Cos’è più importante: la compassione o l’empatia?

Con l’empatia possiamo sentire il dolore altrui e con la compassione lo sentiamo, ma siamo in grado di gestirlo. Questo perché la compassione viene dall’amore, che è la differenza principale tra le due. 

Secondo il dizionario Merriam-Webster, l’empatia è “l’azione di comprendere, essere consapevole, sensibile e sperimentare indirettamente emozioni,  sensazioni e pensieri, passati o presenti, dell’altro senza che questi siano stati comunicati in modo oggettivamente esplicito” e la compassione significa “la consapevolezza partecipe che comprende l’angoscia altrui insieme al desiderio di alleviarla”.

Con la compassione è come se entrassimo nel mondo dell’altro e sentissimo ciò che prova. Coltivando e nutrendo questa sensazione dentro di noi, potremmo entrare completamente in un altro mondo. Comunque non veniamo coinvolti in questo processo. In genere all’età di tredici o quattordici anni siamo in grado di risuonare con la sofferenza altrui. Se venissimo poi educati a come relazionarci con tali emozioni, allora potremmo portare un enorme cambiamento in meglio nel mondo.

Possiamo insegnare la compassione in modo che le persone imparino a comprenderla e a coltivarla sempre di più. Aumentando la compassione nella società, saremo in grado di condividere la sofferenza altrui, accettandola in parte su di noi e così raggiungere una condizione in cui la neutralizziamo.

Inoltre, non ci esauriremmo per aver apparentemente preso troppa sofferenza su di noi. Al contrario, la nostra maggiore compassione e simpatia neutralizzerebbe la sofferenza, suddividendola in porzioni più piccole e portando così sollievo agli altri.

La compassione condivisa con tutti porterebbe il mondo in uno stato di beatitudine globale, che è esattamente quello che abbiamo bisogno di raggiungere. Se falliamo nell’accrescere compassione nella società, ci aspetteranno problemi sempre più grandi in futuro. Questo perché l’ego continua a crescere mentre la natura ci forza a diventare sempre più interdipendenti. In altre parole, senza unire e senza condividere le nostre sofferenze, non saremo capaci di tollerare la crescente connessione tra noi, ossia sentiremo una pressione sempre maggiore sull’ego fino a quando diventerà insopportabile.

Secondo la saggezza della Kabbalah, la compassione ha una definizione più ampia rispetto a quella del Merriam-Webster. Suddivide la grande sofferenza che esiste nella realtà. La realtà consiste in un unico enorme desiderio di ricevere, che fu creato, del quale siamo tutti parte, e in una grande luce, che è la forza dell’amore, della connessione e della dazione, che ha bisogno di riempire il desiderio completamente.

Più prepariamo un approccio compassionevole verso questo desiderio, ad esempio con un’intenzione che non sia egocentrica ma mirata all’amare, a dare e a connettersi positivamente agli altri, allora più permetteremo alla luce, quella forza positiva di amore, dazione e connessione, di penetrare il desiderio alleviando le nostre sofferenze, portando pace e armonia. In altre parole, il grande desiderio di ricevere su cui si basa la nostra realtà può essere totalmente soddisfatto solo se le nostre intenzioni puntano al beneficio altrui.

Perciò imparando come diventare compassionevoli, possiamo accelerare il tempo necessario a raggiungere l’equilibrio tra noi e con la natura. Divideremmo allora la differenza tra l’appagamento assoluto e il vuoto tra ognuno di noi e saremmo in rotta verso uno stato di beatitudine: sentire una contraddizione, un’impossibilità e un grido interiore che si trasformano in un nuovo tipo di piacere e gioia superiore. In una condizione del genere, non c’è differenza tra dolore e piacere perché si uniscono come fossero uno. In altre parole, in un livello più elevato di realtà dove siamo più connessi correttamente, il dolore diventa piacere, perché li compensiamo.

La sofferenza ci viene data al fine di invertirla in piacere. Più grande è il dolore, di conseguenza, più grande è il piacere. Quando sapremo bilanciare questi opposti, arriveremo in un assoluto nuovo tipo di piacere e sensazione della realtà.

