto prima cambieremo il nostro stato d’animo, tanto prima inizieremo quella vita beata. Se procrastiniamo, continueremo a lottare finché non ci renderemo conto che servire l’ego non paga e intraprenderemo il cammino spirituale. Se ci affrettiamo, intraprenderemo il cammino spirituale senza dover prima soffrire.

Foto: Ed Schipul

Si può salvare il pianeta danneggiando l’arte?

Dall’inizio dell’anno sta crescendo una nuova moda tra gli attivisti per il clima, quella di danneggiare i più importanti tesori storico-artistici al fine di aumentare la consapevolezza sul cambiamento climatico. Finora ci sono stati dodici incidenti, sei dei quali accaduti nell’ultimo mese. Gli episodi includono il lancio di purè su “Il pagliaio” di Monet, di zuppa di pomodoro su “I Girasoli” di Van Gogh e di sangue finto sui “Clown” di Toulouse-Lautrec. Altri attivisti invece si sono attaccati con la colla allo scheletro di un dinosauro al Museo di Storia Naturale di Berlino e a “La ragazza con l’orecchino di perle” di Vermeer. Per lo più i visitatori dei musei hanno attaccato gli attivisti in azione chiedendosi in generale come questi atti possano di fatto essere connessi al bene comune.

Concordo pienamente con l’ira dei visitatori.  Queste pagliacciate non impressionano nessuno e niente cambierà, né nell’ambiente e né nella consapevolezza della società.  

Anzi peggio, perché anche diventando più consapevoli riguardo al cambiamento climatico, non saremmo in grado di farci nulla, perché nonostante tutto il clamore mediatico sulle emissioni dei gas serra, noi non sappiamo cos’è che davvero provoca il cambiamento climatico e quel poco che sappiamo non aiuta molto. Ogni eruzione vulcanica ad esempio emette così tante impurità che l’umanità ci metterebbe mesi a stabilirne la quantità. Tuttavia, nonostante al momento ci siano eruzioni vulcaniche in tutto il mondo, queste non vengono prese in considerazione tanto quanto il cambiamento climatico.

E lo stesso accade per il gas metano. L’umanità è accusata di inquinare l’atmosfera con le tossine dei gas serra ma le emissioni delle paludi e dello scioglimento del permafrost in Siberia, Canada e Alaska sono così elevate che in confronto il nostro “contributo” all’inquinamento diventa minuscolo.

Come se non bastasse, la Corrente del Golfo continua a diminuire, incidendo negativamente sia sul clima dell’Europa che su quello del Nord America. Un articolo pubblicato lo scorso Aprile su Severe Weather Europe avverte che “la Corrente del Golfo e tutta la circolazione atlantica si stanno avvicinando a un punto critico di collasso”. C’è qualcosa che possiamo fare per fermare tutto questo?

In breve, l’ecosistema globale è troppo grande e soprattutto troppo complesso per essere compreso. Noi non sappiamo cosa esattamente dobbiamo fare o non fare per invertire o almeno rallentare il cambiamento climatico. 

Comunque il nostro problema non è che è il clima terrestre ad essere troppo difficile da capire ma è che siamo troppo concentrati nel provare a capire questo anziché il vero responsabile, l’unico che causa tutti i nostri problemi, non solo quello del cambiamento climatico: la natura umana. Ci sono un’infinità di altri problemi oltre il cambiamento climatico e tutti scaturiscono dalla stessa ragione, cioè dalla natura umana che è corrotta, marcia dentro.

Il danneggiamento di opere inestimabili provoca ira non perché la gente è arrabbiata a causa del cambiamento climatico. Ci si arrabbia perché gli attivisti mostrano la loro natura corrotta, la mancanza di cura e di considerazione dei sentimenti degli altri, nonché la volontà di distruggere alcuni dei beni più preziosi dell’umanità per soddisfare i propri capricci.

Se ci concentrassimo ad adeguare la nostra natura umana al mondo in cui viviamo, non dovremmo affrontare la miriade di problemi che noi stessi causiamo. Chi inquina la terra, l’acqua, l’aria? Chi uccide ogni anno milioni di persone per mera soddisfazione dell’ego?