“Gaslighting”. Parola dell’anno di Merriam-Webster

“In quest’epoca di disinformazione, di ‘fake news’, di  teorie cospirative, di troll su Twitter, e deep fakes, gaslighting è emerso come una parola del nostro tempo”, hanno scritto i redattori del dizionario guida, nella  spiegazione della loro scelta, aggiungendo che “il 2022 ha mostrato il 1740% di aumento nelle ricerche di gaslighting, con un elevato interesse durante tutto l’anno”.

Il “gaslighting”, secondo il Webster è la ‘manipolazione psicologica di una persona, di solito per un periodo di tempo prolungato, che induce la vittima a mettere in dubbio la validità dei suoi pensieri, della percezione della realtà, o dei ricordi e conduce tipicamente a confusione, perdita di fiducia e autostima, incertezza sulla propria stabilità  emotiva o mentale, e  una dipendenza dall’esecutore”. Sembra un reato grave, e lo è, ma è anche la realtà della nostra vita. 

I Governi e le grandi imprese praticano il “gaslighting” come routine. E’ così perché cercano di perpetuare il loro potere o la loro popolarità. Se vogliamo essere in grado di fare scelte libere e indipendenti, dobbiamo fare sforzi  continui e consapevoli, e anche in questo caso, il successo non è garantito. 

Il “gaslighting” è un tentativo che non nega solo i diritti sanciti dal Primo Emendamento, ma persino il diritto e la possibilità di praticare un pensiero libero. Peggio ancora, è un tentativo di negarci la libertà di pensiero facendoci credere che il nostro pensiero manipolato sia in realtà il nostro pensiero libero, che abbiamo stabilito e coltivato da soli e di nostra volontà. 

Sorprendentemente, la stragrande maggioranza della gente non ha alcuna obiezione all’asservimento della propria mente. Preferiscono un comodo oblio purché la vita scorra liscia. Pensare è faticoso e la maggior parte delle persone preferisce evitare lo sforzo quando non è necessario.

Ma per coloro che usano la mente, la consapevolezza non è sufficiente. Per essere liberi dalla manipolazione della loro mente, le persone devono costruire la propria mente, la propria spina dorsale. Devono dubitare di tutto, informarsi su tutto, essere pronti e disposti a cambiare spesso idea, ammettere i propri errori e sviluppare gradualmente una percezione personale del mondo.

Ma soprattutto devono essere disposti a subire il rimprovero e la condiscendenza della maggioranza “gaslighted“. Una volta costruita una spina dorsale sufficientemente forte, è possibile affrontare con fiducia i manipolatori e i loro messaggeri. 

Sembrerebbe che solo individui molto forti e determinati possano farlo, ed è vero che non tutti possono affrontare il disprezzo dei manipolati. Tuttavia, le persone possono essere istruite e tirate fuori dalla prigione in cui sono tenute le loro menti. Anche se le persone non sono naturalmente resistenti alle influenze esterne, possono imparare a vedere il mondo senza i filtri imposti alla loro visione dalle parti interessate.

Non sto dicendo che dovrebbero diventare attivisti di qualsiasi tipo. Penso piuttosto che debba essere un lavoro interiore, qualcosa che una persona fa senza dichiararlo o farlo sapere. Mi rendo conto che non è semplice essere attivi solo interiormente, ma non sono favorevole all’attivismo esterno sotto forma di raduni, proteste e dimostrazioni.

Anch’io ho dovuto fare uno sforzo per sviluppare la mia comprensione del mondo. Mi sono scollegato da esso, ho costruito un muro interiore intorno a me ed è così che conduco la mia vita in modo abbastanza sereno. In questo modo, anche se il mondo esterno tenta di imporre una certa visione, posso vederla, ma non la sento. Mi limito a scrollarmela di dosso e a continuare a vivere come voglio.

All’inizio non è facile vivere in questo modo. Bisogna costruire il proprio mondo, con i propri valori, pur funzionando normalmente nell’ambiente quotidiano. Tuttavia, una volta costruito, si è liberi: Avete una prospettiva oggettiva da cui guardare il mondo in cui viviamo tutti e siete liberi di parteciparvi o meno, nella misura che preferite.

Questioni di soldi

Il testo che segue è il riassunto delle parole del Dott.Laitman nel programma El Mundo (Il Mondo).

Si dice che il denaro non sia tutto nella vita. Può essere vero, ma col denaro si può comprare praticamente tutto. I nostri desideri sono in genere divisi in sei categorie che sono: cibo, sesso, famiglia, denaro, potere e conoscenza. Il denaro, la quarta categoria, può comprare tutte le altre cinque. In altre parole il denaro è potere; è un corrispettivo che può essere scambiato per tutto quello che vogliamo o necessitiamo.

Questo è il motivo per cui in ebraico la parola kesef (denaro) significa due cose: kisuf (volere/bramare) e kisui (coprire). In altre parole il denaro può coprire (soddisfare) tutti i nostri voleri.

Più la civiltà si sviluppa, più sviluppa i suoi sistemi monetari. Siamo diventati totalmente dipendenti da esso, poiché non possiamo barattare prodotti come facevano i nostri avi, quindi dobbiamo usare qualcosa che corrisponda al valore dei prodotti che vogliamo comprare, qualcosa che sia trasferibile, accumulabile e riconosciuto equamente in tutto il mondo. E il denaro è ciò che risponde a tutti questi requisiti.

L’unica cosa che può sostituire il denaro è l’amore, dato che l’amore ci porta a dare e a ricevere in modo leale e corretto. Ma purtroppo l’amore non esiste nella società, fatta eccezione tra genitori e figli, anche se oggi nemmeno questo è scontato. In ogni caso, nella società odierna, basata sulla sfiducia, l’unico mezzo di scambio pratico è il denaro.

Tuttavia, per un numero sempre maggiore di persone, esiste qualcosa che vale più del denaro, nonostante tutto quello che si può comprare. Queste persone cercano qualcosa che il denaro non può proprio acquistare. Col denaro si può comprare tutto, ma non la spiegazione del significato della vita stessa, il suo scopo!

Di solito, quando siamo più giovani, ci concentriamo maggiormente sul guadagno di denaro, pensando che sia questo a renderci felici e a farci sentire sicuri. Quando maturiamo e raggiungiamo i trenta o i quarant’anni, ci rendiamo conto che forse abbiamo guadagnato abbastanza soldi per garantirci la vita, più o meno, ma non sappiamo perché viviamo. “Ok, sono nato, ho vissuto finora e ho dei figli che vivranno dopo di me. Ma ora mi aspettano altri decenni di vita, in cui passerò attraverso gli eventi senza capire a cosa serva tutto questo”.

Pensiamo a tutto ciò che facciamo nella vita: sappiamo sempre cosa vogliamo ottenere. Come possiamo quindi continuare a vivere la vita stessa senza sapere perché siamo qui? Nessuna somma di denaro può rispondere a questa domanda, ed è per questo che la maggior parte delle persone ha persino paura di ammettere a se stessa di essersela posta.

La mia opinione personale , come persona che si occupa molto più del significato della vita che del finanziamento di soddisfazioni effimere, è che il denaro dovrebbe coprire le nostre necessità di base. Dovremmo averne abbastanza per assicurarci la salute, una casa, l’istruzione e il cibo per noi stessi e per le nostre famiglie. Oltre a questi bisogni basilari, io non provo piacere nell’accumulare contanti; preferisco spendere il mio tempo a sviluppare i livelli più elevati della vita, quelli che hanno a che fare con lo scopo dell’esistenza, non quelli che mi assicurano l’esistenza materiale.

C’è anche un altro punto: chi persegue il denaro e altri piaceri corporei non è mai veramente soddisfatto. Se si accontentano di ciò che hanno, è solo perché sono troppo stanchi o timidi per cercare di ottenere di più, ma non è detto che non desiderino di più. Queste persone non possono mai essere soddisfatte perché la stessa soddisfazione dei loro desideri li fa crescere. La sensazione di vitalità viene dal soddisfare i nostri desideri e, una volta soddisfatti, non ci sentiamo più vivi in quanto non ci sono più desideri da soddisfare. Come risultato, emergono in noi desideri nuovi e più intensi. Al contrario, colui che aspira a conoscere lo scopo della vita è sempre soddisfatto perché non ha bisogno di raggiungere qualcosa per sentirsi felice. La ricerca stessa lo fa sentire vivo e pieno di energie. Una volta che ha imparato qualcosa, anch’egli vuole apprendere di più, ma non è la conoscenza il suo scopo, bensì l’apprendimento stesso, che rende l’individuo soddisfatto e carente allo stesso tempo.