Chi sta depauperando le nazioni e sfrutta donne e bambini? Chi traffica schiavi destinati a lavoro duro e abusi sessuali? Chi lucra su farmaci di cui tutti hanno bisogno, per malattie che potrebbero essere prevenute? Chi rende milioni di giovani dipendenti dalle droghe ogni anno?  E, peggio di tutti, chi incolpa gli altri per qualcosa che egli stesso provoca? È sempre lo stesso che fa tutto questo: il nostro ego. Finché non lo rimetteremo a posto, non risolveremo nulla.

Fino a quando eviteremo di ammettere che il problema siamo noi, non quello che facciamo ma proprio noi stessi, le cose continueranno a precipitare.  Potremmo vedere guerre mondiali nucleari, disastri naturali di proporzioni senza precedenti che devastano l’umanità, eventi climatici estremi che bruciano o congelano paludi così vaste da creare troppi rifugiati climatici da gestire, eruzioni vulcaniche, terremoti e tsunami di intensità tali che i nostri sforzi per proteggerci sarebbero troppo piccoli, piaghe per le quali le persone cadono come mosche e molte altre sofferenze che la natura può  infliggere su di noi. La natura è molto creativa quando si tratta di punizioni e non cesserà di esserlo fino a quando non ci renderemo conto che il problema non è quello che facciamo, ma quello che siamo.

Didascalia della foto:
Attivisti nel museo di storia naturale di Berlino.

 

Al limite

C’è una ragione per il dibattito apocalittico che prevale così tanto ultimamente.  La minaccia che il conflitto Russia -Ucraina diventi nucleare con la centrale di Zaporizhzhya diventata ormai punto centrale di contesa, la crescente tensione tra Cina e Taiwan con il diretto coinvolgimento degli Stati Uniti, la costante minaccia atomica della Corea del Nord. Tutto questo e altro ancora danno l’inquietante sensazione di un mondo sull’orlo del disastro. Ci sono già condizioni, meno catastrofiche, ma comunque molto dolorose. L’impennata dell’inflazione sia negli Stati Uniti che in Europa, accompagnata dalla recessione, insieme ai violenti cambiamenti climatici, non fa che esasperare la situazione.

Queste emergenze avvengono simultaneamente perché siamo davvero al limite. Ci stiamo dirigendo verso una nuova era in cui il nostro modo di vivere di una volta, quello egoistico, sarà obsoleto.

Stiamo passando dall’era dell’egoismo a quella di una connessione e dipendenza reciproca tali che i pensieri egoistici, tanto meno le azioni egoistiche, non saranno più tollerate. Dovremo imparare  a essere reciprocamente rispettosi, all’inizio e a prenderci cura l’uno dell’altro, alla fine. Non potremo scegliere di evitare di preoccuparci per il prossimo, perché questo significherebbe non sopravvivere.

Non ci sarà un mondo cattivo. Al contrario, ci sarà un mondo dove ognuno è responsabile e si prenderà cura di tutti gli altri, un mondo dove non dovremo preoccuparci di noi stessi perché ognuno lo farà per noi. Sarà un mondo senza abusi, guerre o crimini. L’unico crimine sarà la mancanza di considerazione, l’egoismo.

Indubbiamente queste parole sembrano impossibili oggi. In effetti, siamo ancora lontani. Peraltro, rivoluzioni di questo tipo non avvengono dall’oggi al domani; questi sono processi ma ci siamo già ampiamente dentro.

La ragione per cui scrivo riguardo a questo adesso è che siamo già al limite. Dobbiamo iniziare a familiarizzare con concetti e regole che governeranno la nostra vita in futuro, perché prima le conosciamo e iniziamo a seguirle, più morbido sarà il passaggio.

Se opponiamo resistenza al percorso dell’evoluzione, le situazioni minacciose che stiamo vedendo oggi si materializzeranno. Se li accogliamo, i cambiamenti avverranno in modo morbido e piacevole.  Spero che sceglieremo il secondo.