Per queste persone, il denaro non conta. Tutto quello che conta è apprendere ed esplorare il mondo in cui vivono, il modo in cui funziona, perché funziona così e come possono farlo funzionare meglio.

Che cos’è la mancanza di equilibrio per raggiungere l’armonia?

Domanda: Immaginiamo che una persona sia costantemente in dubbio e cerchi di usare il suo intuito, ma senza comprenderlo del tutto. Che consigli daresti per aiutarla a prendere delle decisioni da uno stato armonico, senza squilibri, quando la persona non è sicura di cosa sia giusto o sbagliato, partendo dall’equilibrio?

Come possiamo prendere decisioni da uno stato semplice per poi intraprendere passi aggiuntivi?

Risposta: Se una persona cerca l’armonia da uno stato semplice, di solito la ottiene riducendo le sue azioni: spostarsi meno, pensare meno, preoccuparsi meno, sentire meno, vedere meno e così via. La cosa migliore è prendere un sonnifero e addormentarsi.

In altre parole, non abbiamo alcuna armonia, ma cerchiamo di raggiungerla bilanciando correttamente le forze che agiscono su di noi. Ci riferiamo a questo come armonia, anche se non lo è affatto, ma è una neutralizzazione reciproca degli stimoli.

Domanda: Quindi l’equilibrio e l’armonia non sono la stessa cosa?

Risposta: No. Il fatto è che dobbiamo capire come restringere noi stessi per non perdere l’armonia che si è raggiunta e non cadere nello squilibrio.

Commento: Quando ci penso, mi ricordo sempre dell’esempio di un funambolo. Sembra che stia camminando lungo linea e ogni passo debba essere in equilibrio altrimenti cadrà. Allo stesso tempo, non si tratta di uno stato armonico, ma di uno sforzo e un controllo costante in ogni momento.

La mia risposta: Possiamo dire che questo è l’equilibrio corretto, l’armonia corretta. Ad ogni modo, bisogna costantemente considerare le conseguenze future nel proprio subconscio e dimostrare a se stessi di poter sempre stare in equilibrio.

Domanda: Cosa manca all’equilibrio per diventare armonia? Bisogna aggiungere qualcosa?

Risposta: La conoscenza del futuro, delle forze che agiscono su di te, delle tue capacità, e del mondo che ti circonda. Tutto questo può portare molto lontano.

Commento: Di conseguenza, ci sono molti più elementi da aggiungere.

Risposta: Certamente.

 

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From KabTV’s “Kabbalah Express” 11/18/22

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Il potere del collettivo

Domanda: Quando viene dato un esempio in un gruppo Kabbalistico, si inizia a capire che non si sta completando qualcosa. Un gruppo Kabbalistico può fare d’esempio al mondo? Le persone potranno sentire che abbiamo una relazione bilanciata ed essere attratte da questo?

Risposta: Saranno attratte da due forze. Una forza è la sofferenza, che spinge le persone da dietro, e la seconda forza è il bene, che tira dal davanti.
Tutto dipende dalla forza dell’ambiente che agisce su di tutti. È nel potere del collettivo far sì che una persona non sia in grado di pensare diversamente. Non potrà farlo poiché è un essere singolo e piccolo nel campo collettivo. E se questo campo inizia ad agire correttamente su di lui, sarà obbligato ad obbedire.

Entrare nel collettivo o disconnettersi da esso è una libera scelta della persona. E quando entra, l’ambiente agisce già su di lui, ed egli scorre insieme a tutti gli altri, senza problemi.

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Da KabTV “Ho ricevuto una chiamata. Un esempio vivente” 3/12/13

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Elon Musk contro Twitter

Nelle ultime settimane, il nuovo proprietario di Twitter, Elon Musk, ha pubblicato quelli che sono noti come i “Twitter Files”. I “file” sono documenti di corrispondenza interna tra ex dirigenti dell’azienda, che Musk ha licenziato non appena l’ha acquistata. I documenti rivelano l’inserimento di prassi nella lista nera di giornalisti e politici conservatori, tra cui l’allora presidente Donald Trump, il blocco dei tweet che non rientravano nell’agenda politica dell’azienda e la soppressione di notizie che non promuovevano la causa liberale, come la vicenda, ora verificata, del computer portatile di Hunter Biden.

Non ho dubbi sul fatto che Musk sapesse cosa stava comprando quando si è lanciato nell’affare. Sono sicuro che non solo Musk, ma molte altre persone hanno fatto dei controlli per lui e gli hanno detto cosa stava succedendo nell’azienda. Questo spiega anche perché la prima cosa che Musk ha fatto quando ha preso in mano la società è stata quella di licenziare i vertici dell’azienda.

Non credo che l’intenzione di Musk sia quella di ripulire il mondo dal male o dai malfattori. Se così fosse, sarebbe già stato “ripulito” dai malfattori. Ad ogni modo, sono molto favorevole alle denunce di Musk e il fatto che sia riuscito a sopravvivere finora significa che è fortunato o che c’è in gioco qualcosa di cui non sono a conoscenza.

Eppure, Twitter  è soltanto una delle piattaforme. Non c’è dubbio che la situazione non sia diversa in Facebook, o in qualsiasi piattaforma che sia un centro in cui miliardi di persone si trovano e possono essere influenzate. Alla fine, il nome del gioco in questo caso è potere e controllo. Questo è il motivo per cui gli ex dirigenti di Twitter hanno fatto ciò che hanno fatto e per cui tutti i grandi media tecnologici e le società internet manipolano i dati. Questo è anche il motivo per cui l’FBI, secondo i file di Twitter, è stata coinvolta nelle manovre.

Il punto fondamentale è che chi controlla i servizi di informazione, controlla ciò che la gente sa e chi controlla ciò che la gente sa, controlla ciò che essa pensa. Quando si controlla ciò che le persone pensano, non c’è limite a ciò che si può fare su di loro. Questo è l’obiettivo finale delle grandi aziende tecnologiche: potere e controllo per il bene del potere e del controllo.

Non so se Elon Musk sia alla ricerca di potere e controllo o di qualcos’altro. È stato un pioniere dell’alta tecnologia per molti anni e ha fondato Tesla e SpaceX, ma Twitter è una novità per lui. Dove lo porterà non lo sa nessuno e potrebbe portarlo ad avere legami di ogni tipo con varie aziende e persone. In ogni caso, sono sempre favorevole alla trasparenza e all’esposizione dei problemi, perché è l’unico modo per riconoscere i problemi e i malfunzionamenti e quindi ripararli. Pertanto, qualunque sia la motivazione di Musk, purché porti alla luce la verità, sono favorevole.

La forza che è l’armonia

Domanda: La forza che organizza il sistema in uno stato di armonia è al di sopra dell’armonia? È qualcosa al di sopra dello stato che una persona percepisce come ideale?

Risposta: La corretta interazione di tutte le parti del sistema, quando ogni parte agisce in modo da portare tutte le altre all’equilibrio reciproco, è il risultato desiderato dello sviluppo.
La forza su cui una persona deve fare affidamento per poter raggiungere l’armonia è una forza comune che è al di fuori del sistema. Questa è l’unica forza. Da sola, è in armonia. Non ha bisogno di portarsi in equilibrio, o aspettarsi influenze future per essere in armonia poiché essa stessa è armonia.

Domanda: Qual è il punto di contatto con questa forza? A cosa dovrebbe prestare attenzione una persona?
Risposta: Al fatto che ogni volta deve portarsi il più possibile nello stato di armonia.