Immagini:

1) Mucche sopravvissute all’uragano Florence, bloccate su un portico, circondate da acque alluvionali. North Carolina, USA.

2) Foresta di alberi di lava causata dall’eruzione di una linea di bocche di 1 km a est di Pu’u Kahaulea, sul vulcano Kilauea dell’isola di Hawaii.

Che cosa trovo nella saggezza della Kabbalah

Un paio di settimane fa, un giornalista della rivista femminile francese Fémitude  mi ha scritto per chiedermi se fossi disposto a rispondere a una domanda per un articolo che stava scrivendo sulla saggezza della Kabbalah. La domanda era: “Cosa sta cercando di scoprire il Dottor Laitman attraverso la Kabbalah?”, aggiungendo che intendeva includere la mia risposta nel suo articolo.

Sono stato felice di risponderle perché mi fa molto piacere che in Francia ci sia interesse per la saggezza della Kabbalah, ma ancora di più perché si tratta di una rivista femminile e il ruolo sempre più rilevante che le donne ricoprono nella società, con mia grande gioia, rende ancora più importante che sappiano cos’è la Kabbalah e cosa dà.

Nel corso degli anni si sono diffusi molti miti su ciò che è la Kabbalah e le sono stati associati miti e storie di magia e idee esoteriche di ogni tipo. La vera Kabbalah, quella autentica, non ha nulla a che fare con misticismo, magia, amuleti o cose del genere.

La saggezza della Kabbalah studia le forze naturali e fisiche, proprio come la fisica di Newton studia le forze fisiche. La differenza tra le forze studiate da Newton e quelle studiate dalla Kabbalah è che gli strumenti non possono rilevare le forze di cui parla la Kabbalah. Per studiare le forze di cui parla la saggezza della Kabbalah, dobbiamo cambiare il nostro stesso io, la nostra natura.

La nostra natura intrinseca si concentra sull’interesse personale. Di conseguenza, vediamo il mondo come elementi separati bloccati in una lotta per la sopravvivenza. La Kabbalah dimostra che in verità non c’è lotta, ma complementarietà e sostegno reciproco. Tuttavia, per scoprirlo, dobbiamo cambiare la nostra percezione del mondo da egocentrica a olistica e inclusiva. Altrimenti, interpreteremo male tutto ciò che vediamo, in base alla nostra mente egoistica.

Una volta cambiati, scopriamo che il mondo non è composto da elementi che lottano l’uno contro l’altro per la sopravvivenza, come nel motto “la sopravvivenza del più forte”. Piuttosto, le forze dell’universo si equilibrano e si sostengono a vicenda. La battaglia esiste solo nella nostra mente, ma non possiamo vederla finché non acquisiamo una nuova prospettiva, come se passassimo da una visione bidimensionale a una visione tridimensionale.

La saggezza della Kabbalah abbraccia l’aver cura degli altri,  la solidarietà e l’unione.  Lo fa non solo perché è un modo di vivere più bello, anche se sicuramente lo è.  Se questa fosse l’unica motivazione, saremmo in una lotta costante contro la nostra natura, che cerca continuamente di tornare al narcisismo. La saggezza della Kabbalah sostiene valori pro-sociali e pro-umanità, perché quando espandiamo la nostra visione e riusciamo a vedere gli altri, vediamo la realtà effettiva e iniziamo a percepire le forze che una mente egocentrica non può cogliere. Una volta scoperto come funziona davvero il mondo, non torneremo più all’egoismo.

È per questo che studio la Kabbalah: per cambiare me stesso e per vedere il mondo come è realmente. Nell’ambito dei miei sforzi, insegno anche la Kabbalah, perché quando ci si rende conto del dono che fa a chi la studia, non si può tenerla per sé, perché non ci sarebbe niente di più egoistico che tenere nascosta al mondo una simile gemma.