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From KabTV’s “Kabbalah Express” 11/18/22

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Comprendere Torah e Mitzvot spirituali

Forse la misura chiave della propria devozione religiosa è il grado di osservanza dei comandamenti della propria confessione. Nell’Ebraismo ortodosso, ciò può significare l’osservanza di determinate regole alimentari o la recita di determinate preghiere di ringraziamento in certi momenti o situazioni della giornata. Per i Musulmani può essere osservare il digiuno del Ramadan e recarsi in pellegrinaggio alla Mecca, mentre per i Cristiani può essere andare in chiesa la domenica o, se si è Cattolici, confessarsi.

Nell’Ebraismo, i comandamenti sono chiamati Mitzvot e una persona è considerata religiosa quando osserva ciò che è chiamato Torah e Mitzvot, cioè le Mitzvot che sono scritte nella Torah, i libri dell’Antico Testamento, e le regole che sono state stabilite in seguito e sono state dettagliate in testi successivi.

Molte persone considerano la saggezza della Kabbalah un ramo dell’ Ebraismo, o come una parte esoterica o mistica dell’Ebraismo. Alcuni la considerano addirittura come una religione vera e propria. Come kabbalista che ha ricevuto la sua conoscenza dalla fonte più autorevole,  RABASH, il figlio primogenito e successore di Baal HaSulam, posso dirvi che non è nessuna di queste cose.  La Kabbalah è un approccio scientifico alla vita. Insegna le leggi fondamentali dell’esistenza e dice cosa ci si può aspettare se le si segue. Tuttavia, lascia a voi il compito di sperimentare su voi stessi e scoprire se le leggi che insegna sono corrette o meno.

La Kabbalah quindi non è una religione, e certamente non è misticismo. Si tratta di un metodo rigoroso che si differenzia dalla scienza naturale soltanto nel fatto che il soggetto dell’esperimento è lo sperimentatore.  In altre parole, nella saggezza della Kabbalah, l’osservatore e l’osservato sono la stessa cosa. 

La scienza della Kabbalah precede la religione.  La religione ebraica che conosciamo oggi si è evoluta negli ultimi secoli della presenza di Israele nel Regno di  Giuda, circa 2.000 anni fa. La saggezza della Kabbalah iniziò con il Libro dell’Angelo Raziel, attribuito all’Adamo biblico, ma in maniera ancora più significativa con gli insegnamenti di Abramo. Anche Abramo scrisse libri, ma l’unico giunto fino a noi  è Sefer Yetzira [Il libro della Creazione].

Capire che la Kabbalah è un metodo scientifico è importante perché uno dei suoi concetti chiave è quello di Torah e Mitzvot. Tuttavia, la Torah e le Mitzvot di cui parla la Kabbalah non hanno nulla a che vedere con la Torah e le Mitzvot di cui parla l’Ebraismo.

Nella saggezza della Kabbalah, la Torah è semplicemente una legge generale della realtà.  Tutte le galassie, stelle, pianeti, tutte le persone e tutto ciò che esiste, seguono  un certo codice di leggi.  Il codice di leggi è chiamato Torah.  La parola Torah ha diverse origini, ma una  è hora’a, che significa istruzione.  Quindi, le leggi di comportamento di ogni cosa che esiste sono chiamate Torah. 

Dentro la realtà che rispetta le leggi della Torah ci sono le persone. Le persone conducono le loro vite in certi modi, pensano  pensieri diversi, e hanno ogni tipo di intenzione dietro le loro azioni. Quando conducono le loro vite secondo la legge comune della realtà, ovvero la Torah, si ritiene che seguano l’imperativo della natura [tzivui].  Questa è l’origine della parola Mitzvot   [comandamenti]. 

Ogni religione promette che se si osservano le sue Mitzvot, la vita sarà buona. La Kabbalah dice la stessa cosa, ma per una ragione molto diversa. Nella Kabbalah non c’è alcuna divinità suprema che ci premia per aver obbedito ai suoi comandamenti.  Tutto ciò che esiste sono le leggi della Torah, le leggi della realtà.  Se viviamo secondo queste leggi, la nostra vita diventa confortevole.  È come remare controcorrente o verso valle: verso valle è come obbedire alle leggi della realtà, e controcorrente significa opporsi ad esse, come facciamo attualmente perché non le conosciamo. 

Le leggi della Torah sono molto semplici: tutto è equilibrato. Dazione e ricezione sono bilanciate e mantengono un equilibrio dinamico proprio come un corpo mantiene l’omeostasi.  Se studiamo queste leggi e sappiamo come mantenere l’equilibrio con la realtà, la nostra vita diventa semplice e priva di dolore. Se non conosciamo le regole, avviene l’opposto. 

La Kabbalah ci insegna quali siano queste regole e come essere in equilibrio con tutta la realtà. Più riveliamo le leggi della realtà, più riveliamo ciò che è chiamato il Creatore, la legge che ha creato e sostiene la realtà.  La parola ebraica per Creatore è Boreh, dalle parole bore’eh  [vieni e vedi], ovvero vieni e vedi le leggi della creazione. Se le vedi, saprai come vivere una vita equilibrata e felice. È anche questo il motivo per il quale i Kabbalisti aspirano a rivelare il Bore, perché significa conoscere tutta la creazione e come comportarsi in essa. 

Come possiamo vedere, non c’è nulla di mistico o religioso nella saggezza della Kabbalah e nei suoi termini. È  molto importante tenere in mente questi concetti quando leggiamo i testi di Baal HaSulam e degli altri Kabbalisti.  

Buona fortuna nel rivelare la realtà! 

Peggio degli animali

Questa mattina, dato che stiamo studiando l’influenza dell’ambiente sociale, uno studente, spinto dalle discussioni in cerchio che stavamo facendo, ha posto con sconcerto una domanda sul tema.  Ha detto: “Studiamo che acquisiamo tutte le nostre abitudini dall’ambiente. Recentemente, cose date per scontate per migliaia di anni vengono messe in discussione e cioè gli uomini vogliono essere donne, le donne vogliono essere uomini, i bambini vogliono essere trattati come fossero gatti e gli insegnanti devono soddisfare i desideri degli alunni. Dove andremo a finire? Quanto in basso cadremo?”

La mia risposta è stata semplice e immediata: ”Diventeremo peggio degli animali, in tutto”. Mi spiego meglio: gli esseri umani possiedono caratteristiche che vanno oltre il livello animale. Questi attributi ci hanno portato a sviluppare arti, culture, religioni, etica e varie forme di governo. In una parola, hanno creato quella che chiamiamo “ civilizzazione”.

Tuttavia, quando  ne facciamo un uso improprio, questi attributi ci abbrutiscono e ci rendono inferiori a qualsiasi animale. Quando applichiamo la moralità umana agli istinti animali, che non hanno nulla a che fare con la moralità bensì lavorano in noi come in qualsiasi altro corpo animale, deformiamo la nostra percezione del mondo e creiamo distorsioni nella società.

Gli animali non fanno domande di genere e non riflettono su quale specie sono. Sono semplicemente come la biologia li ha creati. Quando introduciamo moralità nella biologia, che appartiene esclusivamente al regno degli istinti, roviniamo i nostri istinti e compromettiamo la nostra biologia.

Gli umani possono essere al di sopra di tutta la realtà o completamente al di sotto. Se abbandoniamo il livello animale e ci concentriamo su quello umano, migliorando la società attraverso maggior solidarietà e preoccupazione reciproca, eleviamo l’umanità al di sopra di tutta la creazione. Ancor di più, così facendo, diamo un contributo al mondo in cui viviamo. Al contrario, quando ci concentriamo invece nel confondere la biologia, diventiamo inferiori agli animali, perché alteriamo la società e danneggiamo la nostra etica e i nostri corpi.

L’unico modo per fare le cose giuste è occuparci delle questioni umane piuttosto che di quelle del corpo. Se ci preoccupiamo solo di aumentare la coesione sociale e la responsabilità reciproca, la gente si sentirà sicura rispetto a come è e a come comportarsi. E questo di conseguenza renderà tutti più calmi e più felici. Tutti si sentiranno connessi alle loro comunità e il nuovo livello di coesione sarà così appagante che le persone smetteranno di chiedersi se sono uomini, donne o gatti.