 

*Per scoprire di più sulla Kabbalah, visitate il mio sito, la mia pagina personale o i nostri corsi di Kabbalah

Niente spaventa più di perdere la faccia

Di tutte le nostre paure, la peggiore è sicuramente quella di perdere la faccia, di provare vergogna. Per la maggior parte di noi, il rispetto di sé conta più ogni altra cosa. Se lo perdiamo, spesso preferiamo morire. Nessun’altra specie, oltre all’uomo, ne è dotata. Gli animali pensano solo a portare avanti la loro esistenza nel modo materialmente più confortevole possibile. Se incontrano un animale più forte, si ritirano senza pensarci due volte e certamente senza imbarazzo. Noi, invece, potremmo scegliere di andare al confronto con chi è considerato più forte di noi con la speranza di guadagnare rispetto o perché ci imbarazza confessare che siamo più deboli di qualcun altro. 

Le complicazioni che risultano da questo comportamento, guidato dal rispetto, sono enormi. Tuttavia, nonostante tutti i problemi che il perseguimento dell’onore ci causa, questo è anche il motore dello sviluppo. Se non fosse per brama di prevalere sugli altri, non avremmo sviluppato le civiltà e saremo ancora selvaggi come i nostri antenati che vivevano nelle caverne o dormivano sugli liberi per paura di essere sbranati dagli animali.

Prendiamo ad esempio il ragazzino di 8 anni che ha scalato El Capitan insieme  al padre. La roccia, un imponente monolite di granito alto 914 metri nel Parco Nazionale dello Yosemite, in California, è una delle sfide più ambite dagli scalatori. Cosa ha spinto il padre a mettere il figlio in un rischio del genere? Il desiderio di fama, il perseguimento dell’onore, come egli stesso ha detto: ” Che settimana incredibile! Sono così orgoglioso di Sam [il nome del ragazzino].”

Per molti il rispetto vale più della vita e evidentemente, in alcuni casi, vale più della vita dei figli.

Più ci allontanano dal livello animale verso il livello umano e maggiore è il valore che diamo al rispetto piuttosto che alla vita stessa. Invidiamo tutti quelli che hanno successo in qualcosa che consideriamo lodevole, perché vogliamo noi la lode. Alcuni invidiano addirittura personaggi famosi del passato, come ad esempio sovrani o conquistatori. Altri vogliono essere i migliori del loro ambito e sperano che i successi conseguiti sopravvivano  a lungo dopo la loro morte.

Comunque il desiderio di rispetto non è per natura negativo. C’è una buona ragione in tutto, compreso questo. Seguire questo desiderio ci fa migliorare e perfezionare valori e obiettivi. Ci eleva dai desideri materiali a quelli spirituali e alla fine ci porta ad abbandonare la nostra natura, perché il nostro egocentrismo ci sembrerà vergognoso.

Quando accade questo e il nostro perseguimento egoistico di rispetto ci conduce a volere diventare altruisti, comprendiamo che se non fosse stato per la ricerca dell’onore, non saremmo giunti a un obiettivo così nobile e sublime. Affinando e raffinando i nostri valori, arriviamo a comprendere che trascendere la brama per il rispetto, e concentrarsi sugli altri piuttosto che su noi stessi, è l’obiettivo più onorevole, ammirevole e rispettabile. Chi ha raggiunto questo non persegue più il rispetto e vuole evitare le complicazioni che accompagnano questa smania.

Sarà inoltre gentile con gli altri, non al fine di guadagnarsi il loro rispetto, ma perché la gentilezza stessa è la qualità più degna di rispetto.

La società “impianta” nelle nostre menti ogni tipo di idea riguardo a cosa è rispettabile o no. Spesso queste idee sono dannose per noi e per gli altri. Colui che si eleva dalla dipendenza del rispetto della società non viene influenzato dalle idee effimere e negative che riguardano cos’è rispettabile. Questa persona sente che la sottomissione al proprio ego è la condizione più vergognosa che esiste e che prendersi cura degli altri è la più ammirevole. Quando fare questa cosa ammirevole diventerà la motivazione che muove le persone all’azione, il mondo sarà un luogo ideale dove vivere.