Perché non possiamo vedere oltre l’universo

Il nostro universo, dicono i cosmologi, è cominciato con un big bang e non ha mai smesso di espandersi da allora. Spiegano che non possiamo vedere o fare ricerche al di là dell’universo nel quale dimora il pianeta Terra. Non è per un’ottica inadeguata che non possiamo studiare al di fuori del nostro universo, ma perché le leggi della fisica rendono impossibile scoprire cosa esiste al di là del nostro universo, ammesso che esista qualcosa.  Il motivo per cui gli scienziati sostengono questo non è perché questa sia la verità assoluta, ma perché non hanno gli strumenti adatti per esplorare oltre il nostro universo. Tuttavia, tali strumenti esistono e, se li otterranno, sapranno cosa c’è là fuori e lo vedranno con la stessa chiarezza con cui ognuno di noi vede l’altro.

Quando i produttori di telefoni cellulari vogliono migliorare le loro fotocamere, possono farlo principalmente in due modi. Il primo, ovvio, è quello di migliorare l’hardware della fotocamera: gli obiettivi, l’otturatore, ecc. L’altro modo è migliorare la “mente” che decifra ciò che gli obiettivi catturano. Ciò avviene impiegando software più sofisticati, algoritmi migliori e unità di elaborazione più efficienti per gestire le capacità di calcolo che “capiscono” con maggiore precisione ciò che le lenti vedono e, in questo modo, producono un’immagine più dettagliata utilizzando le stesse ottiche.

Nello studio dell’universo, dobbiamo fare lo stesso. Per quanto le nostre ottiche possano essere perfezionate, c’è un limite che non potranno mai superare. Per andare oltre quel confine, dobbiamo migliorare la “mente” che comprende le immagini, che in questo caso siamo noi.

Percepiamo l’intero mondo attraverso una mente molto orientata agli obiettivi, e l’obiettivo è servire il proprio interesse. Se qualcosa non serve a questo interesse personale, la mente non lo percepisce. Pertanto, per cogliere ciò che va oltre il nostro interesse immediato, dobbiamo abbracciare altri “interessi” e farli nostri. In parole povere, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri tanto quanto ci prendiamo cura di noi stessi.

Pensiamo alla nostra capacità di visione. Ciascuno dei nostri occhi vede il mondo in due dimensioni. Tuttavia, quando le immagini che entrambi i nostri occhi vedono arrivano al cervello, questo le elabora e costruisce un’immagine tridimensionale. Se fossimo “bloccati” con l’immagine di un solo occhio, non saremmo in grado di vedere la profondità e non percepiremmo mai il mondo come tridimensionale.

Lo stesso vale per la nostra percezione del mondo. È come se la nostra percezione personale fosse un occhio e quella di un’altra persona un altro occhio. Finché siamo confinati alla nostra percezione, siamo vincolati ai limiti che la nostra percezione consente, una sorta di percezione “bidimensionale”. Tuttavia, se “vediamo” il punto di vista dell’altro e li fondiamo, la nostra percezione del mondo acquisterà una dimensione completamente nuova e ci darà una comprensione molto più piena e ricca del mondo.

Per raggiungere questo obiettivo, però, dobbiamo abbandonare il nostro atteggiamento egocentrico. L’immagine distorta che ci presenta è la causa di tutti gli errori che commettiamo in questo mondo, come individui, come società e come nazioni. Poiché percepiamo gli altri come un’opposizione, cerchiamo di annullarli. Se ci rendessimo conto che gli altri non si oppongono a noi, ma ci completano, saremmo in grado di accogliere la loro percezione, di fondere la nostra percezione con la loro e di creare una percezione del mondo completamente nuova e veritiera (!).

Ora, immaginiamo di poterlo fare non solo con un’altra persona (un secondo occhio, per così dire), ma con ogni persona del pianeta. Le rivelazioni che potremmo scoprire sono illimitate. In questo stato, non ci sarà davvero fine a ciò che saremo in grado di percepire attraverso la nostra “visione” multidimensionale, acquisita cambiando il nostro atteggiamento verso gli altri da egocentrico a inclusivo. Più ci pensiamo, più ci rendiamo conto che la soluzione ai nostri problemi non sta in macchine migliori, ma in noi migliori.

Didascalia della foto:
Il telescopio spaziale James Webb celebrato con un francobollo delle Poste americane.