Credito: Joe Baker, Instagram

La facciata di neutralità di Internet è stata smascherata

Dopo aver evitato per anni questa delicata questione, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha finalmente accettato il mese scorso “di decidere se le piattaforme di social media possono essere citate in giudizio nonostante una legge che protegge le aziende dalla responsabilità legale per ciò che gli utenti pubblicano sui loro siti”, scrive il New York Times. “La causa, intentata dalla famiglia di una donna uccisa in un attacco terroristico, sostiene che l’algoritmo di YouTube raccomandava video che incitavano alla violenza. … Sezione 230 del Communications Decency Act, una legge del 1996 intesa a promuovere … Internet … La legge stabilisce che le aziende online non sono responsabili della trasmissione di materiale fornito da altri. La Sezione 230 ha anche contribuito all’ascesa di enormi social network come Facebook e Twitter, garantendo che i siti non si assumessero nuove responsabilità legali con ogni nuovo tweet, aggiornamento di stato e commento”.

Tuttavia, la tutela dalla responsabilità sembra essere stata abusata. “Un gruppo crescente di legislatori, accademici e attivisti bipartisan è diventato scettico nei confronti della Sezione 230”, prosegue la notizia, “e sostiene che essa abbia messo al riparo le gigantesche aziende tecnologiche dalle conseguenze della disinformazione, della discriminazione e dei contenuti violenti che scorrono sulle loro piattaforme”.  Però, secondo i querelanti, “le piattaforme perdono le loro protezioni quando i loro algoritmi raccomandano contenuti, indirizzano annunci o introducono nuove connessioni ai loro utenti”.

Può sembrare una battaglia legale sul potere e sul controllo, ma la Sezione 230 può costare vite umane. “In un caso”, continua il giornale, “la famiglia di un americano ucciso in un attacco terroristico ha fatto causa a Facebook, sostenendo che il suo algoritmo aveva favorito la diffusione di contenuti prodotti da Hamas”. La causa è stata respinta, ma un giudice ha affermato che “i suggerimenti algoritmici di Facebook non dovrebbero essere protetti dalla Sezione 230”.

La libertà di Internet è un problema. Poiché la natura umana ci spinge a sfruttare qualsiasi cosa per il nostro bene, quando i giganti tecnologici possono sfruttare una piattaforma promuovendo contenuti che aumentano le loro entrate, nessuna morale li inibirà. Di conseguenza, hanno promosso video di decapitazioni dell’ISIS e altri raccapriccianti atti di terrore a persone che hanno identificato come potenziali simpatizzanti. La causa sostiene che la promozione di tali contenuti non solo aumenta le vendite dei giganti tecnologici, ma incoraggia anche potenziali terroristi ad agire.

È certamente necessario limitare la circolazione di video violenti o di contenuti che incitano alla violenza. Inoltre, uno degli argomenti contro i social media è che se indirizzano contenuti specifici a persone specifiche, non sono più “cartelloni pubblicitari” non coinvolti, come sostengono, ma attori attivi nel plasmare le menti di chi usa le loro piattaforme.

Da un lato, è impossibile tornare ai tempi in cui non c’era il cosiddetto “targeting”. D’altra parte, chi deciderà in che misura e con quali criteri effettuare il targeting? Dopotutto, siamo tutti soggetti alle stesse debolezze che inducono i giganti dei social media ad approfittare delle loro piattaforme. Come possiamo quindi garantire che chi è incaricato di monitorare i contenuti non cada negli stessi errori dei proprietari delle piattaforme di social media?

L’unica soluzione che vedo è quella di avviare un processo educativo completo, approfondito e a lungo termine che ci renda consapevoli della nostra interconnessione. Solo se ci rendiamo conto, al livello più profondo del nostro essere, che quando facciamo del male agli altri, facciamo del male a noi stessi, smetteremo di sfruttarci, opprimerci, maltrattarci e danneggiarci a vicenda.

Al momento, non siamo affatto vicini alla comprensione della necessità di questo processo. Ci stiamo spingendo con insistenza in un tunnel che finirà in una guerra mondiale nucleare. Se avvieremo questo processo educativo in tempo, invertiremo la tendenza che stiamo percorrendo. Se non lo faremo, ci infliggeremo reciprocamente sofferenze inconcepibili fino a quando non ci renderemo conto di essere dipendenti l’uno dall’altro.